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La trama e le recensioni di Cecità, romanzo di José Saramago edito da Einaudi. In una città qualunque, di un paese qualunque, un guidatore sta fermo al semaforo in attesa del verde quando si accorge di perdere la vista. All'inizio pensa si tratti di un disturbo passeggero, ma non è cosi. Gli viene diagnosticata una cecità dovuta a una malattia sconosciuta: un "mal bianco" che avvolge la sua vittima in un candore luminoso, simile a un mare di latte. Non si tratta di un caso isolato: è l'inizio di un'epidemia che colpisce progressivamente tutta la città, e l'intero paese. I ciechi, rinchiusi in un ex manicomio e costretti a vivere nel più totale abbruttimento da chi non è stato ancora contagiato, "scoprono - come ha scritto Cesare Segre - su se stessi e in se stessi, la repressione sanguinosa e l'ipocrisia del potere, la sopraffazione, il ricatto e, peggio, l'indifferenza". Tra la violenza e la lotta per la sopravvivenza si inserirà la figura di una donna che, con un gesto d'amore, ridarà speranza all'umanità.

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Cecità 2013-04-26 16:26:50 piquadro
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piquadro Opinione inserita da piquadro    26 Aprile, 2013
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non mi è piaciuto

Ho comprato il libro attirata dalle ottime recensioni. Forse non sono all'altezza ma non mi è piaciuto proprio. L'inizio prometteva davvero bene, mi aspettavo una trama avvincente e piena di colpi di scena. Invece è un libro noioso, che mi ha suscitato più che alto emozioni negative, in particolare sensazioni di cattivo odore, di nausea. Ho letto poi da qualche parte che il titolo è stato cambiato, è stata tolta l'indicazione di "saggio", forse può avere un senso per chi lo legge cercando significati nascosti, anche se secondo me un libro è semplicemente bello o brutto. Questo per me è brutto.

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Cecità 2013-04-20 23:57:15 Mario Inisi
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Mario Inisi Opinione inserita da Mario Inisi    21 Aprile, 2013
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Siamo sempre stati ciechi

"La lucerna del tuo corpo è l'occhio. Se il tuo occhio è sano allora il tuo corpo è tutto nella luce, ma se è malato anche il tuo corpo è nelle tenebre. Bada che la luce che è in te non sia tenebra." Luca 11-34-36
Il riferimento/polemica con il testo sacro mi pare continui anche in questo bellissimo romanzo di Saramago.
La cecità che colpisce prima alcuni individui per poi dilagare in tutto il paese non è una cecità normale, ma una cecità bianca in cui tutto sembra troppo luminoso. Una cecità non solo fisica, ma soprattutto metafisica e metaforica, una cecità dell’anima.
L’occhio è infatti l’unica parte del corpo in cui ancora rimane un po’ di anima.
L’epidemia di cecità tirerà fuori il peggio di molte persone rendendolo evidente. Metterà a nudo ciò che in altre condizioni restava coperto e mascherato: l’anima. L’anima diventa visibile.
La descrizione dell’internamento in una specie di campo di concentramento circondato da guardie e filo spinato, con le enormi camerate e i lunghi corridoi è così perfetta che mi sono sentito uno dei ciechi della camerata, lì a girare con loro brancolando per i corridoi o sotto il tiro dei fucili dei soldati. La descrizione del deteriorarsi delle condizioni di vita nel campo è perfettamente verosimile. Sotto minaccia della fame, del ricatto, della violenza alcuni ciechi diventano ancora più ciechi, e altri più uomini. In diversi punti della storia viene in mente l’insulto spesso rivolto da Gesù ai farisei (Ciechi!) per il fatto che si approfittano della loro condizione di superiorità per avere vantaggi sugli altri esattamente come fanno i ciechi della terza camerata. Alla fine però i ciechi della prima camerata riusciranno a uscire dal campo di internamento con l’aiuto dell’unica di loro che ha conservato l’uso della vista: la moglie dell’oculista, che naturalmente, ironia del destino è diventato cieco tra i primi.
Le vicende fuori del campo di concentramento sono secondo me appena meno interessanti. La descrizione si fa a tratti addirittura leggermente didascalica ( non me l’aspettavo dopo Caino). Da notare che mentre in Caino lo scrittore era stato assolutamente caustico e totalmente pessimista nei confronti dell’umanità ( e di dio), non aveva fatto sopravvivere nessun uomo a parte Caino destinando la specie umana all’estinzione, in questo testo c’è uno spiraglio di fiducia nella razza umana notevole. Esistono ancora degli esemplari che meritano di vivere, che possono dirsi uomini. In questo libro più che un contrasto trovo quasi un accordo con il testo sacro, a parte la nota polemica offerta dai quadri e dalle statue dentro la chiesa dove qualcuno ha pennellato di bianco gli occhi di tutti i personaggi e bendato le statue: se gli uomini sono ciechi allora anche i santi, dio e tutto ciò che è dotato di anima è affetto dalla stessa cecità. Creatore e creatura soffrono dello stesso male, così come lo scrittore che compare nel libro come personaggio è cieco allo stesso modo delle sue creature. L’unico “non cieco” è chi offre la vista, i suoi occhi, per gli altri: quindi in chiesa l’unico personaggio dei quadri che non porta la benda bianca è santa Lucia che offre gli occhi su un piatto e nella storia la moglie del medico che si dichiara cieca di sua volontà per seguire il marito e che usa la vista solo per aiutare il prossimo. Mai le viene in mente di approfittare della temporanea condizione di superiorità sugli altri uomini per trarne vantaggi materiali personali. La sua è solo, se mai, una superiorità morale e la sua limpidezza morale è contagiosa.
Tutto sommato la inaspettata fiducia nell’essere umano di Saramago in questo libro apre anche a un atteggiamento meno caustico verso Dio. Credo che Saramago imputi a Dio la grande colpa di aver creato l’uomo a Sua immagine e che copia ( e quindi presumibilmente originale) lascino a desiderare. Ma qui qualcuno merita di salvarsi perciò dobbiamo pensare che anche la cecità di Dio non sia stata così disastrosa. Il finale lascia la speranza di una possibile guarigione dell’anima.
Ora sono curioso di legger il Vangelo di Saramago.

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La peste di Camus
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Cecità 2013-02-13 21:42:27 lakylucy
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lakylucy Opinione inserita da lakylucy    13 Febbraio, 2013
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Meglio di un horror

Un horror non è niente a confronto!
Questa è una situazione che potrebbe benissimo capitare al giorno d'oggi. I veleni che respiriamo, beviamo, mangiamo. Ci potrebbe facilmente capitare una situazione simile.
Scritto in maniera straordinariamente avvincente e con un realismo coinvolgente.
Grande Saramago

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Cecità 2013-01-16 15:36:56 Cristina72
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Cristina72 Opinione inserita da Cristina72    16 Gennaio, 2013
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"Il mondo è tutto qui dentro"

Romanzo da leggere e rileggere, questo di Saramago, ricco com'è di simbologia, di perle di saggezza da scovare nella melma, di verità scomode e sublimi.
Ecco l'umanità, sembra dire lo scrittore, ecco l'uomo messo di fronte ad una calamità che ne acceca prima gli occhi e poi, gradatamente, il lume della ragione, condannandolo a vedere “tutto bianco”, un velo lattiginoso che lo separa dal resto del mondo.
Anche il lettore si muove quasi a tentoni, costretto ad inseguire le regole della narrazione, ad aggrapparsi alle maiuscole per afferrare l'inizio di una frase, tra dialoghi privi di virgolettato e pochi punti.
“Il mondo è tutto qui dentro”, dice una donna, l'unica persona che inspiegabilmente continuerà a vederci, ed è attraverso i suoi occhi che assistiamo allo spettacolo spaventoso di esseri umani insudiciati nel corpo e nell'anima. E' una lotta disperata per la sopravvivenza che tira fuori il peggio di ognuno e spezza ogni indugio, tra sopraffazioni, omicidi, stupri, accoppiamenti sordidi.
Eppure la luce della speranza non si spegne mai del tutto, grazie soprattutto alla donna vedente, pronta per amore del suo uomo a “difendere la fragilità della vita giorno per giorno”.
E poi ci sono le affinità elettive tra compagni di sventura senza nome e senza volto, che non si conoscono ma col tempo cominciano a riconoscersi, e c'è il potere salvifico di un cane sbucato da chissà dove che lecca e asciuga le lacrime, sorreggendo e guidando chi sta perdendo la strada.
Del resto in un mondo di non vedenti tutto può accadere, anche che bellezza e giovinezza abbraccino bruttezza e vecchiaia e decidano di proseguire insieme il cammino, dando ragione a chi non crede alla ragione.

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Cecità 2012-12-21 11:41:06 AndrewFaber
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AndrewFaber Opinione inserita da AndrewFaber    21 Dicembre, 2012
Ultimo aggiornamento: 21 Dicembre, 2012
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La luce ha chiuso gli occhi sull'umanità....

Finito di leggere da qualche settimana.
Ho volutamente atteso del tempo prima di recensirlo, affinché affiorassero chiare e limpide le sensazioni trasmesse dal testo. Saramago (non a caso premio Nobel alla letteratura conferitogli nel 1998), carnefice dalle mani di seta, entra in modo devastante e chirurgico nell' io più profondo del lettore, mettendolo a confronto con una realtà che passo dopo passo, sembra non offrire vie di fuga se non il mero rassegnarsi ad un inevitabile deliquio. La trama di per se potrebbe, a prima vista, risultare non troppo accattivante o comunque "tralasciabile"(...un'epidemia di cecità improvvisamente colpisce l'intera popolazione, portandola giorno dopo giorno sull'orlo del baratro psico-sociale, con ripercussioni immaginabili, ma forse non fino in fondo, sui singoli individui dove l'autore, maggiormente, punta la penna...). La primissima parte del libro, momento questo in cui Vi consiglio caldamente di far scorta d'aria nei polmoni, introduce ed accompagna a quello che poi sarà un susseguirsi di eventi resi tremendamente reali dall'irrefutabile - maestoso - stile di Saramago. E su questo, davvero, c'è di che sturbarsi. Lo scrittore delizia - letteralmente - il lettore, con un lessico ed un'eleganza all'uopo utilizzati con rara destrezza, alternando in quest'ultimo stupore ed imbarazzo per cotanta maestria. E' un "qualcosa" che esige rispetto.
Personalmente ritengo che un libro abbia fatto centro, compiendo alla perfezione il suo mestiere, quando le emozioni scaturite possono misurarsi a pelle. Quando risultano concrete e visibili.
Beh, a me è capitato spesso di voler saltare dei passaggi per paura di saggiare quest'ultime.
E' una lettura a cui appartiene di diritto ' un prima e un dopo ', una spelonca nella quale ( forse ) non si cerca rifugio, ma se stessi.

E poi... e poi conoscerete il "cane delle lacrime", a cui spero, riuscirete a donarne qualcuna.

Io ho già dato.

"Non sono serviti a niente i buoni e leali servigi prestati dagli antenati di questo cane delle lacrime, quando lambivano le purulente piaghe di santi prima ancora che fossero approvati e dichiarati tali, una misericordia, dunque, fra le più disinteressate, perché, lo sappiamo bene, non certo tutti i mendicanti riescono ad ascendere alla santità,per quante piaghe possano avere sul corpo, e anche nell'anima, là dove la lingua dei cani non arriva.

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Cecità 2012-11-22 13:54:44 annamariabalzano43
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annamariabalzano43 Opinione inserita da annamariabalzano43    22 Novembre, 2012
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cecità di Josè Saramago

Cecità di Josè Saramago

Credo che a buon diritto Cecità di Josè Saramago possa essere definito romanzo dell’assurdo, come lo fu La peste di Camus.
Iniziamo con l’analizzare il titolo: è significativa la scelta di un sostantivo astratto, che, nell’uso assoluto che ne fa l’autore, libero cioè da qualsiasi articolo che aggiunga una connotazione al termine, si impone, attraverso il suo significato,come una condizione propria a tutto il genere umano, una sorta di categoria dello spirito.
Immediatamente dopo un breve primo paragrafo scritto in uno stile tradizionale, Saramago stravolge ogni regola e comincia ad accorpare le frasi, dando ad esse solo delle pause logiche segnate dalle maiuscole, con una tecnica del tutto simile a quella del flusso di coscienza la cui massima espressione è il monologo di Molly Bloom nell’ultimo capitolo dell’Ulisse di Joyce. Nell’opera di Saramago il pensiero del singolo si fa tutt’uno col dialogo tra i personaggi, creando, attraverso l’espressione verbale, l’esatta idea del caos esistente nel mondo: d’altra parte i personaggi stessi non si distinguono per il loro nome, ma solo per alcune connotazioni fisiche o sociali. Così ci troviamo di fronte al medico, alla moglie del medico, al ragazzino dall’occhio strabico, alla ragazza dagli occhiali scuri e via dicendo. La perdita di identità è dunque uno dei temi fondamentali di questo romanzo: la vicenda descritta riguarda Ognuno, una sorta di Everyman della tradizione medievale, riguarda l’Uomo e non il singolo. Tutti dunque si trovano nella tragica condizione di cecità, ad eccezione della moglie del medico. E questo, a mio avviso, è un'altra scelta significativa dell’autore, perché solo a lei, a questa donna dotata di coraggio, di generosità e di senso di solidarietà verso il prossimo, è affidato il compito di dare testimonianza di ciò che ha visto e di ciò che è accaduto. La sua funzione non è diversa da quella che Melville attribuì a Ishmael nel suo Moby Dick: solo Ishmael potrà raccontare l’avventura tragica di Achab e della balena bianca e lasciare al lettore la libertà di coglierne il significato simbolico attraverso la forza della parola.
La cecità, dunque, che dilaga come un’epidemia, porta alla luce la parte bestiale e primitiva dell’uomo messo a nudo e privato di ogni condizionamento civile. Violenza e prevaricazione schiacciano i più deboli, abusi di ogni tipo si effettuano in un manicomio dismesso trasformato in lager. Non si può non rilevare, in questo contesto, il chiaro significato politico dell’opera.
Come nei convogli della morte e nei lager nazisti, l’uomo perde totalmente la sua dignità, si trova immerso nei suoi escrementi, che diventano quasi un’estensione del suo corpo. In queste condizioni l’orrore si sostituisce alla normalità, il fetore all’odore, l’atto sessuale diventa perversione e la diffidenza e l’odio si diffondono persino tra le stesse vittime, tra coloro cioè che condividono una sorte sciagurata e malvagia. In questa prospettiva il linguaggio che crea le scene dei ciechi che camminano in fila indiana avendo come riferimento strisce di stoffa che fungono da guida, suscita lo stesso raccapriccio e sconcerto che suscita l’immagine pittorica ne La parabola dei ciechi di Pieter Bruegel.
La cecità, d’altronde, è l’unica condizione, nel mondo di Saramago, per giungere alla conoscenza, proprio come lo fu la peste per gli abitanti di Orano nel romanzo di Camus. Non possiamo non ricordare, a questo punto, che nella tradizione classica, sono proprio i ciechi, quelli che “vedono” realmente: da Omero a Tiresia a Edipo. Si consideri l’interpretazione di Pier Paolo Pasolini del mito di Edipo: qui la cecità è espiazione e riscatto per l’uomo di ieri come per quello di oggi. L’Edipo di Pasolini nasce negli anni venti, vive nell’antica Tebe e muore nella Bologna degli anni sessanta. Nulla di più efficace per esprimere il concetto che questa condizione di morte in vita non appartiene a un’epoca ma è insita nel cuore degli uomini finché non siano essi stessi a prenderne coscienza e a superarla.

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Cecità 2012-11-13 21:58:05 Fede.92
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Fede.92 Opinione inserita da Fede.92    13 Novembre, 2012
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Il chiaro oblio dell'umanità

Nella sua opera: "Cecità" Saramago trafigge il lettore catapultandolo in un mondo apocalittico ma alquanto realistico. Un opera originale anche se rapportata a testi trattanti il genere apocalittico. Viene dato risalto all'uomo che viene privato della società come la si conviene e ricatapultato allo stato di natura che il seicentesco Hobbes ipotizzava.Nel suo libro non c'è spazio per nomi,punteggiatura, e altre regole sintattiche comunemente utilizzate,Saramago è riuscito nel suo intento: alienare anche la sua opera come i suoi personaggi dal panorama comune di civiltà, rendendo il tutto una cosa a sè stante. L'opera ha anche valore metaforico: Amplifica, talvolta distorce, facciate della reale società odierna, implementando al suo interno un recondito significato politico.
Il libro ha mille facciate, ciascuna interpretabile soggettivamente da ciascuno di noi, ecco cosa rende questo libro un opera da leggere e da comprendere.

Si tratta comunque di un libro complesso, articolato, che richiede impegno nella sua comprensione, non ritengo si tratti di un'opera meramente intrattenitiva o di svago.

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Cecità 2012-10-07 07:36:13 Enzobis
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Enzobis Opinione inserita da Enzobis    07 Ottobre, 2012
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Imperdibile

Il libro più bello del grande Saramago, la storia di un’umanità dolente, meschina ma anche eroica, debole e fragile, ingiusta ma talvolta straordinariamente coraggiosa…Un racconto intenso e profondo, ed una scrittura originale (quella latitanza di punti virgole, l’assenza di virgolette…) che ti avviluppa. La cecità che si diffonde, e le reazioni che ne conseguono, le lotte, i soprusi, le discriminazioni, sono naturalmente altrettante metafore della vita e del mondo in cui viviamo, che restano sullo sfondo di una storia coinvolgente. Insomma: un capolavoro.

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Cecità 2012-09-18 14:48:49 Claudio
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Opinione inserita da Claudio    18 Settembre, 2012

Homo Homini Lupus

L'incipit è fantastico, destabilizzante ed il resto del libro non è da meno. Essendo il primo libro che leggo di Saramago inizialmente ho avuto un po' di difficoltà per il particolare stile del dialogo, o meglio della sua assenza, che viene risolto con l'uso della maiuscola all'interno del corpo stesso della frase, ed anche per l'abbondanza di incisi che inserisce nel corso del periodo e che qualche volta mi hanno fatto perdere il filo del discorso ma superate queste piccole difficoltà posso dire che è davvero un libro molto bello, crudo e crudele come appunto è la Vita ma soprattutto la natura umana che chissà se riuscirà davvero a riacquistare la Vista!

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Il Vangelo Secondo Gesù Cristo
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Cecità 2012-09-10 17:49:06 Ally79
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Ally79 Opinione inserita da Ally79    10 Settembre, 2012
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L'inferno in stile Saramago

Ho preso Cecità molto tempo fa grazie ai lettori di questa community.
Lo tenevo li’.Fermo,senza aprirlo.Non me la sentivo di leggerlo.Aspettavo il “momento giusto”.
Poi un giorno ho pensato che non dovevo più attendere,le recensioni erano strabilianti.Perché indugiavo?
Ho iniziato.

Le prime pagine mi affascinavano:questo bianco negli occhi cosi improvviso,questa scrittura di Saramago cosi anomala,diversa,senza alcun rispetto per le regole grammaticali.
Pensavo stranita che era davvero talentuoso per poterselo permettere.
E poi come riusciva a farmi immaginare cosi tanti personaggi senza descrizione?
Butta là un particolare,un occhio strabico,degli occhiali scuri e tu vedi qualcuno.
Wow.

Ma a un certo punto per continuare ad andare avanti iniziavo a fare uno sforzo disumano.
Non era noia,non era mancanza di attenzione.Era dolore.
Leggere Cecità mi faceva troppo male.
La reclusione,la perdita di dignità,il putridume,la violenza,la cattiveria.
L’impotenza di questi ciechi verso il mondo,verso la loro vita,erano insostenibili per me.
L’ho chiuso.Ho detto basta.Ho detto mi arrendo.

Sono passati mesi ma ogni tanto scene di quel romanzo mi tornavano in mente.
Una sorta di fantasma letterario che non voleva mollarmi.
Allora ieri ci sono tornata su e oggi l’ho terminato.
Ma stavolta sapevo cosa mi aspettava,mi sono corazzata e ho tentato di difendermi.
Ho letto con la testa.

E come una osservatrice distaccata mi sono resa conto di come Saramago scavi nel fango.
Arriva fino al punto più nero dell’animo umano,non risparmia nulla al lettore dell’orrore.
Nel libro dei senza vista non smette di sussurrarti “Guarda,guarda,guarda.Osserva fino a che punto si può arrivare.Non distogliere lo sguardo.Mai.”
A mani nude e sanguinanti ti conduce nell’abbisso,nel punto da cui si può solo risalire.
Poi ogni tanto ti lancia una frase piena di luce,che dovrebbe resitituirti la speranza.
Ogni tanto.Troppo poco.

Sapete che c’è?Io questo libro non so giudicarlo.Non so dirvi se mi è piaciuto o meno.
So però che mi è entrato dentro.
In fondo non è quello che dovrebbe fare un capolavoro?

Anche se fa male.
Buona lettura.

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Cecità 2012-09-09 08:39:21 Mephixto
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Mephixto Opinione inserita da Mephixto    09 Settembre, 2012
Ultimo aggiornamento: 09 Settembre, 2012
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Nell'antro della bestia

Volevo leggere qualcosa di diverso che rompesse gli schemi, quindi dopo un attenta riflessione sono andato in libreria; deciso a scegliere qualcosa che realmente servisse a tal scopo.
Ed eccomi qui con questo libro, lo apro, e dopo qualche pagina ecco che mi sento bussare sulla spalla, ed era Saramago che mi diceva : " se pazienti ancora un po' ti porto in un posto per mostrarti un cosa" .
E così spinto dalla curiosità ho deciso di seguirlo. Meglio sarebbe stato se non lo avessi fatto, perché in questo modo mi sarei risparmiato pagine e pagine di: crudeltà, ignoranza, sofferenza, agonia, e ansia .
Si perché Saramago mi porta negli angoli più bui della società umana, mi porta in un inferno fatto di violenza, emarginazione, crudeltà, mi guida in questo manicomio diroccato che via via si popola di persone affette da un morbo che rende tutti ciechi , il Mal bianco. E qui nel antro della bestia, le persone che non vedono, esprimo se stessi e la loro avida crudeltà in modo sopraffino.
E qui in questo manicomio fatiscente, il mio ospite narrante mi dice: "stai un po' a vedere cosa succede adesso". Ma io già provato dal luogo cominciavo a vacillare, la nausea e il ribrezzo per ciò a cui stavo assistendo diventava insopportabile, la curiosità di "vedere" se qualcosa di buono c'era in tutto questo è stata sufficiente a farmi procedere, a naso tappato, in questo luogo fetido dell'animo umano, dove qua è la, forse per compassione o forse per dover di cronaca, il mio Virgilio vedente talvolta mi mostrava barlumi di speranza, un amore fatto di comprensione, animi umani ancora disposti a lottare e persone disposte al sacrificio pur che il grottesco spettacolo ignobile finisca.
Più leggevo e più mi schifavo di cosa potrebbe diventare l'uomo, davanti ad una catastrofe delle proporzioni immani come quella narrata in questo testo. Il mio Caronte a questo punto vedendomi chiaramente sconvolto mi dice :" ora che hai visto l'anticamera dell'antro della bestia, andiamo a vedere come si sta in salotto" Ecco non lo avesse mai fatto (sadico impunito!). Una tragedia fatta di miseria, dove l'uomo si è spogliato di ogni dignità e dove il ridicolo si fonde al assurdo e il drammatico incontra la tragedia. Il mondo e ridotto a una cloaca a cielo aperto, dove ratti in stivali e doppio petto uniscono le loro forze e lottano tra loro per sopravvivere nelle rovine di una civiltà spogliata dei sui valori e delle sue dignità. Un miseria equa, dove non esistono ricchi,poveri, edotti e disgraziati, esistono solo esseri che tentano di sopravvivere.
"Adesso il giro è finito ma rammenta quello che hai visto!" mi ha lasciato così, ctatonico e stordito con il libro ancora aperto e una profonda amerezza ...
In conclusione posso dire che :
Cecità non è un testo semplice, ne per il modo in cui è scritto con la scelta stilistica di omettere le punteggiature, eccezion fatta per punti e virgole,ne tantomeno per i temi trattati e le considerazioni dell'autore. Un libro che non è assolutamente uno svago e che per leggerlo ritengo ci voglia la volontà di guardare e tanto tantissimo pelo sullo stomaco.

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Cecità 2012-09-01 11:11:19 hottina92
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hottina92 Opinione inserita da hottina92    01 Settembre, 2012
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Solo in un mondo di ciechi le cose saranno ciò che

Purtroppo ho conosciuto la genialità di Saramago solo quest'estate e me ne rammarico perchè la lettura delle sue opere risulta davvero piacevole e soprattutto costruttiva; i suoi libri dovrebbero essere tra le "biblioteche" di tutte le case.
Cecità è il primo libro di questo autore che ho letto; all'inizio ho fatto una leggera fatica ad attarmi al suo stile (l'uso del discorso diretto libero, periodi parecchio lunghi, l'utilizzo di molte virgole possono rendere la lettura un po' difficile all'inizio, e poco scorrevole) ma dopo le prime pagine, ho letteralmente divorato tutto il libro e la sua storia. Ciò che rende speciale questo libro non è solo l'inconfondibile stile di Saramago, ma la profondità dei temi trattati. Infatti benchè la trama sia in sè irreale, essa è un pretesto per riflette sulla vera natura dell'uomo. una situazione dunque nel quale tutti gli uomini gettano via la propria maschera e il finto perbenismo per scatenare la vera natura che è dentro di loro. Un libro dunque che mette a nudo l'umanità.
Se volete leggere un capolavoro, leggete cecità e ve ne innamorerete!

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Cecità 2012-08-19 17:29:11 Grenouillette
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Grenouillette Opinione inserita da Grenouillette    19 Agosto, 2012
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"Se puoi vedere, guarda. Se puoi guardare, osserva

“Lottare è sempre stata, più o meno, una forma di cecità”; vederlo fare da un gruppo di personaggi poco definiti, senza nome né storia, ma con una forza ed un carattere ben delineato, è ancor più inumano. Tuttavia se, dopo aver letto questo libro, venisse da chiedersi in cosa consti davvero l’umanità, credo che i dubbi sarebbero parecchi. Chi mi ha regalato “Cecità” mi aveva, a priori, convinto della grandiosità dell’opera, il cui titolo originale sarebbe, in effetti, “Saggio sulla cecità”. E del saggio ne ha tutte le caratteristiche, sebbene allo stesso tempo sia anche un romanzo di singolare bellezza, che narra di un’epidemia globale che colpisce la popolazione, in un tempo ed in un luogo indefinito. Sin dall’inizio, chi legge non può che sentirsi cieco e continuare ad esserlo fino all’ultima pace, attraversando pagine dipinte dalla sublime penna di Saramago, dove scorre una prosa furente e emozionata, che esclude l’uso della grammatica comune e pone la scrittura quasi sotto un unico simil flusso di coscienza.
Una storia davvero seducente, che nasconde un’ampia metafora di quel che siamo e di quel che facciamo e, allo stesso tempo, un gran monito contro l’umanità che pecca di un egoismo smodato, di una solidarietà assente e di una cooperazione benevola. Un libro da capire a fondo ma, soprattutto, da osservare, per cercare di mantenere fissi e spalancati i nostri occhi, aperti sul mondo, e non rischiare di essere ciechi che, pur vedendo, non vedono.

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Cecità 2012-08-13 17:29:54 Capriluc
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Capriluc Opinione inserita da Capriluc    13 Agosto, 2012
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L'agnosia è la malattia più grave

Mentre ero immerso nella lettura di Cecità, libro scritto da Saramago, la definizione di William Golding sul genere umano, “l’uomo produce il male come le api producono il miele”, sembrava impressa nelle pagine.

Il libro narra la storia di un’epidemia che si diffonde brevissimamente:chiunque viene colpito e nessuno può sfuggirle.La cecità non è caratterizzata da un buio totale, bensì è distinta da una luce continuamente bianca, come se avessimo al posto degli occhi un sole coperto dalle nubi.I primi colpiti vengono rinchiusi in un ex-manicomio, atto con il quale il governo cerca di salvaguardare il benessere collettivo.Tuttavia la patologia non conosce barriere; presto tutta la popolazione inizierà a soffrire dell’impossibilità di vedere.
Lo stile adottato da Saramago è quello del racconto fantastico che ricalca fedelmente il realismo materico della società postmoderna. I personaggi sono presentati senza il nome proprio, descritti dal narratore, talvolta intradiegetico, talvolta extradiegetico, con espressioni impersonali (il primo cieco, il medico).Come ne “Il Vangelo secondo Gesù Cristo”, i dialoghi non sono introdotti dai due punti, il periodo è separato da una virgola e seguito dalla lettera maiuscola.Questo esercizio di stile si configura dentro una pagina priva di spazi, esaltando la violenza del romanzo, senza lasciare tempo di respirare.Si vive un’agonia.
Saramago disegna con sapienza la bestialità dell’essere umano, trasposta nella contemporaneità, in cui l’individuo viene depurato da tutte le sue dispersioni e costretto a soddisfare i suoi bisogni primordiali.Cecità è un libro che segue la traccia lasciata da Orwell (1984) e Golding (Il signore delle mosche) , passa da Huxley (Il mondo nuovo e Ritorno al mondo nuovo) e Bradbury (Fahrenheit 451), giunge fino a McCarthy (La strada) e ci mostra crudelmente il male più grande:l’agnosia.

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Cecità 2012-08-12 20:13:49 Giada_
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Giada_ Opinione inserita da Giada_    12 Agosto, 2012
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Il mio libro preferito

Una volta iniziato, è impossibile abbandonarlo. Un libro che ti perseguita, che ti immerge dentro di sé, grazie allo stile leggero e sapiente di Saramago. Quando ho sfogliato il libro prima di compralo, mi ha sorpreso l'assenza di virgolette che introducessero i discorsi, ma durante la lettura non si è rivelato un problema, e non ci si fa neanche caso.
La trama è magnifica, angosciante e triste. Triste perchè racconta la nostra società, perchè se dovesse accadere una piaga simile, la realtà non sarà poi diversa da quella descritta nel libro.

Un libro che si deve leggere, a mio parere.
L'ho consigliato a tutti, dal mio ragazzo (che l'ha divorato in pochi giorni) alla mia prof di italiano!

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Cecità 2012-05-14 20:56:05 Hypo
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Hypo Opinione inserita da Hypo    14 Mag, 2012
Ultimo aggiornamento: 14 Mag, 2012
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Un mondo di ciechi

Come ricevere un pugno nello stomaco e provare piacere, questo è "Cecità". Mai una lettura mi aveva asfissiato con tanta grazia, mai avevo sperimentato la repulsione unita alla forte voglia di continuare e vedere come andava a finire. Una serie di episodi, una scala che si arrampica sempre più in alto. Quando pensi di aver letto il peggio raggiungibile dalla natura umana arriva puntualmente qualcosa a farti ricredere che si può andare sempre più a fondo. Terribilmente intenso, vero, crudo, non sembra di leggere finzione, sembra di leggere vicende realmente accadute. Saramago è un maestro, senza definire luoghi, nomi o quant'altro (a cosa serve tanto siamo cechi) riesce a trasmettere il massimo, è come se lui avesse sperimentato la vicenda realmente sulla propria pelle. Ci sono talmente tante perle di saggezza dentro "Cecità", tante di quelle verità che si rischia un indigestione. E intanto la storia va avanti e si resta paralizzati, schifati, tormentati da quello che a conti fatti realmente potrebbe succedere se gli eventi del libro si avverassero.

"Cecità" è un capolavoro che rimane dentro, i personaggi hanno una caratterizzazione incredibile, quasi impensabile pensare a una cosa del genere, eppure Saramago c'è riuscito. Cercare di spiegare altro è probabilmente inutile, questo libro va vissuto e sofferto, tanto catturerà in qualsiasi modo.

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Cecità 2012-03-26 15:35:33 websurfer78
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websurfer78 Opinione inserita da websurfer78    26 Marzo, 2012
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CAPOLAVORO!

In una città qualunque,un uomo qualunque,fermo con la macchina al semaforo,improvvisamente diventa cieco (stranamente,vede tutto bianco,non nero...).E' solo il primo caso di un'epidemia che finisce col colpire l'intera popolazione...tranne una persona...Il governo,nel disperato tentativo di arrestare il numero crescente di casi,decide di rinchiudere le prime persone affette da cecità all'interno di un ex-manicomio,dove ben presto la condizione patologica e lo stato di cattività faranno emergere il lato più selvaggio e brutale degli esseri umani...
Raccontare la realtà attraverso una situazione paradossale,"fantascientifica",non è nuova,mi vengono in mente "Fahrenheit 451" di Bradbury o "1984" di Orwell. In questo caso,Saramago compie un lavoro straordinario,riesce cioè a descrivere con una lucidità sconcertante e,allo stesso tempo meravigliosa,la bassezza umana,l'egoismo e il brutale istinto di sopravvivenza che sopravvengono quando vengono a mancare i bisogni primari all'interno di una comunità.E poi,il bisogno di dominare,attraverso la forza,la violenza e la sopraffazione del più debole,ottenendo ciò di cui si ha bisogno a scapito degli altri.
Certo,alcuni passi del romanzo sono difficili da digerire per il loro contenuto,su tutti il passaggio in cui le donne sono costrette a recarsi nella camerata dei "malvagi",ma è proprio attraverso tale crudezza nelle descrizioni,come un pugno allo stomaco,che Saramago ci invita a riflettere su noi stessi,sulla nostra condizione di esseri umani.La cecità del romanzo,è metaforicamente,quindi, l'incapacità dell'uomo moderno di guardare al di là del proprio ego,del proprio tornaconto personale.Il messaggio che trasmette è,naturalmente,negativo e pessimista,ma lascia lo spazio alla speranza,rappresentata in primis attraverso la figura della moglie del medico,che diviene sostegno per le povere anime rinchiuse all'interno della struttura.
Romanzo davvero incredibile,bellissimo per contenuti,per stile,per analisi psicologica dei protagonisti.Assolutamente consigliato...

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Cecità 2012-03-23 12:43:12 leggere libri
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leggere libri Opinione inserita da leggere libri    23 Marzo, 2012
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Cecità

Geniale, profondo e incredibilmente vero. Scioccante, perché analizza tutti i punti deboli dell’umanità, come la regressione dell’uomo a bestia, che cerca di soddisfare i bisogni primari usando cattiveria e indifferenza.
Alcune pagine sprigionano una tale forza emotiva che ti costringono davvero a riflettere su quanta brutalità c’è nel vivere umano.
Alcuni passaggi sono macabri, altri sprigionano dolcezza, come quando Saramago descrive le donne che si lavano sotto la pioggia, e nonostante siano state violate nel corpo, mantengono inalterata la loro dignità.
E che dire poi del cane che lecca le lacrime … bellissimo!!

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Cecità 2012-03-09 08:20:04 Marghe Cri
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Marghe Cri Opinione inserita da Marghe Cri    09 Marzo, 2012
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Ancora un capolavoro!

Josè Saramago: ma non ha scritto niente di banale quest'uomo?
Questa volta non è una storia semplice. Questa volta affondiamo nell'orrore dell'homo homini lupus.
A causa di una improvvisa epidemia di cecità (forse infettiva?) l'umanità affonda nell'orrore del male la cui radice conserva dentro di sé e che dilaga all'esterno senza più barriere, né quelle della morale, né quelle dell'educazione e della convenienza.
E l'orrore non è, come siamo abituati a immaginarlo, una caduta nel nero profondo, ma un morbido affondare nel bianco lattiginoso: una nebbiolina lattea che appanna la vista e priva i nostri personaggi, uno alla volta all'inizio e poi man mano in gruppi sempre più corposi, non solo della capacità di controllare il mondo intorno, ma anche e soprattutto di mantenere la propria umanità.
Se nessuno ti vede, e tu non vedi nessuno, chi ti impedirà di rubare, di uccidere, di violentare, di prevaricare? Chi potrà ergersi a giudice di chi?
Solo in pochi saranno capaci di mantenere un contatto con la propria coscienza, con il desiderio di giustizia, con l'orgoglio di definirsi uomini.
Saramago questa volta ci va giù pesante: spella vivo il lettore, sparge sale sulla carne viva, disorienta la nostra fantasia con scene di violenza morale e fisica inattese e indimenticabili interrotte, all'improvviso, da brevi momenti di umanità preservata, di tenerezza, di amore capace di sacrificio e di altruismo.
E mentre tutto accade, si scivola in una catastrofe di proporzioni incontenibili ed irrimediabili, oppressi da un tempo ed uno spazio claustrofobico e privo di speranza.
Ma poi... poi il buon Josè ha pietà del suo lettore e dei suoi personaggi e apre uno spiraglio verso il ritorno alla “normalità”. Ma quel che si è fatto, quel che si è vissuto, subìto e pensato, chi potrà cancellarlo? Come si potrà tornare alla vita di prima?
Come sempre la trama è stupefacente, ma è l'aspetto meno importante del romanzo: Saramago con le parole dilania e accarezza, traveste la realtà con scintillante fantasia e ci obbliga a pensare, a guardarci dentro.


[…]
Ecco come sono le parole, nascondono molto, si uniscono pian piano fra di loro, sembra non sappiano dove vogliono andare, e all'improvviso, per via di due o di tre, o di quattro che all'improvviso escono, parole semplici, un pronome personale, un avverbio, un verbo, un aggettivo, ecco lì che ci ritroviamo la commozione che sale irresistibilmente alla superficie della pelle e degli occhi, che incrina la compostezza dei sentimenti, a volte sono i nervi a non riuscire a reggere, sopportano molto, sopportano tutto, come se indossassero un'armatura, si dice, La moglie del medico ha i nervi d'acciaio e poi, in definitiva, la moglie del medico si scioglie in lacrime per via di un pronome personale, di un avverbio, di un verbo, di un aggettivo, mere categorie grammaticali, mere designazioni
[...]

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Consigliato a chi ha letto...
Josè Saramago, perchè non ci sono paragoni possibili nè per questo libro nè per il suo autore.
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Cecità 2012-02-17 13:27:12 p.luperini
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p.luperini Opinione inserita da p.luperini    17 Febbraio, 2012
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LEGGERE SENZA OCCHI MA COI SENSI

La prima domanda che ti viene in mente durante la lettura di questo romanzo è: “Come sarebbe la mia vita se diventassi cieco all’improvviso?”
“Cecità” è uno di quei romanzi che dopo averlo letto ti senti svuotata perché il coinvolgimento emotivo è forte e tutti i sensi sono stimolati proprio come può succedere ad un cieco.
Saramago ha uno stile geniale e innovativo che tiene incollato il lettore pagina dopo pagina e alla fine dopo tutto diventeremo migliori?
Questo romanzo è un vero capolavoro e più il tempo passa e più lo ricordi piacevolmente.

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Cecità 2012-02-01 17:59:32 macchiolina
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macchiolina Opinione inserita da macchiolina    01 Febbraio, 2012
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L'inudibile suono delle lacrime

Una città, una nazione, forse un mondo intero diventano cechi.Solo una donna continua a vedere..la donna più sola del mondo..la donna più forte del mondo.Saramago ci racconta come questa cecità diviene vista consapevole della natura umana. All'inizio un pò lenta, dopo poco la storia ci trascina con sè, in un mondo angosciante,disperato,fatto di violenza e disperazione, di orrore e di squallore, e ci fa vedere con gli occhi dell'unica vedente rimasta, che è diventata gli occhi di tutti, e quindi accoglie in se la vista di tutti gli orrori che agli altri saranno risparmiati. Bello,bello,bello. -"Un suono quasi inudibile,come può esserlo solo quello delle lacrime che scorrono lentamente fino agli angoli della bocca dove scompaiono per riconìminciare l'eterno ciclo degli inspiegabili dolori e delle gioie umane."

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Cecità 2011-12-10 14:54:41 Argento
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Argento Opinione inserita da Argento    10 Dicembre, 2011
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Vedo, dunque sono?

Possiamo immaginare un mondo dove improvvisamente si spegne la luce? No, non lo immaginiamo e non immaginiamo nemmeno che, invece di sprofondare nel buio, tutto scompaia, come inghiottito, da un biancore accecante, lattiginoso. E diventiamo improvvisamente ciechi, inghiottiti da un mare di latte. Una cecità contagiosa, che colpisce tutti e di cui tutti hanno paura. Questa cecità sovverte gli ordini, sociali e politici, fa uscire da ognuno l’istinto di sopravvivenza, ma anche gli istinti primordiali. E tutto perde di significato, tutto tranne la vita; ma solo la nostra. Riuscire a mangiare è la necessità primaria, il resto è superfluo. E in un posto qualunque, in un momento qualunque accade che gli uomini lottino gli uni contro gli altri, dimenticando millenni di storia, di guerra, di civiltà che ci hanno portato fin qui, nella cosiddetta società civile. Saramago indaga, scruta, osserva, senza mai commentare, senza mai approfondire, tracciando i personaggi e non dandogli mai un nome, come se nessuno fosse più identificabile. Il medico, la prostituta, il ladro di auto, così vengono identificati i personaggi. Ma di ognuno viene esplorato l’intimo. E in questa nebbia che tutto avvolge vengono “alla luce” solo le debolezze e i particolari dell’anima. “Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo. Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono”, queste sono le parole delle moglie del medico, l’unica che non viene colpita dalla cecità, e vive l’orribile condizione di un vedente in un mondo di ciechi, ma che per sopravvivere deve fingersi cieca e assistere, sgomenta, alla ferocia di cui tutti si rivelano capaci .
Saramago dipinge con magistrale bravura uno spaccato della società, mettendo a nudo tutte le debolezze e gli orrori di cui possiamo essere capaci, ci fa “vedere” come siamo disposti a perdere la dignità pensando che nessuno ci possa vedere, come se la cecità ci affrancasse dalla brutture che perpetriamo.
Siamo ciechi in un mondo di vedenti e, se così, come era iniziato tutto finisse, ci accorgeremmo che ”la città era ancora lì”.

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Cecità 2011-12-05 18:45:00 Pelizzari
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Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    05 Dicembre, 2011
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Vedo, non vedo, vedo

Un uomo fermo a un semaforo in macchina diventa improvvisamente cieco. Ed è l'inizio di un'epidemia, che colpisce prima alcune persone che l'uomo ha incontrato da quando è diventato cieco, e così via, fino a dilagare nella città. I ciechi vivono una cecità bianca, vivono immersi in un muro bianco di latte. Lo stato li rinchiude in un manicomio, lasciandoli isolati, e loro sono costretti ad organizzarsi in una comunità, con regole proprie, fatta di un campionario umano variegato. Colpiscono i modi con cui i ciechi cercano di soddisfare i loro istinti primitivi, colpiscono l'indifferenza, la cattiveria, la violenza. Viene calpestata la dignità umana, vengono lesi i diritti fondamentali, ma i ciechi buoni, restando uniti, riusciranno a sopravvivere. Non hanno alcun nome i protagonisti, sono di volta in volta chiamati con le loro caratteristiche; impari a riconoscere le loro voci, anche se stai solo leggendo, perchè la voce è la vista di chi non vede. Particolarissimo è lo stile di Saramago, che mescola il racconto ai dialoghi in un unico flusso, un mare bianco, in cui anche la punteggiatura è usata in modo anomalo.

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Cecità 2011-11-17 10:10:29 C.U.B.
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C.U.B. Opinione inserita da C.U.B.    17 Novembre, 2011
Ultimo aggiornamento: 11 Mag, 2012
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Incantati, ci inchiniamo.

DALLA COOPERAZIONE DI : c.u.b. e Lucabettin.
UN ROMANZO LETTO A QUATTRO OCCHI .
UN ROMANZO RECENSITO A QUATTRO MANI.

Ci inchiniamo di fronte a questo romanzo, ci inchiniamo di fronte a questo autore.

IO credo che ci siano autori, io credo che ci siano romanzi assolutamente esclusivi.
Ovviamente possono piacere o meno, ma il marchio di esclusività spetta loro di diritto.
Con questo intendo dire che si tratta di un romanzo veramente singolare, sia per il contenuto che per la tecnica utilizzata.
Non c'e' autore, non c'e' romanzo accostabile a Cecita'.
E' unico, Punto.
Cos'e' Cecita'? Un vortice che ti assale.
//Una cassaforte che contiene un tesoro preziosissimo. Prima provi a forzarla, poi capisci che l’unica strada percorribile è scoprire la combinazione. Ci vuole pazienza. All’inizio è un pugno, forte, nello stomaco. Le prime pagine vai quasi in apnea, poi poco alla volta trovi il ritmo. E respiri. Dov’è la chiave? Non esiste? E’ Lontano? E’ Nascosta? No, è lì. Propiro lì dentro. Dopo qualche pagina ci arrivi. Lo apri.\\
Lo apri, guardi le prime pagine, Che diavolo è ti chiedi ?
Osservi meglio, Che punteggiatura usa quest'uomo ? Non sara' facile leggerlo...
Poi lo inizi, le prime righe, le prime pagine.
Sotto di te l'oceano : blu , scuro , Cecita'.
Ti tuffi.
E puo' succedere di tutto.
Non trovi sintonia, e' troppo profondo, troppe correnti, poca visibilita' , non trovi la chiave di lettura , ti senti soffocare ...
Chiudilo e' solo un libro.
Ma se riesci a integrarti, ad individuare la linea d'onda, quel muro d'acqua che pareva schiacciarti all'inizio diventa tiepido, leggero, un abbraccio. //Una Carezza.\\
La metamorfosi e' iniziata. //Sei definitivamente dentro.\\
Dietro le orecchie le branchie , puoi restare in apnea, Vuoi restare in apnea.
Saramago ti ha trascinato in un mondo dove nulla e' lasciato al caso.
Ogni frase un anello, ogni anello segue un altro anello , una catena perfetta.
Fluidita'. //Ritmo.\\
Usa una punteggiatura pazzesca, che sembrerebbe ostile a chiunque di primo acchito ed invece altro non e' che un'incredibile Fluidita'. //Ritmo.\\
Nessun nome proprio, le persone sono chiamate servendosi di caratteristiche, di ruoli: il primo cieco , la ragazza con gli occhiali neri,...E le ripetizioni invece di appensantire danno un'inspiegabile chiarezza.
Non perdi mai il filo. Non devi mai rileggere. //MAI.
Cominci a capire, non perché ragioni ma perché adesso fai parte. Stile e contenuti sono un’unica entità. Sono due metà inutilizzabili singolarmente, quando danzano assieme sono la combinazione per aprire la cassaforte. Se li separi la musica si ferma, tutto evapora velocemente.
Senza luogo definito, senza nomi propri, senza spazi nelle pagine, con pochissimi punti a concludere le frasi. Qual’è il risultato? Un’armonia senza inizio e senza fine.\\
E poi inizia...
Un luogo senza nome e senza tempo, persone, una vita normale, come la nostra.
Un cieco.Il primo cieco. Un uomo perde la vista, di colpo , senza sintomi.
La cecita' bianca incombe.
E con la cecita' i lati oscuri dell'uomo emergono, pagina per pagina un tumulto di sensazioni, piu' si procede piu' la bestialita' aumenta e Saramago la rivela pacatamente , tenedoti per mano, quasi a rendere normale cio' che normale non dovrebbe essere. L'onda anomala e' iniziata, sei trascinato dalle particelle dell'acqua, vuoi farti trasportare sapere cosa succedera' se tutto questo avra' un fondo oppure il delirio non ha fine.
Splendida la figura della donna tracciata dall'autore.
//E’ la purezza. E’ la forza. E’ la speranza. E’ l’amore senza condizioni. E’ la piccola e caparbia parte di noi che ci fa credere che si può sempre ripartire.\\
Porta un messaggio intenso, ogni donna un'immagine di forza e grazia insieme.
In loro la Passione, l'Amore, la Fedelta', il Perdono, la Carita', la Redenzione, la Soliderieta', il Sacrificio.


“L'unico miracolo che possiamo fare sarà quello di continuare a vivere, disse la moglie, difendere la fragilità della vita giorno per giorno, come se fosse lei la cieca, e non sapesse dove andare, e forse è proprio così, forse la vita non lo sa davvero, si è abbandonata nelle nostre mani dopo averci reso intelligenti, e noi l'abbiamo portata a questo..."

//Mentre leggi ti chiedi che cos’è questo libro. Piano piano, capisci. Quando chiudi l’ultima pagina hai la certezza della risposta.
SIAMO NOI.\\


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Cecità 2011-10-24 21:33:53 toffoli
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toffoli Opinione inserita da toffoli    24 Ottobre, 2011
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Angosciante

Una lettura angosciante. La cruda realtà di una vita assurda. Un mondo di ciechi merita di sopravvivere? O dovrebbe lasciarsi estingure? Spegnersi e morire? La storia è semplice: un'epidemia di cecità colpisce la società civile. Segue un'epidemia di inciviltà. Saramago lascia una tenue speranza, che veste le sembianze di una donna che continua a vedere, che si danna l'anima ed il corpo per aiutare. Aiutare soprattutto il proprio "branco", perchè di più è impossibile.
La cecità colpisce tutti, indistintamente. Non se ne conoscono le cause, e per questo mette paura. Il terrore di ciò che non si comprende porta a galla le debolezze nascoste dell'uomo. L'egoismo prende il sopravvento e la società perde ogni parvenza di umanità. Le libertà vengono soppresse. Le persone diventano bestie da sacrificare per il bene comune. Ma la mera sopravvivenza a scapito delle interazioni sociali, delle libertà, è, questa, bene comune? E' bene?
L'uomo regredisce ad animale il cui unico scopo è la pura sopravvivenza, trovare cibo, espellere impurità, soddisfare appetiti sessuali. Quale sarebbe la mia risposta in questo mondo? Anch'io preda dei più elementari e terribili istinti animali?
Tante domande mi sono posto leggendo queste pagine.
Leggetelo. L'unica difficoltà è lo stile, senza punteggiatura, un fiume in piena di parole che mi travolge e fatico a contenere. Ma questo è un mio limite.

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Cecità 2011-09-14 18:45:48 alan smithee
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alan smithee Opinione inserita da alan smithee    14 Settembre, 2011
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Il mal bianco

Nel bel mezzo del traffico cittadino di una imprecisata citta’ di uno stato non menzionato, nel presente o in un immediato futuro, un cittadino comincia improvvisamente ad accusare problemi seri alla vista.
Dice di vedere tutto bianco, rivolto disperato ai primi soccorritori. E’ l’inizio di una apocalittica epidemia, soprannominata “il mal bianco”, in quanto, a differenza della cecita’ comune, che immerge nelle tenebre coloro che ne sono afflitti, questa volta invece la malattia, che ha anche una repentina propagazione virale, avvolge i malcapitati in una patina bianca lattiginosa che li rende completamente ciechi.
I primi episodi vengono isolati in un ex manicomio fatiscente, dove vengono accolti da un lato i ciechi, dall’altro i possibili contagiati. Il panico si diffonde presto, la polizia innalza un regime marziale ricorrendo alla forza ogni qual volta si renda necessario.
Il romanzo si sviluppa attraverso le vicende e testimonianze di un gruppo di otto/nove malcapitati, tra i primi ad essere contagiati, e ne segue i drammatici sviluppi di fronte ad una societa’ che crolla su se stessa, e che, nonostante il dilagare della malattia, non rinuncia alla sopraffazione da parte dei piu’ violenti, ai danni dei piu’ deboli.
Saramago, con la sua scrittura tutta particolare, che prevede dialoghi strutturati senza interlinee e come se in realta’ le frasi pronunciate dai protagonisti venissero riferite da un terzo narratore che le riporta alla lettera, dà vita ad un romanzo – tra i suoi piu’ famosi – realmente angosciante: l’agonia di una razza umana che forse merita la fine alla quale e’ destinata, ma che non smette di lottare nonostante le mostruosita’ che la paura umana crea in ognuno di noi non appena perdiamo la percezione di cio’ che ci sta accanto.
Siamo dalle parti del Mc Carthy di La strada, salvo indulgere in questa notevole opera di Saramago ad un lieto fine, seppur piuttosto amaro; ma qui la catastrofe che incombe e’ ancor di piu’ una punizione divina in quanto l’uomo, almeno apparentemente, ne e’ solo vittima e non la causa.
Guidati dall’unica donna che si conosca risultata indenne all’epidemia, il gruppo dei protagonisti parte avantaggiato rispetto agli altri che brancolano nel biancore accecante, ma sara’ ancor piu’ di questo la capacita’ di aggregazione a permettergli di sopravvivere alla brutalita’ di un mondo tornato alle regole dell’istinto e della sopravvivenza animale.
Verso la fine, quando la situazione pare in miglioramento, la conclusione drammatica (ancor piu' moralmente che fisicamente) a cui giungera' uno dei protagonisti (l'oculista, marito dell'unica vedente) sara' che "secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono".
L’anno scorso il bravo regista brasiliano Fernando Mereilles (quello di City of God e di The Costant Gardner) ha trasposto piuttosto fedelmente sul grande schermo questo interessante romanzo, ambientandolo negli Stati Uniti, con un cast eccellente che annovera fra gli altri Julianne Moore, Marc Ruffalo e Gael Garcia Bernal fra i protagonisti. Tutto cio’ non e’ bastato affiche’ la miope organizzazione distributiva italiana procedesse alla regolare fruizione cinematografica, relegando il film ad una frettolosa uscita in dvd. Ne consiglio pertanto un recupero sotto tale formato per coloro che hanno apprezzato l’opera del grande scrittore portoghese.

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Cecità 2011-09-06 21:47:19 talullah
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talullah Opinione inserita da talullah    06 Settembre, 2011
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però che angoscia!

E' stato scritto da un premio Nobel, deve essere un bel libro, per forza, mi son detta quando ho preso in mano "Cecità" per la prima volta e senza dubbio lo è perchè è geniale l'uso della metafora della cecità per descrivere una società bestiale e feroce in cui quel che conta è sopravvivere, con qualsiasi mezzo. Devo tuttavia confessare che la lettura di questo romanzo è stata tutt'altro che semplice, chissà, forse, era proprio nelle intenzioni dell'autore farne un romanzo duro, per molti versi ostico a leggersi, un romanzo che lasciasse il lettore perplesso di fronte a così tanta crudeltà ingiustificata ma non è solo questo, non è solo una questione di contenuto, voglio dire, mettere insieme atrocità di ogni tipo, violenza gratuita, facili sensazionalismi sarebbe stato troppo semplice e forse troppo banale anche, qui è invece la forma, è il modo in cui il racconto è scritto a dare corpo alla violenza di questo romanzo più che il contenuto, Saramago ha voluto essere crudele persino nei confronti del "povero" lettore. La sua è una scrittura che ti toglie il respiro, che ti porta a leggere senza tregua perchè manca la punteggiatura, perchè il romanzo è un dialogo continuo, perchè non esiste una figura guida che ti giustifichi ciò che sta accadendo e ti liberi dal senso di claustrofobia che ti assale fin dalle prime righe, e allora ti ritrovi a leggere così, come se fosse una cosa inevitabile , automatica, oserei dire neppure per passione o per particolare coinvolgimento emotivo ma per sfinimento, per dire "l'ho finito".

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Cecità 2011-07-29 20:22:50 ahab
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ahab Opinione inserita da ahab    29 Luglio, 2011
Ultimo aggiornamento: 30 Luglio, 2011
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Cecità

Il titolo e alcuni passaggi del romanzo rendono la metafora narrata da José Saramago di un’evidenza disarmante. Forse sotto questo aspetto Cecità è un libro estremamente accessibile per chiunque. La trama, del resto, per quanto assurda, ha una sua logica che afferra il lettore dalla prima pagina e lo trascina fino all’ultima, in un crescendo di tensione e di piacevolezza per una lettura che raramente capita di avere tra le mani (sempre che per una storia così tremenda e dura “piacevolezza” sia il termine più adatto).
Nel romanzo la cecità è una malattia contagiosa che affligge pian piano l’intera umanità. Viene meno tutto, dignità, rispetto, regole, facendo diventare l’anarchia l’unica forma possibile di vita. I primi colpiti dalla cecità vengono rinchiusi in un ex manicomio. La loro malattia li porterà a vivere come bestie, in un mondo confinato in cui crudeltà, brutalità e ferocia sono le uniche possibili sfaccettature concesse. Ci saranno lotte con bande di ciechi malvagi, anche loro internati, ma non mancheranno momenti in cui si risveglieranno sentimenti veri e piccoli gesti di umanità.

La sintesi è estrema, ma… C’è qualcosa che non quadra. Troppo elementare la metafora, dicevo, come se lo scrittore con questo trucco della semplicità ti facesse scivolare in altro.
In cosa? Non saprei, posso solo dire ciò che ho provato io.
In altro… Be’, la prima cosa che mi ha colpito è stato l’aspetto esteriore, grafico delle pagine (come ha notato Crisk poco qui sotto). Non ci sono dialoghi messi in evidenza con segni di rimando a capo. Strana scelta, questa di Saramago, perché di dialoghi, invece, ce ne sono parecchi. Crisk ha definito “l’intonazione della lettura” difficile. E allora mi chiedo se non sia stato proprio questo l’intento dello scrittore, effetto puramente esteriore delle pagine, con l'obiettivo di sottrarre leggerezza agli occhi e rendere tutto, anche la lettura, difficilmente sopportabile.
Ma la lettura scorre.

Non si sa dove si è, non vengono nominati luoghi, né nomi di persone (il medico, la moglie del medico, la ragazza con gli occhiali scuri, il vecchio con la benda nera, ecc.). Che lingua parlino, e in quale luogo si trovino i personaggi non è dato a sapersi. Anche qui, ci si sente indotti a chiedersi Dove siamo? E allora, magari, si scopre che il territorio raccontato non è, ovviamente, reale, né immaginario, ma un “non luogo”, un territorio della coscienza, se non proprio dell’anima.
Difficile, però, parlare di anima per Saramago, lontano com’è stato, per tutta la sua vita, dalla Chiesa e da ogni fede (l’Osservatore Romano in un articolo pubblicato il giorno dopo la sua morte, per le parole usate “contro” Saramago sembrò tirare un sospiro di sollievo per la sua morte: che incredibile cecità!)
Ma la cecità dei personaggi, appunto, non è quella che si può pensare – buia, nera –, ma bianca. È possibile, allora, che ci possa essere una qualche attinenza tra questa luce data alla cecità e il destino di coloro che si abbandono a una fede senza se e senza ma. Una fede che acceca.

Mano a mano che si va avanti nella lettura ci si interroga per capire verso che cosa siamo ciechi e a causa di cosa ci ammaliamo di cecità. In questo il romanzo è grandioso: non dà indicazioni esplicite (così come nella metafora dell’intero libro), non offre punti di riferimento. In cambio, però, disegna un’infinità di gesti e sottolinea con cruda delicatezza così tante riflessioni che il lettore è portato a rallentare la lettura fino a fermarsi, per poi inevitabilmente chiedersi “Fino a che punto sono cieco anch’io?”

Ma che speranza dare a questa umanità non più capace di vedere? Cosa o chi può salvarla?
La speranza, per Saramago, è come il genere del sostantivo, femminile. Sarà una donna, l’unica finta cieca, ad aiutare ognuno, come infermiera di un inferno; sarà la stessa donna ad essere in grado di guidare ovunque i sopravvissuti; sarà una ragazza “facile” a fare da mamma per un ragazzo e, nello stesso tempo, a concedere minuti di piacere a chi è sul baratro della solitudine. Saranno tutte le donne a salvare gli uomini da una banda di malvagi, prima col loro sesso e poi con la loro astuzia.
Amore, maternità, aiuto, sesso, astuzia, tutte qualità che Saramago riserva unicamente alla donna, che reggerà come un peso, ma soprattutto come doni per una possibile redenzione umana, senz’altro non divina.

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La strada, Cormac McCarthy (non per lo stile ma per l'atmosfera)
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Cecità 2011-07-17 10:26:51 R๏гy.o°
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R๏гy.o° Opinione inserita da R๏гy.o°    17 Luglio, 2011
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Claustrofobia allo stato puro

"In realtà deve ancora nascere il primo essere umano sprovvisto di quella seconda pelle che chiamiamo egoismo, ben più dura dell’altra, che per qualsiasi cosa sanguina."

Se dovessi trovare un unico aggettivo per poter definire questo libro sicuramente avrei problemi. A voi la scelta tra agghiacciante, terrorizzante, profetico, claustrofobico.
La storia è originalissima: una mattina un uomo fermo con la propria auto al semaforo diventa improvvisamente cieco. Questo sarà il destino della maggior parte della popolazione. Una bellissima metafora della vita, come Saramago ci spiega attraverso le parole dell'indiscussa protagonista, la moglie del medico: "Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono."
Ma questa cecità è strana, diversa dal solito: non è nera, è bianca. E rende i nuovi ciechi più spaventati del normale. Non troveremo una cura al male, non stabiliremo perchè si diffonde questa malattia, ma attraverso questo capolavoro entreremo nell'animo umano. Senza formalismi e apparennze, ci scordiamo del colore della pelle, della marca dell'abito, persino dei nomi dei singoli personaggi. Ognuno, da cieco, deve lottare per la sopravvivenza in un mondo di ciechi:"Ci sono molti modi di diventare un animale, questo è solo il primo".
Ed è proprio ciò che si nota in ogni singola pagina: la legge della natura, la lotta e la sopraffazione tra gli uomini non è mai sparita; probabilmente si è manifestata in contesti differenti e in versioni meno accentuate, ma è sempre esistita. Ed è bastato un piccolo/grande avvenimento, come quello della cecità universale appunto, per farlo riemergere. Più potente e distruttivo di prima.

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Cecità 2011-06-01 12:39:49 fabiomic75
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fabiomic75 Opinione inserita da fabiomic75    01 Giugno, 2011
Ultimo aggiornamento: 01 Giugno, 2011
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Cecità di Saramago

Libro particolarmente toccante. Cosa è capace di fare l'essere umano quando non è "osservato"? Fino a dove può spingersi la crudeltà se le regole decadono? In situazioni di estrema difficoltà saremmo in grado di mantenere il nostro senso civico o saremmo disposti a tutto pur di migliorare la nostra condizione? Saramago ha le idee chiare in proposito: l'essere umano, soprattutto se in branco, è capace delle peggiori nefandezze, di umiliare, di cancellare totalmente l'amore per il prossimo. La trama: a causa di un'epidemia di cecità il mondo entra in un periodo di totale anarchia, dove solo la volontà degli individui e la loro capacità di riorganizzarsi socialmente può evitare che le cose degenerino. Inizialmente le persone affette dalla malattia vengono messe in quarantena e trattate come bestie; all'interno della comunità invece a farla da padrone è la violenza. Le cose vanno via via peggiorando fino a quando gli internati si accorgono che non sono più controllati perchè anche all'esterno è scoppiata l'epidemia. Il mondo che ritrovano è paradossalmente peggiore della struttura in cui erano costretti a vivere, le persone vagano di casa in casa in cerca di cibo, le strade sono piene di sporcizia, di cadaveri, di carcasse. Personalmente ho trovato il finale molto commovente e poetico. Lo stile di Saramago rende perfettamente le atmosfere che avvolgono la storia, il suo modo di rappresentare i dialoghi, senza discorsi diretti nè punteggiatura è senz'altro difficile da seguire ma quanto mai originale. Consigliato.

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Cecità 2011-04-23 16:49:45 crisk
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crisk Opinione inserita da crisk    23 Aprile, 2011
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ciechi nel mondo

Cecità è un romanzo a sfondo sociale, di uno scrittore premio Nobel per la letteratura pubblicato nel 95’ . In una città anonima un automobilista fermo ad un semaforo diventa improvvisamente cieco la sua è una cecità bianca, si sente immerso in un mare di latte, a soccorrerlo è un altro uomo che lo riaccompagna a casa. L’automobilista racconta l’accaduto alla moglie e decidono insieme di recarsi da un oculista. Giunti all’ambulatorio ci sono già molti pazienti, un bambino strabico con la madre, una ragazza con gli occhiali scuri che soffre di congiuntivite, un vecchio con una benda nera, ma vista l’urgenza l’assistente del medico da loro la precedenza. Il medico si rende conto dalla visita che questa cecità improvvisa non ha spiegazioni, rientrato a casa comincia a studiare il caso, e proprio durante la lettura diventa cieco. Ben presto l’epidemia si diffonde in tutta la città per cui il governo decide di mettere in quarantena tutti i contagiati in un ex manicomio. All’ interno del quale accadono gli episodi più strazianti la fame, la violenza, la morte, una guerra di tutti contro tutti per la sopravvivenza. Solo la moglie del medico non viene colpita da questa strana cecità, e sarà spettatrice della catastrofe di questa epidemia. Lo scrittore utilizza uno stile che prevede l’assenza di nomi, infatti sia l’ambientazione che i protagonisti sono anonimi vengono identificati con qualche particolare che li personalizza come” il vecchio con la benda nera”, inoltre i dialoghi non vengono anticipati dalla punteggiatura ma solo separati da una virgola rendendo un po’ difficile l’intonazione della lettura. Il tema principale del romanzo è quello dell’indifferenza tra gli uomini, una riflessione sulla società, sul potere politico. Spinge a meditare sulla natura umana, dove l’uomo libero da qualsiasi legame sociale, politico, e umano invece di riorganizzarsi creando una società idillica cade nella regressione e nella brutalità facendo prevalere la legge del più forte. Un romanzo sulla natura umana, un po’ pessimistico ma che fa riflettere. Non di facile lettura ma che ricompensa ampiamente gli sforzi.

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Cecità 2011-04-06 23:18:55 Dadda
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Dadda Opinione inserita da Dadda    07 Aprile, 2011
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l'inferno d'ora in poi lo immaginerò così

Questo libro descrive l'inferno. Un'epidemia, in una città senza nome, in una nazione senza nome, colpisce persone senza nome, e questo perchè quando l'umanità tocca il fondo la reazione di fronte al male si scinde da usanze e tradizioni. Saramago spoglia l'essere umano di ogni orpello e lo ripone sul medesimo piano di tutte le altre specie animali. Le donne si salvano,e seppur violate sia nel corpo che nello spirito, mantengono pressochè inalterata la loro dignità.
Un romanzo che, seppur appassionante, non lo si può divorare..l'orrore espresso tra le sue pagine non lo si può digerire troppo in fretta..

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Cecità 2011-03-11 17:49:41 orso
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orso Opinione inserita da orso    11 Marzo, 2011
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Cecità

”Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono”.

CECITA’ di Saramago è un romanzo che fà profondamente riflettere non lascia spazio alla distrazione.
Questo romanzo è una triste ma al tempo stesso una fantastica metafora sul genere umano; sorvolando sulla trama la cecità che viene descritta non è solo quella fisica, che può giustamente invalidare i personaggi, ma è bensì una cecità intellettiva, dell’anima , della coscienza del genere umano; una cecità che prende il sopravvento quando le regole del vivere civile saltano completamente e l’uomo diventa preda degli eventi.
L’autore racconta in modo molto crudo e reale la cecità degl’esseri umani che di umano ormai hanno ben poco ed inoltrandosi nella lettura ci viene da chiedere se esiste ancora l’uomo moderno, evoluto, capace di grandi opere e di fantastici pensieri; forse quest’uomo non è mai esistito è solo una chimera.
Saramago in modo semplicemente brillante ci racconta di un genere umano che per quanto vario, svariato e variegato dinanzi a situazioni di estremo panico e di profondo stress perde tutti i suoi punti di riferimento morali ed etici e non esita ha commettere le azioni più turpi pur di sopravvivere; ed in fondo leggendo tutto questo non restiamo affatto sorpresi, non ci sembra affatto incredibile che possa accadere.
Il finale è intuibile, ma non è scontato, dove la speranza viene dalle donne che soffrono e sanno sacrificarsi per la salvezza degl’altri; mentre l’umanità seguendo un giusto ed etico pensiero riacquista “la vista” ma anche la fiducia e la ragione.

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Cecità 2011-03-10 22:43:45 silvia t
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silvia t Opinione inserita da silvia t    11 Marzo, 2011
Ultimo aggiornamento: 24 Marzo, 2013
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Cecità

Se il candore abbagliante all'improvviso avvolgesse tutto il nostro campo visivo la prima cosa che verrebbe in mente sarebbe di aver guardato troppo a lungo il sole o una fonte di luce, ma se questo non avesse alcuna voglia di lasciare il posto a qualche colore o anche ad un po' d'ombra ecco che comincerebbe a farsi strada attraverso ataviche strade lastricate di paura, l'idea di non poter mai più vedere il mondo.
Questo ciò che accade ad un anonimo uomo, fermo nella sua auto, fermo di fronte al semaforo rosso ad aspettare il proprio turno; la luce verde non si accenderà mai per lui, ma sarà coperta da una asfissiante luce bianca.
Inizia così "Cecità"; un singolo individuo cade nel baratro della paura, della paura di dover dipendere da qualcuno, di non essere più autosufficiente, ma la sua solitudine durerà poco, pochissimo, di lì a breve l'intera città, l'intero paese sarà immerso in un universo lattiginoso e sul fondo di quel baratro si troverà a dover vivere.
Interessante da analizzare oltre alla trama, claustrofobica e angosciante al punto giusto, è la capacità di Saramago di legare i protagonisti uno ad uno attraverso il susseguirsi del contagio, perchè, sì, la cecità è contagiosa.
La storia è raccontata dal punto di vista di un medico oculista e di coloro che sono stati contagiati nel suo ambulatorio e della di lui moglie.
Se l'originale spunto e la tecnica narrativa non necessitano di commenti, la trama a mio personale avviso ha dei momenti di estremo realismo mischiati ad altri in cui l'estremizzazione risulta molto evidente e inutile, paradigmatico risulta essere la lunga narrazione all'interno del luogo di quarantena della fazione formata da ciechi cattivi.
Ciò che più risalta è il sottolineare ciò che dà il via alla discesa verso l'abisso: la paura; la paura dell'ignoto, la paura di essere contagiato, alla fine è Lei la grande protagonsta della storia.
I personaggi sono senza dubbio ben caratterizzati, ma di sicuro uno è quello che più spicca per completezza: la ragazza dagli occhiali scuri; il suo è un viaggio nel purgatorio, una catarsi liberatoria che la fa rinascere a nuova vita.
Il suo personale percorso è quello che più degli altri è intriso di significato e di importanza.
Difficile poter analizzare il libro senza svelare troppo della trama, ma crudele sarebbe togliere il gusto della lettura, per cui mi sento di consigliare la lettura di questo particolarissimo libro che regala tanti spunti di driflessione e delle ore di introspezione.

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Cecità 2011-01-10 20:32:09 Elizabeth
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Elizabeth Opinione inserita da Elizabeth    10 Gennaio, 2011
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Stupefacente!

L'insegnante di italiano l'anno scorso ha assegnato da leggere questo libro. Devo dire che è stato il migliore lungo il corso di tutta la terza liceo. Ogni parola ha un significato che va oltre il letterario. Nel romanzo ti trovi davanti ad un mondo apparentemente irreale, che ti sembra distante dal tuo. Ma in realtà ci sei dentro fino in fondo perchè anche tu non vedi. " Se puoi vedere guarda, se puoi guardare osserva". Complimenti a Saramago, un libro che mi ha fatto sognare!

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Cecità 2010-11-26 20:29:24 eleonora.
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eleonora. Opinione inserita da eleonora.    26 Novembre, 2010
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Cecità

Mi sono presa del tempo per leggero questo libro, ho come cercato il momento giusto per leggerlo. Non bisogna arrendersi se intraprendendo la lettura accade di accantonarla subito dopo, perchè poi quando la si riprende la si affronta con un'intensità e con un'attenzione indispensabili.
Saramago con il suo stile inconfondibile ci porta dentro ad una società che improvvisamente si trova ad essere cieca...o che cieca lo è sempre stata!
" ..ciechi che vedono, ciechi che, pur vedendo, non vedono."
L'isolamento iniziale di un gruppo di persone che divenuto cieco improvvisamente, viene confinato all'interno di un manicomio per non "contagiare" il resto dell'umanità. Il dramma di perdere la vista, l'angoscia di non poter più vivere come prima, di non essere autosufficienti, di sentirsi sempre più animali, un dramma che diventa riga dopo riga il dramma di tutto il popolo. Una società cieca, persa, senza più regole e schemi, che cerca di riorganizzarsi nel dramma per sopravvivere. Quello che emerge è una società che lascia poco spazio alla solidarietà verso il prossimo, ma evidenzia l'egoismo, la sopraffazione verso il più debole, il disfacimento di valori che porta in qualche modo alla primordialità. E' come se Saramago volesse portare all'eccesso i meccanismi della nostra società, attraverso la catastrofe della cecità. La cecità come pretesto per raccontare il marcio di persone che cercano solo di sopravvivere senza costruire realmente, perchè si trovano ad essere senza forze, senza speranza per il futuro.
L'angoscia che trapela dal racconto è rafforzato dallo stile di scrittura dell'autore, e da elementi che vengono a mancare come i nomi dei personaggi, i nomi dei luoghi, la non definizione del tempo, tutti ingredienti che di solito sono indispensabili per un racconto, ma in questo caso quest'assenza porta in qualche modo ad un'immedesimazione totale.
Accade che non si legge con distacco il dramma che la storia racconta, perchè non lo si identifica "addosso" a qualcun altro.. siamo tutti ciechi?!!

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Cecità 2010-10-07 17:27:03 Francesco Fontana
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Francesco Fontana Opinione inserita da Francesco Fontana    07 Ottobre, 2010
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L'oblio dello spirito

Con Cecità, Saramago ci trascina dentro l’oblio dello spirito, dentro la perdita dei sensi per acquistarne altri, un tunnel di pathos e angoscia che smarrisce il lettore fin dalla stesura del racconto stesso, senza dare nomi ai personaggi, senza punteggiature e paragrafi ben definiti.
Un libro da vivere con calma per non perdersi dentro il manicomio dell' oscurità e dentro lo scombussolamento dell'identità umana quando i valori costruiti nei secoli collassano riportando la specie in uno stato primordiale.
Cecità parla di nuove organizzazioni sensoriali, Saramago parla "all' io" più intimo dell'uomo.

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Cecità 2010-08-14 15:50:40 marbald75
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marbald75 Opinione inserita da marbald75    14 Agosto, 2010
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Un libro che fa riflettere

Un libro che, con un'idea di base se vogliamo semplice, invita a delle riflessioni molto profonde sulla fragilità dell'essere umano che, con tutta la sua tecnologia e tutte le sue conquiste sociali, nulla può difronte ad un epidemia inaspettata che azzera tutti i progressi e lo riporta ad uno stadio primordiale. E' un libro molto bello, scorre bene anche se l'idea di impostare i dialoghi tutti attaccati senza dividerli dalla narrazione lascia un pò spiazzati all'inizio. Un analisi spietata della natura animale dell'uomo.

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Cecità 2010-06-22 16:56:49 Teresa
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Teresa Opinione inserita da Teresa    22 Giugno, 2010
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Anzichè vestirla di tenebre, è luce

All'improvviso, il niente. Anzichè il buio, uno schermo bianco compare davanti agli occhi, lasciando interdetta un'intera popolazione. Un'epidemia che sembra non avere fine e la paura che scaturisce in chi ancora ci vede, imprigionando i meno fortunati, per non esserne contagiati.Come se il dover vivere vicini non fosse possibile. Perchè cecità è malattia, è incapacità di gestire il proprio corpo, nei pensieri e nei movimenti.Ma cosa succede in un mondo dove non ci sono differenze? Dove non ci sono vedenti e non vedenti, ma dove sono tutti uguali? In teoria, si dovrebbe cercare di far fronte comune, aiutarsi vicendevolmente. O almeno, dovrebbe essere così...Ma quanto ci facciamo condizionare dai nostri occhi? Quanto ci hanno spesso ingannati nel "leggere" le persone? Saramago da una visione terrificante di un ipotetico mondo sommerso dal bianco. Cecità, oserei dire, originale.Anzichè vestirla di tenebre, è luce. Ammiro la capacità di questo scrittore di scrivere frasi lunghissime, parole divise da poche virgole, eppure capaci di comprendere i dialoghi fra più persone. Mi soffermo spesso, durante la lettura, a segnarmi delle pagine in cui mi sembra ci siano passi importanti, da memorizzare e portare con me. Una, in particolare, mi ha colpita: "I buoni e i cattivi risultati delle nostre parole e delle nostre azioni si vanno distribuendo, presumibilmente in modo alquanto uniforme ed equilibrato, in tutti i giorni del futuro, compresi quelli, infiniti, in cui non saremo più qui per poterlo confermare, per congratularci o chiedere perdono." Ed è con questa frase che chiudo dando un giudizio estremamente positivo allo scrittore e al libro, uno tra i più belli che abbia letto.

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Cecità 2010-03-09 10:38:09 T.i.n.a.....
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T.i.n.a..... Opinione inserita da T.i.n.a.....    09 Marzo, 2010
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Coinvolgente e sconvolgente

Ad un primo impatto mi sono trovata spiazzata dalla peculiarità della scrittura, la mancanza di punteggiature e dei nomi delle persone… ma poi ho notato che questo dettaglio aggiungeva alla trama un tocco in più di angoscia e estraneità…
Si sente molto da vicino la sofferenza di queste persone trattate come bestie e che come tale finiscono per comportarsi e si capisce quanto la nostra tecnologica, evoluta e democratica società sia in verità solo una maschera molto sottile che può spezzarsi appena la si deve mettere davvero alla prova.

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Libri impegnativi
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Cecità 2009-08-24 12:33:30 bucintoro
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bucintoro Opinione inserita da bucintoro    24 Agosto, 2009
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cecità

libro bellissimo, da leggere con estrema attenzione. non e' una lettura per le vacanze spensierate, lo consiglio piu in inverno . questo libro fa pensare e questo e' un suo grandissimo pregio. coinvolgente.

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Cecità 2009-07-03 21:30:22 silvia85
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Opinione inserita da silvia85    03 Luglio, 2009

cecità

Un libro molto particolare, occorre molta attenzione, perchè l'autore utilizza poco la punteggiatura! la trama è sicuramente coinvolgente e a volte un pò cruda. io lo consiglio perchè è un libro diverso dal solito

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Cecità 2009-05-30 20:29:02 gracy
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gracy Opinione inserita da gracy    30 Mag, 2009
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sofferenza da togliere il fiato!

Dopo la lettura delle prime cento pagine, volevo abbandonare il libro, che tragedia pensavo, come è sottile la linea della percezione delle cose, dei sentimenti, della razionalità e come è triste leggere le descrizioni dei fatti di uomini senza un nome, solo una narrazione diretta, fredda e crudele, poi continuando la lettura mi sono immedesimata nella figura dominante "la moglie del medico" ed ho amato questa donna mite, ma intelligente, ho condiviso con lei i suoi trascorsi ed attraverso la narrazione vedevo con i suoi occhi, anelando il riscatto della dignità, che è arrivata all'ultima pagina. Perbacco, Saramago non poteva descrivere meglio di così quello che diventano gli uomini privati dalla vista, una collettività di istintivi ed egoisti, depredati dall'autonomia e dalla dignità.

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Saramago
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Cecità 2009-05-07 11:08:46 kabubi81
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kabubi81 Opinione inserita da kabubi81    07 Mag, 2009
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cecità

Non è senz' altro un libro da ombrellone, va letto con calma e attenzione- l' uso di periodi molto lunghi e con poca punteggiatura, il discorso diretto senza virgolette e la mancanza di nomi propri e riferimenti spazio- temporali lo rendono un libro di non facile approccio, ma la storia narrata e le riflessioni che ne scaturiscono valgono sicuramente l' impegno!

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Cecità 2009-05-02 13:05:14 bugienere
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bugienere Opinione inserita da bugienere    02 Mag, 2009
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L'egoismo umano nella società.

Quando l'uomo "civile" abituato a vivere appoggiandosi alle infinite sovrastruttue che regolano la nostra vita, e queste vengono a mancare; ecco che l'inabitudine ad autogestirsi fà piombare la maggior parte della gente, in un medioevo senza gerarchie, se non quelle dettate dalla legge del più forte. Siamo abituati troppo a delegare le nostre decisioni agli altri, e quando ci troviamo senza un "capo", la viltà e l'impotenza ci rende schiavi e succubi.

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pensieri sul suicidio
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Cecità 2009-01-19 18:46:38 Miskin
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Miskin Opinione inserita da Miskin    19 Gennaio, 2009
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per aprire meglio gli occhi

Molto bello... all'inizio l'approccio non è proprio semplice ed il pretesto narrativo... lugubre, superato questo primo impatto risulta avvincente ma soprattutto profondo.

Letto grazie al forum di Qlibri

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Viaggio in Portogallo ed è rimasto deluso. Al contrario questo libro è veramente godibile (se poi vi è piaciuto anche Viaggio in Portogallo questo titolo non potrà che entusiasmarvi)
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Cecità 2009-01-09 01:00:53 DarkCoffee
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DarkCoffee Opinione inserita da DarkCoffee    09 Gennaio, 2009
Ultimo aggiornamento: 09 Gennaio, 2009
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Inaspettato

L'ho letto grazie al gruppo di lettura di www.qforum.it e devo dire che l'ho trovato sconvolgente, appassionante, straziante, angoscioso e riflessivo.

Un libro credo non avrei mai letto e proprio per questo non sapendo a cosa andavo incontro per me è stato inaspettatamente bello.

Consigliatissimo!

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Cecità 2009-01-07 18:40:20 serry
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serry Opinione inserita da serry    07 Gennaio, 2009
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un libro che ti lascia senza fiato

se consideriamo che lo scrittore portoghese ha cominciato a scrivere a 50anni mi chiedo cosa avrebbe combinato se avesse cominciato prima!! Questo è un libro da leggere assolutamente e capire che la cecità è di tutti noi. Quando ti capita una disgrazia che ti accomuna si diventa più solidali o veramente ripugnanti. Una storia da cui verrà tratto un film che sicuramente non sarà all'altezza delle sensazione e dei sentimenti che questo libro suscita. UN libro meraviglioso.E' vero, l'unica difficoltà è nella punteggiatura ma dimentichi tutto subito anche le parole, ma non le sensazioni.Grazie Saramago

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Cecità 2009-01-07 12:20:55 rrossimar
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rrossimar Opinione inserita da rrossimar    07 Gennaio, 2009
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cecità

E' uno dei libri più belli che io abbia mai letto. Entrare in sintonia con l'autore non è facile considerato il modo di scrivere senza punteggiatura. Bisogna leggerlo come se si ascoltasse una canzone, senza interruzioni. Un libro di una lucidità incredibile, un'analisi dei nostri tempi appropriata, un libro che regala enormi momenti di riflessione e di presa di coscienza per chi ancora ce l'ha.

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saggio sulla lucidità
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Cecità 2009-01-06 13:50:29 enrichetta
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enrichetta Opinione inserita da enrichetta    06 Gennaio, 2009
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un libro che non dimenticherete

Un libro che mi ha lasciata in un continuo desiderio di continuare a leggere. L'inizio è stato faticoso perchè l'autore non usa punteggiatura, tutti i discorsi iniziano con una maiuscola ma non esistono due punti o virgolette, poi piano piano sei talmente preso dalla storia che ti dimentichi di tutto e anche quando hai chiuso il libro resti in quella atmosfera irreale creata dalla storia e alle volte sono persino stata convinta di essere cieca. Cieca come lo considera lo scrittore probabilmente lo sono come tutti noi del resto. Il libro comincia con un uomo che improvvisamente diventa cieco e poi mano mano diviene un'epidemia. Non voglio inoltrarmi nella storia per non togliervi l'incanto della trama. E' un'allegoria della nostra esistenza. Dobbiamo diventare ciechi per vedere.Un libro che consiglio caldamente, nessun periodo fu più adatto.

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