Il sonaglio
Letteratura italiana
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Opinioni inserite: 5
Vivamente consigliato
Sono cosciente che con questa affermazione mi attirerò le antipatie di quelli che amano la lettura e (forse soprattutto – più facile, no?) la visione televisiva delle avventure del commissario Montalbano, ma a me la lettura dei gialli di Camilleri non entusiasma.
Troppa fatica dover decifrare un linguaggio poco comprensibile per la lettura di un semplice giallo… rinuncio, grazie.
Ma un raffinato amico siciliano mi ha incitata a non rinunciare alla lettura di un Camilleri diverso, orfano di Montalbano e ricco di diversa ispirazione: “Leggi la trilogia!” mi disse.
Il Sonaglio è appunto il titolo che chiude la cosiddetta “Trilogia delle metamorfosi”, in cui Camilleri si dimostra uno scrittore sensibile e fantasioso, a momenti poetico, a momenti decisamente crudo nelle descrizioni.
È un vero piacere la lettura della favola amara di Giurlà, piccolo schiavo pastore che vive l’amore per la sua capra Beba vedendola donna e che si innamorerà in seguito di una donna vera, la giovane Anita, scatenando la gelosia … della capra! L’amore per Anita creerà una serie di difficoltà al nostro Giurlà e porterà la storia verso una svolta inaspettata.
Il racconto è estremamente gradevole e fa dimenticare la fatica della lettura, trasformando il linguaggio che Camilleri utilizza nell’unico col quale questa favola amara poteva essere scritta.
[…]
L’ultima notti che passò allo stazzo prima di pigliari sonno pinsò che era meglio se riportava a Beba dintra al recinto avanti che arrivava Damianu. Ma quella reagì come se aviva accapito. Le ciampe puntate ‘n terra, non c’era verso di farla nesciri dalla capanna. Non si lamintiava, non diciva nenti, lo taliava con occhi dispirati. Giurlà, chiangenno, dovitti annare a pigliare un pezzo di corda, attaccariccilla al coddro e strascinarisilla con tutta la forza che aviva fino a dintra al recinto. Ma ‘na volta che fu trasuta, non si detti paci e accomenzò a fari il solito mutuperio di sàvuti e cornate. Giurlà, attappannosi l’oricchi per non sintirla fari accussì, sinni scappò. Annò alla capanna, si lavò la facci per non fari vidiri che aviva chiangiuto. Damianu, appena arrivato, s’addunò del malostare di Beba.
“Che havi ‘sta crapa?”
“Nenti. Siccome è la cchiù affezzionata, capace che capisci che staio partenno”.
[…]
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La trilogia della Metamorfosi
Camilleri dice questo : “Il meglio di me risiede in questa trilogia fantastica”.
“La legge suprema delle cose è il mutamento.” Nell’antichità lo diceva il poeta Lucrezio.
E’ il terzo libro dedicato alla trilogia delle metamorfosi e purtroppo anche l'ultimo! E’ la favola di Giurlà, un pastorello di pecore che ama il suo gregge ed ama una pecora in particolare, Beba, un amore ricambiato, completa la metamorfosi l'eterea Anita, con sonaglio al collo e zoccolo caprino al seguito. Il maestro al top dell'ispirazione.
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Ultima favola!
Terzo ed - ahimè- ultimo romanzo fantastico. Pare che Camilleri ritenga questa trilogia la sua più riuscita opera: mi trova d'accordo!
E' una favola contadina, la storia del pastore Giurlà, che viene mandato nei pascoli a custodire la "mànnara".
Gli piace,questo lavoro, e vi si dedica con passione; la sua solitudine è compensata dall'iniziazione al sesso e dall'amicizia sempre più...profonda con la capretta Beba.
Beba è per Giurlà una capra-donna; fedele, gelosa e possessiva, instaura col ragazzo un rapporto sempre più stretto.
E' indubbio che una storia del genere non possa durare, ed infatti subentrerà un personaggio, la contessina Anita, a ...cambiare le sorti della vicenda e....
A me è piaciuto moltissimo, quanto gli altri due della trilogia.
Sicuramente è il più intrigante, con questa storia d'amore, tra Giurlà e la capretta Beba, che però riserva delle sorprese....
A parlarne in questo modo, a tavolino, sembrerebbe una faccenda "contro-natura", e in effetti un pò lo è...ma c'è la fantasia! E c'è in Camilleri, questa volta, una delicatezza di linguaggio -nel narrare l'amore- che non ho trovato in altri romanzi.
Infatti di solito è piuttosto esplicito in certe descrizioni, mentre qui si mantiene sul "soft".
Ho apprezzato alcune splendide descrizioni della natura, il confronto, per esempio, tra il cambio di stagione al mare ed in montagna: colori, profumi, immagini..
Già, perchè Giurlà era uomo di mare (addirittura pescava i pesci con le mani!!), poi diventa uomo di montagna, seguendo la "Mànnara di crape", perciò ha modo di conoscere a fondo entrambi gli ambienti.
Molto divertente anche la pagina in cui descrive il corteggiamento e l'accoppiamento delle capre; credo anche veritiero...
Infine, finale a sorpresa...si aspetta fino all'ultimo di capire come sarà "questa" metamorfosi, in che cosa consisterà....
Per i fans di Camilleri, senz'altro da leggere!
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Il Sonaglio - Camilleri
Dovessi proprio consigliarne uno solo della trilogia, continuerei a consigliare Il Casellante che è quello che mi è piaciuto di più. Ma è un giudizio squisitamente personale perché tutti e tre in generale e quest’ultimo in particolare, sono bellissimi racconti, imperdibili.
Il Sonaglio è pieno di poesia e di fantasia ma allo stesso tempo ben piantato per terra nel retroscena della povera gente di Sicilia. Della Sicilia si colgono i colori, i sapori ed i profumi come se si fosse lì, nel verde dei pascoli.
Beba è molto più che un animale fin dall’inizio. È un personaggio completo e ben delineato, pieno di sfumature.
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Ultimo aggiornamento: 19 Marzo, 2009
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Il sonaglio di Andrea Camilleri
Sellerio editore Palermo pag. 191
Sulla fascetta: “Il meglio di me risiede in questa trilogia fantastica”
“Questo romanzo conclude un ciclo iniziato con “Maruzza Musumeci” e proseguito con “Il casellante”. Sono tre storie che raccontano tre metamorfosi più o meno riuscite. Nei tempi antichi le metamorfosi venivano più facili a dirsi e a farsi”. Nota di Andrea Camilleri.
Dalla donna-sirena alla donna-albero alla donna-capra. Camilleri, in quest’ultima opera letteraria, perviene ad una trasmigrazione di anime femminine in una sorta di vera e propria metempsicosi in Terra siciliana. Giurlà, l’adolescente di 14 anni, mandriano di capre, sarà il trait d’union di questa trasfigurazione tra la capra Beba e la marchesina Anita. Dalla mitologia classica alla letteratura greco-latina, le metamorfosi, uno degli impossibili sogni dell'uomo, come il volo o l’immortalità. Scrivere per sognare, sognare per vivere, la fantasia, l’immaginazione, giochi illusori per prefigurarsi realtà sognate e possibili da realizzare. In Camilleri il gioco diventa storia tra le più romantiche e al contempo struggenti, Giurlà, il ragazzino fattosi uomo, vive un amore oltre i confini con una tale ed intensa perdizione dell’animo e dei sensi da elevarlo socialmente ( lettura casuale del "De rerum natura di Lucrezio “Bisogna sapere che la morte non è da temere/ perché chi non esiste non può essere infelice…”)sfuggendo alla sorte di uno dei tanti "Vinti" di memoria verghiana. L’autore, in anteprima all’uscita del romanzo, ha raccontato le reminiscenze e i riferimenti di luoghi e sensazioni autobiografici presenti e come la costruzione della storia lo abbia condotto verso le ali della libertà espressiva. Camilleri scrive quel che vorrebbe leggere e offre al lettore quel che vorrebbe poter vivere, il magico del mito e il mistero della natura, in uno stile apparentemente semplice, ma che sottende una complessità simbolica a cui difficilmente ci si può sottrarre. Siamo trasportati, al pari di Giurlà, in quei paesaggi marini in cui sembra di "Sciaurare" il salmastro e sentire la brezza accarezzare il corpo, in quei luoghi montani in cui la natura ha il sopravvento sull’uomo e la ragione si sottomette all’istinto animalesco.Il mondo arcaico riportato alla luce e intensificato dalla nostalgia di un tempo passato, commistione di racconti popolari e realismo sociale, fa rivivere incanti e sentimenti caduti nell’oblio. E’ritornata la fantasmagorica immaginazione camilleriana, sono benvenute le mirabolanti acrobazie linguistiche e le pregnanti descrizioni paesaggistiche fatte di odori e colori saporosi a cui eravamo e siamo avvezzi. La lettura, in 191 pagine, di questo libro, ci addentra in un’epoca in cui la marginalità dei miserabili, in una società fortemente iniqua, assurge a dignità letteraria e la primitività dei “Perdenti” ricreata in questo scritto, ci induce ad una adesione fascinosa fuori da ogni logica.
L’autore. Andrea Camilleri è nato a Porto Empedocle nel 1925. Ha esordito come romanziere nel 1978 con “Il corso delle cose”. Della sua ricchissima produzione letteraria tutti i romanzi con protagonista il commissario Montalbano sono pubblicati dalla casa editrice Sellerio e altri, tra questi ricordiamo: “La forma dell’acqua”, “Il cane di terracotta”, “Il ladro di merendine”, “La voce del violino”, “La stagione della caccia”, “Il birraio di Preston”, “La concessione del telefono”, “La gita a Tindari”, “Maruzza Musumeci”, “Il casellante”, “Il campo del vasaio”, “L’età del dubbio”, “Un sabato, con gli amici”.
Arcangela Cammalleri










Opinione inserita da Cristina V 08 Dicembre, 2010