L'uomo duplicato
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Soporifero
Un oscuro professore di Storia, dal nome altisonante, incappa per caso in un suo perfetto sosia: un attore di secondo piano di un film minore. Questo è l'incipit della narrazione che si sviluppa nella ricerca quasi ossessiva del proprio doppio: i due individui sono assolutamente identici, e proprio in virtù di questa somiglianza, le loro vite, inizialmente così distanti, saranno costrette a confluire.
Il tema dell'alter-ego, di per sé non originalissimo, dà lo spunto per immaginare un racconto brillante, in cui il lettore possa rimanere col fiato sospeso fino all'ultima pagina.
Ma quella che poteva essere materia utile per un racconto breve, viene diluita in un romanzo in cui lo sbadiglio la fa da padrone. Lo stile è pesante, fatto di periodi lunghissimi, in cui il discorso diretto è annegato nella narrazione (provate, giovani scrittori, a spedire a un editore un testo scritto così …).
Se la tenacia vince la noia, e vi porta oltre i due terzi del libro, nell'ultima parte qualche cosa effettivamente succede, ma gli espedienti messi in atto dall'autore, che talvolta sembra proprio perdere il bandolo della storia, sono ingenui e prevedibili.
Decisamente soporifero.
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Vestire i panni di un altro
Ogni volta che termino un libro di Saramago e mi accingo a redigere un commento mi sento inadeguata.
Anche un giudizio entusiasta mi sembra sempre povero in confronto alla ricchezza di colori ed umori che le parole di questo grande sanno lasciare nella mente e nel cuore di chi legge.
Ammetto che per chi si trova ad affrontare per la prima volta questo autore ci sono alcune difficoltà da superare: la prosa densa e la punteggiatura e gli a capo mancanti o ridotti al minimo, che rendono una conversazione fra due persone un insieme contratto di domande e risposte separate al massimo da una virgola, il racconto inframezzato frequentemente dai commenti del narratore che si fa a volte personaggio aggiuntivo nel racconto… insomma la prosa di Saramago!
Ma se lo si conosce e si sa cosa si troverà sotto la copertina, tuffarsi nelle sue parole è come sempre una gioia, un ritorno a casa, un insperato incontro con un caro amico.
Saramago affronta il tema classico del “doppio” da par suo.
Il libro parte lentamente e per le prime pagine non c’è trazione da parte dell’autore, lo si legge perché lo si vuole… ma poi, quando si comincia ad entrare nel meccanismo della storia, si viene trascinati senza interruzione verso il finale forse non del tutto inaspettato (gli indizi erano già stati seminati) ma racchiuso in pochissime pagine di forte impatto.
Il mio giudizio? Al di là delle stelline qua sopra: bello, bello, bello… leggetelo!
[…]
Lei lo aveva ascoltato sorpresa, in qualche modo perplessa, il marito non l'aveva abituata ad udire da lui riflessioni del genere, tantomeno nel tono con cui le aveva espresse ora, come se ogni parola venisse già accompagnata dal suo doppio, una specie di rimbombo da caverna popolata, in cui non è possibile sapere chi stia respirando, chi abbia appena mormorato, e chi sospirato.
[...]
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Floria, sei tu?
Adesso ci divertiamo.
“Assurdo” , mon amour! Oui, c’est toi! Trionfo dell’assurdo per eccellenza, l’uomo doppio, duplicato,la copia, la controfigura, il sosia è sotto ai nostri occhi come dentro ad un film. Perché viene trovato proprio dentro ad una videocassetta l’alter ego del professore di Storia Tertulliano Maximo Alfonso! Lui è Antonio Claro: attoruncolo. E sta proprio dentro a quel film dal titolo “Chi cerca trova”.
Maremma maiala!!!! E’ uguale, spiccicato, identico…ma solo nel corpo, perché lo spirito, le cicartici dell’anima, la vita…tutto in loro è diverso.
E allora in questa enorme megalopoli in cui il libro è ambientato - città trasformata e ingigantita - ci si chiede come sia possibile aver trovato uno proprio identico … Ma non trovato per caso!!! C’è nel libro, una ricerca ossessiva, tipica di Saramago, del nome, dell’indirizzo, della vita tra le cose,…e c’è un incontro voluto e desiderato. Temi cari all’autore, già enucleati in altri testi precedenti, non si resta delusi procedendo a grandi passi verso l’epilogo, ristretto in due scarse paginette, taglienti come rasoi.
E non stupisca il lettore accorto di trovarsi davanti anche a Dostoevskij , o sentirsi catapultato nella fantascienza di Blade Runner o forse, come qualcuno più autorevole di me ha detto, nel finale in 2001 Odissea nello Spazio. E’ davvero una sceneggiatura, un libro che apre al cinemascope: o almeno così si dice in giro. E per dirla con Saramago “ sembrava un film di fantascienza, scritto, diretto e interpretato da cloni agli ordini di uno scienziato pazzo “.
E se lo dice lui…!!!
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Un uomo in crisi
L'uomo duplicato costituisce un piccolo gioello della produzione di Saramago, in cui viene esplorato un essenziale problema del mondo moderno, ovvero l'unicità della propria personalità.
Tertulliano Maximo Afonso si ritrova a confrontarsi con un suo alter-ego particolarmente problematico, alticcio, e in un certo modo malvagio più di quanto sembri.
La sua iniziale accidia si dovrà confrontare con un ente realissimo che scardina, in un certo senso, anche alcuni dettami sul senso comune(che, per inciso, nel libro viene PERSONIFICATO).
Un invito ai novelli lettori: non fermatevi alle prime pagine e non fermatevi neanche a metà, leggetelo tutto d'un fiato e ne sarete ripagati!
Buona lettura!









