American Dust
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Richard Brautigan nasce a Tacoma, Washington, nel 1935 e muore in California nel 1984. Due anni prima, quando il successo mondiale di Pesca alla trota in America del 1967 è un ricordo lontano, Brautigan pubblica American Dust, il suo ultimo lavoro. Un capolavoro minore, nel quale ironia e dissoluzione confluiscono l’una nell’altra. Nei ventitré anni trascorsi da allora, il romanzo - fino a oggi inedito in Italia - ha avuto continue riedizioni ed è stato tradotto in sette lingue.
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Ultimo aggiornamento: 05 Mag, 2013
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Un granello di polvere per ogni sogno infranto
Se da un lato l’America del dopoguerra era in pieno fermento “Gioventù bruciata” e Kerouac con la sua prosa on the road sbaragliava l’America della Beat Generation, nel 1982 Brautigan ormai dimenticato dall’America che lo aveva osannato decenni prima e a un paio di anni dal suo suicidio, fa rivivere in un racconto quello che rimane del sogno americano e quello che lascia dentro l’anima di chi è rimasto a costruire l’America di oggi come appare agli occhi degli americani.
E’ attraverso gli occhi dei bambini che nascono i sogni, che maturando sono diventati uomini pensanti che si danno da fare e in seno alla sensibilità dell’età acerba si procreano i migliori pensieri di chi cresce nelle angustie di una vita travagliata fatta di povertà e carenze affettive.
Il "papermoon” dell’America che cresce i suoi figli a pane e polvere, sempre più impegnati a capire come funziona la vita, sempre più poveri e squattrinati ma ricchi di pensieri maturi. Gli indifferenti d’America.
“Prima che il vento si porti via tutto…
Polvere…d’ America…polvere”
Autobiografico e di una struggente e quasi ilare impronta, questo racconto racchiude il sogno americano di chi ha vissuto a cavallo della fine della guerra negli anni quaranta e vive nel sogno di cambiare la propria esistenza attraverso scelte dando la colpa alle sconfitte, ad un hamburger caldo e profumato mai comprato o al sole privo di qualsiasi freschezza o noioso verso il primo pomeriggio.
Poesia e sentimento, creati con l’armonia di chi soffre e che medita a mente lucida o obnubilata dall’alcool di farla finita con quel fucile calibro 44 che un giovane ragazzino impugnava a dodici anni, ma a quel tempo era normale vedere armi ai bambini, era da poco finita la guerra.
Narrarsi e profetizzarsi.
Ma accidenti, bastava acquistare un hamburger con quei soldi e non quella scatola di proiettili per quel fucile e la vita sarebbe stata diversa.
Intanto la vita continua e un jukebox canta una triste e romantica “Blue Moon”.
Ringrazio CUB assieme a Federica78 per avermi fatto conoscere Brautigan, autore quasi dimenticato che merita di essere letto.
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Polvere
Brautigan scrisse quest’opera pochi anni prima del suo suicidio, quando la fugace fama degli anni della beat generation andava ormai sfumando, e tutto il suo mondo ormai andava sgretolandosi sotto il peso dei ricordi.
Vediamo un ragazzino cresciuto senza affetto da una madre assente, nella miseria e nelle difficoltà economiche dell’immediato Dopoguerra. I suoi non sono giochi soliti dei bambini: la sua passione consiste ascoltare gli altri, nell’osservarli, cercando di capirli . Tanti i personaggi in cui il protagonista si riflette. C’è un lago , nell’Oregon, lungo il quale il ragazzo passa le sue giornate scrutando uomini persi e smarriti, che sembrano personificare il declino e la follia che il tempo porterà con sé.
La polvere che à il titolo all’opera è quel velo opaco che lentamente si distende su quello che non siamo più, su quanto è caduto in disuso, inutile, dimenticato. La polvere è quello strato sottile che ci offusca la mente nel rievocare un’infanzia che non è mai stata tale , quando, a dodici anni, puoi scegliere indistintamente fra un fucile calibro 22 e un hamburger senza che nessuno se ne accorga.
Morte o vita, rosso o nero, gioco e realtà si mescolano: morte o vita, e niente a separarle. Una madre che a malapena ti tollera, il lutto, di cui fai esperienza precoce in modo tremendo, putrido, insensato, in una mattina della tua infanzia; il presagio della fine, di cui nessuno ti parla ma che ti rimbomba in testa, quasi un destino ineluttabile, che d’improvviso contamina tutto ciò che vedi... le mani della bimba con cui giochi, il bambino che corre con te in bicicletta, la casa disastrata dove tua madre piange e vive di ossessioni.
E quando tua madre piange tu non piangi, pensi che lei lo stia facendo già abbastanza per tutti e due. E mentre i tuoi compagni giocano, tu, bambino ,parli con i vecchi,li ascolti co amore, li osservi, e nella loro solitudine ti specchi e trovi il pozzo senza fine del tuo sentirti estraneo, diverso, colpevole di qualcosa che ancora non sai, qualcosa he sta per accadere.
Tanti i personaggi in cui il protagonista si riflette: uomini persi e smarriti, che sembrano preannunciare il declino e la follia che esploderanno poi.
Intanto il tempo passa, la polvere si deposita, inesorabile, anche sulla fama di uno scrittore, che dopo la gloria, facile e terribile inganno, conosce l’oblio, la fatica di risalire, il tonfo della caduta. Brautigan ci consegna come ultima un’opera che è un grumo di melanconia, un grido soffocato di rabbia e di disperazione, in cui risuona il senso inesorabile di un destino che non si può cambiare.
Pagine toccanti e dolcissime, un romanzo delicato come un ricamo e doloroso come un pugno allo stomaco. Una storia in cui l’innocenza perduta preannuncia dolorosamente la perdita di senso, il non riconoscersi più nella nostra immagine allo specchio, nella nostra identità. Una scrittura sublime ed elegiaca.
Un grazie sentito a Cub per avermi fatto scoprire questo splendido libro.
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Ultimo aggiornamento: 09 Mag, 2013
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Polvere…D’America…Polvere
Un consiglio a priori : se potete, evitate di leggere la quarta di copertina. Io credo parli troppo.
Avevi fame,potevi scegliere un hamburger. Invece hai aperto la porta accanto e hai comprato una scatola di proiettili per il tuo calibro 22. Avevi 12 anni , la guerra era appena finita.
A quel tempo vedere un ragazzino con un calibro 22 in spalla bersi un’aranciata seduto a una pompa di benzina non era insolito. Hai fatto una scelta, proiettili al posto di hamburger.
Il perche’, te lo chiederai per tutta la vita. Ma il colpo non ritorna in canna, mai piu’.
Completa inevitabilmente la sua traiettoria.
Oregon, e’ il dopoguerra e la poverta’ e’ ancora diffusa tra le classi piu’ basse.
L’America porta ancora i segni della grande depressione e del conflitto, nulla e’ cicatrizzato nello stile di vita della gente, nel paesaggio circostante.
Un ragazzino che non ha mai conosciuto suo padre vive con la madre e le sorelle, con l’unica entrata economica del sussidio statale in un continuo susseguirsi di alloggi e patrigni.
Un vecchio alcolizzato regala bottiglie vuote ai bambini. Un vuoto , un centesimo, poi un gelato.
Un benzinaio dispensa poca benzina ma distribuisce bibite ghiacciate e compra vermi.
Ragazzini in bicicletta giocano a sparare alle mele nei campi abbandonati.
Un uomo e una donna, in riva ad un lago, pescano . Scaricano da un furgone i loro mobili, minuziosamente arredano la loro riva del lago. E pescano.
Piccole vite, come granelli di polvere. Diversi l’uno dall’altro ma esclusivi di una deliziosa individualita’, prima che l’omologazione se li porti via. Piccoli granelli di polvere D’America, prima che il vento se li spazzi via tutti.
Questo e’ il racconto in prima persona di un uomo che rivede la sua infanzia.
Penna leggera e brillante, ironica e a tratti grottesca, divertente e semplice ed allo stesso tempo triste di una tristezza cosi’ malinconica e riflessiva da rivelarsi invece foriera di un sorriso che ti stiracchia piacevolmente le labbra.
Questo e’ l’ultimo romanzo di Richard Brautigan, morto suicida nel 1984.
Un autore che ha vissuto la gloria folgorante prima e l’indifferenza poi, un autore che ha scelto la coerenza, nonostante tutto. Pare si tratti di un romanzo autobiografico, io credo lo sia assolutamente, i pensieri di quel ragazzino sono cosi’ ben delineati che dubito fortemente siano frutto della fantasia. Quella e’ memoria, io non ho dubbi.
Complimenti alla casa editrice, per la piu’ bella postfazione che io abbia mai letto, non e’ solo una biografia, ho avvertito un forte affetto verso l’autore, complimenti, davvero.
Chiuso il libro, un po’ triste ma sempre con quel sorriso soddisfatto ho deciso : comprero’ e leggero’ molto altro di questo autore. Il talento e’ come l’amore a prima vista, si percepisce subito.
Buona lettura.









