Narrativa straniera Romanzi Sotto la pioggia gentile
 

Sotto la pioggia gentile Sotto la pioggia gentile

Sotto la pioggia gentile

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Il viaggio alla ricerca di una donna che Kristófer pensava scomparsa dalla sua vita per sempre. Tra il fascino scandinavo dell’Islanda e l’incanto del Giappone, una meditazione toccante e poetica sulle occasioni perdute e il riverbero, implacabile, dei ricordi. Con l’arrivo della pandemia, Kristófer, vedovo di 74 anni, è costretto a chiudere il suo ristorante a Reykjavík, sprofondando in una spirale di incertezza e malinconia. Fino a quando un messaggio su Facebook di Miko Nakamura, una donna che aveva conosciuto da giovane a Londra, lo trascina inesorabilmente in una storia d’amore che credeva di aver dimenticato e lo costringe a partire, dopo tanti anni, per il Giappone. In un itinerario che lo porterà non solo a rivedere Miko, ma anche a ripercorrere più di cinquant’anni della sua esistenza. Lirico, sentimentale e ricolmo di grazia, un romanzo che esplora il peso che gli amori e le amicizie del passato continuano ad avere sulla nostra vita.



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Sotto la pioggia gentile 2024-02-26 19:57:22 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    26 Febbraio, 2024
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Alla ricerca della memoria dell'amore

«[…] Se un pensiero non è ancora tradotto in parole non si riesce a elaborarlo: è come un nemico invisibile, non si può ridurlo al silenzio, né parare i suoi affondi.»

Accade per caso. La vita raggiunge una dimensione inaspettata, una pandemia planetaria fa capolino nel quieto scorrere del vivere, un amore perduto e ritrovato per mezzo di una richiesta di amicizia su Facebook. Pochi e semplici ingredienti che portano il lettore a vivere un lungo viaggio che porta all’amore, che porta a un tacito accordo, che sa di malinconia, che sa di dolcezza, che conduce per mano dall’Islanda sino al Giappone.
Due vite che si sono unite nel 1969 e che in quell’anno hanno continuato a vivere nel ricordo. Al tempo Kristofer aveva vent’anni, era approdato a Londra in cerca di un futuro, oggi ne ha settantaquattro. Lei invece, Miko, si trova, nel ricordo, sulla soglia del ristorante di suo padre. Qui conosce il giovane uomo che si è recato lì per un colloquio di lavoro. Tuttavia, è subito amore. In questo presente fatto di Covid-19 l’uomo decide di intraprendere il cammino che lo porta a lei, tra memoria, immagini, sguardi, speranza, dolore. Kristofer vive tra due poli: da un lato vi è Niko Nakamura che rappresenta l’amore idealizzato, dall’altra ha una figlia frutto di un legame con una donna che rappresenta il non-amore. In tutto questo è solo. Cosa lo aspetterà in Giappone? C’è un senso anche quando tutto sembra non averne? Perché proprio adesso decide di intraprendere questa avventura nella memoria? Forse proprio perché adesso non ha più niente da perdere? O forse semplicemente perché quei pochi momenti di felicità di quel 1969 a Londra sono stati così brevi ma indelebili da rappresentare la possibilità di un futuro diverso da quello che è stato?

«[…] Per soffermarsi sul passato bisogna avere parecchio tempo da perdere, e oltretutto, in generale, non se ne ricava nulla.»

“Sotto la pioggia gentile” di Olafur Olaffson è un romanzo sobrio e dalle tinte incantevoli. Oscilla tra la fiaba e la malinconia, tra la speranza di una seconda occasione e una carezza fatta all’anima. È un romanzo gentile, con un finale che può dividere ma che sa anche condurre e far provare emozioni intense proprio per quella voglia e quella volontà di un uomo di tornare a vivere il grande amore della gioventù, quell’amore che a prescindere dall’età si incontra, forse, una volta nella vita.
Al tutto si aggiunge uno stile ben cadenzato, fluido, carezzevole.

«Nel mio bagaglio ho messo la città, i ricordi, la gioia, la tristezza, la rabbia… e quell’amore che mi è stato d’ostacolo in tante cose, per tutti questi anni.»

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Sotto la pioggia gentile 2023-11-09 13:36:00 68
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68 Opinione inserita da 68    09 Novembre, 2023
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Vite altrove

…” adesso è seduta al mio fianco e sorride di qualcosa che le è venuto in mente. Il convoglio rallenta, piega verso la spiaggia. Il tempo, le distanze… La vita così come sarebbe potuta essere. Lei si scosta i capelli dalla fronte e posa nuovamente la mano sul bracciolo fra noi. Per toccarla non dovrei fare altro che toccare le dita “…

Un lungo viaggio verso un amore perduto sospeso nei ricordi di giorni che furono, parole scandite da un tacito accordo, una sinfonia intensa e fugace svanita improvvisamente .
Islanda-Giappone, il parallelismo risuona nella risolutezza di paesaggi aspri e caratteri forti, nel timbro sussurrato di parole gentili, l’ unione di due vite altrove, il vivido ricordo di quel 1969 in cui il ventenne Kristofer, approdato a Londra in cerca di futuro, si scontra con una giovane donna, Miko, sulla soglia del ristorante del padre di lei dove si era recato per un colloquio di lavoro e da subito se ne innamora.
Oggi, dopo cinquant’anni, settantaquattrenne, nel pieno di una pestilenza che si aggira per il mondo, riaccoglie il senso di questa presenza e il profondo sentimento di lei decidendo di riabbracciarla.
Intraprende un lungo viaggio verso il Giappone, percorso della memoria in quello che fu e che venne a mancare improvvisamente e attuale nei luoghi e nelle voci che incontra.
Immagini, sguardi, parole, speranza, dolore, lontananza, misteri, rimpianti, il ritorno a quegli anni, quando la vita aveva allontanato Kristofer dall’ Islanda per studiare economia, un presente da subito rigettato alla ricerca di altro.
Fotogrammi scolpiti e mai scalfiti, passione negata, nascosta, a distanza, un anno idilliaco, quando la vita si apre all’ amore e tutto gli parla di Miko, quella giovane donna che da subito ne intuisce i pensieri e gli stati d’ animo.
Tra passato e presente un’ altra vita, una figlia che non lo ha mai accettato completamente, nata da una relazione precedente, una ex moglie scomparsa da sette anni che Kristofer non ha mai amato, un lavoro nella ristorazione che sconta gli esiti della crisi pandemica.
Al centro sempre lei, Miko Nakamura, l’ amore di una vita, idealizzato e sofferto, la donna di cui non ha mai parlato a nessuno, nemmeno ai famigliari più stretti.
Oggi Kristofer naviga in solitudine, percorso dalle sue ombre, dai fantasmi del passato, Miko probabilmente è una persona completamente diversa da quella con la quale credeva di condividere il futuro.
Forse i suoi ricordi sopravanzano e alterano il senso del reale, il passato governato dal caso, il viaggio si copre di un senso di fallimento per lui chi ha cominciato a invecchiare, che a tratti confonde il sonno e la veglia.
Quale il senso del tutto? Recuperare ciò che mai fu? Redimersi? Trovare qualcosa che giustifichi il modo in cui ha vissuto?
La verità in pochi momenti di felicità fissati in quel 1969 a Londra, immaginando un futuro diverso..

….” Me ne sono andata ma quella città l’ho portata con me. Nel mio bagagliaio ho messo la città, i ricordi, la gioia, la tristezza, la rabbia, e quell’ amore che mi è stato di ostacolo in tante cose in tutti questi anni”…

una verità che non esiste, se non in parte in un passato-presente e nel cambiamento di un volto, in parole sussurrate per chiedere scusa, che svelano una dimensione celata e una sofferenza reale sulle orme del proprio vissuto, in qualche modo condivisa a distanza, tutto è frammentato, vicino, plausibile, raggiungibile, ma anche lontano, inaccessibile, sfuocato, avvolto da una misteriosa assenza-presenza.

“ Sotto la pioggia gentile ‘’ è un romanzo poetico-sentimentale dai tratti gentili, che riporta a certa letteratura giapponese ma con tratti di intimismo nordico, che riflette e restituisce una vita crudelmente esposta alla propria storia e a una casualità immanente ma anche a un reale che si credeva altro.
Per lunghi tratti assistiamo a un monologo tra passato e presente per raggiungere l’ irraggiungibile, ascoltando storie non proprie, ridiscutendo atteggiamenti sbagliati, ipotizzando verità nascoste, ricostruendo giorni lontani, imbrattati dal senso di colpa.
Un viaggio che attraversa decenni di separazione e di lontananza, vite nate, immaginate, ignorate, sepolte, solo sfiorate, attraversati dall’ inafferrabile potere dei ricordi e dalla voce inasprita della propria coscienza.

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