Canne al vento Canne al vento

Canne al vento

Letteratura italiana

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La trama e le recensioni di Canne al vento, romanzo di Grazia Deledda edito da Garzanti. La narrativa della Deledda, posta ora nella scia del verismo di Verga, ora accostata al decadentismo dannunziano, racconta di forti vicende d'amore, di dolore e di morte, nelle quali domina il senso religioso del peccato e la tragica coscienza di un inesorabile destino. Nella sua prosa si consuma la fusione carnale tra luoghi e figure, tra stati d'animo e paesaggio, tra gli uomini e la terra di Sardegna, luogo mitico e punto di partenza per un viaggio dell'anima alla scoperta di un mondo ancestrale e primitivo.

Grazia Deledda (Nuoro 1871 - Roma 1936) esordì come narratrice su un periodico di moda. Nel 1926 ottenne il premio Nobel per la letteratura. È stata definita la scrittrice del verismo romantico. Restano famosi alcuni suoi titoli: Elias Portolu; Marianna Sirca; La madre.

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Canne al vento 2012-07-30 07:28:19 Giulian
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Giulian Opinione inserita da Giulian    30 Luglio, 2012
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Lettura irrinunciabile

Pur essendo narrata dal punto di vista privilegiato di un personaggio (il servo Efix), è una storia corale, animata da tante personalità molto ben definite, con caratteri, abitudini, mentalità assolutamente plausibili ed approfonditi. Alcune scene collettive (come la festa di Nostra Signora del Rimedio descritta nel quarto capitolo) immergono il lettore nello spirito della tradizione sarda, con la sua religiosità popolare, i suoi colori e accenti, i suoi principi di vita e valori, spesso sintetizzabili in un detto, un proverbio, una racconto magico, una superstizione, e assumono una risonanza quasi epica. Sono molto accattivanti i dialoghi, che sanno riflettere in modo coerente e naturale le caratteristiche di ciascun personaggio. La storia è appassionante e carica di tensioni. La descrizione paesaggistica (ridondante, come in tutti i romanzi della Deledda) dà risalto alla straordinario ambiente naturale della Sardegna, aspro, selvaggio eppure ricco di colori e sfumature. Il tono della narrazione è spesso enfatico, e ciò può alla lunga disturbare il lettore contemporaneo abituato ad una prosa più informale, ma va ragionevolmente collocato nel periodo storico-letterario della composizione del romanzo. Lettura di alto pregio, irrinunciabile per chi non conoscesse l’opera, da replicare per chi (come me) l’avesse affrontata solo a scuola.

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Canne al vento 2012-04-04 15:03:46 Cristina72
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Cristina72 Opinione inserita da Cristina72    04 Aprile, 2012
Ultimo aggiornamento: 05 Aprile, 2012
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"Efix rammenti, Efix rammenti?"

E' un romanzo di misteri arcaici e verità inconfessabili, denso di atmosfere che la scrittrice tratteggia usando le parole come un pittore i colori.
Quella raccontata dalla Deledda è la Sardegna più autentica, un paesaggio di rocce, ulivi e fichi d'India, tenebroso e a tratti mistico, popolato nelle notti di luna da spiriti, nani e piccole fate che suscitano paura e rispetto negli abitanti.
Ma lo sguardo sui personaggi è concreto e quasi impietoso, penetra nelle pieghe più riposte dell'animo e tocca corde comuni a tutti gli esseri umani, raccontando vicende di respiro universale.
La figura del servo Efix, indole inquieta e appassionata non meno delle sue padrone, nobildonne ridotte in miseria, acquista sempre più intensità nel corso della narrazione e finisce per rappresentare l'Uomo per antonomasia, con un cammino di gioie e dolori da percorrere, di errori da espiare.
Condividiamo i suoi tormenti, comprendiamo le sue colpe, proprio come le canne sopra il ciglione, non lontane dalla sua capanna, che mosse dal vento sembrano sussurrargli parole di saggezza:
“Chi si piega e chi si spezza, chi resiste oggi ma si piegherà domani e posdomani si spezzerà.
Efix rammenti, Efix rammenti?”.
E' il vento del destino, è la volontà divina, ed Efix vi si sottomette, senza però trovare la stessa rassegnazione negli occhi “cattivi pieni di lagrime” della padrona Noemi, intensa e tormentata figura di donna.
C'è un legame doloroso e sublime tra cielo e terra, ben rappresentato dalla statua del Redentore che domina il paesaggio nuorese dal monte Ortobene, ed è questo che il servo capirà tornando a casa dopo mesi di angoscioso vagabondare.

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