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Il settimo giorno
 
Il settimo giorno 2018-12-31 14:25:24 BettiB
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BettiB Opinione inserita da BettiB    31 Dicembre, 2018
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La Cina dell'aldilà

Il quarantunenne Yang Fei esce di casa, nel suo primo giorno da morto, e trova una fitta nebbia che gli impedisce di vedere chiaramente la strada per arrivare alla camera ardente dove sarà cremato. E' morto, ma ad aspettarlo non c'è nessun funerale né tomba in cui riposare in pace. Non ha sepoltura. Da questa prima scottante consapevolezza parte il suo viaggio "nell'aldilà", che ripercorre la sua vita "nell'aldiqua".

Nei sette giorni descritti da Yu Hua il protagonista ripercorre la sua vita, incrociando lungo il suo errare le persone a lui care come a dare l'ultimo e definitivo addio: la moglie, il padre, i vicini di casa; ma anche sconosciuti incrociati solo di passaggio, come la giovane coppia che ha vissuto accanto a lui per un breve periodo, i genitori di una scolara che l'avevano assunto per dare ripetizioni. Se il primo capitolo è dedicato alla presa di coscienza di Yang Fei circa il suo stato di morto, gli altri sono dedicati alle storie di questi personaggi che ne incrociano la vita.
Subito incontriamo la moglie e Fei ci racconta di come si sono conosciuti, di come si sono innamorati, della felicità di quei brevi anni di matrimonio, poi del divorzio e della solitudine vissuta da allora.
Uno dei miei capitoli preferiti è dedicato al padre, Yang Jinbiao: solo ventunenne trova un neonato piangente tra le rotaie e da quel giorno se ne fa carico, amandolo visceralmente, mettendolo prima di tutto e tutti.
Poi ancora i vicini di casa, che l'hanno cresciuto come un secondo figlio. Yang Fei ritrova tutti loro nell'aldilà, morti anche loro nel lasso di tempo subito precedente alla sua dipartita, e ha modo di confrontarsi con tutti loro su ciò che è stato fatto in vita. Viene a conoscenza anche delle storie di chi in vita non ha mai avvicinato, come una giovane coppia senza soldi che ha vissuto per un breve periodo accanto al suo appartamento, e che per l'anno successivo si era dovuta trasferire sottoterra, a vivere come topi.
Tantissime storie che si incrociano e come fili al vento si perdono nella "terra di chi non ha sepoltura" (condizione molto comune in Cina, a quanto pare). Pecca: il finale un po' bruciato e poco incisivo.

Forse soprattutto tramite questa coppia, ma a suo mondo attraverso tutti i personaggi e lo sguardo del protagonista, Yu Hua descrive la Cina contemporanea senza filtri: ne fa un ritratto dissacrante ed estremamente crudo, che a tratti fa sorridere di un sorriso amaro per l'ironia della realtà - a tratti fa rabbrividire. Una Cina povera, attaccata ai beni materiali più che a tutto il resto, con gente che vende reni per due soldi in più, con i pregiudizi della società, con i parenti lontani e la vita impossible da vivere. Una Cina in cui persino i nuovi morti, in attesa della cremazione, si vantano dell'esosità della sepoltura e del corredo funebre.

Lo stile è scarno e semplice, un po' freddo. Forse per consapevole scelta dell'autore manca un approfondimento sui sentimenti dei personaggi: ne vengono descritte le storie e i sentimenti più ovvi (tristezza, amarezza, malinconia) ma tutto mi è sembrato molto "semplificato", a beneficio di un'analisi antropologica molto puntuale.
Forse è solo che a me personalmente non piace molto la letteratura cinese, anche se leggere questo sguardo critico sulla Cina attuale è stato molto interessante, quasi surreale tanto è lontano dalla nostra realtà.

Consiglio comunque la lettura, sia per la bellezza di alcune delle storie (e il difficile passo dell'addio, della fine), sia per lo sguardo inedito sulla Cina vissuta dal basso.

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