Per chi suona la campana Per chi suona la campana

Per chi suona la campana

Letteratura straniera

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La trama e le recensioni di Per chi suona la campana, romanzo di Ernest Hemingway edito da Mondadori. Un episodio di guerriglia durante la guerra civile spagnola, un ponte che deve essere fatto saltare, un piccolo gruppo di partigiani uniti dall'unica speranza che "un giorno ogni pericolo sia vinto e il paese sia un posto dove si vive bene"; in mezzo a tutto questo, Robert Jordan, il dinamitardo, l'inglés giunto da Madrid per organizzare la distruzione del ponte. Robert è un irregolare nell'esercito repubblicano, un intellettuale votato a una causa che, tra mille dubbi, egli sente non meno sua degli altri: perché al di là di ogni errore e di ogni violenza ci sia pace e libertà per tutti.

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Per chi suona la campana 2012-12-20 13:16:12 Maso
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Maso Opinione inserita da Maso    20 Dicembre, 2012
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Per chi suona la campana: la guerriglia dei sentim

Leggere un autore premio Nobel crea sempre delle aspettative, è inevitabile ed intrinseco all’importanza che si attribuisce, a ragione, ad un riconoscimento tanto prestigioso. “Il vecchio e il mare” sembra essere il culmine, l’apice indiscusso che ha consacrato Hemingway. Nonostante questo, personalmente non ho potuto non amare maggiormente il romanzo di cui mi accingo a parlare, ultimo in ordine cronologico dell’intera produzione letteraria dell’autore: si tratta di “Per chi suona la campana”.
In primis, dovendo fare un piccolo confronto, non necessariamente appropriato, con “Il vecchio e il mare”, l’unica altra opera che ho letto dell’autore, mi sembra salti subito all’occhio il carattere meno simbolico e meno ermetico di “Per chi suona la campana”. Quest’ultimo è sicuramente più considerabile come romanzo, rispetto al primo, in quanto più articolato, più corposo e notevolmente più popolato. Rientra sicuramente più nelle mie corde, nonostante una trama inesistente fin verso le battute finali. Ma proprio qui ritengo stia il bello, la maestria, il virtuosismo di scrivere cinquecento pagine di pura bellezza narrativa e stilistica senza una base di avvenimenti concreti. Pagine che non annoiano, poiché troppo vere, a volte crude, a volte evocative, a volte tanto intrise di evidente, lampante verità e saggezza da rimanerne spiazzati.
I freddi ragionamenti di Jordan, l’Inglés, permeati insistentemente dalla necessità schiacciante di vivere, amare e provare sentimenti, si alternano ai racconti di guerriglia raccontati dai personaggi ausiliari, tutta una cerchia di persone con i quali il protagonista si troverà a convivere e collaborare per portare a termine la sua missione. Una missione in terra straniera, in una Spagna raccontata dalle sue valli, dai suoi altipiani, dai suoi boschi, che solo da lontano sente giungere gli echi più forti della guerra interna che devasta la nazione, negli anni della seconda guerra mondiale inoltrata. La stessa guerra civile raccontata con tanta, pittorica crudezza dalla “Guernica” di Picasso, viene affrescata in questo romanzo grazie ai numerosi racconti che riportano i componenti della falange di partigiani cui si aggrega Jordan. Ed è così che i racconti pieni di orrori, di sangue e di violenze si accostano alla consolante presenza della giovane e bella Maria, anch’essa parte dei guerriglieri, di cui Jordan si infatuerà.
Tutto questo per una semplice compito da svolegere, far saltare un ponte, in mezzo ad una zona boscosa, per evitare i possibili rifornimenti del nemico. A questo si dovrà giungere, ma ai fini del romanzo, che l’obbiettivo si raggiunga o meno mi sembra a dir poco irrilevante. Tutta la bellezza straordinaria del romanzo si svolge prima, nella testa di questo professore americano che ha deciso di abbandonare patria e vita per dedicarsi ad una guerra non sua, ma che condivide e a cui ormai appartiene. Una mente tesa al proprio dovere, ma tesa anche al ritorno. Basculante dalla certezza della riuscita ad ogni più minimo dubbio. Dalla voglia di vivere, ma anche dall’accettazione della morte.
Una chiosa in grande stile, che delude un po’ ma che raggiunge una sua prefezione, conclude un’opera letteraria di immenso valore, prima letterario, poi storico.
Romanzo quindi consigliatissimo, anche ai non amanti delle storie di guerra. Anche io non lo sono, eppure, nonostante si parli spesso di guerriglia, di fucili e di tattiche militari, tutto ciò non risulta mai pesante, ma anzi estremamente bilanciato da un amore per la lingua e per l’espressione del sentimento forse mai eguagliati da nessun’altro scrittore.

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Per chi suona la campana 2012-10-08 08:17:43 Mephixto
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Mephixto Opinione inserita da Mephixto    08 Ottobre, 2012
Ultimo aggiornamento: 08 Ottobre, 2012
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Tre lunghissimi giorni..

Non è stato per nulla semplice finirlo, purtroppo è un romanzo che per quanto sia bello nel suo insieme, mi è risultato a tratti pesante e tedioso, a limite del logorroico. In particolare quando si perde in lunghissime e contorte elucubrazioni.
“Per chi suona la campana” è una minuziosa descrizione dei tre giorni che precedono un azione di sabotaggio, tre giorni che precedono un azione da cui dipendono le sorti della guerra civile spagnola, tre giorni di tensione, amore, amicizia e valore,dubbi e perplessità. Tre giorni in cui gli ideali e l’amore si scontreranno, giorni di scelte difficili.
I fatti sono accompagnati dall’ introspettiva di un dinamitardo idealista, Robert Jordan detto L’ Inglès,e dai sentimenti di ognuno dei membri di una banda di guerriglieri assassini e senza scrupoli che si nascondono dietro le linee del fronte Franchista. Banditi al soldo dei Repubblicani.
La descrizione dei personaggi è talmente minuziosa che Pablo, Maria,Anselmo, Augustin, Eladio, Fernando,Pilar, e Robert Jordan, ti si stampano nel cervello , impari a conoscerli e addirittura a riconoscerli per i loro comportamenti, senza che Hemingway ti debba ogni volta ricordare di chi stati leggendo. Ogni personaggio e ben descritto e caratterizzato con originalità, ma è proprio questa descrizione ossessiva che ti porta in varie occasioni quasi a dire, “basta lo lascio li “. Ma sarebbe un errore, perché il finale è intenso e coinvolgente come pochi ed è strettamente legato, ad doppio filo all’affetto che solo Hemingway, con le sue descrizioni minuziose, fa in modo che ti leghi ai membri della banda di Pablo!
Pablo:sordido individuo, crudele e infantile, controverso capo banda.
Pilar la donna del capo : Zingara idealista, un po’ la puttana dal cuore d’oro, dal carattere duro.
Anselmo: il vecchio idealista pronto al sacrificio per la causa, umiltà e saggezza.
Lo zingaro: Indolente e pigro rivoluzionario bandito.
L’ingèls : Specializzato in esplosivi, specchio della dualità del uomo, i giorni che precedono la missione lo porteranno a rivalutare la sua posizione al interno del mondo e della guerra.
Maria è come la spagna di quegli anni, stuprata, torturata e afflitta, giovane e inesperta, difesa da un gruppo di banditi vestiti da rivoluzionari.
Questi sono solo alcuni degli splendidi personaggi che si stagliano all’orizzonte di questo corposo romanzo.
Lo stile è schietto, essenziale, i dialoghi fulminei, coerenti, concreti. le descrizioni dei paesaggi precise dettagliate ti trasportano sulle montagne dove l’odore di aghi di pino, di resina e di vino stantio e sudore di cavalli fanno da cornice allo svolgersi della vicenda .
In conclusione un romanzo affascinante e intenso che però,spesso, ha messo a dura prova la mia pazienza, Un romanzo che è come una montagna, solo quando sei in vetta trovi la giustificazione alla fatica fatta per giungerci …

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Per chi suona la campana 2012-01-09 14:35:20 Cristina72
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Cristina72 Opinione inserita da Cristina72    09 Gennaio, 2012
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La guerra, tragica e sporca avventura

Il libro, allegato ad un settimanale, era dimenticato in uno scaffale da anni. Ogni tanto gli lanciavo un'occhiata distratta, ma il titolo mi sembrava un po' melenso, perciò lo ignoravo. Le recensioni scritte su questo portale mi hanno incuriosito e ho deciso di leggerlo.

E' un romanzo denso, con personaggi forti e ben delineati, che si muovono sullo sfondo della guerra civile spagnola. La guerra, tragica e sporca avventura, la Spagna, paese generoso e sanguinario, fascisti e repubblicani, avversari che si macchiano di delitti efferati: tutto viene racchiuso e raccontato da Hemingway nello spazio di tre giorni, giorni che si dilatano perché vissuti intensamente dal protagonista, il volontario americano Robert Jordan, “l'Inglés”.

Gli ordini sono quelli di far saltare un ponte, e l'appoggio dei guerilleros locali, accampati in una caverna, è di fondamentale importanza per la riuscita di un piano che si rivelerà sempre più difficile, se non disperato. Nella caverna, tra stufati e tazze di vino, in un'atmosfera un po' da Far West, dove è sempre consigliabile tenere un'arma a portata di mano, l'americano trova l'amore della sua vita, qualche alleato fidato e qualche canaglia.

Ci sono pagine che non si dimenticano, come la sfilata di civili fascisti, o presunti tali, dati in pasto ad una folla inferocita che li massacra a bastonate (sembra davvero di sentire l'odore nauseante di sangue e sudore). La curiosità che suscita il racconto della vicenda nell'americano, che vorrebbe “scrivere quello che abbiamo fatto noi, non quello che gli altri ci hanno fatto”, è probabilmente la stessa dell'autore, che non vuole dimenticare l'importanza della pietà verso qualunque essere umano.

“Qué puta es la guerra”, ripetono da entrambe le parti, ma con un pensiero di fondo: uccidere è necessario per la causa e solo i codardi si sottraggono al loro dovere.

“Morire era niente e El Sordo non aveva dentro di sé una visione chiara della morte né la temeva. Ma vivere era l'immagine di un campo di grano che ondeggia al vento sul fianco di una collina. Vivere era un falco nel cielo. Vivere era una giarra di terra piena d'acqua nella polvere della trebbiatura, col grano lanciato in aria e la pula che vola. Vivere era un cavallo tra le cosce e un fucile sotto una gamba e una collina e una valle e un fiume fiancheggiato d'alberi sulle rive, e l'estremo della valle e le colline al di là”. Pensieri di un combattente repubblicano accerchiato da soldati fascisti, estremo e toccante inno alla vita.

L'idea della morte e la necessità di combattere, resistere, amare finchè si resta in vita percorre l'intero romanzo, e le pagine finali trasmettono l'ansia che precede il combattimento. Si sta dalla parte di personaggi divenuti ormai familiari e di cui conosciamo le aspirazioni più profonde, ma a qualcuno toccherà soccombere.

Emozionante osservare con gli occhi di uno di loro il sorgere dell'alba e sentire gli ultimi battiti del suo cuore.




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Per chi suona la campana 2011-10-19 22:11:04 enro
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enro Opinione inserita da enro    20 Ottobre, 2011
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..per tutti..

Non so se il termine è corretto ma lo definirei un MUST-READ =D
La trama non è particolarmente complicata ma comunque ben pensata e sviluppata.
Ciò che rende magico questo libro sono i personaggi. Sono così ben descritti e dialogano in maniera così intensa che ti innamori con loro, soffri con loro e un pò muori con loro.
Quello che magari può annoiare un pò sono le descrizioni di luoghi e spazi che in Hemingway possono risultare un pò pesanti.
Comunque...LEGGETELO! =)

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Per chi suona la campana 2011-07-17 12:56:21 R๏гy.o°
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R๏гy.o° Opinione inserita da R๏гy.o°    17 Luglio, 2011
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Boring!

A volte capita che neanche lo stile di un grande scrittore faccia resuscitare un libro che può essere descritto con una sola, esplicita, parola: noioso.
Sarà che la guerra civile spagnola non è il mio argomento preferito ma spesso mi sono ritrovata con la testa tra le nuvole piuttosto che continuare a leggere questo libro.
Consigliato solo a chi soffre di insonnia.

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Per chi suona la campana 2010-06-23 13:19:31 leadger
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leadger Opinione inserita da leadger    23 Giugno, 2010
Ultimo aggiornamento: 10 Luglio, 2010
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L'ingles

Questo è un libro che ci racconta la tragicità della guerra di Spagna vista dai protagonisti.
Un romanzo che narra la violenza, la passione di un amore, la risolutezza del voler terminare il proprio incarico anche quando si è capito con non sarà decisivo come si pensava, il tradimento, l’opportunismo, la lealtà ma soprattutto di uomini disposti a morire per un ideale.
I personaggi sono descritti in maniera magistrale come pure i sentimenti.
L’introspezione dei personaggi, che a tratti può risultare un pochino noiosa, ci porta a riflettere molto.
Sappiate che la storia si svolge in tre giorni ed Hemingway utilizza 500 pagine per narrarvela, quindi non aspettatevi un libro d’azione.

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Per chi suona la campana 2010-06-16 19:44:09 faye valentine
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faye valentine Opinione inserita da faye valentine    16 Giugno, 2010
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si è fermato il tempo

Durante la lettura di questo libro si è fermato il tempo intorno a me.. mi pareva proprio d'essere anch'io sul ponte.. i personaggi sono pieni di impeto e sentimenti da far partecipare il lettore alla vicenda.. la storia d'amore è a tratti irreale e a tratti concretissima.. ma c'è un enorme PERO'... il romanzo è di una lentezza disarmante!! posso capire tutte le elucubrazioni e i conflitti interiori dei personaggi, ma la narrazione invita proprio a desiderare che il famigerato ponte salti e non se ne parli più!! Si è fermato il tempo perché il tempo del racconto è fermo, congelato, la vicenda va avanti ma si ha la sensazione di essere sempre là, sempre bloccati, chiusi in una confusione di sensazioni. Non voglio criticare l'autore perché ignoro quale fosse il suo scopo e ignoro quale sia il suo stile negli altri suoi romanzi, ma a questo punto credo semplicemente che Hemingway non faccia per me...

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Hemingway e probabilmente lo apprezza ;)
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