Il rosso e il nero
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Il rosso e il nero.
"Ho davvero amato? Ho amato la signora Renal, ma la mia condotta è stata atroce. Anche in questo caso, come sempre, ho abbandonato il merito semplice e modesto per qualcosa di più brillante..."
Un bel classico, forse, un po' troppo pieno di denigrazioni politiche lontane dalle realtà quotidiane, ciò che veramente è sempre attuale anche nella società di oggi e che è raccontato a tinte forti in questo romanzo è l'arrivismo, la sete di potere e di denaro, ribadire senza contegno la differenza di classe e la voglia di vendetta verso chi riesce a superare certe barriere con la capacità intellettiva, con grande orgoglio e sfrenata ambizione.
In questo romanzo però c'è anche tanta passione, il protagonista vivrà due amori molto diversi uno dall'altro, uno tormentato , doloroso e totale quello vero, puro e profondo, l'altro una sfida, per provocazione e per dimostrare che anche una nullità può far innamorare la più arrogante e difficile ragazza dell'alta società parigina. Scoprirà che il primo è quello vero, ma, troppo tardi ed il prezzo da pagare sarà alto.....
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La scalata sociale
Benché questo romanzo sia stato pubblicato per la prima volta nel lontano 1830, è di un'attualità incredibile per l'ambientazione nella Francia della Restaurazione e le analogie con i tempi correnti sono più d'una.
Caduti i sogni di libertà e di uguaglianza della rivoluzione ritorna il conservatorismo ancor più meschino di prima, per effetto di una classe sociale rampante quale quella borghese e per l'innato desiderio di rivincita dei nobili. Fioriscono così intrallazzi di ogni genere e sempre più conta ciò che appare, e non ciò che è realmente.
Il protagonista, Julien Sorel, è un giovane avventuroso, romantico, ma calcolatore; di classe sociale inferiore, cerca di emergere, ma è un uomo del suo tempo, con tutte le relative contraddizioni, e così alterna amori passionali a freddi calcoli, in una continua sfida con se stesso e la società che vorrebbe conquistare, fra traguardi raggiunti con forzature della personalità, fino al tragico esito finale.
Considerato il miglior romanzo di Stendhal e imbastito su un fatto accaduto veramente è di lettura abbastanza facile, nonostante lo stile inevitabilmente datato.
Al di là della vicenda, riveste un sicuro interesse soffermarsi, pagina dopo pagina, sulla straordinaria abilità dell'autore nel tratteggiare le contraddizioni del cuore, nel sondare con mano leggera, ma precisa, l'animo dei personaggi, talmente ben delineati che sembrano scorrere via via dinanzi ai nostri occhi, in un caleidoscopio di eventi apparentemente normali, ma che sono il frutto del costante divenire delle volontà contorte dei protagonisti.
Non vi sono mai cadute di ritmo, anche quando frequenti sono gli interventi del “Dio narrante” (una straordinaria invenzione di Stendhal, in veste di divinità che conosce i più nascosti pensieri dei personaggi), e anzi sono inseriti con una precisione e una tempestività eccezionali, al fine appunto di snellire il testo, che in altre mani sarebbe probabilmente risultato ampolloso e prolisso.
L'abilità di Stendhal è di calare gradualmente il lettore nella vicenda, sì da farlo divenire un testimone diretto, con un coinvolgimento emotivo di rara efficacia e bellezza.
Così le pagine scorrono l'una dopo l'altra con una piacevolezza che ci fa dimenticare il passare del tempo; non si creda, però, che si tratti di un romanzo da divorare, da leggere nell'arco di poche ore, perché tante sono le riflessioni a cui muove e che necessitano di opportuni, anche inconsci, approfondimenti.
Resta, comunque, il fatto che la narrazione continua a sorprendere per spontaneità, coerenza e logica, tre elementi che da soli ne sancirebbero il successo.
E anche il finale, che ovviamente non anticipo, giunge con una naturalezza sorprendente; benché lo si indovini, riesce a stupire per il calcolo esatto dei tempi: nessuna forzatura, nessun stravolgimento, ma la conclusione logica del divenire delle cose, come voluto dal protagonista.
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Il rosso e il nero
Questo romanzo del 1830 è ambientato nella Francia post-rivoluzione e post-napoleonica, in pieno clima di Restaurazione e costituisce un affresco della società e dei costumi dell'epoca, dove l'appartenenza al ceto sociale medio-alto costituisce la massima aspirazione del cittadino, essendo sinonimo di agiatezza e rispettabilità.
Le vicende ruotano attorno ad un giovane di umili origini, che in preda ad ambizioni di ascesa sociale, prima tenta la carriera militare, infine quella ecclesiastica, incontrando sulla propria strada imprevisti e difficoltà. Naturalmente nel racconto si intrecciano le vite di tanti personaggi, tutti mossi da passione, ardore, ambizione, odio e amore, sentimenti che Stendhal infonde sempre alle proprie creature.
La lettura di quest'opera è alquanto ostica, a causa dello stile dell'autore piuttosto secco ed ermetico e di un linguaggio notevolmente desueto, tanto da comprometterne la piacevolezza; peccato, perchè è un romanzo di grande contenuto, politico e sociale, dove si mettono a nudo vizi e virtù, pregi e difetti, aspirazioni e paure dei cittadini francesi.
Consigliato solo a chi ama leggere i grandi classici della letteratura e non si scoraggia davanti a pagine ardue da comprendere.









