Uomini e topi
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Il senso dell'amicizia...
Con una storia toccante e commovente Steinbeck ci trasporta in un’ America tormentata e in crisi. Questa è una storia di amicizia e di umanità, la storia di Lennie e George. Una storia meravigliosa che fa riflettere a fondo sul senso della vita. L’autore ci accompagna dalla prima all’ultima pagina con il suo solito stile semplice e mirato, dipingendo il paesaggio con un tocco di magia. Consiglio a tutti questa commovente storia, che con la bellissima traduzione di Pavese ci porta in anni lontani e ci fa capire come l’umanità fatichi a cambiare e a crescere.
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L’amicizia nel suo significato più profondo
La mania di voler toccare le cose, una forza straordinaria e una mente ritardata sono queste le caratteristiche che mettono spesso in difficoltà Lennie. Ed è a causa di questo che ha perso il lavoro, e con lui George, il suo unico punto di riferimento. L’amico che conoscendo i suoi limiti cerca di dargli buoni consigli e tenerlo fuori dai guai alimentando il sogno di poter un giorno comprare una fattoria e allevare conigli. Ma fino a che punto Lennie saprà tenersi fuori dai guai? E fino a che punto George gli sarà amico?
In questo breve romanzo, da leggere tutto d’un fiato, scopriremo l’America della grande depressione, dei problemi razziali, dei sacrifici lontano da casa inseguendo un sogno difficile da raggiungere. Conosceremo l’amicizia nel suo significato più profondo.
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John Steinbech e Cesare Pavese, due voci in coro
Mi piacerebbe spendere due parole su un collegamento piacevolissimo tra il nostro Cesare Pavese e il grande John Steinbech. Nel 1941, pochi anni dopo la pubblicazione di "Uomini e Topi", Pavese dà alla luce un'opera controversa che per molti aspetti richiama alcuni temi trattati negli scritti del collega americano. La natura, la brutalità dei sentimenti, l'ignoranza, il ritmo frenetico e impietoso del lavoro contadino e la speranza, che in entrambi gli autori si rivela un'illusione finale. Non c'è via di scampo per nessuno, nè per Berto e Talino che vivono il dramma della morte sotto l'urgenza del desiderio, dell'incesto e dell'inanità, nè per George e Lennie che si trovano costretti a rinunciare al grande sogno americano, la terra. Due mondi certamente diversi, due contesti distanti, eppure così vicini.
Ecco, mi piaceva dare un affresco limitato di un accostamento vivissimo tra due realtà così diverse, eppure vicine nella drammaticità di alcune tematiche, una per tutte la solitudine incolmabile dell'uomo.
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Ultimo aggiornamento: 23 Gennaio, 2012
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Live Together, Die Alone
Solo sei capitoli, brevi, secchi, come degli schizzi su tela, per rappresentare il dramma di George e Lennie, che introducono la storia percorrendo a piedi una strada, che sembra non avere inizio, e forse neanche fine, ma che li sta portando verso la fattoria, dove sono attesi come braccianti occasionali.
George è quello basso di statura, Lennie, invece è quello grande e grosso, ha mani enormi come pale e una forza smisurata, ma ha l’intelligenza di un bambino e non può aprire bocca senza il consenso di George, ha combinato diversi guai in passato perché ha un’insana passione per gli animali pelosi.
Dopo qualche pagina, nel microcosmo di Lennie e Georgie si aggiungono il vecchio Candy, oramai addetto alle pulizie delle camerate, a seguito di un grave incidente ad una mano, Slim il cowboy triste, Crooks, lo stalliere di colore, cinico e arrabbiato perché sente ancora bruciare sulla pelle la segregazione razziale e Candy, la moglie di Curley, il figlio del padrone, che con la sua bellezza assurda e fuori posto si muove liberamente all’interno della fattoria, e per questo risulta tremendamente e volutamente provocante.
La tensione è nell'aria perchè siamo nel duro ovest poco prima della seconda guerra mondiale, dove si respira il lavoro faticoso dei campi, l’emarginazione dei neri, la solitudine, i sogni e le speranze, la disperata ricerca della felicità, così vicina eppure irraggiungibile.
“Ho veduto centinaia di tipi arrivare per la strada e per i ranches, coi fardelli sulla schiena e la stessa idea piantata sulla testa. Centinaia. Arrivano, si licenziano e se ne vanno, e tutti fino all’ultimo hanno il pezzetto di terra nella testaccia”
Quante pagine fanno un grande libro? A John Steinbeck ne bastano poco più di un centinaio per fare un capolavoro.
"A guy goes nuts if he ain't got nobody. It don't make any difference who the guy is, so long as he's with you. I tell ya, I tell ya, a guy gets too lonely, and he gets sick."
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Una dura amicizia
Non ho ancora letto Furore (cosa che farò molto presto, appena smaltisco qualche libro che ho gia in "lista", anche se lo so, avrei dovuto leggerlo già molto tempo fa) che, a quanto tutti mi hanno detto, è il migliore di Steinback. Per quanto mi riguarda, Uomini e topi è sicuramente il più bel libro che abbia mai letto. Una storia di uomini comuni, nullità per quel tempo e quella società, il lettore viene trascinato al loro fianco, segue l'evolversi degli eventi, si affeziona al povero Lennie fino al tragico epilogo. Assieme alla storia e ai personaggi di rara profondità, si apprendono anche le condizioni di vita dei braccianti dei ranch americani dei primi del '900. Ma, in fondo, è la storia di un'amicizia e Steinback ci fa vedere un lato dell'amicizia che forse ancora non conoscevamo.
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Nullità e anime
Il mio primo grande amore è stato Steinbeck.
Dopo "La Valle dell'Eden" (il film mitico riporta solo le ultime 100 pagine di questo immenso racconto), ho iniziato a divorare tutto ciò che trovavo in biblioteca di questo autore che canta le storie aride e desolanti della grande recessione, il famoso '29 americano che scombussolò tutto il mondo e portò ripercussioni incredibili anche in Europa (ultima, ma non ultima, la seconda guerra mondiale). Canta di storie di gente umile, che ha perso tutto e con ostinazione, coraggio, rabbia, follia, disperazione, si sposta in vista di un futuro migliore.
Epico, per me, "Furore", di una struggente bellezza e con un finale meraviglioso in cui la speranza ha una descrizione che cava il cuore dal petto.
Ma parliamo di "Uomini e Topi".
Anche questa storia di ultimi, di nullità che per un caso si incontrano e fanno un'unione imbarazzante, scomoda, ma dolcissima.
Una storia di emarginati, sudore e soprusi. Una storia ai margini dove si scopre che lo sporco e il folle non sono reietti, ma parti di esseri umani che vivono con noi. E fanno parte di noi.
La protezione che entrambi prendono e danno è totale. Da una parte ingenua, ma istintiva. Dall'altra ragionata, ma unita da una responsabilità che sconfina con l'amore.
Non amo mai parlare della storia, nelle recensioni. Lascio solo uscire quello che secondo me è il messaggio che ho ricevuto.
E con Steinbeck trovi sempre il diamante dell'essere umano anche sotto quintali di rifiuti.
E'un libriccino, scorrevole e si legge in fretta. Poi deciderete se mangiare anche gli altri acini di questo grappolo.
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Uomini e topi
Ho deciso di approcciare Steinbeck iniziando dalla lettura di questo romanzo breve ed è stata una scoperta piacevole e interessante.
Ricordiamo che la data di pubblicazione del libro risale al 1937 e fotografa la situazione economica e sociale americana degli anni successivi alla Depressione, anni caratterizzati da un enorme flusso migratorio verso le terre dell'Ovest, in cerca di lavoro e sostentamento.
I protagonisti, Lennie e George, fanno parte di questa folta schiera di disperati in cerca di un lavoro che gli permetta di sopravvivere e appartare il denaro necessario per poter realizzare il loro sogno, ossia acquistare una fattoria, per poter vivere liberi e indipendenti dal giogo di un padrone.
Il romanzo vuole essere realistico e crudo, dando voce alla più profonda sofferenza umana, allo sfruttamento e alle ingiustizie perpetrate ai danni di uomini piegati dall'indigenza e costretti ad una vita da schiavi alle dipendenze di proprietari terrieri feroci e disumani.
Il racconto, pur nella sua brevità, è agghiacciante, per la nitidezza delle immagini offerte al lettore e il pathos sprigionato dalle vicende che coinvolgono i protagonisti. Impossibile non commuoversi durante la lettura di queste pagine che sono tragiche e dure, ma a tratti temperate da immagini di estrema dolcezza e sensibilità, come le descrizioni poetiche di una natura serena e incontaminata dalle brutture umane oppure come la rappresentazione di sentimenti profondi di amicizia e solidarietà che legano uomini segnati da un comune destino.
La trovo una lettura preziosa, altamente coinvolgente, intensa ed ancora attuale, visto che il problema dell'emigrazione, della fuga da contesti di povertà, del rischio di cadere in nuove forme di schiavitù, si ripetono ciclicamente nella storia, seppur sotto forme diverse.









