A ciascuno il suo
Letteratura italiana
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Il lato oscuro della Sicilia
Il romanzo ha tutti i connotati del giallo, ma dopo le prime pagine si capisce che c'è qualcosa di più. C'è, innanzitutto, una verità taciuta che va cercata nei dettagli: silenzi, mezze parole, sguardi di intesa, la bellezza provocante di una vedova che fa da contrappunto al suo ostentato dolore.
E poi c'è la solitudine del protagonista, il professore di italiano Paolo Laurana, che si improvvisa investigatore con entusiasmo donchisciottesco. Una solitudine che in un contesto sociale come quello siciliano può diventare pericolosa, perché non c'è nessuno che ti avverte che più in là di così non è lecito andare, che è stupido, oltre che inutile, continuare ad indagare per scoprire l'acqua calda, che con l'acqua calda ci si può scottare di brutto. “Proverbio, regola: il morto è morto diamo aiuto al vivo. Se lei dice questo proverbio a uno del Nord, gli fa immaginare la scena di un incidente in cui c'è un morto e c'è un ferito: ed è ragionevole lasciare lì il morto e preoccuparsi di salvare il ferito. Un siciliano invece vede il morto ammazzato e l'assassino: e il vivo da aiutare è appunto l'assassino”. Il lato oscuro della Sicilia è magistralmente fotografato da Sciascia attraverso una narrazione spietata, che con un'ultima fulminante battuta non concede allo sconfitto neppure l'onore delle armi.
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Sapore di Sicilia
E’ il secondo romanzo poliziesco di Sciascia. E questo tipo di romanzi, ambientati in Sicilia, hanno un gusto tutto particolare. Non a caso il Commissario Montalbano di Camilleri nasce, e ha così tanto successo, forse proprio perché ambientato nella nostra Sicilia. Terra italiana d’eccezione. A ciascuno il suo è un romanzo che si apre con un duplice omicidio, durante una battuta di caccia. E il protagonista, il professor Laurana, indaga in autonomia per risolvere il mistero. Leggi leggi e alla fine scopri che tutti sapevano tutto e che tutti hanno coperto la verità, così come impone l’omertà tipica di questa regione d’Italia. Il protagonista non è stato alle regole del gioco e quindi alla fine è lui stesso a fare una brutta fine. L’ambientazione è nella Sicilia degli anni ’60, in un paesino non lontano da Palermo. Sono belli gli spazi, sia chiusi (la farmacia, le case private, il caffè, il circolo, la chiesa) che aperti (le strade, il cimitero, i campi per la caccia). Bello lo stile, tipico parlato siciliano. E l’analisi della mentalità siciliana è la vera protagonista di questa storia. E’ un bel romanzo che serve per capirla e anche per andare oltre e apprezzare la pienezza di una terra davvero speciale.
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Unicuique
Un giallo di raffinata costruzione che tuttavia non è un giallo o almeno, come tale, è del tutto atipico: questo è il bellissimo romanzo di Sciascia A ciascuno il suo.
Del resto Italo Calvino, in una lettera a Sciascia del novembre del 1965, scriveva: “ Ho letto il tuo giallo che non è un giallo, con la passione con cui si leggono i gialli, e in più il divertimento di vedere come il giallo viene smontato, anzi come viene dimostrata l’impossibilità del romanzo giallo nell’ambiente siciliano”.
La vicenda è di quelle che appassionano il lettore per arrivare alla soluzione, ma le descrizioni dei personaggi, delle atmosfere, degli ambienti è prioritaria, quasi che Sciascia volesse far sapere che in un simile contesto tutto ciò che avviene non è per caso e rientra in una normalità dettata dalla sempre presente associazione mafiosa.
La trama, con l’investigatore improvvisato, questo professor Laurana che ha un vizio mortale per il luogo dove vive, cioè la curiosità, è peraltro avvincente, ma ripeto che quel che conta è lo sfondo, con la vita di piccola provincia, il circolo dei notabili, la connivenza, magari obbligata, con le attività di malaffare.
Ne esce un quadro di una Sicilia racchiusa in uno schema di ordinaria struttura malavitosa tale da considerarla normale, in una rarefatta atmosfera di consapevole impossibilità di cambiare le cose.
L’abilità narrativa di Sciascia si conferma anche in questo romanzo, con una realtà che ci viene rappresentata nella sua autentica e ambigua consistenza, ricorrendo ad allusioni, a parole dette e non dette, a personaggi descritti magistralmente.
Lo sfondo è costituito appunto dalla precisa analisi dell’animo siciliano, dalla naturale presenza della vita e della morte, dal radicato concetto dell’indissolubilità della proprietà e dalle pulsioni erotiche, che prorompono diventando piacevoli sensi di colpa.
Il professor Laurana ha il torto di essere vittima di un sistema che non può perdonargli la difformità a uno schema precostituito e immutabile nel tempo, sebbene lui non abbia l’intenzione di scardinarlo.
Del resto l’affermazione che chiude il romanzo, per bocca del parroco di Sant’Anna, un prete con poca vocazione, dimostra inequivocabilmente che il pragmatismo può arrivare in un simile ambiente all’assurdo di considerare del tutto normale, perché ormai consolidato, il castello di connivenze, anche solo omertose, con il potere mafioso.
Infatti, alla confidenza che si appresta a fare con tutte le dovute cautele il commendator Zerillo e relativa alla figura del professor Laurana, il sacerdote risponde secco, a troncare la discussione: ”Era un cretino.”
A ciascuno il suo è un romanzo di tale qualità che ne ritengo indispensabile la lettura.









