Comprare il sole
Letteratura italiana
Editore
Sebastiano Vassalli è nato a Genova e vive in provincia di Novara. Presso Einaudi, dopo le prime prove sperimentali, ha pubblicato La notte della cometa, Sangue e suolo, L'alcova elettrica, L'oro del mondo, La chimera, Marco e Mattio, Il Cigno, 3012, Cuore di pietra, Un infinito numero, Archeologia del presente, Dux, Stella avvelenata, Amore lontano, La morte di Marx e altri racconti, L'Italiano, Dio il Diavolo e la Mosca nel grande caldo dei prossimi mille anni e Le due chiese.
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Comprare il sole - Commento di Bruno Elpis
Sebastiano Vassalli sviluppa l’idea delle vicende conseguenti a una vincita milionaria, confezionando con “Comprare il sole” una storia a mo’ di fiaba: deliziosa da leggere, satirica nei riferimenti, amara nella sostanza.
Deliziosa da leggere in quanto piacevole, scorrevole e di veloce lettura: una fiaba con tanto di narratore e di cliché da rispettare, proprio come nel “Pinocchio” di Collodi (“Tutto era avvenuto secondo le regole e le leggi della Repubblica delle Favole, cioè del paese dove si è svolta la nostra storia e dove ogni giorno si vincevano e si vincono enormi quantità di denaro, nelle lotterie e negli altri giochi d’azzardo legalizzati”).
Satirica nei riferimenti: perché l’ambientazione è la nostra folle società, nella quale si parla spesso di lato b, anche se Vassalli individua il lato i – intelligenza – il lato g – gay – il lato s – str@nz@; un mondo nel quale non ci sono “più gli amori a lunga conservazione, cantati dai poeti e celebrati dagli artisti. Sono amori con una data di scadenza, come le medicine e gli yogurt: post amori”.
Amara nella sostanza: nonostante la dichiarazione del narratore di voler concludere con un lieto fine per ogni personaggio, la vicenda è tristissima quanto a contenuti e morale. “La vita di tutti: un andare e venire privo di senso, un incessante lavorio per costruire qualcosa di cui alla fine non rimarrà niente”. E anche: “… questo nostro mondo post-ideologico e post-industriale dove siamo approdati dopo secoli di lavoro e di progresso e dove, finché potremo, continueremo a vivere. In questo mondo che molti ci invidiano, tutti hanno il diritto (a parole) di stare bene e di essere felici, senza problemi di salute e di soldi: ma chi poi dovrebbe garantirglielo, non si è mai capito”.
La protagonista è Nadia Motta, giovane soggiogata da un sogno ampiamente condiviso: “Essere ricchi, all’epoca della nostra favola, era il sogno di tutti gli esseri umani che vivevano su questo pianeta …”
“… Una voce l’ammoniva che quando ci sono di mezzo i soldi, tanti soldi, non bisogna fidarsi di nessuno, nemmeno del proprio grande amore …” Ciononostante, Nadia si lascia coinvolgere nel vortice di faccendieri e personaggi dotati di “quelle due attrazioni, il denaro e il potere, che rendono irresistibile anche l’individuo più brutto”.
Quello della favola di Vassalli non sembra proprio il mondo in cui viviamo?
Bruno Elpis









