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Il rosso e il nero
 
Il rosso e il nero 2019-01-10 22:20:44 La Lettrice Raffinata
Voto medio 
 
3.0
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
2.0
La Lettrice Raffinata Opinione inserita da La Lettrice Raffinata    11 Gennaio, 2019
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Cenerentola gender-bender

“Il rosso e il nero” è un romanzo d'amore, divenuto con il passare degli anni anche un'ottima cronaca storica. Pubblicato nel 1830, viene comunemente considerato assieme al “La Certosa di Parma” il capolavoro della produzione stendhaliana. La vicenda di base è inoltre ispirata ad un reale fatto di cronaca dell'epoca.
La storia segue la vita del giovane Julien Sorel, figlio di un falegname della Franca Contea; portato per lo studio del latino e dotato di una memoria incredibile, la sua ambizione lo porterà ben presto a lasciare la casa paterna per seguire il suo latente desiderio di elevarsi socialmente, incontrando al contempo due donne molto importanti per l'evoluzione del suo personaggio.
Seguiamo le vicissitudini di Julien, prima come precettore dei figli del Sindaco, poi come seminarista a Besançon ed infine segretario presso l'influente marchese De La Mole. Il protagonista compie quindi un viaggio sia simbolico che letterale dai semplici costumi della provincia francese alla frenesia della metropoli parigina.
Questa è solo la prima delle moltissime dicotomie che caratterizzato l'intero volume: troviamo infatti la contrapposizione tra i gianseniti ed i gesuiti, tra vita religiosa e carriera militare, tra i nobili dall'alta genealogia ed i borghesi arricchiti da poco. Il primo di questi opposti è esplicato già nel titolo, con il contrasto visivo tra i colori rosso (impulso, passione) e nero (inerzia, morte).
Confrontato con “La Certosa di Parma”, questo romanzo presenta molto somiglianze, sia nei personaggi che nelle tematiche; infatti in entrambi Stendhal ha voluto imprimere una forte impronta autobiografica, che ben si esprime nella sua classica nostalgia napoleonica. In entrambi i titoli, troviamo un protagonista maschile che ammira segretamente l'imperatore francese, si trova suo malgrado a dover viaggiare molto e conquista l'amore di due donne -una più matura di lui- già impegnate sentimentalmente.
Il machiavellico Julien è un personaggio strutturato con maestria, sempre teso ad ottenere ciò ch'è oltre la sua portata,

«Era in quello stato di stupore e turbamento in cui cade l'anima quand'è appena riuscita ad ottenere ciò che ha lungamente desiderato. È abituata a desiderare, non ha più nulla da desiderare, e tuttavia non ha ancora ricordi.»

ed è stato uno degli aspetti che ho maggiormente apprezzato nel romanzo, assieme una narrazione abbastanza incalzante ed un finale struggente; tutti elementi che hanno posto questo volume un gradino sopra l'altra opera da me letta, con la quale condivide invece le vivide descrizioni, dei palazzi francesi da un lato e dei laghi lombardi dall'altro.
Le coprotagoniste mi hanno invece lasciato abbastanza fredda, se non perfino delusa. Ho tollerato a stento i comportamenti assurdi di Louise Rênal perché accecata dalla passione, ma non sono riuscita proprio a digerire la capricciosa ed infantile Mathilde De La Mole,

«-Ecco ciò che ti invia la tua schiava (una ciocca di capelli NdR) [...] Rinuncio all'esercizio della ragione, sei il mio padrone.»

la cui storia con Julien si riduce ad un ridicolo tira e molla condito dalle fantasie morbose di lei. Ottimi invece diversi personaggi secondari, in primi l'abate Pirard ma anche Fouqué, amico sincero del protagonista, e Falcoz, quasi una trasposizione dell'autore stesso su carta.
Vorrei infine fare chiarezza sull'edizione Newton Compton, ossia la casa editrice da me scelta per entrambe le opere di Stedhal. In questo caso, alla poca qualità dei materiali si unisce una profusione di errori, dovuti alla revisione assente, come le traduzioni randomiche dei nomi. Ad esempio, il protagonista viene -giustamente- chiamato Julien per tutto il romanzo, ma verso gli ultimi capitoli compare il suo alterego italiano:

«[...] ma nonostante il tono un po' astratto che GIULIANO aveva dato al suo ragionamento, [...]»

per tacere della traduzione datata 1913 che presenta PUR TROPPO termini MARAVIGLIOSI!

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Commenti

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Personalmente, l'ho trovato un gran bel romanzo.
Mi fa piacere che tu abbia chiaramente distinto il valore dell'opera dalla piacevolezza di lettura, che è ovviamente soggettiva.
Di Stendhal ho sempre sentito parlare bene, tant'è che ho comprato sia questo sia "La certosa di Parma" prima di leggere una sola riga; purtroppo però alcuni aspetti non incontrano il mio gusto, a dispetto del contributo essenziale allo sviluppo che ha dato alla letteratura successiva.
Temo di non aver apprezzato questi romanzi anche a causa delle atroci edizioni della Newton Compton che (quasi) sempre rovinano i classici.
Sulla distinzione tra contenuto oggettivo e parere personale hai perfettamente ragione: troppo spesso sento pareri negativi soltanto perché l'autore non ha esaudito le aspettative dei lettori.
Ti capisco! Certe edizioni super-economiche spesso non curano la traduzione ; e anche un capolavoro tradotto male diventa un disastro, tanto più per un autore che si distingue per la magnifica scrittura.
Personalmente , a certe edizioni mi rivolgo esclusivamente per la letteratura italiana e per la saggistica.
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