Qualcuno con cui correre
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Ultimo aggiornamento: 17 Aprile, 2013
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Trovarsi fra la folla
Ieri ho citato questo libro in una recensione su “Bianca come il latte rossa come il sangue” a cui potete accedere dal mio profilo, così mi è sembrato giusto recensirlo. Su Q-Libri, mi piace infatti intraprendere, insieme agli altri lettori, dei percorsi letterari che attraverso svariate tappe arrivino ad offrire una panoramica complessiva della nostra realtà.
Riepilogo delle puntate precedenti: si parlava di romanzi per adolescenti e dell’incapacità di molti scrittori di cogliere la complessità delle nuove generazioni, spesso rappresentate all’insegna della ribellione contro l’ordine precostituito rappresentato dalla famiglia, dalla scuola e dalla società intesa in senso lato. Lo stereotipo del giovane che non ha voglia di studiare e pensa solo a divertirsi, purtroppo è vivo in molta letteratura dei giorni nostri, compreso il tanto osannato New Adult. Sia in “Uno splendido distastro” sia in “Easy” si assiste a risse e festini. D’Avenia ha una sensibilità diversa, ma a mio avviso ancora troppo ingenua.
“Qualcuno con cui correre”, invece, è un libro che può essere letto ed apprezzato da tutti, giovani e meno giovani, in quando racconta gli adolescenti con un linguaggio adulto, ma non per questo meno capace di cogliere la loro essenza, in tutte le sfumature possibili.
Assaf lavora al canile per le vacanze estive. I suoi genitori sono in viaggio negli USA, ma questo momentaneo clima di anarchia familiare non lo porta allo sbando. Al contrario: le sue lunghe giornate trascorreranno all’insegna di una rocambolesca ed avventurosa ricerca per le strade di Gerusalemme, sulle tracce di Tamar. L’obiettivo, è quello di riconsegnarle il suo cane.
I due protagonisti sono due giovani propensi al sacrificio: il sacrificio in nome di un desiderio, di un sogno o di uno straccio di ideale che – per quanto effimero e connesso con la giovane età – assume importanza proprio perché capace di indirizzare la vita verso uno scopo. Questo romanzo ha il merito di far capire ai giovani quanto può essere importante fissare delle mete, degli obiettivi da raggiungere. Non importa se essi sono considerati dagli altri assurdi o irrealizzabili: i sogni assumono un valore solo perché esistono. Ogni desiderio, se vissuto con entusiasmo e non con avidità, può diventare una sorta di illuminazione.
Può, questo romanzo, essere considerato un “road movie” anche se i personaggi si muovono a piedi ed in un territorio piuttosto ristretto?
Non saprei. Anche se si parla soltanto di brevi spostamenti il valore metaforico del viaggio – inteso soprattutto come percorso di formazione – rimane comunque molto vivo. Attraverso le numerose tappe del loro percorso, Assaf e Tamar riusciranno a crescere e maturare alimentando tra loro un rapporto energetico che trascende la conoscenza fisica.
Proprio i rapporti fra gli esseri umani rappresentano il fulcro della narrazione. I legami fra genitori e figli, fra fratelli e sorelle, fra amici e addirittura fra cognati, sono fondamentali per lo sviluppo delle vicende. Il rapporto con gli adulti è vissuto – nonostante piccole e grandi disobbedienze disseminate qua e là - all’insegna del rispetto, dell’aiuto reciproco, della collaborazione. Se ci sono dei “buoni” o dei “cattivi all’interno della storia, questo “status” dipende solo ed esclusivamente dalle loro azioni, non dal ruolo sociale, e si erge al di sopra dei conflitti generazionali. Il male e il bene sono due concetti universali. Le persone incarnano dentro sé queste due energie facendo predominare l’una o l’altra a prescindere dall’età, dal genere, e da altre variabili esterne all’individuo. L’essere umano, è umano a prescindere, ed anche se ridotto ad una larva distrutta dalle droghe.
Già… le droghe. Esse vengono mostrate nel loro lato più devastante e distruttivo, mai associate al divertimento ed allo sballo. Il ritratto che emerge è quello di un eroinomane ridotto ad uno straccio, alienato e solo. Questa è l’altra faccia delle droghe, non sempre mostrata nei prodotti rivolti ai giovani. E – purtroppo – è anche la faccia più realista.
Considero questo libro un esempio di letteratura pulita, piacevole ma al contempo educativa. Nessun adolescente, dopo aver letto questo libro, potrà fare a meno di sentirsi arricchito. Grossman dimostra che intrattenere, educare e divertire contemporaneamente è possibile, ed esiste una “letteratura trasversale” capace di essere apprezzata da tutte le generazioni.
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qualcuno con cui correre
Quando ho iniziato a leggere qualcuno con cui correre non mi sarei mai aspettato che mi sarebbe piaciuto. Avendo poco tempo leggevo ben poche pagine al giorno ed essendoci solo quattro cinque "macro-capitoli" di circa un'ottantina di pagine, non mi basavo su di essi e mi trovavo quindi a terminare la lettura quasi nel mezzo di un'azione. Ed è stato questo il mio errore. Secondo me questo libro deve essere letto tutto d'un fiato, perché nonostante all'inizio la vicenda possa sembrare quasi noiosa dopo un centinaio di pagine circa l'avventura di Assaf e Tamar, questi i nomi dei protagonisti, comincia ad entusiasmare. La storia di Assaf è incentrata su un viaggio, ma non uno di quelli lunghi è pericolosi, ai quali molti libri ci hanno abituato. Infatti il ragazzo non lascerà mai la sua città Gerusalemme, della quale però vedrà un lato prima a lui sconosciuto. La labrador Dinka, infatti, cercando la padrona lo trascinerà da persone curiose, ognuna con un proprio carattere. E saranno proprio questi personaggi sconosciuti, spesso, a spingere Assaf a riflettere e a crescere. Tamar la proprietaria del suddetto cane invece si troverà ad abbandonare la sua agiata ma infelice quotidianità, per tuffarsi nella pericolosa vita di strada degli artisti di Gerusalemme. Tutto questo per cercare di riportare indietro una persona a lei cara. Ma nonostante il piano curato nei minimi dettagli, a sbarrargli la strada troverà diversi imprevisti e per superarli avrà in aiuto solo la sua splendida voce e Dinka. Le vicende dei due personaggi si svolgono in due momenti diversi (la storia di Tamar è collocata un mese prima rispetto a quella di Assaf) ed andranno via via intrecciandosi. Un libro consigliato, soprattutto ai ragazzi come me che si troveranno davanti elementi realistici e magari familiari. Il libro infatti pur essendo stato scritto più di una decina di anni fa tratta temi ancora di attualità e che possono interessare molti giovani. Si spazia infatti dal mondo della droga e della malavita a quello della musica, passando per l'amicizia e l' amore, senza mai cadere nella banalità
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STUPENDOOOO :)
Il libro tratta la storia di due ragazzi Assaf e Tamar entrambi sedicenni nella Gerusalemme dei giorni nostri. Assaf, che durante l’estate lavora all’ufficio comunale degli animali smarriti, si trova a dover intraprendere una corsa con Dinka un labrador sperduto che lo condurrà nelle tappe giornaliere che percorreva la sua vecchia padrona Tamar: prima dal pizzaiolo fino ad arrivare in una torre in cui trova una suora: Teodora. Questa preoccupata per la prolungata assenza di Tamar racconta ad Assaf la sua storia intrecciata a quella della ragazza. Assaf che ama le storie decide di fare la parte dell’eroe e si precipita con la sua nuova compagna alla ricerca di questa misteriosa e affascinante sedicenne. Durante la corsa viene arrestato in quanto si pensa sia uno spacciatore, questo perché Tamar un po’ di tempo prima in compagnia di Dinka aveva comprato delle dosi di droga, cosa centra con tutto questo Assaf? Beh il poliziotto ha riconosciuto il cane, ma il ragazzo riuscirà a cavarsela attraverso la multa che avrebbe dovuto presentare al padrone di Dinka. Assaf chiede consiglio a Karnaf l’ex fidanzato di sua sorella con cui ha mantenuto buoni rapporti, lui non approva del tutto la decisione del ragazzo ma finisce con il cedere alle sue ragioni. Dopo il pranzo con l’amico, Assaf continua a seguire Dinka che lo porta in un quartiere sconosciuto in cui incontra Matzliah un ragazzo che conosce Tamar, lui gli racconta alcuni particolari e gli parla delle stelle e del cielo, la sua grande passione. Il giorno successivo il cane conduce il ragazzo in un villaggio abbandonato in cui trova due ragazzi, Sergej parla ad Assaf di una Tamar impetuosa e coraggiosa, gli dice che era alla ricerca di un ragazzo, forse il suo ragazzo, Sergej riportando le informazioni introduce nel racconto la parola mafia al che Assaf si preoccupa e si precipita al telefono nel quale lo attende Karnaf. I due si fermano in uno spiazzo al centro c’è una piscina, si tuffano, Assaf si addormenta ma viene svegliato da ragazzi che poi lo pesteranno. Dinka lo porta alla stazione degli autobus, al deposito bagagli dove recupera una valigia appartenente a Tamar, dentro trova abiti, cinque diari, che sfoglia e legge per avere altre notizie …
Tamar la coprotagonista si rade i capelli, e inizia a vagare per le piazze e i quartieri di Gerusalemme improvvisando la sua più grande passione: cantare. Dopo giorni due anziani signori gli fanno la tanto sospirata domanda: “ Ce l’hai un posto dove stare la notte carina?” e così la accompagnano alla casa degli artisti di Pessah un organizzazione mafiosa camuffata sotto un nome improprio per l’attività. In questa casa Tamar conosce Shelly, la ragazza con cui divide la stanza, Shelly gli presenta un po’ la vita nella casa: orrenda, ignobile, inutile, umiliante … Tamar ben presto impara la lezione e fa per tutta Gerusalemme e dintorni spettacoli in piazza racimolando una somma considerevole. Dopo un po’ di tempo dall’ingresso alla casa Tamar, ritrova Shay il fratello entrato nell’organizzazione da tempo, un tossicodipendente che con la chitarra fa miracoli, Tamar progetta di scappare con il fratello, questo infatti era sempre stato il fine della sua pericolosa esperienza. I due scappano durante un’ esibizione a due fregando gli scagnozzi di Pessah e vanno prima da un’amica intima di Tamar: Leah, e poi si rifugiano in una caverna dove la ragazza curerà il fratello e tenterà di disintossicarlo.
Assaf continua il suo percorso con la compagna che lo porterà in una piazza, nella quale si esibiva una ragazza alle prese con il violoncello, la musicista riconosce Dinka, chiede ad Assaf di salutare Tamar e gli suggerisce di scappare, ad un tratto Assaf si sente in piena sintonia con Dinka che correre per sfuggire alla presa degli inseguitori, il cane porta il ragazzo di nuova da Teodora, Assaf è sconvolto in quanto la torre è stata messa sottosopra dagli scagnozzi di Pessah… Dinka seguendo l’odore della padroncina arriva nel ristorante di Leah. Questa persuasa dalla forza di volontà di Assaf gli svela il nascondiglio: la caverna, a quel punto Assaf conoscerà finalmente Tamar e l’aiuterà con Shay. Dopo pochi giorni Pessah e i suoi vengono a sapere del nascondiglio e tentano di sedurre Shay con la droga, intimorendo non poco Tamar e Assaf. Proprio dopo aver pronunciato frasi e minacce disdicevoli, spuntano da alcuni cespugli dei poliziotti che arrestano Pessah e i suoi, tutto questo è stata opera dell’inimitabile Karnaf artefice del salvataggio dei tre. In quella medesima notte Shay torna a casa dai genitori mentre Tamar e Assaf tornano nella caverna per pensare, riflettere, tacere …(“ Quasi non parlarono. Tamar pensò che non aveva mai incontrato nessuno con cui si sentiva tanto bene tacendo”).
La storia come già detto è ambientata a Gerusalemme, una città particolare, insolita per questo genere di racconti, siamo più abituati ,infatti, a leggerla, e vederla o in sfondi religiosi o come ricordo di numerose guerre e tragici eventi, una scelta inconsueta e singolare anche se straordinaria. La cosa che mi ha colpito è il punto di vista di Grossman che sta nel farci osservare la sua città con gli occhi di due adolescenti che ci mostrano non tanto il mosaico di popoli, culture e tradizioni che rappresenta Gerusalemme e Israele stesso, ma una varietà di caratteri, una vivacità e agilità che non avrei mai pensato si potesse attribuire alla capitale.
Assaf è un ragazzo di sedici anni che lavora temporaneamente per il comune come accalappia cani. È un ragazzo curioso, orgoglioso, altruista, caparbio, ostinato e forte, tenace e risoluto nelle sue scelte, un ragazzo che matura durante la storia, diventando responsabile, crescendo attraverso le molteplici esperienze con cui dovrà combattere, soffrire e alla fine trionfare. Usando il silenzio, la riservatezza, la discrezione, la timidezza, ma soprattutto la forza che si cela in lui riuscirà a dimostrare a tutti ciò che si nasconde nel suo cuore, mostrerà agli altri la sua forza di volontà e il suo valore nelle svariate vicissitudini del racconto.
Tamar è la coprotagonista, una ragazza sedicenne che appare attraverso le descrizioni dell’autore matura, leale, responsabile, volenterosa, discreta, forte e pronta a fare tutto per le persone che le stanno accanto. È una ragazza che si trova vicino ad “amici” che non le appartengono, che recitano la parte, fatta eccezione per Teodora, Leah ed Halina ( la sua insegnate di canto). È una ragazza astuta e sveglia poiché di fronte alle difficoltà che le si presentano davanti, raggiunge sempre il suo obiettivo a qualunque costo.
Dinka è una bellissima labrador, affettuosa e docile, buona e coraggiosa, in perfetta sintonia con in due protagonisti. La si può chiamare “filo conduttore” delle due storie in quanto attraverso di lei, Assaf riesca a scoprire Tamar. È un cane gentile nei confronti dei protagonisti, ma pronto ad essere aggressivo con i personaggi negativi che per Assaf sono rappresentati nei ragazzi che lo pestano e negli scagnozzi di Pessah e che per Tamar prendono la loro forma nello stesso Pessah e nei suoi alleati.
Teodora è una suora di clausura, fin da ragazza (diciotto anni) era stata inviata in una torre con annesso un ostello per gli eventuali pellegrini. La donna è ingenua, aperta e curiosa di quello che succede al di fuori del monastero. Il suo corpo appare naturalmente invecchiato dopo cinquant’anni all’interno dell’edificio, il suo spirito e la sua mente, però, rimango quelli di una ragazza, la sua caratteristica peculiare è appunto il vedere il mondo attraverso gli occhi di Tamar, che funge da filtro con l’esterno.
La seconda grande amica di Tamar è Leah, un’ ex-tossicodipendente che aiuta in ogni frangente la ragazza anche se sa che dentro di sé potrebbe ricadere nel vortice della droga, affronta ogni momento, con disponibilità, tutte le difficoltà che gli trasmette la sua migliore amica, che è anche la migliore intrattenitrice di Noiku: sua figlia.
Shay è il fratello maggiore di Tamar, quasi ventenne, intrappolato nelle grinfie di Pessah, che gli offre protezione e droga, soprattutto droga. Quest’ultima, in particolare eroina, lo rende un musicista fantastico, un mito con la sua chitarra elettrica, nera. È un ragazzo dal carattere fragile e debole, per questo più soggetto alla dipendenza che gli stupefacenti danno. Shay è un vinto, sottomesso a un gruppo di persone apparentemente più forti di lui, vinto soprattutto nel morale, in quanto non reagisce alla sua situazione ma la aggrava con la passività con cui l’affronta.
In ultimo Pessah il personaggio negativo del racconto, è il coordinatore di un’organizzazione malavitosa, camuffata sotto il nome di “casa degli artisti”. In effetti il personaggio ha come proprietà una vecchia casa, in cui da vitto e alloggio agli artisti di strada di Gerusalemme. Sotto tutta questa storia c’è un traffico di droga parecchio vasto e redditizio, che procura la gran parte del guadagno di Pessah.
La citazione più bella che ho trovato nel libro è detta per bocca di Assaf:
“Come diceva Teo? Non cercare di capire cose che non puoi.” Una delle cose più importanti del mondo è a mio avviso avere tanta curiosità, per poi produrre e alimentare la passione che ogni persona ha, una curiosità che nutre la sapienza, una curiosità che però spesso esalta e fa veder cose che non ci sono, che ti porta a diffidare di ogni più piccolo dettaglio, che ti rende superbo, mentre per apprendere ed essere veramente sapienti bisogna essere umili di fronte alle cose più grandi, bisogna a mio avviso accettare il dubbio che si cela nella quotidianità dell’uomo, perché qualsiasi scienziato o saggio potrà confermare che la certezza non esiste in quanto rende vana la stessa verità.
Per concludere l’analisi, parliamo dello stile dello scrittore e di come ha lavorato sulla lingua. Il libro è scritto in modo scorrevole, con un lessico appropriato e dettagliato, molto ricercato nelle descrizioni e nelle riflessioni, per comunicare in modo più chiaro possibile il messaggio. L’autore gestisce in modo particolare il tempo della narrazione alternando le storie dei due protagonisti ed evidenziando lo spazio temporale tra l’avventura di Tamar e quella di Assaf, portata a termine in due giorni e iniziata quattro settimane dopo quella della ragazza. I dialoghi non costituiscono le parti principali della comunicazione, secondo me la riflessione e i pensieri sono il fulcro della narrazione del libro, reputo questa un’ottima scelta perché da spazio al lettore di ragionare e pensare alle responsabilità, alle conseguenze, a come ognuno di noi avrebbe affrontato una situazione del genere. Le descrizioni non sono molto fitte nel racconto anche se dettagliate ed essenziali per comprendere in pieno il contenuto di un paragrafo o di addirittura un capitolo.
Infine la storia la reputo una “fiaba moderna” con tutti i suoi elementi: Assaf e Tamar fanno la parte degli eroi che salvano: il primo la ragazza e la seconda Shay, attraverso l’ausilio di personaggi magici, d’aiuto ai protagonisti (Dinka e le persone che incontra durante la loro esperienza), l’immancabile antagonista che si personifica in Pessah, ma che è realmente l’incoscienza di tanti giovani, che cercano la felicità in posti o in cose sbagliate.
I temi principali del libro sono palesemente la droga e la tossicodipendenza, che vengono affrontate dai protagonisti con serietà e con responsabilità, un tema ricorrente nei romanzi adolescenziali in quanto un problema tutt’ora irrisolto e in grado di mietere vittime a migliaia. Un romanzo questo che, attraverso questo problema e la responsabilità dei ragazzi che tentano di superarlo, può essere definito di formazione, in quanto fa pensare il lettore e fa scattare meccanismi mentali che in me, hanno portato a riflettere non solo alla droga ma anche all’amore fraterno di Tamar, perché credo, che questo, sia uno dei legami più forti e indissolubili che abbiamo nella vita, ma che può essere frantumato da una realtà così demolitiva come quella della droga, che tesse, nella mente umana una sottilissima membrana, in grado di offuscare ogni cosa, anche i sentimenti più profondi, trasformando l’amore in odio, il desiderio d’aiuto in impotenza e la luce in ombra, l’ombra in macchia, sì! Una macchia che imbratta tutto ciò che tocca e che annebbia, distorce, distrugge tutto ciò che c’è di buono, facendo dimenticare all’uomo la cosa più importante: la vita è il dono più grande per ogni essere umano e la libertà, il fregio più importante!
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Il bene unisce
Primo libro di Grossmann che leggo, e devo dire che sono stato consigliato bene; tra l'altro questo è un libro che a mio avviso tutti dovrebbero leggere.
Due ragazzi che non si conoscono ma che hanno tanto in comune affrontano varie prove per arrivare ogniuno al proprio obiettivo.
Il coraggio, l'amore e la forza di volontà la fanno da padrone in quest'avventura molto piacevole da leggere e che ti fà riflettere molto sia durante sia dopo la conclusione; dunque colpisce ed è quello che un buon libro deve fare.
Consiglio anche il film tratto dal libro.
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Qualcuno con cui correre
E' il primo libro di Grossman che leggo e credo che non sarà l'ultimo. Mi è piaciuto dall'inizio alla fine.
E' scritto bene, per niente noioso.
Non vi svelo nient'altro: leggetelo.
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qualcuno con cui correre
Qualcuno con cui correre è un romanzo, quasi fiabesco, che narra le vicende di due adolescenti.
Assaf un ragazzo timido e impacciato, d’estate presta servizio al municipio, dove gli viene affidato il compito di ritrovare il padrone di un cane, Dinka. Attraverso l’inseguimento del cane per le vie di Gerusalemme inizia la sua corsa parallela a quella di Tamar. Una sedicenne, caparbia e astuta che fugge di casa alla ricerca del fratello Shay.
In questa lunga e affannata corsa, entrambi si troveranno ad affrontare una realtà sconosciuta, che permetterà loro di maturare e di affrontare le loro debolezze.
Un racconto incantevole e avvincente, che porta a riflettere sui rapporti interpersonali: sull’amore tra un fratello e una sorella, sull’amicizia e sull’importanza che questa ha nella vita di ogni uomo.
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Qualcuno con cui correre
Un romanzo dedicato ai giovani, per scandagliare le problematiche legate all'età e al contesto sociale in cui vivono, ma anche agli adulti, per ricordare il loro ruolo e avvicinarli all'universo chiamato adolescenza.
Il sedicenne Assaf attraversa tutta Gerusalemme alla ricerca di una coetanea sconosciuta, per poterle riconsegnare il suo cane, e così facendo la sua corsa diviene rocambolesca e pericolosa mettendolo a contatto con personaggi sordidi avvezzi al crimine , ma al contempo regalandogli la possibilità di conoscere delle persone straordinarie, con cui condividere forti emozioni.
Le tematiche proposte sono molteplici e ben percettibili dal lettore : lo smarrimento e la difficoltà degli adolescenti a rapportarsi con il mondo degli adulti e con la società in genere, l'annientamento provocato da quel mostro che è la droga, il bisogno di scoprire le proprie capacità , il mettersi in gioco, calpestare terreni sconosciuti su cui rischiare di affondare oppure forieri di cambiamenti.
La penna di Grossman è delicata e lieve per dare vita ad una narrazione semplice e fluida, ma capace di divenire graffiante e dura per infondere sensazioni forti.
E' difficile tratteggiare l'animo, ma l'autore ha una ottima capacità di dare voce ai sentimenti, anche a quelli più profondi, mettendo in scena personaggi vivi e appassionati colti in tutta la loro interiorità.
Un unico neo è riscontrabile nella trama, a tratti troppo favoleggiante, ma penso che ciò sia funzionale alla costruzione di questa bella storia di amicizia, di solidarietà, di amore fraterno e non solo, di cui Grossman scrive senza cadere nel banale o nello stucchevole.
Una lettura gradevole, dolce e amara, con tanti spunti di riflessione.
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Piacevoli scoperte
Avevo lasciato questo libro parcheggiato nella mia libreria per circa due anni. Perché? Non lo so, un motivo vero non c’è. Nella mia mente mi ero figurata David Grossman come uno scrittore noioso, di quelli che ti fanno il pippone per tutte le cose, che filosofeggia nel vuoto.
Non so da dove avessi derivato questa convinzione, ma fattostà che il libro in questione è finito a prender polvere. Finché David Grossman non è comparso da Fazio a presentare il suo nuovo libro, una favola per bambini. E mi son detta: “Ma perché no?”
E infatti è stato amore a prima vista, anzi a prima pagina.
Dopo un 2011 iniziato a fasi alterne per quel che riguarda la “fortuna” nelle letture, ecco che mi compare questo gioiellino.
Grossman racconta la storia di due adolescenti, Tamar e Assaf, che non si conoscono (ancora), ma legati come unico denominatore da una cagna, Dinka. Sia Tamar che Assaf, come tutti gli adolescenti non si sentono speciali, non si sentono parte del “gruppo” e soffrono la solitudine del non essere omologati. E come tutti gli adolescenti hanno l’ingenuità di poter salvare il mondo, o almeno di cambiarlo un po’ raddrizzando le storture nei riguardi di chi amiamo.
Ed è per questo che Tamar si infila in una terribile situazione di degrado pur di salvare Shay, il suo unico fratello tossicodipendente e finito in una rete di sfruttatori.
E per questo Assaf decideà di correre insieme a lei.
Bello, vero e commovente.
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Indigestione di vita!
Ispirato, coinvolgente, di una sensibilità unica, scritto benissimo, è un romanzo di una categoria superiore.
È un libro da gustare, da centellinare, va letto con calma, senza frenesia, assaporando fino in fondo ogni parola, ogni immagine, ogni descrizione.
La storia esplora il mondo degli adolescenti presentando un affresco meraviglioso di quanto l’altruismo, l’amicizia e l’amore possano avere une effetto dirompente anche in casi drammatici. Affrontando il problema della droga e dello sfruttamento minorile, la storia è raccontata attraverso gli occhi di due giovani che non si conoscono, ma che si rincorrono per le vie di Gerusalemme a causa di un cane abbandonato.
Assaf ha ricevuto il compito di ritrovare il padrone di Dinka, una cagnetta intelligente che lo trascinerà (nel senso letterale del termine) in una avventura on the road nei luoghi familiari a lei e alla sua padrona.
Tamar è una giovane che ha deciso di salvare a qualsiasi costo il fratello dal vortice della droga, è sparita di casa per attuare il proprio piano e nessuno sa che fine abbia fatto.
Da buon maratoneta Assaf corre dietro a Dinka incontrando svariati personaggi, ognuno dei quali gli racconta una “Tamar diversa”, ma con un unico comun denominatore: il suo magnetismo. E così anche lui sarà calamitato da questa misteriosa ragazza a cui tutti vogliono bene e pur di portare a compimento la propria missione affronterà pericoli e avventure, che lo aiuteranno a conoscersi meglio scoprendo nuovi e inaspettati lati del proprio carattere.
Ogni incontro riserva una storia, un vita, un mondo da scoprire in cui immergersi e da cui lasciarsi travolgere. Le descrizioni sono potenti e alcune espressioni di una intensità sconvolgente. Ne cito giusto una che descrive lo stato d’animo di una suora che esce dopo decenni di clausura: “se c’era al mondo la possibilità di fare un’indigestione di vita e di morirne, quello era il momento”.
Pur in una situazione difficile, l’incontro tra Assaf e Tamar è qualcosa di una dolcezza infinita, Grossman riesce a descrivere perfettamente l’entusiasmo, i brividi, l’emozione ma anche la paura che ti prende quando senti che dentro di te si smuove qualcosa quando sei vicino ad un’altra persona, quando non vedi niente intorno a te perché “il mondo è negli occhi dell’altro”. Sono pagine meravigliose che ti fanno venir voglia di tornare adolescente per rivivere quelle sensazioni.
Assaf e Tamar sono due personaggi che, almeno per il sottoscritto, sono immediatamente entrati nel Gotha della letteratura contemporanea: voglio loro un gran bene e li porterò sempre nel mio cuore!!!
È un libro che ti fa esclamare "quanto è bello leggere!"... consiglio anche a voi di fare un giro per Gerusalemme.
P.S.: se mai avrò un cane lo chiamerò Dinka!!
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Correre insieme ai protagonisti
Pagina dopo pagina sempre più avvincente , è un crescendo di emozioni forti.
Questo libro mi ha trascinato in una corsa accanto ai protagonisti , bellissimo quello che fa Assaf per Tamar e quello che insieme faranno per Shay.
Dinka è l'elemento in comune tra i due protagonisti , è un esempio per tutti l'amore tra l'animale e i due ragazzi.
Libro che mette in primo piano amicizia , amore e continue sfide , che da ulteriore importanza a bei valori.
La storia è geniale , scritta con estrema logica e dettagliata , dopo il libro ho visto anche il film , mi è piaciuto perchè maggior parte delle scene erano come le avevo vissute io leggendo
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Una corsa avvincente!!! Adatto a tutti i sognatori
E' il mio primo approccio con Grossman, scrittore tanto acclamato in questa pagina, e non solo!. Mi sono fatto coinvolgere così da questa "febbre" e l'ho comprato con piacere!. Lo amato già dalle prime pagine, a dispetto di chi dice che parte in sordine, e che si riprende solo a metà libro. Un libro che trattando la storia e la situazione sociale di molti giovani, potrebbe apparire leggero, ma in realtà nasconde tra le righe una vena più profonda, densa di significato, che sottolinea le difficoltà dei giovani e la loro forza nel reagire, per raggiungere l'obiettivo. La storia di 3 ragazzi e una cagna, una storia di amicizia, sofferenza e anche amore.. di una delicatezza prorompente che ti colpisce. Una scrittura con i piedi per terra che ti permette di immedesimarti nelle loro storie, anzi ti verrebbe voglia di far compagnia ad Assaf e Dinka in questa folle e affscinante corsa, che prima si rivela essere solo un modo per ritrovare il proprietario della cagna, mentre km dopo km ti accorgi che stai per entrare in un mondo sconosciuto, sporco e pericoloso. Soprattutto per una ragazza, che, spinta dall'amore irrefrenabile per il fratello, si mette in pericolo di vita, pur di salvarlo dalla tossicodipendenza. Particolarmente originale è la centralità di questo amore fraterno, un sentimento così innato e viscerale, ma purtroppo spesso dimenticato dalla narrativa. La corsa è simbolica, una corsa che ti mette ansia, una corsa in cui se cadi rischi di non poterti rialzare. Ma quando arriverai al traguardo, ti ritroverai rinato, soddisfatto, e maturo. Il personaggio meglio riuscito? La cagna, e poi senza dubbio la suora. Che fascino questo libro, lo conserverò con cura. E' dedicato a tutti quelli che pensano di non essere stati provvisti di quel pezzettino dell'anima fatto a posta per combaciare con quello di un'altra persona,a tutti quelli che pensano di essere troppo strani per vivere in questo mondo. Per tutti i sognatori. Parla di famiglia, di amicizia, di amore in modo semplice ed emozionante... Grossman, ti stimo!
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Bel racconto
Grossman prende ispirazione da Dickens e scrive una bella storia di amore fraterno, amicizia, coraggio, quasi un Oliver Twist del nuovo millennio. Il mondo degli adolescenti con i loro problemi, le loro insicurezze , i loro sbagli, la loro straordinaria forza di inseguire un obiettivo perchè spinti da qualcosa che gli nasce dentro, perchè ci credono e basta ,il loro bisogno di trovare qualcuno con cui comprendersi e di cui fidarsi , qualcuno che abbia lo stesso "passo" e non li lasci indietro: qualcuno con cui correre appunto...(In questo senso è molto bella la descrizione del rapporto dei protagonisti con i rispettivi amici e la dolorosa scoperta del distacco). Il confronto con il mondo degli adulti è a tratti stridente, i "grandi" sembrano incapaci di capire il moto dell'anima degli adolescenti, il loro piano di valori è diverso, è difficile perdonare perfino il proprio figlio , genitori sconfitti e rassegnati, oppure individui prepotenti e vili. Gli unici a salvarsi sono quelli che , come i ragazzi, riescono ancora ad uscire dalla prigione senza sbarre in cui si sono rinchiusi dal mondo, e sono in grado di ascoltare oltre le parole, di rischiare oltre le certezze . Finale un pò troppo "favoleggiante" ma è un bel racconto scritto con una certa sensibilità.
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Commovente
E' stato un mio professore a suggerirmi questo libro. La trama mi lasciava scettica ma dopo qualche pagina mi sono lasciata travolgere dall'avventura. Una storia di amicizia, d'amore e di crescita, di una crescita interiore, accelerata dalle insidie e dai crudi spettacoli che spesso la vita offre. Uno stucchevole quadro di realtà lontane, che rievocano sentimenti a noi vicinissimi
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l'arte di crescere
Assaf è un adolescente timido che durante l'estate lavora per un canile comunale, viene incaricato di trovare il proprietario di un cane, Dinka. Assaf si lascia trasportare da Dinka nei luoghi e dalle persone care alla sua padrona, Tamar. Assaf inizia così la conoscenza di Tamar, piano piano, ogni ora aggiunge un tassello... e scopre così una ragazza introversa, ribelle e molto determinata. Assaf viene catturato dal fascino di Tamar fino al punto di rischiare la propria vita ancor prima di conoscerla personalmente.Tamar intanto lotta per levare il proprio fratello dalle maglie di una banda criminale e soprattutto dalla tossicodipendenza. In questo romanzo Grossman traccia un ritratto di due adolescenti capaci di generosità e forza d'animo impareggiabili, gli adulti invece sembrano persi o rassegnati al proprio destino.
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La corsa verso l'età adulta
Nonostante possa risultare a qualche lettore meno allenato un po' lento, il libro si legge con piacere e, cosa più importante, non è infarcito di commenti leziosi sulla crescita, come spesso sono i libri che trattano questa età.
I protagonisti sono credibili (forse Tamar è un tantino troppo stoica), e la loro analisi psicologica impeccabile sa come toccare il lettore e la sua sensibilità.
Le due storie, quella di Assaf e quella di Tamar, scorrono parallele, e il tema principale e dominante è quello dell'incontro. Attraverso una serie di incontri e scontri con tante persone, infatti, Tamar e Assaf scoprono un significato per la propria vita, che è la presenza dell'altro, l'amore, e imparano a capire meglio chi sono.
I personaggi minori sono dotati di un grande realismo, e l'atmosfera non risulta mai patinata o scontata.
Lo stile di Grossman, capace di una notevole profondità descrittiva, non risulta mai pesante od oppressivo.
Un libro, insomma, da leggere e da gustare e, perchè no, di cui portare con sè qualche insegnamento.
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Qualcuno con cui correre
Confermando la tesi per cui il libro è sempre migliore del film da esso tratto, mi è stato comunque utile vedere la "pellicola" per apprezzare ancora di più il testo scritto. La trama è intrigante e sorprendente è l'incastro che Grossman fa delle storie dei due protagonisti, Tamar ed Assaf: le loro vicende scorrono parallele ma distanti nel tempo e nello spazio, finalizzate entrambe al trovare qualcuno ma realizzandosi una nella luce, l'altra nell'"ombra", una nella lentezza, l'altra nella rapidità dei gesti. E come collante: l'adolescenza. Fatta di pensieri, domande, desideri, ma soprattutto incertezza. Una vera e propria avventura, per Tamar ed Assaf, che li porterà a conoscersi e a conoscere se stessi, con la scoperta di tanti valori (la famiglia, l'amicizia, l'amore) ad estrambi, così diversi ed in questo però simili, fino a quel momento sconosciuti.
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Qualcuno con cui correre di Grossman
Ma che bello questo romanzo di David Grossman, una storia ricca di sentimento, di valori, di lealtà e di un pizzico di avventura.
I protagonisti principali sono due: Tamar, un'adolescente dal cuore d'oro, che sceglie di lasciare tutto e tutti per ritrovare, in compagnia dell'inseparabile cagna, il fratello drogato finito sulla cattiva strada; Assaf che quasi casualmente si trova a doverla cercare per restituirle la cagna (da lei smarrita nel frattempo) affidatagli dal canile in cui lavora.
Inizia così per entrambi una difficile ma intensa avventura ricca di incontri più o meno piacevoli e di vicende piuttosto pericolose. La parte finale è decisamente commovente. Ho molto apprezzato anche la "penna" di Grossman, molto descrittiva ma per questo molto funzionale al racconto. Da leggere!









