Narrativa straniera Romanzi Il settimo giorno
 

Il settimo giorno Il settimo giorno

Il settimo giorno

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Un’ironica meditazione sul destino e sul senso della fine, una critica feroce della Cina contemporanea, fra comunismo e ipercapitalismo. Yang Fei esce di casa una mattina e trova una fitta nebbia mista a una strana neve luminosa: è in ritardo per la sua cremazione. Inizia così il viaggio nell’Aldilà di un uomo vissuto, troppo brevemente, nella Cina del capitalismo socialista e delle sue aberranti contraddizioni. In un’avventura di sette giorni, il protagonista incontrerà persone care smarrite da tempo, imparando nuove cose su di loro e su se stesso. Conoscenti e sconosciuti gli racconteranno poi la propria storia nell’inferno vero, l’Aldiquà: demolizioni forzate, corruzione, tangenti, feti gettati nel fiume come rifiuti, miriadi di poveracci che pullulano in bunker sotterranei come formiche, traffico di organi, consumismo sfrenato… La morte livella le diseguaglianze, svelando l’essenziale, e i cittadini di questa necropoli soave uscita dalla penna di Yu Hua ci insegnano tutta la semplicità dell’amore.

Recensione della Redazione QLibri

 
Il settimo giorno 2017-09-05 13:09:55 antonelladimartino
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antonelladimartino Opinione inserita da antonelladimartino    05 Settembre, 2017
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Laggiù nel mondo

Questo romanzo è un quadro iperreale, crudele, fantastico. Narra i primi sette giorni nell’al di là di un uomo onesto e generoso privo di sepoltura, che nel suo viaggio verso un poetico paradiso di reietti raccoglie i ricordi della sua vita e di altre vite, fino a comporre l’esperienza corale di una comunità pittoresca: i non sopravvissuti al disastro antropologico della Cina contemporanea.

La terra di chi non ha avuto sepoltura non offre la pace eterna ma un punto di vista ampio e cristallino del mondo laggiù, un mondo dove la corruzione non lascia scampo a nessuno. Non c’è scampo per chi gode dei privilegi del potere, che non sfugge alle insidie della morte e delle nuove tecnologie. Non c’è scampo per chi usa bellezza e intelligenza per migliorare la sua sorte, perché l’avidità trasforma la vita in fango. Non c’è scampo per chi si accontenterebbe di una vita semplice e virtuosa, perché la virtù spalanca le porte alla sventura e alla miseria.

Nemmeno l’amore più autentico riesce a sfidare le brutture della ricchissima Cina. Laggiù, i politici fanno sempre più fatica a insabbiare disastri, incendi, catastrofi, miseria. La penna dell’autore non esita a descrivere senza veli e senza fronzoli uno scenario degno di un film catastrofico o di un girone dantesco, dove i ricchissimi mangiano alle spalle dei poveri e la disuguaglianza produce mostri e disperazione.

Il viaggio del protagonista inizia con un ritmo serrato tra neve e pioggia, ma si stempera in un movimento più dolce e in un linguaggio quasi poetico per descrivere il paradiso dei senza sepoltura, l’unico angolo rimasto, almeno nell’immaginario, dove non esistono ossa più uguali delle altre e dove gli scheletri riescono ad accudire con amore, a cantare tra alberi e fiori, a piangere, a ricordare e a irridere l’odio che li aveva divisi nel mondo laggiù, luogo dove la civiltà ha perso ogni traccia di innocenza e anche la bellezza della natura tende a scomparire.

Vale la pena di seguire il protagonista fino alla fine delle brutture scoperchiate senza pudore dal romanzo, ne vale la pena per la qualità della scrittura e per aprire gli occhi su una realtà che si può e si deve conoscere e narrare, sempre.

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Il settimo giorno 2017-09-09 13:30:24 68
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68 Opinione inserita da 68    09 Settembre, 2017
Ultimo aggiornamento: 10 Settembre, 2017
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Dolcezza e profondità post mortem

“ Vai, le foglie ti chiamano, i sassi ti sorridono e l’ acqua del fiume ti saluta. Non ci sono ricchi ne’ poveri, non esiste sofferenza ne’ dolore. Niente vendetta, niente odio… I morti sono tutti uguali. Che posto è ? La terra di chi non ha sepoltura. “


Tutto ciò che ormai è morto si ravviva nel ricordo e nella speranza di un ricongiungimento con i propri cari. Yang Fei e’ in coda, in attesa della propria cremazione senza sapere quando, come e quale è stato il momento dell’ avvenuto trapasso.
Vagherà per sette giorni …” in una città fantasma, che appare e scompare, coperta da una spessa coltre a rendere indistinguibile ed imperscrutabile il giorno e la notte, la sera e la mattina “…. Anche la neve e la poggia scendono silenziose, quasi fossero morte anche loro. Quale il confine tra sogno e realtà?
Vagabondando in una linea sottile tra vita e morte, in attesa di una tomba e di una sepoltura, senza nessuno che si dia pena per lui, portando al braccio il segno del proprio lutto, riaccoglierà sprazzi di memoria ripercorrendo momenti di vita vissuta.
Ecco l’ istante della sua nascita, abbandonato per semplice casualità su … “ quei binari che paiono raggi di luce, mentre la neve brilla “…., ricercando se stesso ed il proprio amato padre, suo salvatore, con il quale condividere una vita così lunga eppure così veloce nel ricordo.
Ed allora continua a perdersi inseguendo le proprie tracce ed una sorte indirizzata ad interminabili sofferenze ( il ricongiungimento tardivo con la madre biologica, un matrimonio perfetto sfumato inseguendo il proprio egoismo ).
I pensieri galoppano verso il caos del mondo, quella realtà così orribilmente cruda, una vita coperta di detriti di cemento, di demolizioni forzate ed espropri violenti mentre funzionari corrotti, ladri, spreconi imperversano ed i media scatenano cinismo ed amoralità.
Rivede in TV il proprio imbarazzo e quel sorriso forzato, cercando di uscire dall’ intrico dei ricordi come da una foresta fittissima mentre le sue gambe continuano a camminare nel nulla e nel totale silenzio, vagabondando senza pace, senza urna e senza sepoltura.
Ecco volti più o meno conosciuti, alcuni ignoti, che riaccendono i ricordi e quello che è stato, ma ormai conta riavvolgere i propri sentimenti per ricostruire altre storie, ricongiungere affetti smarriti e ritrovare quelli a se’ cari.
La vita ha abbandonato Yang Fei, e gli incontri avvenuti nel supermercato della attesa crematoria non servono che a riannodarne i fili, auspicare un perdono, evidenziarne e comprenderne i lati oscuri, donare ai suoi cari ed ai semplici conoscenti una degna sepoltura.
Il dramma vissuto nella generale indifferenza, nella spietata logica consumista e nella corruzione della Cina della modernità ha coinvolto, senza lasciare scampo, innocenti, ignari, conoscenti, gli affetti più cari, se stessi, accompagnandoci in un viaggio negli inferi danteschi con un ribaltamento conclamato, laddove la nefandezza del reale finisce per riacquisire senso ed umana ragionevolezza, oltre che accorato sentimento, solo nell' aldilà.
Questo nostro mondo, il reale, è il solo vestito di vera “ morte “, e continua a coprirsi di solitudine disperante, mentre anche da defunti vengono recapitate urne con le ceneri di qualcun altro. La vita, con oniriche eccezioni, sovente precipita nell’ ansia, dimenticati, ignorati, quando non colpevolmente assassinati da indifferenza ed ignoranza, oltre che da una criminalità imperante e statalizzata, e solo da morti ci si ricongiunge con i propri cari, per sempre.
Ma ormai è tardi e così il proprio padre versa …”le lacrime dell’ uomo canuto per chi non ha ancora i capelli bianchi “… e si rimpiange un passato in cui sarebbe bastato poco, una parola, uno sguardo, un cenno del capo, a scongiurare altro.
Yu Hua ci consegna un viaggio della morte estremamente vivo, in cui i sentimenti, spogliati di un mondo di relazioni avariate, fallimentari ed estinte, riacquistano un senso ed una semplice verità, la profondità di relazioni umane autentiche.
Quello che sembra essere solo un incubo ed un percorso senza speranza si colora di poetica bellezza, soave naturalezza, curiosità ed autenticità, cruda verità a denuncia di un reale deviato e perverso.
Tra sottile ironia, situazioni paradossali, cruda e nauseabonda verità, riemerge una senso primario, la ricerca di una origine ed identità che recuperi relazioni ed affetti ma anche oggettività ed accadimenti reali in un viaggio della conoscenza che attraversa sogno e memoria, paradossalmente dando un senso e un valore alla vita proprio quando essa è venuta meno e riconsegnandola ad una verità originaria.

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