A un cerbiatto somiglia il mio amore
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La vita umana e la guerra.
Il libro racconta il dramma di una donna che scopre di aver sprecato la sua vita nel tentativo di darle una completezza e una normalità che la condizione esterna in cui l'ha vissuta, la guerra tra israeliani e palestinesi, le ha perennemente insidiato e negato. Posta di fronte alla minaccia di perdere il suo secondo figlio, avuto nel tentativo richiamare alla vita il suo amico/amante Avraam, vittima anche lui della guerra che lo ha mutilato di ogni speranza e fiducia come risultato delle torture subite durante la guerra del Kippur (e della scelta di Orah, che lo ha spedito al fronte, con un "sorteggio", di cui conserva il rimorso), separata dal marito Ilan da cui ha avuto il primo figlio, per divergenze incolmabili sul modo di comportarsi con gli arabi, si rivolge ad Avraam per ricostruire con lui e per lui, con le parole, come Avraam le ha insegnato a fare nel tempo in cui si frequentavano, la vita di Ofer. Spera così di salvarlo da un destino di morte che aleggia su di lui e di ripartorirlo ancora una volta per il padre, che è, nell'animo, l'unico vero compagno che abbia avuto.
La narrazione accompagna una gita che Orah e Avraam fanno lungo i sentieri campestri di Israele, fuori dal mondo di cui Orah nobn vuole avere notizie, ma si svolge in realtà come rievocazione di un passato complesso e irrisolto, il cui tema principale apparente è la vita "normale" che Ilan e Orah hanno vissuto e la crescita dei due figli, Adam e Ofer, e quello reale l'irrisolta vicenda d'amore/amicizia tra Avram, Ilan e la stessa Orah. Nessuna delle due storie si compie realmente: la vita normale di Orah e Ilan rivela tutta la sua precarietà; la storia di amicizia/amore svela i conflitti e la crudeltà, di cui Avraam è stata la vittima fondamentale, ad essa sottesa. L'emersione di questo sottofondo è lenta e contraddittoria, come sempre nelle ricostruzione grossmaniane dell'animo umano; ma la conclusione non potrebbe essere più spietata: né le parole, né il ricordo, né il tentativo di riaprire la storia con Avraam possono sanare il passato e garantire il futuro; non c'è salvezza, né autenticità per nessuno in un mondo in cui l'incombere della guerra può devastare in ogni momento la vita di ciascuno; non c'è vita fuori dalle parole neanche per Ofer. Colpiscono la straordinaria capacità dell'autore di fare emergere gli strati profondi della psiche con una tecnica narrativa che appare erede e perfezionatrice dei migliori esempi del Novecento (mi viene in mente Virginia Woolf) e la forza dello stile, che sa addolcire con immagini delicate e variopinte e con la lentezza di progressione che l'affiorare di un così ingombrante rimosso richiedono. Uno dei migliori libri degli ultimi vent'anni.
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Ultimo aggiornamento: 29 Novembre, 2011
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Impegnativo e profondo
Tre ragazzi Orah, Avram e Ilan si incontrano in un ospedale israeliano durante un ricovero, molti anni dopo le loro vite sono ancora intrecciate in modo profondo per quanto inusuale. Orah si è appena separata da Ilan da cui ha avuto un figlio, un altro lo ha avuto da Avram: si tratta di Ofer che il giorno prima di congedarsi dall'esercito si offre volontario per una missione di cui sono incerti la durata e l'esito. Da qui Grossman comincia a costruire qualcosa di prodigioso ed enorme.
Inizia un racconto lento ed introspettivo di grande durezza ma che abbraccia una serie di temi molto attuali con la consueta umanità che non accetta compromessi dello scrittore israeliano. Orah, personaggio assolutamente indimenticabile, accompagna il figlio al fronte e sono le pagine più strazianti del libro, permeate di un livore e di una angoscia che non riesci a scrollarti di dosso .
La guerra è attorno ai protagonisti ma soprattutto dentro di loro, ogni gesto , ogni parola, sembra un passo che allontana le persone e per ogni passo indietro quanti sforzi costa recuperare il terreno perduto. Orah ha il terrore di qualunque madre nella sua situazione: che un giorno qualcuno suoni alla porta portandole la notizia della morte del figlio . Decide allora di allontanarsi da casa , come se la sua assenza costituisse un amuleto contro il destino , come se non essendoci un destinatario a cui comunicare un evento infausto questo non possa verificarsi in una sorta di logica al contrario figlia della disperazione.
Orah intraprende il suo viaggio con Avram, che reincontra dopo molti anni, un uomo segnato nel corpo e nella mente da un periodo di prigionia e torture durante il conflitto con l'Egitto. Avram non ha mai voluto conoscere Ofer come se la responsabilità della paternità fosse un fardello troppo pesante per un uomo così segnato dalla vita.
Durante il viaggio Orah racconta ad Avram la sua vita negli ultimi trent'anni , ogni minimo dettaglio, tanti episodi testimonianza del rapporto tra i due fratelli Adam e Ofer, del suo rapporto con Ilan, ma soprattutto gli parla di suo figlio Ofer, di quel figlio che lui non ha mai conosciuto e che potrebbe morire in quei giorni.
E' come se Ofer fosse tenuto in vita dalle parole della madre, per Avram è come se nascesse ancora per essere finalmente abbracciato da quel padre che ora capisce a cosa ha rinunciato per tanto tempo, che l'unica vera sconfitta della sua vita è stata essergli rimasto lontano così a lungo. Ma non è solo questo: scopriamo i dettagli di un rapporto a tre che nel racconto di Grossman non è quello che potrebbe sembrare un semplice triangolo amoroso. Ilan e Avram sono stati uniti da una amicizia che ha sfidato la gelosia di chi ama la stessa donna ed è amato dalla stessa donna seppure in modo diverso. In certi momenti è davvero difficile comprendere questa condivisione di sentimenti e di corpi priva di astio e di rancore, senza falsità , inganni e compromessi tranne l'identità del vero padre taciuta ad Ofer. Si parla di amicizia (toccanti i momenti in cui Ilan accudisce l'amico straziato nel corpo e nella mente da orribili torture), di amore , di dolore, della guerra che segna le persone , il loro modo di agire e di vivere le piccole cose di ogni giorno perchè ognuno combatte la propria personale battaglia anche senza imbracciare un fucile.
Si salverà Ofer ? Forse non è la cosa più importante , sono importanti le vite che tornano ad intrecciarsi per sorreggersi a vicenda e i ricordi permeati d'amore che fanno di tanti gesti ed emozioni il simulacro di un essere umano in carne ed ossa, qualcuno da portare con noi per i giorni a venire. Il finale ? Forse dipende dall'intuito e dalla sensibilità di ognuno capire che fine fa Ofer. Forse invece Grossman lascia aperto il suo destino, chissà.
E' un libro impegnativo , bisogna entrare nella parte dei personaggi e cercare di capire la profondità dei loro sentimenti e della loro paura , il valore delle loro scelte.
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Il sesto senso di una mamma
In genere non amo molto i romanzi ambientati nel mondo del Medio Oriente, ma questo è veramente speciale. Per la forza di questa donna che impariamo a conoscere lungo il romanzo, in tutte le fasi della sua vita. La sua vità è intrecciata alla guerra, che fa da sfondo, ma che, portandole via un figlio, diventa protagonista. Mi ha colpito il modo in cui l'autore riesce a rendere i pensieri più intimi di una donna, di una mamma. Mi ha colpito come sono descritti il suo sesto senso e la sua forza. Forza che le permette di vivere e superare, a modo suo, il dolore più grande. Da leggere, e rileggere, anche a distanza di tempo.
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luce
Romanzo notevole.Denso ma non lento.La protagonista femminile è madre, non solo perché dà vita ai suoi figli ma anche perché capace di dare vita interiore, psichica esistenziale , come quella che dona ad Avram. Percepisce il figlio minore in pericolo, nel pericolo della guerra, e ingaggia una lotta, una battaglia personale per proteggere suo figlio dalla morte, camminando, raccontando, narrandone la vita intera ed amando ancora. Orah genera amore, dona amore , è oggetto d'amore. Una fonte inesauribile come la terra , i campi, i boschi e i torrenti attraverso cui cammina infaticabile per giorni. Sullo sfondo la guerra, o meglio le guerre che, di generazione in generazione, distruggono la vita, non importa se fisicamente o psichicamente.
Ho trovato bello anche il titolo italiano, sebbene molto diverso da quello originale, particolarmente aderente.
Quei libri, che quando finiscono lasciano un'eco, una risonanza, come se i personaggi ormai familiari e concreti continuino ad essere.
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a un cerbiatto somiglia il mio amore
Ho trovato la prima parta un pò lenta, più o meno le prime cento pagine quando i tre personaggi principali sono ancora ragazzini, ma superate quelle pagine, comunque necessarie, ho trovato il libro splendido. Vicende umane che vivono in uno scenario dove la guerra la si respira ogni istante, ti entra dentro diventando parte di te. La guerra come vera protagonista, che influenza le vite delle persone,le loro scelte, le guerre interiori di avram ilan e orah e dei suoi due figli... e l'amore nelle sue mille sfumature che in qualche modo ci fa stare a galla anche nelle situazioni più drammatiche.
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A un cerbiatto somiglia il mio amore
Dopo due mesi ho finito di leggere questo libro, soddisfatta appieno di averlo centellinato, perchè mi ha permesso di sentirlo molto vicino ed averne gustato tutto il contenuto. Un libro che racconta di pochi personaggi,in moltissime pagine, Orah è l'anima del libro, una donna che ha amato due uomini Avram ed Ilan, niente gelosie fra loro, piuttosto un triangolo amorevole di amicizia e rispetto. Orah, ha avuto due figli Adam ed Ofer(che in ebraico significa cerbiatto), quest'ultimo arruolato nell'esercito israeliano rappresenta per questa donna la sua ragione di vita, la sua voglia di esorcizzare la morte in quella guerra perenne. Un libro a tratti autobiografico, che risente, specie verso la fine, della riflessione tra il dramma personale dell'autore e l'esplosione letteraria, a mio modesto parere, degna di un premio Nobel.
"quella che era una cattiva notizia può tramutarsi in buona col tempo, forse la migliore per te."
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L'incubo di una madre
Ho trovato il libro bello anche se, in alcune parti, lento.
Scritto con una passione e sentimento. Le sensazioni provate dalla madre mi hanno trasmesso un'angoscia pazzesca.
Non è certamente una lettura facile ma a mio avviso ne vale la pena.
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ad un cerbiatto somiglia il mio amore
Libro sicuramente impegnativo, ma capace di stregare il lettore e portarlo fino alla fine. molto interessante osservare la guerra attraverso la prospettiva di una donna che lotta per la sopravvivenza della propria umanità e dei propri affetti
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a un cerbiatto somiglia il mio amore
Bellissima ricostruzione del dramma di una donna/madre che si confronta con le atrocità della guerra. Molto intimistico, ho amato tantissimo il personaggio di Avram. Sconsigliato a chi cerca una lettura semplice e leggera.
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A UN CERBIATTO SOMIGLIA IL MIO AMORE
AVVINCENTE E CAPACE DI SCALDARE IL CUORE E COMMUOVERE.. UNA STORIA TRA GUERRA E AMORE CHE FA SPERARE E INVITA A METTERSI SEMPRE IN GIOCO.
UN BELLISSIMO MODO PER RENDERE VICINO E ATTUALE IL CANTICO DEI CANTICI
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a un cerbiatto somiglia il mio amore
Libro sicuramente di grande spessore dove il motivo dominanante è la ricostruzione, da parte dei personaggi, delle proprie vite attraverso il ricordo e racconto. Libro in cui si intrecciano il dramma della guerra con quello privato di una madre e moglie e che tenta di non perdere i propri affetti piu cari.









