Narrativa italiana Romanzi Avrò cura di te
 

Avrò cura di te Avrò cura di te

Avrò cura di te

Letteratura italiana

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Giò ha trentacinque anni, una storia familiare complicata alle spalle, un unico grande amore: Leonardo. Che però l'ha abbandonata. Smarrita, si ritrova a vivere a casa dei suoi nonni, morti a distanza di pochi giorni e simbolo di un amore perfetto. La notte di San Valentino, Giò trova un biglietto che sua nonna aveva scritto all'angelo custode, per ringraziarlo. Giò ci prova: scrive anche lei al suo angelo. Che, incredibilmente, le risponde. E le fa una promessa: avrò cura di te. L'angelo ha un nome: Filemone. Nasce così uno scambio intenso, divertente, commovente, che coinvolge anche le persone che circondano Giò. Per ascoltare il cuore. Anche e soprattutto quando è chiamato a rispondere a prove complicate, come quella a cui sarà messa davanti Giò proprio da Filemone, in un finale sorprendente che sembrerà confondere tutto. Ma a tutto darà un senso.

Recensione della Redazione QLibri

 
Avrò cura di te 2014-11-27 14:04:03 SARY
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SARY Opinione inserita da SARY    27 Novembre, 2014
Ultimo aggiornamento: 28 Novembre, 2014
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La cura

Così si potrebbe intitolare questo romanzo e se fosse un film la colonna sonora adatta sarebbe “La cura” di Battiato.
Un romanzo a quattro mani, una sonata al pianoforte in cui toni alti e toni bassi si alternano in armonia riempiendo l’aria di musica dolce e piacevole, un ristoro per le orecchie e un balsamo per lo spirito. C’è sintonia tra i compositori, si capiscono e si completano, una chiede, l’altro risponde, una ragiona, l’altro semplicemente ama, dell’amore più puro e onesto.
I protagonisti sono Gioconda, rappresentata da Chiara Gamberale, e Filèmone, impersonato da Massimo Gramellini. Lei è una donna afflitta per la crisi matrimoniale causata dai suoi stessi errori e dal tormento interiore che l’accompagna dalla nascita, lui è il suo angelo custode, paziente, saggio, tenero. Gioco o follia? Uno scambio di biglietti cura l’anima, il cuore e la mente della protetta, attraverso un esame di coscienza ed un percorso interiore Gioconda riscopre sé stessa ed il significato di alcuni concetti chiave della vita.
Originale nella forma e nel contenuto, del resto lo sono tutti i libri dell’autrice, annessi pro e contro. Uno scambio di idee, un questionario sui sentimenti, sul perdono, sulla forza interiore nascosta in ognuno di noi. Le pagine migliori sono quelle di Gramellini/Filèmone, ricche di riflessioni e stilisticamente pregiate. Vi sono collegamenti alla sfera religiosa che potrebbero non soddisfare tutti i gusti scontrandosi con devoti e miscredenti. Bisogna prenderlo per quel che è, non è un testo di teologia e non è un saggio di filosofia, è un romanzo che si avvale della facoltà di esprimere liberamente opinioni, adottando inoltre la buona strategia della novità in fatto di impostazione e tematica, nulla pretende, tutto concede.
I lettori non vi troveranno risposte a quesiti esistenziali e non resteranno ammaliati da virtuosismi letterari, ma potranno passare qualche ora di piacere costruttivo.
Concludendo, una guida pratica all’amore in tutte le sue forme.

“Amarsi è l’opera d’arte di due architetti dilettanti di nome Io che, sbagliando e correggendosi a vicenda, imparano a realizzare un progetto che prima non esisteva. Noi.”

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Avrò cura di te 2016-09-09 08:36:01 Amante di Libri
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Amante di Libri Opinione inserita da Amante di Libri    09 Settembre, 2016
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La cura: tra i bisogni e desideri più cari

“E’ questa la scelta di coraggio che ogni essere umano è chiamato a compiere nel corso della vita: aprirsi all’amore, a costo di provare il dolore. Tu hai preso la decisione giusta, ma ogni tanto la rinneghi e ti assenti da te stessa per rifugiarti nel bosco delle tue insicurezze, dove non è mai facile ritrovare la strada di casa. Cercheremo di fare uscire le tue orme da quel bosco, imboccando una nuova direzione. Senza per questo rinunciare alla tua sensibilità. Alla tua antenna.”

Un libro a due voci. Da una parte abbiamo Chiara Gamberale che da voce a Gioconda detta Giò, una donna di trentacinque anni, piena di dubbi con un anima inquieta. Dall’altra parte, Massimo Gramellini, la voce maschile dell’angelo Filèmone, il quale ha la capacità di comprendere non solo la complicata storia familiare di Giò e i suoi turbamenti ma le fa una promessa: Avrò cura di te. Questa promessa dà il titolo al romanzo, ponendosi come un invocazione, un grido di aiuto di una donna smarrita che sta naufragando nel mare delle sue emozioni. Difatti, Giò dopo la separazione da Leonardo, si ritrova a vivere a casa dei suoi nonni, morti a distanza di pochi giorni e simbolo di un amore perfetto. Qualcosa, però presto cambierà la sua vita. Inizierà, dalla notte di San Valentino, uno scambio di pensieri, consigli tramite lettere tra lei e il suo angelo custode.

Intenso, appassionato e pieno di meditazione, il dialogo tra Giò e Filèmone dona al romanzo un atmosfera di spiritualità e riflessione. Attraverso i consigli dell’angelo, ella inizierà a ripercorrere le tappe della sua vita, a mettere a nudo la sua anima, spogliandosi di ogni maschera, di ogni inganno. Tutte le sue paure saranno lì visibili a tormentarla. Tuttavia, la presenza del custode di Giò (il quale può incarnare la figura di persone che noi riteniamo vicine a noi, di cui ci fidiamo o magari per i credenti e aderenti alla religione anche un angelo stesso), allevia il suo dolore. Si pone come la voce della sua coscienza, indirizzandola su cosa è giusto e cosa è sbagliato, rimproverandola quando assume un atteggiamento infantile ed incoraggiandola a seguire sempre la sua strada.

Tale romanzo si presenta come una guida ai sentimenti per affrontare le proprie emozioni senza farsi sopraffare da esse. Molto spesso, quando siamo dentro una situazione non riusciamo a vedere in maniera lucida ciò che sta succedendo. Finché ci siamo dentro non siamo in grado di giudicare in maniera obiettiva, visto che ci lasciamo trascinare da ciò che proviamo. Tentiamo, comprendiamo, lottiamo per salvare ciò che riteniamo valga la pena di essere nella nostra vita ma non sempre riusciamo nel nostro intento. Forse, bisogna distaccarsi un pò, fare in modo che l’altro prosegua un pezzo di strada senza di noi. Alla fine, quando avrà ritrovato il suo essere ci si potrà rincontrare. Perché, in fondo, prima di amare un’altra persona, bisogna amare se stessi e avere la pazienza che l’altro capisca quanto amore voi potreste dare a lui/lei se solo si lasciasse andare. Mai sopraffare l’altro come faceva Giò, bensì fare in modo che la persona che abbiamo accanto a noi possa esprimere ciò che sente senza sentirsi come un peso, come uno sbaglio.

“Ogni volta che ci diciamo addio, io muoio un pò, ogni volta che ci diciamo addio, io mi domando perché”

Molti potranno trovare questo libro banale, scontato, stucchevole ma in verità se si va oltre ciò che si vede, si comprenderà che dietro le loro parole ci sono semplici riflessioni sulla vita e l’amore. Credere, che c’è sempre una soluzione agli errori commessi. Di conseguenza, si evince che:

- Bisogna imparare dai propri errori e che finché c’è vita c’è speranza di trovare una soluzione
- L’amore perfetto non esiste, semmai esistono persone che si amano in maniera incondizionata ma che riescono a trovare punti d’incontro
- Addomesticare ansie e paure, cercando di fare un passo indietro per permettere all’altro di dar voce al suo Io emotivo.
- C’è sempre qualcuno pronto ad aiutarci ma il miglior aiuto viene da noi stessi. Siamo noi giudici e censori delle nostre scelte.
- Vivi, ama e lascia vivere. Non scappare di fronte agli ostacoli ma lotta sempre contro ogni timore. Non soffocate mai le vostre emozioni, lasciatele libere.

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Per chi ha amato Fai bei sogni e L'ultima riga delle favole.
Anche per coloro che ha un estremo bisogno di rivedere il vero concetto di "cura"
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Avrò cura di te 2015-08-21 13:00:31 Phoenix25
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Phoenix25 Opinione inserita da Phoenix25    21 Agosto, 2015
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Una carezza al cuore

Meraviglioso lavoro a 4 mani e 2 cuori di Massimo Gramellini e Chiara Gamberale. Trama non particolarmente fitta di eventi o ricca di colpi di scena per la verità: ma il ritmo e la melodia che scaturiscono dalle pagine non possono non trascinare nella loro spirale.
Giò, all’anagrafe Gioconda, è una trentacinquenne dall’anima inquieta con un unico grande amore: Leonardo. Leonardo che non sta piú con lei. Ritrovatasi sola, va a vivere a casa dei suoi nonni, defunti, per lei il simbolo di un amore perfetto. Nella notte del giorno degli innamorati, Gioconda trova un biglietto scritto da sua nonna all’angelo custode con i suoi ringraziamenti. Giò decide di buttarsi e provare anche lei a scrivere al suo angelo. Inaspettatamente le risponde e le promette che si prenderà cura di lei. E non si tratta di un angelo come tutti ci immaginiamo, ma ha un nome: Filemone; e ha anche una sua storia che piano piano verrà fuori lettera dopo lettera.
Filemone sa leggere Gioconda e sa comprenderla, al punto tale che risponde a tutti i suoi dubbi indirizzandola sulla giusta via da prendere.
Scettica dal troppo miele delle frasi che leggevo sui vari siti di citazioni del romanzo, ho voluto tastare con i miei occhi questo romanzo. E ne sono rimasta rapita. Letto quasi tutto d’un fiato, in certi punti mi sentivo come Gioconda in attesa di una risposta da Filemone.
È la prima volta che mi trovo di fronte alla penna di Gramellini e mi ha conquistato, trovo che il suo modo di scrivere (forse ancor piú evidente in questo romanzo), sia una carezza per il cuore; un balsamo che districa i nodi della vita quotidiana.
Un susseguirsi di metafore e immagini talmente semplici e chiare da lasciare disarmati e stupiti di fronte alla semplicità con cui sa descrivere un qualcosa che fondamentalmente è totalmente astratto: l’amore.
Semplice e lineare anche la Gamberale nel suo modo quasi alla “Ally Mc Beal” di descrivere il quotidiano senza Leonardo e le sue vicissitudini da insegnante di italiano; piacevole e mai banale o scontata.
Davvero da leggere e da tenere con sé nella propria libreria…rileggerlo nei momenti un po’ bui vi regalerà uno spiraglio. Io ne sono talmente gelosa che non lo presto a nessuno!

“Il vero rivoluzionario parte dall’accettazione della realtà per cambiarla con l’esempio.”

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Avrò cura di te 2015-02-19 04:46:54 Bruno Elpis
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Bruno Elpis Opinione inserita da Bruno Elpis    19 Febbraio, 2015
Ultimo aggiornamento: 19 Febbraio, 2015
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La posta del cuore

Avrò cura di te è figlio di Massimo Gramellini e Chiara Gamberale, qui impegnati in un improbabile duetto: quello composto da Gioconda, trentaseienne vittima di una cocente delusione amorosa, e da Filemone, un angelo (“Lo confesso: nella mia ultima vita terrena sono stato un maschio”) che la confusa regia cosmica dell’arcangelo Rapha-el assegna alla donna come guida per un’educazione sentimentale tanto provvidenziale per lei quanto deludente per noi lettori (“L’ultima volta che sono nato ero… falegname e violinista”). Infatti, dopo un attacco pretenzioso e mistico, scopriamo che il matrimonio di Gioconda con Leonardo (!) prosaicamente è naufragato, udite udite… per un tradimento!

Il difficile recupero della fedifraga è condotto dall’essere alato in modo paternalistico, attraverso ragionamenti scolastici (“Il pronome della testa è Io, il pronome del cuore è Noi”) che non disdegnano gli schemi più accademici (“L’anima affine… le anime complementari… infine, le prescelte”). Tra pensieri non brillanti (“E non sarà certo tornando indietro che riavrai quanto hai perduto”) come la natura soprannaturale del protagonista presupporrebbe, sbigottiti percorriamo un repertorio al quale i cioccolatini potranno ampiamente attingere (“Trovarsi rimane una magia, ma non perdersi è la vera favola”). Alcune – presunte astute? - immagini (“Non dare retta a chi tesse l’elogio delle vite pianeggianti. Le salite sono trampolini. E a te è sempre piaciuto tuffarti, vero?”) non riescono a riscattare una trama esile (“Impareremo ad accettare la morte del tuo grande amore. Ed è questa, credimi, l’unica possibilità di farlo risorgere”), che neppure qualche timida allusione al sesso (“L’anima dell’uomo risiede dentro a un corpo e non può fare nulla se non attraverso il corpo”) e la tecnica del dittico riescono a fortificare.
Le vicende collaterali che confluiscono in quella principale sono sorrette da personaggi che hanno un ruolo talmente di comparsa da non meritare neppure di essere chiamati per nome: l’amante (il padre di un allievo di Gioconda) è il “Grande Sbaglio”, la nuova fidanzata di Leonardo è la “Cosa Così”, Leonardo è “l’Innominabile” (così adesso la letteratura può vantare – oltre all’Innominato di manzoniana memoria – anche l’Innominabile).

Il romanzo – merito più di un viaggio nell’isola di Pasqua che della creatura angelica - scorre verso un epilogo ampiamente annunciato, sul quale spiccano il volo ben due cicogne, e le pagine finali sono il trionfo di massime che rapinano a piene mani negli archivi della posta del cuore dei rotocalchi (“Ogni tradimento è il tentativo di colmare un vuoto che soltanto voi potete riempire”).

Bruno Elpis

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... il mito di Filemone e Bauci ne "Le metamorfosi" di Ovidio.
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Avrò cura di te 2015-01-24 20:07:16 Virè
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Virè Opinione inserita da Virè    24 Gennaio, 2015
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Per persone "cervellotiche"

Sto un po' esagerando con le valutazioni dei libri ultimamente. In questo caso sono rimasta incerta fino all'ultimo, ma alla fine ho deciso di premiare due autori che mi piacciono molto, devo ammetterlo.
Siamo alle prese con un romanzo "epistolare", lo scambio di lettere tra la giovane protagonista, in crisi dopo la fine del suo matrimonio ed il suo angelo custode, che risponde ai suoi richiami ed alle sue grida di aiuto. Quello che tutti noi, nei periodi bui, abbiamo desiderato: che si creda o no all'esistenza di esseri superiori o non umani, tutti abbiamo attraversato momenti di sconforto, durante i quali abbiamo cercato qualcuno che sapesse starci accanto, risponderci, risolvere i nostri dubbi e, perchè no, alimentare quelle piccole speranze in cui si prova a trovare sollievo.
Sicuramente se si legge questo libro in un momento difficile, a meggior ragione quando si è alle prese con problemi di cuore, si può incontrare una boccata di ossigeno, qualche spunto di riflessione e un pizzico di conforto. Se lo si legge in un momento positivo, allora forse può addirittura stufare. Di sicuro è uno scritto adatto a persone davvero cervellotiche, proprio come me. Con tutto che lo sono, a volte, leggendo tante pagine di fila, mi è sembrato eccessivo; non oso quindi immaginare in mano a persone più ciniche e pratiche...
Lo sconforto è uguale per tutti; la fine di un matrimonio, di una storia, di una coppia, lascia in tutti le stesse sensazioni: avvilimento, sensi di colpa, rabbia, incapacità di rialzarsi, tanti rimpianti e rimorsi. I pensieri che occupano la mente e pesano sul cuore sono senz'altro gli stessi per uomini e donne, persone più e meno sensibili. La differenza la si trova in quanto ciascuno si lasci abbandonare e sopraffare da questi pensieri, in quanto si abbia, per conto proprio, la forza di reagire, di trovare un modo di porsi e di dirigere la mente, che permetta di non cadere in un vortice senza uscita in cui molti, invece, si ritrovano.
La protagonista, alle prese con tutti i sentimenti negativi che un matrimonio finito male può lasciare, si tormenta senza trovare pace; chiede all'angelo come fare per uscirne, senza volerlo davvero, come spesso capita; continua a cercare il suo uomo in ogni cosa,a ricordarlo in ogni momento, a soffrire per la sua mancanza. Appunto la mancanza è la chiave di tutto. Quanto è espressione di sentimenti e quanto, invece, solo confusione per un'abitudine persa? La cose più difficile da capire quando ci si trova in situazioni del genere.
L'angelo prova, appunto, a districarsi nel groviglio di pensieri che occupa la mente e pesa sul cuore della protagonista, lasciandola in una condizione di stasi, incapace di rialzarsi, di capire in quale direzione andare. Per farlo, entra nel suo inconscio, analizza i suoi atteggiamenti, cerca di farle capire i suoi errori, da presenza non fisica che però le è stato sempre accanto e per questo conosce perfettamente le dinamiche della coppia, come solo chi ne fa parte può fare. Qui emerge appunto la "cervelloticità" dell'autore, che analizza, scava, prova, con parole giuste, a volte poetiche, a volte dure, ad entrare in contatto e fare luce nella mente di questa donna. Qualcuno, come ho già fatto presente, potrebbe trovare il tutto eccessivo. Molti preferiscono, soprattutto riescono, a non lasciarsi sopraffare da pensieri e sensazioni negative, a no farsi trascinare a fondo dalla zavorra, a voltare pagina o comunque ad andare avanti, facendo di tutto per non pensare e per far sì che la sofferenza nn prenda il sopravvento. Queste persone credo possano ritenere questo libro noioso, esagerato, troppo mieloso e forse qualcuno potrà esserne addirittura spaventato, vedendo in queste pagine la minaccia di essere tirato dentro proprio a quei pensieri da cui cerca di scappare.
La storia di sfondo, quella d'amore, ma anche piccoli episodi della vita della protagonista, è semplice, banale, senza sorprese particolari e con un finale abbastanza scontato.
La scrittura è quella che contraddistingue i due autori, si può apprezzare o criticare, dipende dal gusto soggettivo di ciascuno; personalmente, come ho detto all'inizio mi piace. Non ho trovato neanche, come osservato da qualcuno, troppa differenza tra la parte femminile e quella maschile, anzi credo che si integrino perfettamente; nè ho rilevato un Gramellini troppo giornalistico, piuttosto ho ritrovato in pieno l'autore di "Fai bei sogni".
Il motivo per cui alla fine ho deciso di dare un giudizio elevato è solo ed esclusivamente il coinvolgimento emotivo che mi ha portato a divorare il libro e trovarne piccoli utili spunti di riflessione sulla vita di coppia. D'altronde è questo che rende una critica soggettiva, molto più che non considerazioni stilistiche o contenutistiche.

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Fai bei sogni - Massimo Gramellini
Per dieci minuti - Chiara Gamberale
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Avrò cura di te 2015-01-13 18:18:27 Pelizzari
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Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    13 Gennaio, 2015
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Angelo guida

Doppia penna per un libro a doppia voce. Costruzione stilistica piacevole, che crea un dialogo surreale e che è comunque una buona lettura. Disseminato di pillole di saggezza, dispensate niente meno che da un angelo custode, che aiuta la protagonista Giò, anima in sonno che non vuole sapere di svegliarsi alla vita, che si viene al mondo per evolvere e che non bisogna aver paura delle salite, che sono solo trampolini. Giò è in un momento di crisi, di stallo, ha un’antenna che capta dal mondo amore e dolore e, per non sentire dolore, avrebbe voglia di staccarla, ma l’angelo la aiuta ad accogliere anche il male ed a superarlo. Non è facile. Ci vuole proprio un angelo per riuscire a restituirle fiducia in se stessa, perché la verità è che nessuno da fuori può riempire il vuoto che si ha dentro. Gli scambi di battute sono interessanti. La saggezza dell’angelo è indiscutibile, così come lo smarrimento di Giò. La lettura è veloce, leggera. Il finale però, troppo stucchevole, ha un po’ rovinato quello che poteva essere non un capolavoro, ma un libro ancora più particolare.

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Avrò cura di te 2015-01-08 15:00:34 siti
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siti Opinione inserita da siti    08 Gennaio, 2015
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Crescere

A metà strada tra corrispondenza e diario personale, il romanzo presenta una giovane donna in piena crisi esistenziale anche a causa del fallimento del suo matrimonio. Ai suoi dubbi, alle sue incertezze, alla sua immaturità risponde, in via epistolare, un intermediario fra l'al di qua e l'al di là: un angelo. Egli, a sua volta, in un classico espediente circolare, è il ponte tra l'essere e l'essere stato, il sapere e l'intuire, l'esperienza e l'incertezza, la dimensione ultraterrena e la più bieca realtà.
La donna è Gioconda-Chiara Gamberale, l'angelo è Filemone- Massimo Gramellini, novella rivisitazione dell'amato da Bauci.
La trama è essenziale, la riflessione esasperante quanto un percorso di analisi, necessario ma doloroso.
Il limite è il riconoscimento inevitabile, nell'angelo, del Gramellini stile passaggio televisivo, breve ed aneddotico: uno stile troppo personale (al di là dell'apprezzamento più o meno positivo che gli si possa rivolgere), prevedibile e fedele, troppo, a se stesso.
Una lettura a sprazzi alleggerita dalla penna femminile alla quale si può riconoscere la capacità di delineare un tipo psicologico interessante ma nulla più.
Una tematica angelica in uno sfondo di redenzione universale che consiglierei solo come lettura rasserenante per chi attraversa momenti di vera difficoltà. Vi si riconosce tanto buon senso, molto pratico seppur venato di misticismo, un compendio di buoni sentimenti, una storia lieve lieve.

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Avrò cura di te 2014-12-28 11:02:25 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    28 Dicembre, 2014
Ultimo aggiornamento: 28 Dicembre, 2014
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Abbiate cura di me. Avrò cura di loro.

Una storia d'amore sull'amore. Credo che queste siano le parole adatte, ammesso e concesso che ne esistano, per definire quest'opera a quattro mani di Gramellini e Gamberale, lui Filèmone, angelo custode, lei Gioconda detta Giò smarrita trentaseienne in cerca del suo “perché” e del suo “vero essere”.
Il romanzo si realizza alla perfezione grazie al combinato di grande maestria costituito dalle due voci narranti; lei sarebbe incompleta senza di lui, quest'ultimo risulterebbe ancora più astratto senza la collaborazione della Custodita tanto che i suoi insegnamenti e le sue riflessioni finirebbero con l'essere perdute nei pensieri dello stesso autore non riuscendo altresì a raggiungere quel lettore che seppur amante leggitore sarebbe privo di quel riscontro concreto necessario per assimilare, elaborare e serbare profetiche parole di vita.
La storia è originale e piacevole, scorre rapida ed è stilisticamente strutturata nella forma di una corrispondenza epistolare tra Custodita ed Angelo diretta a delineare un percorso di sentimenti e di emozioni atti a coinvolgere il lettore. Trasportate dal velo dell'ironia, le vicende prendono campo con la giovane che nel ritrovarsi in casa della nonna il 14 febbraio per una serie di errori compiuti che hanno portato alla crisi del suo matrimonio, riesuma dai cassetti della defunta un misterioso biglietto destinato ad un angelo custode. Convinta che non avrebbe mai ottenuto risposta decide di scrivere alla sua entità celeste che inaspettatamente le offre una replica. Gramellini/Filèmone e Chiara/Giò iniziano così quello scambio che porterà loro ed il lettore a quel livello di consapevolezza tanto cercato. Le pagine di Gramellini in particolare sono perle pregiate e preziose che, a mio modesto giudizio, fanno la differenza. Ha dato il meglio di sé. Al contrario di altri suoi scritti è tutt'altro che freddo e distante, abbandona la sua anima di giornalista. L'opera non ha la pretesa di riuscire a rispondere a quesiti esistenziali ma si propone di prospettare al lettore varie sfumature di quel che è quotidianità, si fa amare e soltanto sfogliandone le pagine è veramente possibile comprenderne il senso e la bellezza. Vi lascio con le parole dello stesso Filèmone:

“Il tuo solito problema con il vuoto, anima mia. La solitudine ti sgomenta e hai bisogno di riempirla con qualcuno: non importa chi e non importa come. Per te un'esperienza esiste soltanto se hai la possibilità di comunicarla immediatamente ad un altro essere umano. Detta così, sembra una cosa bella. E lo è, a patto che non si trasformi nell'unica opzione disponibile. Si completa con gli altri solo chi sa bastare a se stesso”.

“Ho sempre avuto una fascinazione segreta per quei fachiri in movimento che sono i maratoneti. La loro corsa è un viaggio in cui si incontrano culmini di onnipotenza e strapiombi di disperazione. Chiunque affronti il percorso troverà in agguato un chilometro di piombo, durante il quale i pensieri si appesantiscono assieme alle gambe e la mente si rifiuta di sopportare il dolore: vorrebbe soltanto arenarsi al bordo della strada. In quel momento il maratoneta decide se ritirarsi o resistere. La crisi lo sovrasta e nessuno in coscienza può dirgli quando finirà. Ma l'atleta fa una scommessa con il proprio destino e rinvia la resa di un metro, di un altro, e poi di un altro ancora: finché le gambe ricominciano a respirare un'aria più leggera. Tagliato il traguardo, scoprirà che il chilometro di piombo lo ha trasformato. Avendo oltrepassato la morte, è diventato immortale. E' di questo che andiamo in cerca nei viaggi. Di una prova che consenta di comprendere chi siamo e di dare valore a quello che abbiamo”.

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Le 5 stelline dello stile sono state determinate dalle pagine di Filèmone e dall'idea originale della forma stilistica adottata in cui ha fatto la differenza (con tutto il rispetto per la Gamberale, che ho conosciuto con questa opera, ma che non mi ha convinta al 100%).
Lo consiglio a tutti coloro che hanno voglia di trascorre qualche ora di lettura costruttiva e piacevole.
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