L'assaggiatrice L'assaggiatrice

L'assaggiatrice

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Dopo il successo de Il conto delle minne Giuseppina Torregrossa torna al suo pubblico con il romanzo L'assaggiatrice. Gaetano, il marito, sparisce all'improvviso. Anciluzza, la moglie, resta a Tummìna con due picciriddre a carico. Da matura casalinga laureata, Anciluzza si fa commerciante suo malgrado, e per guadagnarsi la vita apre una putìa di prodotti tipici siciliani. Nel retrobottega la donna cuoce zuppa di pesce, impasta cassatelle di ricotta, addensa biancomangiare alle mandorle, frigge melanzane per la caponata, conza cubetti di zucca in agrodolce, e ama. Senza risparmio. La putìa di Anciluzza accoglie corpi e li sfama, in ogni senso. Così, davanti e dietro al suo bancone, l'appassionata commerciante troverà il gusto dell'amore gioioso e fugace, e quello della carne morbida e felice di sé.

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L'assaggiatrice 2012-02-25 16:55:09 EvaBlu
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EvaBlu Opinione inserita da EvaBlu    25 Febbraio, 2012
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L'Assaggiatrice Assatanata

Prendete una come me. Una che in giovane età ha abbandonato la sua terra d’origine – a causa delle svariate ragioni di cui ci si fa scudo e si abbandona la propria terra al sud – per trasferirsi definitivamente altrove. Una che, tuttavia, la propria terra ha sempre continuato ad amarla, e di un amore infinito; ragione per cui ha sempre accuratamente evitato di imbattersi in quella letteratura in grado di riportarla a casa, vuoi per le ambientazioni, vuoi per l’abbondante utilizzo della lingua del posto.
- Leggiti Camilleri, è bello, non sai cosa ti perdi
- No, Camilleri no, non ci riesco proprio; tutto quel dialetto.
Ma a questo punto, la confessione è dovuta: una come me, Camilleri non lo legge perché è come ricevere un pugno di nostalgia allo stomaco: fa male, insomma.

Poi, un bel giorno, una come me, decide di ovviare alla regola e di leggere L’Assaggiatrice di Giuseppina Torregrossa. E all’inizio tutto è meraviglioso, così meraviglioso che quasi c’è da commuoversi: eccola la Sicilia, bella e profumata come una magnifica femmina al sole, fatta di usanze e tradizioni, veleggiata dalla musicalità della lingua, intrisa di sapori unici, incarnata dai visi volitivi e sensuali delle donne che da sempre ne rappresentano la forza.
Sicilia che è pure Anciluzza, abbandonata improvvisamente dal marito e che si ritrova da sola, disonorata e senza soldi, a dover provvedere a se stessa ed alle due figlie.

Le fondamenta della storia sono ottime, lo stile impareggiabile, le descrizioni dei personaggi veritiere oltre ogni aspettativa, i paesaggi sublimi, l’idea delle ricette locali, che intermezzano i capitoli, a dir poco squisita.

Non fosse che Anciluzza ad un certo punto si perde. Le basta metter su negozio, dove prende a vendere spezie e prodotti locali, e improvvisamente non è più lei. Anciluzza ha bisogno di sesso, e solo di quello. Se ne frega delle figlie rimaste senza padre, della nuova libertà conquistata grazie alla quale affermare il suo essere donna indipendente ed autonoma, della ricerca di un nuovo amore: Anciluzza cucina e gode, che sono le uniche due cose che le interessano. Il suo è un chiodo fisso, ed anche se le sue preferenze vanno ad Hamed, misterioso uomo di colore che ogni tanto compare nella sua cucina per nutrirsi e soddisfarla, non può certo disdegnare chiunque le capiti a tiro.

Così, ho finito per sviluppare una sorta di antipatia per questa protagonista tutta carne e poco sentimento, e non è per bigottaggine o puntiglio, ma proprio non ce l’ho fatta a sorbirmeli i suoi ghirigori mentali di donna-porno-assatanata.

Giuseppina, che ti devo dire, ho capito che tu di professione fai la ginecologa, ma avevi tra le mani i migliori ingredienti e te ne sei uscita con un piatto quasi immangiabile: troppo sale, troppo peperoncino, troppo olio ed una cottura eccessiva.

Consiglio il libro solo perché ben scritto e per le autentiche atmosfere che è in grado di offrire: sul contenuto ognuno giudichi da se.

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L'assaggiatrice 2012-01-17 08:46:42 LuigiDeRosa
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LuigiDeRosa Opinione inserita da LuigiDeRosa    17 Gennaio, 2012
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Al marito non far sapere come è buono il moro con.

Ancilluzza,bella siciliana, vive una di quelle vite noiosamente rassicuranti,sposata con l'ingegnere capo di un piccolo Comune, due bambine Amalia e Caterina, una famiglia come tante della piccola borghesia di provincia.Un giorno però alla porta di Ancilluzza bussa la polizia, il marito Gaetano è
scomparso. Si pensa subito al peggio:basta aprire le pagine di cronaca di qualsiasi giornale italiano per capire che certe cariche pubbliche , soprattutto appalti e cemento fanno gola alla mala vita e Gaetano "a quaccheduno avrà pestato i peri!"
Dunque Ancilluzza, con due bambine,senza marito e senza lavoro, con mutui e debiti da pagare dapprima passa il tempo a chiànciri e ad "attapanarsi"poi grazie a Fifidda,sua sorella, tosta di carattere e di cuore, raccoglie i cocci della propria vita
e decide di trasferirsi a Strafalcello,baglio trapanese, zona turistica dove il vecchio padre possiede un magazzino. In questo luogo ameno, Ancilù e Fifidda che di professione
fa l'architetto, mettono su un negozietto di prodotti locali "Odori e Sapori".Il capitale iniziale è esiguo,mentre i debiti continuano a crescere,ma nonostante tutto la bedda matre siciliana prende coraggio e si dedica anima e corpo a costruirsi una nuova vita.La felicità sembra di nuovo fare capolino nella vita della mischina diversi mesi dopo la disgrazia:un pomeriggio bel raggio di sole entra nel suo negozio, si chiama Hamed, è alto bruno,ha fame!,lei gli serve il pane cunzato: taglia il pane e pensa a quei muscoli ben torniti,taglia i pomodorini
e pensa a quelle labbra rosse e turgide,affetta il formaggio e pensa a quei denti bianchi,pulisce le sarde vi spruzza origano e pepe nero e pensa all'odore di mare di quel corpo, dipinto fatimida,caduto dalla volta di una cappella palermitana,abbaglia,intriga,conquista!
Alncilluzza e Hamed "si assaggiano": eros e cibo sono il filo conduttore di quest'originale
romanzo da gustare fino in fondo,ma u pastizzu e che Gaetano tornò, vivu era...

di Luigi De Rosa

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Manna e menna, Afrodita...cibo ed erotismo
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