Cronaca di una morte annunciata
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Gabriel García Márquez, (Aracataca, Colombia 1928) è uno dei massimi narratori latinoamericani. È l'autore di Cent'anni di solitudine, Cronaca di una morte annunciata, L'autunno del patriarca, Foglie morte, Nessuno scrive al colonnello, I funerali della Mama Grande, La incredibile e triste storia della candida Eréndira e della sua nonna snaturata, La mala ora, Occhi di cane azzurro, Racconto di un naufrago, L'amore ai tempi del colera, Il generale nel suo labirinto, Dodici racconti raminghi, Notizia di un sequestro, del primo volume delle sue memorie Vivere per raccontarla, e delle raccolte di articoli e saggi Taccuino di cinque anni, Scritti costieri, Gente di Bogotà, Dall'Europa e dall'America. Tutta la sua opera è pubblicata in Italia da Mondadori. Per i giovani lettori ha pubblicato l'antologia La luce è come l'acqua e altri racconti (2002). Nel 2005 è tornato al romanzo con Memoria delle mie puttane tristi.
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Opinioni inserite: 3
Ultimo aggiornamento: 16 Gennaio, 2012
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Datemi un pregiudizio e solleverò il mondo.
Devo fare una premessa: Marquez è un autore che di solito non mi è molto congeniale. Negli anni passati ho avuto l'occasione di leggere i suoi due libri più famosi e più osannati dalla critica, ovvero "Cent'anni di solitudine" e "L'amore ai tempi del colera", e, nonostante riconosca che è uno scrittore di talento con uno stile molto efficace e particolare, a me quei due libri non erano piaciuti molto, li avevo liquidati con una sufficienza stiracchiata e li avevo dimenticati in fretta.
Le storie narrate mi prendevano solo all'inizio e poi, forse per le troppe descrizioni e le troppe divagazioni che l'autore è solito a fare, la mia attenzione e il mio interesse andavano scemando, facendomi proseguire la lettura un po' per inerzia.
Ma in "Cronaca di una morte annunciata" secondo me Marquez riesce a dare il meglio di sé stesso! Trovo che il romanzo breve gli sia molto affine e senza troppe divagazioni è riuscito a tenermi incollata alle pagine fino alla fine. In realtà questo romanzo non dovrebbe elargire molta suspense dato che fin da subito il lettore sa cosa succederà al protagonista. Infatti la primissima riga del libro recita così: "Il giorno che l'avrebbero ucciso, Santiago Nasar si alzò alle 5,30 del mattino per andare ad aspettare il bastimento con cui arriva il vescovo." Quindi Santiago Nasar morirà, non è un mistero! Anche la trama sulla quarta di copertina lo spiffera candidamente.
Allora cos'ha questa storia di tanto interessante da ammaliare il lettore se in pratica si ha la certezza di come andrà a finire?
Marquez ci offre una precisa e interessante ricostruzione dei fatti, sia per quanto riguarda gli ultimi momenti di vita del protagonista, e sia, andando a ritroso nel tempo, per quanto riguarda la storia che si cela dietro a questa "morte annunciata".
Trovo davvero incredibile il fatto che l'autore sia riuscito a tessere intorno a questo avvenimento una storia così appassionante, ricca di incastri, equivoci, fatalità, e la sua abilità è ancora maggiore se viene considerato il fatto che non ha potuto giocare sull'elemento sorpresa. Con vivide descrizioni e una narrazione serrata "Cronaca di una morte annunciata" è un libro da leggere tutto d'un fiato. Nelle ultime pagine si percepisce una tensione talmente alta che (strano ma vero) sarà capace di farvi trattenere il respiro.
Anche se per i miei gusti è stato un po' troppo trucido e cruento, tanto che mi ha fatto venire il maldistomaco, lo considero un ottimo libro, ma mai e poi mai lo potrò definire piacevole.
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Ultimo aggiornamento: 16 Mag, 2012
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ONORE E FATALITA'
Dicono di lui " la scrittura di Garcìa Màrquez e' sempre mitologica anche quando si chiama cronaca"
Ebbene sì, sottoscrivo pienamente. Premetto che io amo profondamente questo scrittore.
Capita spesso di sentirsi trasportati nello spazio e nel tempo da un libro, mentre siamo assorbiti nella sua lettura.
Beh, leggere i suoi romanzi per me e' molto di piu'. E' teletrasporto allo stato puro.
E' qualcosa di prepotente la sua genialita' nella descrizione di questi luoghi e personaggi del Caribe.
La componente descrittiva di luoghi,oggetti, personaggi e' forte e meravigliosa e ha spesso piu' vigore della trama stessa.
"...era nata e cresciuta qui, e qui viveva, in una casa dalle porte spalancate con diverse stanze da affittare e un enorme patio dove si ballava sotto lumi fatti con zucche vuote comprate nei bazar cinesi di Paramaribo".
So che il modo di scrivere dell'autore non e' immediato, o meglio, necessita di attenzione perche e' facile perdere il filo, protagonisti e comparse sono molteplici e dai nomi piu' disparati : Plàcida Linero,Victoria Guzmàn,Divina Flor, Clotilde Armenta, Pedro Vicario,Bayardo San Romàn, Diionisio Iguaràn, Padre Amador, Angela Vicario, Prudencia Cortes....
Ma anche questo e' il bello di Màrquez e' una sua caratteristica onnipresente in ogni opera, i nomi dei suoi personaggi sono colore, sono calore, sono un carnevale di vita.
Veniamo a CRONACA DI UNA MORTE ANNUNCIATA.
Tra un ricordo dell'uno, la memoria dell'altro, gli scritti di un altro ancora si ricostruisce con goliardica cronaca di quel che successe il giorno dell'omicidio di Santiago Nasar.
Perche' il giorno della sua morte, tutti sapevano che i fratelli Vicario avevano affilato i coltelli per assassinarlo. Tutti . Eccetto Santiago. E lui morira'.
Sarebbe bastato poco , pochissimo perche' i gemelli Vicario evitassero il delitto.
Una parola di chiunque, un gesto qualunque, una coincidenza qualsiasi.
Ma la fatalita' tesse ragnatele, manovra tutti come burattini, ti mette a disposizione il mezzo per evitare l'omicidio ma te lo strappa di mano sorniona e irriverente un attimo prima : "la fatalita' ci rende invisibili ". Nessuno puo' spiegarsi perche' si compisse senza ostacoli una morte tanto annunciata.
Nessuno.
Ma questo romanzo e' anche amore, quelle storie d'amore tipiche di Marquez, un grande amore qui non corrisposto, che poi viene interrotto drasticamente, anni di pene e sofferenze che rasentano la follia e poi , quando la vecchiaia ormai bussa alla porta ingrigendo i capelli e somatizzando le crepe dell'anima, l'amore di gioventu' che ha strappato il cuore torna, per l'eternita'.
L'amore e il destino.
L'onore e l'assassinio.
Splendido romanzo , il Caribe inverosimile e giunonico in cui immergersi senza mezze misure.
Basta lasciare fuori tutto il resto, e farsi trasportare da lui .
Sento il caldo , un caldo umidiccio che sale dalle gambe, gonfia le caviglie, i vestiti di lino bianco mi si appiccicano addosso.
Siedo su un sedia a dondolo, all'ombra del patio, il fiume al di la' della strada e quella foschia che si alza grigia e malinconica, i bananeti all'orizzonte verdi e rigogliosi.
Zuppa di creste di gallo per pranzo poi sonnecchio su un'amaca, aspettando il bastimento del vescovo che mi dara' la benedizione.
I canarini cantano incessantemente nelle gabbie appese ,nel salone.
Arriva un profumo dalla cucina, e' l'aroma del caffe' di cuccuma con rum di canna, contro i vaneggiamenti del caldo...
Santiago Nasar, morira'.
Buona lettura.
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Disamina di un evento
Un libro di 126 p. Tutto ruota attorno ad un evento: la morte annunciata di un uomo. Come è possibile essere uccisi quando tutti lo sanno? L'autore ricostruisce la storia mediante le testimonianze delle persone. Lo stile è inusuale perché l'autore, anche con molta crudeltà e freddezza, racconta l'episodio a frammenti. Il puzzle si compone poco a poco e non seguendo un iter cronologico, anzi si diverte ad andare avanti e indietro, come quando un giudice si trova a leggere le diverse testimonianze di chi sa e ognuno ha visto qualcosa in momenti e luoghi diversi. Bravo l'autore perché comunque pur utilizzando questo stile, non ha appesantito la storia, di per sé semplice e breve.
L'autore si è limitato a raccontare il fatto sulla base delle precisazioni dei testimoni, senza ulteriori valutazioni o descrizioni. Sembra quasi di leggere un articolo di giornale, un po' più lungo però. In questo senso il titolo calza a pennello.









