Un filo d'olio Un filo d'olio

Un filo d'olio

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La trama e le recensioni di Un filo d'olio, romanzo di Simonetta Agnello Hornby edito da Feltrinelli. Memoria familiare, nostalgia dell’infanzia, romanzo autobiografico. “Un filo d’olio” è tutto questo. E anche un ritratto della Sicilia anni Cinquanta in una famiglia dell’aristocrazia terriera. Simonetta Agnello Hornby ha raccontato la Sicilia con storie forti e personaggi leggendari, dalla Mennulara, alla zia marchesa, alla monaca Agata, attraversando l’Otto e il Novecento. Ora è il ricordo autobiografico che si fa protagonista in uno scenario, quello della casa di campagna, dove l’autrice ha trascorso le estati della sua infanzia e giovinezza. Si chiama Mosè il luogo dell’anima di Simonetta Agnello, nome biblico derivante dal primo proprietario - un’opera pia - della antica masseria che ha resistito alla guerra. A pochi chilometri dai templi dorici dell’antica Akragas Mosè accoglie da maggio a ottobre la famiglia Agnello. Simonetta rivive e racconta quelle estati, i riti del viaggio, l’arrivo - ogni volta una emozione rivedere l’enorme gelso, le aie assolate, gli ulivi argentati, le stanze fresche, cercare i nidi tra le persiane, attendere gli ospiti, le visite, i cugini. I giochi, gli svaghi che si ripetono sempre uguali. E nel racconto affiora il lessico familiare, i parenti e le loro mille storie, i contadini, la servitù, figure che si sono impresse nella memoria dell’autrice e da cui ha tratto spunto per i romanzi in cui storia e tradizione si combinano con una intensità evocativa tale da far pensare ad alcuni classici della letteratura siciliana. Fra i ricordi più vivi quelli legati ai riti del cibo e della sua preparazione, piatti legati alla tradizione familiare, agli aromi pungenti della campagna, alle verdure spontanee e ai segreti mai svelati. E sono le ricette della sorella Chiara - inseparabile compagna al Mosè - che incorniciano ogni capitolo di questo affresco, dal caffè dal profumo speziato, riservato alle occasioni speciali, alla tuma tiepida e croccante.

Nata e cresciuta a Palermo, Simonetta Agnello Hornby ha sposato un inglese dopo aver conseguiti il dottorato in giurisprudenza nel 1967. Da allora ha vissuto all’estero, dapprima negli Usa e in Zambia, e dal 1970 in Inghilterra, nel quartiere dell City of Westminster, a Londra. Ha completato gli studi giudiridici inglesi mentre i suoi due figli erano piccini, e poi ha lavorato nella City di Londra. Nel 1979 fondo’ Hornby and Levy, uno studio legale nel quartiere di immigranti di Brixton, che ben presto si specializzo’ nel diritto di famiglia e dei minori. Hornby e Luevy furono il primo studio d’Inghilterra a creare un dipartimento riservata ai casi di violenza all’interno della famiglia. La maggior parte dei clienti dello studio e’ caraibica o nera, e nel 1997 Hornby & Levy pubblico’in un libro, The Caribbean Children’s Law Project, il risultato della ricerca condotta da quattro membri dello studio legale in Giamaica, Trinidad, Barbados e Guyana, sul diritti dei minori e sulle strutture per i minori. Il libro e’ tuttora l’unico lavoro del genere al mondo. Simonetta Agnello Hornby ha insegnato diritto dei minori all’universita’ di Leicester ed e’ stata part-time presidente del Special Educational Needs and Disability Tribunal. per otto anni. Nel 2000 inizio a scrivere romanzi e ha pubblicato La Mennulara (2002), La zia marchesa (2004), Boccamurata,(2007) e Vento Scomposto (2009) con Feltrinelli. Tutti i suoi libri sono stati dei best sellers e sono tradotti in molte lingue. Dal 2008 Simonetta Agnello Hornby, pur continuando a esercitare l’avvocatura, si dedica principalmente alla scrittura.

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Un filo d'olio 2011-09-06 20:08:42 gracy
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gracy Opinione inserita da gracy    06 Settembre, 2011
Ultimo aggiornamento: 06 Settembre, 2011
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Il gusto del passato che ritorna...

Non è la solita biografia, ma è "un cuntu", raccontato con grazia e semplicità spiazzanti, non è un caso che mi sono quasi commossa quando ha raccontato della solennità della preparazione del pane e della cura e precisione dei dolci fatti in casa. Mosè, situata ai piedi dei Templi (Patrimonio dell'Unesco) è senz'altro stata la bella dimora estiva dell'autrice, ma nel mio piccolo l'ho vissuta un pò come se mi appartenesse.

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Un filo d'olio 2011-08-05 06:31:28 gcavalca
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gcavalca Opinione inserita da gcavalca    05 Agosto, 2011
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Infanzia siciliana

Mi parsi di turnari picciriddu e vidiri ma matri e ma zia.
Scusate, la mia sicilianità è rimasta molto colpita sin dalle primissime pagine di questo splendido libro che racconta dell’infanzia dell’autrice a Mosé, nei pressi di Agrigento.
Per un agrigentino come me, Mosé è una campagna conosciuta ma temo che per il resto del mondo sia solo il biblico estensore delle Tavole.
La stessa autrice ci racconta subito che il libro doveva essere la trascrizione delle ricette di nonna Maria in collaborazione con la sorella Chiara ma che poi è divenuto un tuffo nella sua infanzia ad Agrigento e soprattutto delle sue vacanze in campagna a Mosé, appunto.
E attraverso questi ricordi ci porta in un mondo, la Sicilia profonda del secondo dopoguerra, che ho trovato molto simile a quello della Sicilia profonda degli anni ’70 del secolo scorso che io ho vissuto.
Forse con qualche macchina in più, ma con gli stessi viddani e gli stessi paesaggi arsi degli uliveti saraceni e dei campi bruciati, degli odori forti della cucina e dei sapori di dolci e pietanze quasi dimenticate.
Infine vengono effettivamente descritte, da Chiara, le ricette della famiglia Agnello e anche questa parte ti trascina in atmosfere lontane, quasi esotiche nella loro normalità.
Del resto chi mangia più la salsa di pomodoro in almeno cinque modi diversi?
Ancora una volta vi consiglio di leggere, magari siete lombardi, pugliesi, trentini o molisani ma tutti ricorderete il cibo della vostra infanzia che in fondo resta più piacevole nel ricordo che nella realtà di allora.
Salutammu.

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