L'ultima partita a carte L'ultima partita a carte

L'ultima partita a carte

Letteratura italiana

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La trama e le recensioni di L'ultima partita a carte, romanzo di Mario Rigoni Stern edito da Einaudi. Certi libri nascono per caso, e sono piccoli miracoli. "L'ultima partita a carte" è nato da una sfida coraggiosa e apparentemente inaudita che l'autore ha voluto lanciare a se stesso, stimolato da una richiesta della Fondazione Cini: raccontare in modo secco e caldo insieme, in un breve intervento pubblico, quanto aveva narrato distesamente nei libri di tutta una vita, e cioè la sua vicenda di ragazzo nella Seconda guerra mondiale. Lavorando per un lungo periodo su quegli appunti, con uno sguardo ai libri di storia e ai documenti, e un altro sguardo, di natura ben diversa, alla sua personale esperienza di soldato tra i tanti, Rigoni Stern ha scritto uno dei suoi libri più singolari, un distillato prezioso. In ogni pagina la biografia si fonde con la storia collettiva, per poi disperdersi in rivoli di storie individuali: ed è proprio questo movimento naturale di diastole e di sistole a far pulsare il cuore vivo del racconto, a rendere udibile, per le generazioni lontane da quegli eventi, il battito del tempo. Nel rievocare l'inizio delle ostilità, la campagna d'Albania, di Russia, l'8 settembre, il Lager - sempre contrapponendo le vuote parole dei bollettini di guerra, dei proclami, dei comunicati ufficiali, alla realtà incandescente del vissuto -, Rigoni Stern non rinuncia mai a raccontare episodi apparentemente marginali, che custodiscono un altro senso della Storia: cinque carote barattate con una penna stilografica d'oro, lo sguardo di un compagno di cordata che precipita, una fossa comune apparsa nel nulla della steppa e poi subito inghiottita dalla neve, un placido laghetto che si prosciuga rivelando il suo carico di morte. E c'è spazio, come nella vita, per aneddoti quasi comici: le lezioni di buone maniere impartite settimanalmente alla compagnia da un improbabile capitano nobile; il momento in cui, diciassettenne, Rigoni Stern tenta d'arruolarsi in Marina tra il dileggio degli esaminatori che gli chiedono "Ma tu sai nuotare?". Così, per sussulti e frammenti, la storia di un uomo e di un'epoca ci viene incontro, "Ero un piccolo uomo, - dice Rigoni Stern, - che tra milioni di altri uomini stava combattendo lontanissimo da casa in una guerra così orribile che mai le stelle videro nel loro esistere. Sentivo solo la grande responsabilità verso i miei compagni che il fato mi aveva portato a guidare; sentivo che il mio corpo era forte, che in Italia ero amato e aspettato. "Sergentmagiú ghe rivarem a baita?" Dovevo tenerli uniti e fare il possibile per riportarli a casa".

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L'ultima partita a carte 2008-10-15 21:38:12 Renzo Montagnoli
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Renzo Montagnoli Opinione inserita da Renzo Montagnoli    15 Ottobre, 2008
Ultimo aggiornamento: 16 Ottobre, 2008
#1 recensione  -   Guarda tutte le mie opinioni

La storia scritta da chi l'ha vissuta

“Quando arrivai al Discorso della Montagna tutto mi apparve chiaro, mi sembrava di capire senza alcuna ombra. Era la fame che mi aveva portato na questa chiarezza di pensiero? Capii che gli uomini liberi non erano quelli che ci custodivano, tanto meno quelli che combattevano per la Germania di Hitler. Che noi lì rinchiusi eravamo uomini liberi.”



Questo piccolo volume (sono 107 pagine) ha una sua precisa valenza, non solo nell’ambito della produzione letteraria di Mario Rigoni Stern, ma anche per comprendere che cosa effettivamente avvenne nella seconda guerra mondiale, quale doloroso e infinito calvario dovettero compiere gli italiani per le follie di un regime già morente ancor prima dello scoppio del conflitto.

E’ la storia vista e scritta da chi l’ha vissuta, una testimonianza che nella narrazione prende corpo, partendo da singoli episodi, per giungere, grazie alle riflessioni equilibrate effettuate a distanza di tempo, a una visione globale di rara efficacia.

E’ il lavoro di un umile, di un protagonista suo malgrado che cerca di capire, che vuole che non si dimentichi.

Ci sono dei passi illuminanti, metafore migliori di qualsiasi trattato o saggio storico, come questo, un breve discorsetto durante il commiato dallo zio di Torino:

“zio,-gli dissi,- vedrai che finirà presto. Quando noi arriveremo in Russia sarà già tutto finito. Mi guardò in silenzio. Sussurrò: - ragazzo, tu parti perché sei un soldato. Ti auguro solo di tornare. Queste ultime parole scesero pesanti e riprendemmo la partita. Loro, quelli cui andavo a combattere, avevano il settebello, gli ori, gli assi, noi le scartine. Le nostre figure erano già giocate.”

Dai preparativi, con la vile aggressione alla Francia, alla campagna di Albania, a quella di Russia, alla dura prigionia nei lager tedeschi, è un susseguirsi di passi dolorosi, di un progressivo sordo rancore che s’impossessa dello scrittore, che comprende quanto il ventennio fosse stato solo un palcoscenico di menzogne, di false verità, e come l’onore e la patria, così frequenti nei discorsi fascisti, fossero parole buttate lì, tanto per riempire le orecchie di ignari cittadini, ora vittime di un inutile sacrificio.

Da leggere, per riflettere, per diffidare di chi parla di grandezze, di chi si ciba di retorica, di chi ambisce a essere un uomo della provvidenza.

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