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Il tribunale delle anime
 
Il tribunale delle anime 2020-04-25 13:36:35 PaparattoC
Voto medio 
 
3.3
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
3.0
PaparattoC Opinione inserita da PaparattoC    25 Aprile, 2020
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Il male contro il male

Devo ammettere che il primo tentativo di approccio al libro non ha avuto molto successo, dopo una lettura quasi forzata delle prime pagine, non trovavo quell’interesse e quella piacevolezza necessaria che ti spinge a progredire, divorandone le pagine.
Inevitabilmente, dopo poco ho deciso di abbandonarne la lettura, inutile leggere qualcosa forzatamente, senza motivo alcuno.
Tuttavia, a distanza di tempo, decido di leggere questo romanzo- vale sempre la pena leggere un libro - e dopo i primi sforzi il racconto acquisisce sempre più scorrevolezza fino a giungere alla conclusione.
Apprezzo molto Carrisi avendo già letto altri scritti, tra cui il suggeritore, e certamente leggerò altri suoi romanzi, prediligendo questo genere; Occorre constatare comunque che, rispetto ad altre sue opere, ho trovato questo scritto eccessivamente sottotono, con un decorso lento e poco incalzante delle vicende descritte; una sorta di appiattimento che a tratti genera un senso di noia seguito dalla volontà di abbandonarne la lettura.
L’aspetto più ostico, come sostenuto dai più, è l’eccessiva presenza di protagonisti e di contesti temporali; con ciò non mi riferisco ai due protagonisti, Marcus e Sandra Vega, è senz’altro accettabile che i protagonisti siano più d’uno, ma in questo racconto i personaggi sembrano davvero eccessivi.
Si espongono diverse vicende, spesso macabre, che riguardano i molteplici personaggi sparpagliati in tutto il racconto, tutto questo senza percepire alcuna forma di collegamento, generando alla fine una gran confusione nel lettore, a cui contribuisce peraltro la presenza di flashback.
Vero è ovviamente che, avviandosi verso la conclusione, almeno alcune vicende si riordinano fornendoci un senso del tutto, ma non possiamo soffermarci solo sulla fine, bisogna considerare anche il “mentre” e proprio in quel “mentre” spesso si ha una sensazione di smarrimento.
Anche il finale non è poi così travolgente, di certo si chiariscono diversi aspetti, si mette un certo ordine a quell’ aggrovigliata matassa di eventi, ma non suscita quello stupore tipico di un thriller, dove tutto è diverso da ciò a cui si pensava.

Vi sono comunque anche aspetti positivi che emergono, ogni libro insegna qualcosa fornendoci materiale su cui riflettere, ciò indipendentemente dalla piacevolezza della storia.

Una componente interessante è quella legata alla Penitenzieria Apostolica e all’attività svolta dai penitenzieri alla ricerca del male, nonché alle ulteriori riflessioni che possono sorgere intorno a quest’ultimo:

Il bene e il male sono innati o dipendono dal nostro percorso?

In tal senso si aprono riflessioni utili all’individuo, dalla storia emerge, infatti, la possibilità che ciascuno di noi sia portatore di una componente maligna, pronta a fuoriuscire all’occorrenza:

“Si può instillare una rabbia omicida in qualsiasi animale, annullando il retaggio della sua specie. Perché l’uomo dovrebbe fare eccezione?”

Da questo punto di vista quanto descritto da Carrisi è molto avvincente, soprattutto riguardo all’esperimento volto a tirar fuori il male in colui che poi si rivelerà uno dei personaggi principali.
Si vuole quasi precisare come in ognuno di noi regni il male, si tratta solo di stabilire se farlo venir fuori o lasciarlo represso e sopraffatto dal bene.
Ancora, è possibile che un mezzo di contrasto del male sia il male stesso?
In questo senso mi sono posto l’interrogativo traslando quella domanda in un contesto reale, il male può essere lo strumento più efficace contro lo stesso male e il ricorso a questo può essere giustificato quando si è subito un torto dalla vita?
La risposta penso sia semplice, lo stesso Carrisi scrive, attraverso le parole di Smith, che il male genera solo altro male, la migliore soluzione allora dovrebbe essere quella di rispondere sempre con il bene.

In conclusione, è tutto sommato un bel libro, anche se eccessivamente caotico per la presenza dei troppi personaggi e con un inizio non molto incalzante, occorre andare parecchio avanti per iniziare a percepire quell’interesse, utile a spingersi sino in fondo.

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