La nausea La nausea

La nausea

Letteratura straniera

Classificazione

Editore

Casa editrice


La nausea, di seguito riportiamo la trama del romanzo e la presentazione dell'editore. La nausea (1938) ha dato ragione a quanto affermava il suo autore Jean-Paul Sartre (1905-80), recensendo un romanzo di Faulkner: "I buoni romanzi finiscono per somigliare moltissimo ai fenomeni naturali; si dimentica il loro autore, li si accetta come pietre o alberi, perché ci sono, perché esistono". In un lungo esercizio di descrizione, resoconto o referto che del tutto casualmente sembra avere origine in un io che racconta, Antoine Roquentin scrive un diario provinciale dove il rapporto con se stesso e con gli altri si manifesta sotto il segno della sconfitta: l'inesistenza delle cose, la loro dura e inaccessibile corporeità, il dato sessuale stesso come energia non liberatrice sono le sue sole conquiste. Sembra che solo spegnendo illusioni la sua coscienza trovi uno slancio. Prevale un disagio che è quello della pace in agonia in Francia, nell'Europa, nel mondo alla vigilia della Seconda guerra mondiale. Nell'opera di Sartre, siamo lontani dall'assunzione di responsabilità della fase matura. Eppure traluce qualcosa come uno spiraglio, un momento di riappropriazione al fondo della vicenda, che si annuncia sulle note di una canzone. Un romanzo in cui si riconosce il modello putativo del nouveau roman e una delle immagini più trasgressive e insieme appassionate della condizione umana.

Recensione Utenti

Opinioni inserite: 8

Voto medio 
 
3.5
Stile 
 
3.5  (8)
Contenuto 
 
4.1  (8)
Piacevolezza 
 
3.1  (8)
Voti (il piu' alto e' il migliore)
Stile*  
Assegna un voto allo stile di questa opera
Contenuto*  
Assegna un voto al contenuto
Piacevolezza*  
Esprimi un giudizio finale: quale è il tuo grado di soddisfazione al termine della lettura?
Indicazioni utili
 sì
 no
Commenti*
 
La nausea 2012-04-11 12:12:55 crisk
Voto medio 
 
4.3
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
4.0
crisk Opinione inserita da crisk    11 Aprile, 2012
Ultimo aggiornamento: 11 Aprile, 2012
Top 100 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

La Nausea

La nausea” è un romanzo dello scrittore e filosofo Jean-Paul Sartre, un romanzo scritto nel 1938, che è ormai entrato a far parte dei grandi classici della letteratura del 900.
Più che un romanzo un diario, sulla “La Nausea” o per meglio dire sulla solitudine, sulla noia che accompagna il protagonista, lo studioso Antoine Roquentin. Un uomo solo nella sua meditazione, estraneo alla vita e incapace di relazionarsi. La sua incapacità di esprimere i propri sentimenti compromettono la storia con la sua amata Anny. Ma nel suo percorso di vita quando giunge all’età di 30 anni e si rende conto che la sua esistenza non è servita a nessuno, soltanto con l’aiuto della sua ex fidanzata, Antonie riuscirà comprendere che l’unico senso della vita sono i momenti perfetti, tutti quei momenti che per essere vissuti veramente non hanno bisogno di alcuno studio o pensiero profondo. Sono semplicemente lì belli e perfetti per il solo fatto di esistere.
“La nausea” è un romanzo introspettivo, che si addentra nell’animo dell’uomo per mostrarne le sue più intime sofferenze.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
130
Segnala questa recensione ad un moderatore
La nausea 2011-11-18 15:33:39 Hypo
Voto medio 
 
4.5
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
4.0
Hypo Opinione inserita da Hypo    18 Novembre, 2011
Top 100 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

L'enciclopedia del mal di vivere

Una lunga, costante e serpeggiante sensazione di disagio avvolge questo romanzo. La lettura è a tratti sconvolgente nel suo essere terribilmente essenziale. Mi sono ritrovato immerso in una strana oniricità (di sicuro questo romanzo ha la capacità di "smuovere"), si continua a leggere le varie situazioni narrate e ci si sente in qualche maniera "sporchi". Ho apprezzato tantissimo "La Nausea" perchè a più riprese ho ritrovato quelle classiche sensazioni che durante la vita ti ritrovi a pensare ma che non riesci a formulare in parole concrete.

Il racconto si svolge a rotazione senza una trama ben definita (questo almeno quello che ho recepito),si salta da situazione in situazione sulle righe di uno dei più strani diari in circolazione.
Pochi personaggi, pochi protagonisti ma ben definiti e particolari incontreremo in questa non facile lettura. Quasi esilaranti i momenti in compagnia dell'Autodidatta e da incorniciare per intensità/distacco l'incontro con Anny.
Non mi sorprende il fatto che "La Nausea" possa portare all'esasperazione, alla totale noia. Chi riuscirà a prenderlo per il verso giusto si sentirà in qualche modo più completo, più concreto. Se letta con lo spirito giusto (secondo me acquisisce ancor più valore se letta in una situazione "di degrado" interiore con tutti i rischi del caso) questa "Nausea" saprà fare riflettere a fondo e perchè no anche aiutare.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
120
Segnala questa recensione ad un moderatore
La nausea 2011-07-17 10:15:06 R๏гy.o°
Voto medio 
 
5.0
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
R๏гy.o° Opinione inserita da R๏гy.o°    17 Luglio, 2011
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

La nausea del mondo e degli altri

Ma questo libro l'ho scritto io e parlo di qualcuno che mi assomiglia, o l'ha scritto qualcuno che mi assomiglia e parla di me? Il confine è labile.
“La nausea” non è di certo il classico romanzo: nonostante sia un diario, non v’è una trama vera e propria. Il protagonista è l’antieroe per eccellenza: Antonio Roquentin, un intellettuale, uno scansafatiche, uno scrittore, un debole, un artista, chissà. E come si fatica a descrivere il protagonista, così non si potranno leggere lucidamente i fatti all’interno del libro: una volta iniziata la lettura, questo libro catapulterà il lettore in un vortice di riflessioni filosofiche che gli sconvolgeranno l’esistenza. Come a dire, leggi “La nausea” e non sarai più lo stesso.
Io ho finito di leggere “La nausea” da un paio d’ore e mi ritrovo ancora all’interno di questo vortice senza fine. Mi gira la testa, mi sento in colpa. Mi sembra di impazzire ma al contempo tiro un sospiro di sollievo, perché qualcuno forse comprende le mie sensazioni. Mi sento meno sola, ecco.
Antonio non è un eremita né un misantropo, eppure non riesce a inserirsi nella società borghese –ch’egli ritiene senza ragione di vivere – come tutti gli altri. Già, gli altri; Antonio ci riflette su e... più vorrebbe essere normale, condividere pensieri scialbi e condurre una vita insulsa, più ripugna questa omologazione che lo porta ad avere una totale sensazione di non-appartenenza al genere umano. “Mi sembra di appartenere ad un'altra specie. Escono dagli uffici, dopo la giornata di lavoro, guardano le case e le piazze con aria soddisfatta, pensano che é la loro città, una bella città borghese. Non hanno paura, si sentono a casa propria. Che imbecilli. Mi ripugna pensare che sto per rivedere le loro facce solide e rassicurate “.
E’ la nausea che lo spinge a sentirsi in qualche modo diverso, una sensazione che deriva dalla sensazione che la vita, essendo assurdamente vuota, è priva di un senso vero e proprio. E così vive la sua solitudine senza paura, riflettendo sull'inutilità dell'esistenza e lasciando una sorta di positiva percezione di un lontano coraggio che alla fine trova anch’egli il modo di possedere, il coraggio di vivere la propria vita.

Per quanto mi riguarda, questo libro è dovuto diventare il mio preferito: m’ha cambiata, rasserenata, incuriosita, terrorizzata. E se ha fatto tutto ciò, allora è il migliore libro che sia stato mai scritto.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
30
Segnala questa recensione ad un moderatore
La nausea 2011-06-01 19:35:54 darkala92
Voto medio 
 
2.3
Stile 
 
2.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
2.0
darkala92 Opinione inserita da darkala92    01 Giugno, 2011
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

It's over, Sartre!

Se lo scopo di Sartre era quello di suscitare, a sua volta, la Nausea al lettore.. beh, c'è riuscito, almeno con me. Si potrebbe dire di essere stata la lettrice perfetta, no?
Che lunghissimo e straziante cammino, quello che Sartre mi ha fatto percorrere. Ho desiderato troppe, tropp(issim)e volte cambiare strada, o più propriamente incendiare il libro, ma rispetto tutti gli autori e le loro opere, anche quando non mi sembra che siano degne di nota.
Ma lasciamo stare...

La nausea non è soltanto un sintomo mestruale (ahimè!), per Sartre non lo era di sicuro. Se volessi giocare a fare il ruolo dell'intellettuale direi così: la Nausea è quel sentimento di angoscia e di smarrimento che l'uomo prova nel momento in cui si rende conto, attraverso un semplice gesto o sguardo (etc..) della futilità dell'esistenza e dell'assenza di una possibile cura da essa. La nausea arriva senza preavviso (su questo le mestruazioni sono più gentili!), in qualsiasi momento, in qualsiasi luogo... arriva e basta. L'unica soluzione è quella di conviverci, e nulla più. Pessimista Sartre, eh?! Già! la corrente esistenzialista, da un lato, aveva perfettamente ragione però: siamo gettati così, nell'universo, per chissà quale caso, chissà quale mistero, siamo “scacco e naufragio”, l'uomo lanciato nel mondo e lasciato a se stesso, senza un motivo per continuare a vivere, senza una ragione plausibile che possa giustificare le proprie e le altrui azioni.

...ma abbandono la maschera da studentessa modello, per indossare quella di Darkala, semplicemente.
Sartre! Che Nausea! Hai smesso per fortuna di starmi dietro! Che bella sensazione riporti sullo scaffale, con la consapevolezza che tra me e te non potrà più esserci una storia. Mi dispiace, ma non sei il mio tipo. Tra me e te è finita.

PS. Mi ricorderò di poggiarti al lato opposto riservato ad Orwell.

...hmm, forse era migliore la maschera d'intellettuale!! Vabbè, chissene.. :)

PPS. Il tuo stile non mi piace affatto. E' inutile descrivermi una giornata di domenica scrivendomi 15 pagine! Ti sei rivelato un miscuglio tra Oscar Wilde (e le sue pietre preziose), Flaubert e D'Annunzio (quest'ultima è una vera offesa, sappilo!).

A mai più rivederci, signor Sartre.

PPPS. NON ESISTI PIU'.. muahahahahahah e ben ti sta! u.u'

La tua (e mai più) lettrice più accanita...contro di te! :)
Adieu!

(Sento di essere stata troppo buona con i voti! Mah!)

Indicazioni utili

Lettura consigliata
  • no
Consigliato a chi ha letto...
Consiglio anche "si" perchè è di un classico che stiamo parlando, quindi andrebbe letto per cultura generale; o almeno così possiate tutti criticare (negativamente :D :D) Sartre con la consapevolezza di ciò che avete letto.
Trovi utile questa opinione? 
132
Segnala questa recensione ad un moderatore
La nausea 2011-03-29 21:49:55 EvaBlu
Voto medio 
 
3.0
Stile 
 
3.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
2.0
EvaBlu Opinione inserita da EvaBlu    29 Marzo, 2011
Top 100 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Some of these days/Yuoll’ll miss me honey

Bisogna munirsi di molta pazienza e di non poca determinazione per arrivare alla fine de La nausea senza farsi venire… la nausea. Se poi si è in un periodo particolarmente difficile, di depressione o, per così dire, di crisi esistenziale, meglio lasciare perdere sin dall’inizio. A meno che non si accetti un testo, tutt’altro di facile comprensione, come messaggio catartico in grado di portare oltre “la vacuità dell’esistere” grazie ad un’approfondita panoramica “dell’inferno del quotidiano”. Quasi come mostrare ad un fumatore accanito gli effetti della sigaretta: lo vedi a cosa porta il tabacco? Ebbene, tu cerca di esserne consapevole, di accettarlo e dopo di che, smetti prima che puoi.

Ma andiamo per gradi.

Se ci si vuole imbarcare nel pensiero sottile (e di sicuro contorto) del Sartre de La Nausea, può essere d’aiuto sapere che lo stile è discretamente semplice ed il linguaggio per nulla complesso.
L’opera era stata originariamente intitolata Melancholia, termine che a sua volta trae origine dal greco melancholía, composto di mélas, mélanos (nero), e cholé (bile), quindi bile nera, uno dei quattro umori dalle cui combinazioni dipendono, secondo la medicina greca e romana, il carattere e gli stati d'animo delle persone. Di per sé quindi ciascuno dei quattro umori non costituisce una malattia ma un loro squilibrio può però esserne la causa fino a degenerare nella morte. Altro indizio per comprendere i temi trattati dall’autore che ha comunque il merito d’essere riuscito a preconizzare disturbi di cui la società odierna pullula e che uniscono la sfera psichica a quella esplicitamente somatica.
In seguito, nell’ultima edizione del 1938, il testo assume il titolo definitivo ed attuale; si presume perché più appropriato, e verrebbe da farci una battutina ma è meglio proseguire spediti.

Eccolo qui il nostro protagonista: Antoine Roquetin, un intellettuale che, per completare le sue ricerche storico biografiche sul libertino Marchese di Rollebon, si trasferisce a Bouville dove sperimenterà per la prima volta la Nausea, riportando tutto minuziosamente in una sorta di diario.

Ciò che salta agli occhi è l’odio di Antoine nei confronti dell’ambiente convenzionale ed ermeticamente chiuso della piccola borghesia di provincia, “questi imbecilli” che escono con aria sicura dagli uffici,“dopo la giornata di lavoro, e guardano le case e le piazze con aria soddisfatta, pensano che é la loro città, una bella città borghese e non hanno paura, si sentono a casa propria…”. (Non se ne voglia chi uscendo ogni giorno dall’ufficio fa la stessa identica cosa! Oppure se la prenda con Sartre e faccia un approfondimento sul concetto borghese dell’epoca.)
Da questo senso di assoluta estraneità e di profonda solitidine, scaturisce uno strano e vacuo sentore del mondo circostante, oggetti inclusi. E Antoine scrive: “M’è accaduto qualcosa, non posso più dubitarne. È sorta in me come una malattia, non come una certezza ordinaria, non come un’evidenza. Si è insinuata subdolamente, a poco a poco (…). Una volta installata non s’è più mossa. (Ed) ecco che ora si espande”. È la Nausea, nient’ altro che lo stato fisico ed il sentimento derivante dalla scoperta dell'essenziale assurdità e contingenza della realtà.
Il mondo non ha un senso, così come non ha un senso l'esistenza, e questo provoca la nausea, un disgusto di tutto: oltre che degli uomini, buffi manichini inautentici, anche delle cose che sono gratuite e ingiustificabili.
Insomma, è inutile perdersi e vagare per le strade, analizzare ogni singolo oggetto, sfogarsi sessualmente con la proprietaria della locanda, osservare i movimenti ed ascoltare i discorsi altrui: il mondo straripa di nullità e tale nullità è insita nelle cose stesse e non nel sentire dell’uomo. Per fare un esercizio alla Roquetin, basterebbe ad esempio stringere in mano un bicchiere ed accorgersi che quel bicchiere abita semplicemente la mano, non ha un suo reale senso o una necessità d’esistere, non possiede di natura tutta l’importanza che le persone gli attribuiscono, non crea un collegamento tra il segno ed il significato.
A questo punto della storia, molti abbandonano (e sono perdonati!). Altri (io almeno ci ho provato) si aggrappano alla speranza che la salvezza risieda in Anny, l’amata del protagonista dedita ai “momenti perfetti”, ovvero alla costruzione di quegli istanti che danno un senso alla vita.
I due si incontrano dopo ben quattro anni di assenza in una camera d’albergo, ma vana è la fiducia che Antoine ed il lettore riponevano nella donna per la “guarigione” dalla “malattia”. Sfortunatamente, in quanto Dio li fa e poi li accoppia, pure Anny ha infine scoperto la vacuità e la Nausea, non c’è più nulla da dire né da prendere.
E allora?
Allora, il vero segreto sta forse in quella canzone che Antoine ascolta ancora una volta in una delle sue ultime serate a Bouvelle, una canzone che lo fa “soffrire a tempo” (finalmente!), una canzone che gli si rivela come la salvezza di colei che la canta.
Ecco la via d’uscita, dunque: vivere la vita, piuttosto che raccontarsela, senza sperperarla in vani ricordi e ponendosi un progetto che può essere una canzone o qualsiasi altro fine.

Abbiamo sudato sette camicie ma alla fine ce l’abbiamo fatta: il messaggio che lasci, Roquetin, non è per nulla nauseante. E la lettura, nel complesso, è un vero concentrato di spunti per interessanti riflessioni ed una vasta gamma di approfondimenti che mai nessuna recensione o commento potranno in qualche modo sostituire.
Io fondo, non diceva così la canzone?
“… Some of these days
Yuoll’ll miss me honey…”

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
120
Segnala questa recensione ad un moderatore
La nausea 2011-02-02 10:12:34 ODonnoly
Voto medio 
 
3.8
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
3.0
ODonnoly Opinione inserita da ODonnoly    02 Febbraio, 2011
Top 500 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Formativo

Non un libro "facile".
Condivido solo in parte il pensiero di Sartre ma, qualsiasi libro che stimoli la riflessione è ben accetto nella mia libreria.
Probabilmente tutti prima o poi sperimentiamo quella che Sartre definisce "la nausea", e proprio per questo motivo che secondo me è un libro che va letto.
Rimane comunque un pilastro della filosofia esistenzialista e indubbiamente uno di quei libri che io definisco "formativi" .

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
90
Segnala questa recensione ad un moderatore
La nausea 2009-09-15 23:03:02 andrea
Voto medio 
 
4.0
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
4.0
Opinione inserita da andrea    16 Settembre, 2009

DA LEGGERE!

"La nausea è rimasta laggiù,nella luce gialla. Sono felice, questo freddo è così puro, così pura è questa notte..."

Uno dei più bei libri che abbia letto.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
L'insostenibile leggerezza dell'essere.
Trovi utile questa opinione? 
13
Segnala questa recensione ad un moderatore
La nausea 2009-04-06 15:07:54 ELISA E LA BETTA
Voto medio 
 
1.0
Stile 
 
1.0
Contenuto 
 
1.0
Piacevolezza 
 
1.0
ELISA E LA BETTA Opinione inserita da ELISA E LA BETTA    06 Aprile, 2009
Top 100 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

RAGAZZI CHE NAUSEA!

Al protagonista del libro ogni cosa che incontra sul suo tragitto fa venire la nausea. La strada, nausea! Il caffé: nausea! Lo specchio: nausea! Un passante: nausea.

Alla fine del libro ero disgustata, probabilmente lo scopo dell'autore era di far venire la nausea a chi intraprendeva l'azione biblica di leggere il suo libro.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
no
Trovi utile questa opinione? 
13
Segnala questa recensione ad un moderatore