Il tribunale delle anime
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Donato Carrisi è nato nel 1973 a Martina Franca (Ta). Si è laureato in Giurisprudenza con una tesi su Luigi Chiatti, il «mostro di Foligno», per poi seguire i corsi di specializzazione in criminologia e scienza del comportamento. Nel 1999 ha iniziato l’attività di sceneggiatore per cinema e televisione. Fra le altre, ha scritto la sceneggiatura di Nassiriya – Prima della fine per Canale 5 ed è autore di soggetto e sceneggiatura della miniserie thriller Era mio fratello per Rai 1. E' una firma del Corriere della Sera.
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Opinioni inserite: 26
luce e tenebre
Libro vendutissimo, libro apprezzatissimo dai più, libro recensitissimo (… mamma ho finito gli issimo….) e in finale libro regalatemi dal suocero… che tra le altre cose non gli è piaciuto moltissimo.. (chissà perché lo da a me!?) beh sono curioso e lo leggo: la prima cosa che devo dire è che non è facile fare un riassunto della storia senza mettere almeno uno spot (quindi avverto eventuali lettori di queste righe).
In una Roma alquanto buia, segreta e molto cupa una ragazza scompare nel nulla: due uomini ma soprattutto tal Marcus indagano. E’ un personaggio da subito strano, un super-mega investigatore che sembra guidato un istinto ‘superiore ‘, è un osservatore specializzato nel trovare le ‘anomalie’ nelle scene del crimine e quindi ad analizzarle per trovare il male che le ha generate: ma non è un poliziotto…. Sempre a Roma un report sembra suicidarsi gettandosi da un palazzo in costruzione, la moglie, brillante investigatore milanese decide di indagare per conto proprio: i destini dei due si incroceranno tra serial killer, strani personaggi che ‘rapiscono identità altri’, preti e … la chiesa… In verità credo che i veri protagonisti (ATTENZIONE SPOT) del libro siano i ’penitenzieri’ argomento che mi ha un poco affascinato e che non conoscevo: Marcus è un personaggio accattivante quasi irresistibile per modi di agire e di pensare e lo sono anche gli atri (…clemente…Sherman…). La storia è un intreccio molto abile di tutto questo un pizzico di thriller, un pizzico di giallo, un pizzico di chiesa . un pizzico di paranormale: il tutto per raccontare l’eterna rivalità tra bene e male e rispondere a domande difficili (quanto ‘l’idea del male’ può trasformare un uomo normale … quanto il male può generare bene e soprattutto viceversa… pensate a un fatto punitivo preventivo che evita tragedie ben peggiori) ma che credo sia difficile rispondere con un libro come questo e senza scendere nella filosofia. Lettura molto scorrevole, ho trovato il libro per certi versi affascinate: non si tratta di un libro ‘danbrowniano’, secondo il mio modesto parere, certo quando di mezzo c’è la chiesa è facile cadere in fantasie spacciate per realtà. Credo sia un buon thriller e tale deve rimanere (e vabbè se se sparatorie in chiesa in centro a Roma sono prive di realtà…. Il realismo a volte è controproducente sulla leggibilità e scorrevolezza). Libro consigliato, un buonissimo svago.
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Un bel libro che ne ricorda però altri
Ho appena finito questo libro e prima di cimentarmi nella sua recensione mi sono voluto leggere, apprezzandole molto, le 24 recensioni degli amici che mi hanno preceduto.
Mi ha molto colpito trovare osservazioni che avevo già deciso di inserire anch'io e anche il riscontrare pareri ora entusiastici ora sensibilmente critici rafforza la mia idea circa la compresenza di pregi e ( piccole? ) pecche in questo romanzo.
I due miei concetti che ho ritrovato tra gli interventi altrui sono "danbrowniano" e "cinematografico".
"Cinematografico" perché la trama si sviluppa secondo modalità che mi hanno continuamente dato l'impressione di un incedere più da grande schermo che da carta stampata. Il meccanismo narrativo mi ha suggerito una tecnica davvero diversa da quella usuale: dipende dal fatto che Carrisi nasce come sceneggiatore? Penso proprio di sì. Per quanto mi riguarda, continuo a preferire la sensazione che mi dà un libro "che sa di libro" anziché di DVD.
"Danbrowniano" perché la combinazione Chiesa/giallo/caccia al "tesoro" non può non farcelo venire in mente. E' un fatto positivo? Per me no, sarebbe stato meglio se ci fosse venuto spontaneo definirlo "carrisiano".
Aggiungo un altro aggettivo? "Dariargentiano" ( e quindi il "cinematografico" viene ulteriormente rafforzato ): certe sequenze mi hanno rimandato immediatamente al modus operandi del famoso regista, cosa che non mi era mai capitata prima.
Mi levo il cappello dinanzi alle capacità dell'autore. Fantasia, tensione, capacità descrittiva, definizione dei personaggi e caratterizzazione della loro personalità meritano fior di complimenti e glieli faccio ben volentieri: però, per avere una bella tripletta di 5 avrei voluto un'opera che sapesse più di lui e meno di altri, che portasse impressa una sua impronta inconfondibile e unica anzichè la sensazione che i nomi di Dan Brown e Dario Argento non starebbero poi così male in un'ipotetica pagina dei credits.
C'è anche dell'altro che non mi torna del tutto ma è inutile stare a sviscerare troppo questo libro perché altrimenti si rischia di fargli un torto: è molto godibile, scorre via che è un piacere e non resterà tanti giorni sul comodino del lettore.
Un bravo a Carrisi con l'augurio che presto diventi un "bravissimo".
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Ultimo aggiornamento: 28 Marzo, 2013
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IL FINALE... QUESTO SCONOSCIUTO
Un buon thriller questo romanzo, con un titolo dal sapore esoterico che in realtà non ha.
Il titolo è un riferimento all’io cosciente di noi stessi, “cogito ergo sum” e quindi la domanda che ci poniamo è : Il male dove risiede nel corpo, nell’anima o nel identità dell’ individuo che commette il crimine ? ecco questo thriller potrebbe essere letto con questa domanda nella testa ed è questa la domanda che mi ha accompagnato, assieme ai tre originalissimi protagonisti che devono guardarsi nell’ anima per scoprire dove risiede il male a cui danno la caccia,per portarli cosi verso la risoluzione dei casi su cui stanno indagando e che difficilmente possono essere perdonati con leggerezza.(capisco che questa mia affermazione sembri un po’ contorta, ma leggendo il libro capirete il motivo)
Il romanzo si svolge in una Roma diafana, senza un minimo di colore. Avvolta da un mistero secolare, al centro del’eterna lotta tra bene e male… ma saranno poi realmente in lotta ?
La storia che Carrisi ci racconta viene da lontano, dalla notte dei tempi, da quando l’uomo prese coscienza di se, abbracciando con questa sua evoluzione il male il bene e ... quella sottile linea grigia che separa i due elementi, Yin e Yang ma li unisce e li vincola in modo indissolubile fondendoli e dando vita ad un crepuscolo dove il bianco e il nero si sostituiscono l’uno all’altro senza soluzione di continuità.
[…]«C’è un luogo in cui il mondo della luce incontra quello delle tenebre. È lì che avviene ogni cosa: nella terra delle ombre, dove tutto è rarefatto, confuso, incerto. Noi siamo i guardiani posti a difesa di quel confine. Ma ogni tanto qualcosa riesce a passare... Il mio compito è ricacciarlo indietro.» […]
Autore dal linguaggio semplice,immediato e coinvolgente, ma come già nella precedente occasione incapace di creare un finale forte e credibile. Non tanto nel suo epilogo che, anzi, è strutturato sicuramente meglio della precedente fatica ed esalta la trama nello specifico, ma nei fatti che conducono alla fine: Purtroppo anche qui sono rimasto deluso dai buchi narrativi e dalla mancanza di realismo dato nelle ultime 100 pagine ( sono convinto che una sparatoria in luoghi pubblici, difficilmente passi inosservata, e ancor di più in strutture pubbliche presidiate: questo per dare un esempio concreto e non buttare li un impressione). Non è che un romanzo di fantasia debba essere particolarmente realistico, ma sicuramente quanto più è possibile essere coerente e credibile,in particolare quando realtà e fantasia devono coesistere al interno dello stesso contesto.
Per concludere:
Una storia dalla trama affascinante,suggestiva e coinvolgente, che da qualche spunto per chi lo vorrà a soffermarsi a pensare sulla vera natura del bene e del male, ma un finale poco credibile che si compensa in parte con un epilogo all’ultimo respiro.
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bello bello bello
bellissimo semplicemente bellissimo, e lo voglio ripetere
carrisi non ha deluso dopo il capolavoro del suggeritore.
ho trovato estremamente interessante il tema trattato, per me nuovo, non avevo mai sentito parlare dei penitenzieri, per cui ti trascina in un mondo nuovo e misterioso ma molto affascinante.
aspetto con ansia un altro thriller di questo grande autore che con orgoglio possiamo dire finalmente un italiano!
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Ultimo aggiornamento: 10 Febbraio, 2013
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Il segreto di Carrisi
Carrisi non si smentisce! Lo stile è quello del precedente romanzo, facilmente scomponibile ma di effetto. Una serie di personaggi, dapprima sconosciuti tra di loro che si uniscono lungo la vicenda per mettere insieme i vari tasselli del puzzle, ognuno porta il proprio. Carrisi si focalizza per poche pagine su di un singolo, lasciando il lettore ogni volta ad un passo da una nuova scoperta e poi... Poi passa ad un altro ripetendo lo stesso procedimento. Insomma una suspense continua.
Particolari sono i suoi personaggi ovviamente attinti dal suo percorso di studi sul comportamento e sulla criminologia. Ci mette sempre un dettaglio che noi lettori non ci immagineremo mai.
Una volta svolta la matassa di situazioni il romanzo diventa un thriller classico, nulla di speciale ma intanto sa come tenerti sulle spine.
Molto carine alcune riflessioni sul tema della morte e sull'indole umana.
Si nasce malvagi o lo si diventa?
Non ha grandissimi temi, lo consiglio se si vuol leggere qualcosa di "leggero" a livello tematico ma comunque piacevole.
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Tanta carne al fuoco
Mi è difficile esprimere un parere su questo thriller, perchè durante la lettura ho cambiato più volte prospettiva. Nella prima parte mi ha entusiasmato, soprattutto col personaggio di Marcus, addestrato a riconoscere le anomalie, minuscoli strappi nella trama della normalità. Poi mi è sembrato che la trama perdesse un pò smalto per poi riprendere tono e vigore nelle due figure femminili di Lara e Sandra. Lara riesce a conquistarti, anche senza conoscerla. Di Sandra ti innamori proprio, perchè comprendi quanto la sofferenza indebolisce e rende fragili. L'impressione generale di questa trama, scandita dal tempo, è che ci siano troppi fatti, troppa carne al fuoco, come se l'autore avesse voluto mettere in uno stesso libro tutte le sue idee. Per questo non mi ha convinto del tutto.
UN KILLER FORTUNATO
Lettura piacevole ma nulla di incredibile. Anche in questo secondo romanzo, Carrisi crea una trama complicatissima costruita tutta sulle coincidenze. Il "cattivo" è cattivissimo e trascina i protagonisti in una storia che lui aveva già previsto nei minimi dettagli. In pratica ci ritroviamo a leggere le avventure di vari personaggi che, magicamente, seguono i piani improbabili di un burattinaio geniale che (ovviamente) si rivela solo alla fine. Come thriller non è niente male: divertente e piacevole... ma la storia e troppo irreale.
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Ultimo aggiornamento: 30 Mag, 2012
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Mi tiene sveglia fino all'alba
Non parlo della trama perchè è stato scritto di tutto e di più, vorrei solo lasciare la mia impressione. Difficilmente leggo autori contemporanei italiani, non li trovo all'altezza di un pubblico abituato a leggere thriller internazionali e best seller. Gli autori italiani del genere restano chiusi nei loro confini nazionali e nelle loro credenze "di paese", ma Donato Carrisi, Donato amor mio, mi tiene sveglia fino all'alba. Lo ha fatto con il Suggeritore e lo ha fatto anche con il Tribunale delle anime. I temi trattati sono davvero molto interessanti, svelano una parte di storia a noi sconosciuta. I personaggi sono completi, ben delineati, ognuno ha una forte personalità e tanti sentimenti ed esperienze da comunicarci. Donato scrive in una maniera davvero coinvolgente: posso solo dire che c'è stato un momento della lettura in cui io ho "provato paura",io mi sono sentita dentro il libro, braccata, nascosta, terrorizzata come stava accadendo al protagonista. Una sensazione stranissima e bellissima. E' un libro davvero bello, e anche meno complesso e contorto del Suggeritore. Consigliatissimo per chi ama la suspance e i finali inaspettati e stupefacenti.
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Il tribunale delle anime
Composito e intricato: sono questi gli aggettivi che più si adattano a questo romanzo, un pluristilismo e una serie di fatti così ampia e complessa da disorientare. Al di là della trama, di cui non parlo per il rischio di svelare alcuni passaggi, è interessante notare alcuni livelli stilistici che rendono il testo molto vario. Si spassa dal thriller puro e ricco di suspense, dominato da frequentissimi colpi di scena (forse troppi e troppo vicini ai romanzi di Dan Brown, che a tratti il romanzo mi ha ricordato), al poliziesco e, soprattutto, l'aspetto psicologico dell'opera, la parte migliore del libro. Carrisi non si limita a raccontare la trama, ma indaga le motivazioni che spingono i personaggi a compiere i gesti, porta in luce strane patologie e con esse gioca, le plasma e le inserisce con grande abilità in un quadro generale esageratamente ingarbugliato. Grazie ai suoi studi sulla criminologia, l’autore porta in luce la mente, la psicologia di un assassino. E fin qui, il romanzo appare interessante, ma ci sono delle questioni che spingono ad essere cauti. Certamente, pesa notevolmente (in negativo) l’ampollosità della trama, i dettagli, le minuziosità e le storie minori che vivono e si sviluppano più o meno compiutamente nel romanzo. Forse ci sono troppi distruttori, troppi fatti secondari che, sì sono ben scritti, ma i quali distolgono l’attenzione da un filone centrale che, spesso forzatamente, si allaccia alle altre vicende. Si arriva ad un punto in cui ci si perde (ma forse sono io che ho prestato poca attenzione), tuttavia il ritmo serrato e costante assuefà il lettore, inevitabilmente. Carrisi è bravo, anzi abilissimo, nel depistare, nel creare ipotesi false, e, ammetto, avevo pensato un finale totalmente diverso (e meno avvincente) di quello del libro. Quello che però distingue il romanzo è l’attenta costruzione della trama, sì intricatissima, ma con basi culturali abbastanza solide, sullo splendido sfondo di luoghi semisconosciuti di Roma. Interessante il mondo dei “penitenzieri” , certamente poco conosciuto. I personaggi sono ben delineati, con un notevole spessore psicologico ed è estremamente coinvolgente (o masochista) immergersi nella mente di assassini e di persone sconvolte da drammi interiori. Nessuno viene condannato in termini assoluti, ma si cerca, con grande efficacia, di fornire spiegazioni e di non fermarsi all’apparenza. Una cosa mi è rimasta impressa: la protagonista, Sandra, ha un rapporto particolare con le case e segue tre regole che ora non svelo, ma è incredibile come queste norme si possano applicare ai volti, all’aspetto, perché sì non basta l’esteriorità, ma il corpo porta i segni indelebili delle azioni. Insomma, un bel thriller, molto (troppo) ragionato, ricco di colpi di scena, ma non fine a se stesso, il rischio più grande che si corre nello scrivere questo genere di romanzi. E tutti i difetti del testo, seppur evidenti a livello della disorientante trama, vengono adombrati da sottili riflessioni e indagini psicologiche, che divengono un motivo imprescindibile per la lettura del romanzo. Sarà che la mente umana mi ha sempre affascinato, per la sua impenetrabilità e complessità, e forse, perché, conoscere meglio la psiche è una conoscenza, indiretta di sé. Letteralmente camaleontico.
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Il tribunale delle coincidenze
Ho appena finito di leggere Il tribunale delle anime, di Donato Carrisi. Bella storia, probabilmente troppo complicata. E' difficile parlarne senza svelare troppo, ma qualcosa posso dirla, dato che se ne parla nelle prime venti pagine del romanzo. Il protagonista... beh, uno dei protagonisti dato che ce ne sono almeno 2-3 a potersi fregiare del titolo, è un prete particolare. Nel senso che fa parte di una specie di società segreta interna alla Chiesa, composta da investigatori che - sulla base delle confessioni - studiano delitti del passato... questo personaggio si incrocia a un fotografo morto in circostanze misteriose, a uno o più serial killer, a un sacco di gente diversa che per un concerto di coincidenze compie una serie di scelte, spesso molto difficili da giustificare... secondo me, un autore emergente che presentasse una storia del genere (ben scritta, per carità) verrebbe preso a pesci in faccia dalle case editrici, sommerso dalle risate sulla credibilità... insomma, leggete questo libro, perchè è avvincente. Ma non lo rileggete, perchè a mio avviso si vedrebbero "i fili" che fanno volare i modellini.
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Ultimo aggiornamento: 01 Marzo, 2012
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Bel thriller
Roma, una giovane poliziotta indaga sulla strana morte del marito fotoreporter, una misteriosa organizzazione interna al Vaticano, la Penitenzieria Apostolica, cerca di liberare una ragazza rapita e nascosta da un serial killer. Su un piano temporale diverso un "cacciatore" segue la sua prossima vittima e in un luogo lontano succedono cose strane ai limiti di ciò che è scientificamente spiegabile. Tanta carne al fuoco che potrebbe fare semplicemenete fumo e basta ma Carrisi è davvero bravo a tenere lontani i vari piani narrativi per poi riunirli con grande ingegno senza smarrire il lettore, anzi , costruendo una storia avvincente e ben articolata che alla fine chiarisce tutto o quasi. Anche i personaggi sono ben caratterizzati , qualcuno semplicemente sfumato perchè ...lo scoprirete solo leggendo.
Unico appunto su una cosa decisamente improbabile: i componenti della Penitenzieria Apostolica, essendo comunque dei preti, mi sembrano troppo tipo "Mission Impossible" , è mancato solo il turpiloquio e poi ne avrebbero fatte di ogni...
Comunque un ottimo thriller , sicuramente migliore del precedente lavoro di Carrisi.
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un bel libro formato puzzle
Sandra Villa lavora per la polizia scientifica di Milano, si occupa di scattare fotografie slle scene dei delitti, il suo occhio, attraverso l'obiettivo ha la particolare abilità di scorgere particolari che ad altri sfuggono.
Sandra ha 29 anni, è dapochi mesi vedova, il marito David, fotoreporter feelance, è stato ritrovato a Roma, caduto da un edificio in costruzione.
David aveva detto a Sandra di essere ad Oslo, perchè?
David ha lasciato solo un bagaglio carico di vestiti e le sue due macchine fotografiche. Dei semplici indizi che porteranno Sandra e la sua sete di vendetta ad investigare privatamente sul caso.
Marcus ha un dono. Saper scorgere nei luoghi e nelle persone i lati più misteriosi ed intimi, sa trovare quelle anomalie che fanno diventare l'insignificante, saliente.
Marcus ha avuto un incidente pochi anni fa a Praga, si ricorda poco: un amico, una sparatoria ed ogni notte aggiunge qualche tassello alla scena.Gli rimangono quindi un'amnesia, una vistosa ciccatrice sulla tempia ed il dono descritto prima che sembra accompagnarlo da sempre.
Della sua riabilitazione se ne occupa il misterioso Clemente, che sembra conoscere tratti del passato di Marcus.
Shalber è un poliziotto dell'Interpool, chiaro accento tedesco, una moglie scappata ed una figlia piccola che vede poco. Dedito al lavoro, ha un fiuto sensazionale per le bugie.
Questi personaggi si ritrovano intricati in una fitta ragnatela di un killer seriale il cui corpo è stato da poco ritrovato in fin di vita nel proprio appartamento, il caso vuole che sull'ambulanza la dottoressa di turno sia la sorella di una delle vittime.
Ma, mentre il killer è in coma, manca all'appello la sua ultima possibile vittima: la studentessa e futura architetta.
Non c'è che dire, un romanzo intricato e ben congeniato, non ho ancora letto "Il Suggeritore" ma, ho trovato molto ricercato e ben scritto lo stile di Carrisi: un autore che non conoscevo ma che mi ha catturato in poche pagine.
Scusate la mia grossolana metafora ma, ho trovato questo thriller psicologico come un puzzle di quelli da 10000 pezzi, dove è facile perdersi nel particolari, dove ci si sente quasi più piccoli di alcuni pezzettini di esso che, con la loro semplicità e similitudine agli altri sembrano essere più intelligenti di te che lo stai componendo con il massimo sforzo celebrale; alla fine però il risultato è bellissimo, e l'opera risulta un capolavoro da appendere all'istante!
Non so se ho resol'idea, ma a volte sembreranno paradossali alcuni tratti, alcune intuizioni od indizi risolti in quattro e quattr'otto dai protagonisti ma, nel complesso direi un grandissimo libro!
COnsiglaitissimo!!
Buona lettura!
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sorprendente
Ho trovato davvero sorprendente l'esistenza dei Penitenzieri, una realtà di cui non avevo alcuna idea, e solo per questo sono grata all'autore che è riuscito a farmi riflettere su qualcosa che non sonoscevo.
Interessanti anche le idee sulle conseguenze del male, e dell'inevitabilità ed ineluttabilità di questo, nel mescolarsi ad esso.
Scritto bene, lineare, bello il finale, in grado di far ripercorrere tutta la storia da un altro punto di vista
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un viaggio nella Roma dei misteri
Certamente un libro che non può mancare nella libreria degli amanti dei thriller scritti veramente bene.
Un susseguirsi di colpi di scena capitolo dopo capitolo, una scrittura piacevole e scorrevole.
Davvero un bel libro consigliatissimo agli amanti del genere,aspettiamo il prossimo lavoro sperando che l'autore rimanga fedele a questa linea di scrittura
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Matrioska
Questo libro é come una matrioska, ma al contrario..si parte dal pezzo piccolo per ricostruire, capitolo dopo capitolo, la custodia piú grande. Ogni bambolina é la storia di un assassinio.
Tante storie, una sola grande cornice per tutte: una Roma che sfugge agli occhi dei piú e due magnifici personaggi, che rimangono nella testa e nel cuore.
Armoniosa la scrittura, interessante la struttura temporale del libro e veramente avvincente la storia.
Dopo "il suggeritore" non volevo quasi leggere il secondo libro di Carrisi.
Beh, "il tribunale delle anime" non gli é affatto secondo, se non in ordine di pubblicazione.
La sensazione é la stessa di allora:"E adesso come faccio a leggerne subito un altro cosí?!"
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uno show letterario
Uno show letterario,solo così riesco ad immaginare questo libro,uno show che deve continuare,che non si ferma mai e che mostra i più incredibili colpi di scena che si possano immaginare.Un thriller in cui anche sforzandosi di provare a capire non si riesce ad intuire quelli che saranno i risvolti successivi,un epilogo di asfissiante fascino e suspance ornato da una soave descrizione della capitale italiana e dei posti più sacri e misteriosi che la circondano.
Una piacevolissima lettura che ha come unico inconveniente quello di provocare un'ansia artificiale in attesa del prossimo libro di questo spettacolare scrittore,Donato Carrisi,il cui valore letterario raddoppierà sicuramente dopo quest'ultimo libro.
Leggetelo assolutamente,e occhi bene aperti,non trascurate il minimo dettaglio presente nel testo.
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Ultimo aggiornamento: 26 Dicembre, 2011
Chi è Shalber?
CONTIENE SPOILER
Romanzo decisamente coinvolgente, a conferma del talento espresso nel "Suggeritore", e dove i colpi di scena si intrecciano fino all'ultima pagina; ed è proprio la rivelazione finale che, a mio parere, lascia aperto un punto interrogativo sull'enigmatica figura del funzionario dell'Interpool che nella storia si fa conoscere con il nome di Shalber: come può un prete, se tale effettivamente è, venire meno con tanta disinvoltura al dovere di castità che il suo ministero gli impone? Non mi sorprenderebbe,e francamente lo spero, che ci possa essere un seguito, dove i contorni di questo personaggio potranno essere meglio definiti,e la caccia al trasformista continuare.
Un saluto a tutti.
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IL TRIBUNALE DELLE ANIME
Saper scrivere è un talento e Donato Carrisi ne ha molto. Questa sua seconda “fatica” ne è sicuramente la prova, secondo il mio parare nettamente migliore della prima. Leggendo “il suggeritore” pur piacendomi, ho avuto l’impressione che aveva forse peccato di presunzione, volendo stupire fin troppo i lettori, con soluzioni un po forzate, mentre con “Il tribunale delle anime” mi è sembrato molto più equilibrato, mettendoci le giuste dosi. Perché proprio come in una ricetta di cucina, tutti gli ingredienti devo essere nelle giuste proporzioni ed amalgamati bene per farne un buon piatto.
La scelta di ambientare le vicende in luoghi poco conosciuti, ma altrettanto affascinanti di Roma, hanno contribuito ad accendere la mia curiosità, con la voglia di scoprirli di persona. I personaggi sono tutti particolarmente indovinati e caratterizzati; tutti ugualmente importanti e determinanti nel proseguo della storia. Ogni situazione è descritta in modo particolareggiato, con descrizioni minuziose dello svolgimento dell’’azione, dando l’impressione di vederla con i propri occhi. L’architettura della storia può sembrare inizialmente complessa, ma comunque rimane molto chiara, non facendo mai perdere il filo del racconto. Tuttavia ho notato che è preferibile leggerlo in modo meno spezzettato possibile per apprezzare meglio il suo stile. La suspense è distribuita sapientemente in quasi tutti i capitoli ed è per questo che lo rendono un libro avvincente. Devo ammettere che il “gran finale” mi ha riservato una grossa emozione nello scoprire che……….
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I segreti di Roma
Ci sono legami strani che si creano a prescindere dalle nostre intenzioni. Legami mentali, fantasie, immagini. E per me Marcus, il penitenziere, ha la faccia storta di Forest Withaker e la psicologia intuitiva del suo Sam Cooper. Ed allora non ho potuto non affezionarmi a questa storia, non sono riuscita a non divorare le pagine una a una con la fretta di arrivare alla fine che è tipica dei grandi thriller.
Ma questo non è un grande thriller, è solo buono. Buono come una puntata (o forse due) di Criminal Minds.
E’ un ottimo libro, ma di mestiere, che non aggiunge né toglie nulla alla letteratura di genere. non per questo è meno godibile, sia chiaro. Anzi, è un divertissement assolutamente godibile, che fa incamminare Carrisi verso i grandi.
Piacevole e divertente.
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un romanzo che merita davvero
Quando ho iniziato a leggerlo, le prime 50-70 pagine mi sembravano tante storie divise e sconnesse tra loro, invece poi tutto è cominciato piano piano a quadrare e alla fine ne esce un romanzo così bello e appassionante che quando sono arrivata all'ultima pagina ero dispiaciuta di averlo finito così alla svelta!
Avevo letto anche il Suggeritore, e anche quello mi era piaciuto molto, però credo che in questo si sia superato, oltre a un ottimo thriller c'è anche la parte che riguarda la Penitenziaria Apostolica (di cui anche io ignoravo l'esistenza) che rende la storia ancora più reale e interessante.
Uno dei più bei romanzi che abbia letto recentemente. Lo consiglio vivamente.
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ottimo
un bravo a Carrisi in quanto dopo il l'ottimo "Suggeritore" la tentazione (che altri hanno avuto) di ripetersi è forte invece il Tribunale delle Anime non ha nulla a che vedere con l'altro.Per il resto la storia è bella, avvincente quando entra nel vivo ed esplora un campo (Penitenziaria Apostolica) a me del tutto sconosciuto e particolarmente interessante.Per tutti quelli che avevano criticato la decsrizione dei luoghi nel "Suggeritore" definendola vaga ed approssimativa ecco la risposta: Il tribunale delle Anime sembra ambientato "nei dintorni" in posti conosciuti e quando non lo sono ti stimolano il desiderio di conoscenza...di recarti insomma a vederli.Bravo, bravo e ancora bravo a Donato Carrisi, ora sotto con il prossimo!
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Mea culpa!
Carrisi ha voluto stupirci con effeti speciali e tanti enigmi insoluti. Le anomalie e i dettagli, il perdono e la vendetta, il penitenziere e il trasformista, il profiler e il cacciatore, yin e yang, la Penitenzeria Apostolica e gli angeli e i demoni, il bene il male, Roma eterna e misteriosa ed un tribunale di anime. Praticamente uno zibaldone di eventi e di personaggi avvolti in un mistero che solo il Vaticano conosce e tutela, io non sapevo dell'esistenza della Penitenziaria Apostolica dove sono archiviati i peccati .... mea culpa!
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Ultimo aggiornamento: 26 Settembre, 2011
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Il tribunale delle anime
La storia, in principio, stenta un po' a decollare ma d'improvviso la trama si sviluppa su più fronti, cronache di vicende al presente, flashback e passato, naturalmente il tutto collegato intricatamente come la tela di un ragno.
Mi è parso di leggere, a momenti, un' opera di Dan Brown, in quanto i personaggi sembrava vivessero in una caccia al tesoro (caccia ad un serial killer, gente scomparsa, indizi che conducono ovunque ed in nessun luogo).
Per fortuna la Roma raccontata e descritta non è così paradossale e scontata, anzi sono citate delle location da visitare assolutamente.
La storia tratta, anche in questo caso, di un gruppo parallelo di sacerdoti segreti, i penitenzieri, che forse sarebbero stati più efficaci al romanzo se approfonditi nel loro reclutamento, questo però è un neo assolutamente personale.
L'architettura del romanzo lo rende scprrevole nella lettura grazie ad i suoi capitoli non molto lunghi ma ho trovato sconveniente il saltare dalla storia di un personaggio ad un altro in modo troppo repentino, anche se sicuramente funzionali alla trama.
Il tocco di qualità lo abbiamo indiscutibilmente con il contenuto del libro, grazie alle descrizioni dei luoghi di una Roma sconosciuta ai più ma anche e soprattutto ai riferimenti criminologici, di cui l'autore ha una sicura padronanza.
Un buon Carrisi che ci prende ancora una volta per mano per condurci nei meandri oscuri dell'animo umano, nel bene e nel male.
Buona lettura.
Syd
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Un bel secondo debutto
un confronto immediato con "il suggeritore" è stato automatico.
questo libro prende le distanze dal precedente e con un andamento a spirale aumenta poco per volta la tensione emotiva fino al culmine finale.
niente male per un'opera seconda.
aspetto la terza per chiarire il mio giudizio su un autore che potrebbe diventare un riferimento assoluto o una meteora
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Il tribunale delle anime
Partendo dal presupposto che a me "Il suggeritore" era piaciuto molto (ok, a tratti sembrava "un'americanata", ma la tensione ti teneva incollato alle pagine dall'inizio alla fine!), questo secondo lavoro di Carrisi mi sembra sia andato ancora oltre... Immutata la capacità di trasmettere suspense (anch'io come Stefp ho fatto più di un salto sulla sedia!), Carrisi ha affinato lo stile e migliorato il gioco di specchi e finzioni che già in parte conteneva "Il suggeritore", creando un thriller ad alta tensione, molto cinematografico tanto sono vivide e ben descritte le varie situazioni... Ancora d'accordo con Stefp, forse c'è materiale per 2 libri, la storia è formata da tanti (troppi?) fili, ma è talmente piacevole e intrigante che ci si passa sopra volentieri... Consigliatissimo agli amanti del genere!
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Ultimo aggiornamento: 17 Settembre, 2011
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Il tribunale delle anime
Sandra è una poliziotta della Scientifica di Milano. Giovane vedova, dopo aver perso l'amato David, fotoreporter freelance, caduto da un palazzo in costruzione a Roma. Tra loro la sintonia era perfetta, ma perché le aveva detto invece di essere a Oslo? Sandra indaga, si trasferisce per qualche giorno a Roma e viene invischiata in una misteriosa serie di vendette perpetrate ai danni di criminali che la legge non era riuscita a punire. Qualcuno indirizza i parenti delle vittime verso i veri colpevoli. Sandra non è sola in questa indagine, un misterioso individuo, Marcus e un poliziotto dell'Interpol incrociano le loro strade e i loro destini, portando a galla un mondo segreto, nascosto, fatto di cambi di identità, individui reali ma inesistenti, confessioni, pentimenti, assoluzioni e... vendette.
L'intero romanzo di Carrisi conquista il lettore dalla prima all'ultima pagina. Le atmosfere create sono così tese che mentre leggevo un passo particolarmente elettrizzante sono letteralmente sobbalzato alla vibrazione del mio cellulare (...e la mia mano è corsa da sola verso la fondina della pistola... Si trova scritto così, spesso, però io non ho la pistola). Il personaggio di Sandra, la sua evoluzione nell'elaborazione del lutto è ben riuscito, investigatrice razionale, che si compensa e contrappone alla figura di Marcus, istintivo, veramente attraente. Affascinanti le teorie sul male... Le storie attraversate che insieme formano questo bel thriller sono tante, diverse fra loro, vengono proposte a capitoli alterni, con salti temporali, e all'inizio, come spesso accade sembra di non capirci niente, poi ogni tassello va mirabilmente al suo posto e alla fine tutto è chiaro. Con ognuna di essa si potrebbe scrivere un romanzo a sé, i colpi di scena sono tanti, e quasi nulla è così come sembra, ma, e questa secondo me è anche la pecca; la carne al fuoco è veramente tanta, forse troppa, e alla fine rimane quasi una percezione di forzatura e di inverosimile.









