Mare al mattino
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Margaret Mazzantini è nata a Dublino in Irlanda dallo scrittore Carlo Mazzantini e la pittrice Anne Donnelly. Terza di quattro figlie vive l’infanzia in giro per l’Europa, in Spagna e a Tangeri, fino a stabilirsi a Tivoli, nella campagna alle porte di Roma. Frequenta l'Accademia d'arte drammatica Silvio D'Amico di Roma dove si diploma nel 1982. A vent’anni debutta al Teatro Olimpico di Vicenza interpretando Ifigenia nell’omonima tragedia di Wolfgang Goethe e continua la sua formazione attraverso testi fondamentali, come Tre sorelle di Chechov al Teatro di Genova, Antigone di Sofocle al teatro Greco di Taormina con Turi Ferro, Mon Faust di Paul Valéry nel 1987 al Piccolo di Milano con Tino Carraio, Bambino di Susan Sontag e Praga Magica di Angelo Maria Ripellino al Festival dei due Mondi di Spoleto. Nel 1987 si sposa con l’attore Sergio Castellitto con cui inizierà anche un importante percorso artistico. Nel 1992 e 1993, con Castellitto, ha interpretato, fra l’altro, la fortunata pièce A piedi nudi nel parco di Neil Simon. Il suo esordio in letteratura è del 1994 con Il catino di zinco (Marsilio) che vince il Premio Selezione Campiello. Seguono Manola (Mondadori, 1999) e nel 2001 Non ti muovere (Mondadori) con cui vince nel 2002 il premio Strega e, tra gli altri, il premio Grinzane Cavour e il premio internazionale Zepter come miglior libro europeo. Non ti muovere è stato un caso editoriale da quasi due milioni di copie ed è stato tradotto in 35 paesi. Nel 2003 lavora a Zorro - un eremita sul marciapiede (Mondadori), un monologo teatrale interpretato da Sergio Castellitto. Nel novembre 2008, sempre per l’editore Mondadori, pubblica Venuto al mondo che vince il premio Campiello 2009 ed è in fase di preparazione il progetto di realizzazione del film. Nessuno si salva da solo, pubblicato da Mondadori nel 2011, è il suo ultimo romanzo. Attualmente vive a Roma con il marito e i loro quattro figli.
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L'odore del mondo arabo
E' un piccolo romanzo, molto forte. Un concentrato di particolari, dove ai due bambini e alle due mamme protagoniste, si aggiungono il deserto e il mare. Il deserto appare e scompare, ha un volto che cambia forma e colore, vulcanico o bianco di sale, un orizzonte invisibile, che danza e si sposta con le sue dune. E' forte, in queste brevi e piccole pagine, l'odore del deserto, l'odore del mare, l'odore del mondo arabo. Colpisce il punto in cui viene descritto quando Farid vede il mare per la prima volta. Rimane impresso il legame di Angelina col suo sangue. Restano nel cuore le pagine in cui Farid muore. Resta nella memoria un insegnamento: "devi trovare un luogo dentro di te, che ti corrisponda, almeno in parte".
Orfani della propria terra
Senza attese e senza prologhi la Mazzantini ci precipita nei cuori di gente orfana della propria terra.
Il suolo natio da una parte e quello adottivo dall'altra.
Due mondi diversi, due vite diverse.
Il dolore per l'abbandono della propria terra rimane impresso nel cuore come una cicatrice indelebile, con cui devi convivere, ma che mai riuscirai a cancellare.
Come è possibile voltare pagina? Buttarsi alle spalle una vita intera, fatta di profumi, di colori, di affetti, di ricordi?
Come è possibile trovarsi catapultati in un nuovo mondo senza sentirsi sradicati, privati della propria identità e della propria linfa vitale?
Quanto è dolorosa la nostalgia?
Questo breve romanzo è un piccolo gioiello, è insieme un canto dolcissimo ed un urlo di dolore.
E' un narrare che si stacca dai consueti canoni per abbracciare la strada della poesia; la Mazzantini va oltre al romanzato per approdare al lirico, per approdare ad un'intensità descrittiva ed emozionale straordinaria.
Frasi brevi, anzi brevissime, flash folgoranti che danno voce alla tragicità del momento in modo nitido e senza ombre.
Uomini e donne, bambini e adolescenti ritratti nella pienezza e nell'intimo dei loro sentimenti, ritratti nel calore del loro nido oppure nel gelo di strade sconosciute.
Questa è una penna strepitosa che riesce a cogliere l'anima, la sofferenza e la speranza, il sorriso e il pianto; ti avvolge come un abbraccio e ti coinvolge emotivamente.
Queste pagine ti fanno affondare nelle infuocate e polverose strade libiche,
ti trasportano su miseri barconi attraverso un mare a tratti azzurro a tratti nero, un mare che dona la libertà oppure la toglie per sempre,
ti fanno raggiungere le sponde di una vita nuova che ti accoglie tra le sue sconosciute braccia, tenere e materne oppure aride e nemiche,
ti parlano di casa, di arrivi e di partenze.
Uno spaccato sul problema dell'immigrazione veramente toccante, uno splendido parallelismo tra il passato ed il presente, una galleria di immagini fortemente suggestive.
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Mare al mattino
E' un racconto sul posto che chiamiamo casa, sul luogo a cui sentiamo di appartenere, sui percorsi della vita che portano le persone lontano alla ricerca di un posto dove sentirsi liberi ma soprattutto dove sentirsi "uomini" e non solo disperati e carne da macello.
Da una parte una giovane donna e il suo bambino in fuga da una Libia in guerra durante l'insurrezione contro Gheddafi, dall'altra una donna italiana, esiliata da Tripoli dopo la presa del potere da parte dello stesso Gheddafi molti anni fa , che in Italia non si è mai sentita a casa, ha vissuto gli ultimi anni in un paese che l'ha ignorata e che lei ha fatto di tutto per ignorare, straniera sulla propria terra. Un sentimento di non appartenenza che ha finito per influenzare il giovane figlio, disilluso e spaesato in un luogo che non lo stimola e non lo affascina come facevano i racconti della nonna sulla terra di Libia.
Le due vicende restano in sospeso come i destini di tanti essere umani , è un romanzo breve, con pochissimi dialoghi ma un'infinità di sensazioni e ricordi che la Mazzantini descrive con frasi affilate che arrivano al cuore.
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mare almattino
Due madri e due figli.
Due mondi che si confrontano, due passati che comunque lasciano l'impronta nel tempo.
Un libro commovente, che fa riflettere sulle cicatrici che una guerra può lasciare.
È la storia di Farid e Jamila che cercano di fuggire dalla guerra costretti ad abbandonare la loro terra, la Libia, e la storia di Angelina e Vito costretti ad adeguarsi a vivere in una terra che non è la loro patria.
Il mare è protagonista di questo romanzo, il mare divide, il mare congiunge……
Un romanzo pieno di nostalgia, e tristemente attuale, dove la sfera sentimentale diventa poesia .
Senza dubbio più appassionante di “Nessuno si salva da solo”, per nulla banale, molto suggestivo sia per i sentimenti trasmessi sia per la descrizione degli scenari.
Poche pagine tante emozioni.
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IL MARE AL MATTINO
I romanzi della Mazzantini mi danno sempre una strana sensazione, come di una colla vischiosa, che ti si appiccica addosso e per quanto provi a muoverti non se ne va proprio. O come quando mangi i bruscolini, e arrivi al punto in cui hai la bocca secca come il deserto, ma continui a mandarne giù senza poterti fermare.
Questo perché i suoi libri non sono una passeggiata, le sue parole ti feriscono, non si fermano in superficie, ma scavano e arrivano a smuovere qualcosa nel di dentro. E si vorrebbe talvolta fermarle, chiudere il libro, riporlo in un angolo e dimenticarsene..ma non si può, semplicemente.
“Mare al mattino” è un libriccino, che racchiude due piccole storie.
Da una parte quella di Jamila e il suo piccolo Farid, due figli del deserto, la cui vita viene sconvolta dalla guerra in Libia, e si ritrovano in fuga verso il mare, quel mare infinito che Farid non ha mai visto, armati solo della speranza di poter trovare salvezza in Italia.
Dall’altra parte, c’è Vito, che invece il mare lo conosce bene e lo ama, e c’è Angelina, la sua mamma, che è tornata in Italia tanti anni prima, scacciata dal giovane Gheddafi, che stava prendendo potere in Libia e che non voleva più invasori nella sua terra; Angelina che non è più guarita dalla nostalgia per il suo paese, il suo deserto.
Due storie apparentemente slegate, che hanno invece una trama simile e che sembrano congiungersi proprio in quel mare che separa la Sicilia dalla Libia, quel mare in cui si perde lo sguardo di Angelina e in cui si trovano disperati Farid e Jamila.
E’ una storia di coraggio, di malinconia, di speranze, ricordi, ma anche e soprattutto di dolore, quel dolore di chi è costretto a lasciare il proprio paese, scacciato da una guerra a cui non ha preso parte, ma della quale subisce le peggiori conseguenze.
E il mare, protagonista inconsapevole, raccoglie queste storie, le trasporta con sé nella tempesta e nella bonaccia, e poi le rilascia, stropicciate sulla spiaggia al mattino.
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Ogni vera gioia ha una paura dentro
"Mare Al Mattino" è breve, è intenso ed emana colori forti e caldi. "Mare Al Mattino" è intriso di una perenne duplicità dove speranze e sofferenze si sfiorano, si danno il cambio per arrivare ad azzerarsi, o meglio per arrivare alla realtà. Questo piccolo romanzo narra di partenze, di ritorni nella terra amata o di speranze di ritorno. L'approccio è senz'altro semplice ma la Mazzantini si dimostra molto brava ad esprimere i concetti con un non so che di poetico ed astratto.
Tutto ciò rende forse meno intenso il "romanzetto", la grazia con cui è scritto fa scendere a mio avviso di qualche grado la drammaticità ma non importa perché la lettura scorre in modo piacevole (le paginette si divorano in pochissimi secondi e difficilmente ci si ferma una volta innescata la marcia) e colorato (giallo, blu, rosso, ocra).
Buona la divisione delle due uniche storie principali, due storie che saltano di continuo dall'Italia all'Africa e fanno da sfondo alle problematiche che tutti bene o male abbiamo sentito nei telegiornali da un po di tempo a questa parte. E' come se Margaret Mazzantini si fosse messa a fare la reporter per intervistare due famiglie e le loro difficoltose vite.
"Mare Al Mattino" non lascerà magari un segno indelebile come altri romanzi (forse proprio per il suo essere così attuale e vicino, in un certo modo siamo già preparati a questo) ma credo possa dare una "strana" voglia di essere riletto proprio per la grazia con cui è scritto. Da assaporare come un gusto forte che però fa presto ad andarsene.
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Mare al mattino
Sfogliare una rivista e per caso leggere che "Mare al mattino" è in libreria e provare un tuffo al cuore è stato un bellissimo regalo di Natale. Questa è una piccolissima premessa per dirvi che Margaret Mazzantini è la mia scrittrice preferita e anche in questo caso non sono stata affatto delusa. Forse avere un così piccolo romanzo tra le mani, mi ha rattristato, perchè di questa grande autrice leggerei pagine su pagine. Nonostante le poche pagine, le emozioni contenute nel libro sono tantissime. La metafora del mare come vita e speranza ma anche come morte e disperazione è tremendamente attuale.
è un romanzo attuale, è un romanzo che va letto per capire quali sentimenti provano questi poveri profughi di guerra, che non vorrebbero lasciare le loro case per nulla al mondo. Nel libro poi ci sono le storie di due mamme e dei loro due figli. Storie parallele, che non si incrociano mai, se non per un elemento : il mare!
Questo mare che sembra non avere confini, questo mare che ti tiene a galla nella speranza di una nuova vita, ma che può anche risucchiarti nel suo abisso, nel suo profondo.
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Ultimo aggiornamento: 13 Gennaio, 2012
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Mare al mattino
Il mare come unione, ma anche come confine insuperabile. Il mare è vita, ma è anche morte. Jamila è una giovane libica che scappa dalla rivoluzione, viene dal deserto con il figlio Farid che non ha mai visto il mare. Cercano la salvezza, la speranza con una carretta arrugginita del mare, assieme a tanti disperati come loro. Angelina, tanti anni prima, ha lasciato la Libia, italiani cacciati da un'altra rivoluzione. Farà la profuga nella sua terra d'origine e crescerà Vito fino a che lui non la lascerà per trovare la sua patria. Due mondi, madri e figli, due vite, unite e divise solo dal mare che affrontano, l'una con una speranza di futuro, l'altra con la nostalgia del passato. Il mare divide e annulla le speranze, le nostalgie, i ricordi ed i dolori strappando vite e restituendone, piano piano, i resti, i pezzi.
Un racconto che avvolge, ti prende, ti inebria di colori forti, di sapori, di profumi. Ti permea di emozioni e ti riempie di dolore. Un'intensità palpabile, una lettura che ti lascia stanco, provato, che colpisce. Una lirica, quella della Mazzantini, cruda, ma di alto valore che tocca in ogni pagina le corde dell'emotività, dei sentimenti.
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Storia di una gazzella
"Mani annaspano in superficie.Polmoni scoppiano senza rumore.Corpi calano verso il fondo basculano come scimmie su perdute liane.Creature di sabbia gonfie di mare,sbrindellate dalla fame dei pesci".
In poche righe la Mazzantini riassume l'oscena tragedia che da secoli si consuma nel Mare Nostrum, ed è questa tragedia che fa da sfondo a questo romanzo di profughi.Ci sono i Tripolini cacciati dal tronfio Mu 'ammar dalle loro case,dalla loro terra che si scoprono di punto in bianco nè Italiani, nè Taliani ma apolidi, perchè i profughi non hanno mai nazione non sono amati da nessuna nazione, solo sopportati e presto dimenticati.
Ci sono i Libici che fuggono nuovamente il Mu'ammar che hanno scoperto essere un tiranno non più padre liberatore. Ci sono due ragazzi Farid e Vito e le loro madri Jamila e Angelina, c'è un mare a dividerli e un deserto ad unirli, le loro vite sono come la cera d'api con la quale i genitori fabbricavano candele nel piccolo villaggio, quando le fiamme della Storia le lambirà esse inevitabilmente riveleranno tutta la loro debolezza liquefacendosi.
di Luigi De Rosa
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E' tornata !!!!
Meraviglioso entrare in libreria e trovare il commesso che ti ha già preparato il libro ,io non sapevo nemmeno fosse in uscita la Mazzantini.
Qualcuno nelle recensione scrive anticipatamente “attenti svelo il finale” ecco io vi scrivo “attenti sono di parte perché adoro quest’autrice”.
Il libro è di modeste dimensioni ma di grandi contenuti e molto, molto intenso ed attuale .
Il mare è il protagonista, questo mare che separa la Libia dall’Italia, con l’ascesa di Gheddafi gli italiani che vivevano in Libia lo hanno attraversato con la morte nel cuore, costretti ad abbandonare quella che reputavano ormai la loro patria, ed ora con la caduta dello stesso rais i libici lo attraversano in cerca di fortuna e di una vita migliore, il mare è sempre lo stesso, sempre lì, ma le aspettative e i sentimenti di chi lo attraversa cambiano negli anni.
Angelina ha abbandonato la Libia negli anni settanta costretta dalla dittatura di Gheddafi, ha lasciato i suoi amici e la sua vita, a soli tredici anni “quella notte angelina conobbe la guerra. Ogni confine abitato dalla fiducia si perse. Quella sensazione di vuoto di rapina…. Arabi in divisa che ispezionano il tuo tremore”. La sua vita è ripercorsa nel libro da suo figlio Vito, ora diciottenne, l’arrivo in Italia, la fatica di costruirsi un futuro, e il confino dei suoi genitori, Santa e Antonio, che non riuscivano ad adeguarsi a questi eventi e hanno vissuto tutta una vita in bilico, fisicamente a Catania ma con il cuore a Tripoli. Vito riesce a dare un significato alle parole del nonno “La storia dell’uomo è la storia della sua fame. Di affamati che si spostano, è la fame dei poveri, dei coloni, dei profughi. E’ la fame avida dei potenti”.
Ai giorni nostri Jamila ripercorre lo stesso tratto di mare, con l’unico tesoro che ancora possiede, suo figlio, il piccolo Farid, lo fa per lui, per riuscire a dargli un futuro, attraversa il mare su un barcone come quelli che vediamo arrivare tutti i giorni al telegiornale.
Cosa si può dire di uno stile così crudo ,reale, potente, solo lei per me nel panorama letterario è capace di emozionarmi tanto, frasi talmente cariche di significato che ho letto e riletto per cercare di imprimermi nella mente, si, sicuramente sono di parte ma questo è un libro che merita veramente, a chi è rimasto deluso dalla sula ultima opera mi senti di dire che è tornata la Mazzantini, e in splendida forma direi !
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Mare al mattino
Premesso che io adoro la Mazzantini e che ero rimasta molto delusa da "Nessuno si salva da solo", che piacere ritrovarla in questo libretto tanto breve quanto intenso! Come sempre, la Mazzantini è maestra nel descrivere sensazioni ed emozioni disperate, e la storia che ha scelto di raccontare si presta benissimo ed è molto contemporanea... Due madri e due figli, divisi da un mare d'acqua e di opportunità, guardano verso la riva opposta pensando gli uni al passato, gli altri al futuro. Oltre agli stati d'animo dei protagonisti, anche le vivide atmosfere della Libia della piccola Angelina rendono il racconto intenso e sofferto... Consigliatissimo.









