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Palude

Letteratura italiana

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La presentazione e le recensioni di Palude, opera di Antonio Pennacchi edita da Dalai. Le paludi pontine sono terra di città nuove, «trionfali» e desolate, che nessun turista visitava fino a ieri. Sono un alveare di contadini, gente che parla in romanesco e ricorda in veneto, spediti lì dal Duce – quello «buono», quello che mieteva il grano – a bonificare stagni e pantani. Che poi, mica la voleva, lui, Littoria. Lui si accontentava di qualche borgo rurale, perché gli italiani sono un popolo di agricoltori. Ma alla fine ci si è affezionato, e anche ora che si chiama Latina il suo fantasma ci si aggira sempre, di notte, a bordo d’un rumorosissimo Guzzi 500-Falcone Sport. Controlla che tutto vada bene e che la gente del posto non combini troppi casini. Perché «di là» vogliono caricarlo pure dei peccati loro. In fondo è a causa sua che abitano quel brandello di Lazio. Perfino il sindaco è un uomo suo. Ai tempi lo avevano nominato federale, «federale facente funzioni» a essere precisi, e adesso che una classifica del Sole 24-ore ha piazzato Latina fra le peggiori città del Paese, per migliorarne l’immagine ha partorito un’idea folgorante: i trapianti di cuore. I trapianti sono una cosa ultramoderna e si fa una grandissima figura, sostiene. E c’è infine Palude che ne ha bisogno, Palude che quando era ancora in forze ti alzava con una mano sola, se non stavi zitto. Adesso ha il cuore stanco. Peccato solo che sia un operaio rosso e comunista. Ma non importa, è deciso: il trapianto si farà. Per procurarsi un donatore basta in fin dei conti spargere una latta d’olio sopra la Pontina. Anche se a volte, insieme al cuore, al trapiantato cambia pure l’anima…

Antonio Pennacchi è nato a Latina (1950) da una famiglia di coloni giunti nel Lazio per la bonifica dell’Agro Pontino. Autore di romanzi e saggi, nel 2010 con Canale Mussolini (Mondadori) ha vinto il Premio Strega, il Premio Acqui Storia, l’Asti d’Appello, il Biblioteche di Roma e il Libro dell’Anno del Tg1. I diritti del romanzo sono stati venduti in tutto il mondo.

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Palude 2012-04-12 09:52:25 Nadiezda
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Nadiezda Opinione inserita da Nadiezda    12 Aprile, 2012
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Non era ectoplasmatico

Questo libro è stato pubblicato nel 1995 e l’anno successivo vinse il Premio Pisa.
Nel 2000 l’autore decise di “rimaneggiarlo parecchio” inserendo anche un piccolo epilogo.
L’autore è Antonio Pennacchi, lo stesso che ha scritto “Canale Mussolini”.
Questo racconto in un certo senso introduce la storia di “Canale Mussolini” ed aiuta ad arricchirla di altri episodi.

La lettura risulta veloce ed interessante, ricca di frasi espresse in dialetto veneto/pontino debitamente tradotte per chi non riesce a comprenderle.

Ho trovato geniale l’idea di inserire varie figure onomatopeiche per produrre i vari suoni che circondano i personaggi.
Molto spesso il lettore stesso riesce a sentire il rumore della motocicletta che sta arrivando oppure la pioggia che batte incessante.

I temi trattati principalmente sono: le paludi Agro Pontine, amore, spettri e trapianti.

In questo volume si raccontano le vicende di Bonfiglio Ferrari chiamato dagli amici Palude, il perché lo scoprirete leggendo il libro!

La storia è ambientata a Littoria, attuale Latina della quale si narra anche la fondazione.
Nella terra insalubre, risanata negli anni del Duce.

La scrittura è diretta come un dialogo fra vecchi amici.
Lo stile rimane ironico e talvolta derisorio tanto che spesso mentre lo si legge capita di sorridere delle vicende e dei dialoghi riportati.

Lo scrittore ci descrive le “piazze squadrate”, le “strade larghe” e la miriade di piante di eucalipto.

È un libro che mi è piaciuto moltissimo, lo consiglio a tutti perché anche se in parte è una leggenda, Pennacchi con il suo stile di scrittura riesce quasi a farla diventare reale.

Buona lettura!

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Canale Mussolini
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