Orbital Orbital

Orbital

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Sei astronauti viaggiano in orbita attorno alla terra, nell'ultima missione da compiere a bordo della stazione spaziale prima che venga smantellata. Vengono dall'America, dalla Russia, dall'Italia, dalla Gran Bretagna e dal Giappone, e hanno lasciato le loro vite dietro di sé per osservare la terra muoversi sotto di loro. Li vediamo nei brevi momenti di intimità in cui ricevono notizie da casa, contemplano le loro foto, preparano pasti disidratati, dormono a mezz'aria in assenza di gravità. E soprattutto, siamo con loro mentre studiano il silenzioso pianeta blu, su cui scorre intensa la vita da cui sono esclusi. Orbital è un'elegia alla bellezza dell'universo e del nostro pianeta, una fotografia nitida e luminosa delle relazioni tra esseri umani in cerca di salvezza.



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Orbital 2026-07-21 17:15:52 mariaangela
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mariaangela Opinione inserita da mariaangela    21 Luglio, 2026
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Fluttuare in orbita

Con questo romanzo del 2023 la scrittrice britannica Samantha Harvey ha vinto il prestigioso Booker Prize 2024.

Definirlo romanzo è riduttivo: assistiamo alle riflessioni dei sei cervelli in orbita: Nell, Chie, Roman, Pietro, Anton, Shaun, di nazionalità diverse.
Ruotano in orbita sospesi sopra la Terra in una H di metallo "fronte contro fianco contro mano contro tallone, girando insieme."
Ciò che più mi suggestiona è l'immensità e la meraviglia di ciò che dall'orbita vivono e vedono. Immensità della Terra che a noi sulla Terra sfugge. Non ci chiediamo davvero tutta questa bellezza da dove arriva, quanta vita avrà, cosa ciascuno di noi può fare ogni giorno per salvaguardarla.

Tante piccole curiosità trovano risposte grazie alle immagini degli astronauti che vivono a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Li osserviamo e ascoltiamo nel loro racconto, mentre sono già altrove e poi ancora altrove...un continuo movimento che significa vedere l'Italia e dopo un istante la Russia che è già sparita per dar spazio a un altro continente. In un passaggio continuo e infinito.

Solo ripetendosi ad ogni risveglio
"questa è la mattina del nuovo giorno" è possibile mantenere un equilibrio nel tempo, ma intanto in questo nuovo giorno si susseguono in un attimo "cinque continenti, autunno e primavera, ghiacciai e deserti, natura selvaggia e zone di guerra."
Il mattino che arriva ogni novanta minuti.

Rifletto che non ho mai pensato a come si preparano corpo e muscoli al ritorno, letteralmente, con i piedi per terra.
Ginnastica tutti i giorni, "due ore in cui i loro corpi non stanno sospesi ma sono costretti a rispettare la gravità", necessaria per non subire un crollo fisico.

La famiglia cambia, in questa missione famiglia sono gli astronauti con cui condividono spazi, a cui non devi chiedere né spiegare nulla: perché fluttuano con te, loro lo sanno.

Quanto può apparire superfluo il superfluo, vedi casa e rivedi "un ninnolo, un tappeto." Lontani anni luce.

Giornate non fatte di ventiquattro ora ma continuare a ripetersi che si, sono di ventiquattro ore e nel frattempo si sono già susseguiti giorni e notti nuove.

I compiti definiti ogni istante al millimetro, sentirsi fondamentale e dipendente dagli altri, la necessità di non invadere lo spazio nonostante il si toccarsi inevitabilmente continuamente.
Ciò che erano prima di fluttuare insieme non conta, non esiste più. Esiste ciò che ciascuno rappresenta per gli altri.

I sei astronauti rappresentano miliardi di persone e tutti insieme la razza umana.

Quanti sono i momenti che vorranno ricordare? Tanti, troppi.

Passeggiare nello spazio e avere la sensazione di cadere. Uscire dalla camera di equilibrio e vedere solo stazione spaziale e Terra, una Terra che rotola a tutta velocità, che non sembra solida ma fluida.
Essere fuori, nulla come riparo se non "una tuta spaziale piena di refrigerante per respingere il calore del Sole. Solo una tuta spaziale un pezzo di corda e la sua fragile di vita. Solo i piedi che dondolano sopra un continente, il sinistro che oscura la Francia, il destro la Germania. Il guanto della mano destra che copre la Cina occidentale."

Quello che a me terrorizza al solo pensiero della perdita dei riferimenti conosciuti realizza il sogno, l'abnegazione, una vita dedicata a questo momento per chi ha dato tutto ciò che poteva per essere lì.
È forse è proprio questa la parte di racconto che più mi affascina. La loro psicologia, la loro forza indescrivibile non solo fisica.

Ci sono le visioni della Terra da una "angolazione" inimmaginabile per noi che leggiamo, ci sono le riflessioni di chi questa esperienza unica la sta' vivendo, e poi ci sono i paesaggi che riusciamo a vedere con il nostro viaggio della mente.

È l'immensità dello spazio e la fragilità della condizione umana.

E sei persone che dovrebbero essere come me.
Dovrebbero.
Perché sono lontane anni luce. E non in senso metaforico.

Buone prossime letture.

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Orbital 2025-03-30 13:40:09 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    30 Marzo, 2025
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Orbite lontane

«La Terra è una madre che aspetta il ritorno dei suoi figli, pieni di storie, di estasi, di nostalgia. Le loro ossa sono un po’ meno dense, le loro membra un po’ più sottili. Negli occhi tante visioni difficili da raccontare.»

“Orbital” di Samantha Harvey è il romanzo vincitore del Booker Prize 2024 ed è la storia di sei astronauti provenienti da diversi paesi tra i quali America, Russia, Italia, Gran Bretagna e Giappone. Questi ultimi orbitano attorno alla Terra nella loro ultima missione. Si trovano infatti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, questa è destinata a breve ad essere smantellata. È in questo contesto che osservano e riflettono sulle loro vite, viste da lontano, viste da sopra a sotto. La loro è una quotidianità sospesa, non solo senza tempo ma anche senza gravità.
Il lettore tra queste pagine scopre della loro intimità, della loro vita, delle loro abitudini. Li osserva mentre sfogliano foto, mentre si cibano di pasti disidratati, mentre giocano e scherzano sulla toilette suddivisa per nazione. Si abbandonano ancora al sonno nel fluttuare di un ambiente senza gravità.
E insieme a loro li accompagna con lo sguardo, uno sguardo sempre rivolto al pianeta Blu. Uno sguardo che sa di malinconia ma anche di appartenenza perché per loro quella realtà e ciò che davvero è. È questo ciò che più li caratterizza e li rende vivi. Gli manca la Terra ma non potrebbero vivere senza lo spazio.

«Chie gli strizza l’occhio. Dai Pietro, cosa faresti?
Me ne starei lì disteso, dice Pietro. A sognare lo spazio»

L’autrice scrive un testo che non è solo un romanzo, che non è solo fan fiction. Ella gioca su quel contrasto che è dato dallo spazio infinito, dalla fragilità di un mondo che non ha confini ma che al contempo ne ha.
Gli astronauti sono persone addestrate a quella vita, all’immensità. Sanno che una volta nello spazio ne saranno travolti perché consapevoli di quanto di fatto piccoli. E come noi sappiamo che loro sono lì, loro sanno che noi siamo qui (anche se non possono metterci a fuoco).
Distanza e percezione, immensità e temporaneità, sono due dei grandi temi presenti in “Orbital”. Ma come cambia la comprensione dell’io quando quest’ultimo si scontra con l’immensità del cosmo? Qual è il rapporto che si instaura con il nostro pianeta? Cosa significa essere sospesi tra due mondi?

«Che la corsa della tua vita passi in un batter d’occhio, proprio come il cervello che invecchiando rallenta tanto da far sembrare tutto più veloce.»

Eh sì, perché seppur fisicamente lontani, con la mente sono vicini. Un senso di appartenenza che si scontra con una dimensione che è magnetica nella sua sospensione atemporale.
“Orbital” di Samantha Harvey non è solo l’esplorazione del cosmo, è prima di tutto l’esplorazione di noi stessi, del nostro animo, del nostro essere. Il tutto è raccontato per mezzo di un luogo che fa parte dei sogni e dell’immaginazione di tutti noi. Perché tutti, almeno una volta, alzando gli occhi al cielo ci siamo chiesti “chissà com’è, chissà cosa c’è”. Perché tutti, almeno una volta, abbiamo immaginato di fluttuare nel cosmo. Ed è così che capiamo anche che il nostro modo di pensare e sentire può essere diverso dal nostro modo di pensare e sentire nel quotidiano. Siamo nel nulla, sospesi nel vuoto ma dentro siamo pieni.

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