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In una città qualunque, di un paese qualunque, un guidatore sta fermo al semaforo in attesa del verde quando si accorge di perdere la vista. All'inizio pensa si tratti di un disturbo passeggero, ma non è cosi. Gli viene diagnosticata una cecità dovuta a una malattia sconosciuta: un "mal bianco" che avvolge la sua vittima in un candore luminoso, simile a un mare di latte. Non si tratta di un caso isolato: è l'inizio di un'epidemia che colpisce progressivamente tutta la città, e l'intero paese. Tra la violenza e la lotta per la sopravvivenza si inserirà la figura di una donna che, con un gesto d'amore, ridarà speranza all'umanità.

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Cecità 2017-08-08 14:24:34 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    08 Agosto, 2017
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Indifferenza, moralità, immoralità

Una città indefinita, un anno indeterminato, un’epidemia sconosciuta ed inspiegabile, un’epidemia espressa in una forma di cecità atta ad immergere “in un bianco talmente luminoso, talmente totale da divorare, più che assorbire, non solo i colori, ma le stesse cose e gli esseri, rendendoli in questo modo doppiamente invisibili” prima singoli individui, di poi la globalità.
Non si tratta dunque di una cecità meramente fisica, quanto piuttosto di un metafisico e metaforico ottenebramento dell’anima, essendo concepito l’occhio quale unica parte del corpo umano in cui è radica la medesima. Il perdere la capacità cognitiva dello spazio e del tempo provoca molteplici reazioni. Fintanto che la condizione di offuscamento è limitata a piccoli gruppi di soggetti obbligati a convivere in uno spazio di quarantena, è ancora riconoscibile uno spiraglio di altruismo, di volontà di darsi una mano perché tutti nella medesima situazione, ma, man mano che le vicende fanno il loro corso, si dipanano con la loro crudele verità, mano a mano che questi aumentano, tanto più è riscontrabile nella condotta di taluni dei riscoperti ciechi, una volontà di prevaricazione. La condizione in cui sono radicati porterà, infatti, alle peggiori conseguenze, semplicemente e più precisamente, riuscirà a far sì che venga alla luce quanto di più abietto e marcio vi è nell’intimo. L’insieme delle circostanze, cioè, metteranno a nudo ciò che in parte veniva celato: il vero essere, la vera anima. Con le sue sfumature. Con le sue brutture. Con le sue bellezze. Con le sue verità. L’essere umano, cioè, privato di quel mezzo di giudizio che è proprio di chi assiste e percepisce le azioni, non si vergognerà più di mostrarsi per quel che è.

«E’ di questa pasta che siamo fatti, metà di indifferenza e metà di cattiveria» p. 37

Tutto ha inizio con la quarantena dei soggetti infettati in un ospedale psichiatrico. I ricoverati sono suddivisi tra coloro che hanno già manifestatamente palesato la malattia, e coloro che al contrario, è presumibile che ne siano stati contagiati. Ogni giorno, alla solita ora, le regole da mantenere vengono dettate da un altoparlante, ogni giorno, per tre volte, viene – o dovrebbe essere – consegnato il vitto. La luce artificiale, è sempre attiva. Le guardie presiedono l’ingresso della struttura onde evitare fughe. Qualsiasi conseguenza interna alla medesima è mera responsabilità dei degenti. Se dovesse scoppiare un incendio, come una rappresaglia, cioè, alcun intervento esterno è previsto ed ammesso. Queste e molte altre le disposizioni da seguire.
Ed è in questa sorta di lager che hanno avvio le ingerenze. L’essere umano si perde. Perde cognizione dell’onestà, dell’igiene, del rispetto, della condivisione. La vita si deteriora sempre più, la legge del più forte prevarica ed il suo costo è altissimo. Si spiega attraverso la minaccia della fame, del ricatto, della violenza; strumenti questi che mostrano l’ulteriore trasformazione del recluso; alcuni ciechi, infatti, diventano ancora più ciechi, mentre altri, più uomini.
Non mancano i riferimenti alla religione ed in particolar modo viene soventemente riportato l’insulto rivolto da Gesù ai farisei: essi sono ciechi perché si approfittano della loro condizione di superiorità nonché dei vantaggi di cui godono rispetto a chi li circonda esattamente come fanno i ciechi della terza camerata, detentori del cibo, detentori dell’arma da fuoco e per questo padroni e sovrani indiscussi.
Eppure, nonostante le violenze, nonostante le privazioni, i ciechi delle altre camerate non si daranno per vinti e grazie all’aiuto della moglie dell’oculista, unica figura ad aver mantenuto la vista e ad esser testimone di quel che accade e di quel che la società è diventata, riusciranno ad uscire dal manicomio. Qui si abbandonerà parte del pessimismo caustico che abbraccia la prima parte del volume e si darà adito a nuovi incontri, con altri uomini e donne affetti da cecità, ma anche con animali quale il “cane delle lacrime”, gatti inselvatichiti, ratti etc etc. Perché, chissà, forse esistono ancora degli esemplari che meritano di vivere…
Altro passaggio di significativa rilevanza è quello relativo alla breve visita all’interno della Chiesa, luogo ove, la protagonista femminile si accorge che ogni immagine, statua ed elemento sacro della medesima è stato cosparso di bianco sopra gli occhi quasi a voler dire, “se sono ciechi i santi, come può non esserlo l’uomo?”. Se è cieco Dio, ancora, ogni creatura che è munita di anima, è affetta dalla medesima cecità. Se creatore e creatura soffrono dello stesso male, anche lo scrittore, come i suoi protagonisti, di convesso, ne è affetto.
Solo chi offre la sua vista agli altri non è affetto dalla perdita. Ecco perché nella Basilica l’unica figura a cui gli occhi non sono verniciati di bianco è Santa Lucia (che notoriamente li offre su un piatto), ecco perché nella storia l’unica che riesce a vedere è la moglie del medico; la quale, non solo si finge cieca per seguire il marito, ma destina, i suoi occhi a chi ha vicino. Ella usa e sfrutta la sua vista soltanto per il bene degli altri e mi per se stessa, mai approfitta della sua condizione di superiorità rispetto a chi la circonda. E la sua non è altro che una limpidezza morale che illumina nell’immoralità.
Classe 1995, “Cecità” – “Ensaio sobre a Cegueira”, letteralmente “Saggio sulla cecità” – di Jose Saramago è un’opera densa di significato ed incentrata sulla tematica dell’INDIFFERENZA, un’indifferenza che nell’elaborato si palesa con il divagare del contagio ma che in realtà era già presente nella realtà sociale.
Come in molti altri scritti, il tomo presentato, è intriso dello stile narrativo del portoghese, uno stile che prevede l’assenza di nomi propri per i personaggi, nonché dell’assenza di qualsivoglia carattere fisico dei medesimi. I singoli protagonisti sono individuati da espressioni impersonali (il ragazzino strabico, il vecchio con la benda nera, la ragazza con gli occhiali scuri, etc) ed i dialoghi sono inseriti nella prosa senza l’ausilio di punteggiatura alcuna. Al massimo sono introdotti dalla lettera maiuscola all’inizio della frase.
Il componimento, che per taluni potrà risultare surreale, è in realtà concreto, tangibile ed ottimale per descrivere quella che è la società e la realtà circostante nonché per analizzare le strutture di potere che vi si susseguono. Mediante un’analisi più approfondita traspare il messaggio per cui per quanto si faccia tabula rasa delle precedenti condizioni sociali, è impossibile un miglioramento. L’essere umano regredisce e torna a vivere in uno stato di natura tipicamente hobbesiano per cui conta solo la legge del più forte ed in cui non può esistere alcuna forma di crescita e/o solidarietà perché prevale lo status di guerra di tutti contro tutti pur di sopravvivere.
Non mancano riflessioni sulla fame del mondo così come sulla solidarietà che resta sempre concentrata e delimitata all’universo femminile.
In conclusione, “Cecità” è un saggio di grande acume, bellezza e verità, un testo capace di far riflettere su quelle che sono le zone più oscure dell’animo umano, un capolavoro.

«La paura acceca, disse la ragazza dagli occhiali scuri, Parole giuste, eravamo già ciechi nel momento in cui lo siamo diventati, la paura ci ha accecato, la paura ci manterrà ciechi, Chi sta parlando, domandò il medico, Un cieco, rispose la voce. Un semplice cieco, qui non c’è altro. Allora il vecchio dalla benda nera domandò, Di quanti ciechi ci sarà bisogno per fare una cecità. Nessuno gli seppe rispondere.» p 116

«Non si può mai sapere in anticipo di cosa siano capaci le persone, bisogna aspettare, dar tempo al tempo, è il tempo che comanda, il tempo è il compagno che sta giocando di fronte a noi, e ha in mano tutte le carte del mazzo, a noi ci tocca inventarci le briscole con la vita, la nostra, Parlare di gioco in una chiesa è peccato, Alzati, usa le tue mani, se dubiti di quanto dico, Giurami che è vero, che le immagini hanno gli occhi tappati, Quale giuramento ti è sufficiente, Giura sui tuoi occhi, Lo giuro due volte, sui miei e sui tuoi occhi. E’ vero, è vero.» p. 269

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Cecità 2016-11-03 16:44:57 Nuni83
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Nuni83 Opinione inserita da Nuni83    03 Novembre, 2016
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L'animo umano immerso nel bianco

Premetto che si tratta del primo libro di Saramago che leggo.
Questo autore mi ha letteralmente incantata. Avevo letto diverse recensioni sulla scelta "originale" dell'autore in merito alla punteggiatura: è vero, Saramago non usa le classiche virgolette per indicare i dialoghi tra i personaggi. Personalmente tale scelta non mi ha restituito una lettura ostica.
Il libro Cecità si lascia leggere, ti travolge e ti appassiona, l'abilità di Saramago è per me indiscutibile. L'autore è riuscito a scrivere una storia immersa nel bianco, costruita intorno a personaggi senza nome, in un luogo non identificato e in un tempo non noto. Il tempo e lo spazio non esistono in questo capolavoro, così come non esistono ragioni e perchè a spiegare gli accadimenti.
Così come nella vita reale le cose accadono, ci piombano addosso e noi reagiamo alle situazioni adattandoci, trovando ogni volta una nuova strada.
In questo libro regna l'animo umano: solidale, corrotto, egoista, altruista, ingenuo, violento.
A differenza di molti altri lettori non ho trovato le scene descritte in questo testo CRUDE, sono a mio avviso semplicemente REALI.
E' un libro che consiglio a chi non ha paura di scavare nel profondo della nostra umanità.
Sicuramente leggerò altri libri di Saramago.

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Cecità 2016-08-11 15:41:23 Antonella76
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Antonella76 Opinione inserita da Antonella76    11 Agosto, 2016
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"Siamo ciechi che vedono..."



Per anni ho rimandato la lettura di questo libro, ne avevo timore, l'argomento trattato mi metteva una certa inquietudine ...ed oggi posso dire che la mia titubanza non era immotivata, questo romanzo ti mette a dura prova, ti terrorizza e ti colpisce duro.
Anzi, direi che questo non è un romanzo, è un esperimento mentale...che rende difficili e ansiogene le tue notti come neanche il miglior horror riesce a fare.
La paura che le scene descritte possano prendere forma al di fuori delle pagine del libro e coinvolgere anche te in quel mare bianco, non ti abbandona mai...
Ma soprattutto non ti abbandona il senso di disagio dovuto al fatto che Saramago sia riuscito, attraverso un racconto apparentemente "surreale", a raccontarci il mondo in cui viviamo, la sua ferocia, la sua indifferenza, una società, la nostra, in cui vige la legge del più forte...per cui la paura iniziale che le parole scritte potessero superare la barriera della carta stampata, si trasforma in terrore vero e proprio nel momento in cui ti accorgi che quell'inferno è già intorno a te.
La "cecita" di cui è impregnato il libro, infatti, non è tanto quella fisica, ma quella dell'animo...perché nel momento in cui si perde ogni forma di umanità, di compassione e di solidarietà, di rispetto per gli altri, ma anche verso se stessi, laddove l'egoismo più brutale e la violenza la fanno da padrone, per gli uomini non c'è più nulla, nessun futuro...è la fine, l'Apocalisse.
La scrittura di Saramago è ipnotica, fluida nonostante la mancanza di punteggiatura nei dialoghi diretti e la totale mancanza di nomi propri, ma è anche claustrofobica, fredda e analitica...non c'è traccia di "emozione" nelle sue parole, nessun balsamo per l'anima.
"Siamo ciechi che vedono"...questa frase racchiude tutto il senso del romanzo.
Posso tranquillamente affermare, senza paura di smentita alcuna, di aver appena terminato la lettura di un CAPOLAVORO.

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Cecità 2016-04-21 17:20:39 enricocaramuscio
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enricocaramuscio Opinione inserita da enricocaramuscio    21 Aprile, 2016
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Un incubo latteo e vertiginoso

Un'automobilista fermo ad un semaforo, una luce rossa che vieta di passare, lo sguardo fisso in attesa del verde. Ad un tratto però tutto, automobile, strada, semaforo, il mondo intero, si riduce ad un solo colore: il bianco. Gli occhi dell'automobilista smettono di vedere, ma la sua cecità non lo fa precipitare in una fitta tenebra, bensì in un candido alone ovattato. È l'inizio di una terribile epidemia che si estenderà in poco tempo a tutto il mondo circostante, investendo l'intera umanità e mettendo in luce un'altra cecità del genere umano, ancora più terribile di quella che colpisce gli occhi: quella dell'anima.
"Penso che siamo già morti, siamo ciechi perché siamo morti, oppure, se preferisci che te lo dica diversamente, siamo morti perché siamo ciechi, il risultato è lo stesso". Soltanto una donna, per ironia della sorte moglie di un oculista, resterà immune da questo male. Le toccherà sobbarcarsi il pesante onere di essere l'unica testimone oculare della cloaca in cui si trasformerà tutto ciò che la circonda, ma sarà anche la custode della fievole fiammella di speranza che, ostinata, tarderà a spegnersi. Crudo e disilluso nei contenuti, brillante e coinvolgente nell'incidere del racconto, originale nello stile, Saramago getta il lettore in un incubo latteo e vertiginoso da cui è difficile uscire anche a distanza di giorni dal termine della lettura. Ad un handicap già di per se spiacevole come quello della cecità, si aggiunge l'abbandono da parte delle istituzioni. La paura dei sani di essere contagiati porta all'emarginazione, all'isolamento, all'abbandono di coloro che, mano a mano, perdono la vista. La quarantena si svolge in un regime di autogestione che tira fuori il peggio dell'animo umano. L'organizzazione, il senso civico, la decenza, il reciproco aiuto cedono il passo all'accidia, all'indecenza, all'egoismo, alla prepotenza, allo stupro del corpo e dell'anima. Non ci sono nomi, non ci sono luoghi, non ci sono date, l'autore lascia tutto indefinito quasi a voler mettere a nudo la natura umana sotto qualunque latitudine essa si trovi. Non esiste pietà, non c'è ombra di conforto, non esiste più ragione. Resta solo un po' di speranza, ma questo pallido sole sarà sufficiente a diradare la nivea e subdola nebbia che offusca gli occhi, le menti e i cuori?

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Cecità 2016-04-02 14:41:16 f.martinuz
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f.martinuz Opinione inserita da f.martinuz    02 Aprile, 2016
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Allegoria tremendamente moderna

Cosa succede quando la malattia si trasforma in normalità? Quando i comuni canoni di percezione del reale vengono stravolti e capovolti? Cosa accade quando una menomazione diventa compagna di vita quotidiana costringendo il portatore ad abbandonare le proprie vecchie abitudini a favore di nuovi comportamenti scomodi? È a questa anormalità che deve assuefarsi la popolazione colpita repentinamente ed inaspettatamente dalla cecità bianca.

Considerata dagli organi governativi come una minaccia transitoria e quindi debellabile seguendo l’iter medico imposto dalla quarantena, la cecità viene sottovalutata e costringe decine di persone affette da questa inedita patologia all’internamento forzato in struttura pubblica in stato di abbandono e decadenza. Se i primi giorni di convivenza scorrono senza troppi intoppi, non appena il numero di malati si accresce emergono le prime difficoltà e i primi contrasti che non impiegano molto tempo a degenerare dando libero sfogo alla disumanità che si dispiega nel massimo della sua potenza. Egoismo, sopraffazione, violenza, stupro, astio, disprezzo si fanno strada fino a generare un incendio che brucia l’edificio intero costringendo i detenuti ad un evasione forzata. Con ciò recuperano la libertà, il bene più prezioso dopo la vista per questi disgraziati, ma piombano in un inferno peggiore di quello da cui provenivano. All’interno del gruppo dei protagonisti solo la moglie del medico conserva la vista e permette la sopravvivenza dello stesso procacciando cibo e vestiti in un mondo senza acqua, igiene, pulizia, elettricità e consumi. Un mondo paralizzato e destinato a decadere in un baratro di disperazione acuita dalla onnipresente cattiveria di cui solo l’essere umano sa essere fulgido esempio. La Storia è sempre lì a dimostrarlo.

Il romanzo è da leggere come una grande allegoria che è attuale e sempre lo sarà in quanto rappresenta comportamenti e reazioni che l’uomo ha messo in scena ripetutamente da quando abita questo pianeta. E, al di là del pretesto letterario della cecità, Saramago costruisce un romanzo intessuto di realismo e malinconia, di riflessioni sul presente e di considerazioni sul futuro, in un mondo di ciechi. Con spietatezza mette in luce il degrado morale e civile a cui l’uomo può giungere in qualsiasi momento; per questo basta semplicemente sintonizzarsi sul primo TG di passaggio o sulla prima pagina di un giornale. L’uomo, dove può, uccide senza ritegno né responsabilità, effettua soprusi di ogni tipo: sessuale, psicologico, territoriale, geografico, politico, economico; si prostra al dio Denaro senza rispetto per il proprio corpo o per le vite altrui, l’importante è fare “grano”. Questi elementi ricorrono in alcuni personaggi e in alcune vicende che compongono la narrazione e lasciano l’amaro in bocca perché pagina dopo pagina constatiamo che il mondo di ciechi di Saramago non è altro che l’abbruttito (ma forse nemmeno troppo) riflesso del nostro mondo. Ad essere ciechi, in molti sensi, siamo noi. Ora e forse sempre.

FM

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Cecità 2015-09-11 19:33:29 martaquick
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martaquick Opinione inserita da martaquick    11 Settembre, 2015
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Affascinante

Niente nomi, quasi niente punteggiatura e soprattutto niente occhi fanno di questo romanzo un opera secondo me unica. L'esperimento di Saramago è riuscito tutto, perchè il racconto di una società priva di vista è una storia terribile e affascinante.
Improvvisamente tutti diventano ciechi così dal nulla e nessuno ha spiegazioni. Già questo in una società abituata ad esigere sempre una risposta ai propri problemi è intollerabile. Poi l'obbligo della vita in una comunità di gente sconosciuta e in un luogo ristretto fanno il resto. L'inciviltà ha il sopravvento e l'unica donna che non perde la vista è colei che ci "mostra" gli orrori che si susseguono.
Per me è stata un' esperienza leggere questo libro, quasi angosciante, è pieno di concetti profondi mascherati da frasi buttate quasi a caso ma che fanno riflettere. Perdere la vista fa emergere i lati più crudeli, egoisti e grotteschi delle persone ma per fortuna anche l'altuismo e la bontà d'animo d'altri, come la nostra protagonista.
Cos'altro aggiungere a queste premesse se non che è un libro speciale, ma ci vuole un certo coraggio per affrontarlo perchè purtroppo non a tutti piace essere messi davanti a realtà possibili, non tanto la cecità di massa ma ai comportamenti umani qui descritti.

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Cecità 2015-07-29 17:16:10 ferrucciodemagistris
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ferrucciodemagistris Opinione inserita da ferrucciodemagistris    29 Luglio, 2015
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Caduta nel vortice dell'incubo bianco

José Saramago, tramite il suo peculiare stile narrativo letterario, ha il non comune pregio di far immedesimare il lettore in situazioni al limite della razionalità come intesa dalla stragrande maggioranza delle persone nelle innumerevoli e variegate società e culture presenti nel nostro pianeta. Possiamo considerare tale razionalità come risultanza di tutto l’insieme di regole, tradizioni, usi e costumi che si sono sviluppati, in altrettante circostanze, in tutti i continenti e in ogni nazione nel corso di decine di secoli.

In questo sublime ancorché sconcertante romanzo (l’ossimoro è d’obbligo), lo scrittore propone un accadimento in cui gli abitanti di una certa comunità cittadina, non meglio specificata, iniziano a perdere la vista; il fatto è immediato senza che ci siano, almeno all’apparenza, sintomi premonitori e cause. La prima persona che subisce questa grave inabilità sta guidando l’auto durante una tranquilla giornata come tante altre; all’improvviso si rende conto di non vedere più, o meglio di vedere come se fosse stato immerso in un mare lattiginoso; una cecità bianca differente dalla “normale” e ben conosciuta omonima patologia dove le tenebre e l’oscurità hanno il sopravvento.

La malattia, considerata contagiosa dalle autorità, si propaga a macchia d’olio e colpisce in maniera veloce ed estremamente casuale.
Il governo e i responsabili delle forze armate cercano, nella loro inconsapevolezza che li trova impreparati, di arginare l’epidemia segregando i malati in edifici abbandonati e fatiscenti, quali ex manicomi, dove i malcapitati e sfortunati sono sottoposti a una disciplina ferrea e inumana con leggi particolari che prevedono anche la fucilazione immediata qualora si trasgredisca alle disposizioni impartite.

E’ in questo contesto di sub-società formata da ciechi costretti in spazi lugubri, senza igiene e con cibo razionato, che si manifesta quella parte dell’animo umano che non vorremmo mai venisse fuori: crudeltà, violenza, perversione sono gli ingredienti principali di questa nuova vita all’insegna del mal bianco. L’essere umano, quando privato del minimo sostentamento alimentare, si trasforma in una sottospecie abietta che perde tutti i valori coltivati fin dalla nascita e pur di nutrirsi commette nefandezze e orrori che nulla hanno più di umanità; una regressione totale che porta a un livello primordiale dove la dignità, il pudore, il rispetto verso il prossimo e ancor più verso se stessi, sono svaniti in un coacervo di spettri, morti viventi che si aggirano tentoni senza una meta, senza un futuro.

L’essere umano si abitua a tutto: la dualità bene-male, civilizzato-animalesco è insita in ognuno di noi; in determinate situazioni di coercizione psichica e fisica la mente si astrae dalla ragione facendo prevalere il male e con esso la bestia, che si nasconde nei meandri reconditi del nostro animo, è libera di agire.

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Cecità 2015-06-30 21:34:26 LaClo
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LaClo Opinione inserita da LaClo    30 Giugno, 2015
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Un messaggio per l'umanità

Cecità è un romanzo che mi ha colpito in maniera profonda sia per lo stile che per le tematiche ed il significato.

Un tema importante che traspare sin dall'inizio è quello dell'identità. Infatti, l'ambientazione non viene precisata e il lettore viene spinto a pensare che si tratti in senso lato di tutta l'umanità che si ritrova a vivere in perenne cecità. Cecità che viene chiamata dai malati "il mal bianco" perché invece di essere immersi nell'oscurità, si è circondati dal bianco, dalla luce. Se è un'esperienza terrificante vedere il nero totale dev'essere ancora peggio avere una luce accecante dinnanzi agli occhi che simboleggia, secondo me il fatto che questa cecità sia voluta dall'uomo, tutti si rifiutano di vedere, pur avendo la realtà dinnanzi agli occhi si preferisce chiuderli, fingere di essere cechi.

Con la cecità che si trasmette per contagio, i malati vengono man mano internati in un ex manicomio le cui vaghe regole sono registrate da un altoparlante. Quindi Saramago concede all'umanità la possibilità di trarre conoscenza dalla cecità, di sfruttarla per creare una società migliore, fondata su altri principi. Infatti, le piccole camere dell'ex manicomio diventano un'immagine del mondo allo stato primordiale.
Tuttavia, la natura dell'uomo incline al male non riuscirà a creare un'altra società ma ritornerà ai vizi e al degrado più totale. In questa grande allegoria del mondo si assiste alle solite abitudini: i soprusi verso i più deboli, le donne, i ciechi malvagi che come i paesi ricchi tengono il cibo per loro e lasciano i poveri senza cibo.

Significativo è il personaggio della moglie del dottore che è l'unico in grado di vedere in mezzo ai ciechi e sarebbe colei che potrebbe guidare il rinnovamento della società, una sorta di persona illuminata, solidale, disposta a rinunciare alla propria libertà e fingersi cieca per seguire il marito nella sua prigionia.

Suggestiva e cruda è l'immagine della città, senza politica, supermercati, scuole, istituzioni; possiamo ammirare una distruzione, forse il ritorno alle origini e quindi acquisisce significato il bagno sotto la pioggia dei vari personaggi che quindi è una sorta di purificazione fino al recupero della vista, quasi fosse un sogno o forse una piccolo barlume di speranza e di ottimismo verso le persone.

A livello stilistico il libro è sicuramente innovativo, la mancanza di dialoghi e la carenza di segni di interpunzione ci trasportano in un'atmosfera di incertezza, nella quale gli uomini non hanno più la necessità di un nome che li identifichino, non hanno più bisogno di conoscere le vie, i negozi di riconoscere la propria casa.

In conclusione è un libro che si presta ad innumerevoli collegamenti, riferimenti, può essere ricondotto ad ogni periodo storico, ad ogni paese, ad ogni evento e ogni lettore può cogliere il proprio significato, i propri riferimenti. Il manicomio può essere un lager nazista, una grotta preistorica, il mondo contemporaneo e comunica pertanto messaggi universali, rivolti all'intera umanità

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Cecità 2015-04-15 19:14:29 catcarlo
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catcarlo Opinione inserita da catcarlo    15 Aprile, 2015
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Cecità

Lo strano rapporto che questo libro instaura con il lettore (almeno con il sottoscritto) mette in chiaro le capacità del suo autore nell’arte del raccontare. Il romanzo, infatti, avrebbe tutte le caratteristiche per far scappare a gambe levate: a una distopia di quasi assoluto pessimismo – in cui il ‘quasi’ è un’assai fioca fiammella – che sprofonda chi legge in situazioni di sempre più acuta angoscia si somma la scrittura non semplice di Saramago, che sembra andare a capo solo quando, per caso, se ne rammenta scrivendo per il resto lunghissimi paragrafi nei quali annegano anche i dialoghi che si susseguono senza segni visibili d’interpunzione. Eppure, una volta preso il sinuoso ritmo dato dall’inconsueto scorrere delle parole, si finisce per rimanere agganciati al cupo svolgersi della vicenda, rituffandosi appena possibile fra le sue pagine. Tutto inizia con un tizio che, fermo al semaforo, si ritrova cieco all’improvviso: ben presto il ‘mal bianco’ (così detto perché chi ne è colpito è avvolto nel biancore invece che nell’oscurità) si diffonde a macchia d’olio a tutta la popolazione della città senza nome in cui il romanzo è ambientato (e, si suppone, all’umanità intera, tanto più che nessuno dei personaggi ha un nome proprio). Una situazione sempre più caotica finisce per solleticare gli istinti peggiori dell’essere umano che regredisce ben presto alle caverne, con i bisogni fondamentali che scatenano violenze e sopraffazioni basate sulla legge del più forte. L’ultimo girone infernale pare essere situato laddove sono stati internati i primi ciechi, finchè qualcuno ancora in grado di vedere poteva illudersi di contrastare così l’epidemia: fame, sete, sporcizia e morti ammazzati si accumulano prima che non ci sia più nessuno a fare la guardia e si possa uscire, peraltro solo per scoprire che, fuori, la situazione non è poi tanto migliore. Il cupo senso di quello che si può senza problemi definire un amaro apologo è stato chiarito dallo stesso Samarago al momento della consegna del Nobel: la nostra società è cieca perché non è più capace di solidarietà, cioè di ‘vedere’ gli (i bisogni degli) altri. Da qui l’impossibilità di ricostruire una struttura ordinata a partire da una tabula rasa e, soprattutto, la constatazione che i ciechi non riescono mai a essere davvero solidali tra loro, essendo gli incerti rapporti che si vanno costruendo basati, nella quasi totalità, sulla semplice convenienza. Anche il legame che si instaura tra le donne a seguito dello stupro è tenue, ma è comunque una di loro l’unica a mantenere la vista: il suo sacrificio per chi non vede, in special modo il marito (beffardamente un oculista) e il suo piccolo gruppo, va a costituire la fiammella di cui sopra – il bene tra tanto male, la generosità tra tanta indifferenza. La sua dedizione condurrà a una sorta di simbolico lavacro con l’acqua piovana che sembra preannunciare un finale a quel punto non più così a sorpresa: ciò non toglie che la conclusione sia di gran lunga la parte più debole del romanzo, faticando a integrarsi con quanto accaduto in precedenza anche a causa di un’inattesa accelerazione. Una chiusa in lieve calando che non inficia per nulla un romanzo di grande potenza, ma che, al tirar delle somme, fa sì che io gli preferisca ancora ‘Tutti i nomi’ e il suo mite, indimenticabile signor José.

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Cecità 2015-04-03 15:31:39 Valerio91
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Valerio91 Opinione inserita da Valerio91    03 Aprile, 2015
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Un’apocalisse invisibile

Che dolore. “Cecità” di Saramago è un maledetto pugno nello stomaco, uno schiaffo in pieno volto, un grido acuto dritto nei timpani. Ahinoi, Saramago conosce gli uomini e non risparmia nessuno dalla sua profonda accusa alla natura umana, nemmeno sé stesso. Col suo inconfondibile e ottimo stile, lo scrittore ci racconta un mondo improvvisamente travolto da una bianca cecità, contagiosa come una malattia estremamente virale. Le vicende ci vengono raccontate per mezzo degli unici occhi scampati a quel male e, credetemi, per risparmiarvi quell’orrido spettacolo preferireste che fossero anch’essi privi della vista, come lo vorrebbe colei che quegli occhi li possiede. Preferireste non assistere all’apocalisse in cui un cieco genere umano trascinerà sé stesso, degradazione della quale potrebbe essere perfettamente capace.

La malattia si spande a macchia d’olio; “Sono cieco!”, è il grido che risuona a ogni angolo di strada e che di lì a poco accomunerà l’umanità intera. I primi colpiti dal mal bianco vengono segregati come animali, e tali diventeranno, anticipando soltanto quello che sarà di lì a poco il destino di tutti. La cecità mette a nudo il terrificante lato animalesco dell’uomo che, non abituato a essere tale (nella maggior parte dei casi), sprofonderà, rendendosi artefice di nefandezze ben peggiori di quelle perpetrate dal mondo animale; come se insieme alla vista fosse andato perduto anche ogni freno inibitorio. L’umanità sprofonda nel sudiciume che essa stessa ha creato, e leggendo tra le pagine di questo libro li guarderai andare a fondo, e farà male.
Fa male perché in fondo al cuore lo sai che è vero, lo sai che in circostanze simili anche tu diventeresti egoista e senza scrupoli, disposto a sacrificare la morale per un tozzo di pane, a perdere la tua umanità in cambio della sopravvivenza. Lo sai perché scrutando con la mente i personaggi e le loro azioni, ammetti tacitamente a te stesso che faresti esattamente le stesse cose, oppure, quando vien fuori da loro quel briciolo di umanità residua che è sempre dura a morire, rifletti egoisticamente sulle conseguenze che tale buona azione ti porterebbe. Dolore, dolore.
“Cecità” è il palcoscenico per uomini che hanno perso la vista, ma insieme ad essa hanno perso anche tutto il resto; disposti a rubare il cibo a un morto di fame, a uccidere chiunque lo minacci di portargli via una dignità che in fin dei conti ha già perduto, disposto a sacrificarla in nome di una cieca sopravvivenza. Il barlume di speranza che alla fine lo scrittore ci regala, è soltanto una magra consolazione, dopo il mare di melma nel quale siamo stati costretti a nuotare.
Spaventosamente veritiero, ma assolutamente da leggere per chi ha un animo forte.

"Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo. Ciechi che vedono. Ciechi che, pur vedendo, non vedono."

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Suttree.
Le intermittenze della morte.
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Cecità 2015-02-11 13:32:40 Yoshi
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Yoshi Opinione inserita da Yoshi    11 Febbraio, 2015
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Amaro... Amarissimo!!

Leggere questo libro mi ha regalato la stessa sensazione di una scatola di lamette affilata mandata giù con un bicchiere d'acqua di primo mattino.
Questa è la sensazione più reale che ho provato.
E' un libro duro, difficile, una camminata in salita senza possibilità di soffermarsi a prendere fiato.
A volte con un paesaggio noioso, un lungo corridoio grigio senza porte ne finestre, senza curve.
L'unica direzione è andare dritti.
Alcuni lo definiscono incubo ma secondo me è ancora peggiore.
Lascia quell'amaro in bocca che, anche se lo vuoi eliminare mangiando qualcosa di dolce o lavandoti i denti, ormai è li e fa parte di te.
Questo libro mi è stato regalato da mio cugino a natale (non vi preoccupate gli ho comunicato che non siamo più parenti eheheh) e non fa parte del genere che leggo di solito io.
L'ho voluto leggere perché dopo troppi fantasy uno deve anche spaziare e mai come adesso mi sono mancati!!!
Ho fatto fatica ad abituarmi alla scrittura.
Un flusso continuo di dialoghi, pensieri, azioni e persone.
Come se fosse stato scritto tutto d'un fiato e richiedesse di essere letto senza interruzioni dall'inizio alla fine.
No impossibile.
E' un libro che fa riflettere e che paragonerei a 1984, ovviamente non intendo paragonarli come storie e stile ma come intensità di emozioni violente che fa provare.
Mi ha fatto schifo, mi ha annoiato, mi ha messo tristezza.
Non vedevo l'ora di finirlo per respirare una boccata d'aria.
Cecità è un inno al lato selvaggio dell'uomo che, privato dei suoi confini sociali, tira fuori l'istinto e scavalca (uccidendo e sottomettendo in tutti i sensi) lo spirito e il corpo altrui per sopravvivere.
Non lo consiglio a tutti.
No.
Forse neanche a me stessa.
Buona lettura.
Rebecca

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1984
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Cecità 2015-01-16 23:12:42 Vincenzo1972
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Vincenzo1972 Opinione inserita da Vincenzo1972    17 Gennaio, 2015
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E' cieco chi guarda solo con gli occhi

Cecità è un incubo, non saprei come definirlo meglio.. la sensazione che lascia una volta terminata la lettura è la stessa che si prova quando ci si sveglia da un incubo, di quelli peggiori pure, di quelli che ti fanno balzare col cuore in gola per quanto sono tremendi, perchè ti mettono con le spalle al muro, non hai vie di scampo se non quella di svegliarti... e quando ti svegli solo la consapevolezza che si sia trattato di un sogno (o di un libro in questo caso) può allentare la paura, la tensione generata.
Così come nel Vangelo secondo Gesù Cristo, Saramago riesce a rendere plausibile la sua versione 'alternativa' dei fatti accaduti a cavallo dell'anno zero, allo stesso modo in quest'opera, l'autore, col suo stile inconfondibile, riesce a rendere estremamente realistico il terrore, lo sgomento e lo stato di totale abiezione in cui cade il genere umano, qui rappresentato da abitanti non meglio precisati di una non meglio precisata città, colpiti da una strana forma di cecità, tanto improvvisa quanto incurabile, e che contagia tutti, indistintamente, tutti tranne una donna, unica testimone oculare delle conseguenze della cecità collettiva.
Saramago non usa nomi propri per riferirsi ai suoi personaggi bensì ce li presenta come la moglie del medico (oculista, per la precisione.. ironia della sorte..), la donna dagli occhiali scuri, il vecchio con la benda nera sull'occhio, il bambino strabico, il primo cieco e persino il cane che asciugava le lacrime... a cosa servono effettivamente i nomi in un mondo di ciechi? ogni appellativo però ha un legame con gli occhi, quasi a voler sottolineare come ciascuno di noi non sia nessuno se non ci sono occhi altrui che ci vedono.. noi siamo solo ciò che gli altri vedono di noi.
Ed è facile immaginare come la cecità, diffondendosi a macchia d'olio, determini uno scenario ai limiti dell'apocalisse, prima confinato tra le pareti di in un istituto, un manicomio abbandonato, in cui il Governo decide di rinchiudere i primi contagiati e quelli sospetti di contagio, nella vana speranza di bloccare l'epidemia, e poi esteso alla città, al mondo intero... ed il linguaggio usato da Saramago, il suo stile, l'intensità delle immagini e la durezza dei termini, contribuisce a rendere ancor più crudo e realistico questo incubo...
E quando ti svegli, comprendi:
'Perchè siamo diventati ciechi?... Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono.'

La cecità di Saramago è una rivelazione, un'illuminazione... non è un caso che si presenti agli occhi di chi la subisce come una luce bianca, folgorante... il contrario della cecità descritta in tutti i manuali di oculistica e che si mostra sotto forma di buio totale.. quella di Saramago è una cecità che rivela la vera natura dell'uomo, fatto metà di indifferenza e metà di egoismo.

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Cecità 2014-10-01 12:24:33 siti
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siti Opinione inserita da siti    01 Ottobre, 2014
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Il lume della ragione

Comune a tutti, chi più chi meno, la visione di noi esseri umani è monca, disturbata, sfuocata e appannata. Una cecità quindi, non totale certo ma molto similare. Tutti la sperimentiamo incrociando il nostro " vedere" con quello degli altri e comprendendone la relatività insita in essa.
Alcuni segnali di questa cecità portano a condannare, nel nostro piccolo le storture in cui siamo quotidianamente immersi e contribuiamo, volenti o nolenti, ad alimentare, ma poi è facile volgere lo sguardo, distratto e superficiale altrove.

Nel libro, tutto questo substrato è presentato con una situazione surreale (un'epidemia di cecità bianca - si vede tutto bianco quindi non si vede - e la gestione della situazione) in un susseguirsi di scenari apocalittici purtroppo già noti ( ce li offre su un piatto d'argento, Saramago, gli accostamenti con le barbarie del genere umano dal suo esordio sulla Terra ad oggi).
E la lettura ti fa male e lì fa centro il nostro caro scrittore, l'aveva anche dichiarato, quando il libro divenne il film "Blindness" presentato a Cannes. Lui parlò della gestione dell'opera come di una sofferenza, di una malattia dalla quale era riuscito a scampare e si augurava che il lettore, leggendo il libro, soffrisse quanto lui.

Il titolo originale è "Saggio sopra la cecità", ridotto a "Cecità" per non scoraggiare il lettore ( ahimè), quindi non si cerchi piacere nella lettura ma si cerchi di intuire il teorema che anima questa prova di "letteratura deduttiva" secondo quella definizione di Calvino tesa a descrivere la letteratura che partendo da un assioma tende a svilupparlo come un teorema e in cui lo stesso Saramago si era ritrovato e riconosciuto.
Qual è l'assioma?
Qual è il teorema?
Parto da quest'ultimo: la società è malata.
La malattia è la cecità.
Il rimedio?
Secondo molti emerge solo una visione pessimistica circa le potenzialità della società.
A me rimane il dubbio.
Perché la moglie del dottore, per tutto il romanzo unica vedente, ha diritto di esistere in questo scenario?
Cosa rappresenta?
Mi piace rispondermi, ma non so se Saramago intendesse un'ipotesi tale, che lei sia quel lume della ragione che per fortuna nostra fatica a spegnersi.

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Cecità 2014-06-23 19:16:04 LolloP
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LolloP Opinione inserita da LolloP    23 Giugno, 2014
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Una vista sull'uomo

Gli occhi sono l'elemento essenziale per poter leggere un libro.
E' paradossale che questo romanzo, che parla di cecità degli occhi e dell'anima, possa essere letto.
E' paradossale che si possa leggere di chi leggere invece proprio non può, perché privato della vista.
" Cecità " di Saramago è proprio questo, un paradosso sull'esistenza umana e sulle sue fragilità, una allegoria della società di ogni tempo e di ogni luogo, un affresco che racconta dell'uomo, delle sue bassezze e dei suoi aspetti più bestiali.
In una città il cui nome non è reso noto, in un paese ed in un anno non individuati, una epidemia di cecità colpisce la popolazione, senza fare distinzione alcuna tra ricchi e poveri, colti e contadini, vecchi e bambini.
A poco a poco tutti ne sono colpiti e non ci sono rimedi.
Gli occhi, seppur sani, vedono tutto bianco, come se fossero immersi in una luce costante e senza sosta che inonda l'intero campo visivo.
Si tenta di isolare alcuni ciechi, i primi, in un manicomio ma nulla riesce a fermare il cosiddetto mal bianco.
Il mondo piomba nel caos, la civiltà regredisce allo stato animale, primitivo.
E' l'istinto di sopravvivenza a guidare l'umanità e non più la ragione. La cecità colpisce gli occhi ma si riverbera immediatamente nell'anima.
Unica testimone involontaria delle immagini orripilanti ed indicibili che divengono la nuova quotidianità è la moglie di un oculista, uno dei primi ad essere colpiti da questo male.
Altro paradosso.
La donna è l'unica a conservare intatto il senso della vista in un mondo di ciechi, divenendo così il personaggio cardine dell'intera vicenda.
Ella è l'unica a rendersi conto dell'immane tragedia che ha colpito l'umanità nella sua interezza e vive sulla propria pelle quanto sia labile, sottile, il filo che separa l'uomo dalla bestia.
Sono i suoi occhi a guidarci in un mondo di ciechi e nella sconfinata desolazione di chi ha perso la dignità più che la vista.
Saramago non ha paura a dipingere il volto più brutale che ciascun uomo, se spinto a limite, può assumere.
L'impossibilità di cibarsi decentemente, di lavarsi, di conservare anche la minima forma di pudore e dignità, sia fisica che mentale, sono gli ingredienti che permeano le pagine di questo affascinante racconto.
Nulla è risparmiato al lettore.
Lo stile di Saramago brilla per originalità, per vivacità ed ampiezza di orizzonte. Non ci sono punti interrogativi, la punteggiatura è utilizzata in modo sperimentale ed i dialoghi si perdono nel flusso delle parole.
La potenza narrativa ne esce amplificata.
Saramago fa inorridire e riflettere ma alla fine, quando si chiude il libro, si capisce che un barlume di speranza nell'uomo, in fondo, c'è.

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A chi ama letture originali, potenti e un poco sconcertanti.
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Cecità 2014-06-03 19:10:05 veronic
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veronic Opinione inserita da veronic    03 Giugno, 2014
Ultimo aggiornamento: 03 Giugno, 2014
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Un romanzo ed un esperimento sociologico

Leggete qualche riga poi chiudete gli occhi e cominciate ad immaginare, riapriteli e proseguite, così fino alla fine, poi però, se vi riesce apriteli davvero.

Siamo noi i veri protagonisti di questo libro, siamo in una realtà inaspettata, la nostra società di tutti i giorni ma espressa attraverso una nuove percezioni sensoriali, i concetti sfuggono di tatto in tatto, di suono in suono.

E se tutti un giorno perdessimo la vista? A chi ci affideremo, quale affetto,quale ente? Potremmo contare su noi stessi? Che sapore avrebbe il lavoro? Il cibo? Le nostre passioni?il nostro tempo?il giorno? La notte? Il semaforo? Conteremo sugli affetti di tutti i giorni? Daremo lo stesso valore al mondo che ci circonda ma che non vediamo? Alla cura di noi stessi? Dei nostri valori?
Immaginati al semaforo, nella comodità della tua auto, d’un tratto, più nessun colore, cosa fai? Scendi? Dove vai? Le auto dietro di te suonano, tutto suona e non si mostra, dove andrai? che farai? ma soprattutto, chi sarai?

Saramago, ci mette tutti al buio, ansi, parla di una cecità bianca, per cui siamo tutti in piena luce, tranne un unico persona, la fantomatica Moglie del medico. Non sappiamo perché solo lei si sia salvata dal contagio, ma sappiamo che è l’unica che può osservarci ignara anch’essa del suo esclusivo destino. Ci osserva mentre cadiamo come birilli uno dietro l’altro cercando semplicemente la strada del bagno, mentre tradiamo col corpo la nostra figura, mentre ci corrompiamo carnalmente nell’oscurità conferita al nostro destino avverso.
La trama ci parla di un contagio e di una brutale quarantena in cui vengono portati tutti i primi non vedenti più la moglie del medico, la quale di sua spontanea volontà si è finta ceca per seguire il ricovero del marito.

La quarantena è lo specchio di una micro-società che nel momento della difficoltà non manca a razzie,stupri e omicidi. Nessuno spirito di solidarietà è così tanto grande da sconfiggere la paura. Paura che giorno dopo giorno incalza nello spirito di ognuno e li rende più vigliacchi o più inermi.
Nessun personaggio viene identificato con un vero nome, ognuno è rappresentato entro i limiti del nuovo linguaggio e dell’ultimo sguardo che hanno ricevuto prima di ammalarsi, come la donna da gli occhiali scuri, il ladro, il dottore, la moglie del dottore etc.

Si creano piccole società di aiuto, non meno tenaci della criminalità. La vita passata da vedenti non sempre corrisponde alla vita in cecità, talvolta riscatta gli animi puri che calpestati dal segno dell’apparenza prima non avevano riscosso il giusto ascolto, come l’uomo dalla benda nera e la donna dagli occhiali scuri.

L’istinto di sopravvivenza ostruisce il credo del buon senso, defecato per strada, nel tragitto tra la ricerca della strada e la fuga dall'imbarazzo.

E’ un libro intenso, che mostra che non c’è quarantena peggiore della società odierna che ci siamo costruiti. Siamo tutti malati della nostra cecità bianca ma Saramgo ci apre gli occhi chiudendoceli una volta per tutte.

La cecità bianca è sopra le nostre teste ogni giorno, in un celo di nubi bianche, e sotto di essa noi facciamo il nostro porco comodo credendo di non esser visti, poiché riteniamo di aver occhi abbastanza lucidi per guardarci le spalle e ci sentiamo al sicuro e tal volta migliori di quello che siamo.

Il regista Fernando Meirelles nel 2008 realizzò una trasposizione del libro sotto il nome, per l'appunto, Blindness, e posso dire con piacere che siamo in uno di quei rari casi in cui il film da perfettamente giustizia al testo, soprattutto la protagonista Julianne Moore, che non tradisce mai e interpreta con profonda bravura una stupenda moglie del medico.

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Cecità 2014-06-02 13:08:57 Giacomo 994
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Opinione inserita da Giacomo 994    02 Giugno, 2014

Un racconto che mostra una triste realtà

Un libro che mostra l'essere umano in una visione negativa: senza il freno della ragione (la vista) si trasforma in una bestia, in una giungla in cui a prevalere sono i più forti. Nel libro tuttavia c'è una speranza di sopravvivenza della ragione. L'emblema di ciò è il ristretto gruppo capeggiato dalla moglie del medico (che è anche l'unica persona a cui è rimasta la vista). Nell'oscurità dell'umanità ci sarà sempre una persona che riuscirà a vedere la luce e a riportare l'uomo alla salvezza.
Libro indubbiamente di difficile lettura, con tratti fortemente horrorifici. Ma nel sottofondo rimane sempre l'eco della speranza.

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Il signore delle mosche
Cuore di tenebra
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Cecità 2014-04-16 09:28:14 Eco Saramago
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Eco Saramago Opinione inserita da Eco Saramago    16 Aprile, 2014
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un libro incredibilmente vero

In Cecità la differenza tra uomo e animale si assottiglia, l'autocontrollo del primo soccombe agli istinti del secondo, e l' inimmaginabile diventa estremamente verosimile: un' unica allegoria della fragilità umana, dell' animo umano nella sua forma più pura, e di questo la banalità, le certezze, i limiti (ve ne sono?), la fragilità e l' intemperanza. In un libro l' inconscio prevarica su Io e SuperIo con assoluta semplicità, inverte i luoghi comuni, domina mente e corpo dell' uomo sempre meno umano. Nel frattempo la definizione di pazzia perde ogni significato e si afferma l' egoismo come istinto primordiale, prima  ancora la paura. Fino al chaos più totale.

Ma Saramago sottolinea anche quanto tutto questo sia assolutamente plausibile ipotizzando la diffusione di una cecità contagiosa ed incurabile, con tutte le conseguenze del caso.

Di secondaria importanza ma sicuramente voluta dallo scrittore la Malattia come causa degli accaduti e come fattore determinante,  inserita anche dallo storico Jared Diamond  in "armi, acciaio e malattie" con il medesimo valore relativamente al passato. 

Interessante poi la scelta di sfruttare la figura della "moglie del medico" (protagonista), unica persona immune alla cecità, che si rivela utile allo scrittore per evidenziare la carenza di solidarietà nel mondo attuale (ella sente infatti il dovere di mostrarsi solidale con i ciechi che la circondano, man mano che la loro condizione peggiora).

"Cecità" si riassume dunque in un viaggio introspettivo molto  profondo, in una critica della società odierna, nella realtà di un uomo-animale.

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Cecità 2014-01-26 13:11:24 stephyland
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stephyland Opinione inserita da stephyland    26 Gennaio, 2014
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Abbandonato

Quanto ho desiderato questo libro!!!!
Tanto è vero che ho fatto la richiesta in diverse biblioteche, visto che nella biblioteca del mio paese risultava essere in prestito.
Una volta avuto tra le mani, finalmente dopo tanto attendere, cosa succede?
Non riesco ad andare avanti nella lettura, perché lo stile di Saramago, senza discorsi diretti e sopratutto lo stile dell'autore mi da ai nervi.
Peccato... Mi è comunque rimasta la curiosità e il rammarico di non essere riuscita a terminare un libro che tanto ho desiderato.
Chissà magari in futuro riuscirò a leggerlo, per adesso però giudizio negativo :(

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Cecità 2013-11-13 01:47:17 Ettore
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Ettore Opinione inserita da Ettore    13 Novembre, 2013
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Mal bianco

[Contiene spoiler]
Quale sarebbe il primo punto che farei notare se dovessi consigliare "Cecità"?
Lo stile, sicuramente. Forse "cieco" è la parola esatta. Non so se l'autore ne fosse consapevole, ma credo sia difficile non trovare delle analogie con lo stile di Joyce espresso nell'Ulisse. Uno stile personalizzato, però, questo, che di certo non plagia né imita: lo scorrere della narrazione e dei dialoghi è interrotto solo da una sottile punteggiatura, e non ci sono nomi propri a identificare i personaggi.
Uno stile particolare e unico, che di certo è il motivo per cui questo libro non può essere ignorato.
I contenuti, poi, sono senz'altro elevati. Partendo dall'inizio dell'epidemia chiamata "mal bianco", ci si ritrova a viaggiare attraverso una (dis)avventura che analizza le sfaccettature umane, tra l'amore e le crudeltà.
Oggettivamente, quindi, il tentativo dell'autore è lodevole, ma purtroppo non mi sono ritrovato emotivamente coinvolto nel romanzo. Forse appunto a causa di questo stile originale che, dopo la piacevole scoperta, alla lunga mi ha un po' stancato.
Il tutto mi è sembrato troppo asettico, il che, visti gli eventi narrati, mi è sembrato strano, come se dovessi prendermela con le mie capacità di lettore.
Inoltre, riassumendo il libro, ho trovato la narrazione troppo didascalica, quasi illustrativa: inizio malattia - conseguenze - fine della malattia; e il finale, anche se con un'ultima frase commovente, mi ha lasciato abbastanza deluso.
E' comunque una mia analisi soggettiva, di chi forse cercava qualche emozione diversa.
Di sicuro è un libro che merita di essere letto, e apprezzato.

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Cecità 2013-10-30 13:12:26 Monika
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Monika Opinione inserita da Monika    30 Ottobre, 2013
Ultimo aggiornamento: 30 Ottobre, 2013
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Forse solo il silenzio esiste davvero.

Inizio difficile. La mancanza della punteggiatura nei dialoghi, e i personaggi privi di nome, inizialmente rendono poco chiara la lettura. Ma andando avanti si viene completamente risucchiati dalla storia, dagli avvenimenti. Con orrore ci si rende conto che se succedesse realmente qualcosa del genere il mondo diventerebbe proprio come Saramago ha raccontato... Questo libro scatena una serie di domande di cui è meglio non conoscere risposta.

"Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono".

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Cecità 2013-07-31 15:38:34 mariaangela
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mariaangela Opinione inserita da mariaangela    31 Luglio, 2013
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E' COME NUOTARE IN UN MARE DI LATTE

Come reagirei se aprendo gli occhi improvvisamente vedessi tutto bianco?
E se le persone intorno a me inspiegabilmente iniziassero a vedere tutto bianco anche loro?
E se poi tutti noi ciechi fossimo rinchiusi….attenzione…ma qui scatta già il primo sopruso…ho d’istinto scritto rinchiusi. E perché dovremmo essere rinchiusi?? Senza poter uscire, sorvegliati, vigilati pena la morte, con poca acqua, poco cibo, igiene nessuna, cura nessuna, dolcezza nessuna, paura tanta.
Forse perché la forza e la dignità sono solo di chi ha occhi? Ma quali occhi? Occhi di chi? Occhi per cosa?
Forse l’autore vuole, attraverso i suoi occhi, mostrarci fin dove può spingersi l’indifferenza umana, la mancanza di solidarietà e di empatia per arrivare fino alla non cura e abbandono, fino alla violenza e al delitto del più forte sul più debole.
Forse l’autore vuole trasmetterci solo messaggi, solo pensieri a lui cari, perché tralascia tutto il resto, nomi dei personaggi, paese dove i fatti avvengono, come avvengono, come si risolvono se si risolvono.
Perché forse all’autore sta’ a cuore solo portare alla luce il buio nascosto nell’anima di ciascuno di noi, perché quel buio, quell’isolamento, quell’incattivirsi con gli altri e verso gli altri, la luce può guarirlo, perché gli occhi per vedere, per guardare, per osservare, sono dentro di noi. Basta voler vedere, guardare, osservare.
Io ho visto questo.

“Se puoi vedere, guarda.
Se puoi guardare, osserva.”
Vedere. Guardare. Osservare.
"Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo. Ciechi che vedono. Ciechi che, pur vedendo, non vedono."

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lo consiglio certamente, anche se ho trovato la lettura a tratti un po' noiosa e ripetitiva
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Cecità 2013-04-26 16:26:50 piquadro
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piquadro Opinione inserita da piquadro    26 Aprile, 2013
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non mi è piaciuto

Ho comprato il libro attirata dalle ottime recensioni. Forse non sono all'altezza ma non mi è piaciuto proprio. L'inizio prometteva davvero bene, mi aspettavo una trama avvincente e piena di colpi di scena. Invece è un libro noioso, che mi ha suscitato più che alto emozioni negative, in particolare sensazioni di cattivo odore, di nausea. Ho letto poi da qualche parte che il titolo è stato cambiato, è stata tolta l'indicazione di "saggio", forse può avere un senso per chi lo legge cercando significati nascosti, anche se secondo me un libro è semplicemente bello o brutto. Questo per me è brutto.

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Cecità 2013-04-20 23:57:15 Mario Inisi
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Mario Inisi Opinione inserita da Mario Inisi    21 Aprile, 2013
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Siamo sempre stati ciechi

"La lucerna del tuo corpo è l'occhio. Se il tuo occhio è sano allora il tuo corpo è tutto nella luce, ma se è malato anche il tuo corpo è nelle tenebre. Bada che la luce che è in te non sia tenebra." Luca 11-34-36
Il riferimento/polemica con il testo sacro mi pare continui anche in questo bellissimo romanzo di Saramago.
La cecità che colpisce prima alcuni individui per poi dilagare in tutto il paese non è una cecità normale, ma una cecità bianca in cui tutto sembra troppo luminoso. Una cecità non solo fisica, ma soprattutto metafisica e metaforica, una cecità dell’anima.
L’occhio è infatti l’unica parte del corpo in cui ancora rimane un po’ di anima.
L’epidemia di cecità tirerà fuori il peggio di molte persone rendendolo evidente. Metterà a nudo ciò che in altre condizioni restava coperto e mascherato: l’anima. L’anima diventa visibile.
La descrizione dell’internamento in una specie di campo di concentramento circondato da guardie e filo spinato, con le enormi camerate e i lunghi corridoi è così perfetta che mi sono sentito uno dei ciechi della camerata, lì a girare con loro brancolando per i corridoi o sotto il tiro dei fucili dei soldati. La descrizione del deteriorarsi delle condizioni di vita nel campo è perfettamente verosimile. Sotto minaccia della fame, del ricatto, della violenza alcuni ciechi diventano ancora più ciechi, e altri più uomini. In diversi punti della storia viene in mente l’insulto spesso rivolto da Gesù ai farisei (Ciechi!) per il fatto che si approfittano della loro condizione di superiorità per avere vantaggi sugli altri esattamente come fanno i ciechi della terza camerata. Alla fine però i ciechi della prima camerata riusciranno a uscire dal campo di internamento con l’aiuto dell’unica di loro che ha conservato l’uso della vista: la moglie dell’oculista, che naturalmente, ironia del destino è diventato cieco tra i primi.
Le vicende fuori del campo di concentramento sono secondo me appena meno interessanti. La descrizione si fa a tratti addirittura leggermente didascalica ( non me l’aspettavo dopo Caino). Da notare che mentre in Caino lo scrittore era stato assolutamente caustico e totalmente pessimista nei confronti dell’umanità ( e di dio), non aveva fatto sopravvivere nessun uomo a parte Caino destinando la specie umana all’estinzione, in questo testo c’è uno spiraglio di fiducia nella razza umana notevole. Esistono ancora degli esemplari che meritano di vivere, che possono dirsi uomini. In questo libro più che un contrasto trovo quasi un accordo con il testo sacro, a parte la nota polemica offerta dai quadri e dalle statue dentro la chiesa dove qualcuno ha pennellato di bianco gli occhi di tutti i personaggi e bendato le statue: se gli uomini sono ciechi allora anche i santi, dio e tutto ciò che è dotato di anima è affetto dalla stessa cecità. Creatore e creatura soffrono dello stesso male, così come lo scrittore che compare nel libro come personaggio è cieco allo stesso modo delle sue creature. L’unico “non cieco” è chi offre la vista, i suoi occhi, per gli altri: quindi in chiesa l’unico personaggio dei quadri che non porta la benda bianca è santa Lucia che offre gli occhi su un piatto e nella storia la moglie del medico che si dichiara cieca di sua volontà per seguire il marito e che usa la vista solo per aiutare il prossimo. Mai le viene in mente di approfittare della temporanea condizione di superiorità sugli altri uomini per trarne vantaggi materiali personali. La sua è solo, se mai, una superiorità morale e la sua limpidezza morale è contagiosa.
Tutto sommato la inaspettata fiducia nell’essere umano di Saramago in questo libro apre anche a un atteggiamento meno caustico verso Dio. Credo che Saramago imputi a Dio la grande colpa di aver creato l’uomo a Sua immagine e che copia ( e quindi presumibilmente originale) lascino a desiderare. Ma qui qualcuno merita di salvarsi perciò dobbiamo pensare che anche la cecità di Dio non sia stata così disastrosa. Il finale lascia la speranza di una possibile guarigione dell’anima.
Ora sono curioso di legger il Vangelo di Saramago.

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La peste di Camus
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Cecità 2013-02-13 21:42:27 lakylucy
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lakylucy Opinione inserita da lakylucy    13 Febbraio, 2013
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Meglio di un horror

Un horror non è niente a confronto!
Questa è una situazione che potrebbe benissimo capitare al giorno d'oggi. I veleni che respiriamo, beviamo, mangiamo. Ci potrebbe facilmente capitare una situazione simile.
Scritto in maniera straordinariamente avvincente e con un realismo coinvolgente.
Grande Saramago

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Cecità 2013-01-16 15:36:56 Cristina72
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Cristina72 Opinione inserita da Cristina72    16 Gennaio, 2013
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"Il mondo è tutto qui dentro"

Romanzo da leggere e rileggere, questo di Saramago, ricco com'è di simbologia, di perle di saggezza da scovare nella melma, di verità scomode e sublimi.
Ecco l'umanità, sembra dire lo scrittore, ecco l'uomo messo di fronte ad una calamità che ne acceca prima gli occhi e poi, gradatamente, il lume della ragione, condannandolo a vedere “tutto bianco”, un velo lattiginoso che lo separa dal resto del mondo.
Anche il lettore si muove quasi a tentoni, costretto ad inseguire le regole della narrazione, ad aggrapparsi alle maiuscole per afferrare l'inizio di una frase, tra dialoghi privi di virgolettato e pochi punti.
“Il mondo è tutto qui dentro”, dice una donna, l'unica persona che inspiegabilmente continuerà a vederci, ed è attraverso i suoi occhi che assistiamo allo spettacolo spaventoso di esseri umani insudiciati nel corpo e nell'anima. E' una lotta disperata per la sopravvivenza che tira fuori il peggio di ognuno e spezza ogni indugio, tra sopraffazioni, omicidi, stupri, accoppiamenti sordidi.
Eppure la luce della speranza non si spegne mai del tutto, grazie soprattutto alla donna vedente, pronta per amore del suo uomo a “difendere la fragilità della vita giorno per giorno”.
E poi ci sono le affinità elettive tra compagni di sventura senza nome e senza volto, che non si conoscono ma col tempo cominciano a riconoscersi, e c'è il potere salvifico di un cane sbucato da chissà dove che lecca e asciuga le lacrime, sorreggendo e guidando chi sta perdendo la strada.
Del resto in un mondo di non vedenti tutto può accadere, anche che bellezza e giovinezza abbraccino bruttezza e vecchiaia e decidano di proseguire insieme il cammino, dando ragione a chi non crede alla ragione.

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Cecità 2012-12-21 11:41:06 AndrewFaber
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AndrewFaber Opinione inserita da AndrewFaber    21 Dicembre, 2012
Ultimo aggiornamento: 21 Dicembre, 2012
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La luce ha chiuso gli occhi sull'umanità....

Finito di leggere da qualche settimana.
Ho volutamente atteso del tempo prima di recensirlo, affinché affiorassero chiare e limpide le sensazioni trasmesse dal testo. Saramago (non a caso premio Nobel alla letteratura conferitogli nel 1998), carnefice dalle mani di seta, entra in modo devastante e chirurgico nell' io più profondo del lettore, mettendolo a confronto con una realtà che passo dopo passo, sembra non offrire vie di fuga se non il mero rassegnarsi ad un inevitabile deliquio. La trama di per se potrebbe, a prima vista, risultare non troppo accattivante o comunque "tralasciabile"(...un'epidemia di cecità improvvisamente colpisce l'intera popolazione, portandola giorno dopo giorno sull'orlo del baratro psico-sociale, con ripercussioni immaginabili, ma forse non fino in fondo, sui singoli individui dove l'autore, maggiormente, punta la penna...). La primissima parte del libro, momento questo in cui Vi consiglio caldamente di far scorta d'aria nei polmoni, introduce ed accompagna a quello che poi sarà un susseguirsi di eventi resi tremendamente reali dall'irrefutabile - maestoso - stile di Saramago. E su questo, davvero, c'è di che sturbarsi. Lo scrittore delizia - letteralmente - il lettore, con un lessico ed un'eleganza all'uopo utilizzati con rara destrezza, alternando in quest'ultimo stupore ed imbarazzo per cotanta maestria. E' un "qualcosa" che esige rispetto.
Personalmente ritengo che un libro abbia fatto centro, compiendo alla perfezione il suo mestiere, quando le emozioni scaturite possono misurarsi a pelle. Quando risultano concrete e visibili.
Beh, a me è capitato spesso di voler saltare dei passaggi per paura di saggiare quest'ultime.
E' una lettura a cui appartiene di diritto ' un prima e un dopo ', una spelonca nella quale ( forse ) non si cerca rifugio, ma se stessi.

E poi... e poi conoscerete il "cane delle lacrime", a cui spero, riuscirete a donarne qualcuna.

Io ho già dato.

"Non sono serviti a niente i buoni e leali servigi prestati dagli antenati di questo cane delle lacrime, quando lambivano le purulente piaghe di santi prima ancora che fossero approvati e dichiarati tali, una misericordia, dunque, fra le più disinteressate, perché, lo sappiamo bene, non certo tutti i mendicanti riescono ad ascendere alla santità,per quante piaghe possano avere sul corpo, e anche nell'anima, là dove la lingua dei cani non arriva.

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Cecità 2012-11-22 13:54:44 annamariabalzano43
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annamariabalzano43 Opinione inserita da annamariabalzano43    22 Novembre, 2012
Ultimo aggiornamento: 09 Ottobre, 2014
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cecità di Josè Saramago

Credo che a buon diritto Cecità di Josè Saramago possa essere definito romanzo dell’assurdo, come lo fu La peste di Camus.
Iniziamo con l’analizzare il titolo: è significativa la scelta di un sostantivo astratto, che, nell’uso assoluto che ne fa l’autore, libero cioè da qualsiasi articolo che aggiunga una connotazione al termine, si impone, attraverso il suo significato,come una condizione propria a tutto il genere umano, una sorta di categoria dello spirito.
Immediatamente dopo un breve primo paragrafo scritto in uno stile tradizionale, Saramago stravolge ogni regola e comincia ad accorpare le frasi, dando ad esse solo delle pause logiche segnate dalle maiuscole, con una tecnica del tutto simile a quella del flusso di coscienza la cui massima espressione è il monologo di Molly Bloom nell’ultimo capitolo dell’Ulisse di Joyce. Nell’opera di Saramago il pensiero del singolo si fa tutt’uno col dialogo tra i personaggi, creando, attraverso l’espressione verbale, l’esatta idea del caos esistente nel mondo: d’altra parte i personaggi stessi non si distinguono per il loro nome, ma solo per alcune connotazioni fisiche o sociali. Così ci troviamo di fronte al medico, alla moglie del medico, al ragazzino dall’occhio strabico, alla ragazza dagli occhiali scuri e via dicendo. La perdita di identità è dunque uno dei temi fondamentali di questo romanzo: la vicenda descritta riguarda Ognuno, una sorta di Everyman della tradizione medievale, riguarda l’Uomo e non il singolo. Tutti dunque si trovano nella tragica condizione di cecità, ad eccezione della moglie del medico. E questo, a mio avviso, è un'altra scelta significativa dell’autore, perché solo a lei, a questa donna dotata di coraggio, di generosità e di senso di solidarietà verso il prossimo, è affidato il compito di dare testimonianza di ciò che ha visto e di ciò che è accaduto. La sua funzione non è diversa da quella che Melville attribuì a Ishmael nel suo Moby Dick: solo Ishmael potrà raccontare l’avventura tragica di Achab e della balena bianca e lasciare al lettore la libertà di coglierne il significato simbolico attraverso la forza della parola.
La cecità, dunque, che dilaga come un’epidemia, porta alla luce la parte bestiale e primitiva dell’uomo messo a nudo e privato di ogni condizionamento civile. Violenza e prevaricazione schiacciano i più deboli, abusi di ogni tipo si effettuano in un manicomio dismesso trasformato in lager. Non si può non rilevare, in questo contesto, il chiaro significato politico dell’opera.
Come nei convogli della morte e nei lager nazisti, l’uomo perde totalmente la sua dignità, si trova immerso nei suoi escrementi, che diventano quasi un’estensione del suo corpo. In queste condizioni l’orrore si sostituisce alla normalità, il fetore all’odore, l’atto sessuale diventa perversione e la diffidenza e l’odio si diffondono persino tra le stesse vittime, tra coloro cioè che condividono una sorte sciagurata e malvagia. In questa prospettiva il linguaggio che crea le scene dei ciechi che camminano in fila indiana avendo come riferimento strisce di stoffa che fungono da guida, suscita lo stesso raccapriccio e sconcerto che suscita l’immagine pittorica ne La parabola dei ciechi di Pieter Bruegel.
La cecità, d’altronde, è l’unica condizione, nel mondo di Saramago, per giungere alla conoscenza, proprio come lo fu la peste per gli abitanti di Orano nel romanzo di Camus. Non possiamo non ricordare, a questo punto, che nella tradizione classica, sono proprio i ciechi, quelli che “vedono” realmente: da Omero a Tiresia a Edipo. Si consideri l’interpretazione di Pier Paolo Pasolini del mito di Edipo: qui la cecità è espiazione e riscatto per l’uomo di ieri come per quello di oggi. L’Edipo di Pasolini nasce negli anni venti, vive nell’antica Tebe e muore nella Bologna degli anni sessanta. Nulla di più efficace per esprimere il concetto che questa condizione di morte in vita non appartiene a un’epoca ma è insita nel cuore degli uomini finché non siano essi stessi a prenderne coscienza e a superarla.

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Cecità 2012-11-13 21:58:05 Fede.92
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Fede.92 Opinione inserita da Fede.92    13 Novembre, 2012
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Il chiaro oblio dell'umanità

Nella sua opera: "Cecità" Saramago trafigge il lettore catapultandolo in un mondo apocalittico ma alquanto realistico. Un opera originale anche se rapportata a testi trattanti il genere apocalittico. Viene dato risalto all'uomo che viene privato della società come la si conviene e ricatapultato allo stato di natura che il seicentesco Hobbes ipotizzava.Nel suo libro non c'è spazio per nomi,punteggiatura, e altre regole sintattiche comunemente utilizzate,Saramago è riuscito nel suo intento: alienare anche la sua opera come i suoi personaggi dal panorama comune di civiltà, rendendo il tutto una cosa a sè stante. L'opera ha anche valore metaforico: Amplifica, talvolta distorce, facciate della reale società odierna, implementando al suo interno un recondito significato politico.
Il libro ha mille facciate, ciascuna interpretabile soggettivamente da ciascuno di noi, ecco cosa rende questo libro un opera da leggere e da comprendere.

Si tratta comunque di un libro complesso, articolato, che richiede impegno nella sua comprensione, non ritengo si tratti di un'opera meramente intrattenitiva o di svago.

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Cecità 2012-10-07 07:36:13 Enzobis
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Enzobis Opinione inserita da Enzobis    07 Ottobre, 2012
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Imperdibile

Il libro più bello del grande Saramago, la storia di un’umanità dolente, meschina ma anche eroica, debole e fragile, ingiusta ma talvolta straordinariamente coraggiosa…Un racconto intenso e profondo, ed una scrittura originale (quella latitanza di punti virgole, l’assenza di virgolette…) che ti avviluppa. La cecità che si diffonde, e le reazioni che ne conseguono, le lotte, i soprusi, le discriminazioni, sono naturalmente altrettante metafore della vita e del mondo in cui viviamo, che restano sullo sfondo di una storia coinvolgente. Insomma: un capolavoro.

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Cecità 2012-09-18 14:48:49 Claudio
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Opinione inserita da Claudio    18 Settembre, 2012

Homo Homini Lupus

L'incipit è fantastico, destabilizzante ed il resto del libro non è da meno. Essendo il primo libro che leggo di Saramago inizialmente ho avuto un po' di difficoltà per il particolare stile del dialogo, o meglio della sua assenza, che viene risolto con l'uso della maiuscola all'interno del corpo stesso della frase, ed anche per l'abbondanza di incisi che inserisce nel corso del periodo e che qualche volta mi hanno fatto perdere il filo del discorso ma superate queste piccole difficoltà posso dire che è davvero un libro molto bello, crudo e crudele come appunto è la Vita ma soprattutto la natura umana che chissà se riuscirà davvero a riacquistare la Vista!

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Il Vangelo Secondo Gesù Cristo
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Cecità 2012-09-10 17:49:06 Ally79
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Ally79 Opinione inserita da Ally79    10 Settembre, 2012
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L'inferno in stile Saramago

Ho preso Cecità molto tempo fa grazie ai lettori di questa community.
Lo tenevo li’.Fermo,senza aprirlo.Non me la sentivo di leggerlo.Aspettavo il “momento giusto”.
Poi un giorno ho pensato che non dovevo più attendere,le recensioni erano strabilianti.Perché indugiavo?
Ho iniziato.

Le prime pagine mi affascinavano:questo bianco negli occhi cosi improvviso,questa scrittura di Saramago cosi anomala,diversa,senza alcun rispetto per le regole grammaticali.
Pensavo stranita che era davvero talentuoso per poterselo permettere.
E poi come riusciva a farmi immaginare cosi tanti personaggi senza descrizione?
Butta là un particolare,un occhio strabico,degli occhiali scuri e tu vedi qualcuno.
Wow.

Ma a un certo punto per continuare ad andare avanti iniziavo a fare uno sforzo disumano.
Non era noia,non era mancanza di attenzione.Era dolore.
Leggere Cecità mi faceva troppo male.
La reclusione,la perdita di dignità,il putridume,la violenza,la cattiveria.
L’impotenza di questi ciechi verso il mondo,verso la loro vita,erano insostenibili per me.
L’ho chiuso.Ho detto basta.Ho detto mi arrendo.

Sono passati mesi ma ogni tanto scene di quel romanzo mi tornavano in mente.
Una sorta di fantasma letterario che non voleva mollarmi.
Allora ieri ci sono tornata su e oggi l’ho terminato.
Ma stavolta sapevo cosa mi aspettava,mi sono corazzata e ho tentato di difendermi.
Ho letto con la testa.

E come una osservatrice distaccata mi sono resa conto di come Saramago scavi nel fango.
Arriva fino al punto più nero dell’animo umano,non risparmia nulla al lettore dell’orrore.
Nel libro dei senza vista non smette di sussurrarti “Guarda,guarda,guarda.Osserva fino a che punto si può arrivare.Non distogliere lo sguardo.Mai.”
A mani nude e sanguinanti ti conduce nell’abbisso,nel punto da cui si può solo risalire.
Poi ogni tanto ti lancia una frase piena di luce,che dovrebbe resitituirti la speranza.
Ogni tanto.Troppo poco.

Sapete che c’è?Io questo libro non so giudicarlo.Non so dirvi se mi è piaciuto o meno.
So però che mi è entrato dentro.
In fondo non è quello che dovrebbe fare un capolavoro?

Anche se fa male.
Buona lettura.

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Cecità 2012-09-09 08:39:21 Mephixto
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Mephixto Opinione inserita da Mephixto    09 Settembre, 2012
Ultimo aggiornamento: 09 Settembre, 2012
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Nell'antro della bestia

Volevo leggere qualcosa di diverso che rompesse gli schemi, quindi dopo un attenta riflessione sono andato in libreria; deciso a scegliere qualcosa che realmente servisse a tal scopo.
Ed eccomi qui con questo libro, lo apro, e dopo qualche pagina ecco che mi sento bussare sulla spalla, ed era Saramago che mi diceva : " se pazienti ancora un po' ti porto in un posto per mostrarti un cosa" .
E così spinto dalla curiosità ho deciso di seguirlo. Meglio sarebbe stato se non lo avessi fatto, perché in questo modo mi sarei risparmiato pagine e pagine di: crudeltà, ignoranza, sofferenza, agonia, e ansia .
Si perché Saramago mi porta negli angoli più bui della società umana, mi porta in un inferno fatto di violenza, emarginazione, crudeltà, mi guida in questo manicomio diroccato che via via si popola di persone affette da un morbo che rende tutti ciechi , il Mal bianco. E qui nel antro della bestia, le persone che non vedono, esprimo se stessi e la loro avida crudeltà in modo sopraffino.
E qui in questo manicomio fatiscente, il mio ospite narrante mi dice: "stai un po' a vedere cosa succede adesso". Ma io già provato dal luogo cominciavo a vacillare, la nausea e il ribrezzo per ciò a cui stavo assistendo diventava insopportabile, la curiosità di "vedere" se qualcosa di buono c'era in tutto questo è stata sufficiente a farmi procedere, a naso tappato, in questo luogo fetido dell'animo umano, dove qua è la, forse per compassione o forse per dover di cronaca, il mio Virgilio vedente talvolta mi mostrava barlumi di speranza, un amore fatto di comprensione, animi umani ancora disposti a lottare e persone disposte al sacrificio pur che il grottesco spettacolo ignobile finisca.
Più leggevo e più mi schifavo di cosa potrebbe diventare l'uomo, davanti ad una catastrofe delle proporzioni immani come quella narrata in questo testo. Il mio Caronte a questo punto vedendomi chiaramente sconvolto mi dice :" ora che hai visto l'anticamera dell'antro della bestia, andiamo a vedere come si sta in salotto" Ecco non lo avesse mai fatto (sadico impunito!). Una tragedia fatta di miseria, dove l'uomo si è spogliato di ogni dignità e dove il ridicolo si fonde al assurdo e il drammatico incontra la tragedia. Il mondo e ridotto a una cloaca a cielo aperto, dove ratti in stivali e doppio petto uniscono le loro forze e lottano tra loro per sopravvivere nelle rovine di una civiltà spogliata dei sui valori e delle sue dignità. Un miseria equa, dove non esistono ricchi,poveri, edotti e disgraziati, esistono solo esseri che tentano di sopravvivere.
"Adesso il giro è finito ma rammenta quello che hai visto!" mi ha lasciato così, ctatonico e stordito con il libro ancora aperto e una profonda amerezza ...
In conclusione posso dire che :
Cecità non è un testo semplice, ne per il modo in cui è scritto con la scelta stilistica di omettere le punteggiature, eccezion fatta per punti e virgole,ne tantomeno per i temi trattati e le considerazioni dell'autore. Un libro che non è assolutamente uno svago e che per leggerlo ritengo ci voglia la volontà di guardare e tanto tantissimo pelo sullo stomaco.

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Cecità 2012-09-01 11:11:19 hottina92
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hottina92 Opinione inserita da hottina92    01 Settembre, 2012
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Solo in un mondo di ciechi le cose saranno ciò che

Purtroppo ho conosciuto la genialità di Saramago solo quest'estate e me ne rammarico perchè la lettura delle sue opere risulta davvero piacevole e soprattutto costruttiva; i suoi libri dovrebbero essere tra le "biblioteche" di tutte le case.
Cecità è il primo libro di questo autore che ho letto; all'inizio ho fatto una leggera fatica ad attarmi al suo stile (l'uso del discorso diretto libero, periodi parecchio lunghi, l'utilizzo di molte virgole possono rendere la lettura un po' difficile all'inizio, e poco scorrevole) ma dopo le prime pagine, ho letteralmente divorato tutto il libro e la sua storia. Ciò che rende speciale questo libro non è solo l'inconfondibile stile di Saramago, ma la profondità dei temi trattati. Infatti benchè la trama sia in sè irreale, essa è un pretesto per riflette sulla vera natura dell'uomo. una situazione dunque nel quale tutti gli uomini gettano via la propria maschera e il finto perbenismo per scatenare la vera natura che è dentro di loro. Un libro dunque che mette a nudo l'umanità.
Se volete leggere un capolavoro, leggete cecità e ve ne innamorerete!

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Cecità 2012-08-19 17:29:11 Grenouillette
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Grenouillette Opinione inserita da Grenouillette    19 Agosto, 2012
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"Se puoi vedere, guarda. Se puoi guardare, osserva

“Lottare è sempre stata, più o meno, una forma di cecità”; vederlo fare da un gruppo di personaggi poco definiti, senza nome né storia, ma con una forza ed un carattere ben delineato, è ancor più inumano. Tuttavia se, dopo aver letto questo libro, venisse da chiedersi in cosa consti davvero l’umanità, credo che i dubbi sarebbero parecchi. Chi mi ha regalato “Cecità” mi aveva, a priori, convinto della grandiosità dell’opera, il cui titolo originale sarebbe, in effetti, “Saggio sulla cecità”. E del saggio ne ha tutte le caratteristiche, sebbene allo stesso tempo sia anche un romanzo di singolare bellezza, che narra di un’epidemia globale che colpisce la popolazione, in un tempo ed in un luogo indefinito. Sin dall’inizio, chi legge non può che sentirsi cieco e continuare ad esserlo fino all’ultima pace, attraversando pagine dipinte dalla sublime penna di Saramago, dove scorre una prosa furente e emozionata, che esclude l’uso della grammatica comune e pone la scrittura quasi sotto un unico simil flusso di coscienza.
Una storia davvero seducente, che nasconde un’ampia metafora di quel che siamo e di quel che facciamo e, allo stesso tempo, un gran monito contro l’umanità che pecca di un egoismo smodato, di una solidarietà assente e di una cooperazione benevola. Un libro da capire a fondo ma, soprattutto, da osservare, per cercare di mantenere fissi e spalancati i nostri occhi, aperti sul mondo, e non rischiare di essere ciechi che, pur vedendo, non vedono.

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Cecità 2012-08-13 17:29:54 Capriluc
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Capriluc Opinione inserita da Capriluc    13 Agosto, 2012
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L'agnosia è la malattia più grave

Mentre ero immerso nella lettura di Cecità, libro scritto da Saramago, la definizione di William Golding sul genere umano, “l’uomo produce il male come le api producono il miele”, sembrava impressa nelle pagine.

Il libro narra la storia di un’epidemia che si diffonde brevissimamente:chiunque viene colpito e nessuno può sfuggirle.La cecità non è caratterizzata da un buio totale, bensì è distinta da una luce continuamente bianca, come se avessimo al posto degli occhi un sole coperto dalle nubi.I primi colpiti vengono rinchiusi in un ex-manicomio, atto con il quale il governo cerca di salvaguardare il benessere collettivo.Tuttavia la patologia non conosce barriere; presto tutta la popolazione inizierà a soffrire dell’impossibilità di vedere.
Lo stile adottato da Saramago è quello del racconto fantastico che ricalca fedelmente il realismo materico della società postmoderna. I personaggi sono presentati senza il nome proprio, descritti dal narratore, talvolta intradiegetico, talvolta extradiegetico, con espressioni impersonali (il primo cieco, il medico).Come ne “Il Vangelo secondo Gesù Cristo”, i dialoghi non sono introdotti dai due punti, il periodo è separato da una virgola e seguito dalla lettera maiuscola.Questo esercizio di stile si configura dentro una pagina priva di spazi, esaltando la violenza del romanzo, senza lasciare tempo di respirare.Si vive un’agonia.
Saramago disegna con sapienza la bestialità dell’essere umano, trasposta nella contemporaneità, in cui l’individuo viene depurato da tutte le sue dispersioni e costretto a soddisfare i suoi bisogni primordiali.Cecità è un libro che segue la traccia lasciata da Orwell (1984) e Golding (Il signore delle mosche) , passa da Huxley (Il mondo nuovo e Ritorno al mondo nuovo) e Bradbury (Fahrenheit 451), giunge fino a McCarthy (La strada) e ci mostra crudelmente il male più grande:l’agnosia.

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Cecità 2012-08-12 20:13:49 Giada_
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Giada_ Opinione inserita da Giada_    12 Agosto, 2012
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Il mio libro preferito

Una volta iniziato, è impossibile abbandonarlo. Un libro che ti perseguita, che ti immerge dentro di sé, grazie allo stile leggero e sapiente di Saramago. Quando ho sfogliato il libro prima di compralo, mi ha sorpreso l'assenza di virgolette che introducessero i discorsi, ma durante la lettura non si è rivelato un problema, e non ci si fa neanche caso.
La trama è magnifica, angosciante e triste. Triste perchè racconta la nostra società, perchè se dovesse accadere una piaga simile, la realtà non sarà poi diversa da quella descritta nel libro.

Un libro che si deve leggere, a mio parere.
L'ho consigliato a tutti, dal mio ragazzo (che l'ha divorato in pochi giorni) alla mia prof di italiano!

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Cecità 2012-05-14 20:56:05 Hypo
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Hypo Opinione inserita da Hypo    14 Mag, 2012
Ultimo aggiornamento: 14 Mag, 2012
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Un mondo di ciechi

Come ricevere un pugno nello stomaco e provare piacere, questo è "Cecità". Mai una lettura mi aveva asfissiato con tanta grazia, mai avevo sperimentato la repulsione unita alla forte voglia di continuare e vedere come andava a finire. Una serie di episodi, una scala che si arrampica sempre più in alto. Quando pensi di aver letto il peggio raggiungibile dalla natura umana arriva puntualmente qualcosa a farti ricredere che si può andare sempre più a fondo. Terribilmente intenso, vero, crudo, non sembra di leggere finzione, sembra di leggere vicende realmente accadute. Saramago è un maestro, senza definire luoghi, nomi o quant'altro (a cosa serve tanto siamo cechi) riesce a trasmettere il massimo, è come se lui avesse sperimentato la vicenda realmente sulla propria pelle. Ci sono talmente tante perle di saggezza dentro "Cecità", tante di quelle verità che si rischia un indigestione. E intanto la storia va avanti e si resta paralizzati, schifati, tormentati da quello che a conti fatti realmente potrebbe succedere se gli eventi del libro si avverassero.

"Cecità" è un capolavoro che rimane dentro, i personaggi hanno una caratterizzazione incredibile, quasi impensabile pensare a una cosa del genere, eppure Saramago c'è riuscito. Cercare di spiegare altro è probabilmente inutile, questo libro va vissuto e sofferto, tanto catturerà in qualsiasi modo.

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Cecità 2012-03-26 15:35:33 websurfer78
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websurfer78 Opinione inserita da websurfer78    26 Marzo, 2012
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CAPOLAVORO!

In una città qualunque,un uomo qualunque,fermo con la macchina al semaforo,improvvisamente diventa cieco (stranamente,vede tutto bianco,non nero...).E' solo il primo caso di un'epidemia che finisce col colpire l'intera popolazione...tranne una persona...Il governo,nel disperato tentativo di arrestare il numero crescente di casi,decide di rinchiudere le prime persone affette da cecità all'interno di un ex-manicomio,dove ben presto la condizione patologica e lo stato di cattività faranno emergere il lato più selvaggio e brutale degli esseri umani...
Raccontare la realtà attraverso una situazione paradossale,"fantascientifica",non è nuova,mi vengono in mente "Fahrenheit 451" di Bradbury o "1984" di Orwell. In questo caso,Saramago compie un lavoro straordinario,riesce cioè a descrivere con una lucidità sconcertante e,allo stesso tempo meravigliosa,la bassezza umana,l'egoismo e il brutale istinto di sopravvivenza che sopravvengono quando vengono a mancare i bisogni primari all'interno di una comunità.E poi,il bisogno di dominare,attraverso la forza,la violenza e la sopraffazione del più debole,ottenendo ciò di cui si ha bisogno a scapito degli altri.
Certo,alcuni passi del romanzo sono difficili da digerire per il loro contenuto,su tutti il passaggio in cui le donne sono costrette a recarsi nella camerata dei "malvagi",ma è proprio attraverso tale crudezza nelle descrizioni,come un pugno allo stomaco,che Saramago ci invita a riflettere su noi stessi,sulla nostra condizione di esseri umani.La cecità del romanzo,è metaforicamente,quindi, l'incapacità dell'uomo moderno di guardare al di là del proprio ego,del proprio tornaconto personale.Il messaggio che trasmette è,naturalmente,negativo e pessimista,ma lascia lo spazio alla speranza,rappresentata in primis attraverso la figura della moglie del medico,che diviene sostegno per le povere anime rinchiuse all'interno della struttura.
Romanzo davvero incredibile,bellissimo per contenuti,per stile,per analisi psicologica dei protagonisti.Assolutamente consigliato...

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Cecità 2012-03-23 12:43:12 leggere libri
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leggere libri Opinione inserita da leggere libri    23 Marzo, 2012
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Cecità

Geniale, profondo e incredibilmente vero. Scioccante, perché analizza tutti i punti deboli dell’umanità, come la regressione dell’uomo a bestia, che cerca di soddisfare i bisogni primari usando cattiveria e indifferenza.
Alcune pagine sprigionano una tale forza emotiva che ti costringono davvero a riflettere su quanta brutalità c’è nel vivere umano.
Alcuni passaggi sono macabri, altri sprigionano dolcezza, come quando Saramago descrive le donne che si lavano sotto la pioggia, e nonostante siano state violate nel corpo, mantengono inalterata la loro dignità.
E che dire poi del cane che lecca le lacrime … bellissimo!!

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Cecità 2012-03-09 08:20:04 Marghe Cri
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Marghe Cri Opinione inserita da Marghe Cri    09 Marzo, 2012
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Ancora un capolavoro!

Josè Saramago: ma non ha scritto niente di banale quest'uomo?
Questa volta non è una storia semplice. Questa volta affondiamo nell'orrore dell'homo homini lupus.
A causa di una improvvisa epidemia di cecità (forse infettiva?) l'umanità affonda nell'orrore del male la cui radice conserva dentro di sé e che dilaga all'esterno senza più barriere, né quelle della morale, né quelle dell'educazione e della convenienza.
E l'orrore non è, come siamo abituati a immaginarlo, una caduta nel nero profondo, ma un morbido affondare nel bianco lattiginoso: una nebbiolina lattea che appanna la vista e priva i nostri personaggi, uno alla volta all'inizio e poi man mano in gruppi sempre più corposi, non solo della capacità di controllare il mondo intorno, ma anche e soprattutto di mantenere la propria umanità.
Se nessuno ti vede, e tu non vedi nessuno, chi ti impedirà di rubare, di uccidere, di violentare, di prevaricare? Chi potrà ergersi a giudice di chi?
Solo in pochi saranno capaci di mantenere un contatto con la propria coscienza, con il desiderio di giustizia, con l'orgoglio di definirsi uomini.
Saramago questa volta ci va giù pesante: spella vivo il lettore, sparge sale sulla carne viva, disorienta la nostra fantasia con scene di violenza morale e fisica inattese e indimenticabili interrotte, all'improvviso, da brevi momenti di umanità preservata, di tenerezza, di amore capace di sacrificio e di altruismo.
E mentre tutto accade, si scivola in una catastrofe di proporzioni incontenibili ed irrimediabili, oppressi da un tempo ed uno spazio claustrofobico e privo di speranza.
Ma poi... poi il buon Josè ha pietà del suo lettore e dei suoi personaggi e apre uno spiraglio verso il ritorno alla “normalità”. Ma quel che si è fatto, quel che si è vissuto, subìto e pensato, chi potrà cancellarlo? Come si potrà tornare alla vita di prima?
Come sempre la trama è stupefacente, ma è l'aspetto meno importante del romanzo: Saramago con le parole dilania e accarezza, traveste la realtà con scintillante fantasia e ci obbliga a pensare, a guardarci dentro.


[…]
Ecco come sono le parole, nascondono molto, si uniscono pian piano fra di loro, sembra non sappiano dove vogliono andare, e all'improvviso, per via di due o di tre, o di quattro che all'improvviso escono, parole semplici, un pronome personale, un avverbio, un verbo, un aggettivo, ecco lì che ci ritroviamo la commozione che sale irresistibilmente alla superficie della pelle e degli occhi, che incrina la compostezza dei sentimenti, a volte sono i nervi a non riuscire a reggere, sopportano molto, sopportano tutto, come se indossassero un'armatura, si dice, La moglie del medico ha i nervi d'acciaio e poi, in definitiva, la moglie del medico si scioglie in lacrime per via di un pronome personale, di un avverbio, di un verbo, di un aggettivo, mere categorie grammaticali, mere designazioni
[...]

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Consigliato a chi ha letto...
Josè Saramago, perchè non ci sono paragoni possibili nè per questo libro nè per il suo autore.
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Cecità 2012-02-17 13:27:12 p.luperini
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p.luperini Opinione inserita da p.luperini    17 Febbraio, 2012
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LEGGERE SENZA OCCHI MA COI SENSI

La prima domanda che ti viene in mente durante la lettura di questo romanzo è: “Come sarebbe la mia vita se diventassi cieco all’improvviso?”
“Cecità” è uno di quei romanzi che dopo averlo letto ti senti svuotata perché il coinvolgimento emotivo è forte e tutti i sensi sono stimolati proprio come può succedere ad un cieco.
Saramago ha uno stile geniale e innovativo che tiene incollato il lettore pagina dopo pagina e alla fine dopo tutto diventeremo migliori?
Questo romanzo è un vero capolavoro e più il tempo passa e più lo ricordi piacevolmente.

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Cecità 2012-02-01 17:59:32 macchiolina
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macchiolina Opinione inserita da macchiolina    01 Febbraio, 2012
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L'inudibile suono delle lacrime

Una città, una nazione, forse un mondo intero diventano cechi.Solo una donna continua a vedere..la donna più sola del mondo..la donna più forte del mondo.Saramago ci racconta come questa cecità diviene vista consapevole della natura umana. All'inizio un pò lenta, dopo poco la storia ci trascina con sè, in un mondo angosciante,disperato,fatto di violenza e disperazione, di orrore e di squallore, e ci fa vedere con gli occhi dell'unica vedente rimasta, che è diventata gli occhi di tutti, e quindi accoglie in se la vista di tutti gli orrori che agli altri saranno risparmiati. Bello,bello,bello. -"Un suono quasi inudibile,come può esserlo solo quello delle lacrime che scorrono lentamente fino agli angoli della bocca dove scompaiono per riconìminciare l'eterno ciclo degli inspiegabili dolori e delle gioie umane."

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Cecità 2011-12-10 14:54:41 Argento
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Argento Opinione inserita da Argento    10 Dicembre, 2011
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Vedo, dunque sono?

Possiamo immaginare un mondo dove improvvisamente si spegne la luce? No, non lo immaginiamo e non immaginiamo nemmeno che, invece di sprofondare nel buio, tutto scompaia, come inghiottito, da un biancore accecante, lattiginoso. E diventiamo improvvisamente ciechi, inghiottiti da un mare di latte. Una cecità contagiosa, che colpisce tutti e di cui tutti hanno paura. Questa cecità sovverte gli ordini, sociali e politici, fa uscire da ognuno l’istinto di sopravvivenza, ma anche gli istinti primordiali. E tutto perde di significato, tutto tranne la vita; ma solo la nostra. Riuscire a mangiare è la necessità primaria, il resto è superfluo. E in un posto qualunque, in un momento qualunque accade che gli uomini lottino gli uni contro gli altri, dimenticando millenni di storia, di guerra, di civiltà che ci hanno portato fin qui, nella cosiddetta società civile. Saramago indaga, scruta, osserva, senza mai commentare, senza mai approfondire, tracciando i personaggi e non dandogli mai un nome, come se nessuno fosse più identificabile. Il medico, la prostituta, il ladro di auto, così vengono identificati i personaggi. Ma di ognuno viene esplorato l’intimo. E in questa nebbia che tutto avvolge vengono “alla luce” solo le debolezze e i particolari dell’anima. “Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo. Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono”, queste sono le parole delle moglie del medico, l’unica che non viene colpita dalla cecità, e vive l’orribile condizione di un vedente in un mondo di ciechi, ma che per sopravvivere deve fingersi cieca e assistere, sgomenta, alla ferocia di cui tutti si rivelano capaci .
Saramago dipinge con magistrale bravura uno spaccato della società, mettendo a nudo tutte le debolezze e gli orrori di cui possiamo essere capaci, ci fa “vedere” come siamo disposti a perdere la dignità pensando che nessuno ci possa vedere, come se la cecità ci affrancasse dalla brutture che perpetriamo.
Siamo ciechi in un mondo di vedenti e, se così, come era iniziato tutto finisse, ci accorgeremmo che ”la città era ancora lì”.

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Cecità 2011-12-05 18:45:00 Pelizzari
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Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    05 Dicembre, 2011
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Vedo, non vedo, vedo

Un uomo fermo a un semaforo in macchina diventa improvvisamente cieco. Ed è l'inizio di un'epidemia, che colpisce prima alcune persone che l'uomo ha incontrato da quando è diventato cieco, e così via, fino a dilagare nella città. I ciechi vivono una cecità bianca, vivono immersi in un muro bianco di latte. Lo stato li rinchiude in un manicomio, lasciandoli isolati, e loro sono costretti ad organizzarsi in una comunità, con regole proprie, fatta di un campionario umano variegato. Colpiscono i modi con cui i ciechi cercano di soddisfare i loro istinti primitivi, colpiscono l'indifferenza, la cattiveria, la violenza. Viene calpestata la dignità umana, vengono lesi i diritti fondamentali, ma i ciechi buoni, restando uniti, riusciranno a sopravvivere. Non hanno alcun nome i protagonisti, sono di volta in volta chiamati con le loro caratteristiche; impari a riconoscere le loro voci, anche se stai solo leggendo, perchè la voce è la vista di chi non vede. Particolarissimo è lo stile di Saramago, che mescola il racconto ai dialoghi in un unico flusso, un mare bianco, in cui anche la punteggiatura è usata in modo anomalo.

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Cecità 2011-11-17 10:10:29 C.U.B.
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C.U.B. Opinione inserita da C.U.B.    17 Novembre, 2011
Ultimo aggiornamento: 11 Mag, 2012
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Incantati, ci inchiniamo.

DALLA COOPERAZIONE DI : c.u.b. e Lucabettin.
UN ROMANZO LETTO A QUATTRO OCCHI .
UN ROMANZO RECENSITO A QUATTRO MANI.

Ci inchiniamo di fronte a questo romanzo, ci inchiniamo di fronte a questo autore.

IO credo che ci siano autori, io credo che ci siano romanzi assolutamente esclusivi.
Ovviamente possono piacere o meno, ma il marchio di esclusività spetta loro di diritto.
Con questo intendo dire che si tratta di un romanzo veramente singolare, sia per il contenuto che per la tecnica utilizzata.
Non c'e' autore, non c'e' romanzo accostabile a Cecita'.
E' unico, Punto.
Cos'e' Cecita'? Un vortice che ti assale.
//Una cassaforte che contiene un tesoro preziosissimo. Prima provi a forzarla, poi capisci che l’unica strada percorribile è scoprire la combinazione. Ci vuole pazienza. All’inizio è un pugno, forte, nello stomaco. Le prime pagine vai quasi in apnea, poi poco alla volta trovi il ritmo. E respiri. Dov’è la chiave? Non esiste? E’ Lontano? E’ Nascosta? No, è lì. Propiro lì dentro. Dopo qualche pagina ci arrivi. Lo apri.\\
Lo apri, guardi le prime pagine, Che diavolo è ti chiedi ?
Osservi meglio, Che punteggiatura usa quest'uomo ? Non sara' facile leggerlo...
Poi lo inizi, le prime righe, le prime pagine.
Sotto di te l'oceano : blu , scuro , Cecita'.
Ti tuffi.
E puo' succedere di tutto.
Non trovi sintonia, e' troppo profondo, troppe correnti, poca visibilita' , non trovi la chiave di lettura , ti senti soffocare ...
Chiudilo e' solo un libro.
Ma se riesci a integrarti, ad individuare la linea d'onda, quel muro d'acqua che pareva schiacciarti all'inizio diventa tiepido, leggero, un abbraccio. //Una Carezza.\\
La metamorfosi e' iniziata. //Sei definitivamente dentro.\\
Dietro le orecchie le branchie , puoi restare in apnea, Vuoi restare in apnea.
Saramago ti ha trascinato in un mondo dove nulla e' lasciato al caso.
Ogni frase un anello, ogni anello segue un altro anello , una catena perfetta.
Fluidita'. //Ritmo.\\
Usa una punteggiatura pazzesca, che sembrerebbe ostile a chiunque di primo acchito ed invece altro non e' che un'incredibile Fluidita'. //Ritmo.\\
Nessun nome proprio, le persone sono chiamate servendosi di caratteristiche, di ruoli: il primo cieco , la ragazza con gli occhiali neri,...E le ripetizioni invece di appensantire danno un'inspiegabile chiarezza.
Non perdi mai il filo. Non devi mai rileggere. //MAI.
Cominci a capire, non perché ragioni ma perché adesso fai parte. Stile e contenuti sono un’unica entità. Sono due metà inutilizzabili singolarmente, quando danzano assieme sono la combinazione per aprire la cassaforte. Se li separi la musica si ferma, tutto evapora velocemente.
Senza luogo definito, senza nomi propri, senza spazi nelle pagine, con pochissimi punti a concludere le frasi. Qual’è il risultato? Un’armonia senza inizio e senza fine.\\
E poi inizia...
Un luogo senza nome e senza tempo, persone, una vita normale, come la nostra.
Un cieco.Il primo cieco. Un uomo perde la vista, di colpo , senza sintomi.
La cecita' bianca incombe.
E con la cecita' i lati oscuri dell'uomo emergono, pagina per pagina un tumulto di sensazioni, piu' si procede piu' la bestialita' aumenta e Saramago la rivela pacatamente , tenedoti per mano, quasi a rendere normale cio' che normale non dovrebbe essere. L'onda anomala e' iniziata, sei trascinato dalle particelle dell'acqua, vuoi farti trasportare sapere cosa succedera' se tutto questo avra' un fondo oppure il delirio non ha fine.
Splendida la figura della donna tracciata dall'autore.
//E’ la purezza. E’ la forza. E’ la speranza. E’ l’amore senza condizioni. E’ la piccola e caparbia parte di noi che ci fa credere che si può sempre ripartire.\\
Porta un messaggio intenso, ogni donna un'immagine di forza e grazia insieme.
In loro la Passione, l'Amore, la Fedelta', il Perdono, la Carita', la Redenzione, la Soliderieta', il Sacrificio.


“L'unico miracolo che possiamo fare sarà quello di continuare a vivere, disse la moglie, difendere la fragilità della vita giorno per giorno, come se fosse lei la cieca, e non sapesse dove andare, e forse è proprio così, forse la vita non lo sa davvero, si è abbandonata nelle nostre mani dopo averci reso intelligenti, e noi l'abbiamo portata a questo..."

//Mentre leggi ti chiedi che cos’è questo libro. Piano piano, capisci. Quando chiudi l’ultima pagina hai la certezza della risposta.
SIAMO NOI.\\


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