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Acciaio

Acciaio

Letteratura italiana

Autore Silvia Avallone

Editore

Casa editrice Rizzoli


La trama e le recensioni di Acciaio, romanzo di Silvia Avallone edito da Rizzoli. Nei casermoni di via Stalingrado a Piombino avere quattordici anni è difficile. E se tuo padre è un buono a nulla o si spezza la schiena nelle acciaierie che danno pane e disperazione a mezza città, il massimo che puoi desiderare è una serata al pattinodromo, o avere un fratello che comandi il branco, o trovare il tuo nome scritto su una panchina. Lo sanno bene Anna e Francesca, amiche inseparabili che tra quelle case popolari si sono trovate e scelte. Quando il corpo adolescente inizia a cambiare, a esplodere sotto i vestiti, in un posto così non hai alternative: o ti nascondi e resti tagliata fuori, oppure sbatti in faccia agli altri la tua bellezza, la usi con violenza e speri che ti aiuti a essere qualcuno. Loro ci provano, convinte che per sopravvivere basti lottare, ma la vita è feroce e non si piega, scorre immobile senza vie d’uscita. Poi un giorno arriva l’amore, però arriva male, le poche certezze vanno in frantumi e anche l’amicizia invincibile tra Anna e Francesca si incrina, sanguina, comincia a far male. Attraverso gli occhi di due ragazzi e che diventano grandi, Silvia Avallone ci racconta un’Italia in cerca d’identità e di voce, apre uno squarcio su un’inedita periferia operaia nel tempo in cui, si dice, la classe operaia non esiste più. E lo fa con un romanzo potente, che sorprende e non si dimentica.

Silvia Avallone è nata a Biella nel 1984 e vive a Bologna, dove si è laureata in filosofia. Questo è il suo primo romanzo.

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Cinico e furbo

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Opinione inserita da Cristiana
10 Gennaio, 2012
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Ultimo aggiornamento: 10 Gennaio, 2012
3 persone su 5 hanno trovato questa recensione utile

Sotto la facciata di un "libro-denuncia" si nasconde un libro furbo, che implora per la vendita dei diritti cinematografici, che descrive delle ragazzine senza ironia, calcando la mano, perfino istigando a quella stessa cultura squallida e molesta che finge di criticare.

I ritratti psicologici sono solo abbozzati e variano a seconda di dove la scrittrice è trascinata dal suo bisogno di scioccare... e pur di mostrare la sua cultura fa citare Eliot alla meno scolarizzata di questa storia di degrado ("E' proprio vero, aprile è il mese più crudele")!

Dò quattro allo stile perché il libro è effettivamente avvincente e tutto sommato ben scritto, ma quando un romanzo manca completamente di onestà e di grazia non è un buon romanzo, e irrita.

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imbarazzante

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Opinione inserita da luigi
17 Ottobre, 2011
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Mamma mia! Certo che quando leggo Acciaio mi viene in mente Stalin, e forse gia' significa che sono esigente, ma questa robaccia davvero vende in Italia? E magari sembra pure impegnata e intelligente... Devo dire che la curiosita' di come va a finire e' rimasta, ma ce ne vuole a leggere frasi francamente imbarazzanti come quelle che accompagnano la gita sulla spiaggia di Anna e Mattia (la confessione dell'orgasmo muto, mi ha strappato una risata fragorosa!!!!). E poi non credo che nel 2001 gia' si fregassero il rame, ne' che Scamarcio fosse gia' un'idolo delle quattordicenni... ma forse mi sbaglio. Pero' proprio per questo non mi butto a scrivo romanzi.

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Consigliato a chi ha letto... Niente, solo visto fiction.
 

Acciaio inossidabile?

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Opinione inserita da Alessandro G
07 Ottobre, 2011
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4 persone su 5 hanno trovato questa recensione utile

Appena finito.. Il mio emisfero emotivo e quello razionale in lotta tra loro... Di certo un libro che non lascia indifferente chi lo legge. Le tematiche sono scottanti, le morti bianche e la crisi economica al primo posto tra quelle trattate. Abuso di parolacce, a volte la Avallone esagera davvero e infastidisce il lettore (almeno me). Stile a tratti da diario segreto a tratti evocativo e poetico, ma non spicca mai il volo. Finale buttato via o forse la soluzione migliore per stemperare il dramma che lo precede?? Molti dilemmi non mi consentono di dare un giudizio univoco a caldo... A freddo potrebbe essere un libro memorabile o un libro qualunque, un po' "solitudine dei numeri primi" un po' Ammaniti. Però mi sento di premiare la passione della scrittrice che trapela da ogni pagina, da ogni riga. La Avallone non sarà da premio Pulitzer (nemmeno Strega) ma si vede che ha messo tutta se stessa in questo lavoro e questo le va riconosiuto. Il coraggio di denunciare gli abusi subiti da giovani spiantati, violentati, disorientati che spesso però sono meglio dei loro genitori. Il coraggio di fotografare senza omissioni un'Italia che ha perso la bussola e squarcia le proprie campagne con l'acciaio. Un'Italia che non si ama e non ama i suoi figli ma che ancora pulsa in una piccola, grande storia d'amicizia come quella tra Anna e Francesca, le protagoniste del libro.

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Consigliato a chi ha letto... La solitudine dei numeri primi, Ti prendo e ti porto via
 

Acciaio in fabbrica e nel cuore

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Il romanzo unisce la denuncia sociale del degrado periferico di Piombino, dei suoi quartieri popolari, i rischi costanti sul lavoro nello stabilimento metalmeccanico che "sfama" il circondario con la storia dell'amicizia tra Anna e Francesca. Un rapporto particolare quello tra le due ragazze, morboso, simbiontico, le quali trovano nella reciprocità dell'affetto una via di fuga alla crudezza della propria situazione familiare, violenta da una parte e sregolata dall'altra. La consapevolezza di un amore "diverso", le aspettative differenti dalla vita, sullo sfondo del medesimo degrado sociale e familiare dividono dapprima le due ragazze per farle reincontrare al termine di un percorso di sofferenza, forse l'inizio di un nuovo cammino di riscatto nei confronti della vita.
Il romanzo scorre, lascia l'amaro in bocca per le tematiche affrontate ma la conclusione non è all'altezza della storia, come se l'autrice non fosse stata in grado di trovare una soluzione narrativa idonea al mondo rievocato. Non capisco come abbia fatto ad arrivare tra i finalisti del Premio Strega.

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Acciao ossidabile

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Opinione inserita da dario
16 Settembre, 2011
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Peccato aver speso soldi! Finalista allo strega? mi chiedo come abbia fatto. Boh... mistero! L'intreccio non è male , ma è raccontata in un modo indecente perché è scarsamente approfondita, poi mancano i pensieri dei protagonisti... gli eventi accadono ma non ci sono giudizi...peccato!
un acciaio molto ossidabile, davvero un peccato!

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Acciaio

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6 persone su 6 hanno trovato questa recensione utile

"Combaciavano perfettamente."
Due amiche, cresciute insieme in una realtà difficile. Intorno ad Anna e Francesca ruota la storia della Avallone alla quale darei come valutazione 3stelle e mezzo. Un libro che ha fatto clamore a me è sembrata una finction, invece che televisiva trascritta, un gran calderone, dentro troviamo un po' di tutto: la droga, genitori totalmente assenti e senza dialogo alcuno con i propri figli, la differenza tra classi sociali, la politica, il lavoro pesante che ti distrugge fisicamente, i ragazzi sfigati, il periodo burrascoso dell'adolescenza ed addirittura il prima e il dopo la caduta delle torri gemelle.
La Avallone ha usato un linguaggio a tratti volgare, ha ribadito più e più volte gli stessi stereotipi, ha concluso la storia in maniera brusca, nonostante tutto l'ho letto velocemente e mi ha fatto piacere ricordare a tratti momenti della mia passata giovinezza, le musiche che ballavo, le caldi estati con i primi amori, la migliore amica e la gelosia che in un attimo può far crollare un intero universo costruito insieme dopo mille avventure.

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Consigliato a chi ha letto... A me è servito a ricordare la mia giovinezza!
 

Espediente di bassa lega

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Nonostante il modo in cui la scrittrice tratta molteplici argomenti con scarsa sensibilità, devo ammettere che non riuscivo a rinunciare alla lettura della storia, tant'è che ho letto il libro in tre giorni.

Tratta le vicende di due amiche, Anna e Francesca, che da bambine diventano donne.

La realtà raccontata dalla Avallone è quella di una Piombino squallida, sede della fabbrica di acciaio Lucchini, un posto sostanzialmente orrendo, dalle cui sponde si vede l'isola d'Elba, che si contrappone come fosse un altro pianeta, fatto di turisti e spiagge pulite.

Credo che una storia si possa raccontare in qualunque modo si voglia, e si possa trattare qualunque argomento e non mi scandalizzo del linguaggio scurrile o per i dettagli raccontati della vita sessuale delle quattordicenni di questo posto che la Avallone descrive come abbandonato da Dio. Tutti sanno che esistono realtà tristi e di degrado di questo genere, ma questa scrittrice è lo accenna in maniera così superficiale che i sentimenti dei personaggi si percepiscono appena.

Le emozioni che provano non sono espresse se non con le parole degli stessi. Il vocabolario è ridotto, e non soltanto nel dialogo diretto. L'umore, l'emozione il sentimento è costantemente privo di sfumature: non viene resa l'idea dei loro stati d'animo, e la loro mancanza di sensibilità non ci permette di capirli, non ci avvicina. Non possiamo immedesimarci se non attraverso un appropriato linguaggio che sappia descrivere sinteticamente o minuziosamente, secondo lo stile o la necessità, la situazione e i pensieri dei personaggi. Se manca la descrizione del sentimento da parte della scrittrice, non basta la trasposizione dei pensieri dei personaggi a trasmettere l'emozione o lo stato d'animo.

Lo stato d'animo dei personaggi deve essere descritto per creare quel minimo di empatia e qui ne registro l'assenza quasi assoluta.

Ci racconta di una sera in cui Anna, ad una festa, vede Mattia, e lui pensa di raggiungerla, ma da quel che mi par di capire non è proprio sicuro sul da farsi. E' il caso che la raggiunga? Che le dica qualcosa? E la scrittrice ci rende l'insicurezza del ragazzo dicendo:"Che fare?" e per suggellare il profondo dubbio con linguaggio moderno e di tutti i giorni aggiunge "Domandone".

Sì, scrive "domandone". Roba da fumetto dove però il dialoghetto nella nuvoletta fa da padrone e giustifica un po' la narrazzione che manca di spessore perchè si avvale del disegno, Non rende l'idea per niente. Domandone lo senti dire nei quiz televisivi, dove per accaparrarti il montepremi devi rispondere correttamente al "domandone" del conduttore.

Leggo una cosa del genere e penso a tutte le cose che avrebbe potuto dire in quella precisa situazione: sarebbe stato appropriato se non indispensabile scrivere, anche con sole due parole, quello che il ragazzo provava in quel momento. Non era sicuro di essere accettato? Si vergognava? Aveva scrupoli di qualche tipo?

Per farla breve, l'amicizia tra Anna e Francesca sfocia nel rapporto lesbico e poi finisce subito dopo, forse perché le due ragazze sono troppo cresciute per baciarsi sulla bocca e così via, le ragazze grandi baciano solo i maschi, a Piombino, sennò sono malate. Così è scritto.

Secondo alcune recensioni di questo libro ho letto che l'autrice non calca la mano su quest'aspetto morboso dell'amicizia tra le due classiche ragazzine sfacciate e belle. Io penso invece che lo faccia eccome. Perché questo tipo di sentimenti incuriosiscono, e sembra voler rapire il lettore grazie a questo facile espediente, che solletica una sfera intima.

Credo si possa far di meglio: in una tredicenne ci sono tantissime emozioni diverse, inespresse, c'è la confusione, c'è di tutto insomma, ed è all'ennesima potenza. Perché non parlare di queste cose magari, in modo più approfondito, invece di fermarsi all'allusione sessuale?

Perchè non parlare della ragione per cui due ragazze così affezionate si sentono improvvisamente così attratte l'una dall'altra? Perchè non dire che ognuna aveva solo l'altra al mondo e che forse per questo non capivano che cosa avevano dentro e lo esprimevano con baci ed effusioni lesbiche?

Non cerco una guida che mi decodifichi il linguaggio adolescente, nè che interpreti per me una storia, ma qui la narrazione manca del sostegno delle EMOZIONI!

Mi sembra che questa scrittrice esageri su tutto quello che riguarda il sesso.

Anna, ad esempio, da piccola era solita spogliarsi in compagnia del suo amichetto Massimo, di qualche annetto più grande di lei ma su questo per adesso sorvoliamo, e crescendo sente di non avere più la stessa libertà di denudarsi che aveva un tempo, forse perché adesso sono grandi e maliziosi e vivono in un posto in cui o sbatti in faccia la tua sessualità a tutti o tanto vale chiudersi nel frigorifero. Questo il senso che ne ho tratto.

Però mi domando quanti bambini da piccoli, per quanto trascurati dai genitori, giocassero a spogliarsi coi loro amici enunciando i nomi delle varie misteriose parti del corpo.

Quante altre cose si potrebbero dire dei disagi di questi adolescenti? Questo libro si limita a una banale cronaca per altro contestata dai cittadini di Piombino.

La leggi perché è stato un caso letterario e non te ne capaciti di come sia stato reputato tale.

Racconta questo mondo facendolo sembrare così vuoto, mentre un mondo così sballato secondo me dà molti spunti per parlare di emozioni, sentimenti, priorità e così dicendo.

E poi non capisco perché ci tenga a enfatizzare l'ingenuità dell'altra ragazzina, Francesca, quando questa balla sul cubo con addosso solo tacchi e perizoma, se solo poche pagine prima ce la fa passare per donna navigata che si fa "sverginare" dal suo capo in un motel restando impassibile.

E credo che potesse esprimere il concetto in modo almeno un po' più delicato e sensibile. E dire che è una donna e l'universo femminile è davvero sfaccettato. Non vedo l'intento di valorizzare un disagio attraverso durezza e crudezza. Vedo l'incapacità di essere introspettiva e il resto sono solo parole che si susseguono con qualche errore di sintassi sfuggiti a lei e ai correttori di bozze. Oppure dobbiamo pensare che sia tutto voluto e che il genio della letteratura si avvale pure della licenza di scrivere in un italiano scorretto?

Libro oltremodo e ingustificatamente pompato.

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un crudo ritratto di una realtà molto vicina

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Una storia dura, cruda, che lascia l'amaro in bocca, ma maledettamente vera.La Avallone è l'anti Moccia per antonomasia, e ho apprezzato molto lo stile verista che ha utilizzato per descrivere questi figli della classe operaia piombinese.
Non capisco chi ha criticato questa autrice,poichè posso dire con cognizione di causa che quella che ci viene raccontata è una realtà che esiste davvero... abito in un posto molto simile e molto vicino a Piombino( un'ora scarsa di macchina)... ragazzine che a 13 anni si atteggiano da donne vissute, giovani operai che si spaccano la schiena e poi la sera tirano di coca nella macchina tamarra con gli alettoni,per poi calarsi pasticche nella discoteca tunztunz.. night puzzolenti frequentati da gente rozza e ignorante...Gli adolescenti con gli occhi a cuore di Moccia lasciano posto a una generazione che le speranze le ha perse troppo presto,e la crudezza del linguaggio usato è la trascrizione esatta del parlare di questi disillusi.Alcuni personaggi temo addirittura che siano stati plasmati su persone reali, che l'autrice ha avuto modo di conoscere veramente.
E le critiche mosse da tanti per il finale della storia sono secondo me superflue, perchè la vita reale si snoda senza gli artifici di uno scrittore, ma va avanti giorno dopo giorno grazie al concatenarsi di piccoli e grandi eventi quotidiani.
Letto in 3 giorni, lo consiglio vivamente perchè è il ritratto della generazione di oggi, come lo è stato Jack Frusciante di Brizzi 20 anni fa..

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Consigliato a chi ha letto... letteratura italiana, Ammaniti, Palaniuk...
 

bruttino...

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ho preso questo libro attirata sia dalla copertina che dalla trama, ma le mie aspettative non sono state ripagate. La storia sa di poco,si sofferma molto su alcuni passaggi "inutili" senza approfondire quelli invece più importanti, la descrizione della classe operaia è molto stereotipata, e soprattutto alcune vicende delle protagoniste mi sono apparse un pò inverosimili... insomma molto deludente.

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Veramente scritto bene!

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Opinione inserita da niki
20 Aprile, 2011
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Un libro davvero meraviglioso, io non so se Piombino o le acciaierie nel 2003 erano veramente così, so solo che la storia è avvincente e tratta temi moderni e di grande importanza come la violenza sulle donne e i primi amori di adolescenti confusi. 10 e lode a Silvia Avallone che per aver appena debuttato è stata davvero brillante. Da leggere.

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bello....

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A me è piciuto parecchio questo libro!Secondo me i temi trattati non sono banali, anzi sono molto attuali e non è detto che un libro parla di adolescienti debba essere per forza scontato!Anzi violenza, droga omosessualità sono all' ordine del giorno e Silvia Avallone li ha iniseriti in questa storia di due ragazzine all' apparenza molto belle e sicure di se, che vorrebbero spaccare il mondo e fare qualcosa di importante per cambiare la loro vita, ma che si trovano poi ad affrontare la dura realtà di vivere in un quartiere povero e difficile!!!! Bello da leggere di sicuro.
Per essere il primo libro di quest'autrice direi che non c' è male!

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lo consiglio!

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Un libro che ho letto e che mi e' piaciuto molto. Molto simile a "ti prendo e ti porto via" di Ammaniti. la trama e' molto bella e mai stancante. belle anche le descrizioni e gli stati d'animo dei personaggi. devo dire che amando Ammanniti non posso non amare questo libro.

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Consigliato a chi ha letto... Nicolo' Ammaniti
 

ambientazione inventata di sana pianta

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Opinione inserita da simone
20 Marzo, 2011
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Ultimo aggiornamento: 20 Marzo, 2011
9 persone su 13 hanno trovato questa recensione utile

Non commento la storia o la correttezza grammaticale (in certi casi davvero imbarazzante...) di questo romanzo ma voglio soffermarmi sull'ambientazione scelta. Qualcuno ha scritto che leggendo ha avuto la sensazione di trovarsi a Piombino tra nello squallore delle sue vie e che la realtà di queste famiglie è incomprensibile per chi non l'ha mai vissuta. Io invece non sono riuscito ad immedesimarmi in questa ambientazione. Forse perchè al contrario della scrittrice che ha vissuto un solo anno in questa città, sono nato e vivo a Piombino. Conosco bene questa città che è tutt'altro che degradata e abitata da famiglie per bene e sempre pronti ad accogliere chi viene a vivere qui. Io lavoro all'acciaierie da 4 anni e non ho notizie di incidenti mortali in questo periodo. Sò che un romanzo non deve per forza essere verosimile ma il fatto che sia scritto da una persona che non conosce affatto la realtà piombinese credo che sia offensivo nei confronti di una città e dei suoi abitanti. Ah... Stalingrado ovviamente non è mai esistita, falsa come tutto il resto... Ciao ciao a tutti.

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Tanto rumore per nulla

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Doveva essere il romanzone della scorsa estate (e forse lo è stato in quanto a vendite) ma ha già intrapreso la via del dimenticatoio letterario.

Romanzo di poco pregio, andante suvvia, e pure imperfetto nelle forme. E dire che ha rischiato di vincere il Premio strega!! Lo rùbrico in quelli che io chiamo romanzi Tapis roulant, in cui ci monti sopra, corri corri, ma non fai strada. Ti tiene in forma il culo forse, ma non ti fa fare alcun passo nella letteratura. Romanzo orizzontale, moneta facile da spendere nella chiacchiera tra amici: "Cosa leggi?" "Eh, sai, sto leggendo l'Avallone, storia impegnata, parla di fabbrica, delle vite adolescenziali come sono oggi, tra sesso precoce e parole sguaiate..."
In verità la fiction domina questa scrittura a tal punto da alterarne il dato oggettivo sino a farlo scadere, in alcuni passaggi, addirittura nel kitsch.
Perciò venderà bene! Sarà uno fra i più letti, e troverà probabilmente anche una trasposizione cinematografica.
Restando negli 'stregati', trovo meritorio invece il vincitore Pennacchi, ben altro stampo di scrittore e di scrittura....

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Uno squarcio sulla realtà

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All'inizio di questo libro ero scettica ma l'autrice attraverso i paesaggi e le sensazioni dei protagonisti è riuscita a farmi immedesimare nella storia. Mi sembrava di essere là a Piombino in Via Stalingrado mentre raccontava, mi sembrava di poter osservare tutto ciò che leggevo. Un libro molto crudo che apre uno squarcio su una realtà desolante. Nonostante il finale non sia complessivamente deludente, mi ha lasciato con l'amaro in bocca.

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Acciaio: storia intrigante, ma forti delusioni.

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I temi di questo romanzo mi hanno davvero lasciato sconvolta. Leggendo Acciaio ci si trova davanti a famiglie e fatti che sono difficili da concepire per persone che non hanno mai vissuto direttamente tali situazioni. Nota negativa allo stile. Da capitolo in capitolo, ma anche da riga a riga, ci sono cambi di tempo (dal presente all'imperfetto per poi tornare al presente e poi al passato), per non parlare del lessico ripetitivo. Non disprezzo che nella narrazione Silvia Avallone abbia usato termini gergali, credo solo che una maggior varietà lessicale avrebbe giovato al romanzo, che comunque sia va letto per ciò che racconta e gli spunti di riflessione che da.

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Delusione?

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Bene bene bene. Questo è un bel libro con la Avallone al suo esordio. Il finale forse si può considerare un po' banale, ma vabeh. E' un bel libro sostanzialmente. Ma si poteva fare molto meglio. Non eccezionale, ma bello. (:

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Acciaio di Silvia Avallone

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Acciaio per indicare la degradata periferia industriale di Piombino, con le sue spettrali imprese siderurgiche, ma penso anche per farci percepire la durezza, la freddezza o l'immenso calore che sprigiona da questa lega metallica e di conseguenza le estreme contraddizioni che caratterizzano le esistenze modeste ma desiderose di riscatto di molti dei protagonisti e co-protagonisti di questo incisivo romanzo d'esordio di una tosta ventiseienne biellese.
La fabbrica e' sia l'Inferno (calore da altoforno e fatica e sudore) sia un Limbo che ti permette di vivere o sopravvivere nelle vicine case popolari, formicaio che accoglie chi si accontenta. Ma per arrivare al Paradiso (che e' proprio di fronte, la splendida ma-non-per-tutti Isola d'Elba, vero e proprio miraggio nel romanzo) non puoi rimenere in fabbrica, devi riuscire in qualche modo a "sfondare".
L'amicizia affettuosa da un lato, morbosa dall'altro tra due belle e molto diverse teenagers toscane e' il presupposto per raccontare un mondo di disagio giovanile aggravato da problematiche familiari piuttosto serie in un contesto popolare dove la rassegnazione spesso vince sul desiderio di giustizia e riscatto; dove l'espediente, il raggiro, la voglia di crescere ad ogni costo dimostrano da un lato la necessita' ancora viva di emergere e riscattarsi, ma dall'altro che le possibilita' di farlo con la forza dell'impegno e dell'onesta' non esistono purtroppo piu'.
Tutti noi penso desidereremmo tornare giovani e belli, ma dopo aver letto questo schietto e assolutamente realistico romanzo non so oggi chi si sentirebbe ancora in grado di reggere una seconda volta il peso dei quattordici anni, e la spietatezza di una eta' in cui neanche soldi e bellezza bastano ormai piu' per garantirti un futuro in posizione dominante; dove la diversita' e l'essere fuori dagli schemi ti mette automaticamente fuori gioco. Il tutto in un contesto economico-politico odierno forse ancora piu' grave del gia' tragico 2001, anno terribile in cui il romanzo si inserisce perfettamente con il suo schiacciante realismo, frutto probabilmente di una esperienza parzialmente autobiografica di questa nuova scrittirce molto promettente.

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Consigliato a chi ha letto... Un giorno perfetto di Melania Mazzucco
 

Acciaio

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La storia s’incentra sulla profonda amicizia che lega due ragazzine, Anna e Francesca, cresciute in una cruda realtà di provincia. Entrambe sono belle, di una bellezza radiosa, quasi impertinente. Ragazzi disillusi senza più entusiasmi, che si arrendono o che sognano di scappare. Il duro lavoro degli operai nelle acciaierie di Piombino (va detto che non è un libro su Piombino, anche se teatro della narrazione), la fatica e i drammi della vita quotidiana. Il tema centrale dell’amicizia s’intreccia con altri temi, la droga, la violenza che si consuma dentro le mura domestiche. L’abilità descrittiva dell’autrice che ci regala emozioni, quando con grazia riesce ad instillare sensazioni nella descrizione dei luoghi e dei personaggi che prendono vita in questo romanzo..da leggere!

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La piuma e l'acciaio

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3 persone su 5 hanno trovato questa recensione utile

Parto da una mera costatazione estetica: adoro i libri rilegati nel modo in cui lo è Acciaio. La copertina di cartone, sì, ma il dorso ricoperto di stoffa alla vecchia maniera. Brava Rizzoli, tutti i libri (che costano uno sproposito) dovrebbero essere rilegati così. Esauriti i dettagli che fanno di me una feticista del libro, veniamo alle mie brevi considerazioni.
Esistono molti tipi di libri, tutti ugualmente degni di nota nel loro genere. Libri drammatici, dove i sentimenti vengono esplorati e scavati. Libri pulp con una violenza gratuita e parossistica. Libri di denuncia sociale, importanti e “fastidiosi”, che rimangono sotto la pelle. Libri leggeri e rosa, chick lit viene definita etichettando le donne come leggere, ideale in periodi tetri o sotto l’ombrellone.
Tutti generi meritevoli, sì.
Ma se provate a frullarli in un unico, prolisso libro verrà fuori un cocktail poco appetibile: Acciaio, appunto.
Non che la Avallone scriva male, il libro si fa leggere e scorre veloce, ma è talmente farcito di stereotipi da far venire la nausea e, in certi passi, talmente vicino al moccismo da far alzare il sopracciglio.
L’idea iniziale è buona, i casermoni di Via Stalingrado e l’acciaieria che si staglia su tutto sembravano un perfetto scenario. Invece le due protagoniste, Anna e Francesca, sono due figurine di cartapesta e l’ossessione della Avallone nel renderle belle bellissime ribadendo mille e mille volte ancora il concetto le rende odiose mascherine di una storia di burattini.
I personaggi sono tutti un po’ irreali: troppi dettagli, troppe sfumature assurde. Francesca ed Anna vengono raccontate senza spessore, come se l'essere belle le rendesse immuni dai sentimenti (e dire che, in linea teorica, avrebebro di che preoccuparsi). Un mondo di adolescenti visto da adolescenti? No, mi sembra visto dall'esterno, anzi da Lisa la ragazzina brutta e sfigata (in lei si riconosce forse l'autrice?) che le vede agitarsi come perfette bambole di pezza.
Di certo un’occasione sprecata.
Si poteva fare meglio.

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L'inettitudine del nuovo millennio

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4 persone su 5 hanno trovato questa recensione utile

Questa lettura la consiglio si e no...Sicuramente è un libro che si lascia facilmente leggere, scorrevole e veloce....ma sinceramente la trama e la candidatura al premio strega avevano elevato le mie aspettative tanto che posso dirne d esserne stata un po delusa...gli intrecci delle vite di va Stalingrado offrono una spaccato di vita operaia, relegata lontano dal veloce incidere del mondo, quasi sospesa dal tempo...al centro due ragazzine che crescono, evolvono in una realtà troppo cruda e arida e si ritrovano adulte in un attimo....I temi trattati son plurimi: genitori inetti iconcentrati troppo nei loro problemi per accoggersi dei problemi dei figli, gli incidenti sul lavoro, la droga e la prostituzione ma anche la semplicità dell'adolescenza...A lettura conclusa però non tralascia alcuna riflessione...forse il tutto è narrato in maniera troppo ovattata per essere incisivo...

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Acciaio

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6 persone su 7 hanno trovato questa recensione utile

Piombino, siamo nel 2001, l'acciaieria Lucchini S.p.A., da tutti chiamata semplicemente "la fabbrica", incombe su ogni cosa e condiziona la vita di ogni abitante. Nei casermoni popolari di Via Stalingrado si intrecciano le vite, le esistenze, di Anna e Francesca, due adolescenti, amiche inseparabili che vogliono una vita migliore, vogliono lasciare un segno, primeggiare. In uno scenario di miseria, degrado, ignoranza, tutti gli abitanti dei casermoni sognano una vita diversa, sognano la fuga da Piombino, dall'acciaieria e dai suoi veleni. La fuga è idealizzata nell'isola d'Elba, lì davanti, vicina, bella ma irraggiungibile se non per i turisti in coda all'imbarco dei traghetti. L'Elba che con il suo profilo fa da contraltare all'altoforno, sempre acceso che ricorda che Piombino è "la fabbrica". La fuga è anche la sniffata il sabato sera in discoteca, dopo il turno in acciaieria, per Alessio e Cristiano o la conquista delle ragazze, o la liberazione per Francesca da parte del padre violento e repressivo o per Anna del suo, inetto e delinquente. La vita, come sempre, ha già in serbo per tutti un destino scritto.
Un bellissimo romanzo, duro, crudo, coinvolgente. Silvia Avallone ci fa scoprire un'altra faccia degli adolescenti e dei giovani lontana mille anni luce rispetto agli stereotipi proposti dai nostri tempi. Ci fa scoprire un'Italia nascosta, che si nasconde. Una classe sociale, una volta detta proletariato, che ora, fuori dalla fabbrica, o dal quartiere popolare vuole sfoggiare la stessa auto del manager, consuma la stessa coca del borghese e magari vota anche Forza Italia "...perché Berlusconi non è uno sfigato".
I caratteri dei personaggi sono profondi, veri, i sentimenti di amicizia, più che amicizia, tra Francesca e Anna, o quello d'amore di Alessio per Elena sono delineati magistralmente, il caldo dell'estate afosa che vivono i protagonisti è assillante come quello dell'interno dell'acciaieria, una vena di dolore misto a ribellione e allo stesso tempo di rassegnazione accompagna per tutta la lettura.
Un libro che regala emozioni. Consigliatissimo.

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delusa!

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2 persone su 10 hanno trovato questa recensione utile

....la trama del libro è inesistente,ripetitivo e monotono (soprattuto nelle prime 150 pagine di 300 circa!, banale è la conclusione e prevedibile la tragedia, unico punto avvincente del libro e risolto in una paginetta. La cosa che più mi ha nauseato è la pessima descrizione della classe operaia...i cocainomani esistono i tutte le classi sociali; pessima la descrizione dei medici....che non denunciano i maltrattamenti sui minori, termini inesistenti (cardiopalma???). I ragazzi usano intercalari tipici (es "deh") solo qualche volta...perennemente volgari...anche quando non ce ne sarebbe bisogno...
Tuttavia penso che la scrittrice di questo libro abbia un discreto talento nella scrittura per cui potrebbe benissimo dedicarsi al giornalismo e lasciare i romanzi agli altri...
Niente a che vedere con altri premi strega...

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ACCIAIO

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5 persone su 6 hanno trovato questa recensione utile

Ho appena finito di leggere questo romanzo e quindi la mia opinione è in gran parte dettata dal sentimento più che dalla ragione.
Pregi: Il libro si fa leggere benissimo grazie al linguaggio giovanile imposto dalla tematica trattata. La trama forse non sarà originalissima ma in alcuni momenti ho provato forte emozione e anche solo questo secondo me giustifica l'acquisto.
Dopo aver letto le altre recensioni non so dire se si tratti di prodotto fatto a tavolino. Possibile, ma nel leggerlo non mi ha fatto questa impressione.
Difetti: A parte alcune inesattezze storiche, poco significative,sono d'accordissimo, e questa è la nota dolente che in parte mi spinge a scrivere questa recensione, su chi ha scritto che alla fine la storia si esaurisce troppo frettolosamente.Troppo! Le vicende scorrono via senza che i personaggi possano davvero viverle nell'immaginario di chi legge. Sembra che l'autrice avesse fretta di finire il libro e mettere data e firma stampate alla fine del racconto ( particolare inaspettato che mi è sembrato un pò stucchevole e fuori luogo ) E' un vero peccato perchè il romanzo avrebbe potuto,oltre che vincere forse lo "Strega", diventare davvero un esordio capolavoro.
Lo consiglio comunque.

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Acciao di Avallone

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3 persone su 6 hanno trovato questa recensione utile

Questo libro non è, a mio modestissimo avviso, il caso letterario dell'anno. E' un libro discreto che però finisce monco in un certo senso. La morte del fratello di una delle protagoniste si consuma in un attimo senza lasciare nessuna traccia nella storia, che si chiude asfittica e senza quel guizzo finale che magari mi sarei aspettata. Leggevo un'altra opinione nella quale venivano evidenziate una serie di inesattezze. Devo dire che in genere lascio molti dettagli per strada nella mia lettura e quindi non ho notato tanta imprecisione nè ho pensato che il libro fosse scritto male. Secondo me è un libro discreto, che può non convincere del tutto, ma che può essere comunque apprezzato in un aspetto positivo: la storia di amicizia tra le due adolescenti secondo me non è banale pur non essendo originalissima e non è stucchevole nemmeno se la si legge quando ormai i 14 anni sono alle spalle da un bel pezzo. Comunque concordo con chi nota una certa spaccatura tra la prima e la seconda parte.

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Consigliato a chi ha letto... Consiglio sempre di leggere di tutto a tutti :D
 

acciaio

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11 persone su 15 hanno trovato questa recensione utile

La lettura di questo romanzo mi spinge ad una riflessione sullo stato dell'editoria italiana. Come è possibile che venga pubblicato, pubblicizzato e addirittura premiato un libro scritto male,la forma lascia molto a desiderare, tra la prima e la seconda parte sembra scritto da due mani differenti.
Vi sono inoltre vistose incongruenze storiche, la porsche cayenne nel 2001 non esisteva ancora, così come you tube, per citare le più facilmente verificabili.
La trama è banale così come i personaggi, mi sembra un libro costruito a tavolino: metti un pò di sesso, magari adolescenziale, magari lesbo, aggiungi una manciata di degrado sociale, una bella cucchiaiata di cocaina, alcool quanto basta, una morte bianca, un'infarinatura di violenza in famiglia,il tutto da cuocere nel 2001 con passaggio nell'undici settembre. Ne può uscire un bel minestrone ma non certo letteratura.

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acciao

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10 persone su 10 hanno trovato questa recensione utile

grandi alte palazzine con vista mare, fabbrica arida con forno imponente .... questo è lo scenario in cui Silvia Avallone colloca la sua storia. Francesca e Anna, due adolescenti che hanno in comune solo la bellezza. Invidiate dalle loro coetanee si divertono a rincorrersi in spiaggia ... senza malizia ne pudore inconsapevoli degli sguardi dei ragazzi. La loro amicizia è l'unica cosa preziosa che hanno, ma le avversità della vita riesce a spezzarla: l'amore di Anna per Mattia .... la brutale educazione del padre di Francesca. Vite di tutti i giorni, padri e madri che cercano di crearsi una vita che non dipenda solo da quella fabbrica che divora sogni, speranze e vite. E' un libro duro, che racconta la sofferenza di una classe sociale sfruttata.

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Acciaio

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13 persone su 14 hanno trovato questa recensione utile

Bellissimo, intenso e sofferto, il libro racconta sostanzialmente la vita di due famiglie operaie alle prese ciascuna con problemi diversi, unite dall'amicizia apparentemente infrangibile delle due ragazzine di casa, Anna e Francesca, tanto belle quanto precoci e confuse sulla vita e sui propri desideri... La provincia non offre possibilità di fuga se non a pochi eletti, e il ritratto che fa la Avallone di questa realtà è tanto crudele quanto(purtroppo)veritiero... Per molti versi ho trovato in"Acciao" similitudini con i libri della Mazzantini, che io adoro, di conseguenza ne consiglio senz'altro la lettura... ottimo esordio!

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...e l'Isola d'Elba di fronte a guardare...

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12 persone su 14 hanno trovato questa recensione utile

Libro di esordio candidato al premio Strega 2010. Per me è un buon esordio.

Appena finito il libro mi è immediatamente venuto in mente la figura di Silvana Mangano nella parte della mondina sexy in "Riso amaro". Cosa ci azzecca il neorealismo del film con questo libro ambientato ai giorni nostri? Non saprei, forse la miseria.

Il linguaggio usato è attuale, i protagonisti sono gente semplice che vive di salario, rassegnata a non oltrepassare quel quartiere, i dialoghi a volte sono lenti e le storie si disperdono. Il tentativo dell'autrice di scavare nell'animo umano e di cercare il vuoto e l'oscuro che si cela in certe famiglie che devono per forza trovare un capro espiatorio che giustifichi certe insoddisfazioni, via via si perde.
La prima parte è piuttosto florida di descrizioni e contenuti ed è quella che mi ha colpita maggiormente; una borgata un pò "tamarra" che vive a due passi dalla fabbrica di "acciaio", che da sostentamento a tante famiglie, molte emigrate dal sud retrogrado e poco avvezzo al progresso, sopratutto mentale. Mi è piaciuta quando parla dell'acciaio e dell'amicizia innocente delle due protagoniste.

Uomini e donne che si fanno un’idea del mondo restandone ai margini, credendo normale non andare in vacanza, non andare al cinema, non sfogliare il giornale e non leggere libri.


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un'esordiente da da non perdere

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Opinione inserita da lussi
22 Aprile, 2010
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6 persone su 11 hanno trovato questa recensione utile

La scrittura è bellissima, la trama è coinvolgente, può non piacere per gli argomenti raccontati, ma è comunque una bella lettura.

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Consigliato a chi ha letto... i libri di Isabelle Allende e anche quelli di Banana Yoshimoto
 

Si può leggere

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ru06796 Opinione inserita da ru06796
08 Aprile, 2010
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Ultimo aggiornamento: 07 Ottobre, 2010
10 persone su 12 hanno trovato questa recensione utile

Interessante spaccato di una realtà operaia e di margine che si vuole negare nella società del tutto va bene.
Romanzo piacevole a volte crudo come lo può essere la vita reale dei ceti meno abbienti.
Non sempre lineare, a volte un pò barocco, ma a sprazzi regala emozioni intense.

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Consigliato a chi ha letto... Come Dio comanda
 

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Opinione inserita da matteo
02 Marzo, 2010
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34 persone su 54 hanno trovato questa recensione utile

brutto, volgarmente malizioso e banale. Pieno di trucchetti voyeuristici per accattivarsi l’interesse morboso del lettore. Questa non è letteratura ma si cerca di spacciarla per tale. In questa direzione però vanno gli editori maggiori di oggi,perchè sanno di vendere,basta vedere che si pubblica, ad esempio, ”melissa p.” e schifezze simili per le più grandi case editrici…

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Consigliato a chi ha letto... romanzi erotici
 
 
 

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