L'estranea
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Patrick McGrath è nato in Inghilterra e vive tra New York e Londra. È l’autore di Follia, uno dei più grandi successi letterari degli ultimi anni, di Il morbo di Haggard, Grottesco, Martha Peake (Bompiani, 2001), Spider (Bompiani, 2002), da cui è stato tratto l’omonimo film di David Cronenberg, di Port Mungo (Bompiani, 2004) e delle raccolte di racconti Acqua e sangue (Bompiani, 2003) e La città fantasma (Bompiani, 2005).
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Esseri umani
Le solite "verità" di McGrath, la solita penna che scatta verso le viscere, la descrizione intima di due persone che studiano il presente guardando al passato speranzosi per il futuro. Un dramma emotivo crescente, questo è "L'estranea", un racconto che "butta la maschera" facendoci quasi vergognare della nostra natura e dei sentimenti che proviamo o crediamo di provare. Una famiglia sfortunata che ne inghiotte a sua volta un altra sino ad arrivare ad un finale quasi imprevisto vista la successione di eventi accaduti poco prima. Un libro che ci fa capire quanto poco basti per fare saltare la quotidianità e la sicurezza che ne deriva, un libro forse da evitare quando siamo troppo giù.
Amanti della narrativa drammatica, questo libro soddisferà la vostra voglia di "sgretolamento", io l'ho letto bene e di volata, diciamo che con le parole McGrath non ostacola minimamente la lettura nonostante la storia non sia propriamente "easy".
N.B.
Non leggete la trama sopra che è parecchio spoilerosa.
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Ultimo aggiornamento: 09 Settembre, 2012
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Una famiglia morbosa
Famiglia. La genesi, le persone che sono il nostro luogo di origine.
Un padre, una madre, una sorella piu’ piccola.
Le nostre radici sono la base della nostra identita’, cemento che consolida ogni mattone, su ogni mattone un sentimento : amore, fratellanza, complicita’, fiducia, rispetto, ubbidienza, solidarieta’, affetto, tenerezza.
Sul volto di una madre e di un padre si intravede quella somiglianza dei tratti, la gestualita’ affine, un sorriso come riflesso allo specchio. La nostra provenienza, la certezza del principio.
Constance, l’estranea.
Lei si sente diversa. Si sente meno amata della sorella, che lei stessa ha cresciuto quando restarono orfane di madre da bambine. Non solo : lei ritiene che il babbo la odi.
Lei ha bisogno di amore, di sicurezza per affrontare la sua fragilita’ , ha bisogno di poggiare i piedi incerti su fondamenta sicure.
Quei mattoni non sono altro che carte da gioco per Constance. Sottili, blande.
Una ad una vengono collocate in posizione, un castello di carte il suo passato.
Poi arriva un soffio di vento ed il castello crolla. Il vento porta una piccola fiamma, le carte bruciano, resta un’estranea ed un passato ridotto ad un mucchietto di cenere.
Leggermente anemico Mc Grath in questo suo ultimo lavoro, frasi molto brevi, stile molto asciutto, manca completamente di burro tra le parole.
Abbastanza lento per una buona meta’, e’ una sfida impertinente al lettore.
Me lo vedo che mi dice con tono sarcastico: - Vai avanti se sei capace -. Certo che vado avanti.
Leggere Mc Grath vuol dire aspettarsi l’ennesimo soqquadro di personalita’ borderline . Anche qui ci troviamo di fronte ad una storia morbosa, che dal passato al presente sembra non rassegnarsi ad una cupezza che oscura tragicamente il destino di molti suoi personaggi.
Constance e’ una donna molto chiusa, spetta a noi seguirla lentamente, cercare di capire, di vedere oltre le sue fissazioni, oltre la sua diffidenza, oltre il suo dolore.
Lo consiglio ai cultori dell’autore, a chi si appresta a leggerlo per la prima volta consiglio di iniziare da qualcosa di piu’ frizzante.
Buona lettura.









