Il segreto del bosco vecchio
Letteratura italiana
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La tristezza di Procolo
Tempo fa, a Trieste, ascoltai alcuni passi trascelti da questo libro letti da un attore che, chissà perché, forse perché mezzo istriano, mi è sempre piaciuto: Giulio Brogi.
All'epoca non aveva ancora girato il film ispirato a questo piccolo capolavoro, ma si notava in lui una tensione particolare.
Comprai il libro e lo lessi.
Strano, Barbara mi perdonerà se ho aspettato a recensire, ma il personaggio che mi rimane più affine, forse, è proprio il colonnello Procolo.
La tristezza di Buzzati.
Certo, il vento Matteo, il piccolo, il culto quasi panteistico del Bosco Vecchio (in Croazia ne abbiamo uno)...tutto è meraviglioso.
Ma il terribile, caustico, borbottante Procolo, a mio avviso, ha un nome: Dino Buzzati.
C'è un pezzo del libro, non mi ricordo bene dove sinceramente, in cui Procolo parla alla sua ombra.
Immaginatevi un uomo, colonnello, professore, maestro, ingegnere, tutto o niente, re o mendicante...un uomo, dicevo, che è costretto per sua stessa solitudine a parlare con la sua ombra.
No, il piccolo Benvenuto, il vento Matteo, il concerto dei venti fra gli alberi...tutto bellissimo.
Ma Procolo è solo.
Con la sua ombra.
Così solo che,a pensarci bene, assomiglia un po' a noi...a me che, proprio in questo momento, sto scrivendo come se parlassi.
Alla mia ombra.
Indicazioni utili
ritornare bambina....
Dino Buzzati dipinge in questo libro, un mondo fantastico, il Bosco Vecchio, dove Geni abitano negli alberi, il vento Matteo è imprigionato in una caverna e una gazza ladra fa la guardia alla casa del Colonnello, proprietario del bosco.
E’ la storia di uno zio, il Colonnello appunto, che mi ricorda Scrooge di Dickens. Riceve in eredità il Bosco Vecchio, un bosco antico mai sfruttato, parte di una tenuta boschiva molto ampia, la cui maggior parte però è andata al nipote dodicenne Benvenuto, rimasto orfano e che vive in collegio. Il colonnello si rivela un uomo avido e senza scrupoli, pronto anche ad uccidere il ragazzo. L’impresa fortunatamente non riesce e quando Benvenuto si ammala gravemente, libera dal giogo con cui aveva costretto i Geni del Bosco Vecchio, pur che aiutino il bambino.
“Il segreto del Bosco Vecchio” è un libro che amo particolarmente, perché mi ritornano in mente i miei ricordi di bambina quando anch’io, cresciuta ai margini di un bosco, rimanevo interi pomeriggi ad ascoltare le storie degli alberi.
Per chi, come me, ama i paesaggi silvani, questo libro è una piccola chicca da gustare in un momento di relax.










Opinione inserita da Jan 06 Gennaio, 2011