Saggistica Religione e spiritualità Lo zen e la cerimonia del tè
 

Lo zen e la cerimonia del tè Lo zen e la cerimonia del tè

Lo zen e la cerimonia del tè

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Opera di una personalità complessa (Okakura fu al contempo un grande studioso dell'Oriente, un messia autorevole e autoritario e un poeta), "The Book of Tea" (1906) fu scritto in inglese per un pubblico occidentale. Okakura volle spiegare i caratteri dell'orientalità attraverso il simbolo del tè: parla della sua storia e della sua importanza, ne descrive la cerimonia quasi religiosa, fatta di una ritualità e di norme precise, che sanciscono la sottomissione del presente agli avi e al passato. Nella riproduzione di una cerimonia esattamente come si svolgeva nell'antichità si manifesta infatti quell'obbedienza tipicamente giapponese all'autorità degli antenati che non può essere mai contestata o contraddetta.

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Lo zen e la cerimonia del tè 2015-09-28 17:31:06 C.U.B.
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C.U.B. Opinione inserita da C.U.B.    28 Settembre, 2015
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CHA-NO-YU

Nato nel 1862 da una famiglia samurai, Okakura Kakuzo fu un fedelissimo della tradizione giapponese , in forte contrapposizione col processo di occidentalizzazione del Paese.
L'ostilita' verso l'atteggiamento europeo che etichettava come barbare le antiche usanze del suo popolo e' dichiarata e tagliente in apertura, come del resto il dissociarsi da quegli stessi conterranei che per brama di potere abbandonavano le proprie radici galoppando verso il cambiamento . Un meccanismo che , per ironia della sorte, lo costrinse a recarsi in America per divulgare l'antica cultura giapponese.
Fu nel 1906 che egli scrisse in lingua inglese questo bel volume sul teismo o meglio ancora sul cha-na-yu, ossia un processo fisico e psicologico che attraverso una serie di fattori conduce all'armonia e all'equilibrio dell'individuo.
L'autore ci riporta alle radici cinesi del culto del tè, dove la pianta era utilizzata anche in medicina.
Spazia poi in un approfondimento su Zen e Taoismo,che completano l'ideale del teismo. Ci arrichisce quindi con preziosi capitoli sulla stanza del tè, un luogo assorto in un giardino incantato, dove ogni tassello e' studiato alla perfezione nella sua semplicita' e naturalezza di forme, di materiali e dello sposalizio di entrambi con la natura .
Luoghi che ancora oggi possiamo ammirare in Giappone, piccole antiche oasi circondate da centinaia di grattacieli luccicanti . Eppure varcandone la soglia si ferma il tempo, l'anomalia asimmetrica e' all'esterno, il piacevole accordo del passato avvolge  e rapisce anche l'estraneo imbarbaritosi sì, oggi , di frenesia.
Non potevano mancare i fiori, che il Maestro del Tè coglie con rispetto, lasciando che essi stessi narrino la loro storia nel turbinio delle stagioni, docili e virginei offrendo la loro effimera esistenza in nome dell'arte.
Benche' breve il testo e' approfondito e di indubbio fascino per gli amanti del folclore giapponese. Esso e' intriso di quella lenta, beata , amena spiritualita' orientale capace di cogliere la meraviglia laddove la rincorsa occidentale nemmeno concede sosta.
Buona lettura.

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Lo zen e la cerimonia del tè 2015-09-15 08:25:40 Emilio Berra TO
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Emilio Berra  TO Opinione inserita da Emilio Berra TO    15 Settembre, 2015
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L'estetica della semplicità

Per chi ama la letteratura giapponese, questo libro è di grandissima utilità, forse perfino necessario.
L'autore, discendente di una famiglia di samurai, visse nel periodo tra '800 e '900. In una prosa molto bella, ci aiuta a comprendere i significati profondi della cerimonia del tè, momento fondamentale della tradizione nipponica.

La cerimonia del tè trova origine nel rituale zen. Lo Zen aspira ad una visione della "comunione profonda delle cose, considerando il loro aspetto esteriore nient'altro che un ostacolo alla chiara percezione della Verità" e mira a far "scoprire nella propria vita il riflesso della luce spirituale".
La ' filosofia del tè ' mostra che il benessere va ricercato nelle cose semplici, e bene si coniuga alla cultura zen che porta a "cogliere la grandezza anche nei minimi eventi della vita".

Il sentiero che conduce alla stanza del tè già rappresenta il primo stadio della meditazione ed ha la funzione di accompagnare al distacco dai legami col mondo esterno : "nella penombra dei sempreverdi (...) e passando accanto a lanterne (...) ricoperte di muschio" si crea una sensazione di serenità e purezza.
Si entra nella stanza tramite una porta bassa, allo scopo "di inculcare umiltà".
Nel piccolo e disadorno spazio interno, estremamente pulito ed essenziale, "niente turba il silenzio all'infuori dell'acqua che bolle nel bricco", sul cui fondo "sono stati disposti alcuni pezzi di ferro, al fine di produrre una melodia particolare. Vi si può sentire l'eco di un acquazzone smorzata dalle nubi; un mare in lontananza che va a frangersi contro gli scogli; (...) oppure il mormorio dei pini sopra una colina lontana". La calma conversazione non deve turbare l'armonia dell'ambiente.
Grande importanza assume il Maestro del Tè che, in un contesto di rara raffinatezza, incarna l'arte stessa. L'estetica ha un ruolo fondamentale; consiste nella bellezza dell'umiltà e della semplicità : "c'è gioia e bellezza anche nell'ondeggiare dei flutti che avanzano verso l'eternità".
Come la vita stessa, anche la letteratura esprime il fascino di questa cultura, impalpabile e ricca di simbolismo.
Chi ha letto il bellissimo "Mille gru" (col suo seguito in "Il disegno del piviere") di Kawabata non fatica a collocare l'opera letteraria nel mondo culturale che l'ha generata.


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