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Gli indifferenti

Gli indifferenti

Letteratura italiana

Autore Alberto Moravia

Editore

Casa editrice Bompiani


La trama e le recensioni di Gli indifferenti, romanzo di Alberto Moravia. "Gli indifferenti" è il primo romanzo scritto da Moravia appena diciottenne e pubblicato nel 1929. Tema principale del libro è la rappresentazione della borghesia nel momento della decadenza nel passaggio da un'epoca all'altra, con tutti i suoi più grandi difetti: la superficialità, le ipocrisie e il suo clima di costante menzogna. Chi vive in questa società, come i protagonisti del romanzo, sono perciò "indifferenti" di fronte alla vita, sono degli inetti incapaci di agire ma solo in grado di subire passivamente ciò che gli accade, dei deboli e degli impotenti che non sanno provare delle passioni vere (per questo accostabili ai personaggi di Svevo e Pirandello). La struttura del romanzo richiama quella di una pièce teatrale; le vicende si svolgono in due soli giorni e sempre in interni borghesi che si alternano, descritti in modo preciso per rispecchiare la vita di chi li occupa, poiché la priorità di Moravia è la rappresentazione psicologica dei protagonisti. Il linguaggio è semplice ed essenziale volto a rendere in maniera realistica i pensieri dei personaggi e gli ambienti in cui si muovono.

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Un maestro delle parole

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Leggerei il racconto tenendo conto che è stato il primo romanzo esistenzialista italiano. Ma lo leggerei anche per il gusto di assaporare la potenza della scrittura di Moravia, le bellissime descrizioni di ambienti,stati d'animo,sogni,passioni che egli ci regala. In questo bellissimo racconto d'esordio i protagonisti sono tutti come ciechi nei confronti di coloro che li circondano.E' come se ognuno recitasse la propria parte senza saper ascoltare quella degli altri.E' come trovarsi sulla scena di un dramma dove si susseguono una serie di monologhi e dove gli attori,quando non è il loro turno,spariscono addirittura dal teatro.Ogni personaggio è chiuso irrimediabilnente nella propria ossessione: la madre nella gelosia che prova nei confronti dell'amante;la figlia nella sua decisione di concedersi all'amante della madre,che vede come unico modo di poter cambiare vita e che in realtà la porterà ad entrare a pieno titolo e finalmente rassegnata nella vita borghese;l'amante nel suo desiderio di possedere la figlia e i beni famigliari;il figlio nella consapevolezza della propria totale,completa,irrimediabile indifferenza.Anche se in alcuni momenti sembra che questo suo malessere sia dovuto più che al desiderio di una vita meno ipocrita e borghese,all'insoddisfazione di una vita priva di mezzi. -

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ahab Opinione inserita da ahab
19 Agosto, 2011
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Ultimo aggiornamento: 19 Agosto, 2011
6 persone su 6 hanno trovato questa recensione utile

“Gli indifferenti” di Moravia è una lettura che risale a un po’ di tempo fa (forse tanto). Per scrivere questa opinione, allora, ho dovuto riaprire il libro, rileggerne qualche passaggio, rinfrescarmi la memoria, grazie anche ai segni, appunti, note e punti interrogativi con cui uso “sporcare” le pagine dei libri.

Ma veniamo agli “indifferenti”. Personalmente ritengo che sia un romanzo appena sopravvalutato, forse perché alquanto elementare nell’allegoria e la cui trama, piuttosto forzata e non so quanto volutamente scandalosa (almeno per quei tempi, parlo del 1929), pecca di intrecci in cui l’elemento dominante, l’indifferenza, compare in maniera forse un po’ troppo ripetitiva.

È vero, l’indifferenza non è quella verso un’umanità corporea da strada, verso vite ai margini di un mondo “imperfetto”. Fosse così, tutta la storia dell’Uomo non sarebbe altro che un’evoluzione dell’indifferenza e ciò che separa l’“oggi” dal passato non sarebbero altro che sfumature.

L’indifferenza dei personaggi di Moravia scaturisce da un senso quasi di impotenza nel determinare ciò che accade, col risultato che il vuoto per la mancanza di ogni speranza nella propria esistenza finisce per ritorcersi verso gli stessi protagonisti. A loro stessa insaputa.

Ma l’allegoria, inquadrando il libro nel contesto storico in cui fu scritto, è molto evidente. L’indifferenza è quella della borghesia di allora, prona al fascismo e incapace di opporre una qualsivoglia strada politica. Sotto questo aspetto allegorico il libro è alquanto elementare, dicevo, e, a parte questo, concede solo vaghi temi esistenziali, per i quali un Sartre o un Camus o un Kafka potrebbero offrire, a mio parere, molto di più.

E poi il titolo: gli indifferenti. Trovo che non sia perfettamente corretto, in quanto i due protagonisti, Carla e Michele, avvertono un disagio intorno a loro fino a provare persino una certa insofferenza. Ora, l’indifferenza presuppone, invece, una totale assenza di emozioni o di sentimenti, mentre loro in ogni caso il sentimento di insofferenza lo avvertono. E anche della stessa borghesia di allora più che di indifferenza si deve parlare di incapacità di costruire un modello alternativo a quello del fascismo. Di certo non si può parlare di indifferenza: la politica è fatta di scelte, e l’indifferenza è assenza di scelta. Qui il discorso si fa un po’ troppo storico e, pertanto, mi fermo.

La prosa è realistica e questo rende la lettura agevole. Ma l’ostinazione con cui Moravia vuole rimarcare il concetto di indifferenza, porta, a mio parere, a intaccare lo stile. Del resto la stessa attenzione alla costruzione della storia ha sviato l’autore dalla cura della costruzione del periodo o nella ricerca di metafore o altro. Addirittura per tre volte (forse quattro, non ricordo bene, ma di certo tre) usa l’espressione “non più immobile di…”
Questo, sia chiaro, non sminuisce affatto l’opera e il suo valore letterario (me ne guarderei bene!). Voglio solo dire che, personalmente, sarei più portato a una certa attenuazione dei meriti di cui, chissà, forse a giusta ragione, gode il libro.

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Gli indifferenti_Moravia

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Ophélia Queiroz Opinione inserita da Ophélia Queiroz
18 Agosto, 2011
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Ultimo aggiornamento: 18 Agosto, 2011
13 persone su 15 hanno trovato questa recensione utile

Ho interpretato questo romanzo in senso un po' diverso rispetto a qualche altro lettore che ha commentato prima di me e che temo ne abbia semplificato un po' troppo il messaggio. L'indifferenza di cui parla Moravia non è certamente quella per i mali della società, per i barboni per strada! E i personaggi non sono superficiali...sono piuttosto annichiliti, completamente smarriti, disposti a tutto, anche alla depravazione, pur di trovare una via d'uscita alla noia e allo squallore borghese. Carla e Michele sono le vittime di se stessi, della loro identità, non sono indifferenti alla miseria che vedono per strada (non ricordo neanche una pagina del romanzo in cui emerga questo aspetto), sono indifferenti a se stessi, disprezzano se stessi, e tutto ha una piega molto "esistenziale". Non è mia intenzione "fare una recensione alle altre recensioni" ma ci tengo a sviare chi passa per questa pagina dall'impressione che questo romanzo (che per altro adoro) sia stato scritto per fare una bella tirata d'orecchie a tutti quelli che rimangono insensibili di fronte al bisognoso che chiede una monetina; la grandezza di questo romanzo secondo me sta nell'analisi impeccabile della psicologia di questi due giovani, talmente demotivati e senza speranza da cercare volontariamente la propria rovina, talmente apatici da trovare l'ultima disperata soluzione nella violenza brutale contro se stessi, contro la propria vita. Rinunciare a qualsiasi forma di purezza, non credere più che nessun tipo di amore possa salvarti, abbandonarsi alla distruzione...mio dio che libro meraviglioso...

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Un romanzo attuale...

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Ginseng666 Opinione inserita da Ginseng666
13 Giugno, 2011
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Ultimo aggiornamento: 14 Giugno, 2011
10 persone su 12 hanno trovato questa recensione utile

Un romanzo attuale che per i contenuti che presenta può essere presentato in qualsiasi epoca.
Per quanto l'autore pare che lo abbia scritto in giovanissima età, evidenzia la superficialità della mente dei personaggi, che appaiono apatici e indifferenti di fronte alla vicende della vita, incapaci di sentimenti ed emozioni autentiche.
Ma si può calare benissimo nella realtà del nostro quotidiano in cui la folla passa indifferente ed algida davanti al barbone morto sul marciapiede, si scosta con disgusto di fronte al povero che stende la mano per un'elemosina di pochi euro e schiva con indifferenza l'estra-comunitario che ti offre calzini o altra mercanzia e che non ha altri mezzi per sopravvivere.
Che dire? A me a volte qualcuno mi ha confidato: "ho fame, signora comprami qualcosa" ed io ho allungato 5 euro per non essere del tutto indifferente, perchè tutto sommato io mi sento una persona di buon cuore, sono sensibile, ma questo non basta a diversificarmi dalla folla dei perbenisti che passano in fila davanti a chi è bisognoso, indifferenti e senza rimorsi.
Una volta, secondo Moravia era la borghesia a rappresentare "Gli indifferenti" ora secondo me non c'è più differenza fra borghesi e le altre categorie di persone che si dimostrano totalmente apatici nei confronti del prossimo.
Consiglio questa lettura a tutti per una doverosa riflessione che abbracci anche il nostro modo di vivere.
Saluti.
Ginseng666

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70 anni e non li dimostra

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chicca Opinione inserita da chicca
28 Mag, 2011
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Ultimo aggiornamento: 28 Mag, 2011
4 persone su 4 hanno trovato questa recensione utile

Opera prima pubblicata nel 1929, in questo libro sono racchiuse le tematiche care a Moravia che verranno poi ampliate nei successivi romanzi.
Moravia realizza un affresco dell'ambiente borghese degli anni Venti, dove la voglia di ribellione di Michele, la sua impotente insofferenza nei confronti della società e i personaggi che lo circondano, si dimostrano inetti e soffocati dalla noia. Trovo questo romanzo per tanti versi ancora attuale e stimolante e ne consiglio vivamente la lettura a tutti quanti.

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L'embrione

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Moravia scrisse il suo primo romanzo (questo) quando era ancora un pupo e si sente: con realismo (un po' imperfetto) analizza la borghesia degli anni '20, una sorta di età del jazz alla romana. I protagonisti soffrono di non soffrire, circolo vizioso che non si cocluderà con la rivolta, ma che avrà scampo solo nella rassegnazione borghese-necessaria-infinita, che non terminerà (forse) se non in età avanzata con La Vita Interiore ma che, vedremo, fallirà. C'è scampo? Chi lo sa. Intanto vediamo in germe i primi temi ricorrenti dell'autore romano: la borghesia (cattiva, manipolatrice, stupida e indispensabile, come una matrigna) e il sesso (contributo freudiano).

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Un classico

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Un classico della lettura del 900...e come molti classici lascia a taluni l'inspiegabile quesito di come una storia così possa aver segnato le pagine della letteratura dello scorso secolo. A mio parere questo romanzo racchiude in sè molta più attualità di quanto apparentemente sembri. L'inettitudine, la passività e la noia dei protagonisti sono gli stessi che coinvolgono la nostra società, la frangia ridotta e benestante del globo. L'ambiente nei quali si muovono i personaggi è quello della borghesia benestante, dove i protagonisti hanno tutto e non sono contenti di nulla. Sembrano rassegnati dalla loro condizione di noia e insoddisfazione perenne, rincorrono il brivido in vie di dubbio gusto e sembrano alienati gli uni dagli altri. Carlo e la sorella sembrano due emeriti sconosciuti, sembra che a nessuno importi nulla degli altri, ma cosa ben più grave, importi qualcosa di sè stesso. L'atmosfera che si respira è tediosa e soffocante. Ma forse è proprio il ripudio verso figure cosi indifferenti nella vita spinge il lettore, una volta chiuso il libro, ad agire e a vivere la vita.

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rinunciamo all'anestesia!

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Dovremmo rinunciare all'anestesia, almeno qualche volta. Capolavoro indiscutibile del '900, in quanto descrive mirabilmente i caratteri della borghesia di quest'epoca. Stupisce come Moravia, appena diciottenne, avesse gia' sviluppato questo tipo di sensibilita'. Descrizione intima avvincente di persone di buona famiglia, incapaci di soffrire, ed incapaci di gioire. Personalmente, io, cresciuto nel riflusso degli anni 80, in un Nord dove, fra i padroni delle fabbrichette ed i loro operai non si capisce chi sia piu' sfigato, non ho mai pensato che la differenza sociale fosse una caratteristica rilevante della nostra societa'. Ringrazio Moravia per avermi fatto capire che l'uomo, imborghesito, perde la capacita' di soffrire e amare veramente. Troviamo piu' comoda l'anestesia del nostro piccolo benessere, del nostro orticello di piccole comodita' faticosamente conquistato. Perdiamo empatia. Non piangiamo piu' se qualcuno muore. Non ci rallegriamo se l'amico ha successo.
In generale per altre cose non la penso come Moravia, ma quando uno e' un Grande bisogna dirlo, seppur ''obtorto collo''.

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Totale indifferenza

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Mio primo e ultimo libro di Moravia, Gli Indifferenti narra la storia di intrighi sentimentali all'interno di una famiglia che di intrigante nulla ha. Una serie di vicende a tratti voyeuristiche, a tratti paradossali, che dovrebbero mettere in luce appunto l'indifferenza e la passività dei protagonisti di fronte alla vita. La storia narrata potrebbe ispirare una soap opera e il ritmo della narrazione a questa ben si adatterebbe, in quanto è a dir poco lento. Un romanzo che ha suscitato in me una totale indifferenza... siamo ben lontani dall'Inetto per eccellenza Zeno Cosini!!! non lo consiglio, leggete Svevo piuttosto!

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