Le recensioni della redazione QLibri
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“TUTTO E’ COMPIUTO”
Lazzaro vive in un paesino della bassa bolognese, sconosciuto ai più; di quei paesini immersi nella nebbia in ogni stagione dell’anno; dove si contano quattro case in croce, una chiesa, il canale e tanta, ma tanta campagna; dove gli abitanti si conoscono tutti, sanno tutto di tutti e hanno due luoghi di ritrovo: la messa o il circolo Arci.
Lazzaro ha ventisei anni, un lavoro, una casa propria, lasciatagli gentilmente in eredità dal nonno e sfruttata immediatamente per scappare dalla quotidianità e dall'angusto ambiente familiare cui era costretto, una macchina (seppur un catorcio), e una vita sociale uguale a quella dei suoi amici, caratterizzata da weekend di baldoria alla ricerca di una ragazza che non ha mai avuto… è un po’ uno sfigato direte voi… beh in effetti descritta così la sua vita non è un granchè, almeno fino a quando, ironia della sorte, non scopre la causa di quella tosse continua, di quel peso che si sente lì, all'altezza dei polmoni, che non lo fa correre come vorrebbe quando gioca le partitelle di calcetto il sabato pomeriggio, che gli mozza il respiro e che ultimamente gli inizia a creare qualche serio problema…
Lazzaro passa nel giro di pochi giorni da una vita in bianco e nero a una vita a colori: inizierà a vedere il mondo e la vita con occhi diversi; inizierà a capire di aver trascurato e dato per scontato cose che, col senno di poi, meritavano la sua attenzione; capirà che la vita in fondo è breve, troppo breve a volte, e ci sono delle cose davvero importanti per cui vale la pena di vivere e di lottare; capirà, grazie all'incontro con una donna e grazie alla presenza (e all'aiuto costante) di Don Edoardo, che l’amore, verso la propria famiglia, verso una persona di sesso opposto o verso la propria esistenza, è un qualcosa di così forte da far superare ogni ostacolo che si incontra sul proprio cammino, da far crollare ogni paura, anche quella di morire.
Un romanzo ricco di elementi autobiografici di forte impatto, che fa pensare a quanto siamo fortunati e a quanto spesso sprechiamo tempo in cavolate, col rischio poi di pentirci per aver fatto passare occasioni o momenti che non torneranno o per aver perso l’opportunità di passare del tempo con una persona che ora non c’è più, di dirle che le volevamo bene, che eravamo lì per lei; un romanzo che ci fa aprire gli occhi sul senso della vita, sulla sua brevità, sulla sua bellezza e sulla sua spietatezza.
Devo dire che nelle prime cento pagine ho avuto qualche difficoltà a proseguire nella lettura del
romanzo, lo trovavo un po’ troppo incentrato sul movimento ormonale tipico del sesso maschile dell’età del personaggio; ma le frasi in dialetto bolognese e la fiducia nelle potenzialità del testo mi hanno fatto tenere botta e difatti tutto è cambiato: mi sono ritrovata a sperare, a vivere e a lottare con Lazzaro… a capire che la vita è una sola, che non dobbiamo sprecarla... e che vale sempre la pena di essere vissuta!
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Ultimo aggiornamento: 11 Marzo, 2013
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Otto racconti al Cafè de l'Univers
Gli sguardi indolenti dei giovani protagonisti si soffermano su oggetti e figure di passaggio che rievocano in loro ricordi, riflessioni e frammenti di vite in cui passato e moderno, tradizione ed evoluzione, fanatismo religioso e politica si contrappongono, scontrandosi spesso persino con la logica.
I racconti dei giovani marocchini - a volte surreali, altre volte ironici - suscitano perplessità e fanno riflettere su quanto, in fin dei conti, la cultura islamica e quella occidentale non siano poi tanto diverse: differiscono gli usci, i costumi, i precetti, ma il modo di porsi l'uno neiconfronti dell'altro è il medesimo.
Infatti un occidentale messo dinnanzi alla possibilità di liberarsi da pregiudizi, luoghi comuni e convinzioni errate che nel tempo il suo popolo ha eretto, generalizzando, nei confronti di una cultura diversa dalla propria incontrerà le stesse difficoltà che ha un islamico ad accettare cambiamenti e stili di vita che considera più permissivi, liberali e lontani dalle prescrizioni religiose.
Dal punto di vista tecnico va segnalato che l'autore utilizza un espediente singolare: i racconti cominciano tutti all'imperfetto, quindi collocati in un tempo passato rispetto al momento in cui la voce narrante riferisce i fatti; tuttavia, dopo una breve introduzione di poche righe, che solitamente serve a presentare la situazione o i personaggi, la narrazione si sposta al presente, direttamente sulla scena, come se l'autore compizze uno "zoom temporale in avanti" dentro la storia, lasciando il testimone ai protagonisti.
Pare però che questi passaggi dal passato al presente non siano facili da gestire, visto che l'autore talvolta passa erroneamente da un tempo all'altro anche nel bel mezzo della narrazione: trattandosi però di un testo straniero, forse tale difetto è da attribuire a chi ne ha curato la traduzione (non conoscendo il testo originale non posso attribuire consapevolmente la mancanza all'uno o all'altro dei due).
Concludendo è una lettura singolare e interessante, supportata da uno stile semplice e scorrevole.
Consigliata a chi vuole impiegare un pomeriggio con qualcosa di diverso.
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Amore, guerra e storia a Napoli
L’ho letto proprio con gusto questo romanzo di Anna Bulgaris!
Ho puntato sulla lettura di questo libro quasi senza avere indicazioni, né suggerimenti; appositamente non ho cercato informazioni sulla sua scrittrice italiana e sulla sua produzione letteraria.
Così mi sono trovata per le mani un romanzo rosa-storico ambientato nel 1799 a Napoli, grazie al quale ho conosciuto un periodo ed eventi ben narrati che mi hanno affascinata.
Già dalle prime pagine mi ha ricordato moltissimo, come genere, gli “Harmony History”, in cui passione, amore, vicende storiche e nobiltà sono i protagonisti incontrastati - e da amante del genere questo non può che essere un complimento.
L’ ho trovato molto ben scritto e incalzante nella trama, in cui svariati flash-back mi hanno permesso di conoscere la storia pregressa e travagliata dei protagonisti.
La rappresentazione della Napoli del tempo era così realistica che riuscivo quasi a vedere i suoi vicoli mal frequentati, i suoi palazzi barocchi, le navi attraccate in porto; sentivo lo sbattere dei tacchi dei militari inglesi nelle strade e sui velieri, gli odori forti delle strade e sono quasi riuscita a toccare gli abiti sfarzosi della nobiltà corrotta come pure gli stracci indossati dai poveri.
Anche i personaggi mi sono piaciuti nella loro rappresentazione, erano diversi e diversificati, ben tratteggiati già con poche parole: villani, regine ed ammiragli.
La storia d’amore era come potevo aspettarmela in un romanzo di questo genere: assoluta, forte, contrastata e problematica, in cui gli eventi storici del tempo hanno remato contro i protagonisti dalla prima all’ultima, sorprendente, pagina.
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Ultimo aggiornamento: 05 Marzo, 2013
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Intrigante esordio
Brillante esordio di Gloria Scaioli, che ci propone un’avvincente storia fantasy dai tratti classici ma con un’ambientazione che affonda radici nella storia antica, e in una mitologia greco-romana (da cui traspare il background di studi dell’autrice, qui sfruttato al meglio), più che prettamente celtica e arturiana. Decisamente apprezzabile dai lettori con basi classiche ma non solo, anzi il target d’interesse è ampio e si estende tranquillamente oltre gli amanti del fantasy classico. Infatti ogni riferimento è la base per la creazione di un mondo fantastico originale, con una sua struttura sociale ben definita, ricca di particolari e dinamiche ma facilmente comprensibile, e molto accattivante.
Uno dei pregi della costruzione narrativa sta proprio nell’immergere direttamente il lettore nel mondo delle Città Millenarie, svelandone gli antefatti e la struttura in maniera graduale nel procedere della storia, senza mai dilungarsi troppo in complesse spiegazioni, così come in ridondanti e prolisse descrizioni dell’ambiente; che avrebbero minato il ritmo d’azione e avventura che non manca all’interno romanzo, e che si mantiene invece costante dimostrandosi in grado di accaparrarsi l’attenzione del lettore fino alla fine. All’obiettivo primario e fulcro della storia: la ricerca del principe Euno da parte di fazioni opposte che si contendono le sorti delle Città Millenarie, s’intrecciano e si legano le vicende dei diversi personaggi, in maniera naturale ed efficace, contribuendo a una struttura narrativa scorrevole e piacevole. Che dà vita a storia di spessore, non banale ma intrigante. La stessa figura di mago proposta nasce da un approfondimento psicologico interessante (che personalmente ho apprezzato soprattutto nella figura della maga –mezza maga- Eco).
Un altro dei punti forti de La Radice di rubino sono i personaggi, molti tra protagonisti e secondari e tutti tratteggiati con maestria, dalle personalità forti e ben definite, che s’imprimono nel cuore del lettore, che li scopre gradualmente con il procedere della storia attraverso il loro passato, le azioni e i pensieri. In alcuni casi, infatti, bastano poche battute ben congegnate per introdurre nella particolare psicologia del personaggio (sempre abbastanza complessa da non risultare mai superficiale o standardizzata). Come nel caso del mago Sosigene, dove basta una battuta sagace nel prologo per inquadrarlo e farsene un’idea piuttosto precisa (una delle mie battute preferite). Il cacciatore di taglie Manfredi è senza dubbio uno dei protagonisti di questo primo volume della saga, uno tra quelli che si fa notare per il suo passato particolarmente misterioso e intrigante. Anche se i fratelli Metelli non son da meno (e gli amanti della psicologia non faticheranno a intuirne la particolare situazione e a restarne intrigati). Ammetto comunque di avere una particolare affezione per Palla (nonostante sospetti che nel secondo volume ci riserverà sorprese, e forse non belle).
Lo stile narrativo non è colloquiale, ma con un registro di sicuro più raffinato ed elegante che dimostra una notevole padronanza della lingua italiana in sintonia con l’atmosfera e l’ambientazione propria del romanzo. In ogni caso scorrevole e fluido. Il testo, un altro dei pregi del romanzo, è ricco di battute ironiche e sagaci che contribuiscono alla piacevolezza della lettura.
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Ultimo aggiornamento: 04 Marzo, 2013
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Recensione rieditata
Questo fantasy narra dei Pirin, stirpe di uomini ormai quasi estinta. Le memorie provengono da Helewen e vengono trascritte dal figlioccio disabile di cui diventa tutore., dopo la partenza dei genitori.
Premetto che la Casa Editrice effettua autopubblicazioni, come temo sia questo il caso. Non mi spiego altrimenti l'editing inesistente:
periodi lunghissimi, elenchi di oggetti e aggettivi nelle descrizioni, abuso di frasi subordinate che rallentano la lettura sono solo alcuni aspetti sfavorevoli del testo.
Il contenuto potrebbe essere interessante, peccato per l'uso di alcuni termini che rovinano lo stile epico, oltre
Non entro nel merito della caratterizzazione dei personaggi. Dico solo che se l'intento era di voler indurre pietà per il povero figlioccio, mi spiace ma lo ha reso solo patetico.
Unica nota positiva sono le figure, molto belle e curate. Peccato che gli aspetti interessanti si fermino qui.
Nota sul prezzo: notevolmente spropositato. Ventidue euro per questo testo sono decisamente troppi. Ho trovato ebook migliori autopubblicati a 0.99...
L'autore ha già pubblicato con la medesima casa editrice, oltre ad altri testi di altro genere. Per quanto mi riguarda, non credo che ne approfondirò la conoscenza.
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Ultimo aggiornamento: 27 Febbraio, 2013
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Un valzer di sentimenti
Lo scrittore Nicola Zacchino utilizza il termine Balcoimento come acronimo di “Ballo con i miei sentimenti”.
E’ questa la condizione in cui una persona versa quando la vita ti pone davanti a bivi o situazioni imprevedibili.
Così,come Luca,ci si ritrova come una barca in balia di una tempesta di emozioni,sentimenti e ricordi,senza terra all’orizzonte e senza salvagente.
Gli amici?Ci sono,ma in quei momenti qualsiasi parola,qualsiasi gesto,appare vano:nulla può consolarti e riannodare il filo che ormai è ingarbugliato dal tuo continuo ballo.
E ci si ritrova inerti,quasi come un automa,senza spirito di vita,foglia in pieno vento del tempo che scorre senza lasciar traccia,pronto solo a subire o ad evitare gli eventi.
Per fortuna il destino ha molta più fantasia di noi,ma anche se la soluzione ai problemi ti viene incontro,ti sbatte contro,sei lì che non sai cosa fare.
In fondo quando un combattente resta ferito,ad ogni combattimento tenderà a proteggere la sua cicatrice,sapendo che quello sarà sempre il suo punto debole,e di riflesso,cercherà di infliggere al suo nemico la stessa ferita.
Problemi di cuore,problemi d’amore,e purtroppo non sempre un fiore nuovo può sbocciare facilmente tra i rottami di un altro amore.Ci vuole tempo,ci vuole fiducia,ci vuole coraggio.
Questo è quello che insegna questo libro:la paura ci resta vicino sempre,anche quando non la vediamo,ma nonostante questo dobbiamo avere il coraggio di provare,perché “gli altri ti fanno ciò che gli permetti di fare”.
“Tutto è pericoloso ,anche camminare dentro Roma lo è,la paura nasce quando non si conoscono le cose”
E’ il valzer dei sentimenti,un flusso continuo di pensieri che parte dalla prima pagina fino alla centotrentaduesima senza mai fermarsi.
Lo scrittore ci invita ad essere spettatori del suo ballo e le parole una dietro l’altra sembrano le note di una musica,dapprima triste,poi allegra,poi turbolenta prima di quell’ultima nota di speranza che sfocia in una luce nuova,come quelle che si accendono quando termina lo spettacolo.
Un vortice che ti tiene con sé,che ti entra dentro fino al midollo,e così anche lo sfondo della città di Roma,solo a tratti accantonata per posti meravigliosi del Perù e del Sannio,perde importanza:avrebbe potuto essere qualsiasi altra città,avrebbe avuto lo stesso effetto.
E’ la storia di Luca,anzi,è il ballo di Luca,il ballo con i suoi sentimenti, una lotta per raggiungere la cosa più preziosa:la felicità.
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Un cuore continua a battere
“Cuore Cavo” accoglie tra le sue pagine una storia cruda, in cui la morte domina la scena prepotentemente.
Questo romanzo non si può ridurre semplicisticamente ad una storia di suicidio; questo romanzo nasconde altro, vuole trasmettere altro.
Viola Di Grado utilizza la storia della sua Dorotea, per indagare sull'intreccio tra la vita e la morte, per interrogarsi sui volti oscuri della morte e sulle eventuali strade percorribili dopo di essa.
Argomenti complicati e opinabili che si colorano di infinite sfumature a seconda dei punti di vista e dei credo di natura religiosa o personale.
L'autrice ha la capacità di materializzare davanti agli occhi del lettore sia la vita sia la morte.
La vita talmente spinosa, amaro calice, ingiusta, diversamente articolata, vita familiare spezzata, vita sociale inappagante, vita amorosa deludente, piccole gioie, grandi rancori e incomprensioni, continuo rincorrersi di speranze; eppoi la morte, non solo accidentale o naturale, ma anche bramata come soluzione, come via di scampo, come uscita di sicurezza, come occasione per voltare pagina.
Ma la morte cos' è?
Un approdo sicuro verso un'agognata serenità o l'inizio di una nuova esistenza?
La Di Grado affida la sua risposta alla narrazione, improntando il suo racconto sulla duplice faccia della morte.
Da un lato la morte come nemica della fisicità umana, colpevole del disfacimento e della perdita di ogni connotato fisico della persona, dall'altro la morte con la sua capacità di creare un nuovo essere, di cui non può intaccarne la sensibilità e le emozioni, anzi ne esalta il potere di vedere oltre ai limiti posti dal vivere quotidiano.
Insomma l'autrice immagina la nascita di una persona novella, in grado di di comprendere l'essenza ed il significato della vita terrena in maniera limpida e più distaccata dalle costrizioni imposte dalla famiglia e dalla società.
E' un romanzo lacerante e duro, in cui la narrazione in prima persona della protagonista amplifica il suo grido di dolore e la sua estenuante ricerca di una collocazione nel mondo; un lungo monologo per fare il bilancio di una vita, per accendere una luce sul passato, per accettare il presente e immaginare un futuro.
A livello contenutistico è un racconto dal costrutto coraggioso, ma ottimamente articolato ed elaborato; l'asso nella manica di questa giovane autrice è la forza e l'originalità stilistica, doti che le permettono di utilizzare le parole come armi che puntano dritte al cuore di chi legge.
Parole secche, dure, evocatrici di sensazioni immediate, senza filtri per edulcorarne gli effetti.
Viola Di Grado è una giovane penna talentuosa, capace di trasformare inanimate pagine di carta in una fucina di sentimenti e di emozioni.
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Ultimo aggiornamento: 23 Febbraio, 2013
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Una Vendetta... senza sale!
Accattivante. Insapore. Entusiasmante. Piuttosto vuoto.
Non sono impazzita, no. E' semplicemente la mia opinione.
Hector Cross ha tutto ciò che un uomo può desiderare: una bella moglie, un buon amico e tanti soldi. Troppi soldi. Il Dio denaro è impietoso, e spesso colpisce i suoi seguaci con dure azioni.
Hector Cross è un uomo tutto d'un pezzo: sua moglie rimane vittima di un assassinio e lui desidera vendetta. Superba vendetta.
Chi ha ucciso la sua adorata Hazel? I soldi sono l'unico motivo? Cosa si cela dietro il potentissimo impero della Bannock Oil?
Se volete scoprirlo, prendete questo voluminoso tomo ed immergetevi nella lettura.
Un'immersione completa, intanto. Già dall'inizio si viene catturati completamente, tant'è che è difficile straccarsi, le pagine volano via senza problemi, fluide; lo stile non ha nulla di complesso, perfettamente aderente al genere, ottimo collante dei nostri occhi che scorrono agilmente tra le righe.
Wilbur Smith non vi risparmierà nulla: descrizioni crude o più dettagliate, ma il tutto in modo da non annoiare mai. D'altronde, un romanzo d'avventura deve invogliare il lettore a proseguire dotandosi di tanta suspance, e lui ci è magistralmente riuscito, non vedrete l'ora di terminare.
La narrazione prosegue incalzante, senza intoppi o punti morti, vivida e coinvolgente.
E a questo punto vi domanderete: perché un giudizio così basso?
In breve: Vendetta di sangue è un libro pieno di contenuti, ma contenuti 'vuoti'.
Come ho già detto si fa leggere con piacere, è denso di azione, colpi di scena, vicende inaspettate, turpi passioni e tanto altro... il lettore non fa fatica ad immaginare il tutto, le scene scorrono intense nella sua mente. Ma sotto, poi, non c'è nulla.
Vuoto: personaggi 'meccanici', davvero non ho provato alcuna simpatia per loro, soprattutto per i cosiddetti 'buoni', mi sono sembrati troppo abbozzati, senza quel soffio dell'anima capace di renderli 'umani'. Capisco che da un romanzo d'avventura non si pretendono abissi psicologici, ma questa 'carenza' si riflette anche su tutti gli svolgimenti principali del romanzo levandogli emotività e veridicità.
Ne risulta un'atmosfera generale fredda, troppo distaccata, di 'superficie',o almeno così a me è sembrato.
In conclusione direi che è una lettura che consiglio se amate il genere, se non avete aspettative letterarie; nonostante la mole infatti si legge in fretta, è un libro leggero che alla fine dà anche soddisfazione e fa sentire 'pieni'. Sazia per bene, anche se ad un'analisi più attenta è abbastanza 'insipido'. E povero di nutrienti.
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- no
Karol Wojtyla spiato
Dopo la sconfitta della Germania nella Seconda Guerra Mondiale e quindi dopo la caduta del nazismo tutti ci si aspicava un periodo di prosperità, pace, serenità e soprattutto libertà.
Uno degli stati più feriti dalla dittatura nazista è stato la Polonia ed il suo popolo, purtroppo a volte il detto che al peggio non c'è mai fine trova conferme inaspettate così come è avvenuto per la gente polacca.
Siamo nel 1946 e la Repubblica Polopare Polacca è sotto l'influenza politica, militare ed intellettuale sovietica, il comunismo si fa strada nel tessuto sociale così come una sostanza entra, attraverso l'ago di una siringa, nel sangue.
E' in questo periodo che uno dei personaggi più popolari ed influenti della seconda metà del novecento diviene sacerdote in Polonia, uno stato comunista che impone una dittatura sottile, crudele e spietata con la quale si dichiara stato ateo.
Dopo la caduta del muro di Berlino e quindi dopo la fine della guerra fredda si è potuto accedere ai documenti dei servizi segreti polacchi, dai quali è emerso un risvolto forse impensabile, perchè Karol Wojtyla, poi divenuto Papa Giovanni Paolo II, è stato oggetto, per quasi 50 anni, di attenzioni da parte dei servizi segreti polacchi e di tutti gli stati del blocco sovietico.
Se si pensa all'alienazione a cui molta gente è andata incontro durante la dittatura comunista si rimane davvero allibiti, dalla lettura di queste pagine emerge come lo Stato polacco ha cercato di boicottare in tutti i modi la chiesa ed i suoi esponenti tra cui naturalmente il futuro Papa Beato. La cosa che si è sempre temuta è stata quella di poter offrire al popolo oppresso una possibilità, un'alternativa ma nulla da fare, ogni alternativa all'ateismo era quella di distruggere e annientare ogni tipo di religione soprattutto quella cattolica, un po' come avviene oggi con la Cina ed il Tibet, anche a costo di svariate vite umane.
In questo libro viene descritto e ben documentato tutto l'apparato di spionaggio e sicurezza polacco che ha dispiegato risorse illimitatamente pur di insinuarsi negli ambienti religiosi, con spie che sono state anche in stretto contatto con Wojtyla, fino alla sua salita al Soglio Pointificio, si descrive come anche l'attentato al Papa sia stato potenzialmente organizzato nell'operazione Triangolo da KGB, Stasi, servizi segreti bulgari e polacchi.
Da quest'opera, di sicuro spessore, emerge la grande vittoria di Giovanni Paolo II "sull'impero del male comunista", forse alcuni passaggi risultano ripetitivi, impegantivi e un po' tediosi ma nel complesso leggibili.
L'autore Marek Lasota ci ha mostrato una pagina davvero terribile della nostra storia recente ma alla fine la storia ci dà ragione, l'uomo Karol Wojtyla con la sua fede, la sua caparbietà, la sua speranza ha vinto una guerra ideologica sovvertendo quella che era una situazione mondiale che sarebbe potuta sfociare in un conflitto atomico ed invece ha fatto trionfare la libertà di ogni individuo nel poter scegliere se professare o meno qualsiasi fede.
Buona lettura a tutti.
Syd
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La debolezza deve essere spazzata via
Il titolo della recensione è una frase di Adolf Hitler, la stessa citata da Paul Grossman per introdurre il suo thriller investigativo. Un’ottima scelta. Questo thriller, narrato con grazia scorrevole, è ben costruito e ben ritmato, e può essere letto come un modo insolito di narrare la Shoah.
La storia esordisce nella Berlino scintillante del 1929, quando ancora la Germania sembrava in ripresa. Gli artigli della crisi non si sentivano ancora, ma la tragedia era alle porte. Il protagonista, un detective ebreo, intuisce già i contorni del mostro che sta calando su quello che è ancora, per poco tempo, il suo paese.
Le descrizioni della capitale tedesca costituisce uno dei punti di forza di quest’opera. Inseguendo le indagini scopriamo i monumenti, le strade, le piazze. Incontriamo gli artisti e gli intellettuali. Parliamo con bambini di strada, organizzati in bande. Giriamo tra i quartieri e quelli dove regna la miseria. Arriviamo anche al quartiere degli immigrati ebrei. Osserviamo la civiltà e il rispetto per le regole, l’amore per l’arte e la puntualità, ma anche la diffusa ostilità a qualsiasi forma di debolezza, il rigore nell’educazione dei bambini, l’antisemitismo dilagante dopo la Grande Guerra. L’autore conosce e racconta bene anche la psicoanalisi, che ancora non era stata messa al bando. Un’epoca riprende vita sulla carta, si svela nella finzione.
La cultura tedesca dell’epoca non fa soltanto da sfondo, ma si intreccia con vicende e personaggi. Nonostante l’antisemitismo diffuso, in Germania non c’era traccia dei pogrom che dilagavano nei paesi dell’est. La Germania era la terra dell’ordine. Il caos dei tempi nuovi si annuncia con il ritrovamento di un sacco di ossa. Sono ossa di bambini, lavorate come gioielli. Uno psicoanalista osserva che sembra un tentativo di ripristinare l’ordine dopo la distruzione. L’indagine scoprirà una storia familiare di morte e sofferenza, che riflette in un gioco di specchi quella che sarà la regressione sanguinaria di una nazione intera, la pianificazione razionale di un orrore del tutto irrazionale.
Questo bellissimo romanzo non è un passatempo. Il sangue di queste pagine non scorre come salsa di pomodoro: l’orrore rischia di lasciar traccia. Alcuni personaggi ricalcano i cattivi delle fiabe e del cinema: ci sono la cannibale e la strega cattiva, c’è perfino lo scienziato pazzo dalla risata crudele. Ma questi personaggi cari al nostro immaginario collettivo non sembrano usurati e non stonano in questa scena del crimine, che coinvolge anche la Storia.
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Senza dignità
Quando ho ricevuto questo romanzo mi sono letteralmente impaurita vedendo le sue dimensioni (quasi cinquecento pagine), e leggendo che era un thriller (non sono propriamente un'appassionata) ero scoraggiata, ma e dico ma mi sono dovuta ricredere su tutte e due i fronti, si lascia leggere che è una meraviglia e poi è un bellissimo romanzo intricatissimo ma ben scritto. Non mi sono mai pentita di averlo letto dalla prima all'ultima pagina anche se provo un leggero disagio nel narrare parti invece del tutto, è veramente molto complicato, ma ci proverò lo stesso.
Will Trent del GBI viene mandato da Atlanta, per investigare sull'omicidio di una giovane studentessa, nel piccolo centro urbano di Heartsdale. Allison è il nome della ragazza che viene trovata morta in un lago con dei pesi alle caviglie ed un biglietto che indica esplicitamente che è un suicidio. Ma da subito si chiarisce che è un omicidio, lo rivelerà un piccolo taglio dietro la nuca.
Solo qualche ora dopo viene trovato, dalla polizia locale, in casa della ragazza un uomo con il passamontagna e dopo una colluttazione e l' accoltellamento di un poliziotto, l'uomo viene arrestato. In realtà si tratta di un ragazzo di nome Tommy, che portato alla stazione di Polizia viene fatto confessare, con deposizione scritta, dall'investigatrice Lena Adams. Ma il ragazzo è ritardato, in una piccola città era noto a tutti, di ciò non viene tenuto conto e così Tommy si ucciderà in cella subito dopo la confessione.
Entra in scesa la patologa-pediatra Sara che si trova in città per la festa del Ringraziamento, ed è lei che metterà luce sul ragazzo, in quanto per le sue problematiche mentali non può aver congegnato quell'omicidio/suicidio, difatti lei sapeva tutto di Tommy perché era stato un suo paziente.
Le due donne si odiano per un passato troppo scottante e doloroso che ancora dopo anni risulta difficile da dimenticare e scrollare di dosso, e che rischia di inficiare ed intralciare le indagini.
Si verificherà, anche, un terzo strano omicidio quello del fidanzato di Allison trovato nella stanza del dormitorio dell'università, sul quale in precedenza si erano addensati i sospetti dell'uccisione della ragazza.
Will Trent si troverà tra le verità, la bellezza e l'intelligenza delle due donne Sara e Lena. A chi credere? A chi dare peso nella versione dei fatti? Seguire il proprio istinto o seguire dove lo porteranno le indagini e le persone? Sono realmente quello che mostrano di essere o si spacciano di essere? No, vi assicuro che per circa un quarto di libro state li ad arrovellarvi il cervello, mettendo sotto una lente quello che la scrittrice vi ha concesso. Tutto inutile, la verità, le scoperte, le confessioni arrivano da angolazioni di visuali che nessuno si aspetta o tanto meno si ci immagina. Una squallida e scomoda verità, di persone che volevano comprarsi altre persone e che venivano ricattate, multinazionali senza scrupolo e dottori non da meno, senza far passare sotto tono il corpo di Polizia corrotto e corruttore.
A questo punto non si può rivelare altro altrimenti il gusto di scoprire dove la scrittrice vi vuole far addentrare viene meno.
Grande thriller, non mozzafiato, ma rivelatore di scomode verità sociali.
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Ma cos’è?
Leggendo la trama di questo libro mi era parso un romanzo davvero molto interessante.
Il trafiletto della trama infatti mi aveva talmente invogliato ad iniziare subito la lettura che avevo lasciato in disparte altre opere che avevo già cominciato giorni prima.
Che dire? Il libro non è scritto male, ma la storia descritta non mi ha minimamente emozionato e neppure coinvolto.
La protagonista, Virginia, non viene descritta in maniera esaustiva né fisicamente né caratterialmente ed inoltre non ho capito cosa centri il titolo del libro con tutta la storia. Secondo un mio parere non c’è nessun vero e proprio nesso che li leghi.
Il libro è una sorta di diario ed anche rileggendo più volte molte parti che lo compongono non ne ho capito bene tutta la trama.
Secondo l’autrice, questo libro dovrebbe portare il lettore alla comprensione di se stesso e degli avvenimenti che hanno caratterizzato la sua vita, ma sinceramente nel mio caso non sono riuscita a comprendere bene neppure il libro e non credo proprio che la lettura di questo testo mi sia stata d’aiuto per qualcosa.
Mi dispiace, ma non mi sento proprio di consigliarlo a nessuno!
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Ultimo aggiornamento: 21 Febbraio, 2013
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Scrivere col cuore non basta
Scrivere col cuore basta? A quanto pare no, altrimenti questa raccolta di racconti sarebbe un capolavoro.
Non si può raccontare adeguatamente la Sicilia col tono pacato e buonista di chi beve un tè con le amiche: occorrono i giusti chiaroscuri, parole incisive, battute sottili, occorre quell'ironia pirandelliana “che pare sorriso ed è dolore”. E siamo molto lontani da tutto questo.
Nonne che raccontano sul filo della memoria, nipoti che ascoltano accoccolate ai loro piedi, madri con gli occhi umidi che guardano i figli lasciare il nido, mariti perfetti. E poi ricordi che si accavallano, famiglie disonorate da fanciulle che si ribellano a matrimoni combinati, finali con lacrime e baci.
Stile e contenuto semplicistici e una certa tendenza a puntualizzare l'ovvio alla lunga annoiano, e l'utilizzo a profusione di flashback non di rado sfugge di mano impasticciando passato e presente, oltre a rivelare una padronanza non proprio eccellente della pagina scritta.
L'impressione, a volte, è quella di osservare cornici vuote, senza una trama convincente e originale che catturi il lettore.
Alcuni dialoghi ricordano i copioni che si imparano a memoria nelle recite scolastiche: fin troppo pieni di buoni sentimenti, ma rigidi.
Né d'altra parte aiutano frasi sull'amore al limite della banalità, del tipo: “sensazioni nuove e molto piacevoli incominciarono a pervadere il mio animo”.
Probabilmente il dialetto è più nelle corde dell'autrice, visto che l'ultimo racconto - “'A fuitina”-, scritto interamente in siciliano, è quello meglio riuscito.
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Lucy
In quest' ultimo lavoro, la Comencini ci accompagna nell'intricato mondo dei sentimenti e delle relazioni umane siano esse di coppia o familiari.
Lucy è un romanzo che con la sua struttura a più voci, coinvolge il lettore in maniera totalizzante, obbligandolo a prestare ascolto ai monologhi-confessione dei protagonisti.
Ecco che la storia narrata perde univocità per colorarsi e moltiplicarsi in un caleidoscopio di visioni differenti, in base al punto di vista e alla sensibilità emotiva di colui che parla.
Questo è un romanzo amaro, pregno di incomprensione, solitudine, rimpianto, delusione; siamo di fronte a donne e uomini che decidono di fare i conti col loro cuore, per capire il tempo presente interrogandosi sul passato e sul peso delle scelte fatte.
Il fardello del passato si intreccia col presente generando la consapevolezza che nulla nella vita si cancella, ma occorre trovare la forza per riconoscere gli errori, per ripartire alla volta del futuro, facendo pace prima con se stessi poi con il mondo circostante.
Tra le pagine di queste romanzo si innalza un canto alla estrema durezza della vita sia di un uomo sia di una donna sia di un figlio che nasca in un contesto familiare anomalo o difficile.
La Comencini è superba nell'analisi dei sentimenti; attenta a cogliere le infinite sfumature della coscienza umana, la profondità dei drammi e dei dolori, le incertezze che destabilizzano, le passioni brucianti, i rimorsi, le paure radicate, oltre a tutti quei meccanismi che si innescano nella coppia e nella famiglia allorché insorgano problematiche.
E' un romanzo avvolgente e penetrante, dove la forza graffiante delle parole ci accompagna in un turbinoso viaggio nell'animo umano, navigando tra amori lacerati, famiglie alla deriva, sogni infranti, speranze disattese.
Cristina Comencini sa parlare di sentimenti, di uomini e donne, sa trasmettere al pubblico intense emozioni trasportandolo sull'onda della commozione e dell'immedesimazione, utilizzando un linguaggio diretto, dosando con equilibrio dolcezza e forza di espressione.
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Betta e Matilde alla riscossa
Si tratta di una piccola raccolta di avventure che narrano la vita di Betta (una micina nera nera) e Matilde (una simpatica bambina dai codini rossi).
In questo libro ci sono solo le loro prime due avventure, intitolate:
- Che guaio, Matilde!
- Un agosto sottosopra.
Si tratta di un libretto di poco più di sessanta pagine contenente anche dei bellissimi disegni, molto adatto per i più piccoli, ma anche per i più grandicelli.
Betta e Matilde sono amiche inseparabili ed insieme ne combineranno di tutti i colori!
Attraverso le loro storie conosceremo Dobrillo e Spintìfio Ottavo.
Che altro dire?
Molto carino e dolce sia per piccoli che per grandi lettori.
Buona lettura a tutti!
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Ultimo aggiornamento: 03 Febbraio, 2013
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Coltivare nuvole per crescere sani
// ATTENZIONE SPOILER//
L’Albero di Nuvola di Enzo Braschi è un racconto lungo (o romanzo breve) che in 90 pagine circa racconta la vicenda di Stefano, quattro anni, un bambino solitario e riflessivo, che si affaccia alla vita e inizia a contemplarla. La prima “finestra” sul mondo è proprio quella della sua casa, quando un pomeriggio in cui è particolarmente annoiato, affacciandosi per guardare fuori in giardino, Stefano vede una palla di pelo bianca che sembra un gattino smarrito e si rivelerà, invece, una nuvola.
Stefano decide di seppellire la nuvola che, germogliando, diventa un albero grande e grosso, che in sé racchiude i sogni di tanti bambini, sogni che saranno raccontati a Stefano, per insegnargli che la vita è una vicenda complessa e che ogni cosa, anche la più piccola, fa parte di un Grande Tutto.
L’albero di nuvola è un libro per bambini e, come si legge sulla copertina, “il libro che ogni bambino dovrebbe leggere ai suoi genitori”. Qua e là è disseminato di insegnamenti e massime sulla vita: “anche quello che non ci pare di alcuna utilità ha il suo valore” oppure “basta che uno voglia veramente una cosa perché la ottenga. E’ che i grandi non vogliono mai veramente quello che dicono di desiderare”.
La storia è ben scritta, indubbiamente. E se vi piace il genere, può essere piacevole nella sua semplicità e schiettezza (qui e là c’è qualche pecca, come la maniera in cui a volte parla Stefano, un po’ troppo da adulto, per essere un bambino di quattro anni). Volendo approfondire un po’ contenuto, la dicotomia tra sogno e realtà, tra età adulta e infanzia è stata sfruttata un po’ troppo e in qualsiasi modo dagli scrittori per l’infanzia. Se devo far leggere a mio figlio qualcosa che parli di sogni e realtà, di adulti e bambini gli consegno Alice nel paese delle meraviglie, che tutt’ora rappresenta al meglio il genere o "Il Giardino Segreto" o ancora "Peter Pan". Il romanzo, insomma, non aggiunge nulla di nuovo al filone ispirato al “Il piccolo principe”, eccedendo in una visione contemplativa e un po’ troppo zen della vita, procedendo per cliché, a volte anche un po’ irritanti (il bambino incompreso, gli adulti che credono di poter risolvere tutto con la “scienza”, le nuvole, il cielo, i sogni, la vita) e culminando in un finale che non è affatto per “bambini” ma per adulti, con Stefano ormai anziano, che ritorna dal suo albero, dopo una vita di solitudine, per tornare a far parte del Tutto.
La debolezza della storia è, insomma, che nasce come favola per bambini, ma in realtà è il racconto di un adulto per altri adulti, che vedono i bambini come piccole copie di loro stessi, solo con più opportunità.
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Ultimo aggiornamento: 28 Gennaio, 2013
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Un angelo triste.
Patrck è stufo.
Stufo della sua vita, stufo del perbenismo del contesto in cui è inserito, stufo della scritta "6 un frocio" che tinge di rosso il suo armadietto, stufo delle feci di cane congelate lanciategli addosso, stufo dello skateboard che finisce violentemente nelle acque del fiume ghiacciato, stufo di non vedere più ricambiato il suo amore.
Stufo.
E così in un ordinario Lunedì Patrick si impicca.
Monoceros inizia con il più tragico degli epiloghi. Il suo disagio diventa una costante, quello di Patrick che è uscito di scena e quello di tutte le persone che gli erano attorno, quelli che lo schernivano, quelli che lo ignoravano, quelli che non lo capivano.
Ed ecco Faraday, Max, Ginger, Petra, Gretta, Walter ed ecco tutti gli altri... Una costellazione di rabbia, indifferenza, senso di colpa, cattiveria e a volte sensibilità.
Monoceros non è un libro sul suicidio, non è nemmeno un romanzo sul male di vivere adolescenziale, sull'essere omosessuale o sulle difficoltà che la crescita comporta. L'autrice ci parla piuttosto dell'incomunicabilità, dell'incomprensione, dello squallore dell'ipocrisia: se c'è un solo effetto scatenato dal suicidio del protagonista, è quello di scardinare il quotidiano e di costringere tutti i personaggi chiamati in causa a un ripensamento su sé stessi e sul quotidiano. Un ripensamento di portata esistenziale.
Il linguaggio è schietto, crudo, nulla viene lasciato all'immaginazione.
Tutto è impresso su carta, su quella copertina in cui gli schizzi di sangue e un cuore ghiacciato fanno da padroni. E' tutto lì. Il cuore ghiacciato di Patrick, il cuore ghiacciato di un'umanità barbara e spesso meschina, un'umanità triste, ipocrita, incapace di comunicare, ma che ha ancora una via di salvezza, per quanto il terreno sia accidentato.
E allora ecco il messaggio della Mayr, un messaggio assolutamente universale: a volte basta poco per cambiare una vita, basta imparare ad ascoltare.
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Ultimo aggiornamento: 26 Gennaio, 2013
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Testo che può avvicinare alla saggistica
Non entrerò nel merito delle tesi sostenute dall’autrice perché voglio lasciare al lettore il piacere di scoprirle; piacere che, a mio avviso, è uno degli aspetti più affascinanti della lettura di un saggio, a prescindere dalla condivisione dei contenuti. Mi concentrerò, invece, sullo stile dell’autrice e sulle sue capacità argomentative. C’è da dire, innanzitutto, che in Italia essere un divulgatore è spesso considerata una "colpa", in virtù di uno snobismo pseudoculturale che non smetterà mai di sorprendermi, dato che il nostro è un Paese in cui si legge poco e male e che non investe in cultura ed istruzione. Premetto ciò perché penso che il più grande pregio di questo libro sia l'intento divulgativo perseguito dall’autrice, in modo, peraltro, efficace grazie ad una scrittura chiara che riesce ad avvicinare il lettore a tematiche tendenzialmente ostiche, quali le cause alla base dell'ascesa di U.S.A. e U.R.S.S. a superpotenze mondiali, partendo dal Trattato di Versailles, ossia uno dei trattati di pace che posero fine al primo conflitto mondiale. Chi cerca un saggio molto tecnico, dal taglio accademico, magari opterà per altri libri, anche meno recenti ma ormai "canonici"; tuttavia, penso che chi voglia avvicinarsi a questo tipo di lettura da "neofita" possa trovare nel saggio della Susic un testo che possiede un buon equilibrio tra volontà di approfondimento e capacità di catturare l'attenzione del lettore. Altro merito dell'autrice è quello di aver elaborato la sua ricostruzione storica e le sue tesi con l'appoggio di una bibliografia piuttosto aggiornata. Per quanto riguarda, invece, i limiti del testo, essi sono attribuibili, probabilmente, più alla redazione della casa editrice che alla Susic: occorreva svolgere con più attenzione il lavoro di editing per evitare refusi e ridondanze, soprattutto in alcuni periodi inutilmente ripetuti, e per curare un po’ di più la punteggiatura.
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Amore incondizionato!
E' la storia d'amore reale di due esseri che vissero e si amarono, Anton, un indio povero ma con un'intelligenza straordinaria e con un sogno nel cassetto: laurearsi e diventare un genio in economia finanziaria e Karen, una donna bellissima, ricca, bianca, idealista, decisa e con un gran desiderio: fondare una scuola per i poveri ma, purtroppo appartenente ad una famiglia razzista, egoista, insensibile e priva di scrupoli morali quando si trattava di raggiungere i propri obbiettivi, la quale ostacolerà in tutto e per tutto il loro puro e meraviglioso amore.
Un amore nato a prima vista e coltivato piano piano con incontri segreti, travolgente, un amore smisurato che non conosceva limiti, colore, razza, ricchezza, un amore eterno nato per morire mai!Un membro della famiglia con conoscenze malavitose assolve due individui nell'intento di allontanare Anton ma nell'agguato qualcosa va storto e ci scappa il morto!
Il sospetto che sia stato il fratello è palese, Karen lo affronta ma ormai Anton è morto e lei decide di sparire, di andare lontano e coronare il suo sogno.
Purtroppo non era andata così, una persona sbagliata si era trovata nel posto sbagliato....e …..Anton non era morto.
Anche Anton ha coronato il suo sogno dando il meglio di sé stesso laureandosi a pieni voti diventando un professionista d'alto livello ma, in cuor suo sempre viva la speranza che un giorno l'avrebbe ritrovata e si sarebbero uniti per sempre perchè il loro amore era indissolubile.
Cosa ha riservato il destino per loro?
Dopo rinunce, dolore e separazione, un giorno si sarebbero rincontrati davvero?
La mia prima impressione su questa lettura è stata che, l'autore nell'intento di far arrivare il libro a molte persone, sicuro di fissare concetti e pensieri scrivendolo in modo chiaro e semplice per aver un impatto importante su di loro, l'ha resa troppo elementare risultando spesso noiosa ma, la storia che ci ha raccontato ha veramente dell'incredibile, sapete che leggo prevalentemente sul treno be, ho cercato di far finta di niente ma le lacrime scendevano sulle mie guance!
Buona lettura!
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Ultimo aggiornamento: 11 Gennaio, 2013
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Nessuna esperienza richiesta
L'impatto con questo libro è ostico, difficile, confusionario. Il narratore passa dalla prima alla terza persona, ma non è mai un narratore onniscente, questo e, il cambio continuo e repentino di sequenza contribuiscono a creare nel lettore un primo impatto destabilizzante, certo è che vale la pena sforzarsi un po'. Il protagonista è Descentio,nome che gli da' non pochi problemi visto che si ritrova a dover spiegare come mai i suoi genitori avessero fatto questa strana scelta. Egli è un giovane laureato dalle mille speranze e da un futuro splendido, o almeno così spera, come così sperano tutti i giovani laureati. Invece entra nel farraginoso mondo degli stage. Il libro è più o meno così strutturato: un capitolo parla della storia di Descentio; un annuncio di lavoro; un capitolo chiamato mi viene il vominto; annuncio; storia con altri protagonisti; altro annuncio e poi si ricomincia secondo questo schema. Ad ogni cambio di capitolo corrisponde un narratore diverso e un diverso linguaggio, tanto che al lettore viene da chiedersi cosa c'entri una storia con l'altra. Tutto, ovviamente. si ricongiunge nell'ultimo capitolo. Ad un primo impatto il lettore resta stupito dalla bravura dello scrittore, perché sembra veramente che tutto fili, ma ripensandoci ci si accorge che alcune cose e alcuni personaggi vengono lasciati sospesi e alcuni passaggi si perdono e restano dei punti oscuri o solo accennati e quindi non si capisce il perché di una scelta piuttosto che un'altra. La base è ottima, perché la storia è interessante e lo stile è veramente strepitoso, esilarante e politicamente scorretto, probabilmente lo scrittore si è divertito moltissimo a scrivere questo libro, perché riesce a divertire il lettore in maniera incredibile. Spero di poter ancora leggere qualcosa di Gianluca Comuniello però attenzione ai dettagli. Dopo aver finito il libro vi consiglio di rileggere la prima pagina!
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I conflitti del Barocco
Quando ho intrapreso la lettura di questo libro la mia conoscenza sul Barocco era riconducibile a delle mere reminiscenze scolastiche e di alcuni studi ormai passati sulla città di Lecce, un gioiello dell'espressione barocca in Italia.
Atraverso la lettura dell'opera in oggetto, sicuramente non del tutto semplice, ho appreso delle cose che esulavano da quello che è sempre stato il mio personale concetto di Barocco inteso come esaltazione di estrosità nell'apparire.
L'autore mi ha indicato una strada da percorrere molto angusta che mi ha svelato quanto l'ambiguità caratterizzi lo stile barocco attraverso un dinamismo che deforma la forma...
Il barocco diviene un diamante amorfo che brilla nella sua antitesi, come un cristallo senza forma.
Il Barocco come spiega Gaetano delli Santi è come Dioniso, un'esaltazione dell'ecletticismo, un'ambigua combinazione di segni e di linguaggi, come un collasso che allo stesso tempo è saturo di erezione e viceversa.
In architettura il Barocco si spalanca allo spettatore come un libro che riveli un linguaggio plurilinguistico, una Babele...
E' come un corpo erotico che ci promette piacere immediato e che cerca il corpo dell'altro per essere goduto antagonisticamente.
Concludendo il Barocco può essere, conflittualmente parlando, un tutto ed il contrario di tutto includendone del tutto un po'.
Si consiglia di affrontarne la lettura con delle valide basi di storia dell'arte e sopprattutto per i lettori veramente interessati all'argomento.
Buona lettura a tutti.
Syd
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Ultimo aggiornamento: 06 Gennaio, 2013
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Un cuore tra la mafia
Siamo a Palermo, nel 1989, in una terra raffigurata come povera, degradata e fatiscente, con costumi e usanze arcaiche, superate ma assai radicate nel cuore dei siciliani, grandi amanti del proprio paese in tutte le sfaccettature, difetti e pregi.
1989: uno degli anni più duri per la Sicilia, in cui la mafia e il suo potere si fecero sentire parecchio.
Ed è proprio in questo ambiente pericoloso e corrotto che seguiamo le vicende di Marilù: nata e cresciuta Palermo, da lei tanto adorata ma che è costretta a lasciare, partendo alla volta di Londra all’età di tredici anni in seguito all’omicidio dei suoi genitori da parte di Cosa Nostra.
Cinque anni dopo torna in quella città per trovare l’assassino dei suoi e vendicarsi, e in questo modo si ritroverà, suo malgrado, a far parte di una famiglia di mafiosi: diventa l’amante di Ciccio, il figlio ubriacone, arrogante e nullafacente di un boss locale che, più che volerle bene, non fa altro che picchiarla, insultarla, cercare di violentarla e sfoggiarla davanti a tutti come un oggetto da collezione a causa della sua dirompente bellezza (più volte durante la lettura mi sono domandata come abbia fatto a scegliersi un tipo simile come boyfriend)…
Mentre si trova in mezzo a questo mondo di mafia, morte, sangue e violenza che è costretta a vivere sulla propria pelle, pur odiandolo con tutta se stessa, la protagonista si innamorerà inevitabilmente di Angelo, il cugino del suo amante, che, pur essendo uno spietato e freddo assassino seriale, è tutto l’opposto di Ciccio: un uomo molto tormentato, dotato di una sensibilità e dolcezza che preferisce occultare ma che rivelerà immediatamente al cospetto dell’innocente e fragile figura di Marilù, aiutandola in più occasioni e ricambiando il suo amore.
Oltre a questa battaglia di sangue, vendetta e amore, Marilù dovrà affrontare e subire i pettegolezzi delle bigotte donne palermitane e di famiglia, conservatrici in piena regola, che, invidiose del suo fascino e scandalizzate dal suo modo di vestire e dagli atteggiamenti tipicamente londinesi, la emargineranno per tutto il tempo, considerandola alla stregua di una sgualdrina, quasi una strega.
Questo libro è assolutamente bello quanto terribilmente imperfetto.
I due aspetti si mischiano e si equivalgono, come panna e cioccolato nella stessa tazza.
E’lo specchio dei romanzi che piacciono a me: semplici, incisivi, che vanno subito al nocciolo della questione senza dilungarsi in inutili ed eccessive descrizioni…. Eppure si percepisce spesso che manca qualcosa che potrebbe renderlo migliore (non perfetto, giammai! Sicchè la perfezione non esiste né in cielo né in terra).
“Amore nel sangue” ha il bello di contenere in sé una storia d’amore intensa, dolce e molto sofferta e una buona dose di thriller soffocata un po’dalla componente rosa ma pur sempre pregevole: le scene di sangue, sparatorie, uccisioni, complotti e tradimenti sono descritte egregiamente, e colpiscono direttamente il cuore del lettore e i colpi di scena non mancano di certo.
La scrittura di tanti dialoghi in dialetto siciliano conferisce un maggior spessore realistico alla storia e non la appesantisce.
Ho amato la scelta delle due autrici di descrivere alcune situazioni emotivamente intense in modo blando e non propriamente esplicito e minuzioso: meno sono spiegate, più vi è spazio per l’immaginazione e la liberazione della fantasia di colui che legge ed è proprio grazie a quest’artifizio che mi è rimasto tanto impresso un momento in particolare, che non dirò per non fare spoiler, e ancora adesso se ci penso mi commuovo.
Un’altra cosa che ho apprezzato molto è l’idea di rappresentare il bene e il male mai da una parte sola, ma entrambi come facce della stessa medaglia, eliminando l’idea di assoluto.
Peccato, però, che questo libro sia pieno zeppo di errori grammaticali, plurali inspiegabilmente accostati a sostantivi singolari, punteggiatura sbagliata o assente… Ebbene, questo sì che rende sgradevole la lettura.
Che il correttore di bozze della casa editrice fosse in ferie?
Inoltre certe frasi e concetti sono ripetuti tali e quali, uguali identici, talmente tante volte da far venire l’esasperazione.
Poi, sebbene la maggior parte dei personaggi sia ben caratterizzata, Marilù è un personaggio che fa proprio cadere le braccia. Non che sia odiosa, però durante tutto il libro non fa altro che piangere, fare i capricci, chiudersi a chiave nella sua stanza e restare immobile sul letto, puntare i suoi occhi verdi in quelli degli altri, sfoggiare indumenti succinti, lasciarsi spogliare e picchiare senza la minima difesa… Mi sarebbe piaciuto vederla un po’più forte, determinata e indipendente… E poi vorrebbe vendicarsi? Ok, va bene.
Sarebbe stato bello inoltre scoprire qualcosa in più del suo passato, della sua vita a Londra, il motivo perchè i suoi genitori sono stati uccisi...
Nonostante tutto, per me rimane un libro splendido che difficilmente dimenticherò e che mi ha fatto proprio sognare e vivere la vicenda in pieno.
I miei complimenti più vivi a queste due autrici che, pur bisognose di qualche miglioramento (come tutti, del resto), hanno davvero un grande talento.
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Che cos'è l'intelligenza?
Questo libro è un saggio sull'intelligenza. Il suo autore, Eugenio Di Salvatore, un insegnante di matematica, ha voluto racchiudere in questo testo delle domande e risposte su tutto ciò che riguarda la mente umana ed il suo ingegno. La prima domanda alla quale l'autore cerca di dare una risposta è : "L'intelligenza è un dono naturale o divino?" Da questo quesito si snodano vari approfondimenti volti a comprendere quali meccanismi si celano dietro alla razionalità e allo sviluppo del pensiero. Alcune scuole di pensiero affermano che l'intelligenza sia qualcosa di innato, presente sin dalla nascita. Altri invece basano la propria teoria sul fatto che l'ambiente ed il contesto sociale condizionano sensibilmente lo sviluppo di tali facoltà. Probabilmente quest'ultima teoria è quella che più si avvicina alla realtà, in quanto un individuo, sebbene possa possedere delle doti innate, deve poterle sviluppare adeguatamente per poterle "potenziare" ed utilizzare nell'arco della propria vita. L'ambito sociale è quindi estremamente importante per far sì che un individuo possa sviluppare le proprie capacità. Spesso però nella società esistono dei deterrenti, delle minacce che interrompono o deviano questo percorso di crescita. A tal proposito l'autore è stato molto bravo ad elencare i problemi sociali ed i comportamenti individuali che frenano la mente umana, così come i vari tipi di attitudini e capacità che un uomo può avvalorare seguendo un determinato percorso. L'intelligenza è sempre volta al raggiungimento di un obiettivo e sta al singolo individuo trovare gli elementi indispensabili per raggiungerlo. Un bambino quindi può nascere o meno con delle doti, ma solo seguendo un cammino di crescita ed attraverso stimoli esterni legati all'ambiente in cui vive, sarà in grado di prendere determinate decisioni e di accrescere il proprio potenziale.
Nel libro non si parla esclusivamente di intelligenza umana, ma vi è un ampio spazio dedicato all'intelligenza animale e vegetale messe a confronto. In alcuni punti del testo vengono utilizzati anche termini "tecnici" o formule matematiche magari non di immediata comprensione, ma l'autore ha saputo chiarire il tutto con parole semplici e comprensibili anche ai non "addetti ai lavori".
Questo testo vuole essere un punto di partenza per approfondire il concetto di intelligenza, quest'ultimo anche strettamente legato al concetto di ricerca della felicità.
L'intelletto può condurci sulla strada della felicità? Il tema è più che mai attuale e vale la pena approfondirlo e ragionare su noi stessi e ciò che abbiamo nella "testa".
Ultimo aggiornamento: 05 Gennaio, 2013
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Corte Badia
Bell’affresco di un periodo storico critico per l’Italia – tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, con l’ascesa di Mussolini e il partito fascista – rappresentato dalla tipica vita nella corte, Corte Badia, dove si respira uno stile sociale comunitario che pare ormai perso nel tempo, assorbito dalle trasformazioni socio-culturali che traspaiono nitide nello scorrere della narrazione.
Maria Luisa Busti è stata capace di creare un’ambientazione vivida e ricca di sfumature (la sua conoscenza personale e l’amore per i luoghi descritti è evidente), che non solo fa da sfondo alle storie dei personaggi che in essa si muovono, ma ne è coprotagonista. Immergersi nella Milano dell’epoca e poi nella Corte è immediato. È facile Immaginarsi il calore di un vicinato vivace e attivo, che si riunisce la sera nel portico, condividendo gioia e dolore, l’incertezza e l’emozione dei cambiamenti in atto nel paese. Uno stile di vita che è mostrato nei suoi diversi aspetti, positivi e negativi, in una ricostruzione molto realistica, interessante e coinvolgente. Un’ambientazione decisamente efficace, considerando anche la brevità del romanzo. Tuttavia, però, se da una lato è di sicuro un pregio riuscire a rappresentare bene un contesto storico-sociale così ricco senza cadere in eccessive descrizioni con il rischio di annoiare il lettore, disperdendone l’attenzione, dall’altro per quanto riguarda l’avvio dell’Italia verso la Seconda Guerra Mondiale qualche accenno in più, maggiormente calato nell’evolversi della storia stessa e non soltanto per spiegarne il contesto, non avrebbe guastato.
Anche i personaggi, alcuni in maniera più forte di altri, sono tratteggiati bene e resi credibili, tutti dinamici e in continua evoluzione. Così come le loro vicende, che travalicano i confini del periodo storico per raccontare esperienze di fondo comuni a tutti, universali. Storie comuni ma non banali, che a volte riservano impreviste sorprese nell’evolversi dell’intreccio narrativo e che riescono ad assumere connotazioni moderne in cui i lettori facilmente si possono immedesimare e restarne coinvolti.
A partire da Olga e Dario, per proseguire con i loro figli, il tema preponderante è l’amore: legami interpersonali raccontati sotto diversi punti di vista e in varie situazioni. Non quei sentimenti romantici epici, vagheggiati ed estremizzati, ma piuttosto rapporti concreti, vissuti nella quotidianità e portati avanti tra sfide, nelle delusioni e nelle piccole grandi vittorie. Rapporti che cambiano, si trasformano, nascono e muoiono, talvolta rinascono, insieme ai loro attori.
Il romanzo si avvia con il matrimonio di Olga e Dario, anche se i personaggi che emergono con prepotenza tra tutti - non pochi – sono Gesuina e Magda, le figlie. Figure femminili diverse tra loro, forse agli antipodi, ed entrambe interessanti. Gesuina soprattutto ispira una simpatia immediata; il suo carattere si evince fin da bambina, a iniziare dalla rivalità con la compagna e vicina di casa, introdotta da una divertente vicenda molto esaustiva. Magda invece ha forse la storia e l’evoluzione psicologica più imprevista e originale.
Lo stile narrativo della Busti, un registro medio che si adatta e contribuisce a calare il lettore nella giusta atmosfera spazio-temporale, è in generale scorrevole e piacevole. “Corte Badia” è una lettura piacevole che si legge in un soffio, e non soltanto per la relativa brevità del romanzo.
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Ultimo aggiornamento: 17 Gennaio, 2013
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Incredibilmente incredibile!!!
Incredibile!
La prima parola che mi viene per descrivere il romanzo di questa scrittrice è solo una: incredibile!
Incredibile per la storia, così ricca di eventi da lasciarti col fiato sospeso in attesa del successivo colpo di scena.
Incredibile per i personaggi, così determinati, forti e pieni di buoni sentimenti.
Ma partiamo con ordine..
"The sun and the moon. I dodici Guardiani" è il secondo romanzo di una trilogia: Jay, nel precedente libro, era riuscita a sconfiggere, almeno per il momento, le tenebre.
In questo capitolo, invece, troviamo la nostra protagonista alle prese con la ricerca di 12 guardiani che la devono aiutare a salvare il mondo dalla sua fine il 21/12/2012 (ed evidentemente ci sono riusciti!!)
Tra eventi eccezionali e una famiglia sempre più numerosa, viviamo le avventure dell'eletta e dei suoi amici, con tutte le gioie e i dolori che le varie vicende causano ai protagonisti.
Già dal primo libro ero rimasta piacevolmente colpita dalle caratteristiche della protagonista: è attiva, non subisce gli eventi in modo passivo, è determinata nel proteggere la sua famiglia, ma soprattutto in lei traspare una quantità infinita di amore e di serenità.
è un personaggio non privo di difetti, ma è equilibrato e quindi, secondo me, perfetto.
Se dovessi citare tutti gli altri personaggi che compaiono in questa storia, scriverei un romanzo. Questo non vuol dire che ce ne siano troppi o che si faccia confusione, perchè ognuno ha una propria collocazione e rimarrà impresso nella memoria di ogni lettore, così come sono rimasti impressi nella mia..
Lo stile di questa scrittrice mi ha colpito per la semplicità con cui riesce a scrivere anche di argomenti importanti.
In tutto il romanzo non solo traspare l'amore verso i famigliari e gli amici, ma anche verso la natura, gli animali e le forze elementari della vita.
E tutto questo viene fatto in maniera così semplice da stupire, una volta chiuso il libro, per quanti argomenti vengono trattati e per una percezione della vita che penso di non sbagliare nel definire pura e semplice.
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Ultimo aggiornamento: 03 Gennaio, 2013
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Viaggiare nella storia: lo sogno fin da piccola
Jack Djones e i suoi amici, fanno parte di un importante gruppo, i Custodi della Storia: loro il dovere di viaggiare nel tempo e di impedire ai nemicidi cambiare il corso degli eventi per i loro loschi fini.
Jake partecipa alla missione che li vede in viaggio nella Stoccolma del 1700, al fine di recuperare una fornitura di atomium, il liquido che permette loro di viaggiare avanti e indietro nel tempo, e portarla alla base. Caspar Isaksen, esponente della famiglia che da secoli produce la miracolosa bevanda, li attende al Teatro per la consegna; ma insieme a lui, i nostri Custodi troveranno anche una sgradevole sorpresa ad attenderli: un ragazzo biondo, che si fa chiamare Leopardo, è lì per potersi impossessare della preziosa consegna. Un fatale errore di Jake permetterà a Leopardo di impossessarsi del liquido, mettendo a rischio l’organizzazione e il destino dell’intera umanità.
I Custodi non vogliono assolutamente che Jake prenda più parte alle loro missioni, hanno troppa paura che un altro passo falso, dettato più che altro dalla sua inesperienza e giovane età, nonchè dal suo grande cuore, metta definitivamente a repentaglio la loro incolumità. Ma il destino ha altri programmi.
Quando Jupitus Cole, Nathan e Charlie partono per l’antica Roma nella speranza di ottenere maggiori informazioni circa un messaggio ricevuto dalla da qualche tempo scomparsa Topazia (anch'ella Custode della Storia), la Hippocampus, nave prescelta per la nuova avventura, si imbatte in una furiosa tempesta, sconvolgendo i piani dei tre Custodi.
Saranno Jake e sua zia Rose a dover partire per soccorrerli; poi, i tre giovani Custodi, ovvero Jake, Nathan e Charlie, lotteranno costantemente contro il tempo per ritrovare Topazia, smascherare l'oscuro piano della perfida Agata Zeldt (maligna madre di Topazia e acerrima nemica della storia e dei Custodi) e salvare l'umanità.
Come spesso mi succede, anche per questo romanzo ho letto per primo il secondo volume; non posso farci nulla, ho spesso la calamita per le "saghe" o simili senza rendermene conto (e infatti ho capito che c'era un romanzo precedente solo a lettura già iniziata).
Tuttavia, non mi è stato per nulla difficile seguire il discorso: infatti questa si può definire una storia a sé e le poche cose utili alla comprensione della storia stessa ma appartenenti al romanzo precedente, vengono spiegate; in questo modo anche i lettori furbetti (come me! Eheh) possono seguire il filo logico senza avere la netta sensazione di avere una lacuna.
Il romanzo mi è piaciuto molto, ho trovato l'idea originale e mi è anche venuta voglia di farmi un viaggetto nella storia (magari fosse possibile!); le varie epoche vengono ampiamente descritte, e grazie ai molteplici dettagli, le ambientazioni e i costumi divengono così realistici che ci si sente catapultati direttamente nel passato.
I personaggi sono ben caratterizzati e viene dato anche molto spazio alle loro riflessioni. La cosa che forse ho apprezzato meno è l'ingenuità del protagonista, o meglio, l'immaturità: Jake agisce spesso per istinto, ignorando quanto questo possa essere nocivo per lui e i suoi compagni. Ma alla fine, è proprio questa sua immaturità e il suo grande cuore a dare una svolta all'intera vicenda, nel tentativo di salvare l'umanità intera.
Allora cosa aspettate a fare un salto nella splendida Roma del 27 d.C.? Io intanto attendo la nuova avventura e magari inganno l'attesa....leggendo il primo volume!
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NOVELLE E RACCONTI DI UN’ALTRA EPOCA
Questo libro racchiude in sé alcuni racconti, brevi o medio-lunghi, scritti da vari autori (tra cui il più noto è certamente Carlo Collodi) nel periodo tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900.
Non nascondo la difficoltà riscontrata nel seguire il filo della trama di ciascuna novella, vuoi per lo stile narrativo assai vetusto, vuoi per la sottile ironia e la pungente (per l’epoca) critica presente in alcune di esse, vuoi per l’uso di termini italiani propri di un’altra epoca.
Nonostante ciò è stata una lettura piacevole, non troppo entusiasmante se non in certi racconti, dove si notano critiche ad atteggiamenti di personaggi pubblici, che sembrerebbero non conoscere epoca, o dove si fanno allusioni a certe “evasioni” coniugali considerate del tutto tabù e trattate con una sorta di “autocensura”: quello che viene lasciato all'immaginazione è infatti più di quanto venga scritto ed è impossibile non sorridere pensando a quanto le cose siano cambiate in cento e passa anni di scrittura!
Consigliato a chi voglia fare un tuffo nel passato, alla ricerca di uno stile narrativo del tutto inconsueto e di trame accompagnate sempre da una morale avvedutamente nascosta tra le righe!
Proposta di un candidato
Di tutto parla
E nulla sa…
Al Parlamento
Trionferà.
Antonio Ghislanzoni da Libro proibito.
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Ultimo aggiornamento: 30 Dicembre, 2012
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L’elefante nella stanza
E’ praticamente impossibile non tornare alla strage nella scuola del Connecticut, o a qualche mese prima al Joker pazzo che ha ucciso 12 persone mentre assistevano alla prima di Batman. E così, a ritroso fino alla strage della Columbine High School, avvenuta nel 1999, dove questa volta due studenti massacrarono 12 compagni di scuola e un insegnante.
Eventi efferati, dicevamo, compiuti da folli, disadattati, psicopatici assassini senza movente se non quello della pazzia. Drammatici eventi di cui nessuno ha mai voglia di trovare una reale spiegazione, perché velocemente sopraffatto dagli scatenati tam tam mediatici sulla necessità di fermare o almeno limitare la folle corsa al reperimento delle armi. Proprio pochi giorni fa abbiamo assistito alle lacrime di Obama.
Non ci chiediamo quasi mai qual è stato il punto di rottura. Il momento in cui il piano si è inclinato, facendo precipitare le cose irreversibilmente. Il momento in cui l’assassino si è armato per dirigersi verso l’infausto appuntamento. Simon Lelic prova a darne una spiegazione in questo bel libro.
Siamo in una scuola inglese, durante un assemblea un mite professore irrompe uccidendo 4 alunni e un insegnante, per togliersi subito dopo la vita. Caso da chiudere velocemente anche questa volta, ma non per l’ispettore Lucia May, che attraverso una indagine attenta e scrupolosa cerca di andare verso la radice del problema, di capire cosa è scattato in Samuel Szajkowski, timido e riservato insegnante di storia, per compiere questo folle gesto assurdo e inatteso.
L’indagine di Lucia May è frenetica, deve chiudersi rapidamente, lo richiedono i suoi capi, l’autore riesce a dare ritmo alla lettura con una trovata davvero originale, intercalando i capitoli riguardanti l’indagine con quelli dedicati alle interviste fatte ai diversi testimoni, colleghi, studenti, parenti, anzi dei veri e propri monologhi, dove tutti quanti cercano di esprimere il loro punto di vista, qualcuno basato solamente su interpretazioni personali, perché non presente alla strage.
Forse le pagine non sono state sufficienti per approfondire al meglio le motivazioni che hanno spinto il professore a compiere questo crimine così efferato, per chiarire il legame a precedenti fenomeni di bullismo, alla disattenzione in generale delle istituzioni, ed anche il finale è un po’ frettoloso, diciamo aperto.
Tuttavia, Punto di Rottura rimane un bel libro, interessante, attuale, e a tratti originale, e per questo ve lo consiglio.
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Sognare
Era tanto che non leggevo una favola.
Troppo.
Poi mi è arrivato Dreamland.
Un piccolissimo libricino,con una carta ruvida e compatta meravigliosa e appagante per il tatto.
Su alcune pagine sono disegnate delle illustrazioni,di una semplicità,di una immediatezza visiva che ti fanno ritornare bambina.
Avendo tra le dita questo minuscolo gioiellino sono partita verso la terra dei sogni,il luogo dove tutto è possibile,dove persino l‘insperato si avvera.
Sono partita per Dreamland.
Se la meta mi attirava inesorabilmente,come in ogni viaggio che si rispetti,ho apprezzato anche il percorso,pieno di incontri con personaggi che mi hanno donato le loro esperienze e le piccole perle di saggezza che ne avevano tratto.
Pensieri in parte sicuramente scontati,ma non per questo meno veri, o che non valga la pena di ricordare ogni tanto.
Pezzolla,giovane autore,ha una mano diretta,tenera,delicata e,mi permetto di ipotizzare,un animo sensibile e fantasioso che traspare dalle sue parole.
Perfetto per questo clima natalizio che agevola i sogni,ho trovato gradevolissima la lettura e il suo lieto fine.Del resto senza lieto fine,che favola sarebbe?
“Avevo un sogno…non si è avverato.Però l’ho avuto.”
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Ultimo aggiornamento: 22 Gennaio, 2013
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Di ghiaccio, accanto.
Lassu’ sulle montagne una splendida valle, una piccola comunita’ di trecento anime, perlopiù uomini e donne nati e cresciuti in quel nido cosi’ scrupolosamente disegnato dalla natura : un cielo terso, l’aria pulita, i dolci pendii, il verde del bosco. Tra pascoli e antichi masi, un culto millenario lega i valligiani proteggendoli dalle incursioni maligne, il culto di San Mathias, beato protettore degli abitanti della piccola comunita’.
In questo idilliaco affresco montanaro, una macchia nera insidia i colori affrescati, in continua espansione, che invece di oscurare le trasparenze porta alla luce vizi e segreti da tempo repressi e ostentatamente secretati.
Un bambino sparisce nel bosco ed il suo silenzio urlera’ piu’ di qualsiasi voce.
Bello questo thriller, un poco giallo ed un poco noir proposto da Massimo Rossi.
Brevi capitoli che dal ritmo inizialmente moderato aumentano incessantemente il pulsare dei battiti fino ad importi la storia, a costringerti nel racconto brancolando in un buio dove mistico e terreno sembrano occultarsi a vicenda, intrecciandosi, tenendoti sulle spine fino all’ultima pagina alla ricerca della connessione, del dettaglio, della chiave di lettura.
Intenso e angosciante, questo libro parla di mostri. Della peggior specie, quelli che si accaniscono sui bambini. E se il luogo pare un Eden tra le cime, i mostri non sono angeli cacciati dal paradiso, non sono nemmeno depravazione della natura. I mostri appartengono alla razza umana.
Cosa accadde in quel bosco ? Cosa accadde nella valle di Stille ?
Non solo mi ha molto intrigata e costretta ad una lettura incessante, mi ha anche molto emozionata.
E quando un libro mi emoziona e’ inevitabilmente una soddisfazione per me ed un successo per l’autore. E tanto gli auguro di ottenerne con questo romanzo , a voi invece non posso che augurare una buona lettura.
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Dove si narra
Piccolo libro che si legge in un soffio. Non l'ho compreso tanto, a tratti sembra avere uno stile ottocentesco, a tratti uno stile poetico, a tratti uno stile dialettale. Ma non ne ho capito il contenuto, al di là del fatto che dà dei flash sul senso del tempo e sull'importanza del linguaggio, che è il più pericoloso di tutti i beni. Sembra assurdo, ma la parte che mi è piaciuta di più è stata la postfazione, dove viene spiegato in maniera egregia il senso del titolo ed il perchè di quella chiocciola. Nonchè il senso dell'ombra, nei confronti della luce.
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La migrazione controcorrente
La migrazione era un fenomeno molto diffuso spesso provocato da: pestilenze, guerre, carestie e disoccupazione.
In questo momento molti sono costretti a migrare perché c’è molta difficoltà a trovare lavoro.
Si vedono costretti ad abbandonare tutto: casa, parenti, amici e modi di vivere; per cercare fortuna in uno stato estero, sconosciuto e talvolta restio nell’accoglienza di stranieri.
L’autrice in questo libro ha deciso di raccontare la sua storia.
Ci spiega la fatica con la quale si è ambientata nella nuova patria e la scelta ben ponderata di ritornare a casa: in Italia.
Ci fa riflettere che molto spesso siamo noi ad avere pregiudizi sull’immigrazione e che dovremmo metterci di più nei panni delle persone che si trovano in questo stato non per loro volontà, ma per bisogno.
Ci fa capire che troppo spesso gli italiani tendono a sminuire il loro Paese e così facendo gli stranieri tendono a comportarsi male nella nostra Patria perché noi non gliela facciamo amare e rispettare.
Un libro molto consigliato a tutti, utile a capire e far capire l’importanza di questo problema e viverlo al meglio perché siamo tutti esseri umani immigrati o non.
Buona lettura!
“La fine di una storia di emigrazione ha sempre un suo inizio.”
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DIRITTO DI VIVERE E DIRITTO DI MORIRE
Premessa: questa recensione mi sta molto a cuore, in quanto tratta l’argomento che è stato oggetto della mia tesi; riconosco la difficoltà di entrare in sintonia con determinati argomenti, pertanto cercherò di essere il più sintetica e chiara possibile.
Ringrazio inoltre la Redazione per avermi dato la possibilità di confrontarmi con questo testo.
Questo libro parla sostanzialmente del testamento biologico, ovvero un atto, o meglio una sorta di dichiarazione, con cui una persona (maggiorenne e capace di intendere e di volere) è in grado di esprimere la propria opinione in ordine ai trattamenti sanitari cui vorrebbe, o non vorrebbe, essere sottoposta, qualora, in futuro, dovesse trovarsi nell'impossibilità di poterla esprimere personalmente al proprio medico curante; si affrontano il cambiamento evolutivo avvenuto nel rapporto medico-paziente (da rapporto paternalistico, in cui il medico era l’unico che decideva in nome e per conto del malato, alla c.d. "alleanza terapeutica", in cui anche il paziente ha un ruolo attivo), le normative europee e statunitensi in materia e si citano la nostra Costituzione e i casi più famosi a livello giudiziario.
Mi rendo conto che la materia sia talmente ampia da non poter essere in alcun modo riassunta in settanta pagine scarse (la mia tesi, che non ha affrontato tutto, era di 493 pagine), ma ho alcuni appunti da fare: in primis sarebbe necessario introdurre l’argomento parlando dell'eutanasia, del suo significato etimologico e storico, al fine di contestualizzare il concetto nel tempo e nello spazio, spiegando le sue origini e le sue varie tipologie per avere un quadro ben chiaro; parlare del caso Welby e del caso Englaro per l’Italia mi pare riduttivo e quasi banale: si, è vero che a livello giudiziario sono i più importanti, ma ci sono decine e decine di altri casi nazionali che non hanno avuto luce a livello televisivo, ma che devono essere citati, quantomeno per riconoscere l’esistenza e la lotta affrontata anche da queste persone; riferirsi solo alla legislazione vigente negli Stati Uniti è poco quando si affronta un argomento di tale portata: dove mettiamo l’esperienza dell’Australia che ben prima dell’Olanda ha riconosciuto ai pazienti la possibilità di rifiutare trattamenti sanitari non desiderati? Infine parlare di DAT senza dire cosa esse siano (Dichiarazioni Anticipate di Trattamento), dando per scontato che il lettore sappia di cosa si stia scrivendo, e non approfondire la questione della mancata entrata in vigore di determinate normative riconosciute a livello europeo, mi sembra piuttosto strano per un autore che decide di affrontare un tale argomento con un tale titolo.
In conclusione: il saggio non è scritto assolutamente male, ma ritengo che sia una lettura adatta a chi abbia "masticato" qualcosa della materia, altrimenti citazioni di leggi e numeri vari andrebbero a perdersi nella spiegazione di concetti, si utili e azzeccati, ma non esaustivi; inoltre credo che un saggio debba essere uno scritto "super partes", ovvero debba descrivere e spiegare un argomento in maniera del tutto oggettiva e possibilmente esauriente; in questo testo compaiono delle conclusioni (che fanno molto tesi e poco saggio) che sembrano condannare l'eutanasia come un qualcosa di assolutamente contrario alla vita, di cui si dice valga la pena di essere vissuta... ora... nessuno più di me è contrario a non vivere la vita, nessuno più di me non comprende le persone che si tolgono la vita (e qui purtroppo ne so qualcosa a livello personale), ma fermiamoci un attimo a pensare... è vita quella di una persona che vive in stato vegetativo, che è aiutata nelle sue funzioni corporali e funzionali da macchine, che vive attaccata a un respiratore, senza il quale morirebbe, che viene nutrita tramite un sondino e che, quando è fortunata, è ancora in grado di comunicare attraverso l'uso di un computer (sempre che ne abbia le capacità economiche)? Qui non si parla di essere credenti o meno, qui si parla di dignità nel vivere e dignità nel morire. Pensateci e fatemi sapere la vostra opinione al riguardo.
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Il canto dolente di un popolo addolorato
Ilija Jovanovic, da poco scomparso, ha scritto poesie per tutta la sua vita. Il libro "Il tuo nido nei miei capelli" raccoglie liriche scritte in epoche e in lingue diverse (l'autore accanto al romanì,la lingua parlata dalla sua etnìa di origine serba, scrive anche in tedesco avendo vissuto per diversi anni in Austria).
Il canto di Jovanovic riguarda principalmente la sua condizione di errante ed esule che universalmente abbraccia non soltanto il suo popolo scacciato e inviso da tutti ma tutti quelli che condividono la medesima situazione. Liriche e nostalgiche le poesie che si soffermano sui ricordi d'infanzia dell'autore che ricorda la stanca madre impastare il panfocaccia, cibo povero e monotono ma tanto atteso dalla famiglia o gli orsi che ,catturati dai rom, venivano poi venduti alle fiere.
Bella e musicale la nenia Tasci-tasci-tanana, una filastrocca infantile che perde di ritmo e di simbolismo nella traduzione italiana ( del resto spesso si dice ahimè traduttore, traditore!).Addolorate le poesie che ricordano lo sterminio "minore" del popolo rom perpetratosi ad opera dei nazisti e passato crudelmente sotto silenzio.Commoventi le preghiere rivolte a Dio, una divinità verso la quale il poeta anela, cerca rifugio e conforto consapevole di essere compreso e non più visto come diverso, tenere quelle rivolte a un bimbo che mostra affetto filiale verso il poeta, romantiche quelle dedicate alla donna amata scritte anche in tedesco. Profetica l'ultima poesia trovata nella stanza dello scrittore pochi giorni dopo il suo decesso: l'uomo si dice sicuro di trasferirsi altrove dove troverà l'accoglienza e la patria che in vita gli è sempre mancata.
Poesia di frontiera, poesia dell'errante, lirica che accompagna alle parole un ritmo tagliente e musicale se letta in lingua originale.Un documento che da' voce a un popolo silente che vuole gridare ma non riesce a farsi sentire perché sembra ai più che non emetta suono.
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La vita
Romanzi del genere li può scrivere solo chi ha vissuto la sconfitta:non sei capace di quella dolcezza infinita mista a tenerezza mentre sei vincente.
Come un soffio di vento caldo che ti accarezza la sera in attesa delle stelle.
Piacevole,molto piacevole.E' arrivato oggi nelle mie mani e dopo poche ore,complice un pomeriggio di nullafacenza,è già dentro di me.Letto tutto d'un fiato.
Era da tempo che non mi capitava una cosa del genere:totalmente immerso in un mondo che non fosse il mio al punto da non potermene staccare.
La cosa strana è che non era la voglia di sapere "come va a finire" che bloccava i miei occhi a seguire le parole,ma la voglia di conoscere quel mondo,di esserne parte,fino all'ultima cellula.
Una storia,quella di Emilia,che potrebbe essere di chiunque:la mia,quella del mio migliore amico/a,quella del vicino/a di casa,e di tante altre persone che incrociamo per un minuto.
Ogni persona racchiude un oceano di segreti.
E' vero,nel modo più assoluto.Ogni persona che incontriamo ha tanto da raccontare,tanto da dire,e quasi sempre,una lacrima da versare.Peccato che noi siamo troppo occupati a trattenere le nostre per capirlo.
Il viaggio di Emilia,dicevamo,non è altro che Vita.La vita di una ragazza che la mette a nudo a se stessa:perchè molte volte,quelle lacrime nascoste di cui parlavamo prima,sono celate anche a noi stessi e riemergono quando le nostre difese sono deboli,quando ricordiamo.
Ma non crediate che sia un libro deprimente,tutt'altro.E' un libro che ti mette una carica dentro,una voglia di superare ogni ostacolo.Ti fa capire che non c'è nulla di peggio di chi affondando decide di abbandonare la nave.Bisogna reagire,perchè la felicità,come tutte le cose che hanno valore,va conquistata,sacrificando qualcosa:la cosa più cara che si ha.
Parafrasando un vecchio detto indiano:
"La felicità è come l'orizzonte:tu fai un passo e quella si allontana di un passo.Tu fai due passi e quella si allontana di due passi.Allora a cosa serve la felicità?Serve a camminare".
Ed Emilia cammina,cammina verso la sua felicità,una felicità che,come sempre,arriva quando meno te l'aspetti,in un giorno come tanti,in un giorno qualunque.
In fondo,un giorno speciale inizia esattamente come tutti gli altri giorni.
Con un gran mal di testa.
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Un grande dolore
Mai fermarsi alle apparenze, molte volte quello che ci sembra indigesto o contro i nostri gusti, poi magicamente risulta una delle cose più carine che si sono lette, bisogna metabolizzare, attendere un ottimo, riflettere e solo a questo punto possiamo prendere la nostra decisione. Decisamente è quello che mi è capitato con questo piccolo libro, dalla fine della lettura ho dovuto attendere un giorno intero e poi ho capito......La perdita di un genitore è qualcosa d'inevitabile, noi lo sappiamo, ma pensiamo di poter combattere contro il destino, contro il corso naturale della vita, ma cosa ci vogliamo fare è una battaglia persa in partenza eppure noi non ci fermiamo e ci crediamo fino all'ineluttabile. Quando poi è nostra madre che viene presa in considerazione le cose si amplificano fino all'inverosimile ( non dico che la perdita del padre sia meno importante, ma è diverso!). Lei è colei che ci ha partorito, colei che ci è stata vicino quando ci addormentavamo, quando piangevamo per un ginocchio sbucciato o quando ci volevamo sfogare per un amore infranto, nostra madre c'era, era lì, sempre con noi, sempre a consolarci, sempre con un bacio e un abbraccio (molti padri lo hanno fatto e lo fanno, ma consentitemi questa, le mamme sono di numero maggiore). La sua perdita è incolmabile, la sua presenza necessaria e insostituibile, la si vedrà aleggiare sempre intorno a noi, avremo sempre bisogno di lei, sempre la necessità di rivolgerci a lei per un consiglio, non importa se abbiamo 10 anni o 60 anni, non c'è alcuna differenza. La mamma è la prima persona che ha creduto in noi, che ci ha esortato nei nostri progetti, la prima ha criticarci e bastonarci. Ma è sempre stata dove doveva essere, lì immobile come una colonna per noi, se vacillavamo lei ci sosteneva , se cadevamo lei ci rialzava, sapevamo che c'era, eravamo carne della sua carne, niente poteva cambiare questo stato di cose. La vita ci dona molte sofferenze ma questa è una di quelle che si potevano evitare, c'è un detto che su per giù dice” Dio non manda mai cose di cui noi non possiamo sopportare” scusatemi, ma in tal proposito nutro dei seri dubbi. Il dolore ci può sconfiggere , schiacciare come in una morsa di ferro e non sempre se ne esce fuori, qualcosa di rotto e irreparabile ce lo porteremo sempre dietro come un handicap affettivo.
In queste righe non ho fatto altro che farvi assaggiare quello che è il cuore pulsante del libro, scritto con missive ad una mamma che non c'è più, con carmi ed elegie, un modo personale per esternare il dolore di una perdita così cara, lo poteva fare in mille altri modi ma questo era il modo che la mamma conosceva ed apprezzava del figlio, lo esortava a mettere a nudo il suo animo ed i suoi sentimenti ma tutto con un piglio sempre critico e costruttivo. Questo era il modo che l'autore conosceva per rendere omaggio alla donna che gli aveva concesso la vita e l'amore.
Cosa poteva, lei donna e mamma, donare di più importante e prezioso?
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INDAGINE NEL PARCO DEL TICINO
Questo delizioso libricino per ragazzi, narra le avventure di un gruppo alquanto originale di bestiole: TiJones, la formica più intrepida del Parco del Ticino; Bombo, il calabrone vestito alla Sherlock Holmes e Grè-Grè, il grillo dalle mille invenzioni utili. Tutti insieme formano la squadra investigativa della valle del Ticino e arrivati alla loro seconda avventura, si trovano a dover indagare sulla misteriosa morte di Martino, il martin pescatore ritrovato morto vicino a un mulino, con un’ala spezzata e con una profonda ferita indicativa di uno scontro rivelatosi fatale.
Riusciranno i nostri eroi a trovare il colpevole? Grazie ad un incontro risolutivo e galante, alla sagacia e alla caparbietà dei tre amici, il colpevole verrà assicurato alla giustizia, faremo la conoscenza di alcune specie animali che vivono in questo parco della Lombardia e apprenderemo l’importanza dell’agricoltura biologica!
Un libro carino, una storia semplice che fa entrare i bimbi nel mondo della natura e dell’agricoltura biologica; con i suoi capitoli brevi e le illustrazioni che ne accompagnano la lettura, risulta piacevole e istruttivo: contiene infatti delle tavole esplicative delle specie animali che si incontrano nel corso della storia, un piccolo approfondimento sulle risaie e alcune parole sull'importanza del mondo bio (con una ricetta da provare e da gustare).
Una lettura simpatica per i piccini e perché no? Anche per i grandi!
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Il sogno di Marinella
Ho appena terminato questo piccolo romanzo e mi sento di dire che è bellissimo.
Una storia magnifica.
Devo fare i complimenti all’autore che con il suo stile poetico mi ha incantato fin dalle prime pagine.
Inoltre le descrizioni dei Colli Berici di Vicenza mi hanno fatto sentire lì, a passeggiare in quel di Mossano.
Passiamo alla trama del libro.
Marinella è la protagonista, lei è una ragazza di umili origini ha studiato all’alberghiera ed ora lavora come cameriera di sala in un prestigioso hotel, ma lei coltiva anche un grande sogno.
Marinella ama cantare e vuole diventare come Ella Fitzgerald, ma per coronare questo grande sogno dovrà fare molti sacrifici.
Studierà canto e prenderà lezioni di inglese.
Un bel giorno conoscerà Mister Peterson, un importante impresario americano che l’accoglierà e la tratterà come fosse sua figlia.
Vi chiederete cosa centra l’immagine di Afrodite in copertina, vi preannuncio solo che questa dea instillerà in Marinella una goccia di fortuna.
Mi fermo qui e ribadisco che si tratta di un romanzo molto bello e talvolta commovente.
L’unica pecca riscontrata è stata sul nome e le origini di un vino che è stato citato più volte dallo scrittore: il tocai.
Prima cosa, lui l’ha scritto sempre in maniera errata (tokay e tokai) ed inoltre viene si chiamato “il corallo dei Berici”, ma le piantine di vite hanno origini friulane e non vicentine.
Vi auguro buona lettura!
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Il seggio vacante
“Il seggio vacante” è un romanzo di gran contenuto, destinato a scuotere le coscienze e a stimolare riflessioni sulla società attuale.
Poco importa l'ambientazione inglese, in fin dei conti lo spaccato sociale rappresentato ben si adatta a qualsiasi contesto nazionale.
I mali di una piccola comunità, assurgono a simbolo di un mondo malato, corroso da avidità e mosso da una ricerca spasmodica all'interesse personale, frustrato nei sentimenti e negli affetti familiari.
Un intreccio di famiglie alla deriva, focolari domestici in cui i legami si sciolgono come neve al sole, in cui il ruolo di genitori si frantuma contro il muro dell'incomprensione, della freddezza e dei rancori; veramente dolorosa la rappresentazione della lotta tra genitori e figli, colta in maniera cruda e dura, destinata a lasciare sul campo solamente feriti insanabili.
Sembra un mondo dove la luce è tramontata per cedere il posto all'oscurità morale e civile; ogni singolo personaggio non è esente dalla corruzione della propria anima, sia per fame di denaro sia per fame di successo, sia per deviazioni personali, sia per noia.
L'implosione di questa società non si limita allo scontro generazionale, ma provoca anche una spaccatura sempre più profonda tra classi sociali, dettata da mancanza di solidarietà, avversione all'integrazione, insensibilità alle problematiche che affliggono i soggetti più deboli.
La Rowling ci parla di una società flagellata su più fronti, dal personale al sociale, attraversando i campi familiari, lavorativi, scolastici, politici.
Queste pagine ci rendono una visione impietosa di uomini che non sanno più interagire, né con se stessi né con il prossimo né con i figli; aumenta la capacità di nutrire odio, invidie e insoddisfazioni a scapito di sentimenti positivi e costruttivi.
E' una lettura graffiante, nei contenuti e nei toni; l'incipit in sordina sfocia, strada facendo, in un fiume impetuoso, coinvolgendo il pubblico con forza, tra commozione, dolore e paura per una società che è mutata e sta percorrendo sentieri pericolosi.
L'estremo pessimismo che percorre il romanzo è dettato dal bisogno dell'autrice di evidenziare ed estremizzare gli aspetti peggiori della società contemporanea, senza alcun tentativo di giustificare gli uomini per i loro comportamenti; il messaggio arriva forte al pubblico, inchiodandolo alla visione straziante del mondo cui vive.
Coraggiosa ed audace la scelta narrativa della Rowling, poiché il suo microcosmo sociale sarà destinato a dividere la critica; qualcuno la potrebbe tacciare di avere accorpato un insieme inverosimile di circostanze, proponendo un messaggio esageratamente negativo e privo di speranza.
Al contrario, riteniamo che romanzi come questo siano ottimi spunti per riflettere sui disagi e le problematiche del vivere attuale, rompendo il guscio dell'individualismo per ritrovare una comunione sostanziale con chi ci circonda.
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CINQUE DONNE E UNA CUCINA
Questa è una storia di donne: Giada, allegra e sempre pronta alle novità, Claudia, gioviale e dalla chiacchiera facile, Consuelo, un po’ triste e abbattuta dalla sua situazione matrimoniale, Paola, la più vivace e divertente e Anna, mamma di famiglia e lavoratrice a tempo pieno, senza più un minuto per sé e per il marito.
Cosa unisce queste donne così diverse? Un corso di cucina, ideato da Giada dopo una discussione col marito. Ed è così che queste cinque donne iniziano a ritagliare un po’ di spazio e un po’ di tempo per se stesse, dedicandosi a un hobby rilassante e divertente che farà imparare loro ricette nuove e sfiziose e che si rivelerà di vitale importanza, dal momento che da questi incontri settimanali nascerà una splendida amicizia; un’amicizia che si dimostrerà importante e a dir poco salvifica per una di loro, che si ritroverà a dover affrontare una sfida ardua e difficile, da cui riuscirà ad uscirne anche grazie all'aiuto delle sue nuove amiche.
Il libro è scorrevole da leggere, grazie ai capitoli brevi e all'inserimento di ricette scritte in carattere diverso rispetto al resto della narrazione; peccato per alcuni ricorrenti errori nell'uso dei tempi verbali…
Di per sé la storia non sarebbe male, però non mi ha convinta; sarà che io ho una visione delle donne diversa, nel senso che ritengo siano forti e determinate, pronte ad affrontare la vita a testa alta e a muso duro… qui invece mi sono sembrate troppo fragili e facili alla depressione.
A tal proposito mi piacerebbe leggere la vostra opinione, per capire se per caso sono io troppo rigida o no.
Nonostante ciò mi trovo d’accordo su una cosa: sulla gioia e sul senso di pace che infonde l’amicizia, quella vera: è così bello avere qualcuno con cui parlare di tutto senza paura di essere giudicati e con la certezza di ricevere un consiglio obiettivo e sincero; qualcuno che ti capisce anche solo con uno sguardo, senza che ci sia bisogno di parlare.
Buona lettura e buona preparazione di manicaretti!
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Amore per la città natia
Affrontare la lettura di un saggio non è mai semplice, necessitano tutte le nostre facoltà intellettive, pazienza e dedizione, ma soprattutto una grande dose di amore e passione per quello che stiamo leggendo. Con questo saggio le cose sono state rese molto più facili dal tema interessante che lo scrittore ha tenuto a cuore rivelarci. Salvatore Vicario ci informa da subito su l'origine del nome derivante dall'arabo chala'ad che vuol dire regione montuosa, colle, da questo nasce Galati Mamertino, così ci accompagna attraverso la scoperta della sua terra in un viaggio fatto di storia, dagli insediamenti musulmani fino ai Normanni, sotto il Gran Conte Ruggero per continuare con le famiglie nobili che dominarono questa città e i territori limitrofi. Grande importanza ebbero l'ascesa della famiglia Squiglio e di come abbiano perso la loro baronia, cita la scoperta di parti inedite di storia attraverso documenti ritrovati e mostrateci in appendice. Con il suo scritto molto semplice e per nulla difficile alla comprensione ci sommerge di notizie e rende tutto molto interessante e accattivante, proprio grazie a queste appendici inedite. Ma il saggio non è solo questo, con grande afflato ci descrive i personaggi importanti che hanno costellato Galati Mamertino, come il poeta Franco Natale, calabrese di origine, che trovò moglie e nuove radici proprio in questa città, ringraziò e rendendo omaggio con quadri paesaggistici; Padre Gaetano Drago oltre che religioso anche apprezzato pittore. Ampio spazio viene dedicato alla narrazione della storia dell'eminente Famiglia Valente tra cui Antonino Valente, medico, ma anche apprezzato poeta, riportando di seguito un saggio di un suo sonetto. In questa galleria di personaggi ce ne sono molti altri di notevole interesse. Vengono riportate nel testo, molto saggiamente, anche notevoli fotografie di monumenti, acquasantiere, vedute paesaggistiche, disegni di vari stemmi di famiglie nobili. Tutto questo excursus storico serve per farci capire e per farci addentrare nella storia galatese, senza mai annoiare. Un libro ben fatto, di gran pregio. Lo si consiglia perché la vita necessita anche di grandi spazi aperti per poter dar sfogo all'apprendimento della cultura.
Cosa dire infine dell'autore Salvatore G. Vicario da giovane lasciò Galati Mamertino portandosela sempre nel cuore, ecco il perché della nascita di questo libro e altri inerenti la Sicilia, un contributo alla patria dove ha lasciato il cuore. Medico, grande amico di Federico Zeri, giornalista e pubblicista, ha collaborato anche con grande nota di merito con L'Istituto Enciclopedia Italiana di G. Treccani.
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Ultimo aggiornamento: 12 Dicembre, 2012
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Cosa “essere” questo?
Di solito quando un lettore inizia un libro crede e spera di trovare una storia nuova della quale non conosce già il finale.
A quanto pare però la nuova moda del momento è quella di riscrivere la storia di un famoso cartone animato della Disney “Il Re Leone” e farla passare per farina del proprio sacco.
Siccome si tratta di un libro di racconti questa purtroppo non è l’unica caduta di stile.
Prima di tutto ho trovato molti errori grammaticali gravi (vedi e senza accento).
Inoltre non riesco a capire l’utilità dell’inserimento di alcune interviste ed articoli che sembrano buttati lì tanto per riempire qualche pagina in più.
Le varie storielle che sono state inserite non mi sono piaciute per vari motivi:
- Non hanno un finale, si spengono lì come veloci pensieri buttati al vento;
- Sembra ed in certi casi è un libro pornografico e lo scrittore continua a mettere ogni tre per due: occhi languidi, orge, tradimenti, scene omosessuali, atti di feticismo, sudore di piedi e decolté laccate;
- Menziona per almeno tre volte il film “Indiana Jones e l’ultima crociata” sempre per lo stesso motivo anche se in quel momento non ne ho trovato nessuna utilità.
L’unico testo degno di nota è stato “In chat” una sorta di guida all’uso delle chat.
Devo aggiungere altro? Orientatevi su un altro libro.
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Ultimo aggiornamento: 15 Dicembre, 2012
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Promette e non mantiene
Ahi ahi che delusione!
Cosa dobbiamo fare in Italia per partorire delle belle storie fantasy?
A.A.A. Cercasi voglia di stupire!
Arrivata a questo punto è chiaro che il libro non mi ha particolarmente colpito. Non mi soffermo sulla trama, salvo dirvi che, sul serio, tradisce le aspettative.
Attendevo battaglie sanguinolente, atti eroici e suspance da pelle d'oca. Tutto questo c'è, ma che scialberia!
Partiamo dalla narrazione: tempo narrativo al presente (e qui già è stata una scelta audace), descrizioni dispersive, e che peccato! È stato amaro sopratutto perché le descrizioni del paesaggio sono davvero 'belle', evocative, con una scelta lessicale quasi ardita ma davvero risaltante ai sensi. Ma la cosa finisce qui! Infatti appena ci spostiamo su altri eventi salienti c'è una tale mancanza di 'calore' nelle parole che non si trasmette niente, azioni piatte e non vivide, sembrerebbero senza importanza, troppo sintetiche e per nulla coinvolgenti.
Aggiungo poi il passaggio da un evento all'altro in contemporanea, che distoglie l'attenzione del lettore da ciò che sta seguendo senza motivi plausibili.
Non c'è un vero protagonista, i punti di vista che dovrebbero fornire un'ampia panoramica, sono, come già detto, troppo dispersivi, senz'anima e 'sbiaditi'.
E questo ci porta al punto due: i personaggi. Che mancanza di vita! Sembrano davvero degli automi senza sentimenti. Approfondimento psicologico pari a 0, e i loro, se così vogliamo chiamarli, 'effetti speciali', non mi hanno per nulla incuriosita.
Veramente non hanno nulla di 'umano'.
Infine, la storia: una tiritera già sentita, con colpi di scena (?) insipidi ed esauriti in poche righe, che non ha niente di eccezionale (e non finisce nemmeno!).
Veramente lo scopo del viaggio -e purtroppo, non solo di quello- non si capisce.
Quest'avventura dunque non ha avuto un lieto fine. Nessuna emozione, struttura abbastanza elementare, protagonisti scarichi. Solo i paesaggi hanno un qualcosa di magico, poco poco.
Se non fosse per un paio di scene più crude sarebbe una lettura adatta ai ragazzi.
Consigliato solo se si è alle prime armi, anche se ci sono fantasy migliori.
P.s. Da parte della casa editrice ci sarebbe da rivedere la scelta della punteggiatura e del format, oltre che il prezzo:14€ per così poche pagine, un autore esordiente e senza necessità di traduzione mi sembra davvero troppo.
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Ultimo aggiornamento: 10 Dicembre, 2012
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Battiti del cuore
Vi vorrei accompagnare passo dopo passo nella prima raccolta poetica pubblicata di Vanessa Barberini, è un inno all'amore, amore inteso non solo verso la persona amata ma anche verso la vita. È uno di quei libri che dovremmo portare sempre con noi o averlo a portata di mano. Queste poesie ti riscaldano, ti confortano quando tutto viene a mancare, quando viene a mancare un affetto importante o la fiducia verso la vita.
Momenti bui della nostra esistenza che lasciano segni e cicatrici, non si possono cancellare ma si possono superare. Grazie alle poesie della Barberini questa strada si può intraprendere. Poesie come momenti di vita, frammenti di vita. “L'amore comanda l'uomo obbedisce”così recita uno dei versi delle poesie di Vanessa Barberini, versi lucidi , scarni, semplici ma nella loro semplicità descrivono il momento, l'effetto. Noi cerchiamo sempre di essere i padroni della nostra vita e ci immoliamo a questo diritto, ma quando ci troviamo di fronte all'amore il nostro padrone diventa il cuore, è lui che ci fa incamminare verso una strada ignota ma che vale la pena di essere scoperta, questo vale senza discernimento sia per le occasioni che per le situazioni della vita :
…................
lascia che la pioggia
ti bagni lascia che la vita ti prenda.
Non evitarla
non guidarla
non rifiutarla
lascia che la vita si impossessi di te.
Cosa aggiungere a versi di questa portata tranne che sono di una verità sconcertante e disarmante, ci donano un'arma per affrontare le ombre della nostra anima.
…..............
Ho sempre ricercato qualcosa di più,
quando avevo già tutto:
la MIA VITA.
Trascorriamo gran parte della nostra vita alla ricerca dell'isola che non c'è ma non pensiamo a quello che abbiamo o possediamo già, la vita, un bene prezioso, grazie a lei possiamo intraprendere questo viaggio meraviglioso che dura tutta la nostra esistenza.
Poesie Romantiche è una raccolta di poesie che consiglio a tutti soprattutto come regalo a noi stessi, vogliamoci del bene di tanto in tanto, perché il mondo ci fa anche male ma spesso facciamo tutto da soli e spesso in solitudine. Un fiore davanti agli occhi che profuma di Mamma (sentite con tutti i vostri sensi).
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Renoir e la Calabria!
Questo libro inchiesta di Andrea Fera, penna autorevole del quotidiano “Calabria Ora”, tenta di far luce sulla grande disputa, iniziata circa sessant’anni fa e mai chiarita del tutto, che vedrebbe il grande maestro dell’impressionismo Pierre-Auguste Renoir impegnato a compiere dei ritocchi all’affresco custodito nella Chiesa Matrice di Capistrano in provincia di Vibo Valentia e raffigurante il Battesimo di Cristo.
Fu Sharo Gambino, scrittore calabrese, ad interessarsi per primo alla vicenda dopo aver appreso nella biografia del grande artista di una visita di Renoir in Calabria, ospite di un amico prete e dove si sarebbe cimentato in opere di restauro nei confronti di un affresco seriamente minato dall’umidità.
Numerosi furono gli articoli pubblicati a riguardo che squarciarono letteralmente l’opinione di critici d’arte, addetti ai lavori, curatori di mostre e semplici curiosi e cioè tra chi sosteneva, seppur in assenza di prove certe, dell’effettivo contributo apportato da Renoir al dipinto attribuendone il “codice ” (insieme di tendenze stilistiche, modi della tradizione e figure di riferimento che fanno intendere che un’opera è racchiusa in una determinata categoria e appartiene a un determinato autore), la pennellata ed i colori tipici, e tra chi affermava duramente e a gran voce dell’improbabilità o dell’assoluta impossibilità di una cosa del genere, poiché mai e poi mai Renoir si sarebbe recato in una Calabria cosi remota e atavica.
Nonostante la disputa resti ancora accesa poiché nemmeno gli approfonditi esami analitici né le sofisticate riprese termografiche sono riuscite a datare il dipinto né a confermare o smentire il contributo di Renoir, il dipinto complesso e ricco di particolari è certamente di altissimo valore artistico e tutto ciò è innegabile sia per i sostenitori che per i detrattori della tesi di Renoir in Calabria ma allo stesso tempo (Renoir o non Renoir) urge fare qualcosa per valorizzarlo e per farlo finalmente ammirare all’umanità intera, non si sa mai che prima anche gli scettici cambino la propria opinione.
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L'isola di un arcipelago
Chi non ha pensato almeno una volta nella vita di mollare tutto e partire verso un posto lontano,magari con la sua metà?
Penso chiunque!Peccato che poi arrivano puntuali i dubbi della coscienza su quanto questa scelta possa giovare al proprio futuro lavorativo,economico e sociale.
Quello che si tende a dimenticare,o meglio a non valutare,è quanto quest'esperienza possa giovare alla coppia o al proprio semplice benessere.
Sara,la protagonista di questo romanzo che per mille motivi possiamo definire autobiografico,viene convinta dal suo ragazzo,Lorenzo,ad intraprendere un viaggio tramite il W.W.O.O.F.
Questa è un'associazione di volontariato che permette alle fattorie associate di ottenere aiuto da ragazzi in cambio di vitto e alloggio.
(Per inciso,già solo per il fatto di aver portato alla conoscenza dell'esistenza di quest'associazione,bisognerebbe fare un applauso all'autrice Chiara Ruggiero).
Sara,dicevamo,come tutte le ragazze ha paura di qualcosa che non sa cosa sia,di un qualcosa che non ha mai programmato,ma grazie all'insistenza di Lorenzo,più "spericolato",riuscirà a farsi trasportare dall'incertezza di non sapere cosa accadrà domani."Cosa ci aspetta in Cornovaglia?"
Un romanzo che abbiamo già definito autobiografico,ma che non possiamo certamente definire un diario di viaggio o un diario personale:sarebbe riduttivo e fuori luogo!
L'autrice,infatti,traccia un perfetto specchio di come dovrebbe essere la vita delle persone forzando i contorni nel momento in cui lo stress,la società,le autorità,ci impongono di essere tutt'altro.
Inoltre,riesce a marcare con una penna attenta alcuni pregi e difetti dell'Italia paragonandola all'Inghilterra.
Un bel libro,piacevole per contenuti,forse da curare di più nello stile,non sempre scorrevole e per tratti ancora "acerbo di ragazza liceale",ma pur sempre una goccia giovane nell'oceano dei libri.
Ci sono piccoli accorgimenti che gli autori riescono a cogliere solo con il tempo,ma c'è molto in questo libro:molto di Sara/Chiara,molto degli italiani,molto degli inglesi...molto degli uomini,e quando si arriva a generalizzare si arriva a qualcosa di universale,e sono in pochi che sanno scrivere di piccole cose e farle diventare grandi.
Quindi per quest'autrice,a cui auguro il meglio,posso solo dire che "Il meglio deve ancora venire!".
Per il resto sono solo piccolezze che il tempo limerà...
"Ogni essere umano è come un'isola situata in un grande arcipelago ognuna dotata di una propria individuale bellezza,ma se guardate tutte insieme dall'alto,donano alla vista un quadro molto più prezioso e affascinante"...
Ecco,questa per me è la fotografia di questo libro.
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Se non ci fossero le stelle
Lama, figlio della violenza e della droga, è un duro, un picchiatore, una tigre, un nichilista, uno che sa utilizzare bene le lame dei coltelli. Non si può definire un razzista, perché odia tutte le categorie umane, senza discriminazioni. Ma questa è soltanto la sua buccia. L’interno, ben nascosto, è differente. L’interno è la parte di Lama che si esprime molto di rado: “se non ci fossero le stelle il cielo sarebbe un muro buio sulla testa.” Un ragazzo dal dualismo sorprendente. L’arte è suo il sogno latente, l’inferno è il suo panorama. Il suo destino, invece, è Trambusto.
Tarek è orfano: il padre tunisino è morto, la madre italiana è assente. Gli affetti e le amicizie, però, non gli mancano, e nemmeno i sogni. Vive con lo zio Tarek, che è povero, ma lo adora, lo tratta come un figlio e lo considera la luce dei suoi occhi. La buona volontà di Tarek è forte e chiara, ma l’etichetta di arabo e la sfortuna lo inseguono, mentre lui insegue un cane perduto. Per lui, sono guai, grossi guai. Guai da Trambusto.
Chioma è un orfano virtuale di buona famiglia, senza amici e senza affetti, con l’identità persa tra i capelli. La sua voglia di rivincita e di appartenenza è forte, ma la sventatezza lo induce a combinare uno scherzo pericoloso al suo peggior nemico. Lui sì che merita di finire a Trambusto, che si rivela il luogo ideale per raccogliere i pezzi dispersi del passato e per instaurare i primi legami sani della sua vita.
A Torino, tre ragazzi incrociano il loro destino e finiscono al capolinea. Trambusto è un punto di arrivo e di inizio. Un carcere che non è un carcere. Un luogo dove i ragazzi “sull’orlo del burrone”, possono scegliere di allontanarsi dal baratro e tornare sani e attivi, pronti per il reinserimento. Un buon investimento di spesa sociale, che dimostra l’utilità del denaro pubblico ben speso. Per qualcuno, questo non è accettabile: Trambusto è un pessimo esempio che rompe l’armonia consueta di sprechi, disservizi e ladrocini, quindi un’aberrazione da eliminare al più presto.
Questo romanzo è declinato quasi esclusivamente al maschile. Le donne sono lontane, spesso stilizzate: dolci nonne perdute; perfide puttane; ragazze inconsistenti; educatrici dalla bellezza inarrivabile; sogni trasparenti proiettati altrove. I giovani maschi di Trambusto contengono un futuro incerto. Il mondo degli adulti li circonda, raramente li osserva, volentieri giudica. A volte cerca di aiutarli. Talvolta, nonostante incidenti e goffaggini, ci riesce. Più spesso, troppo spesso, li ignora, troppo occupato a baloccarsi con i suoi miseri giochi. Violenza, corruzione e criminalità prosperano bene e incombono minacciosi sulle sorti del progetto educativo.
L’ironia lieve e la scrittura fresca di Luca Gallo trascinano con brio dalle stelle dei bassifondi alle stalle altolocate di Torino, metropoli fredda dalle strade non troppo dritte. Lo stile non è perfetto: si ingarbuglia un poco nell’ultima parte, la verosimiglianza zoppica qua e là e il lettore inciampa in qualche refuso; ma Trambusto merita una lunga fermata, per visitare un luogo possibile e insolito.
Il finale, quasi lieto, chiude con grazia.
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Ultimo aggiornamento: 04 Dicembre, 2012
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Una storia struggente ed emozionante
Lucy Houston ha scoperto fin da bambina il significato della parola Morte. La madre gravemente malata di cancro (malattia che ha sterminato anche altri componenti della famiglia) ha lasciato troppo presto lei e le sue due sorelle, Priscilla e Lily. Le ragazze hanno sempre convissuto con il terrore di aver ereditato qualche brutto male dalla madre. Fortunatamente fino ad ora sono riuscite tutte a crearsi una loro vita, sebbene accompagnata sempre da quella preoccupazione. Lucy incontra Mickey Chandler un bel ragazzo apparentemente forte e sano. Subito Lucy si renderà conto che Mickey è affetto da un disturbo mentale, il disordine bipolare, che induce stati d’ansia e alternanza di momenti di lucidità a periodi di psicosi. Nonostante l’iniziale contrarietà delle sue sorelle, Lucy innamorata di quest’uomo dalla personalità difficile, decide di sposarlo. La loro vita coniugale è fatta d’amore, gioie, ma anche di momenti duri, che mettono a dura prova il loro amore “imperfetto”. Dopo tutto alcuni matrimoni sono perfetti, mentre altri “assomigliano ad una danza sui vetri rotti” dolorosa e fatta di sacrifici enormi. La prima regola che si erano prefissati è stata quella del “niente bambini”, per evitare di dare alla luce una creatura che inevitabilmente avrebbe subito le conseguenze della loro difficile situazione di salute. Ma a nulla serviranno le mille precauzioni prese per evitarlo. Il miracolo accade, e Lucy rimane incinta di una bambina. Le emozioni sono sempre più forti ed i due cercano di capire quale sia la cosa giusta da fare. Lucy scoprirà di essere malata, un brutto male le viene diagnosticato e da qui inizierà il calvario per lei e la sua famiglia. Il loro percorso di vita è accidentato, per nulla semplice, ma profondo e disperato. Le loro parole “sanguinano” e la disperazione prende il primo posto. Il romanzo è incalzante, spietato, devastante così come gli stadi della malattia che si fanno via via più difficili e dolorosi. L’amore tra Mickey e Lucy è caratterizzato da una stabilità precaria, così come la vita, sempre e comunque oscurata da quel sentore di Morte che tormenta la realtà. Il racconto è intervallato da frammenti di un diario, quello di Mickey, nel quale racconta tutto: i suoi sentimenti, la sua instabilità, la razionalità alternata a momenti di panico o di estrema lucidità. Lucy dovrà trovare la forza di affrontare la propria malattia e la “pazzia” del marito, tutto per il bene della preziosa creatura che porta in grembo. Ma è una lotta contro il tempo, e quest’ultimo è sempre più limitato. I rischi sono enormi, ma è necessario non arrendersi davanti a nulla, anche quando guardandosi allo specchio quella che vedi riflessa non è più la tua immagine, bensì quella di un corpo che soffre. L’insegnamento del suo buon vecchio padre (“La Morte non è la fine”) aiuterà Lucy a trovare dentro di sé le ultime forze e dare, con il respiro e la voce spezzata, le giuste direttive affinché tutto possa andare come lei desidera, per il bene della piccola. Questa è una storia forte, reale, cruda, appassionante, strappalacrime; adatta a chi non ha paura di leggere l’intero libro con il cuore in gola. E’ impossibile smettere di leggere, di sperare fino alla fine. Il dolore, non solo fisico, dilania i protagonisti ma anche il lettore. Una cosa è certa : la forza dell’amore continuerà a vivere anche dopo la Morte. Ed un piccolo cuore desideroso di vivere potrà cambiare tutto, dando una ragione alla propria esistenza. Ho trovato questo libro davvero intenso e commovente, tagliente come un vetro rotto. Il lettore spera che, così come una bellissima danza, questo libro possa non finire mai. Ma la realtà è diversa ed i viaggi, seppur indimenticabili, a volte finiscono; portando con sé molti sentimenti contrastanti che ti accompagneranno per sempre.
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Villa Metaphora
L'ultima fatica letteraria di Andrea De Carlo porta in scena la società contemporanea di casa nostra e non solo.
Quattordici personaggi, quattordici vite per creare un romanzo corale che fotografa mondi articolati e complessi, per porre gli uomini di oggi sotto una lente d'ingrandimento.
Tessere una trama con tanti fili è un'impresa ostica, talora destabilizzante per il pubblico; l'abilità dimostrata da De Carlo è indubbia e stupefacente.
L'idea “alla Agatha Christie” di confinare per una settimana questo manipolo di uomini e donne su di un'isola pressoché inaccessibile e lontana da agi e modernità, concede all'autore l'arma giusta per indagare l'anima dei suoi protagonisti, per far sì che gli stessi si confrontino e si scontrino, scoperchiando pentole in cui bollono segreti, malesseri, rancori, invidie, insoddisfazioni.
Lo scopo è quello di abbattere il muro dell'apparenza, indagare senza tabù e ipocrisie tanti aspetti dell'uomo di oggi; con spirito pungente e sarcastico l'autore ne coglie vizi e virtù, sia nelle vesti imposte dai ruoli sociali ricoperti sia nell'intimità della vita privata.
Il risultato è forte, spiazzante e doloroso per chi legge.
Quella di De Carlo è una società avida, gretta, insensibile, opportunista, immorale.
Qualcuno potrebbe tacciarlo di esagerato pessimismo; ma l'obiettivo è quello di stimolare una riflessione profonda per capire in quale mondo viviamo.
C'è tanta realtà in queste pagine, c'è tanta Italia e tanto mondo odierno.
Al termine della lettura si perde la certezza di avere fatto un lungo viaggio all'interno di un racconto metaforico; gli spunti, le storie, gli eventi sono maledettamente veri.
Senza ombra di dubbio è un romanzo che colpisce per la vastità del contenuto e per la originalità stilistica di scrittura.
Lo stile narrativo di De Carlo è corposo e abbondante, talora prolisso, minuzioso e ricco, in grado di generare una completezza di contenuto avvolgente e pervasiva; i suoi protagonisti si raccontano in prima persona dando la stura ad ogni tipo di pensiero, di opinione, di sogno, di esigenza.
Ciascuno tira le somme della propria esistenza, tra pentimenti e convinzioni; rammenta il passato, valuta il presente e ipotizza un futuro prossimo.
Interessante la mescolanza tra persone appartenenti al jet set, siano essi attori, giornalisti, politici e coloro che non lo sono; un confronto moderato dalla penna sagace di De Carlo con intelligenza e ironia, mettendo a nudo gli uni e gli altri con equilibrio e imparzialità.
Il linguaggio utilizzato è mutevole, camaleontico, poiché ad ogni personaggio è associato un diverso registro; si passa dal lessico scurrile a quello raffinato, dall'inserzione di intere frasi in inglese, francese e tedesco, per finire con la creazione ad hoc di un dialetto indigeno partorito dalla fantasia dell'autore fondendo elementi linguistici siciliani, maltesi, portoghesi, etc (ricordiamo che l'isola su cui si svolgono i fatti non esiste).
E' un romanzo che richiede un grande impegno per il lettore, un romanzo che di primo acchito potrebbe annichilire ed impaurire, ma una volta entrati in sintonia con l'autore, diviene impossibile staccarsi dai personaggi e dalle loro sorti.
Ci regala uno spaccato della nostra epoca, rappresentando un momento storico in cui occorre meditare sulla moralità, sulla dignità, sulla legalità.
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Da coltivare
Per prima cosa, ringrazio la Redazione e l'Autore per la copia inviatami.
Premetto che questo fantasy era destinato alla giovane figlia dello scrittore. La semplicità della trama trova allora una giustificazione. Ad un occhio più maturo infatti, il libro appare più come una bozza, un embrione che deve crescere. Non vengono approfonditi molti aspetti, e i caratteri stessi dei personaggi sono piuttosto superficiali.
Le lande di Arìshtar sono minacciate da un'ombra oscura. Antichi e nuovi guerrieri d'argento dovranno unirsi per salvare il mondo dalla distruzione.
Il linguaggio è semplice, con momenti che vorrebbero essere epici senza tuttavia riuscirci.
Il lavoro di editing e correzione è inesistente, o comunque non è stato efficace: la moltitudine di errori e refusi, come a pagina 79 dove manca la fine di una frase, infastidiscono. Per non parlare dell'uso di termini discutibili in un fantasy: "...pasto energetico..." lo associo allo SlimFast, e il "...punti di ristoro..." alla maratona di Venezia.
L'uso di più frasi principali, all'interno dello stesso periodo, creano confusione. La punteggiatura poco ortodossa, in alcuni casi, frena la scorrevolezza, rendendo difficoltosa la lettura.
Per contro, la parte grafica è gradevole e aiuta l'immaginazione, frustrata dalla poca attenzione ai dettagli e alle descrizioni sommarie.
In conclusione, spero che l'Autore abbia rivisto e corretto il testo. Inoltre, approfondendo alcune parti e dando maggiore spessore ai personaggi, può uscirne un romanzo di tutto rispetto non solo per un pubblico giovane. La traccia è accattivante e personalmente ha suscitato la mia curiosità. Sarebbe interessante sapere come è stato trovato il Padre di tutti i draghi.
P.S. personalmente lavorerei anche sul grido di battaglia di Erim: "Arrivoooo" non suona molto bene in un momento, ricco di phatos, come l'inizio di una battaglia epica...
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