Al limite della notte
Letteratura straniera
Editore
Michael Cunningham è cresciuto a Los Angeles e vive a New York.Per Bompiani sono usciti: Le ore (1999), tradotto in ventisette lingue e vincitore del Premio Pulitzer per la Narrativa, del Pen/Faulkner Award e del Premio Grinzane Cavour 2000 per la Sezione Narrativa Straniera, Carne e sangue (2000), per il quale ha ricevuto il Whiting Writer’s Award, Una casa alla fine del mondo (2001), Mr Brother (2002) e Dove la terra finisce (2003). Dal romanzo Le ore è stato tratto il celebre film interpretato da Meryl Streep, Nicole Kidman e Julianne Moore, mentre da Una casa alla fine del mondo è stata realizzata una versione cinematografica diretta da Michael Meyers.
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Ultimo aggiornamento: 01 Giugno, 2011
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attrazione fatale
Storia di un "amour fou" coltivato piu’ che concretizzato, l’ultima opera di Cunningham raffigura la crescente “attrazione fatale” di un realizzato (almeno in apparenza) gallerista quarantenne della Grande Mela per un giovane prestante ragazzotto furbino, dalle idee un po’ confuse, almeno in apparenza.
Fin qui capirai la novita’… ma a complicare la vicenda c’e’ il fatto che il giovane risulta nientemeno il fratello della moglie, da sempre sogno proibito e segreto del nostro protagonista… . Wow che brivido, che novita’ piccante!!!
Personalmente ritengo che la rappresentazione di una borghesia annoiata e insicura, dedita a spacciare forme di rappresentazione d’arte alternative spesso di pessimo gusto per capolavori, abbia davvero stancato. Ricordo l’imbarazzo provato nel vedere una delle ultime opere cinematografiche del pur grande Woody Allen ( l’insulso Vicky Christina Barcellona) che per temi trattati e vacuita’ di contenuti mi ricorda molto lo stile di questa vicenda tutto sommato solo pruriginosa.
Certo, e’ pur vero che finche’ esiste un ceto dominante disposto a farsi imbambolare da questi fatui mercanti d’arte, vicende come queste sono almeno una naturale conseguenza di questa noia esistenziale dilagante.
Ben gli sta allora al fin troppo cauto protagonista il giochino ricattatorio programmato dal genero birichino!
Certo rimane la professionalita’ di base di uno scrittore raffinato, con un romanzo forse scritto fuori tempo o prematuramente demode’.
Provate in piu’ ad affrontare subito dopo questo libro (come ho fatto io senza un calcolo preciso) un’opera densa e matura come Liberta’ di Franzen e confermatemi se quest’ultimo non sgretola senza pieta’ le potenzialita’ del primo, lasciando solo un senso di vuoto, smarrimento, inutilita’…Se e’ questo il senso del romanzo di Cunningham, allora e’ perfettamente riuscito.









