Due di due
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Opinioni inserite: 6
Ultimo aggiornamento: 17 Mag, 2012
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Complementarietà.
Milano. Anni 70.
Gli anni dell' aumento della ricchezza della nostra Italia, ma la ricchezza d'elite, la ricchezza di chi è già ricco, mentre i poveri, sempre poveri rimangono.
Un benessere che va producendo un’alienazione sottile e penetrante ma che produce soprattutto disagio e inquietudine.
E da qui: il malessere, il dissenso dei giovani che attraverso la protesta, i cortei, le manifestazioni e gli scioperi si ribellano, si scagliano contro il mondo che i loro genitori pretendono di imporre, ai loro principi e ai loro ideali di futuro.
I giovani hanno voglia di dire basta.
Basta ipocrisia, basta formalismo.
Solo loro possono essere i fautori del destino che li attende.
"Abbiamo vent'anni... Non possiamo continuare a immaginarci cose e accontentarci di tutt'altro solo perché ce l'abbiamo già davanti."
E poi la cinepresa di De Carlo restringe il campo e si focalizza su due giovani.
Due come tanti.
Due di Due.
Mario e Guido.
Mario il sensibile, il timido, il realista e Guido il ribelle, il sognatore, il rivoluzionario.
E sulla loro amicizia.
Un'amicizia tra due persone che più diverse non potrebbero essere.
Il loro legame simbiotico, il loro scambio emozionale e l'essere una fonte inesauribile di riferimento e rinnovamento l'un per l'altro.
“Due di due” è un romanzo che ci ricorda l’importanza dell’amicizia, dell'amicizia vera.
Un romanzo che lascia l'impronta e mostra come il trascorrere del tempo, la separazione e i percorsi individuali non possono, minimamente intaccare la forza di un rapporto fondato sulla sincerità, la lealtà e l'empatia.
BUONA LETTURA!
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Davvero bello
Il romanzo è forse la miglior opera di De Carlo: i temi trattati sono profondamente interessanti e decisamente vicini ai lettori ed in particolare la prima parte riesce a dipingere realisticamente una tipica situazione adolescenziale.
Inoltre, a differenza che in altri romanzi, in Due di Due l'autore riesce a costruire una storia appassionante e convincente, i personaggi, pur subendo un’ evoluzione nel corso degli anni, non perdono la loro identità e non subiscono radicali metamorfosi che lascino dubbioso il lettore.
L'amicizia tra Mario e Guido è sempre costante in tutta l'opera: nata sui banchi del Berchet, quando Mario era un adolescente bisognoso di modelli di riferimento, continua anche dopo l'abbandono degli studi e le diverse scelte di vita.
Nei primi anni della loro amicizia, quelli dell'adolescenza, la figura guida è senza dubbio Guido [ed il nome non è scelto a caso dall'autore!]: egli è sicuro di sé, ha successo con le ragazze ed è apparentemente indipendente e capace di badare a se stesso e queste sue caratteristiche spiccano particolarmente se confrontate alla timidezza ed alla sostanziale insicurezza di fondo di Mario, che si sente legato alle aspettative dei suoi genitori e che non riesce mai a seguire la via di totale allontanamento dal mondo reale che invece contraddistingue sempre l'amico.
Se infatti entrambi pensano che la scuola sia un'inutile perdita di tempo, solo Guido ha il coraggio di lasciarla e di tentare la fortuna in giro per il mondo, mentre Mario come un qualsiasi "bravo ragazzo", finisce il Liceo e si iscrive all'università.
Quello che traspare dal complicato rapporto di amicizia tra i due ragazzi è una profonda insicurezza da parte di Mario che segue Guido con un trasporto affettivo notevole, ma al contempo la necessità di Guido di avere una conferma ed un appoggio in ogni sua scelta.
Le cose cambiano solo quando entrambi i protagonisti sono ormai adulti: in quel momento è Mario che diventa capace di seguire fino in fondo i propri sogni, andando a vivere in una sperduta località dell'Umbria e dedicandosi alla coltivazione di prodotti naturali, mentre l'amico vaga per il mondo in compagnia di ragazze sempre diverse.
Il raggiungimento di una stabilità emotiva, con una donna che gli darà poi anche due figli, segna definitivamente la maturità di Mario che diventa per Guido l'esempio di una coerenza ed una forza a lui indubbiamente estranee. Guido infatti mantiene le caratteristiche evidenziate nel periodo dell'adolescenza, non riuscendo a trovare uno stimolo o un interesse tale da fargli dare una svolta definitiva alla sua vita sconclusionata; solo nella scrittura sembra apparentemente trovare un interesse reale che si rivela una nuova fonte di sofferenza nel momento in cui pubblica il suo primo romanzo: il successo è grande, il pubblico si affeziona alla sua figura di autore maledetto, ma egli non è contento.
Guido infatti non riesce ad accettare una sottomissione al mercato della letteratura e dopo aver ricevuto un anticipo su una nuova pubblicazione, cerca di scrivere un romanzo che possa esprimere senza schemi prefissati i suoi pensieri, i suoi ideali.
Il risultato è una terribile stroncatura da parte della critica e del pubblico che lo aveva apprezzato per l'opera precedente.
Anche la sua vita sentimentale, che hai tempi del liceo era sembrata molto più brillante di quella di Mario, si rivela complicata e sofferta: Guido ha un figlio da una donna che amava, ma il loro rapporto è destinato al logoramento a causa del carattere e dell'impulsività di Guido.
La morte in un tragico incidente stradale segna definitivamente la vita di un uomo alla perenne ricerca di una stabilità caratteriale a lui impossibile.
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Ritorno alla natura
Letto sempre sull'edizione MITI Mondadori questo romanzo ha tracciato dentro me un solco profondissimo. Se sono andato a studiare Scienze ambientali all'università forse è anche un pochetto cola/merito di De Carlo.
L'aspetto dell'amicizia tra i due protagonisti è si centrale e sviluppato in tutto il libro, ma quello che mi ha veramente colpito è il "ritorno alla natura" che il protagonista fa con la fidanzata stanco della vita urbana.
Forse è un argomento che è stra battuto... ma l'anno 1989 è precursore degli anni della NEW AGE del cibo macrobiotico e del wellness.... Insomma un precursore di quello che si svilupperà negli anni anni successivi, quando la gende andava a comperare i CD con il rumore del mare o con gli uccellini che cantavano!
Questi qua che coltivano carote e tolgono con lo spazzolino da denti la cocciniglia .... beh per me è fantastico. Riappropriarsi dei ritmi della natura, capire cosa è bene e cosa è male anche facendo l'agricoltore.
La lettura ti dona una pace e un benessere psicologico unico, contraltare l'altro protagonista che invece non riesce a trovare un equilibrio mentale. Bellissima la scena del regalo dei libri a una signora anziana e a un ragazzo zoppo con il cane ... a chi doni riceverai.
E' un libro che ho amato da adolescente, non so se adesso mi farebbe lo stesso effetto, probabilmente no, perchè poi ognuno di noi cambia nel corso degli anni... Lo consiglio soprattutto adolescenti e a chi crede che non è mai troppo tardi per cambiare vita e andare a coltivare carote :)
Può essere un grande libro di crescita interiore! Un libro che ti fa sognare cheun futuro di pace è davvero possibile se tutti quanti ci ridimensioniamo un pochetto.
Sconsigliato a chi è disilluso
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Due di due
Controcorrente alle numerosissime recensioni positive che si rincorrono negli anni, mi trovo a dover dare il mio piccolissimo e personale giudizio negativo riguardo al libro-simbolo di De Carlo... non ho trovato intensità nè grandi slanci che mi facessero andare avanti volentieri nella lettura, il racconto scorre a ritmo lento e nonostante i loro propositi genuini e non convenzionali, i protagonisti risultano un po' troppo buoni a tutti i costi (Guido escluso, ovviamente). Quest'ultimo è l'unico personaggio che salverei, anche se un po' troppo tormentato e prolisso (ma questo non è certo colpa sua!) In conclusione, decisamente non mi è piaciuto.
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Ultimo aggiornamento: 06 Gennaio, 2011
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due ragazzi, due stagioni della vita, due mondi
Un romanzo equilibrato giocato tutto sul due: due vite di ragazzi diversi ma legati da una grande amicizia, in due periodi della vita, l'adolescenza e l'età adulta. Il libro trasmette l'accettazione del diverso, senza giudizi perchè legati da un affetto profondo. Interessante scoprire come ciascuno trovi la sua strada, chi in modo più sereno chi meno, ma ognuno secondo la propria indole. Godibilissimo, si legge tutto d'un fiato.
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senza infamia e senza lode
Un discreto romanzetto di formazione, piacevole e di semplice lettura, ma senza troppe pretese.
Tutto sommato non mi ha lasciato grandi emozioni o spunti di riflessione, quindi mi sento di giudicarlo senza infamia e senza lode e di consigliarlo soprattutto a giovani lettori.









