La misteriosa fiamma della regina Loana
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viaggio nel tempo
E' un viaggio nel tempo quello che ci propone Eco in questo romanzo. E devo dire che ci riesce benissimo, improvvisamente ci si trova catapultati tra il ventennio fascista e gli anni cinquanta.
Un tuffo nel proprio passato per chi ha vissuto quei momenti e un campo d'osservazione privilegiato per chi quel periodo non l'ha vissuto.
Il protagonista perde la memoria a causa di un incidente stradale e viene accompagnato dalla moglie nella loro casa di campagna dove ha conservato i libri, i dischi, i fumetti letti da ragazzo. In questo luogo caro, Yambo, il protagonista rivive la storia della propria generazione. Ma la nebbia del luogo, siamo in Monferrato, e quella dell'animo si sovrappongono in un gioco di chiaro-scuro davvero affascinante.
Da sottolineare, le splendide illustrazioni d'epoca presenti nel romanzo.
Indicazioni utili
Chi sono io??
“E lei come si chiama?”
“Aspetti, ce l’ho sulla punta della lingua.”
Queste sono le prime parole di Yambo, il misterioso protagonista del romanzo che, risvegliatosi da un lungo coma, dopo un incidente stradale ha perso la memoria. Non sa il proprio nome, non riconosce la moglie e i figli, non ricorda i genitori e la sua infanzia.
La moglie così lo invita a tornare nella casa di campagna dove ha trascorso l’infanzia e dove sono conservati i libri e giornalini letti da ragazzo (che sono illustrati nelle pagine del libro), i dischi, i quaderni di scuola. Tutti questi oggetti lo aiuteranno nel recupero di se stesso e della propria identità fino ad arrivare al colpo di scena finale.
Il romanzo si apre con una nebbia fitta di mistero e il lettore è quasi un alter ego del protagonista e viene guidato, anche attraverso le illustrazioni, in quel viaggio a ritroso, quel nostoi (viaggio di ritorno) per dirlo alla greca, in cui il protagonista acquisterà sempre più consapevolezza di se stesso.
Questo romanzo si “costruisce” pezzo dopo pezzo come un grande puzzle, quel puzzle che è la vita stessa così ricca di incognite da svelare.
La cosa bella è che, come già detto, il lettore viene reso partecipe del viaggio di Yambo, si trova a riscoprire la musica, i fumetti, i libri appartenenti ad un'epoca lontana dalla nostra o almeno dalla mia (io sono nata nel 1988). Per mio padre invece, a cui ho fatto leggere il libro, classe 1950 è stato come salire su una macchina del tempo e tornare alla sua infanzia caratterizzata dai fumetti di Tex Willer, Diabolik, i libri di Salgari e Verne, ecc..
E’ la curiosità di carpire sempre più informazioni, di svelare il mistero sull’identità del protagonista che mi ha spinta a leggere con tanto interesse questo libro che consiglio davvero a tutti.









