Il rosso e il nero
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Opinioni inserite: 5
Bello, ma non balla
E' sufficiente leggere il titolo per suscitare numerose aspettative positive riguardo al romanzo, il quale purtroppo si rivelerà poi non essere così straordinario come la critica ha voluto dipingerlo.
Ma procediamo con ordine:
Partendo appunto dal titolo, è possibile notare una forte componente simbolista che lo caratterizza; il rosso ed il nero si presentano come due tonalità cromatiche legate al crimine, all'efferatezza, al cinismo, al sangue, al rancore, all'astio, all'omicidio ed, in generale, alle tematiche concernenti il dolore e la morte.
Si tratta di un libro in cui Stendhal si (pre)occupa maggiormente delle descrizioni che della trama vera e propria;
Sublimi e puntigliose sono le caratterizzazione psicologiche dei protagonisti: un Julien Sorel avido di potere, impulsivo, ambizioso, a tratti supponente ed estremamente orgoglioso; la Signora de Renal alquanto priva di potenza volitiva, con un carattere sincero, ingenuo e con un atteggiamento caratteriale quasi di sfiducia e di rassegnazione verso il sentimento che prova per Julien; la Signorina Mathilde de la Mole arguta e spiritosa, oltremodo intelligente, che dovrà 'sopportare' una travagliata storia d'amore con Julien.
Se i meriti di Stendhal sono inequivocabili per quanto riguarda i personaggi, gli ambienti ed il contesto storico in cui è dislocata la vicenda, non si può affermare lo stesso per la piacevolezza e la scorrevolezza della trama: si può definirla un 'mattone', in quanto è presente un numero eccessivo di digressioni che rallentano e rendono pedissequa la lettura, soprattutto nella parte centrale del romanzo. A tutto ciò va associata la scelta poco felice dell'utilizzo di un linguaggio tecnico e poco lineare e di perifrasi pleonastiche, che, a mano a mano, fanno scemare sempre più la voglia di andare avanti nella lettura.
Rimane tuttavia un romanzo interessante, del quale ne consiglio la lettura soprattutto per la fedele rappresentazione dei contesti storico e sociale del periodo della Restaurazione post-napoleonica, anche se - e questo è un parere puramente soggettivo - non è ai livelli dei romanzi di formazione propostici da Flaubert, Charlotte Bronte e Joyce.
Uno Stendhal bravo, ma sopravvalutato. Che è bello, ma che non balla.
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Ultimo aggiornamento: 01 Febbraio, 2013
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Il confronto
La prima cosa che viene spontanea leggendo questo romanzo è cercare di capire perché Stendhal lo abbia così intitolato, io ho fatto questo , e l’ho capito fin dalle prime pagine. Julien Sorel, il protagonista assoluto è un giovanotto di provincia di umili origini di straordinaria intelligenza ed estremamente riflessivo, un vaso di cristallo in mezzo a tanti vasi di ghisa. La sua vita non per una sua particolare ambizione prende la via del successo, egli è una piuma al vento, trascinata in quei flutti che crea una società votata alla ricerca della ricchezza materiale , ed alla scalata sociale ed egli esclusivamente con la sua intelligenza e il suo essere di cristallo trasparente e sincero con la sua profonda riflessività, si trova perennemente a combattere con l’indecisione che gli eventi occasionali della sua vita gli propone,combattuto tra l’ideale e il materiale. Insomma potremmo pensare al rosso giacobino che fa da contraltare al nero ecclesiastico ,due mondi che si spiegano nel destino del protagonista ed in entrambe le strade egli non riesce a scorgere la via per lui giusta, forse perché essa per il suo ego ribelle non è tracciata. Oppure i due colori possono far pensare semplicemente ad una roulette, metafora che potrebbe far intendere che il nostro posto nella società è deciso tanto più dal destino, che dalle nostra reali intenzioni, e Julien decide di diventare una piuma che combatte contro il vento. Romanzo psicologico, non ostico, apparentemente piatto lo stile ma molto scorrevole, intrigante, non azioni eclatanti,non una trama particolarmente intessuta, fondamentalmente introspettivo; mirabili ed eroiche le figure femminili , io ho amato Julien per il suo coraggio, per la apertura mentale e la sua coerenza , fino alla fine. Freud amò e celebrò quest’opera, ci sarà un perché? Insomma se amate i classici della letteratura Francese, come me, “Il rosso e il nero” non vi può mancare! P.S.: Una persona speciale sa' sempre che libro regalarti.
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Il rosso e il nero.
"Ho davvero amato? Ho amato la signora Renal, ma la mia condotta è stata atroce. Anche in questo caso, come sempre, ho abbandonato il merito semplice e modesto per qualcosa di più brillante..."
Un bel classico, forse, un po' troppo pieno di denigrazioni politiche lontane dalle realtà quotidiane, ciò che veramente è sempre attuale anche nella società di oggi e che è raccontato a tinte forti in questo romanzo è l'arrivismo, la sete di potere e di denaro, ribadire senza contegno la differenza di classe e la voglia di vendetta verso chi riesce a superare certe barriere con la capacità intellettiva, con grande orgoglio e sfrenata ambizione.
In questo romanzo però c'è anche tanta passione, il protagonista vivrà due amori molto diversi uno dall'altro, uno tormentato , doloroso e totale quello vero, puro e profondo, l'altro una sfida, per provocazione e per dimostrare che anche una nullità può far innamorare la più arrogante e difficile ragazza dell'alta società parigina. Scoprirà che il primo è quello vero, ma, troppo tardi ed il prezzo da pagare sarà alto.....
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La scalata sociale
Benché questo romanzo sia stato pubblicato per la prima volta nel lontano 1830, è di un'attualità incredibile per l'ambientazione nella Francia della Restaurazione e le analogie con i tempi correnti sono più d'una.
Caduti i sogni di libertà e di uguaglianza della rivoluzione ritorna il conservatorismo ancor più meschino di prima, per effetto di una classe sociale rampante quale quella borghese e per l'innato desiderio di rivincita dei nobili. Fioriscono così intrallazzi di ogni genere e sempre più conta ciò che appare, e non ciò che è realmente.
Il protagonista, Julien Sorel, è un giovane avventuroso, romantico, ma calcolatore; di classe sociale inferiore, cerca di emergere, ma è un uomo del suo tempo, con tutte le relative contraddizioni, e così alterna amori passionali a freddi calcoli, in una continua sfida con se stesso e la società che vorrebbe conquistare, fra traguardi raggiunti con forzature della personalità, fino al tragico esito finale.
Considerato il miglior romanzo di Stendhal e imbastito su un fatto accaduto veramente è di lettura abbastanza facile, nonostante lo stile inevitabilmente datato.
Al di là della vicenda, riveste un sicuro interesse soffermarsi, pagina dopo pagina, sulla straordinaria abilità dell'autore nel tratteggiare le contraddizioni del cuore, nel sondare con mano leggera, ma precisa, l'animo dei personaggi, talmente ben delineati che sembrano scorrere via via dinanzi ai nostri occhi, in un caleidoscopio di eventi apparentemente normali, ma che sono il frutto del costante divenire delle volontà contorte dei protagonisti.
Non vi sono mai cadute di ritmo, anche quando frequenti sono gli interventi del “Dio narrante” (una straordinaria invenzione di Stendhal, in veste di divinità che conosce i più nascosti pensieri dei personaggi), e anzi sono inseriti con una precisione e una tempestività eccezionali, al fine appunto di snellire il testo, che in altre mani sarebbe probabilmente risultato ampolloso e prolisso.
L'abilità di Stendhal è di calare gradualmente il lettore nella vicenda, sì da farlo divenire un testimone diretto, con un coinvolgimento emotivo di rara efficacia e bellezza.
Così le pagine scorrono l'una dopo l'altra con una piacevolezza che ci fa dimenticare il passare del tempo; non si creda, però, che si tratti di un romanzo da divorare, da leggere nell'arco di poche ore, perché tante sono le riflessioni a cui muove e che necessitano di opportuni, anche inconsci, approfondimenti.
Resta, comunque, il fatto che la narrazione continua a sorprendere per spontaneità, coerenza e logica, tre elementi che da soli ne sancirebbero il successo.
E anche il finale, che ovviamente non anticipo, giunge con una naturalezza sorprendente; benché lo si indovini, riesce a stupire per il calcolo esatto dei tempi: nessuna forzatura, nessun stravolgimento, ma la conclusione logica del divenire delle cose, come voluto dal protagonista.
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Il rosso e il nero
Questo romanzo del 1830 è ambientato nella Francia post-rivoluzione e post-napoleonica, in pieno clima di Restaurazione e costituisce un affresco della società e dei costumi dell'epoca, dove l'appartenenza al ceto sociale medio-alto costituisce la massima aspirazione del cittadino, essendo sinonimo di agiatezza e rispettabilità.
Le vicende ruotano attorno ad un giovane di umili origini, che in preda ad ambizioni di ascesa sociale, prima tenta la carriera militare, infine quella ecclesiastica, incontrando sulla propria strada imprevisti e difficoltà. Naturalmente nel racconto si intrecciano le vite di tanti personaggi, tutti mossi da passione, ardore, ambizione, odio e amore, sentimenti che Stendhal infonde sempre alle proprie creature.
La lettura di quest'opera è alquanto ostica, a causa dello stile dell'autore piuttosto secco ed ermetico e di un linguaggio notevolmente desueto, tanto da comprometterne la piacevolezza; peccato, perchè è un romanzo di grande contenuto, politico e sociale, dove si mettono a nudo vizi e virtù, pregi e difetti, aspirazioni e paure dei cittadini francesi.
Consigliato solo a chi ama leggere i grandi classici della letteratura e non si scoraggia davanti a pagine ardue da comprendere.









