L'ombra di quel che eravamo
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Opinioni inserite: 7
Ultimo aggiornamento: 04 Aprile, 2012
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Il sogno
L'unico libro letto di Sepulveda, autore mai più toccato; sento tuttavia l'autorità di convicermi, a ragione, che non è da questo libro che si può comprendere l'opera dello scrittore, ma che da qui si può iniziare a capire come se è simpatico o meno. Un libro adulto, di ricordo e di atmosfera, dalla trama che non segna ma lascia addosso una sorta di velo umido, come un'ombra collosa, di storia. Come Conception, anni fa mi promisi di leggere Berlin Alexanderplatz ed è proprio lei il mio personaggio preferito, insolito in quel gruppo di maschi ormai convertiti, senza ammetterlo, alla serietà della vita, lontani dai sogni della giovinezza. Come per Conception, Berlino lasciò anche su di me un inequivocabile peso (su di lei è fascino) storico che m'ha reso l'aria tedesca fredda e pesante, come se il mondo si riversasse tutto lì, ad Alexanderplatz. Poi, la saga onirica della donna non è che un piccolo pezzo di questo romanzetto, anche se in fondo il senso è anche nel suo sogno in miniatura, un'ombra di un passato lontano che può, nonostante tutto, essere riportato in terra.
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L'ombra di quel che eravamo....
Dalla quarta di copertina:”Tre amici si danno appuntamento in un magazzino di Santiago del Cile.Li accomuna l’antica militanza tra i sostenitori di S. Allende e uno sguardo amareggiato della vita”.(mi sembra di averla già letta …..). La Trama è interessante,tre vecchi acciaccati combattenti per la libertà,esiliati da Pinochet,si ritrovano dopo trent’anni a Santiago a raccontarsi le loro esistenze,storie incredibili,a tratti esilaranti. Una vita spesa e consumata per un ideale,a loro,ormai alla soglia delle settanta primavere,il destino porge un’ultima possibilità di dare un senso alla loro esistenza. Santiago del Cile non è più la loro Santiago,è una città che si è trasformata,è una città che è diventata quello che doveva diventare,ignara e inconsapevole delle vittime,diventate tali e che la sognavano diversa. Non è un romanzo che lascia il segno,come altri precedenti di Sepulveda,probabilmente non ne ha neanche le pretese,forse è solo un tributo dell’autore ai combattenti,a tutti quelli che vivono e muoiono per un ideale, anche senza raggiungere il loro scopo,ce lo pone in maniera leggera,scorrevole,ironica.
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Il tempo e gli ideali.
Sepulveda rimane il mio autore preferito, anche se questo romanzo non mi ha entusiamato come altre sue opere (prima tra tutte "la forntiera scomparsa"). La trama è comunque originale e i protagonisti sono come dei vecchi conoscenti che ritrovo un po' più vecchi e disillusi. Forse è questo ciò che mi stranisce: ho sempre pensato che la forza di questo scrittore consista proprio nell'infiammare gli ideali anche negli uomini più pigri e "borghesi". Del resto il tempo è un degno avversario, raramente disposto a perdere e l'unica arma di difesa è una sana ironia.
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L'ombra di quel che eravamo
Tre amici si ritrovano in una vecchia officina di Santiago del Cile. Hanno alle spalle una militanza politica di sinistra ai tempi di Salvador Allende, poi costretti all'esilio o alla clandestinità. Il tempo li ha cambiati; chi ha la pancia, chi non ha più la chioma rigogliosa, chi stenta a riprendersi da una delusione amorosa. Sono convocati da un non meglio precisato "specialista" per compiere una nuova, ultima azione rivoluzionaria; una rapina, e nell'attesa ricordano, con nostalgia, rimpianto, tra dolore e ironia i tempi passati, le speranze, ma anche le torture subite.
Il destino ci mette lo zampino e lo specialista non arriverà, colpito da un giradischi scagliato fuori da una finestra nel bel mezzo di una lite coniugale ed è proprio con l'autore del lancio del giradischi, una vecchia loro conoscenza che proveranno anche questa volta a giocarsela. Intanto un poliziotto indaga sulla misteriosa morte dello "specialista"...
Una storia, intricata e divertente. tutto il romanzo è intriso da un'ironia affettuosa e commossa del ricordo, una generazione e le sue utopie, il coraggio e la fiducia nella realizzazione di un sogno. Ma anche il risveglio brusco inflitto dall'orrore imposto da Pinochet e dalla violenza della dittatura, la solitudine dell'esilio e della clandestinità... E poi c'è l'oggi: una normalità posticcia, viene detto nel romanzo, una normalità che sta scuotendosi dalla rimozione praticata a lungo dai governi democratici.
Luis Sepúlveda presenta con leggerezza ed ironia, contenuti duri. La sua drammatica testimonianza personale, il ricordo delle torture e degli orrori, più volte narrato, qui si fa rielaborazione interiore compiuta e limpida. Un libro importante, da leggere, per chi ha ancora lucida memoria della tragedia cilena e per chi, troppo giovane, ne sa poco perché molto poco gli è stato raccontato.
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L'ombra di quel che eravamo
Tre amici, un tempo sostenitori di Salvador Allende, si danno appuntamento in un magazzino di Santiago del Cile. Un "imprevisto" impedisce a Pedro Nolasco di partecipare.....
"Va bene Pedrito, se quello che stavi per fare era un'impresa solitaria non c'è più motivo di preoccuparsi, ma se avevi dei complici, ce si muovano come te e amici come prima".
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bel titolo..e basta!
Adoro leggere ma devo ammettere di aver fatto fatica ad arrivare alla fine di questo libro. Davvero troppo noioso, non mi ha lasciato nulla...quasi fatico a ricordarne la trama.
Per me, da non leggere.
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L'OMBRA DI QUEL CHE ERAVAMO
sepulveda anche in quest'ultimo romanzo racconta ancora una volta se stesso, la sua storia e quella di molti altri esuli cileni anti -pinochet. nulla di male se non il fatto che lo sta facendo da oltre 20 anni con esiti sempre meno felici. qualche anneddoto divertente non salva un romanzo senza trama, senza motivazione, senza necessità.










Opinione inserita da barch76 05 Febbraio, 2011