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Canne al vento
 
Canne al vento 2018-08-28 13:23:23 Mian88
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4.3
Stile 
 
4.0
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    28 Agosto, 2018
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Come canne al vento...

«Ogni volta che si allontanava lo guardava così, tenero e melanconico, appunto come un uccello che emigra: sentiva di lasciar lassù la parte migliore di se stesso, la forza che dà la solitudine, il distacco dal mondo; e andando su per lo stradone attraverso la brughiera, i giuncheti, i bassi ontani lungo il fiume, gli sembrava di essere un pellegrino, con la piccola bisaccia di lana sulle spalle e un bastone di sambuco in mano, diretto verso un luogo di penitenza: il mondo.» p. 15

Efix è al servizio della famiglia Pintor da molti molti anni, ovvero dai tempi in cui il pater familias era ancora in vita e da prima che Lia, una delle sorelle figlie di questo, riuscisse a scappare per approdare a Civitavecchia luogo dove si era di poi sposata e dal cui matrimonio aveva avuto un figlio, Giacinto. Ormai appartenente ad una nobiltà decaduta che le obbliga a vivere di quel che riescono a ottenere dal poderetto di cui si occupa il fedele servo e sfiancate dall’usura, le tre donne padrone ricevono una lettera da questo sconosciuto nipote di cui a malapena conoscono dell’esistenza. Che fare? Come comportarsi? Ospitarlo? Che sia una buona notizia? Oppure il giovane non farà altro che riportare dolore e scompiglio nella famiglia? Perché dal giorno della partenza di Lia, è come se tutto si fosse cristallizzato in un passato che per quanto sia passato è ancora presente e che per questo è capace di continuare a ferire, a far soffrire. Tra decadenza, dolore, apatia, abbandono, rimuginare, rimorsi, errori. Pertanto quella missiva del giovane continentale non può che rappresentare un ritorno di quei giorni che persistono a non abbandonare queste figure così chiuse, incapaci di accettare e ancora meno perdonare quegli eventi. E ben presto, i fatti che si succederanno, le porteranno a chiedersi se forse questo passato non sia tornato per ripetersi, per ricalcare errori, dolori e angosce che appaiono senza fine come colpe insite nell’essere umano. Lo stesso Efix è vincolato da quei tempi che furono: immolato alle sorti delle sue nobili egli vive custodendo un segreto che lo consuma e lo distrugge perché a sua volta incapace di accettarlo, di ammetterlo, di farvi fronte.
Come dunque non accumunare la venuta del giovane con un rimanifestarsi di quelle colpe mai espiate da parte di tutti i personaggi? In questo contesto Efix è un simbolo, è l’emblema di questa condizione di immobilità, è la colonna portante di quel percorso costruito dall’autrice che passando per l’aspetto prettamente individuale e collettivo interiore, che passando per quegli ambienti mitici e magici che vengono descritti e dove le canne sono emblema della resistenza alla sconfitta e della tempra umana, al dolore, alla sofferenza, e passando ancora per una disamina tra il bene e il male, il giusto e lo sbagliato, si giunge a quella che è la finale e conclusiva morale di un componimento frazionato da aspetti di riflessione e ponderazione. Perché l’uomo è fragile ma al contempo resiste e non si spezza, se non talvolta, bensì si flette e piega, a quello che è il vento dell’esistenza.
A cornice di un contenuto variegato e toccante si affianca una prosa ricca, lirica e ascetica che dona pensieri, anime, silenzi, paesaggi, che semplicemente racconta quella sofferenza dell’io, quella impossibilità di rifuggire a quelli che sono i dolori dell’inconscio umano, anche in punto di morte quando quel dialogo si chiude insieme a quell’uscio che custodisce segreti.

«Efix ramenti, Efix rammenti? Sei andato, sei tornato, sei di nuovo in mezzo a noi come uno della nostra famiglia. Chi si piega e chi si spezza, chi resiste oggi ma si piegherà domani e posdomani si spezzerà. Efix rammenti, Efix rammenti?» p. 210

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Commenti

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Mian88
28 Agosto, 2018
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Finito da una decina di giorni, circa ma sono rimasta indietrissimo con le recensioni. Piaciuto?
Bella presentazione, Maria. Un libro molto bello. Conto di rileggerlo tra non molto.
In risposta ad un precedente commento
Unda Maris86
28 Agosto, 2018
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Sì, molto...c'è come un'atmosfera particolare in questo libro :-)
Brava Maria. Bel commento.
Accidenti, Maria! Mi ero persa questa tua recensione proprio al libro della Deledda! Uno dei suoi migliori romanzi! Ti consiglio "La madre", nel caso non lo avessi ancora letto :)
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