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La nausea
 
La nausea 2011-07-17 10:15:06 R๏гy.o°
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R๏гy.o° Opinione inserita da R๏гy.o°    17 Luglio, 2011
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La nausea del mondo e degli altri

Ma questo libro l'ho scritto io e parlo di qualcuno che mi assomiglia, o l'ha scritto qualcuno che mi assomiglia e parla di me? Il confine è labile.
“La nausea” non è di certo il classico romanzo: nonostante sia un diario, non v’è una trama vera e propria. Il protagonista è l’antieroe per eccellenza: Antonio Roquentin, un intellettuale, uno scansafatiche, uno scrittore, un debole, un artista, chissà. E come si fatica a descrivere il protagonista, così non si potranno leggere lucidamente i fatti all’interno del libro: una volta iniziata la lettura, questo libro catapulterà il lettore in un vortice di riflessioni filosofiche che gli sconvolgeranno l’esistenza. Come a dire, leggi “La nausea” e non sarai più lo stesso.
Io ho finito di leggere “La nausea” da un paio d’ore e mi ritrovo ancora all’interno di questo vortice senza fine. Mi gira la testa, mi sento in colpa. Mi sembra di impazzire ma al contempo tiro un sospiro di sollievo, perché qualcuno forse comprende le mie sensazioni. Mi sento meno sola, ecco.
Antonio non è un eremita né un misantropo, eppure non riesce a inserirsi nella società borghese –ch’egli ritiene senza ragione di vivere – come tutti gli altri. Già, gli altri; Antonio ci riflette su e... più vorrebbe essere normale, condividere pensieri scialbi e condurre una vita insulsa, più ripugna questa omologazione che lo porta ad avere una totale sensazione di non-appartenenza al genere umano. “Mi sembra di appartenere ad un'altra specie. Escono dagli uffici, dopo la giornata di lavoro, guardano le case e le piazze con aria soddisfatta, pensano che é la loro città, una bella città borghese. Non hanno paura, si sentono a casa propria. Che imbecilli. Mi ripugna pensare che sto per rivedere le loro facce solide e rassicurate “.
E’ la nausea che lo spinge a sentirsi in qualche modo diverso, una sensazione che deriva dalla sensazione che la vita, essendo assurdamente vuota, è priva di un senso vero e proprio. E così vive la sua solitudine senza paura, riflettendo sull'inutilità dell'esistenza e lasciando una sorta di positiva percezione di un lontano coraggio che alla fine trova anch’egli il modo di possedere, il coraggio di vivere la propria vita.

Per quanto mi riguarda, questo libro è dovuto diventare il mio preferito: m’ha cambiata, rasserenata, incuriosita, terrorizzata. E se ha fatto tutto ciò, allora è il migliore libro che sia stato mai scritto.

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Commenti

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Piccola curiosità, dato che anche io ho letto il libro e che lo stesso si presta ad interpretazioni del tutto soggettive (ma non troppo) : secondo te, in quale elemento il protagonista ri-trova "il coraggio di vivere la propria vita"? :))
In risposta ad un precedente commento
R๏гy.o°
18 Luglio, 2011
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Quando Antonio decide di dedicarsi all'Arte, è qui che secondo me ha trovato il coraggio di non cedere alla nausea della mera esistenza fine a se stessa.
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