Il giorno della civetta Il giorno della civetta

Il giorno della civetta

Letteratura italiana

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La trama e le recensioni di Il giorno della civetta, romanzo di Leonardo Sciascia edito da Adelphi. Leonardo Sciascia pubblicò questo romanzo nel 1961. Allora, nelle parole dell'autore stesso, "sulla mafia esistevano degli studi, studi molto interessanti, classici addirittura: esisteva una commedia di un autore siciliano che era un'apologia della mafia e nessuno che avesse messo l'accento su questo problema in un'opera narrativa di largo consumo". La stessa parola 'mafia' era usata con tutte le cautele e quasi di malavoglia. Eppure noi sappiamo che proprio in quegli anni avveniva la radicale trasformazione che spostò la mafia dal mondo agrario a quello degli appalti, delle commesse e di altre realtà 'cittadine', non più regionali ma nazionali e internazionali.
Lo scrittore Sciascia irrompe dunque in questa realtà come nominandola per la prima volta. Basta leggere la pagina iniziale de "Il giorno della civetta" per capire che essa finalmente cominciava a esistere nella parola. Sciascia sottopose il testo a un delicato lavoro di limatura, riducendolo ai tratti essenziali con l'arte del 'cavare': e, visto a distanza di anni, tale lavoro si rivela più che mai un'astuzia dell'arte.

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Il giorno della civetta 2011-07-15 23:16:38 Dilo
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Dilo Opinione inserita da Dilo    16 Luglio, 2011
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il giorno della civetta

Il libro parla di Sicilia e di mafia, c'è un omicidio e il commissario deve trovare il colpevole e fin qui potrebbe essere un libro come tanti altri, ma la differenza tra un libro e un altro è sicuramente il modo in cui è scritto e nello scrivere Sciascia è ovviamente un maestro. L'intreccio è ottimo e le parti descrittive sono il fiore all'occhiello di questo libro, si riesce a vedere la Sicilia di qualche anno fa. L'autore riesce a far sentire il lettore parte integrante del libro, uno spettatore che segue tutte le vicende che via via si vanno snodando, si riesce persino a sentire il sole che scotta la pelle. L'unico neo è che le città vengono identificate con una sola lettera, invece che con nomi veri e propri e questo spesso crea confusione

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Il giorno della civetta 2010-12-27 16:35:53 darkala92
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darkala92 Opinione inserita da darkala92    27 Dicembre, 2010
Ultimo aggiornamento: 10 Agosto, 2011
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Memorie offuscate..

Ormai sono passati 4 anni da quando ho letto questo libro e devo essere sincera: non ricordo bene la trama, e forse farei meglio a rileggerlo, anche perchè un conto è leggere un libro con gli occhi di una 14enne e un conto è leggerlo da 18enne.

Ricordo però che era un libro molto strano, riguardo la mafia, e dove uccisioni e morti erano all'ordine del giorno. Il protagonista era un commissario di Palermo e aveva il compito di indagare su un omicidio organizzato presumibilmente dalla mafia. Le indagini accerteranno le ipotesi. Ricordo che però anche la trama non era così semplice come l'ho scritta, ma era molto intrecciata e confusa;
Credo proprio di doverlo rileggere!

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Il giorno della civetta 2010-03-16 12:14:13 Ginseng666
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Ginseng666 Opinione inserita da Ginseng666    16 Marzo, 2010
Ultimo aggiornamento: 16 Marzo, 2010
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Risate a denti stretti...

Con stile stringato ed essenziale l'autore descrive tramite questo romanzo, uno spaccato dell'epoca, ma che risulta ancora attuale, perchè la Mafia è una piovra, un'organizzazione malavitosa che tuttora opera nel tessuto di una regione ferita come la Sicilia, ma non solo lì.
Ho apprezzato questa lettura anche per l'ironia intelligente dell'autore che in alcuni momenti è riuscito a farmi ridere per le descrizioni accurate che sono presenti nel libro.
Ma sono risate a denti stretti per la condizione dei personaggi, che sono vivi e perfettamente credibili, in quella situazione di terrore in cui sono calati.
Ad esempio l'uscita dei passeggeri del Pulman con "le facce dissepolte dal silenzio dei secoli" e ci rende una visione estremamente efficace dell'omertà di coloro che dovrebbero essere testimoni dell'omicidio avvenuto sotto i loro occhi.
Quando giungono i carabinieri i passeggeri sono già scesi tutti e anche il bigliettaio (presente) non si ricorda perchè lui è pagato per staccare i biglietti, l'autista non si ricorda (lui è pagato per guardare la strada)...
Allora il Maresciallo manda a chiamare il Panellaro che ogni mattina vende il pane davanti al Pulman, ma lui addirittura non
si è accorto dell'omicidio.
Insomma un capolavoro e una rovente denuncia alla Mafia.
Complimenti all'autore.
Saluti.
Ginseng666

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Il giorno della civetta 2009-04-03 16:15:35 Renzo Montagnoli
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Renzo Montagnoli Opinione inserita da Renzo Montagnoli    03 Aprile, 2009
#1 recensione  -   Guarda tutte le mie opinioni

Viaggio all'interno di un inferno

Basterebbe già lo sfolgorante incipit con quella corriera che sta per partire nella piazza di un paese siciliano, che anzi si avvia fra sussulti vari e poi si ferma perché il bigliettaio si accorge che un ritardatario richiama l’attenzione correndo; ecco, si apre la porta del mezzo, l’uomo vestito di scuro si appresta a salire, ma due colpi squarciati lo fermano un istante a mezz’aria e infine lentamente, quasi al rallentatore, il corpo finisce per afflosciarsi.

Dico basterebbe, perché la scena è talmente viva che sembra di essere presenti, lì in un’alba livida con le sfilacce di nebbia, e questo non è che l’inizio di un romanzo che avvince, costringe il lettore a convivere con i personaggi, a respirare l’aria di paura, ad annusare il pericolo a ogni svolta, immerso nell’atmosfera quasi rarefatta della realtà di un’isola soffocata e dominata dalla mafia.

La scrittura di Sciascia volutamente tralascia il superfluo, è essenziale, precisa, ritaglia i protagonisti con la precisione di un bisturi nelle mani di un chirurgo estetico. Nulla è lasciato al caso e tanto meno al compiacimento, affinché l’atmosfera sia resa nel modo più esatto possibile.

Le pagine scorrono, le dita le girano impazienti e anche intimidite; il viaggio all’interno di un inferno di apparente normalità è quanto di più grande al riguardo sia mai stato scritto.

Fantasia, invenzione? Certamente, ma è un castello costruito su elementi oggettivi, su situazioni presenti, dove cambiano solo i nomi, magari anche gli eventi, ma la sostanza resta e con essa quel patema d’animo che prende chi si appresta a diventare vittima, chi riesce a mettere le mani sui colpevoli, con la certezza che, nonostante le prove, questi non espieranno mai le proprie colpe.

Tutto questo in un mondo che pare in preda al torpore, dove un capo mafioso si ritiene membro di un ordine cavalleresco, quasi un paladino al punto di tributare al suo avversario investigatore l’onore delle armi, considerandolo degno di essere chiamato uomo per la sua onestà, la sua correttezza, per essere in pratica un nemico che sta vincendo una battaglia, pur consapevole di perdere tutta una guerra.

Ci sono i legami con la politica, per non definirli addirittura, più che convivenze, identificazioni, c’è tanta amarezza nelle figure di chi è chiamato al dovere di servitore dello stato e che lo pratica fino in fondo, fra mille difficoltà, continui ostacoli da parte di esponenti di quello stesso stato per il quale lui si sacrifica.

Il romanzo di per sé è un capolavoro, ma ha anche un pregio di carattere storico, perché è uscito in un’epoca in cui il governo negava esplicitamente che esistesse la mafia, definiva certi omicidi come frutto sì della malavita, ma non di una struttura sorta come un’istituzione dentro allo stato e in antitesi allo stesso, e ciò nonostante l’evidenza dei fatti, a chiara dimostrazione che la cupola dell’organizzazione non stava a Palermo, ma a Roma.

Dal 1960, quando fu scritto questo romanzo, sono passati quasi dieci lustri, ma purtroppo è rimasto di drammatica attualità.

Da leggere, perché è stupendo e perché si sappia veramente che cos’è la mafia.

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A ciascuno il suo, di Leonardo Sciascia
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