Narrativa straniera Classici Il rosso e il nero
 

Il rosso e il nero Il rosso e il nero

Il rosso e il nero

Letteratura straniera

Classificazione
Autore

Editore

Casa editrice


La bruciante e tragica ascesa di Julien Sorel, giovane avventuroso, romantico e calcolatore, nella Francia della Restaurazione. Il protagonista del più celebre romanzo dello scrittore francese sfida se stesso e la società che vorrebbe conquistare: i suoi amori travolgenti e la sua arida sete di dominio, che di volta in volta gli consentono di affermarsi e lo portano alla distruzione, sono i segni distintivi di una letteratura che è riuscita a misurarsi con le più profonde e misteriose contraddizioni del cuore umano.

Recensione Utenti

Opinioni inserite: 9

Voto medio 
 
4.1
Stile 
 
4.3  (9)
Contenuto 
 
4.3  (9)
Piacevolezza 
 
3.8  (9)
Voti (il piu' alto e' il migliore)
Stile*  
Assegna un voto allo stile di questa opera
Contenuto*  
Assegna un voto al contenuto
Piacevolezza*  
Esprimi un giudizio finale: quale è il tuo grado di soddisfazione al termine della lettura?
Commenti*
Prima di scrivere una recensione ricorda che su QLibri:
- le opinioni devono essere argomentate ed esaustive;
- il testo non deve contenere abbreviazioni in stile sms o errori grammaticali;
- qualora siano presenti anticipazioni importanti sul finale, la recensione deve iniziare riportando l'avviso che il testo contiene spoiler;
- non inserire oltre 2 nuove recensioni al giorno.
Indicazioni utili
 sì
 no
 
Il rosso e il nero 2018-03-11 16:49:06 siti
Voto medio 
 
5.0
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
siti Opinione inserita da siti    11 Marzo, 2018
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

LO SPECCHIO DEI TEMPI

Sdegno, rabbia, orgoglio, ferocia ed energia. Giovinezza e ambizione. Il mito napoleonico irripetibile e non più imitabile, un contesto sociale ostile, classista e irraggiungibile, fatto di privilegi e di privilegiati. Una Francia all’ombra della seconda Rivoluzione.
La storia di una scalata sociale? La storia di un fallimento? L’emblema di un’epoca? Chi è Julien Sorel? L’ideale che si scontra con il reale? L’ipocrisia fatta persona? Uno squarcio anacronistico nella storia?
Difficile rispondere. Basti questo: un personaggio memorabile che si imprime nell’immaginario del lettore a dispetto di qualche sgambetto sornione che gli tende il suo autore. La materia di un romanzo complesso che tra il serio e il faceto restituisce un’epoca ai suoi contemporanei, in tempi non facilissimi.
Un universo complesso e mutevole, difficile da decifrare ma che Stendhal ha riproposto con realismo disarmante, con gradevole ironia, attingendo da diversi moduli narrativi: romanzo politico, romanzo storico, romanzo psicologico con a capo un plebeo ribelle, un fallito dongiovanni, lo specchio dei tempi che vive come il romanzo che lo rappresenta: “Eh, signori, un romanzo è uno specchio che viene trasportato lungo una strada maestra. Ora vi rimanda l’azzurro del cielo, ora il fango dei pantani…”
Infine, la storia di una vita, eroica e disperata, ricca e vacua, un’eterna dicotomia, un oscillare opportunista tra il rosso e il nero in un esempio perfetto di mirabile trasformismo che si risolve nell’autodistruzione.
Un libro sempre attuale. Da leggere.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
130
Segnala questa recensione ad un moderatore

Il rosso e il nero 2016-09-11 02:38:38 memini91
Voto medio 
 
4.5
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
4.0
memini91 Opinione inserita da memini91    11 Settembre, 2016
Top 1000 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Dannata Francia

La piccola città di Verrières può passare per una delle più graziose della Franca Contea. Le sue case bianche, dai tetti aguzzi di tegole rosse, si stendono sul pendio di una collina, le cui minime sinuosità son poste in evidenza da macchie di robusti castagni. Qualche centinaio di piedi sotto le sue fortificazioni, costruite un tempo dagliSpagnoli ed ora in rovina, scorre il Doubs.

Immediatamente in apertura al romanzo IL ROSSO E IL NERO, Stendhal introduce il lettore nella bucolica atmosfera cittadina di provincia in cui inizia il proprio viaggio il giovane Julien Sorel deciso a ottenere, costi quel che costi, una “certa” posizione all'interno della ipocrita, meschina, caotica e affascinante società francese della Restaurazione post rivoluzionaria.
Da poco conclusasi la Rivoluzione di Luglio del 1830, la Francia si trova in effetti a gestire aspre contese tra gruppi religiosi (gesuiti contro giansenisti), classi sociali (borghesi contro nobili) e istituzioni statali (Parigi contro le province dl territorio francese); il tutto accompagnato appunto da una buona dose di soggettivismo e ipocrisia in grado di elevare i personaggi verso il proprio scopo ultimo facendo ricorso a qualsiasi tipologia di stratagemma pur di giungere al tanto agognato fine.
Accompagnato da una bucolica cornice naturalistica, Julien è costretto dal padre a intraprendere la carriera di curato (ecco dunque probabilmente il “nero” della tunica clericale) per tentare quell'ascesa sociale, tanto bramata, verso una condizione di gloria, ricchezza e grandiosità di spirito che aveva caratterizzato l'amato, e utilizzo questo termine non a caso, Napoleone Bonaparte (ecco dunque il “rosso” del milite). Da prima Julien accetterà dunque di vestire e panni di precettore presso la borghese famiglia Rênal ancora nella provinciale cittadina di Vèrrieres, per poi spostarsi a Besançon e giungere infine nella grande Parigi in qualità di segretario presso il Marchese de La Mole.
Durante le tribolate peripezie, il giovane e romantico Julien dovrà fare i conti con un continuo confronto fra mente e cuore che dovranno tentare di guidarlo verso la tanto sperata ascesa sociale ma il destino a volte sa essere molto crudele...

La vita d'un uomo era un seguito di pericoli. Ora la civiltà ha cacciato il pericolo, non c'è più imprevisto. Se dell'imprevisto appare nei pensieri, non si hanno abbastanza epigrammi contro di esso; se appare negli avvenimenti, nessuna vigliaccheria è più bassa della nostra paura. Qualunque follia la paura ci faccia commettere, è scusata. Secolo degenerato e noioso!

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Sicuramente IL ROSSO E IL NERO non è un testo per coloro che poco amano perdersi tra i meandri della mente umana tanto intrica quanto affascinante, almeno dal mio punto di vista. Tuttavia, nonostante questo aspetto che potrebbe scoraggiare molti lettori, l'allegro ritmo narrativo (allegro poiché non bisogna pensare a brevi e rapidi dialoghi quanto piuttosto a uno studiato intervallo tra narrazione e descrizione - sempre da intendersi dei luoghi quanto del flusso dei pensieri - ) e l'interessante intreccio affettivo tra i personaggi, rende piacevole la lettura a tutti gli amanti della buona scrittura francese romantico-realista.
Consiglio: munitevi ugualmente di MOLTA pazienza! Stiamo comunque parlando di un classico della letteratura francese di gusto squisitamente, quanto "pesantemente", romantico!
Trovi utile questa opinione? 
90
Segnala questa recensione ad un moderatore
Il rosso e il nero 2014-04-23 16:31:47 romantica82
Voto medio 
 
3.0
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
2.0
romantica82 Opinione inserita da romantica82    23 Aprile, 2014
Top 500 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Il Rosso e il Nero: Napoleone ed i Gesuiti.



Se qualche erudito degli anni Trenta dell’Ottocento avesse domandato ad Henry Beyle, vero nome di Stendhal, cosa avesse pensato di Julien Sorel, probabilmente egli avrebbe risposto: “sono io Julien Sorel”, proferendo le medesime parole esplicitamente enunciate da Flaubert in riferimento alla sua creatura Emma Bovary.
Che il Sorel sia la personificazione di Stendhal, o meglio, del suo modo di concepire l’esistenza di un individuo nella società della restaurazione, è chiaro, non solo e non tanto per le profonde similitudini di vita che uniscono l’autore al suo figlio di fantasia, ma soprattutto perché l’intero romanzo si snoda, anche quando racconta le vicende di altri personaggi più o meno legati al principale di essi, e si sviluppa originando dalla mente di Julien, dal cuore di Julien e dalla vita di Julien.
Voglio dire, cioè, che tutta la storia è narrata guardandola attraverso gli occhi del protagonista, che è onnipresente, quasi come una creatura divina, anche nei momenti in cui è assente. Non esiste momento, come nelle riunioni dei nobili di casa La Mole alle quali inizialmente egli non poteva prendere parte, il cui la sua presenza non sia sentita e dal cui giudizio il lettore non sia influenzato.
Questo, è a mio avviso, il vero senso del Rosso e Nero: un’endiadi complessa ed al tempo stesso semplice. Il rosso dei vessilli napoleonici, salutati dal giovane Beyle come il naturale evolversi del pensiero rivoluzionario foriero di democrazia ed uguaglianza, ed il nero della Restaurazione, della delusione per la fine di una parabola illusoria in cui i piccoli borghesi ed i ceti infimi avevano creduto invano. Il nero personifica, poi, il colore gesuitico della Chiesa, come unico mezzo di emancipazione sociale per chi, come Sorel, desidera elevarsi dalle sue umili origini e vuole ritagliarsi uno spazio nello scenario politico segnato dal fruscio delle vesti di seta e dal chiacchiericcio noioso degli aristocratici ebbri di vino e di pettegolezzi futili.
E così l’ambizione ossessiva del giovane per il successo si mescola al tedio dei nobili che, dapprima, guardano Julien con curiosità mista ad ilarità e di cui, successivamente, apprezzano la cultura e la rara intelligenza. Ma contemporaneamente Stendhal ci mostra, con pagine anche molto difficili perché si mescolano valutazioni squisitamente politiche ad apprezzamenti psicologici che entrano, a mio avviso, nell’intimo della sua personalità, il cuore e l’anima di questo ragazzo, che, non bisogna dimenticarlo, ha solo ventidue anni quando insegue vanamente i suo sogni di gloria.
Egli è così lontano dalla generale visione che si ha della fanciullezza perché è carico di risentimento e di angoscia per un’infanzia non semplice, e la sua voglia di superare i limiti posti da una nascita non illustre affondano le radici in questa congerie di sentimenti negativi, che trasportano il lettore in una scenografia tetra e nevrotica dalla quale si esce con un amaro in bocca.
L’amaro in bocca di chi, arrivato al capolinea, si rende conto di aver inseguito una chimera effimera e di aver perso di vista, dunque, il vero senso della vita.
Non sento di poter consigliare questa lettura a tutti, non tanto e non solo per il linguaggio ermetico, ma soprattutto perché lascia una sensazione di irrisolto dalla quale è difficile riaversi.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
  • no
Trovi utile questa opinione? 
150
Segnala questa recensione ad un moderatore
Il rosso e il nero 2013-12-17 21:30:44 Sator
Voto medio 
 
5.0
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
Sator Opinione inserita da Sator    17 Dicembre, 2013
  -   Guarda tutte le mie opinioni

Il capolavoro di un grandissimo autore

L'ho letto in lingua originale. Il mio francese negli ultimi tempi è diventato abbastanza decente da permettermi di provare. Quindi l'ho letto in originale, e sono davvero felice di averlo fatto. Lo stile è elegante e sobrio, i personaggi affascinanti, in particolare il complicato Julien Sorel. Lo consiglio vivamente ai lettori italiani (forse rari?) che vorrebbero provare un classico in francese.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
50
Segnala questa recensione ad un moderatore
Il rosso e il nero 2013-03-25 10:32:55 AndCor
Voto medio 
 
3.3
Stile 
 
3.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
3.0
AndCor Opinione inserita da AndCor    25 Marzo, 2013
Top 100 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Bello, ma non balla

E' sufficiente leggere il titolo per suscitare numerose aspettative positive riguardo al romanzo, il quale purtroppo si rivelerà poi non essere così straordinario come la critica ha voluto dipingerlo.

Ma procediamo con ordine:
Partendo appunto dal titolo, è possibile notare una forte componente simbolista che lo caratterizza; il rosso ed il nero si presentano come due tonalità cromatiche legate al crimine, all'efferatezza, al cinismo, al sangue, al rancore, all'astio, all'omicidio ed, in generale, alle tematiche concernenti il dolore e la morte.

Si tratta di un libro in cui Stendhal si (pre)occupa maggiormente delle descrizioni che della trama vera e propria;
Sublimi e puntigliose sono le caratterizzazione psicologiche dei protagonisti: un Julien Sorel avido di potere, impulsivo, ambizioso, a tratti supponente ed estremamente orgoglioso; la Signora de Renal alquanto priva di potenza volitiva, con un carattere sincero, ingenuo e con un atteggiamento caratteriale quasi di sfiducia e di rassegnazione verso il sentimento che prova per Julien; la Signorina Mathilde de la Mole arguta e spiritosa, oltremodo intelligente, che dovrà 'sopportare' una travagliata storia d'amore con Julien.

Se i meriti di Stendhal sono inequivocabili per quanto riguarda i personaggi, gli ambienti ed il contesto storico in cui è dislocata la vicenda, non si può affermare lo stesso per la piacevolezza e la scorrevolezza della trama: si può definirla un 'mattone', in quanto è presente un numero eccessivo di digressioni che rallentano e rendono pedissequa la lettura, soprattutto nella parte centrale del romanzo. A tutto ciò va associata la scelta poco felice dell'utilizzo di un linguaggio tecnico e poco lineare e di perifrasi pleonastiche, che, a mano a mano, fanno scemare sempre più la voglia di andare avanti nella lettura.

Rimane tuttavia un romanzo interessante, del quale ne consiglio la lettura soprattutto per la fedele rappresentazione dei contesti storico e sociale del periodo della Restaurazione post-napoleonica, anche se - e questo è un parere puramente soggettivo - non è ai livelli dei romanzi di formazione propostici da Flaubert, Charlotte Bronte e Joyce.

Uno Stendhal bravo, ma sopravvalutato. Che è bello, ma che non balla.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
150
Segnala questa recensione ad un moderatore
Il rosso e il nero 2013-02-01 19:25:03 valeg
Voto medio 
 
4.0
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
4.0
valeg Opinione inserita da valeg    01 Febbraio, 2013
  -   Guarda tutte le mie opinioni

Il confronto

La prima cosa che viene spontanea leggendo questo romanzo è cercare di capire perché Stendhal lo abbia così intitolato, io ho fatto questo , e l’ho capito fin dalle prime pagine. Julien Sorel, il protagonista assoluto è un giovanotto di provincia di umili origini di straordinaria intelligenza ed estremamente riflessivo, un vaso di cristallo in mezzo a tanti vasi di ghisa. La sua vita non per una sua particolare ambizione prende la via del successo, egli è una piuma al vento, trascinata in quei flutti che crea una società votata alla ricerca della ricchezza materiale , ed alla scalata sociale ed egli esclusivamente con la sua intelligenza e il suo essere di cristallo trasparente e sincero con la sua profonda riflessività, si trova perennemente a combattere con l’indecisione che gli eventi occasionali della sua vita gli propone,combattuto tra l’ideale e il materiale. Insomma potremmo pensare al rosso giacobino che fa da contraltare al nero ecclesiastico ,due mondi che si spiegano nel destino del protagonista ed in entrambe le strade egli non riesce a scorgere la via per lui giusta, forse perché essa per il suo ego ribelle non è tracciata. Oppure i due colori possono far pensare semplicemente ad una roulette, metafora che potrebbe far intendere che il nostro posto nella società è deciso tanto più dal destino, che dalle nostra reali intenzioni, e Julien decide di diventare una piuma che combatte contro il vento. Romanzo psicologico, non ostico, apparentemente piatto lo stile ma molto scorrevole, intrigante, non azioni eclatanti,non una trama particolarmente intessuta, fondamentalmente introspettivo; mirabili ed eroiche le figure femminili , io ho amato Julien per il suo coraggio, per la apertura mentale e la sua coerenza , fino alla fine. Freud amò e celebrò quest’opera, ci sarà un perché? Insomma se amate i classici della letteratura Francese, come me, “Il rosso e il nero” non vi può mancare! P.S.: Una persona speciale sa' sempre che libro regalarti.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
letteratura classica Francese
Trovi utile questa opinione? 
170
Segnala questa recensione ad un moderatore
Il rosso e il nero 2012-03-09 08:13:34 MATIK
Voto medio 
 
4.0
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
4.0
MATIK Opinione inserita da MATIK    09 Marzo, 2012
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Il rosso e il nero.

"Ho davvero amato? Ho amato la signora Renal, ma la mia condotta è stata atroce. Anche in questo caso, come sempre, ho abbandonato il merito semplice e modesto per qualcosa di più brillante..."
Un bel classico, forse, un po' troppo pieno di denigrazioni politiche lontane dalle realtà quotidiane, ciò che veramente è sempre attuale anche nella società di oggi e che è raccontato a tinte forti in questo romanzo è l'arrivismo, la sete di potere e di denaro, ribadire senza contegno la differenza di classe e la voglia di vendetta verso chi riesce a superare certe barriere con la capacità intellettiva, con grande orgoglio e sfrenata ambizione.
In questo romanzo però c'è anche tanta passione, il protagonista vivrà due amori molto diversi uno dall'altro, uno tormentato , doloroso e totale quello vero, puro e profondo, l'altro una sfida, per provocazione e per dimostrare che anche una nullità può far innamorare la più arrogante e difficile ragazza dell'alta società parigina. Scoprirà che il primo è quello vero, ma, troppo tardi ed il prezzo da pagare sarà alto.....

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Per chi ama i grandi classici...
Trovi utile questa opinione? 
50
Segnala questa recensione ad un moderatore
Il rosso e il nero 2011-04-14 10:07:59 Renzo Montagnoli
Voto medio 
 
5.0
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
Renzo Montagnoli Opinione inserita da Renzo Montagnoli    14 Aprile, 2011
#1 recensione  -   Guarda tutte le mie opinioni

La scalata sociale

Benché questo romanzo sia stato pubblicato per la prima volta nel lontano 1830, è di un'attualità incredibile per l'ambientazione nella Francia della Restaurazione e le analogie con i tempi correnti sono più d'una.

Caduti i sogni di libertà e di uguaglianza della rivoluzione ritorna il conservatorismo ancor più meschino di prima, per effetto di una classe sociale rampante quale quella borghese e per l'innato desiderio di rivincita dei nobili. Fioriscono così intrallazzi di ogni genere e sempre più conta ciò che appare, e non ciò che è realmente.

Il protagonista, Julien Sorel, è un giovane avventuroso, romantico, ma calcolatore; di classe sociale inferiore, cerca di emergere, ma è un uomo del suo tempo, con tutte le relative contraddizioni, e così alterna amori passionali a freddi calcoli, in una continua sfida con se stesso e la società che vorrebbe conquistare, fra traguardi raggiunti con forzature della personalità, fino al tragico esito finale.

Considerato il miglior romanzo di Stendhal e imbastito su un fatto accaduto veramente è di lettura abbastanza facile, nonostante lo stile inevitabilmente datato.

Al di là della vicenda, riveste un sicuro interesse soffermarsi, pagina dopo pagina, sulla straordinaria abilità dell'autore nel tratteggiare le contraddizioni del cuore, nel sondare con mano leggera, ma precisa, l'animo dei personaggi, talmente ben delineati che sembrano scorrere via via dinanzi ai nostri occhi, in un caleidoscopio di eventi apparentemente normali, ma che sono il frutto del costante divenire delle volontà contorte dei protagonisti.

Non vi sono mai cadute di ritmo, anche quando frequenti sono gli interventi del “Dio narrante” (una straordinaria invenzione di Stendhal, in veste di divinità che conosce i più nascosti pensieri dei personaggi), e anzi sono inseriti con una precisione e una tempestività eccezionali, al fine appunto di snellire il testo, che in altre mani sarebbe probabilmente risultato ampolloso e prolisso.

L'abilità di Stendhal è di calare gradualmente il lettore nella vicenda, sì da farlo divenire un testimone diretto, con un coinvolgimento emotivo di rara efficacia e bellezza.

Così le pagine scorrono l'una dopo l'altra con una piacevolezza che ci fa dimenticare il passare del tempo; non si creda, però, che si tratti di un romanzo da divorare, da leggere nell'arco di poche ore, perché tante sono le riflessioni a cui muove e che necessitano di opportuni, anche inconsci, approfondimenti.

Resta, comunque, il fatto che la narrazione continua a sorprendere per spontaneità, coerenza e logica, tre elementi che da soli ne sancirebbero il successo.

E anche il finale, che ovviamente non anticipo, giunge con una naturalezza sorprendente; benché lo si indovini, riesce a stupire per il calcolo esatto dei tempi: nessuna forzatura, nessun stravolgimento, ma la conclusione logica del divenire delle cose, come voluto dal protagonista.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
111
Segnala questa recensione ad un moderatore
Il rosso e il nero 2010-12-07 19:58:27 silvia71
Voto medio 
 
2.8
Stile 
 
3.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
2.0
silvia71 Opinione inserita da silvia71    07 Dicembre, 2010
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Il rosso e il nero

Questo romanzo del 1830 è ambientato nella Francia post-rivoluzione e post-napoleonica, in pieno clima di Restaurazione e costituisce un affresco della società e dei costumi dell'epoca, dove l'appartenenza al ceto sociale medio-alto costituisce la massima aspirazione del cittadino, essendo sinonimo di agiatezza e rispettabilità.
Le vicende ruotano attorno ad un giovane di umili origini, che in preda ad ambizioni di ascesa sociale, prima tenta la carriera militare, infine quella ecclesiastica, incontrando sulla propria strada imprevisti e difficoltà. Naturalmente nel racconto si intrecciano le vite di tanti personaggi, tutti mossi da passione, ardore, ambizione, odio e amore, sentimenti che Stendhal infonde sempre alle proprie creature.
La lettura di quest'opera è alquanto ostica, a causa dello stile dell'autore piuttosto secco ed ermetico e di un linguaggio notevolmente desueto, tanto da comprometterne la piacevolezza; peccato, perchè è un romanzo di grande contenuto, politico e sociale, dove si mettono a nudo vizi e virtù, pregi e difetti, aspirazioni e paure dei cittadini francesi.
Consigliato solo a chi ama leggere i grandi classici della letteratura e non si scoraggia davanti a pagine ardue da comprendere.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
140
Segnala questa recensione ad un moderatore
 

Le recensioni delle più recenti novità editoriali

L'unica storia
Valutazione Redazione QLibri
 
5.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
L'uomo che trema
Valutazione Redazione QLibri
 
4.8
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Isola di neve
Valutazione Redazione QLibri
 
3.5
Valutazione Utenti
 
4.5 (1)
Khalil
Valutazione Redazione QLibri
 
5.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Una di luna
Valutazione Redazione QLibri
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
M. Il figlio del secolo
Valutazione Redazione QLibri
 
2.8
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
L'ultimo giro della notte
Valutazione Redazione QLibri
 
3.8
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
La coda del diavolo
Valutazione Utenti
 
4.0 (1)
Peccato mortale. Un'indagine del commissario De Luca
Valutazione Redazione QLibri
 
5.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
L'innocente
Valutazione Redazione QLibri
 
4.0
Valutazione Utenti
 
4.3 (1)
L'idiota
Valutazione Redazione QLibri
 
3.5
Valutazione Utenti
 
2.8 (1)
I colori dell'incendio
Valutazione Redazione QLibri
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

Altri contenuti interessanti su QLibri