L'inventore di sogni L'inventore di sogni

L'inventore di sogni

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La presentazione e le recensioni di "L'inventore di sogni", opera di Ian McEwan pubblicata da Einaudi. Un bambino sogna a occhi aperti e immagina di far sparire l'intera famiglia, un po' per noia e un po' per dispetto, con un'immaginaria Pomata Svanilina; oppure sogna di poter togliere al gatto di casa la pelliccia, di farne uscire l'anima felina e di prenderne il posto, vivendone per qualche giorno la vita, soltanto in apparenza sonnacchiosa; oppure sogna che le bambole della sorella si animino e lo aggrediscano per scacciarlo dalla sua camera... Fin dalle prime pagine di questo libro ritroviamo il consueto campionario di immagini perturbanti che sono un po' il "marchio di fabbrica" di Ian McEwan. Specialmente nella prima stagione della sua narrativa l'autore britannico ci aveva abituato a profondi e terribili scandagli nel microcosmo della famiglia, e in quei mondi chiusi e violenti i bambini e gli adolescenti giocavano sia il ruolo delle vittime e sia quello dei carnefici. Nell'Inventore di sogni McEwan ritorna sul luogo del delitto, ma lo fa con un tono e uno spirito completamente diversi, scegliendo il registro sereno e sdrammatizzante per definizione: quello del "racconto per ragazzi". Peter Fortune è un sognatore a occhi aperti, un bambino sempre tra le nuvole, che inventa avventure rocambolesche e fantastiche per sfuggire alla noia e alla normalità della sua vita. Gli aficionados di McEwan si chiederanno allora che grado di parentela leghi Peter e i bambini perversi di Fatto in casa o gli adolescenti troppo adulti del Giardino di cemento. La risposta potrebbe essere cifrata in quel cognome, Fortune, e nella famiglia che c'è dietro: una famiglia normalmente fortunata, cioè affettuosa, moderatamente premurosa e severa, benestante. Ma, attenzione, anche se Peter è nato con la camicia, se avesse davvero la Pomata Svanilina, qualche volta...

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L'inventore di sogni 2011-11-20 14:33:41 Paola
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Opinione inserita da Paola    20 Novembre, 2011

uscire ogni tanto da se stessi è educativo

Secondo Wikipedia, “L’inventore di sogni” è un libro per bambini. Il suo autore, Ian McEwan, in genere scrive tutt’altro che libri per bambini (sempre Wikipedia ci informa che è soprannominato “Ian macabro”, tanto per dare l’idea del personaggio). Dunque, “L’inventore di sogni” è per bambini nel senso che è breve, facile da leggere e il protagonista ha undici anni.
Inizia così: “Quando Peter Fortune aveva dieci anni, i grandi dicevano che era un bambino difficile. Lui però non capiva in che senso. Non scaraventava le bottiglie di latte contro il muro del giardino, non si rovesciava in testa il ketchup facendo finta che fosse sangue [...]. Mangiava di tutto, tranne, s’intende il pesce, le uova il formaggio e tutte le verdure eccetto le patate [...].“
Ma a Peter piace stare zitto, e gli piace stare da solo, e questo i grandi non lo capiscono. Peter sta immobile con lo sguardo perso nel vuoto, intento a creare mondi fantastici. Perché Peter è un daydreamer, un inventore di sogni.
I suoi sogni ad occhi aperti sono magici e irreali, ma non così assurdi. Spesso, ad esempio, Peter sogna di essere un altro: il Gatto William, il cuginetto neonato, oppure un “grande”, un se stesso di vent’anni con i peli sulle mani. Quando diventa un altro, Peter capisce molte cose.
Ad esempio, capita che la sorella Kate con una bacchetta magica lo trasformi nel cuginetto Kenneth: “... la sua attenzione fu attratta da un bel cubetto giallo che aveva accanto al piede. Giallo, giallo, giallo, gridava il cubetto. Lo sollevò portandoselo alla bocca e con tutta la sensibilità di labbra, gengive e denti ne esplorò il sapore legnoso, gialloso e cubettoso, finché non fu soddisfatto”. Per fortuna il vero Peter sogna solo di essere un neonato, senza mangiarsi veramente i cubetti di legno, ma quando il sogno ad occhi aperti svanisce, l’odiato incomprensibile cuginetto che si mette in bocca qualunque cosa gli diventa un po’ meno odioso e incomprensibile, anzi quasi simpatico. Uscire un po’ da se stessi e sognare di essere un altro è un esercizio quanto mai educativo. Bisognerebbe farlo anche da adulti, su prescrizione medica.

http://theconceptstore.wordpress.com/2011/11/20/linventore-di-sogni-ian-mcewan/

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