Le catilinarie
Letteratura straniera
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Ultimo aggiornamento: 18 Mag, 2012
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Quousque tandem abutere Palamede patientia nostra?
E molti secoli dopo il buon vecchio Marco Tullio Cicerone, anche Amelie Nothomb propone le sue "Catilinarie".
Ma se il primo si scagliava rabbiosamente e con foga contro il proprio avversario politico, i due anziani protagonisti della storia della Nothomb devono vedersela con Palamede Bernardin, un vicino obeso e rompiscatole che puntualmente e senza un apparente motivo si ostina a invadere la loro abitazione ogni giorno per due ore (dalle quattro alle sei del pomeriggio), sempre corrucciato, di pochissime parole e astioso nei confronti di tutto e tutti.
E'il secondo libro che leggo di quest'autrice e ancora una volta non mi ha delusa.
La storia poi, per quanto sia sostanzialmente realistica, è terribilmente originale sempre condita con la stupenda ironia tipica della Nothomb: sarcastica, pungente e ricca di cultura. Tanta cultura, in un ambiente puramente semplice e casalingo.
Non annoia mai, diverte tantissimo, colpisce per i contenuti altamente profondi e filosofici, tiene incollato alle pagine e ti ritrovi, come un perfetto tifoso sportivo, a fare il tifo per questi due miti vecchietti, a incitarli a reagire, a combattere contro il nemico proprio come fece tanti secoli addietro Cicerone con Catilina, umiliandolo pubblicamente in Senato.
La Nothomb usa un lessico semplice e non molto ricercato, ma con contenuti molto dotti e spesso talmente contorti, che ci si ritrova sempre dentro un ciclone, uno scivolo a spirale quando si leggono i suoi libri.
Si viene letteralmente soffocati dai sensi, si prova un piacevole prurito al naso per la pungente fantasia di questa donna, si avvertono sentimenti molto intensi e profondi che contrastano parecchio con le poche parole da lei utilizzate.
Almeno un suo libro, una volta nella vita, si deve assolutamente leggere.
Indicazioni utili
Le Catilinarie
E’ proprio arrivato il momento, cara Amelie, di chiarire alcune cose. Possiamo parlare in tranquillità, io e te, tanto non ci sente e non ci legge nessuno. Ci siamo solo noi due, adesso.
Mi devi spiegare come fai ogni volta a stupirmi con quello che scrivi. Voglio capire dove trovi le trame dei tuoi libri. Voglio sapere in che modo le idee invadono il tuo cervello e lo conquistano.
Passi per un romanzo. Passi per due. Passi per tre. Ma così no. Così non va bene. ORA BASTA, devi dirmelo.
Questa originalità mi lascia senza parole, il tuo linguaggio è affilato come un coltello, è apparentemente distaccato ma in realtà trabocca di sarcasmo e travolgente ironia. Mi annichilisci. Rendi ogni cosa semplice e naturale.
Solo strade diritte. Solo discese. Niente curve. Niente salite. Niente ostacoli.
Adesso VOGLIO sapere. Adesso VOGLIO capire.
In che momento della giornata ti si accende la lampadina? In che occasione?
Quando è che dici: “Ecco. Questa è l’idea per il prossimo romanzo.”
Prendiamo LE CATILINARIE, per esempio.
Come ti è venuto in mente di far andare una coppia di innamoratissimi pensionati ultra sessantenni senza difetti – lui ex professore, lei casalinga - ad abitare in campagna per stare tranquilli e d’improvviso farli imbattere in un irritante vicino, obeso e silenzioso, e nell’abominevole e assurda moglie?
Quando è che hai deciso di giocare con i vizi e le virtù dei protagonisti fino a mischiarli così vorticosamente da rompere ogni equilibrio e ogni certezza?
In che momento di quale giornata hai stabilito di togliere il romanzo dai binari che stava prendendo per arrotolare nuovamente tutto? Dov’è finito il bene assoluto? Dove hai nascosto le certezze prive di dubbi che avevi fatto intravedere?
DIMMI, Amelie.
DIMMI!
Spiegami, io ti ascolto.










Opinione inserita da lucabettin 28 Dicembre, 2011