Ogni cosa alla sua stagione Ogni cosa alla sua stagione

Ogni cosa alla sua stagione

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La presentazione e le recensioni di Ogni cosa alla sua stagione, opera di Enzo Bianchi edita da Einaudi. «Ora che avverto quotidianamente l'incedere della vecchiaia, la memoria mi riporta sovente ai luoghi in cui ho vissuto... » dice Enzo Bianchi che parte con cuore, testa e memoria, alla ricerca di tutti i luoghi che hanno suscitato in lui affetti e sentimenti, dove ha trascorso l'infanzia o che ha raggiunto viaggiando. E noi partiamo con lui. Quelli che visitiamo sono angoli di mondo ma anche luoghi della vita e dell'anima. Sono il Monferrato con le sue colline, i bric, il paese con la sua comunità, le usanze, i proverbi, l'esistenza grama, la fatica e i momenti di forte e gratuita solidarietà. Sono via Po a Torino, l'università, i portici con i caffè all'aperto. Sono anche la più lontana Santorini con la sua luce impareggiabile e l'occhio puntato sul Mediterraneo. Sono la cella del monaco, un luogo da dove osservare il mondo, dove diventare consapevoli delle gioie e delle sofferenze e dove prendono forma le parole con cui narrare qualcosa della vita. Un luogo in cui si ripropone sovente la domanda: che ne è di noi? Perché questo viaggio, naturalmente, è anche un viaggio nel tempo, un viaggio nella vita che scorre, nei giorni di un uomo e in quelli delle stagioni. I giorni degli aromi, ad esempio, che imprimono nella memoria di tutti la Teresina del Muchèt con il suo logoro abito nero, la saggezza popolare, le formaggette e le erbe profumate. O le luci lontane dei falò che brillavano un tempo sulle colline per segnare l'inizio e la fine dell'estate. Sono i giorni del focolare, passati a tavola conversando insieme ai famigliari e all'ospite, gustando il cibo preparato con cura e bevendo il vino che celebra e festeggia (ma che, a volte, è usato per non guardare negli occhi il proprio dolore). Ma sono anche le vacanze di Natale, quando i bambini aspettavano la festa preparando il presepe e la sera della vigilia il grande ceppo, el süc 'd Nadàl, ardeva nel camino. Sono i giorni della memoria, quella dedicata ai morti e quella delle persone care. E le ore dell'amicizia che scalda il cuore e della fraternità, nonostante. Sono tutti giorni che attraversano il tempo e fanno parte del nostro vivere: alcuni ci fanno soffrire, altri ci rallegrano e ancora ci stupiscono. Dentro ognuno di questi ricordi, così come per Il pane di ieri, ci sono tante cose: c'è un senso esatto dell'esistenza, dello scorrere del tempo e delle stagioni dell'uomo. C'è un guardare avanti. E c'è una parola per la vita di ognuno di noi.

Enzo Bianchi (1943), fondatore e priore della Comunità monastica di Bose, è autore di numerosi testi sulla spiritualità cristiana e sulla tradizione di dialogo della Chiesa con il mondo contemporaneo. Scrive su «La Stampa», «la Repubblica» e «Avvenire». Per Einaudi ha curato Il libro delle preghiere (1997), Poesie di Dio (1999), Regole monastiche d'occidente (2001), e ha pubblicato La differenza cristiana (2006), Il pane di ieri (2008), Per un'etica condivisa (2009) e L'altro siamo noi (2010). Nel 2010 esce sempre per Einaudi Ogni cosa alla sua stagione e Insieme, che raccoglie La differenza cristiana , Per un'etica condivisa e L'altro siamo noi.

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Ogni cosa alla sua stagione 2011-04-19 06:48:14 Renzo Montagnoli
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Renzo Montagnoli Opinione inserita da Renzo Montagnoli    19 Aprile, 2011
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La vita

“Ma l’inverno è anche stagione prodiga di insegnamenti, se solo lo si vuole ascoltare: è sufficiente pensare che tutto ciò che appare come una morte è in realtà un riposo, un modo diverso di operare, carico di attesa. E capace di sorprese: gli alberi, per esempio, così spogli da apparire secchi, o i prati ingialliti dal gelo, non appena sono baciati dalla galaverna si rivestono di brillanti e scintillano tra le nebbie mattutine.”


Già dalle prime pagine, con il prologo in cui Enzo Bianchi, priore del monastero di Bose, ci parla della sua cella, dell’importanza di quelle quattro mura che, senza imprigionare, racchiudono l’esistenza di un essere umano, si viene avvinti da un profondo senso di serenità, si avverte chiaramente che le parole non sono solo strumento per comunicare, ma sono anche note di una sinfonia profonda, un lungo splendido adagio sulla vita.
Ogni cosa alla sua stagione e non Ogni cosa ha la sua stagione è quasi un impercettibile, ma importante spostamento del senso, perché in tal modo prende corpo la nostra realtà, fatta di sentimenti, di umori, di passioni, di cose che ci accompagnano, tangibili, immote, ma che riempiono il nostro quotidiano, insomma noi siamo fatti come siamo, così, umili soggetti nel percorso che dall’alba ci conduce al tramonto e che ci fa appartenere al tempo, quel tempo che cerchiamo invano di aggirare, di velocizzare, nell’illusione di essere protagonisti e insieme creatori del disegno divino.
E quella cella è fatta di cose, che finiscono con il ricordarne altre, analoghe, ma non uguali, come tavole antiche, robuste, realizzate per ospitare numerosi commensali, perché il mangiare insieme è l’occasione per una reciproca conoscenza, per capire gli altri e quindi noi stessi.
E’ evidente che il tema del ricordo è il filo conduttore di questo libro, ma non si esaurisce in semplici riproposizioni di eventi e persone del passato, anzi da questi trae spunto per riflessioni che non sono un mero esercizio stlistico e filosofico, ma l’opportunità per una maggiore conoscenza interiore, per comprendere la nostra evoluzione, per seguire o interrompere un percorso intrapreso, per dare un senso non banale alla nostra vita.
Sono pagine che faranno la gioia dei credenti, ma che di certo daranno risposte più che plausibili anche agli atei, perché è sempre presente il rapporto con un’entità superiore come ciascun animo la può creare, un Dio per ogni uomo anche se infine queste immagini del Supremo poco a poco si fondono per rientrare in un’unica grande visione di chi presiede a tutto il perfetto caos dell’universo e anche, quindi, alla nostra vita.
Guardare dentro di noi, seguendo la traccia di questo bellissimo libro, è scoprirci poco alla volta, è quasi un’autoconfessione da cui usciremo, sempreché siamo stati sinceri nel giudicarci, uomini nuovi, consapevoli del proprio destino, e allora riusciremo a dare valore a tante piccole cose che ci accompagnano, ritrarremo da loro piaceri e sensazioni prima mai provate, come quando, sorseggiando insieme ad amici un bicchiere di vino buono, troveremo che ne beneficiano il nostro palato e la nostra anima, grazie a quelle poche parole scambiate fra i silenzi dell’assaggio,
magari davanti a un focolare scoppiettante, tra le cui fiamme potremo cogliere la visione del nostro passato.
Amo questo libro, così profondo e pur così lieve nell’esposizione – la mano dell’autore è felice e indulge alla poesia - , perché, fermando quella corsa per il fatuo in cui tutti più o meno siamo coinvolti, consente di addentrarmi nel mio intimo, per sapere chi sono e dove vado, domande che prima o poi tutti gli uomini dovrebbero porsi, e questa possibilità che mi è offerta dalla grande serenità di Enzo Bianchi è un’esperienza rara e di straordinaria importanza.
Leggere queste pagine è come tornare a nuova vita, una resurrezione che porta alla speranza che un mondo migliore non sia solo un’utopia, ma che si possa realizzare, a cominciare con il senso che ognuno di noi deve dare alla vita, troppo bella a saper cogliere i suoi molteplici aspetti per essere sprecata nella continua rincorsa di nuovi obiettivi che risultano sempre essere illusori.

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Ogni cosa alla sua stagione 2011-02-11 20:10:44 kiko
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kiko Opinione inserita da kiko    11 Febbraio, 2011
Ultimo aggiornamento: 11 Febbraio, 2011
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Dare senso...

Momenti delle stagioni di un uomo ispirato da Dio che ci regala tante riflessioni donandoci un punto di vista sulle cose e sul mondo senza giudizi sommari, senza alcun rimpianto per i momenti passati, ma sempre con la gioia di guardare avanti con speranza e con un senso più profondo dell'esistenza.
Un racconto che si snoda attraverso quelle cose semplici, ma essenziali, che spesso ognuno di noi perde di vista.
Attraverso questo viaggio, il priore di Bose, ci ricorda il valore prezioso della vita, "quella vita che continua, e siamo noi, uomini e donne , con il susseguirsi delle generazioni, con i nostri errori, a dare senso alla terra, a dare senso alle nostre vite, a renderle degne di essere vissute"

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Ogni cosa alla sua stagione 2010-12-29 18:56:17 Tuc
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Tuc Opinione inserita da Tuc    29 Dicembre, 2010
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Sperare è possibile solo se si spera per tutti

Le parole e i racconti di Enzo Bianchi riescono, come dicevano i latini, a "re ligàre",a parlare di ciò che unisce gli uomini,di ciò che ci rende umani:la religione. La Bibbia e il Vangelo sono il fondamento dei suoi discorsi che nella narrazione si "incarnano" nel presente, nella vita di tutti i giorni. Mi ha colpito, fra i tanti, il racconto dell'incontro fortuito con un viticoltore. Enzo Bianchi era raccolto in preghiera in una chiesetta e il canto ritmato delle forbici da potatura di un vecchio contadino aveva attirato la sua attenzione. Bianchi, uscito dal suo angolo di preghiera, si era avvicinato al vecchio e aveva cominciato a discorrere amabilmente con lui di vino e vitigni, della terra e dei suoi frutti. Il contadino ,finita la potatura, lo aveva invitato in casa e gli aveva offerto un bicchiere di vino. A fine serata Enzo Bianchi per ringraziarlo gli aveva regalato un Vangelo. Il vecchio accettando il dono aveva confessato al monaco che aveva solo la quinta elementare,nella sua vita aveva letto solo i segni del tempo che cambia e della terra che chiede cura, temeva di non esserne degno. Qualche tempo dopo Enzo Bianchi, Priore della Comunità Monastica di Bose, tornò a trovare il vecchio contadino che lo accolse a braccia aperte e gli disse:"Sai ho letto quel tuo libretto, disse proprio così, e ci ho travato una parola buona anche per la mia vita. Ci son dentro tante cose che fan parte del mio vivere: quelle che mi fanno soffrire e quelle che a volte mi rallegrano... Dopo averlo letto uscendo in campagna mi accorgevo di guardare in modo diverso gli alberi su cui fanno il nido gli uccelli, il fico che mette le gemme poco prima del caldo e annuncia l'estate, ma che a volte senza motivo apparente secca.

Ho scoperto che Dio pota come me, fa la vigna come la faccio io e una volta mentre offrivo il solito bicchiere di vino ad un amico ho pensato che anche Gesù aveva fatto la stessa cosa. Del resto se esco di casa incontro quelli che incontrava Gesù: nella cascina qui sotto c'è un bambino paralitico; più in là la moglie di un amico che dà di testa e fa impazzire tutta la famiglia, in paese c'è una donna che fa la vita...Che strano nella mia vita non è cambiato nulla eppure nella testa ho l'impressione che il tuo Gesù sia vissuto come è toccato a me , a noi. Questo mi fa piacere.Sai cosa ti dico: "Il Vangelo mi ha letto la vita...Quel contadino monferrino aveva capito quello che millenni prima ci dicevano i Sapienti d'Israele: si deve leggere la Bibbia come un libro che ci legge la vita.
Capitoli brevi, linguaggio chiaro,testo scorrevole, contenuti accattivanti.

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Il pane di ieri sempre di Bianchi
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