Poesie d'amore Poesie d'amore

Poesie d'amore

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La presentazione e le recensioni di Poesie d'amore di Nazim Hikmet. Per Nazim Hikmet una poesia d'amore non è mai soltanto d'amore. Egli riassume in 'amore' i diversi aspetti della propria attività e della propria esistenza. Non sarebbe poeta d'amore se non fosse anche poeta di battaglie e di idee. Lontanissimo da certo lirismo erotico che ha ormai fatto il suo tempo, Hikmet definisce il proprio lavoro come "colloquio con l'uomo", "servizio": partecipazione a tutto ciò che succede nel mondo. La sua forza nasce da un incontro - e da uno scontro - tra culture e modi di esistenza opposti: quello di "suo nonno pascià" e quello europeo, specie nella punta politicamente più avanzata. Partecipe in uguale misura dell'estrema dolcezza orientale e di una certa crudezza di ritmi di tipo occidentale, Hikmet ci mostra due facce della sua natura - lirica ed epica - saldate in un risultato unico: tanto più che la presente scelta di liriche d'amore (ma nel senso assai aperto cui si è accennato) va da un "Rubai" di tradizione arabo-persiana al poemetto scritto per Cuba: "Uno strano viaggio", dall'"Autobiografia": "Sono nato nel 1902... posso dire di aver vissuto da uomo..." a "Il mio funerale" datato Mosca 1963.

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Poesie d'amore 2008-08-18 00:13:08 Renzo Montagnoli
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Opinione inserita da Renzo Montagnoli    18 Agosto, 2008

Poesia e rivoluzione

Poeta e rivoluzionario Nazim Hikmet fu a suo modo un caso unico nella storia della letteratura, osteggiato in patria e osannato all’estero. Del suo impegno politico, della sua idea marxista ci sono ampi resoconti e anche pubblicazioni di opere specifiche, peraltro nemmeno in catalogo nel nostro paese, ma ciò che lo ha reso famoso e conosciuto in tutto il mondo sono le poesie d’amore, raccolte ora in un volume degli Oscar Mondadori nella traduzione originaria di Joyce Lussu.

Quest’opera è frutto di un lavoro assai lungo, tanto che raccoglie i testi scritti fra il 1933 e il maggio del 1963, comprendendo anche Il mio funerale, veramente splendido, con cui l’autore immagina la cerimonia a seguito della sua morte che avverrà di lì a pochissimo, il 3 giugno 1963.



Il mio funerale

Maggio 1963



……..



La finestra della nostra cucina mi seguirà con lo sguardo

il nostro balcone mi accompagnerà col bucato steso.

Sono stato felice in questo cortile, pienamente felice.

Vicini miei del cortile, vi auguro lunga vita, a tutti.



Una poesia in cui il commiato è più del morto che dei superstiti, forse un espediente scaramantico per chi già aveva un cuore malandato, ma anche una sintesi della vita dell’autore, con quelle fede nella libertà che mai gli verrà a mancare anche nei lunghi anni di prigionia in Turchia, durante i quali, guarda caso, ha scritto gran parte delle sue celebri poesie d’amore.



Il più bello dei mari

è quello che non navigammo.

Il più bello dei nostri figli

non è ancora cresciuto.

I più belli dei nostri giorni

non li abbiamo ancora vissuti.

E quello

che vorrei dirti di più bello

non te l’ho ancora detto.



Certamente questa poesia, che fa parte di Lettere dal carcere a Munevvèr, è d’amore, è una comunicazione di sentimenti all’adorata moglie, ma è anche un canto di libertà, giacché l’amore non può essere imprigionato se non dagli innamorati e quel riferimento al mare non ancora navigato è l’anelito a potersi nuovamente ritrovare liberi di scegliere la propria vita.



IL messaggio si sublima tuttavia in questi versi che per me sono fra i più riusciti e in cui la passione, il desiderio e la speranza si fondono in un’ode all’amore.



Sei la mia schiavitù sei la mia libertà

sei la mia carne che brucia

come la nuda carne delle notti d’estate

sei la mia patria

tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi

tu, alta e vittoriosa

sei la mia nostalgia

di saperti inaccessibile

nel momento stesso

in cui ti afferro.



Ma se il carcere consente alla mente di fuggire grazie al ricordo dell’amore, anche il successivo esilio, senza l’adorata moglie, impone un’astrazione della mente per idealizzare un ricongiungimento con la persona amata.



Prima che Bruci Parigi

Parigi, 1958



Finché ancora tempo, mio amore

e prima che bruci Parigi

finché ancora temp0, mio amore

finché il mio cuore è sul suo ramo

vorrei una notte di maggio

una di queste notti

sul lungosenna Voltaire

baciarti sulla bocca

………



La raccolta comprende, oltre a Poesie d’amore, anche liriche di altro genere, fra cui dei poemetti e le altrettanto celebri Poesie sulla morte, un compendio quindi assai completo e la cui lettura è vivamente raccomandata per conoscere l’arte di Nazim Hikmet.

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