Honorata cortigiana
Letteratura italiana
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Recensione della Redazione QLibri
Opinione inserita da Lauralia 09 Dicembre, 2011
Ultimo aggiornamento: 09 Dicembre, 2011
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Honorata cortigiana
Rosa Ventrella in “Honorata cortigiana” racconta – mettendone in evidenza tutte le sfaccettature e smascherandone l’apparente inconciliabilità – l’intreccio tra l’essere donna, conclamata poetessa e cortigiana di straordinaria fama, che insieme alle passioni, ai timori, alle speranze e ai comportamenti istintuali della donna, fu sicuramente la ragione del fascino di madonna Veronica Franco.
L’opera ben rappresenta difatti una figura storica emblematica che, nel corso della sua vita, passò, seppure attraverso un percorso tutt’altro che lineare, condotto in modo ironico e spregiudicato, dalla vitalità dell’amore passionale alla grazia delle ricercate rime, fino allo sconcerto per l’accusa di stregoneria da parte delle autorità politiche e religiose della Serenissima, che ravvisarono nel carisma della donna un potenziale veicolo di sovversione e di immoralità. Nel romanzo, invero, ritroviamo da un lato un affresco storico della Repubblica veneta, ma dall’altro siamo invitati dalla scrittrice a seguire il cammino con cui Veronica Franco diede ordine al suo mondo interiore. Grazie anche alla vivacità e l’arguzia dello stile dei sonetti, nonché ai legami con uno dei circoli culturali più celebri di Venezia, la bellissima cortigiana acquista una conoscenza chiara del suo talento letterario e si rende consapevole del grande desiderio di accrescere la sua cultura, una prerogativa a quel tempo non femminile di cui tuttavia Veronica Franco si appropriò perseguendo non solo nei suoi componimenti l’idea di libertà, di fronte alla vastità e alla complessità della quale, la varietà dei punti di vista dei diversi personaggi che fanno da sfondo fornisce un quadro indicativo della società veneziana. Una prospettiva narrativa, quella di Rosa Ventrella, che riconosce spazio e autonomia alla cultura del Cinquecento, ma che soprattutto presenta e utilizza in modo suggestivo gli accadimenti di quell’epoca, servendosene come strumenti per aprire la porta del vissuto di una delle più honorate cortigiane della Venezia rinascimentale.
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Un romanzo sorprendente
Un romanzo davvero sorprendente questo di Rosa Ventrella, che mescola bene fiction e storia e nel quale si riesce davvero ad affezionarsi al personaggio di Veronica Franco, per il quale si prova ora ripulsa, ora commiserazione. Veramente ben costruita la trama e, in generale, tutti i personaggi che costruiscono insieme una storia complessa e articolata su molteplici sfaccettature, tra le quali mi piace molto l'importanza, assegnata sempre dall'autrice, all'influenza della storia ufficiale su quella personale. Il Cinquecento veneziano è presentato in modo sublime e personalmente ho adorato i capitoli sulla peste, durante i quali sono arrivata persino a commuovermi. Una storia che sa emozionare, grazie anche alla costruzione egregia dell'ambientazione storica e dei personaggi. Il fil rouge del romanzo è comunque sempre l'estrema delicatezza con cui la Ventrella riesce ad argomentare una materia che si presterebbe a notevole squallore, come quella del sesso mercenario. Una prestazione lodevole, quindi, di un'autrice ancora, ingiustamente a mio modo di vedere, poco nota, che meriterebbe invece tutt'altra considerazione, soprattutto in mezzo al pullulare "penoso" di autrici straniere, che scrivono pseudo romanzi storici, con ambientazioni spesso italiane e che lasciano davvero perplessi, perchè parrebbero ambientati in qualsivoglia parte del mondo e periodo. Lode anche all'Arkadia, quindi, per aver scovato un talento tutto nostrano!
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Honorata cortigiana
Un libro che mescola bene storia e fiction, questo di Rosa Ventrella, nel quale accanto all'ambientazione molto suggestiva e realistica della Venezia rinascimentale, troviamo anche una meticolosa costruzione dei personaggi, davvero ben caratterizzati. Non solo attraverso il processo di maturazione psicologica di Veronica, ma anche ben evidente negli altri protagonisti attorno a cui ruota la storia principale, come il pittore Federico Contarini e il temibile Maffio Venier. L'autrice ha una straordinaria capacità di far "entrare" proprio nel vivo della storia, di rendere i personaggi, i sapori, gli odori talmente reali da poterli realmente percepire.
Nel romanzo non ritroviamo solo la storia rivisitata e romanzata della poetessa della laguna, ma anche l'avvicendarsi degli eventi più tragici che hanno toccato la Venezia di quegli anni: la peste, i processi dell'Inquisizione, eventi che incidono fortemente sull'evolversi delle vicende, insieme a tutto un mondo di frivolezze, perversioni, falso perbenismo che crollano miseramente, sotto i colpi di scure della storia e del popolo, la cui furia cieca colpisce prima degli inquisitori. E così assistiamo a un pittoresco carosello di frati indovini, santone, prostitute, saltimbanchi che animano il mondo del Cinquecento, il tutto condito da una scrittura colta, veloce, che non perde mai il ritmo.
Davvero un bel romanzo!









