Il naso Il naso

Il naso

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La trama e le recensioni di Il naso, romanzo di Nikolaj Gogol edito da Mursia. L'assessore collegiale Kovaliòv, una mattina qualunque, si guarda allo specchio e scopre di aver perso il suo naso. Questo avvenimento condiziona tutta la sua vita pubblica e privata, gettandola nel più tetro sconforto. Nel frattempo il naso cercherà di condurre una vita autonoma, ma alla fine tornerà sul viso del legittimo proprietario.

Nikolaj Gogol’ (Sorocinzi 1809-Mosca 1852) fu drammaturgo e scrittore con una grande capacità di raffigurare situazioni comico-mostruose sullo sfondo di una desolante mediocrità umana. Tra le sue opere più significative Taras Bul’ba e il romanzo Le anime morte.

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Il naso 2012-04-19 16:03:13 Marghe Cri
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Marghe Cri Opinione inserita da Marghe Cri    19 Aprile, 2012
Ultimo aggiornamento: 19 Aprile, 2012
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Ma dove va 'sto naso?

Come presentarsi in società senza naso? Come conservare il proprio ruolo sociale e il proprio fascino con le donne, se il naso ci ha lasciati soli?
E questo naso, poi, come osa andarsene in giro da solo e fingere di non riconoscere colui al quale fino al giorno precedente apparteneva?
Racconto surreale e divertente, appartiene al genere fantastico da cui, negli stessi anni furono attratti scrittori come Poe o Hoffmann, che volevano sottolineare come nella realtà potessero inserirsi elementi non prevedibili e comprensibili, a differenza di quanto asseriva l'Illuminismo imperante (la ragione che domina la realtà).
In questo racconto Gogol' mette alla berlina l'apparato statale, la burocrazia russa, l'uso di emergere dalla mediocrità scalando la scala sociale per mezzo delle amicizie e dei matrimoni di interesse, piuttosto che grazie alle proprie qualità.
Lo fa con un racconto elegante, surreale e fantastico, con una prosa brillante e moderna.
Anche la costruzione del racconto è particolarmente intrigante: suddiviso in tre parti, incomincia con l'incredibile ritrovamente di un naso, all'interno di un panino caldo di forno, da parte del barbiere Ivàn Jakovlèvic che lo getterà via.
Nella seconda parte il proprietario del naso, il maggiore Kovalèv (un piccolo burocrate e arrampicatore sociale), si sveglia un mattino e si accorge che il naso non c'è più. Scomparso, volatilizzato: ha lasciato un piccolo spazio roseo e liscio al centro del viso.
Il naso, intanto, scorazza per le strade a bordo di una carrozza, sfoggiando l'abbigliamento ed il grado di Consigliere di Stato. Fermato da Kovalèv, rifiuta di riconoscerlo e fugge facendo perdere le sue tracce.
Molto divertente il racconto del tentativo del povero Kovalèk di denunciare la scomparsa e la fuga del naso alle autorità competenti ed alla stampa.
Come sia come non sia, alla fine il naso torna al proprietario, ma non c'è modo di riattaccarlo, mentre la notizia dell'accaduto diventa di pubblico dominio e la gente si raduna in città nei luoghi dove si dice che il naso sia apparso.
Nella terza parte Kovalèk si risveglia una mattina con il naso al suo posto e, dopo un primo moto di sorpresa, riprende le sue attività abituali come se l'irruzione dell'inverosimile nella sua vita non avesse apportato alcun cambiamento, e prende atto che al mondo, semplicemente, certe cose accadono e che la realtà, a volte, ama prendersi gioco della ragione.
Contrariamente alle mie abitudini ho raccontato la trama, ma l'invenzione è infondo la caratteristica meno importante del racconto: il valore sta nella prosa, nella prospettiva in cui gli eventi vengono raccontati e nell'esilarante e geniale descrizione del comportamento di tutti i personaggi.


[…]
In effetti, trascorsi due minuti, il naso uscì in strada. Aveva una uniforme trapunta d'oro, con un enorme colletto rigido; indossava calzoni di camoscio, portava al fianco la spada.
Dal cappello piumato si doveva arguire che appartenesse al rango dei consiglieri di Stato. Tutto lasciava addivedere che egli era in procinto di fare una visita. Volse un'occhiata a destra, una a sinistra, e gridò al cocchiere: - Accosta!- Montò sopra, e partì.
Al povero Kovalèv mancò poco che il cervello non desse di volta. Non riusciva neanche a capacitarsi di un fatto tanto bizzarro. E come era possibile, in effetti, che un naso, il quale ancor ieri gli stava sulla faccia e non poteva andarsene né in carrozza né a piedi, si trovasse vestito di un'uniforme!
[…]

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