Acciaio
Letteratura italiana
Editore
Silvia Avallone è nata a Biella nel 1984 e vive a Bologna, dove si è laureata in filosofia. Questo è il suo primo romanzo.
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Consigliato ma sotto le aspettative iniziali.
Nel dubbio consiglio la lettura ma come passa tempo non con l'intento di emozionarvi.
Nel mio piccolo posso dire che da questo romanzo, almeno nelle battute iniziali mi aspettavo molto, ma molto di più.
Le premesse snocciolavano una storia cruda e dura ma che ti avvolge con le sue membra e ti stritola obbligandoti a voler sapere come prosegua la storia: il seguito è solo un susseguirsi di fatti che porta ad un finale che tutto sommato è uno dei migliori per come si erano messe le cose: tirarla troppo per le lunghe, avrebbe solo peggiorato le cose.
STILE: Sufficienza piena ma non di più; credo per la Avallone ci sia un ampio margine di miglioramento.
CONTENUTO: La storia spesso presenta personaggi ben descritti ma che alla lunga appaiono "piatti" ; il mondo di Piombino per quanto popolare, sembra totalmente "buio".
PIACEVOLEZZA: E' innegabile che una volta iniziato sei curioso di sapere come finisca la storia.
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Per chi crede nell'amicizia!
A me è piaciuto come romanzo; non conoscevo la Avallone e considerato questo sono stato abbastanza soddisfatto dell'acquisto fatto.
Il problema? Dalla trama, anche dal trailer del film...dalla premessa della prima parte del libro (che a me è piaciuta molto più che la seconda) mi aspettavo molto, ma molto di più!
La storia comunque è bella, cruda, dura (forse sin troppo) però piacevole, ecco.
Il finale, invece, a dispetto di molti commenti, l'ho trovato coerente con la seconda parte del romanzo: piuttosto scarno di emozioni e un po', passatemi il termine, "buttato lì" per chiudere una storia che invece, ripeto, aveva ottime premesse.
Mi sono piaciuti molto i personaggi di "Anna" e di "Rosa".
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AMICIZIA INOSSIDABILE
Io ho trovato il libro scritto bene e scorrevole.
La lettura è piacevole e la storia rappresenta un pò quello che poteva e può ancora succedere nello spaccato delle piccole e grandi città.
Le due protagoniste rappresentano bene le adolescenti di oggi e anche i personaggi giovani attorno a loro, è un esempio di come molti giovani affrontano la quotidianità tra lavoro e svago purtroppo spericolato e come non riescano più ad accontentarsi di nulla e cerchino il divertimento nelle azioni vietate.
La storia di amicizia è sviluppata bene, la crescita di due giovani ragazze insieme con due situazioni familiari diverse, che riescono a ritrovarsi, nonostante abbiamo percorso due strade diverse per un breve periodo.
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NESSUNA RISPOSTA
Presi in prestito questo libro cercando di trovare delle risposte. Mi chiedevo come fosse vissuta, soprattutto in questo periodo in cui purtroppo tanto se ne discute, una acciaieria, una fabbrica madre, da coloro che che vi spendono dentro e attorno le proprie vite.
In questo libro l'acciaieria è sempre presente, come paesaggio stesso e come creatrice di paesaggio. E' presente come scenografia in ogni scena, dalla più romantica alla meno piacevole, come se una volta nati lì, fosse per sempre...
La storia di Acciaio non mi ha conquistata, molto cruda, fredda e pur supponendo fosse nell'intenzione dell'autrice narrarla a questo modo, non mi ha coinvolta nè emozionata. Mi chiedo cosa ne abbiano pensato leggendola gli abitanti di Piombino, se a loro sia piaciuta.
E le mie risposte non le ho trovate, forse, diversamente, sono solamente cresciute.
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BELLO, MA SI POTEVA FARE DI MEGLIO
Stile: 2,5 (ma +0,5 perché mi è piaciuto come libro)
Contenuto: 3,5 (+0,5)
Piacevolezza 4 (in realtà dovevo mettere 4,5 ma non c'è, e sinceramente di mettere 5 non me la sentivo proprio...).
Sarà, ma a me i libri che saltano da un argomento ad un altro non piacciono proprio. Personalmente il suo stile non mi piace, poi c'è gente a cui piace magari.
La storia è quella che è, varia tra le cose 'già viste' e la 'novità'. Stesso modo la sua scrittura, tra moccia e avenia. Quando descriveva i sentimenti me la sentivo più sul d'Avenia, quando parlava di sesso, cristo era Moccia. La parte di Alessio, Cristiano & Co. mi annoiava da morire. Cocaina, sesso e canne. Ma in fondo è la realtà di oggi, no? Francesca e Anna sono le classiche fighe della scuola, con tanti amici, che prendono in giro chiunque non è come loro. Lisa e Donata: Lisa è un po' come me d'atteggiamento, si annoia alle feste, non ha molti amici e si vergogna del suo corpo. Donata è carino come personaggio. Sandra e Rose: Sandra è una finta coraggiosa e Rose è una persona molto debole. Enrico è una cosa (chiamiamola cosa) ODIOSA. E ho gioito quando ha perso quel dito ed è diventato un vegetale. Arturo è bipoare o sociopatico, scegliete un po' voi cosa riesce a descriverlo meglio.
Nino, Massi, Mattia, James, Jessica, Maria, Elena e chi è rimasto, sono personaggi piatti, non mi va di scriverci dei poemi.
Ecco, poteva scriverlo meglio, non è un cattivo libro, ma non è nemmeno 'sto gran libro da premiare. Ne ho letti di meglio. Cercherò di rileggerlo per capirci altro.
Ah, e non mi piace che le cose bisogna capirle, non ci sono scritte. L'avallone lascia le cose a metà, come faccio a sapere io che a Francesca succede quella cosa se non me lo spieghi?
Può migliorare, e diventare veramente brava!:)
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Ultimo aggiornamento: 16 Gennaio, 2013
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scorrevole ma personaggi piatti
Del libro sono molto interessanti l'inizio e le parti più descrittive: la spiaggia, le acciaierie. Vale la pena di leggerlo solo per questi aspetti, soprattutto per le descrizioni. Invece la trama a me non è piaciuta sia perché troppo tipo film adolescenziale sia per certe incoerenze legate anche allo scarso spessore dei personaggi.
Che le due protagoniste non abbiano spessore non danneggia la narrazione (anche se in Guardami, situazione simile, la Egan ad es. fa una descrizione ben più interessante delle due amiche) invece ci sono aspetti che danneggiano la storia e che avrebbero potuto essere facilmente migliorati. Primo tra tutti il fratello non lo trovo un personaggio coerente. La mancanza di coerenza è legata alla mancanza di approfondimento psicologico. Non è che lui cambi da un certo punto della storia in poi per un motivo preciso (il che andrebbe bene), semplicemente prima è superficiale poi si scopre che non lo è mai stato (non che non lo è più). Le storie d'amore e d'amicizia della protagonista zoppicano per lo stesso motivo. La figura dell'amica secchiona è di disturbo soprattutto quanto l'autrice cerca di farci credere che si tratta di lei.E' meglio che il lettore identifichi l'autrice con una delle amiche.
Il finale non mi piace, mi sembra tirato per i capelli e incoerente con il resto. Il padre dell'amica poteva essere anche più calzato.
Comunque tutto sommato la storia ha degli aspetti interessanti e delle parti davvero belle e ben scritte, per questo mi sembra un peccato che l'autrice non ci abbia lavorato un po' di più con l'aiuto di qualcuno più esperto. Se il libro fosse stato mediocre totalmente, lo avrei giudicato mediocre e basta. Ma essendo a corrente alternata con dei passaggi davvero belli, mi pare un peccato non avere alzato il livello degli altri.
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Un'amicizia dura come l'acciaio
La vita è dura a Piombino, negli edifici di via Stalingrado. Dura come l’acciaio. Crescere nella periferia popolare di questa città accanto ad un padre che vive di espedienti, respirare il veleno che esce dalle ciminiere dell’acciaieria, trovare lavoro e spaccarsi la schiena tutti i santi giorni nella stessa acciaieria, svagarsi e sballarsi al sabato sera in discoteca o al night club, farsi di cocaina.
La vita è veramente dura a Piombino, nei casermoni di via Stalingrado, sui quali inesorabilmente e minacciosamente si manifesta la torre di “Afo 4”, l’altoforno all’interno del quale si produce l’acciaio, una sorte di torre nera che potrebbe quasi ricordare la tana del perfido Sauron nella trilogia del “Signore degli anelli”.
Tuttavia non c’è solo disperazione da queste parti. E’ infatti possibile trovare anche qualcosa di veramente prezioso: la profonda amicizia tra Anna e Francesca, due adolescenti le cui vite combaciano vicendevolmente, due ragazze che vivono in simbiosi il loro percorso adolescenziale tra primi amori e vicissitudini familiari. E’ proprio questa loro unione, questa necessità di frequentarsi, di vedersi, di toccarsi, che rappresenta la speranza di avere un futuro lontano da lì, sempre assieme, sempre loro due. Il tutto avviene fantasticando e rivolgendo lo sguardo all’isola d’Elba, il cui profilo si staglia nettamente davanti agli occhi delle due amiche. L’isola infatti è l’emblema del riscatto sociale, del successo, dei desideri finalmente realizzati che tutto sommato sono a portata di mano, solo a pochi chilometri dalla costa. Ma la strada per il riscatto è insidiosa e dolorosa e deve inevitabilmente passare attraverso sconfitte personali e familiari ed anche amicizie che per diventare ancora più forti e stabili devono prima incrinarsi.
Acciaio è un concentrato di emozioni, di speranze, gioie e dolori. Un po’ mi spiace non avere dato un voto più alto a questo libro il cui solo neo, a mio avviso ovviamente, è quello di avere pescato da cose già viste, già lette e conosciute. Quindi in certi punti mi è parso come un dejà vu, ma è solo la mia impressione.
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Vita dura come "L'Acciaio"
A me è molto piaciuto! Lo stile asciutto, duro, come la situazione che descrive. I personaggi con la loro ansia di vivere e conquistarsi un posticino al sole in un luogo migliore (costi quel che costi); e poi la descrizione della fabbrica (il "personaggio" aggiunto) e della vita al suo interno. Insomma essendo Toscano e conoscendo i luoghi in questione forse l'ho apprezzato maggiormente senza riscontrare quelle forzature che altri lettori hanno lamentato. Ottimo libro.
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Una voce dall'Ottocento
Un po' antico nell'idea di raccontare attraverso vicende individuali un milieu, una città, una classe sociale; tiene tuttavia fede all'impegno, con sicuro respiro narrativo e ricchezza e pregnanza di stile. Non è difficile capire perché a qualcuno non è piaciuto: non siamo più abituati ai romanzi - romanzi, quelli che raccontano non solo una storia e dei personaggi, ma un mondo e La Storia. In questo è un po' ottocentesco e, nel leggere, si sente un vago sapore di Zola (anche nell'alternare la brutalità del parlato dei personaggi con sequenze ricercate e quasi poetiche della voce narrante); ma non sfigura rispetto al modello.
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Scrittura lodevole
Non è un capolavoro della letteratura, forse non merita nemmeno il premio Campiello, ma è ben scritto, appassiona, fa immedesimare nei personaggi e nei luoghi descritti. In alcuni tratti può sembrare forzato o scontato ma tutto sommato è un bel libro, si legge in poco e bene. A me è piaciuto.
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Una bellissima brutta storia
Un pò metropolitano, un pò "tamarro", storie di vite disperate e speranzose nel sottobosco di un quartiere operaio. E la fabbrica, che domina e che incombe. Tristemente attuale, schietto, allucinante, questo libro mi ha dato molto. Ci saranno tante Anna e Francesca purtroppo, tante piccole dai tanti sogni e diventate donne prima del tempo. Due fiori sbocciati tra le sterpaglie, un pout pourri di personaggi grotteschi ma dannatamente realistici. Tanti i temi toccati, dall'amicizia e il suo valore, alla solitudine e all'emarginazione sociale, fino alla sicurezza sul lavoro e al suo valore, non solo in termini monetari.
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Ultimo aggiornamento: 09 Agosto, 2012
STRANO MA BELLO
Personalmente mi è piaciuto! Libro scritto molto bene, un pochino farcito di "parolacce" ma stanno nel contesto, la storia è terribilmente brutta... sarebbe bello pensare che possa essere una storia di fantasia... ma purtroppo credo che esistano veramente delle situazioni simili, anche se spererei che la scrittrice abbia un pochetto esagerato. E' un libro molto crudo, ci sono scene molto pesanti, scritte in un modo così chiaro che uno riesce a visualizzarle... e sarebbe meglio non farlo perché fanno veramente stare male. Lettura che consiglio a chi vuole vedere una realtà che non tutti conoscono.
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Che sorpresa!
Un racconto che ti riporta indietro nel tempo, all'adolescenza: ti puoi rivedere in Anna, che si iscrive al Liceo classico perché sogna di diventare parlamentare, o in Francesca, alta, bionda, ammirata da tutti, ma con tanti problemi famigliari, o ancora in Lisa, la ragazza intelligente, ma un po' bruttina, che al mare si copre con l'asciugamano, vergognandosi delle sue forme. Il primo romanzo di Silvia Avallone, una storia vera, toccante, violenta, impegnata, che scuote fin nelle viscere e che ha ottenuto il meritato riconoscimento della critica, vincendo, nel 2010, il Premio Campiello, nella categoria Opera Prima, e classificandosi secondo al Premio Strega, sempre nel 2010, dietro il quattro volte vincitore Antonio Pennacchi. Un'opera davvero meritevole.
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Accaieria Lucchini: un micromondo universale
Leggere ACCIAIO é yoga per la mente, un esercizio di autoanalisi. La narrativa della Avallone é un percorso a tappe nella conscienza di ogniuno di noi: ogni azione, frase detta ( e non detta), evento, avvenimento, assume un valore la cui profonditá va aldilá dei limiti della realtá generando un’intensa riflessione. I casermoni di un lotto residenziale di via Stalingrado a Piombino constituiscono il frammento spaziale di cui l’autrice si serve per posizionare le vicende del suo racconto e, da queste, sciorinare l’essenza piú intima dell’ego umano. Sebbene con un pó di incertezza iniziale la prosa acquista fliditá nel corso della lettura disprendendo un notevole senso di coerenza e soliditá. Nel suo pentolone magico la fattucchiera Avallone rimesta libido e pubertá, ormoni e ribellione, fatica, sofferenza e instabilitá per generare l’incantesimo finale del destino: l’homo smette di essere faber fortunae suae e finisce dichiaratamente vittima della tracotante scacchiera della sorte, dove un pedone che guadagna il pane nella acciaieria Lucchini, non riuscirá mai a diventare fante o re e dove se non sta attento rischia di morire.
Questo libro é consigliato a coloro che vivono nella consapevolezza che nulla é stabilito a priori e che, da buoni funamboli, cercano impavidi di arrivare all’altra estremitá della corda. Prima o poi qualcuno cadrá.
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Non dico amarlo, ma leggerlo si
Un romanzo che cerca di inserirsi nella "letteratura di fabbrica" senza riuscirci pienamente: la fabbrica è solo di sfondo alla reale vicenda. La storia narra di due ragazzine, Francesca e Anna, e del loro ingresso nella vita degli adulti, o meglio nell'età dell'adolescenza, con i primi amori e le prime delusioni.
Certo, la vita che racconta è tremenda: famiglie disastrate, padri padroni che picchiano mogli e figlie; giovani che si massacrano di lavoro nelle acciaierie e poi passano le notti ad ubriacarsi o a"sniffare" cocaina senza sogni nè aspirazioni; l'ambientazione di una periferia povera, degradata e cadente.
I personaggi un po’ troppo stereotipati, la storia un po’ banale, amori e tradimenti, ma è un romanzo che si fa leggere, niente di memorabile, scritto in maniera semplice con un linguaggio colloquiale, ma concediamo all'autrice una possibilità, è il suo primo romanzo crescerà.
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ACCIAIO
Acciaio.
Bellezza.
Dolore.
Amore.
Amicizia.
Passione.
Violenza.
Sesso.
Sangue.
Droga.
Vita.
Morte.
Tenerezza.
Follia.
Un gatto. Un gatto. Un gatto.
Ritrovarsi per sempre perfettamente combacianti.
C'è tutto questo qui dentro.
Scritto con una lama affilata che lascia segni indelebili.
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Acciaio e acciaierie
Premetto che secondo me non è un libro per tutti, ma è un libro che riesce ad entrare dentro soprattutto a chi ha un qualche legame (diretto o indiretto) con il mondo delle acciaierie. E infatti sono proprio i capitoli dedicati all'Ilva/Lucchini ad avermi dato un maggiore impatto emotivo e ad avermi destato interesse. Di per sé lo stile di scrittura lascia a desiderare, la narrazione alterna le drammatiche vicende di vari personaggi (aventi tra loro legami familiari e di amicizia) che poi si intrecciano le une nelle altre. Come idea sarebbe stata perfetta ma è sviluppata male, dato che il risultato è una radiocronaca sterile e disordinata.
Non mi è piaciuta la storia morbosa delle due adolescenti Francesca e Anna, che ha dei risvolti finali molto scontati. La storia di Alessio/Cristiano/Mattia è stata invece una vera coltellata al cuore e l'ho apprezzata proprio per la sua spietata veridicità e crudezza.
Però una nota enorme di demerito va all'anno di ambientazione: 2001! Perché? Solo per riuscire a metterci dentro l'11 settembre! E' stata una forzatura palese, si capisce benissimo che è stato scritto pensando e riferendosi ad anni più recenti!
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FiNale frettoloso
Questo libro parla di 2 amiche nate e cresciute insieme nelle case popolari di periferia i primi amori, le prime scoperte sessuali, le prime delusioni ,disagi familiari insomma tutti gli ingredienti della vita di quelle storie che si sentono raccontare dai telegiornali .Una storia direi appassionante ero curiosa di sapere come proseguivano le storie delle protagoniste ma sono rimasta delusa dal finale non per la storia ma per il modo con cui la scrittrice ha concluso repentinamente in 10 pagine tutte le vicende.
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Una Storia
In via Stalingrado, tra i casermoni, non si respira una bella aria. I membri delle famiglie che ci vivono sono per lo più operai della Lucchini, la fabbrica d'acciaio che fa da sfondo alla storia. Tra questi personaggi, due ragazze adolescenti, in fase di sviluppo, piene di curiosità e voglia di andarsene da quel posto. Magari all'Elba. La vita di Anna e Francesca è fatta di famiglie discutibili, mare, amore e prime esperienze. E di gatti mutanti. Il contorno è l'acciaio, a cui tutto è collegato. Una storia dalle tinte realistiche di un'Italia di provincia. Semplicemente, una storia.
Come libro d'esordio, l'ho trovato buono. Si lascia leggere molto velocemente e ti trascina al suo interno. La Avallone è brava in questo. Aneddoto: sono le 2 di notte e io non riesco a dormire. Si sa che un buon metodo per far arrivare Morfeo è quello di leggere un libro. Si dà il caso che il libro sul mio pseudo-comodino fosse Acciaio. Ma sì, leggo qualche pagina e sicuramente il sonno arriverà. Risultato: si sono fatte le 3.30 e una sessantina di pagine sono state lette. Morale: non leggete Acciaio se volete dormire! E' una storia scritta bene che ti cattura. Vuoi sapere cosa succede. Ha un po' l'effetto colla. Però i punti a suo sfavore sono molteplici, tra i quali, uno dei peggiori a mio avviso, è la presenza di punti morti ogni tanto. Per il resto, non l'ho trovato illuminante.
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UNA SPERANZA DI RIUSCITA C'ERA!
La storia parla di due ragazzine, Anna e Francesca, che sull'onda dell'adolescenza vivono le prime esperienze legate all'amore, al sesso e alla voglia di essere "grandi" in tutti i sensi. L'ambiente intorno a loro, però, non è poi così "grande": i palazzi popolari di Piombino, sui quali sovrasta la nera acciaieria, rappresentano uno scenario alquanto opprimente, che fa a pugni con la voglia di libertà e gioia delle due amiche. Intorno a loro ruotano i familiari e gli altri ragazzi e ragazze del quartiere con i loro problemi e le loro paranoie. Il tutto si mescola con la costante e massiccia onnipresenza dell' acciaieria e del suo altoforno Afo 4.
Che dire...di commenti da fare ce ne sono abbastanza e riprendono un pò il tema negativo di tutti quelli che ho letto sotto, ovvero storie che si disperdono, finale frettoloso e non ben studiato, eventi tragici che danno poca enfasi emotiva ecc.
PERÒ la storia è molto bella e secondo me ha una certa valenza sociale. Ciò che l'autrice racconta è il modo di vivere nudo e crudo di persone di una certa condizione sociale, destinate a lavorare in una fabbrica e senza alcuna ambizione al miglioramento personale, a causa della sudditanza psicologica che li tiene legati alla loro misera origine. Anna è l'unica a voler mutare la propria situazione, lasciando il posto in cui vive ed aspirando a diventare una persona più edotta delle persone che la circondano.
Purtroppo il finale è davvero pessimo perchè ho sentito che tutti, più o meno, hanno avuto la mia stessa percezione, cioè che è stato scritto in fretta, facendolo deviare dal resto del racconto e quindi lasciando un grosso punto interrogativo al lettore.
Secondo me, l'autrice ha molto potenziale così come poteva avercelo questo libro, se non fosse stato lasciato ingiustamente al proprio destino dalla sua genitrice.
In conclusione direi che c'erano tutti gli elementi per un'ottima riuscita del libro, ma l'Avallone se l'è bruciata!
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Schifezza!
Odio con tutta me stessa questo libro che ho dovuto leggere per forza a scuola...
mi viene il voltastomaco se penso a come ha potuto questa scrittrice partorire un libro del genere.
Scritto malissimo e molte volte addirittura grammaticalmente scorretto; per non parlare dell'immensa volgarità che contorna questo libro orrendo.
Sembra che alla Avallone riesca "bene" soltanto descrivere cose schifose e volgari dato che si sofferma solo lì.
Pessimo in tutto e per tutto. Questi sono i libri che uccidono la letteratura e non posso fare a meno di dare un voto pessimo per una scrittrice pessima.
A questo punto, potrei anch io scrivere libri, tanto se questo è lo standard basta mettere qualche parolaccia, qualche "scopata e tiro coca" qua e la e uno già si crede uno scrittore che scrive della realtà di tutti i giorni senza peli sulla lingua.
Ma per piacere.
Avallone fai altro nella vita.
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più che acciao mi sembra ghiaccio che si scioglie
No, brutto, scritto male.
Non ci siamo proprio, i personaggi son tutti stereotipati, tutti belli, bellissimi, oppure bruttissimi, o farabutti.....
l'immagine di una Piombino grottesca e di un'isola d'Elba bellissima.
Case popolari di qua, tiro di coca di la, bordello sopra, furto sotto .... Una che ha problemi con il padre (la picchia) , l'altra ha problemi sempre con il padre (è mariuolo)... storie al limite, come il limite che raggiunge il lettore a un certo punto.
Non lo so dove abita la Avvalone, ma figlia mia cambia subito posto!!!!
Quindi per favore non lo leggete.
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Raccomandata
No, no, no! Non compratelo! L'hanno raccomandata! Non c'è altra spiegazione! Sono cose campate in aria, cose che si risolvono così, da sole, un libro trascinato che si conclude in 10 pagine. Cercate qualcos'altro!
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Non mi è piaciuto
Non mi è piaciuto. Non mi metteva curiosità di vedere i fatti come andavano a finire. Poi quando ho capito che in tutti i vari fatti raccontati c’era una inconcludenza di fondo mi sono definitivamente annoiata. Ho trovato questo libro piatto. Forse mi aspettavo di più visto che è stato vincitore di un premio!
Il finale è stato a dir poco deludente: frettoloso e banale.
Alessio che muore e stop. Alessio non c’è più! Giri la pagina e nella vita dei familiari diventa una foto in cucina. Si intuisce il dolore solo quando c’è Francesca nella cucina e Arturo è lì che legge il giornale…Arturo …quello che aveva sempre le mani in pasta in qualche casino…ora è lì, in casa (!!!) e legge il giornale! Poi stop.
Anna e Francesca: che dire. Amiche-amiche-amiche e poi litigano, o meglio si allontanano perché una è gelosa dell’altra, mentre l’altra ha troppa paura di essere quello che ha scoperto di essere… e quindi trova il bellone, Mattia, che le muore dietro e ci si fidanza.
Poi…Alessio muore, Mattia scompare…torna Francesca!
E tutto sembra che sia di nuovo come prima!
Solo che…Francesca fa la puttana. Ma… se per la perdita della verginità di Anna ci sono state parole e parole…per il momento di Francesca è servito mezzo rigo, ma detto al lettore solo poi! Sembrava quasi che l’autrice se ne uscisse dicendo “ah poi avevo dimenticato di dirvi che…ma adesso è inutile: che ve lo racconto a fare? Tanto avete già capito!” …e infatti…mezzo rigo, direi inutile, giacché il lettore ad un certo punto lo ha già capito da solo come è andato il fatto!
Poi Francesca che torna…vanno all’Elba…ma si raccontano cosa hanno fatto? e come si riconciliano le loro vite, dato che nel corso dell’anno, passato lontane, sono tanto cambiate? Un accenno sarebbe stato gradito! E invece no! Tante parole spese su Elena…che, va bene è stato il grande amore di Alessio, ma alla fine nella storia le sue vicende erano inutili…Forse ai fini delle vicenda centrale di questo libro, la storia del legame tra Anna e Francesca, sarebbero state più interessanti Lisa, Donata…
E Mattia? Che fine fa? Scompare…anche dopo un fatto grave che lo ha visto suo malgrado protagonista.
Libro, alla fine, è scadente. La scrittrice forse troppe volte è gratuitamente volgare. In certi momenti mi è addirittura sembrato che le parole usate fossero studiate ad arte al di là della vera necessità.
Questa è solo la mia opinione. Ognuno legge e interpreta un libro secondo il proprio gusto, ma ancor prima il proprio sentire. Personalmente spero di trovare una Silvia Avallone diversa in altri suoi romanzi.
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LIBRO DA PREMIO ? BAH
Non riesco a capire, eppure viene premiato ? banale. con situazioni e personaggi che non convincono. Non so come fa a piacere così tanto ...
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ORBETELLO SCONOSCIUTA
Romanzo indubbiamente ben scritto e indubbiamente piacevole da leggere ma troppo studiato a tavolino. Racconta le vicende di persone che vivovono in un popoloso e squallido quartiere di Orbetello che sono stritolate della loro "cattiva sorte". C'è poca speranza per ognuno di loro di riuscire a sfuggire al loro infausto destino.
La storia mi ha veramente poco convinta, soprattutto perché non trasmette alcuna emozione al lettore per raccontando eventi anche tragici. E' indubbiamente una storia molto televisiva.
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Ultimo aggiornamento: 10 Gennaio, 2012
Cinico e furbo
Sotto la facciata di un "libro-denuncia" si nasconde un libro furbo, che implora per la vendita dei diritti cinematografici, che descrive delle ragazzine senza ironia, calcando la mano, perfino istigando a quella stessa cultura squallida e molesta che finge di criticare.
I ritratti psicologici sono solo abbozzati e variano a seconda di dove la scrittrice è trascinata dal suo bisogno di scioccare... e pur di mostrare la sua cultura fa citare Eliot alla meno scolarizzata di questa storia di degrado ("E' proprio vero, aprile è il mese più crudele")!
Dò quattro allo stile perché il libro è effettivamente avvincente e tutto sommato ben scritto, ma quando un romanzo manca completamente di onestà e di grazia non è un buon romanzo, e irrita.
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imbarazzante
Mamma mia! Certo che quando leggo Acciaio mi viene in mente Stalin, e forse gia' significa che sono esigente, ma questa robaccia davvero vende in Italia? E magari sembra pure impegnata e intelligente... Devo dire che la curiosita' di come va a finire e' rimasta, ma ce ne vuole a leggere frasi francamente imbarazzanti come quelle che accompagnano la gita sulla spiaggia di Anna e Mattia (la confessione dell'orgasmo muto, mi ha strappato una risata fragorosa!!!!). E poi non credo che nel 2001 gia' si fregassero il rame, ne' che Scamarcio fosse gia' un'idolo delle quattordicenni... ma forse mi sbaglio. Pero' proprio per questo non mi butto a scrivo romanzi.
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Acciaio inossidabile?
Appena finito.. Il mio emisfero emotivo e quello razionale in lotta tra loro... Di certo un libro che non lascia indifferente chi lo legge. Le tematiche sono scottanti, le morti bianche e la crisi economica al primo posto tra quelle trattate. Abuso di parolacce, a volte la Avallone esagera davvero e infastidisce il lettore (almeno me). Stile a tratti da diario segreto a tratti evocativo e poetico, ma non spicca mai il volo. Finale buttato via o forse la soluzione migliore per stemperare il dramma che lo precede?? Molti dilemmi non mi consentono di dare un giudizio univoco a caldo... A freddo potrebbe essere un libro memorabile o un libro qualunque, un po' "solitudine dei numeri primi" un po' Ammaniti. Però mi sento di premiare la passione della scrittrice che trapela da ogni pagina, da ogni riga. La Avallone non sarà da premio Pulitzer (nemmeno Strega) ma si vede che ha messo tutta se stessa in questo lavoro e questo le va riconosiuto. Il coraggio di denunciare gli abusi subiti da giovani spiantati, violentati, disorientati che spesso però sono meglio dei loro genitori. Il coraggio di fotografare senza omissioni un'Italia che ha perso la bussola e squarcia le proprie campagne con l'acciaio. Un'Italia che non si ama e non ama i suoi figli ma che ancora pulsa in una piccola, grande storia d'amicizia come quella tra Anna e Francesca, le protagoniste del libro.
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- sì
- no
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Acciaio in fabbrica e nel cuore
Il romanzo unisce la denuncia sociale del degrado periferico di Piombino, dei suoi quartieri popolari, i rischi costanti sul lavoro nello stabilimento metalmeccanico che "sfama" il circondario con la storia dell'amicizia tra Anna e Francesca. Un rapporto particolare quello tra le due ragazze, morboso, simbiontico, le quali trovano nella reciprocità dell'affetto una via di fuga alla crudezza della propria situazione familiare, violenta da una parte e sregolata dall'altra. La consapevolezza di un amore "diverso", le aspettative differenti dalla vita, sullo sfondo del medesimo degrado sociale e familiare dividono dapprima le due ragazze per farle reincontrare al termine di un percorso di sofferenza, forse l'inizio di un nuovo cammino di riscatto nei confronti della vita.
Il romanzo scorre, lascia l'amaro in bocca per le tematiche affrontate ma la conclusione non è all'altezza della storia, come se l'autrice non fosse stata in grado di trovare una soluzione narrativa idonea al mondo rievocato. Non capisco come abbia fatto ad arrivare tra i finalisti del Premio Strega.
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Acciao ossidabile
Peccato aver speso soldi! Finalista allo strega? mi chiedo come abbia fatto. Boh... mistero! L'intreccio non è male , ma è raccontata in un modo indecente perché è scarsamente approfondita, poi mancano i pensieri dei protagonisti... gli eventi accadono ma non ci sono giudizi...peccato!
un acciaio molto ossidabile, davvero un peccato!
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Acciaio
"Combaciavano perfettamente."
Due amiche, cresciute insieme in una realtà difficile. Intorno ad Anna e Francesca ruota la storia della Avallone alla quale darei come valutazione 3stelle e mezzo. Un libro che ha fatto clamore a me è sembrata una finction, invece che televisiva trascritta, un gran calderone, dentro troviamo un po' di tutto: la droga, genitori totalmente assenti e senza dialogo alcuno con i propri figli, la differenza tra classi sociali, la politica, il lavoro pesante che ti distrugge fisicamente, i ragazzi sfigati, il periodo burrascoso dell'adolescenza ed addirittura il prima e il dopo la caduta delle torri gemelle.
La Avallone ha usato un linguaggio a tratti volgare, ha ribadito più e più volte gli stessi stereotipi, ha concluso la storia in maniera brusca, nonostante tutto l'ho letto velocemente e mi ha fatto piacere ricordare a tratti momenti della mia passata giovinezza, le musiche che ballavo, le caldi estati con i primi amori, la migliore amica e la gelosia che in un attimo può far crollare un intero universo costruito insieme dopo mille avventure.
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Espediente di bassa lega
Nonostante il modo in cui la scrittrice tratta molteplici argomenti con scarsa sensibilità, devo ammettere che non riuscivo a rinunciare alla lettura della storia, tant'è che ho letto il libro in tre giorni.
Tratta le vicende di due amiche, Anna e Francesca, che da bambine diventano donne.
La realtà raccontata dalla Avallone è quella di una Piombino squallida, sede della fabbrica di acciaio Lucchini, un posto sostanzialmente orrendo, dalle cui sponde si vede l'isola d'Elba, che si contrappone come fosse un altro pianeta, fatto di turisti e spiagge pulite.
Credo che una storia si possa raccontare in qualunque modo si voglia, e si possa trattare qualunque argomento e non mi scandalizzo del linguaggio scurrile o per i dettagli raccontati della vita sessuale delle quattordicenni di questo posto che la Avallone descrive come abbandonato da Dio. Tutti sanno che esistono realtà tristi e di degrado di questo genere, ma questa scrittrice è lo accenna in maniera così superficiale che i sentimenti dei personaggi si percepiscono appena.
Le emozioni che provano non sono espresse se non con le parole degli stessi. Il vocabolario è ridotto, e non soltanto nel dialogo diretto. L'umore, l'emozione il sentimento è costantemente privo di sfumature: non viene resa l'idea dei loro stati d'animo, e la loro mancanza di sensibilità non ci permette di capirli, non ci avvicina. Non possiamo immedesimarci se non attraverso un appropriato linguaggio che sappia descrivere sinteticamente o minuziosamente, secondo lo stile o la necessità, la situazione e i pensieri dei personaggi. Se manca la descrizione del sentimento da parte della scrittrice, non basta la trasposizione dei pensieri dei personaggi a trasmettere l'emozione o lo stato d'animo.
Lo stato d'animo dei personaggi deve essere descritto per creare quel minimo di empatia e qui ne registro l'assenza quasi assoluta.
Ci racconta di una sera in cui Anna, ad una festa, vede Mattia, e lui pensa di raggiungerla, ma da quel che mi par di capire non è proprio sicuro sul da farsi. E' il caso che la raggiunga? Che le dica qualcosa? E la scrittrice ci rende l'insicurezza del ragazzo dicendo:"Che fare?" e per suggellare il profondo dubbio con linguaggio moderno e di tutti i giorni aggiunge "Domandone".
Sì, scrive "domandone". Roba da fumetto dove però il dialoghetto nella nuvoletta fa da padrone e giustifica un po' la narrazzione che manca di spessore perchè si avvale del disegno, Non rende l'idea per niente. Domandone lo senti dire nei quiz televisivi, dove per accaparrarti il montepremi devi rispondere correttamente al "domandone" del conduttore.
Leggo una cosa del genere e penso a tutte le cose che avrebbe potuto dire in quella precisa situazione: sarebbe stato appropriato se non indispensabile scrivere, anche con sole due parole, quello che il ragazzo provava in quel momento. Non era sicuro di essere accettato? Si vergognava? Aveva scrupoli di qualche tipo?
Per farla breve, l'amicizia tra Anna e Francesca sfocia nel rapporto lesbico e poi finisce subito dopo, forse perché le due ragazze sono troppo cresciute per baciarsi sulla bocca e così via, le ragazze grandi baciano solo i maschi, a Piombino, sennò sono malate. Così è scritto.
Secondo alcune recensioni di questo libro ho letto che l'autrice non calca la mano su quest'aspetto morboso dell'amicizia tra le due classiche ragazzine sfacciate e belle. Io penso invece che lo faccia eccome. Perché questo tipo di sentimenti incuriosiscono, e sembra voler rapire il lettore grazie a questo facile espediente, che solletica una sfera intima.
Credo si possa far di meglio: in una tredicenne ci sono tantissime emozioni diverse, inespresse, c'è la confusione, c'è di tutto insomma, ed è all'ennesima potenza. Perché non parlare di queste cose magari, in modo più approfondito, invece di fermarsi all'allusione sessuale?
Perchè non parlare della ragione per cui due ragazze così affezionate si sentono improvvisamente così attratte l'una dall'altra? Perchè non dire che ognuna aveva solo l'altra al mondo e che forse per questo non capivano che cosa avevano dentro e lo esprimevano con baci ed effusioni lesbiche?
Non cerco una guida che mi decodifichi il linguaggio adolescente, nè che interpreti per me una storia, ma qui la narrazione manca del sostegno delle EMOZIONI!
Mi sembra che questa scrittrice esageri su tutto quello che riguarda il sesso.
Anna, ad esempio, da piccola era solita spogliarsi in compagnia del suo amichetto Massimo, di qualche annetto più grande di lei ma su questo per adesso sorvoliamo, e crescendo sente di non avere più la stessa libertà di denudarsi che aveva un tempo, forse perché adesso sono grandi e maliziosi e vivono in un posto in cui o sbatti in faccia la tua sessualità a tutti o tanto vale chiudersi nel frigorifero. Questo il senso che ne ho tratto.
Però mi domando quanti bambini da piccoli, per quanto trascurati dai genitori, giocassero a spogliarsi coi loro amici enunciando i nomi delle varie misteriose parti del corpo.
Quante altre cose si potrebbero dire dei disagi di questi adolescenti? Questo libro si limita a una banale cronaca per altro contestata dai cittadini di Piombino.
La leggi perché è stato un caso letterario e non te ne capaciti di come sia stato reputato tale.
Racconta questo mondo facendolo sembrare così vuoto, mentre un mondo così sballato secondo me dà molti spunti per parlare di emozioni, sentimenti, priorità e così dicendo.
E poi non capisco perché ci tenga a enfatizzare l'ingenuità dell'altra ragazzina, Francesca, quando questa balla sul cubo con addosso solo tacchi e perizoma, se solo poche pagine prima ce la fa passare per donna navigata che si fa "sverginare" dal suo capo in un motel restando impassibile.
E credo che potesse esprimere il concetto in modo almeno un po' più delicato e sensibile. E dire che è una donna e l'universo femminile è davvero sfaccettato. Non vedo l'intento di valorizzare un disagio attraverso durezza e crudezza. Vedo l'incapacità di essere introspettiva e il resto sono solo parole che si susseguono con qualche errore di sintassi sfuggiti a lei e ai correttori di bozze. Oppure dobbiamo pensare che sia tutto voluto e che il genio della letteratura si avvale pure della licenza di scrivere in un italiano scorretto?
Libro oltremodo e ingustificatamente pompato.
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un crudo ritratto di una realtà molto vicina
Una storia dura, cruda, che lascia l'amaro in bocca, ma maledettamente vera.La Avallone è l'anti Moccia per antonomasia, e ho apprezzato molto lo stile verista che ha utilizzato per descrivere questi figli della classe operaia piombinese.
Non capisco chi ha criticato questa autrice,poichè posso dire con cognizione di causa che quella che ci viene raccontata è una realtà che esiste davvero... abito in un posto molto simile e molto vicino a Piombino( un'ora scarsa di macchina)... ragazzine che a 13 anni si atteggiano da donne vissute, giovani operai che si spaccano la schiena e poi la sera tirano di coca nella macchina tamarra con gli alettoni,per poi calarsi pasticche nella discoteca tunztunz.. night puzzolenti frequentati da gente rozza e ignorante...Gli adolescenti con gli occhi a cuore di Moccia lasciano posto a una generazione che le speranze le ha perse troppo presto,e la crudezza del linguaggio usato è la trascrizione esatta del parlare di questi disillusi.Alcuni personaggi temo addirittura che siano stati plasmati su persone reali, che l'autrice ha avuto modo di conoscere veramente.
E le critiche mosse da tanti per il finale della storia sono secondo me superflue, perchè la vita reale si snoda senza gli artifici di uno scrittore, ma va avanti giorno dopo giorno grazie al concatenarsi di piccoli e grandi eventi quotidiani.
Letto in 3 giorni, lo consiglio vivamente perchè è il ritratto della generazione di oggi, come lo è stato Jack Frusciante di Brizzi 20 anni fa..
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bruttino...
ho preso questo libro attirata sia dalla copertina che dalla trama, ma le mie aspettative non sono state ripagate. La storia sa di poco,si sofferma molto su alcuni passaggi "inutili" senza approfondire quelli invece più importanti, la descrizione della classe operaia è molto stereotipata, e soprattutto alcune vicende delle protagoniste mi sono apparse un pò inverosimili... insomma molto deludente.
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Veramente scritto bene!
Un libro davvero meraviglioso, io non so se Piombino o le acciaierie nel 2003 erano veramente così, so solo che la storia è avvincente e tratta temi moderni e di grande importanza come la violenza sulle donne e i primi amori di adolescenti confusi. 10 e lode a Silvia Avallone che per aver appena debuttato è stata davvero brillante. Da leggere.
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bello....
A me è piciuto parecchio questo libro!Secondo me i temi trattati non sono banali, anzi sono molto attuali e non è detto che un libro parla di adolescienti debba essere per forza scontato!Anzi violenza, droga omosessualità sono all' ordine del giorno e Silvia Avallone li ha iniseriti in questa storia di due ragazzine all' apparenza molto belle e sicure di se, che vorrebbero spaccare il mondo e fare qualcosa di importante per cambiare la loro vita, ma che si trovano poi ad affrontare la dura realtà di vivere in un quartiere povero e difficile!!!! Bello da leggere di sicuro.
Per essere il primo libro di quest'autrice direi che non c' è male!
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lo consiglio!
Un libro che ho letto e che mi e' piaciuto molto. Molto simile a "ti prendo e ti porto via" di Ammaniti. la trama e' molto bella e mai stancante. belle anche le descrizioni e gli stati d'animo dei personaggi. devo dire che amando Ammanniti non posso non amare questo libro.
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Ultimo aggiornamento: 20 Marzo, 2011
ambientazione inventata di sana pianta
Non commento la storia o la correttezza grammaticale (in certi casi davvero imbarazzante...) di questo romanzo ma voglio soffermarmi sull'ambientazione scelta. Qualcuno ha scritto che leggendo ha avuto la sensazione di trovarsi a Piombino tra nello squallore delle sue vie e che la realtà di queste famiglie è incomprensibile per chi non l'ha mai vissuta. Io invece non sono riuscito ad immedesimarmi in questa ambientazione. Forse perchè al contrario della scrittrice che ha vissuto un solo anno in questa città, sono nato e vivo a Piombino. Conosco bene questa città che è tutt'altro che degradata e abitata da famiglie per bene e sempre pronti ad accogliere chi viene a vivere qui. Io lavoro all'acciaierie da 4 anni e non ho notizie di incidenti mortali in questo periodo. Sò che un romanzo non deve per forza essere verosimile ma il fatto che sia scritto da una persona che non conosce affatto la realtà piombinese credo che sia offensivo nei confronti di una città e dei suoi abitanti. Ah... Stalingrado ovviamente non è mai esistita, falsa come tutto il resto... Ciao ciao a tutti.
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Tanto rumore per nulla
Doveva essere il romanzone della scorsa estate (e forse lo è stato in quanto a vendite) ma ha già intrapreso la via del dimenticatoio letterario.
Romanzo di poco pregio, andante suvvia, e pure imperfetto nelle forme. E dire che ha rischiato di vincere il Premio strega!! Lo rùbrico in quelli che io chiamo romanzi Tapis roulant, in cui ci monti sopra, corri corri, ma non fai strada. Ti tiene in forma il culo forse, ma non ti fa fare alcun passo nella letteratura. Romanzo orizzontale, moneta facile da spendere nella chiacchiera tra amici: "Cosa leggi?" "Eh, sai, sto leggendo l'Avallone, storia impegnata, parla di fabbrica, delle vite adolescenziali come sono oggi, tra sesso precoce e parole sguaiate..."
In verità la fiction domina questa scrittura a tal punto da alterarne il dato oggettivo sino a farlo scadere, in alcuni passaggi, addirittura nel kitsch.
Perciò venderà bene! Sarà uno fra i più letti, e troverà probabilmente anche una trasposizione cinematografica.
Restando negli 'stregati', trovo meritorio invece il vincitore Pennacchi, ben altro stampo di scrittore e di scrittura....
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Uno squarcio sulla realtà
All'inizio di questo libro ero scettica ma l'autrice attraverso i paesaggi e le sensazioni dei protagonisti è riuscita a farmi immedesimare nella storia. Mi sembrava di essere là a Piombino in Via Stalingrado mentre raccontava, mi sembrava di poter osservare tutto ciò che leggevo. Un libro molto crudo che apre uno squarcio su una realtà desolante. Nonostante il finale non sia complessivamente deludente, mi ha lasciato con l'amaro in bocca.
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Acciaio: storia intrigante, ma forti delusioni.
I temi di questo romanzo mi hanno davvero lasciato sconvolta. Leggendo Acciaio ci si trova davanti a famiglie e fatti che sono difficili da concepire per persone che non hanno mai vissuto direttamente tali situazioni. Nota negativa allo stile. Da capitolo in capitolo, ma anche da riga a riga, ci sono cambi di tempo (dal presente all'imperfetto per poi tornare al presente e poi al passato), per non parlare del lessico ripetitivo. Non disprezzo che nella narrazione Silvia Avallone abbia usato termini gergali, credo solo che una maggior varietà lessicale avrebbe giovato al romanzo, che comunque sia va letto per ciò che racconta e gli spunti di riflessione che da.
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Delusione?
Bene bene bene. Questo è un bel libro con la Avallone al suo esordio. Il finale forse si può considerare un po' banale, ma vabeh. E' un bel libro sostanzialmente. Ma si poteva fare molto meglio. Non eccezionale, ma bello. (:
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Acciaio di Silvia Avallone
Acciaio per indicare la degradata periferia industriale di Piombino, con le sue spettrali imprese siderurgiche, ma penso anche per farci percepire la durezza, la freddezza o l'immenso calore che sprigiona da questa lega metallica e di conseguenza le estreme contraddizioni che caratterizzano le esistenze modeste ma desiderose di riscatto di molti dei protagonisti e co-protagonisti di questo incisivo romanzo d'esordio di una tosta ventiseienne biellese.
La fabbrica e' sia l'Inferno (calore da altoforno e fatica e sudore) sia un Limbo che ti permette di vivere o sopravvivere nelle vicine case popolari, formicaio che accoglie chi si accontenta. Ma per arrivare al Paradiso (che e' proprio di fronte, la splendida ma-non-per-tutti Isola d'Elba, vero e proprio miraggio nel romanzo) non puoi rimenere in fabbrica, devi riuscire in qualche modo a "sfondare".
L'amicizia affettuosa da un lato, morbosa dall'altro tra due belle e molto diverse teenagers toscane e' il presupposto per raccontare un mondo di disagio giovanile aggravato da problematiche familiari piuttosto serie in un contesto popolare dove la rassegnazione spesso vince sul desiderio di giustizia e riscatto; dove l'espediente, il raggiro, la voglia di crescere ad ogni costo dimostrano da un lato la necessita' ancora viva di emergere e riscattarsi, ma dall'altro che le possibilita' di farlo con la forza dell'impegno e dell'onesta' non esistono purtroppo piu'.
Tutti noi penso desidereremmo tornare giovani e belli, ma dopo aver letto questo schietto e assolutamente realistico romanzo non so oggi chi si sentirebbe ancora in grado di reggere una seconda volta il peso dei quattordici anni, e la spietatezza di una eta' in cui neanche soldi e bellezza bastano ormai piu' per garantirti un futuro in posizione dominante; dove la diversita' e l'essere fuori dagli schemi ti mette automaticamente fuori gioco. Il tutto in un contesto economico-politico odierno forse ancora piu' grave del gia' tragico 2001, anno terribile in cui il romanzo si inserisce perfettamente con il suo schiacciante realismo, frutto probabilmente di una esperienza parzialmente autobiografica di questa nuova scrittirce molto promettente.
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Acciaio
La storia s’incentra sulla profonda amicizia che lega due ragazzine, Anna e Francesca, cresciute in una cruda realtà di provincia. Entrambe sono belle, di una bellezza radiosa, quasi impertinente. Ragazzi disillusi senza più entusiasmi, che si arrendono o che sognano di scappare. Il duro lavoro degli operai nelle acciaierie di Piombino (va detto che non è un libro su Piombino, anche se teatro della narrazione), la fatica e i drammi della vita quotidiana. Il tema centrale dell’amicizia s’intreccia con altri temi, la droga, la violenza che si consuma dentro le mura domestiche. L’abilità descrittiva dell’autrice che ci regala emozioni, quando con grazia riesce ad instillare sensazioni nella descrizione dei luoghi e dei personaggi che prendono vita in questo romanzo..da leggere!
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La piuma e l'acciaio
Parto da una mera costatazione estetica: adoro i libri rilegati nel modo in cui lo è Acciaio. La copertina di cartone, sì, ma il dorso ricoperto di stoffa alla vecchia maniera. Brava Rizzoli, tutti i libri (che costano uno sproposito) dovrebbero essere rilegati così. Esauriti i dettagli che fanno di me una feticista del libro, veniamo alle mie brevi considerazioni.
Esistono molti tipi di libri, tutti ugualmente degni di nota nel loro genere. Libri drammatici, dove i sentimenti vengono esplorati e scavati. Libri pulp con una violenza gratuita e parossistica. Libri di denuncia sociale, importanti e “fastidiosi”, che rimangono sotto la pelle. Libri leggeri e rosa, chick lit viene definita etichettando le donne come leggere, ideale in periodi tetri o sotto l’ombrellone.
Tutti generi meritevoli, sì.
Ma se provate a frullarli in un unico, prolisso libro verrà fuori un cocktail poco appetibile: Acciaio, appunto.
Non che la Avallone scriva male, il libro si fa leggere e scorre veloce, ma è talmente farcito di stereotipi da far venire la nausea e, in certi passi, talmente vicino al moccismo da far alzare il sopracciglio.
L’idea iniziale è buona, i casermoni di Via Stalingrado e l’acciaieria che si staglia su tutto sembravano un perfetto scenario. Invece le due protagoniste, Anna e Francesca, sono due figurine di cartapesta e l’ossessione della Avallone nel renderle belle bellissime ribadendo mille e mille volte ancora il concetto le rende odiose mascherine di una storia di burattini.
I personaggi sono tutti un po’ irreali: troppi dettagli, troppe sfumature assurde. Francesca ed Anna vengono raccontate senza spessore, come se l'essere belle le rendesse immuni dai sentimenti (e dire che, in linea teorica, avrebebro di che preoccuparsi). Un mondo di adolescenti visto da adolescenti? No, mi sembra visto dall'esterno, anzi da Lisa la ragazzina brutta e sfigata (in lei si riconosce forse l'autrice?) che le vede agitarsi come perfette bambole di pezza.
Di certo un’occasione sprecata.
Si poteva fare meglio.
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L'inettitudine del nuovo millennio
Questa lettura la consiglio si e no...Sicuramente è un libro che si lascia facilmente leggere, scorrevole e veloce....ma sinceramente la trama e la candidatura al premio strega avevano elevato le mie aspettative tanto che posso dirne d esserne stata un po delusa...gli intrecci delle vite di va Stalingrado offrono una spaccato di vita operaia, relegata lontano dal veloce incidere del mondo, quasi sospesa dal tempo...al centro due ragazzine che crescono, evolvono in una realtà troppo cruda e arida e si ritrovano adulte in un attimo....I temi trattati son plurimi: genitori inetti iconcentrati troppo nei loro problemi per accoggersi dei problemi dei figli, gli incidenti sul lavoro, la droga e la prostituzione ma anche la semplicità dell'adolescenza...A lettura conclusa però non tralascia alcuna riflessione...forse il tutto è narrato in maniera troppo ovattata per essere incisivo...
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Acciaio
Piombino, siamo nel 2001, l'acciaieria Lucchini S.p.A., da tutti chiamata semplicemente "la fabbrica", incombe su ogni cosa e condiziona la vita di ogni abitante. Nei casermoni popolari di Via Stalingrado si intrecciano le vite, le esistenze, di Anna e Francesca, due adolescenti, amiche inseparabili che vogliono una vita migliore, vogliono lasciare un segno, primeggiare. In uno scenario di miseria, degrado, ignoranza, tutti gli abitanti dei casermoni sognano una vita diversa, sognano la fuga da Piombino, dall'acciaieria e dai suoi veleni. La fuga è idealizzata nell'isola d'Elba, lì davanti, vicina, bella ma irraggiungibile se non per i turisti in coda all'imbarco dei traghetti. L'Elba che con il suo profilo fa da contraltare all'altoforno, sempre acceso che ricorda che Piombino è "la fabbrica". La fuga è anche la sniffata il sabato sera in discoteca, dopo il turno in acciaieria, per Alessio e Cristiano o la conquista delle ragazze, o la liberazione per Francesca da parte del padre violento e repressivo o per Anna del suo, inetto e delinquente. La vita, come sempre, ha già in serbo per tutti un destino scritto.
Un bellissimo romanzo, duro, crudo, coinvolgente. Silvia Avallone ci fa scoprire un'altra faccia degli adolescenti e dei giovani lontana mille anni luce rispetto agli stereotipi proposti dai nostri tempi. Ci fa scoprire un'Italia nascosta, che si nasconde. Una classe sociale, una volta detta proletariato, che ora, fuori dalla fabbrica, o dal quartiere popolare vuole sfoggiare la stessa auto del manager, consuma la stessa coca del borghese e magari vota anche Forza Italia "...perché Berlusconi non è uno sfigato".
I caratteri dei personaggi sono profondi, veri, i sentimenti di amicizia, più che amicizia, tra Francesca e Anna, o quello d'amore di Alessio per Elena sono delineati magistralmente, il caldo dell'estate afosa che vivono i protagonisti è assillante come quello dell'interno dell'acciaieria, una vena di dolore misto a ribellione e allo stesso tempo di rassegnazione accompagna per tutta la lettura.
Un libro che regala emozioni. Consigliatissimo.
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delusa!
....la trama del libro è inesistente,ripetitivo e monotono (soprattuto nelle prime 150 pagine di 300 circa!, banale è la conclusione e prevedibile la tragedia, unico punto avvincente del libro e risolto in una paginetta. La cosa che più mi ha nauseato è la pessima descrizione della classe operaia...i cocainomani esistono i tutte le classi sociali; pessima la descrizione dei medici....che non denunciano i maltrattamenti sui minori, termini inesistenti (cardiopalma???). I ragazzi usano intercalari tipici (es "deh") solo qualche volta...perennemente volgari...anche quando non ce ne sarebbe bisogno...
Tuttavia penso che la scrittrice di questo libro abbia un discreto talento nella scrittura per cui potrebbe benissimo dedicarsi al giornalismo e lasciare i romanzi agli altri...
Niente a che vedere con altri premi strega...
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ACCIAIO
Ho appena finito di leggere questo romanzo e quindi la mia opinione è in gran parte dettata dal sentimento più che dalla ragione.
Pregi: Il libro si fa leggere benissimo grazie al linguaggio giovanile imposto dalla tematica trattata. La trama forse non sarà originalissima ma in alcuni momenti ho provato forte emozione e anche solo questo secondo me giustifica l'acquisto.
Dopo aver letto le altre recensioni non so dire se si tratti di prodotto fatto a tavolino. Possibile, ma nel leggerlo non mi ha fatto questa impressione.
Difetti: A parte alcune inesattezze storiche, poco significative,sono d'accordissimo, e questa è la nota dolente che in parte mi spinge a scrivere questa recensione, su chi ha scritto che alla fine la storia si esaurisce troppo frettolosamente.Troppo! Le vicende scorrono via senza che i personaggi possano davvero viverle nell'immaginario di chi legge. Sembra che l'autrice avesse fretta di finire il libro e mettere data e firma stampate alla fine del racconto ( particolare inaspettato che mi è sembrato un pò stucchevole e fuori luogo ) E' un vero peccato perchè il romanzo avrebbe potuto,oltre che vincere forse lo "Strega", diventare davvero un esordio capolavoro.
Lo consiglio comunque.









