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Acido solforico

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La trama e le recensioni di Acido solforico, romanzo di Amélie Nothomb. Un nuovo reality show dal nome chiaro e inequivocabile: Concentramento, basato proprio su regole che ricordano il momento più terribile della storia dell'umanità. Per le strade di Parigi si aggira una troupe televisiva con il compito di reclutare i concorrenti che, volenti o nolenti, vengono caricati su vagoni piombati e internati in un campo all'interno del quale altri interpretano il ruolo di kapò. Parte così il gioco, che vede, come da copione classico, l'occhio vigile delle telecamere registrare puntualmente e precisamente la vita di tutti i giorni, e il momento di massima audience si registra quando i telespettatori, da casa, decidono l'eliminazione-esecuzione dallo show di un concorrente attraverso il televoto...

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Acido solforico 2012-02-28 10:47:58 gio gio 2
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gio gio 2 Opinione inserita da gio gio 2    28 Febbraio, 2012
Ultimo aggiornamento: 28 Febbraio, 2012
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"L'occhio della Nothomb"

Amèlie Nothbomb sfida immediatamente il lettore, non tenta di inngannarlo accompagnandolo "teneramente", per poi condurlo attraverso le immagini che vuol mostrare, non utilizza nessuna pagina introduttiva velata di leggerezza per "ammorbidire" il terreno: la prima frase giunge secca, dilaniante,perentoria.Come definirla ? Un pugno nello stomaco? Un doccia gelata?

"Venne il momento in cui la sofferenza altrui non li sfamò più: ne pretesero lo spettacolo".

... E, da li, il crudelissimo, spietato "spettacolo" ha inizio.

L'autrice sembra servirsi di una telecamera, restando appunto coerente con il tema trattato, utilizzando uno stile minimalista concedendo però, a un attento lettore, la possibilità di saper cogliere le descrizioni fondamentali, nulla è scritto "a caso".

Catapultandoci sulle strade di una Parigi dei giorni nostri, assediata dalle troupe televisive alle prese con le crudelissime "selezioni" dei concorrenti che dovrannno partecipare al nuovo reality Show "Concentramento", questi verranno divisi tra due gruppi: quelli obbligati a vivere come deportati, a cui appartiene Pannonique, e quelli che invece si sono spontaneamente offerti di interpretare il ruolo di kapò, tra questi personaggi spicca la figura di Zdena, che rappresenta l'anitesi di ciò che invece la splendida Pannoqiue incarna. Quest'ultima diverrà la VERA PROTAGONISTA del teleschermo.

Mantenendosi sempre "dietro le quinte", la Nothomb, in quest'opera breve, che rappresenta indubbiamente un libro/denuncia, è in grado di farci prendere in analisi svariati temi che fan da protagonisti alla società odierna, dal potere mediatico,alla superficialità di una politica corrotta, ingololista solo dal denaro e totalmente priva di scrupoli morali, all'"occhio" del telespattatore che diviene sempre più schiavo di spettacoli orribili e perversi.Ma, quasi inaspettatamente,altri elementi verranno presi in causa : la dignità, l'umanità, la libertà individuale, l'integrità morale che emergeranno rappresentando appunto una vera e propria VITTORIA.

Una lettura spiazzante,poco più di cento pagine che lasciano indubbiamente un segno indelebile, e ... un'importante riflessone sulle responsabilità che ci assumiamo, noi, semplici spettatori quando selezioniamo i programmi tv con il nostro telecomando...




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Acido solforico 2012-02-04 16:54:10 Pelizzari
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Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    04 Febbraio, 2012
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Identità e umanità

Nasce una trasmissione televisiva, tipo Grande Fratello, chiamata Concentramento. E’ un reality show basato su regole che ricordano uno dei momenti più orribili della storia dell’umanità. Ne sono responsabili i politici che permettono che vada in onda, gli organizzatori che lo hanno ideato e soprattutto gli spettatori che, guardandolo, ne decretano il successo. E’ una trasmissione sadica che vuole esibire il dolore e che mostra l’orrore in presa diretta, che vive dello spettacolo della sofferenza. Ma in questa atmosfera di disumanizzazione brilla Pannonique, che è orgogliosa della propria identità, che vuole sopravvivere, che vuole aiutare gli altri, che vuole smettere di essere vuota. Libro breve, storia sconvolgente, stile che rapisce, personaggi che lasciano il segno.

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Acido solforico 2012-01-14 11:49:11 Rokiweb
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Rokiweb Opinione inserita da Rokiweb    14 Gennaio, 2012
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Rabbia...molta rabbia!!!!

Premetto che è il primo libro che leggo della Nothomb…e forse non è stata la scelta migliore.
Ho voluto leggerlo per curiosità…mi sono chiesta come si può prendere spunto di un fatto storico così doloroso, crudele per fare una provocazione sulla “televisione spazzatura” dei Reality e l’accanimento della gente che li guarda anche se li criticano mah!!!! Non iniziate a dire che lei questo libro l’ha scritto nel 2006 il periodo del Grande Fratello altri tempi ecc.ecc.

Vuoi provocare? Perfetto…ambientarlo nella Foresta Amazzonica come vivono gli indigeni? Oppure sbatterli su un’isola in un Campo di Sopravvivenza Militare stile “Soldato Jane”?
Noooooo deve prendere spunto da un Campo di Sterminio!!!!! Complimenti…come si può banalizzare una cosa del genere mah!!!!

E’“Un Pugno in Faccia”(lei scrive Stomaco ma non fa abbastanza male) per chiunque ha vissuto in quel periodo, per chi è morto, per chi è sopravvissuto, per gli eroi che hanno salvato tanti Ebrei dai Campi, per i parenti che hanno pianto un loro caro o che hanno sentito la loro storia.

Per fortuna che da quando aveva 14 anni ha un grande interesse per tutta la letteratura che riguarda quel periodo storico, i campi di concentramento, la trova una lettura forte e appassionante (meno male). Anche i nomi dei personaggi non sono a caso hanno sempre a che vedere con quel periodo.

Ho visto un Campo di Concentramento Mauthausen-Gusen in Austria solo a pensarci mi sale l’angoscia…sono rimasta impietrita davanti al Cancello d’Ingresso di quella enorme struttura era troppo palpabile la morte,la paura,l’angoscia,il dolore che trasudavano i muri…e lei banalizza il tutto in 131 pagine……per dire cosa……

Inizia tutto con un rastrellamento delle persone per le vie di Parigi,ignare di dove li porteranno, donne uomini vecchi e bambini. Li sbattono su dei carri di bestiame …destinazione set televisivo del Reality “CONCENTRAMENTO” si perché lo studio è un fax-simile di un Campo di Concentramento. I prigionieri-concorrenti vengono spogliati di tutto, bruciati i documenti e privati del loro NOME d’ora in poi si chiameranno con un numero.

L’eroina del libro è Pannonique CKZ114 che con il suo fascino si ribellerà al sistema e in alcune situazioni si sentirà anche lei un carnefice e inizierà così a farsi un’analisi interiore scoprendosi una persona diversa rispetto a quella di prima.

L’aguzzina Kapò Zdena una ragazza arrogante stupida superficiale ossessionata da CKZ114 che da aguzzina convinta anche in lei cambierà qualcosa.

E poi Pietro Livi EPJ327 che per lui Pannonique sarà la sua Stella Polare colei che le darà la forza e la voglia di vivere.

Il programma ha durata 1 anno. I telespettatori tramite un televoto dovranno eliminare fisicamente 1 concorrente ogni settimana e nel frattempo i prigionieri-concorrenti riceveranno angherie dai Kapò, dovranno lavorare, patiranno la fame…finchè non succederà qualcosa tra la vittima CKZ114 e l’aguzzina Kapò Zdena che cambierà tutto……

Il libro è suddiviso in cinque parti non ci sono suddivisioni di capitoli, è scritto in modo semplice direi quasi piatto, freddo, non ci sono descrizioni,non ti provoca emozioni.

Chiedo scusa per questa mia reazione, questo mio sfogo ma per me è un periodo storico INTOCCABILE e prenderlo come spunto per un libro che parla di Reality è inconcepibile…spero di non aver offeso nessuno non era mia intenzione.

Grazie

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Acido solforico 2012-01-02 13:32:15 C.U.B.
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C.U.B. Opinione inserita da C.U.B.    02 Gennaio, 2012
Ultimo aggiornamento: 02 Gennaio, 2012
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Un cazzotto in mezzo agli occhi.

Fa l'effetto di un pugno in faccia questo libro.
Cosi', sei lì beato e pacifico, col tuo libretto tra le mani e vieni colpito, di sorpresa, in maniera violenta.
All'inizio sei basito, interdetto, non capisci, senti solo male.
Quel male pungente che non e' ancora arrivato al cervello, si limita ad annebbiare la vista e punzecchiarti il viso con mille spilli.
Poi arriva al cervello, il dolore scivola via, resta l'ematoma.
Resti tu e resta il libro. E pensi.

La storia e' molto semplice quanto impensabile.
Qualcuno si inventa un nuovo reality show.
Un Olocausto in diretta.
Per le strade dei soggetti comuni vengono prelevati e internati in campi di concentramento.
I loro documenti immediatamente incendiati, l'IO di ogni singolo individuo annullato, nessun nome ad identificare esseri umani, solo matricole di prigionieri destinati ai lavori forzati, alla tortura, al patibolo.

Perche' ? Perche', ti chiedi mentre il volto - quello che ha incassato il pugno - ti si gonfia dolorante ?
Semplice : per audience. Per spettacolo.
Povera Nothomb, che si inventa , direte.
Eppure porta all'estremo argomentazioni terribilmente serie. E lo fa in una maniera talmente peculiare,il suo stile di scrittura e' chiaramente simile in ogni romanzo, ma qui lo si nota profondamente.
Racconta come fosse una cronaca, senza far trasparire il proprio stato d'animo , senza usare toni drammatici, quasi in maniera distaccata pur facendo percepire pienamente il dramma e l'assurdita' della situazione.
Diversamente da come credevo prima della lettura, il romanzo non si focalizza tanto sulla critica ai reality quanto sul fatto della riapertura del lager.
Sull'ipocrisia divagante, ove chiunque ad eccezione degli ideatori dello show, si indigna davanti a tale scempio eppure lo share sale in continuazione.
Tutti guardano CONCENTRAMENTO. Chiunque.
La tortura, la morte cruenta viene portata nelle case, davanti alle famiglie, ai ragazzini, ai bambini , tutti sono interdetti , tutti incolpano tutti, ma nessuno gira canale, nessuno spegne la televisione anzi, chi non l'ha si fa ospitare.

Quante volte , oggi , nella realta', ci vengono portate in casa immagini nude e crude di violenza,quasi fossero cosa normale, dovuta, quando basterebbe la notizia punto e stop ?
Audience.
Quante volte diciamo - che schifo, dimmi se si puo' trasmettere - e intanto guardiamo?

Amelie Nothomb ci regala un libro forte, un libro che non dovrebbe passare inosservato.
E nel suo libro saltando da un'assurdita' all'altra, da uno scempio all'altro , prevaricazione dopo prevaricazione,ci lascia un messaggio positivo : non scendere a compromessi e mantenere la propria identita' di essere umano puo' costarci caro , ma puo' anche salvarci la vita.

Opera notevole, non credevo. Che piaccia o meno, sarebbe da affrontare.

Buona lettura.

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Acido solforico 2011-10-13 08:31:08 lucabettin
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lucabettin Opinione inserita da lucabettin    13 Ottobre, 2011
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Acido Solforico

Mi hanno sempre attirato gli autori (o autrici) che si discostano dai canoni tradizionali di scrittura per sperimentare qualcosa che rompa in qualche modo gli schemi. Per questo motivo, ormai qualche anno fa, mi ha attirato questo libricino pubblicato da Voland.
Il titolo, la quarta di copertina e la biografia della scrittrice sono riusciti a suscitare la mia curiosità.
Bisogna tener presente che questo libro è stato pubblicato nel 2006 quando i fenomeni Grande Fratello e reality show erano nel pieno della loro fase ascendente e sembravano una nuova e affascinante frontiera da esplorare.
Il libro narra l’evoluzione di un incredibile reality show dal nome inequivocabile, Concentramento, e della sua escalation di assurdità e violenze, prima mascherate poi, poco alla volta, sempre più palesi e alla fine addirittura ostentate.
I concorrenti vengono “rastrellati” per le strade da intraprendenti troupe televisive. Alcuni di essi vengono scelti per svolgere anche il ruolo di “Kapò”. Il tutto sotto lo sguardo vigile di telecamente costantemente accese e posizionale ovunque.
I telespettatori sono sempre più protagonisti fino ad arrivare a poter decidere l’esecuzione dei concorrenti, nessuno si stupisce o si scandalizza più di nulla.
L’obiettivo finale è il raggiungimento del 100% dello share e del totale gradimento del pubblico.
In questo assurdo meccanismo qualcuno comincia a riflettere e a non capire. Qualche concorrente prova a resistere. Questo è forse il messaggio di speranza.
Ci sono passaggi, letti dopo alcuni anni, che appaiono illuminanti e premonitori. Il linguaggio è diretto e suscita emozioni. La Nothomb ha la capacità di arrivare diretta alle corde emozionali delle persone, le sue parole percorrono una strada senza curve. Senza salite. Senza ostacoli.
L’ironia è tagliente ed irriverente e mette il lettore di fronte ad un disarmante interrogativo:
Quanto di tutto questo è davvero vicino a diventare realtà?
Quante delle assurdità narrate si stanno poco alla volta realizzando o si sono già realizzate?

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Acido solforico 2011-07-31 23:46:02 EvaBlu
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EvaBlu Opinione inserita da EvaBlu    01 Agosto, 2011
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Reality? NO, GRAZIE!

Immaginate una giornata qualunque. Un giorno come un altro in cui siete intenti a fare le solite cose: state andando a lavoro, un amico vi sta offrendo un caffè, siete alle prese con la fila chilometrica alle poste, vi trovate immersi in una magnifica passeggiata nel parco vicino casa… Ecco, all’improvviso un’orda di troupe televisive fa irruzione e finite in una retata, una retata vera, una di quelle da cui se ne esce solo come prigionieri ed il cui unico criterio è l’appartenenza al genere umano. Come prigionieri venite poi stipati in dei sorta di carri bestiame e spediti, insieme a mille altri, in dei campi che sono il rifacimento spiccicato di “quei campi”. Il tutto filmato istante per istante da una miriade indefinita di telecamere che non perde una sola virgola dell’angoscia generale.
Cosa sta succedendo? Nulla di che! Si da inizio ad un nuovo reality televisivo: “Concentramento”, il reality del secolo, quello destinato a raggiungere il record di ascolti mai raggiunto prima nella storia della televisione.
È così che prende il via questo romanzo del tutto provocatorio di Amélie Nothomb, ed è così che prosegue: con la narrazione del tutto paradossale di come i prigionieri-concorrenti vengono nel campo spogliati di ogni cosa, identificati con una matricola, mandati ai lavori forzati o eliminati fisicamente se inadatti a produrre. “Concentramento” si trasforma nel palcoscenico grottesco della morte dell’individuo che si ritrova stretto in un giogo mediatico senza precedenti e in grado di saziare la bramosia ed il desiderio degli spettatori di poter vedere l’invedibile, persino oltre il limite di quella che dovrebbe essere l’indignazione umana, e di diventare protagonisti grazie al televoto per la settimanale condanna a morte di uno o più prigionieri.
L’eroina della vicenda è Pannonique (matricola CKZ 114), nota nel campo e tra il pubblico a casa per la bellezza ed il contegno dignitoso ma soprattutto per i suoi tentativi di andare contro le ferree regole della trasmissione. Pannonique diventerà l’oggetto indiscusso dell’amore autentico del prigioniero EPJ 237 e di quello ossessivo della kapò Zdena, due amori distanti per natura e forma ma che riusciranno in diverso modo a dare una svolta agli avvenimenti. Perché volenti o nolenti, è sempre l’amore a smuoverci.

Con una scrittura lineare, spoglia di eccessive descrizioni e netta come una lama ben affilata, la Nothomb porta allo stremo il degrado mediatico di cui è schiava la nostra società, un degrado in cui la “democratizzazione” dell’immagine e la messa in scena della sfera “intima” e “privata” altro non hanno comportato se non l’anestetizzazione non solo del gusto estetico ma anche dei più radicati principi dell’etica e della politica. Non c’è da andare fieri dell’avvento del Grande fratello, non c’è da sperare in nuovi e sempre più “stimolanti” format che ne richiamino il principio: il livellamento sempre più costante e sempre più in discesa che simili programmi-spazzatura denotano, non può essere altro che un chiaro e inequivocabile allarme della vacuità alienante verso cui irrimediabilmente avanziamo. Toccherebbe tenere sempre a mente le parole di Pannonique alle telecamere in uno dei suoi tentativi di salvare se stessa e i compagni: “Spettatori, spegnate i vostri televisori! I maggiori colpevoli siete voi! Se non accordaste un’odience così vasta […] questa mostruosa trasmissione sarebbe finita da un pezzo!”.
Oppure, bisognerebbe semplicemente ricordare come la Nothomb inizia il suo romanzo: “Venne il momento in cui la sofferenza altrui non li sfamò più: ne pretesero lo spettacolo”.
Per non arrivare mai a bramare la spettacolarizzazione della sofferenza come unico elemento per riempire il vuoto che un’epoca di spettacoli e show televisivi continua a scavare.

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Da leggere! se non altro per gli spunti riflessivi che rimandano alla società in cui viviamo.
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