Narrativa straniera Romanzi Le nostre anime di notte
 

Le nostre anime di notte Le nostre anime di notte

Le nostre anime di notte

Letteratura straniera



La storia dolce e coraggiosa di un uomo e una donna che, in età avanzata, si innamorano e riescono a condividere vita, sogni e speranze. Nella cornice familiare di Holt, Colorado, dove sono ambientati tutti i romanzi di Haruf, Addie Moore rende una visita inaspettata a un vicino di casa, Louis Waters. Suo marito è morto anni prima, come la moglie di Louis, e i due si conoscono a vicenda da decenni. La sua proposta è scandalosa ma diretta: vuoi passare le notti da me? I due vivono ormai soli, spesso senza parlare con nessuno. I figli sono lontani e gli amici molto distanti. Inizia così questa storia di amore, coraggio e orgoglio.

Recensione della Redazione QLibri

 
Le nostre anime di notte 2017-03-05 04:27:35 CortaZur
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CortaZur Opinione inserita da CortaZur    05 Marzo, 2017
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Delicato, semplice, essenziale: Kent Haruf!

Le nostre anime di notte - Kent Haruf

Avendo letto e soprattutto, essendomi piaciuta, tutta la precedente trilogia aspettavo questo ultimo libro di Hauf con trepidazione. In Italia si è scatenato una sorta di culto per questo autore e che soprattutto on line assume i contorni di un hype (successo iperbolico) al quale è difficile restare indifferenti e che porta ad una naturale curiosità verso l’opera dell’autore della trilogia della pianura.

Detto questo ho iniziato il libro aspettandomi di trovare Holt e le sue atmosfere (Holt è la cittadina immaginaria inventata da Haruf dove si ambientano tutte le sue storie) e non ne sono rimasto deluso; in questa storia i protagonisti sono un uomo, Louis Waters, e una donna Addie Moore ormai in là con gli anni entrambi vedovi e entrambi soli. Per vincere questa solitudine iniziano a frequentarsi a casa di Addie di sera per parlare guardando le stelle; pian piano la loro relazione atipica inizia a far scalpore nella pur sempre piccola cittadina di Holt e a questo si aggiungerà il piccolo nipote di Addie che verrà parcheggiato dalla nonna da un padre a dir poco discutibile. Bella la forma di raccontare, la semplicità delle parole e dei sentimenti messi in mostra. Si sviluppa subito una certa empatia per i due protagonisti e in seguito una vera e propria simpatia anche per il piccolo ragazzino che è davvero un amore.

Come già detto lo stile di Haruf è semplice e lineare, lui ha sempre detto che voleva scrivera quanto più vicino all’osso dei sentimenti e delle emozioni umane e ci è sempre riuscito. I suoi personaggi sono persone comuni, con storie normali che fanno cose normali e forse proprio per questo piacciono tanto qui da noi in Italia che di super uomini ne abbiamo abbastanza.

Tra le pagine di questo romanzo in molti hanno sentito la fretta dell’autore nel terminare il racconto, una fretta determinata dalla sua malattia che se lo sarebbe portato via poco dopo aver consegnato questo scritto alle stampe. Personalmente ho avvertito ancora di più una certa urgenza di raccontare un periodo della vita, quello dell’anzianità, e un particolare aspetto quello della solitudine che è molto trascurato al giorno d’oggi dove nessuno ammette di essere solo e dove gli anziani sono considerati un peso. Invece da queste pagine traspare una speranza, la possibilitá che anche se il fiore degli anni sia già passato ancora qualcosa di buono può arrivare.L’importante è restare aperti verso gli altri e non dire mai: alla mia età non me lo posso più permettere, soprattutto se si parla d’amore!

In definitiva Le nostre anime di notte è un bel libro, corto, che si legge molto facilmente e che parla al cuore in maniera delicata. Si l’aggettivo giusto per questo libro è delicato!
Ai più attenti non sfuggirà una piccola autocitazione alla vechia trilogia, un sorriso mi si è disegnato in volto a pensare a quei personaggi. Bravo Kent!
E adesso non resta che aspettare la prossima uscita del film tratto da questo libro, con Robert Redford e Jane Fonda che fanno ben sperare per una degna trasposizione cinematografica di un bel libro.

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La trilogia della pianura oppure a chi vuole iniziare a leggere Haruf per poi farsi trasportare nell'universo di Holt
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Le nostre anime di notte 2017-06-20 09:45:52 Belmi
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Belmi Opinione inserita da Belmi    20 Giugno, 2017
Ultimo aggiornamento: 20 Giugno, 2017
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Ci vuole coraggio

“Lui la fissò, rimase a osservarla incuriosito, cauto.
Non mi dici nulla. Ti ho lasciato senza parole? Chiese lei.
Penso di sì.
Non parlo di sesso.
Me lo stavo chiedendo.
No, non intendo questo. Credo di aver perso qualsiasi impulso sessuale un sacco di tempo fa. Sto parlando di attraversare la notte insieme. E di starsene al caldo nel letto, come buoni amici. Starsene a letto insieme, e tu ti fermi a dormire. Le notti sono la cosa peggiore, non trovi?
Sì. Credo di sì".

Per la prima volta mi trovo nella Holt di Haruf e la sua realtà, ai miei occhi, è tangibile. I protagonisti sono Addie Moore e Louis Waters, entrambi settantenni, stanno affrontando una fase particolare della loro vita. Una vita già “impostata” su binari ben delineati che grazie al coraggio, invece di arrivare al capolinea, prende una strada nuova.

Come spesso succede, il coraggio e la voglia di vivere non sempre vengono presi nel modo giusto dagli “altri” e come in tutte le cittadine che si “rispettino” le voci e le malelingue non mancano mai.

"Ho deciso di non badare a quello che pensa la gente. L'ho fatto per troppo tempo - per tutta la vita".

Haruf con una delicatezza sconvolgente affronta un tema davvero molto toccante. Addie è una vera forza della natura che tenta in tutte le maniere di non farsi piegare e Louis è così sorprendente nella sua seconda gioventù.

Due anime che si incontrano la notte e fanno sperare.

“Addie spense la luce. Dov’è la tua mano?
Proprio qui accanto a te, dove sta sempre.”

Buona lettura!

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Le nostre anime di notte 2017-06-17 13:37:36 AlessandraDP
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AlessandraDP Opinione inserita da AlessandraDP    17 Giugno, 2017
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Romanzo delicato

La storia è ambientata ad Holt, una cittadina americana inventata da Haruf, e ruota intorno ad Addie Moore e Louis Waters, due anziani ormai in pensione. Addie e Louis sono entrambi vedovi e, pur conoscendosi da molti anni, non si sono in realtà mai fermati davvero a parlare l’uno con l’altro. Questo cambierà una sera di Maggio quando Addie proporrà a Louis di dormire insieme. Nella proposta di Addie, tuttavia, non c’è assolutamente niente di indecente o indecoroso, solo la voglia di avere un po’ di compagnia durante le lunghe notti solitarie.

“[…] Nel senso che siamo tutti e due soli. Ce ne stiamo per conto nostro da troppo tempo. Da anni. Io mi sento sola. Penso che anche tu lo sia. Mi chiedevo se ti andrebbe di venire a dormire da me, la notte. E parlare. […] Non parlo di sesso. No, non intendo questo. Credo di aver perso qualsiasi impulso sessuale un sacco di tempo fa. Sto parlando di passare la notte insieme. E di starsene al caldo nel letto, come buoni amici. Starsene a letto insieme, e tu ti fermi a dormire. Le notti sono la cosa peggiore, non trovi?”

Una proposta improvvisa, quella di Addie, forse un po’ stramba e anche imbarazzante ma sicuramente coraggiosa. Inizierà così un rapporto particolare, una storia d’amicizia che nascerà timidamente e crescerà piano piano, trasformandosi in una dolce storia d’amore.
Ai due anziani si aggiungerà anche il nipotino di Addie, Jamie, che passerà l’estate dalla nonna a causa dei problemi coniugali dei genitori. Si verrà così a formare una sorta di piccolo nucleo famigliare composto da Jamie, Addie e Louis, un rapporto che diventerà sempre più forte durante il corso dell’estate, attraverso gite, lezioni di softball e semplici pranzi all’aperto.

La narrazione ruota soprattutto intorno ai dialoghi, serrati e continui, tra i due protagonisti. Addie e Louis parleranno a lungo, raccontandosi poco a poco della loro vita, dei rispettivi matrimoni, dei figli e dei drammi che hanno segnato le loro esistenze. Nel buio della notte si confideranno soprattutto i segreti, i rimpianti e i rimorsi di una vita ormai passata, lasciata scorrere, non pienamente vissuta. Segreti spesso rimasti chiusi tra le mura domestiche, per cercare di mantenere una facciata decorosa e rispettabile davanti agli altri abitanti di Holt.
E sarà proprio la società bigotta e curiosa della piccola cittadina americana a giudicare la relazione tra Addie e Louis, considerandola come un qualcosa di scandaloso, non socialmente accettabile, sino al punto che persino i loro figli cercheranno di dissuaderli dal frequentarsi, proprio per evitare pettegolezzi imbarazzanti. Significativo in tal senso è il dialogo tra Louis e sua figlia:

“[…] A me sembra solo imbarazzante.
Per chi? Per me non lo è.
Ma la gente sa di voi.
[…] Tu ti preoccupi troppo della gente di questa città.
Qualcuno deve pur farlo.”

Una realtà piccola ma ingombrante, quella di Holt, che si intrometterà silenziosamente nella relazione tra Addie e Louis, pronta a trarre conclusioni affrettate e a condannare i due protagonisti. Ma è davvero così sbagliato quello che i due anziani stanno facendo? È davvero così scandaloso? In fin dei conti, come ribadisce Louis alla figlia ancora scettica si tratta solo di “una scelta, di essere liberi. Persino alla nostra età”.
La scrittura di Kent Haruf è delicata, quasi atemporale, ed è sempre presente una sorta di malinconia, un sentimento di urgenza, quasi una corsa contro il tempo, una volontà di assaporare e vivere ogni piccolo momento della vita perchè potrebbe essere l’ultimo.

“Continui ad avere dubbi sul fatto che possa durare.
Tutto cambia.”

Un romanzo dolce sull’amore, sulla famiglia ma soprattutto sul coraggio di vivere la vita pienamente, fino alle fine, anche quando sembra non avere più sorprese per noi. Una storia che vi toccherà il cuore, credetemi. Una lettura che vi consiglio assolutamente e se per caso non foste ancora convinti, vi lascio con una delle frasi secondo me più belle tratte dal romanzo:

“Amo questo mondo fisico. Amo questa vita insieme a te. E il vento e la campagna, li cortile, la ghiaia sul vialetto. L’erba. Le notti fresche. Stare a letto al buio a parlare con te.”

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Le nostre anime di notte 2017-05-15 10:58:38 lapis
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lapis Opinione inserita da lapis    15 Mag, 2017
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Attraversare insieme la notte

La notte è il momento più difficile per le anime sole. Nel silenzio, risuona forte il ronzio dei ricordi. Nel buio, danzano le ombre dei fallimenti. Nel letto vuoto, il freddo è in grado di penetrare fino al cuore. E le ore diventano interminabili.
Basterebbe una mano da intrecciare alla propria, un respiro accanto da ascoltare quando ci si sveglia, una voce con cui condividere la chiusura delle palpebre. E’ questa allora la proposta che la vedova settantenne Addie fa al coetaneo vicino di casa Louis, armandosi di coraggio: prendersi per mano, per provare ad attraversare insieme la notte.

“Viviamo per conto nostro da troppo tempo. Io sono sola. Credo lo sia anche tu. Stavo pensando se tu volessi venire e dormire con me la notte e parlare”.

Inizia tutto così. Un pigiama e uno spazzolino da denti in un sacchetto di carta. L’imbarazzo di due corpi che si sdraiano per la prima volta accanto. Parole semplici, sussurrate alla luce delle stelle, che ripescano dalla memoria frammenti del tempo passato. La notte allora non fa più paura. Il suo buio e il suo silenzio proteggono il mistero di due solitudini che imparano a conoscersi raccontandosi e che scoprono così di avere ancora tanto bisogno di un po’ di tenerezza.
E’ invece l’arrivo del giorno a complicare le cose. Le maldicenze e gli sguardi curiosi della comunità di Holt. La disapprovazione e gli ultimatum da parte dei figli, adulti e lontani. E la malinconia del tempo che passa, quel tempo che da giovani sembrava infinito, e che adesso appare invece così prezioso, così breve. Ma, forse, non è troppo tardi per un sentimento puro e autentico.

“Non ho intenzione di prestare attenzione a cosa pensa la gente. L’ho fatto troppo a lungo, per tutta la mia vita”

La scrittura di Kent Haruf è una musica soave e delicatissima. Le sue parole non mirano alla perfezione stilistica, ma sono semplici ed essenziali, come le figure pacate e buone di cui narrano. Le sue storie non parlano di avventure o eventi straordinari, ma di vita quotidiana e sentimenti puliti. E lo sguardo che volge sull’umanità è colmo di comprensione e rispetto. Questa voce, così sincera e delicata, è capace così di permeare le pelli più ispessite e i cuori più induriti, lasciando nell’animo una scia di profonda commozione e malinconia.
Senza dubbio un piccolo gioiello letterario.

“Addie spense la luce. Dov’è la tua mano? Proprio qui accanto a te, dove sta sempre.”

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Le nostre anime di notte 2017-05-11 10:50:58 Elena72
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Elena72 Opinione inserita da Elena72    11 Mag, 2017
Ultimo aggiornamento: 12 Mag, 2017
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omnia vincit amor

“Si è inventato tutto lui. I dettagli li ha presi da Holt, i nomi delle strade, i nomi della campagna e la posizione dei luoghi, però quella non è Holt. E i personaggi non esistono. (…) Si è inventato tutto.” (p. 131).

E' vero, Holt non esiste e Haruf si è inventato tutto. Eppure mi piace pensare che possa esserci davvero un luogo in cui due anime, al tramonto delle loro esistenze, si incontrano per parlare, vincere la solitudine, rielaborare i ricordi dolorosi del passato, affrontare le inquietudini del presente. Addie e Louis, vedovi settantenni, coraggiosa e vitale lei, “gentile e degno di stima” lui, la sera si danno appuntamento, bevono qualcosa e poi si stendono nel letto, mano nella mano, per raccontarsi, per sapere tutto l'uno dell'altra. Dalle loro parole, sussurrate nella notte, riaffiorano i lutti, i rimpianti, le incomprensioni vissute con i rispettivi coniugi e con i figli che hanno portato gioie, ma anche tante sofferenze. Gli incontri di Addie e Louis non si limitano però ad una rievocazione nel passato, al contrario; incuranti delle chiacchiere della gente, sprigionano una vitalità invidiabile: assetati di novità, vogliono ancora provare emozioni per non “diventare aridi nel corpo e nello spirito” (p. 132). Grazie all'arrivo inaspettato del piccolo Jamie, il nipotino di Addie, i due settantenni hanno modo di rivivere l'allegria di una giovane famiglia: adottano la cagnolina Bonny, fanno un campeggio in montagna, vedono le partite di softball, partecipano alla fiera annuale di Holt.
Addie e Louis costruiscono la loro relazione con pazienza e rispetto, senza fretta “abbiamo tutto il tempo che vogliamo” ripetono spesso: una frase che, alla loro età, sembra paradossale. Il tempo, però, è qualcosa di soggettivo, dipende da come lo trascorriamo, dalle persone con cui lo viviamo: notte dopo notte Addie e Louis creano un'intimità, una profondità nel loro rapporto che non avevano saputo (o potuto) avere con i rispettivi coniugi nei lunghi anni di matrimonio. Cosa rende questo rapporto così speciale? Leggendo, me lo sono chiesta più volte. Forse la consapevolezza di aver trovato una persona che non pretende nulla, che vive attimo per attimo, in piena libertà, accettando anche le imperfezioni e le debolezze dell'altro.
“Potresti stancarti di me e non volerne più sapere.
Se dovesse succedere possiamo smettere, disse lei. Questo è l'accordo tra noi, no? Anche se non ce lo siamo detti.
Sì, quando ti stanchi puoi dirlo.
Anche tu” (p. 117)
Libertà e rispetto, senza alcuna pretesa, accontentandosi di vivere solo il presente, mano nella mano per superare ogni ostacolo, le invidie e le maldicenze della gente, la gelosia di un figlio egoista, la lontananza forzata, anche solo per poter continuare a parlare, “Fin quando potremo. Finché dura.” (p. 162)

Dopo aver letto la trilogia, ho ritrovato anche in quest'opera la straordinaria abilità narrativa di Haruf, la sua prosa scarna ed essenziale, le sue frasi brevi, dirette, capaci di arrivare con semplicità ed immediatezza al cuore del lettore. Mi sono commossa leggendo questa storia, non tanto per quanto vi è narrato, quanto al pensiero di un autore che si sente pressato dal tempo, che deve dare alle stampe un'opera con qualche imperfezione (questo ci confida, in una nota, il traduttore Fabio Cremonesi) perché sa che la malattia, inesorabilmente, lo sta consumando.

“Potrebbe scrivere un libro su di noi. Ti piacerebbe? Non mi va di finire in un libro, rispose Louis.” (p. 131) ma Haruf, fortunatamente, non lo ha ascoltato e ci ha regalato un'altra splendida storia.

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Le nostre anime di notte 2017-02-28 15:32:40 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    28 Febbraio, 2017
Ultimo aggiornamento: 28 Febbraio, 2017
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"C’è un tempo e un luogo per ogni cosa.."

Holt, Colorado. Addie Moore e Louis Waters, entrambi vedovi ed in là con gli anni, sono vicini di casa da tempo immemore eppure la loro conoscenza non va oltre la facciata, la cortesia. Ecco perché la richiesta della donna di iniziare a dormire insieme per fuggire alla solitudine, per sconfiggere la monotonia della routine, delle incombenze, è tanto scandalosa quanto inaspettata. Ha deciso di avere coraggio, Addie, ed è consapevole della possibilità di un rifiuto che di fatto non arriva, Louis, accetta la sua proposta, a sua volta decide di mettersi in gioco, anche solo per curiosità, per vedere a cosa, quell’amicizia, avrebbe portato.
Iniziano così a trascorrere le loro notti insieme, ore in cui semplicemente si sdraiano nel letto, si parlano, si conoscono davvero per la prima volta, si stringono per mano, ascoltano i rispettivi respiri nel silenzio, in attesa dell’alba del nuovo giorno. Come spesso accade, in un primo momento il loro legame dà scalpore, tanto che finisce con l’essere oggetto di chiacchera degli abitanti del luogo. E proprio quando questi finiscono con l’accettare e vedere positivamente l’unione di due persone che vogliono semplicemente condividere le loro rispettive solitudini, fondere il loro tempo in un unico orologio, quello che è la vita, di questo connubio vengono a sapere le rispettive proli. In particolare, Gene, padre di Jamie, nonché figlio di Addie, non approva detto interludio; forte dei risentimenti che nutre verso il defunto genitore, ostacola in ogni modo quell’amicizia non rendendosi conto di quanto al contrario questa sia benefica non solo per la madre ma anche per il piccolo seienne.
Con una trama scarna, silenziosa, che vede sullo sfondo la cittadina che abbiamo iniziato ad amare con “la trilogia della pianura”, con tutti i suoi pregi e difetti, l’opera si basa interamente sul rapporto che si instaura tra i due anziani protagonisti. Pagina dopo pagina il lettore attende come, Louis e Addie, l’arrivo della notte, della condivisione, della scoperta. In queste ore, dove la cittadina riposa, dove non esistono altro che loro, ogni corazza viene meno in un susseguirsi di ricordi che vanno dagli affetti venuti a mancare (dalla presenza dei coniugi rispettivi alla perdita di una figlia), a quelli in contrasto (dai tradimenti alla conflittualità con chi è venuto dalle loro unioni), ai rimpianti per quei lavori inseguiti, per quei lavori insoddisfacentemente intrapresi, alla volontà di donarsi interamente l’uno all’altro, ciascuno al piccolo nipotino e alla dolce sfortunata Bonny. Perché Louis e Addie, che sono all’epilogo della rispettiva esistenza, non hanno altro che da guadagnare dall’instaurazione di un legame profondo, non hanno interesse a curarsi delle opinioni altrui poiché quel che conta è solo il presente. Perché dunque non abbandonarsi a quel flusso di coscienza, a quel puzzle di vita che va pian piano prendendo forma, che va pian piano ricomponendosi? Come non accettare il passato, come non vivere ogni giorno che hanno ancora a disposizione su questa terra come un dono, come un qualcosa di raro e prezioso da custodire ed avvalorare?
Quella che si viene a creare è una nuova famiglia, un nucleo che semplicemente si basa sulla quotidianità, sulla volontà di ascoltarsi e avere in comune un qualcosa, un qualcosa che è quanto di più prezioso ci sia e che si contrappone a quell’insipienza che aveva caratterizzato le unioni coniugali “legittime”. E non manca il tema della malattia che ha visto protagonista Haruf stesso in quegli ultimi giorni obbligati, in quell’addio forzato all’amata moglie, in quella resa incondizionata ad un dolore ormai divenuto sordo ed insopportabile.
Ma Addie e Louis sono due esseri umani, due individui che come tali cercano di far leva sul coraggio, ognuno a suo modo. Lei con la sua passione, la sua voglia di vivere, lui con la sua riservatezza, con la sua riflessività. Ecco perché quando quell’umanità torna con la sua forza dirompente frantumando, o tentando di frantumare, il nuovo costruito, l’inevitabile accade. L’egoismo altrui piega quella voglia di vivere così semplice, pura, intensa.
“Le nostre anime di notte” è un romanzo che prima di tutto spicca per l’urgenza con cui Haruf si consegna al lettore. E’ un elaborato che segue la linea della trilogia di cui sopra per la forza delle tematiche trattate che mai mancano o sono irrisorie nei testi del narratore; e che tuttavia se ne distacca completamente dal punto di vista delle ambientazioni finendo, Holt, con il fare meramente da cornice agli avvenimenti. E’ appena percepita, quasi invisibile. Protagonista indiscusso del volume è l’animo umano, con tutte le sue più variopinte contraddizioni. La sensazione è inoltre quella di abitare in una dimensione temporale sospesa, delimitata nel suo essere da quelle mura domestiche, da quell’intimità che coniuga due cuori; un arco in cui l’ineludibilità della conclusione dell’esistenza è rappresentata proprio da quell’attesa della notte.
E’ un Kent Haruf diverso, quindi, quello che conosciamo in queste pagine, un Kent Haruf che è mosso dalla volontà superiore di raccontare, di parlare alla compagna nonché all’appassionato conoscitore per un’ultima volta; un’ultima volta “prima che sia troppo tardi” (attraverso una Addie Moore calibrata in ogni sua parola e gesto), ora che, “è già troppo tardi” (mediante un Louis Waters consapevole e certo). E chissà se “li rivedremo..” (attraverso la voce del piccolo Jamie)..
Quel sentire immediato e tangente non può attendere nel suo essere vissuto, ve ne è una esigenza senza eguali. Ma badate bene, questa necessità impellente di vivere, di non perdere nemmeno un attimo di condivisione, non fa venire meno la forza espressiva e la delicatezza propria di un autore maestro nella trasmissione delle emozioni. Questa sua concreta consapevolezza di essere ormai giunto alla fine del suo percorso fa si che non vi sia altro spazio se non quello per quella “nostra vita vissuta insieme” così ricca, così ineguagliabile che nulla, né i rancori, né i rimpianti, né la pura e semplice consapevolezza che un male superiore sta per porre in essere una separazione definitiva, può offuscarla.
La più inestimabile delle dichiarazioni d’amore. Un romanzo breve ma di grande contenuto, un elaborato che arriva con quella forza dirompente dei sentimenti che non vogliono e non possono più essere trattenuti, prima come ora più che mai, uno scritto che è impossibile lasciare, che vorremmo sempre tenere con noi, un testo che commuove e sconvolge, che lascia semplicemente il segno.

«Erano sdraiati uno accanto all’altra e ascoltavano la pioggia.
E così, la vita non è andata bene per nessuno dei due, quantomeno non come ce la aspettavamo, disse Louis.
Anche se adesso, in questo momento, mi sta piacendo molto.
A me sta piacendo più di quanto io pensi di meritare, disse lui.
Oh, ma tu meriti di essere felice. Non credi?
Credo sia quello che mi sta capitando in questi ultimi mesi. Per un motivo o per l’altro.
Continui ad avere dubbi sul fatto che possa durare.
Tutto cambia. Si alzò di nuovo dal letto. [..]
Di nuovo in camera di Addie, Louis mise una mano fuori dalla finestra e sentì la pioggia che gocciolava dalle grondaie, quindi tornò a letto e con la mano bagnata sfiorò la guancia morbida di Addie» p. 88-89

«Chi riesce ad avere quello che desidera? Non mi pare che capiti a tanti, forse proprio a nessuno. E’ sempre un incontro alla cieca tra due persone che mettono in scena vecchie idee e sogni e impressioni sbagliate. Anche se, ripeto, questo non vale per noi due. Non in questo momento, non oggi.» p. 117

«Non puoi aggiustare tutto, non ti pare? Disse Louis.
Ci proviamo sempre. Ma non ci riusciamo.» p. 129

«Bé è proprio quello che stiamo facendo. Chi si sarebbe aspettato che a questo punto delle nostre vite potesse capitare una cosa del genere. Chi l’avrebbe mai detto? Per noi le novità e le emozioni non sono finite. Non siamo diventati aridi nel corpo e nello spirito» p. 132

«C’è un tempo e un luogo per ogni cosa, commentò lui». p. 140

«Allora ai nostri posti ci andranno degli sconosciuti. Senza sapere nulla di noi.
Né del perché si siano liberati quei posti.
E tu continui a non volere che ti chiami io. Non vuoi che sia io a telefonarti.
Ho paura che ci sia qualcun altro nella stanza. Non riuscirei a fingere.
E’ come quando abbiamo cominciato a vederci. Come se avessimo ricominciato. E sei sempre tu quella che deve prendere l’iniziativa. L’unica differenza è che adesso siamo cauti.
Ma stiamo anche andando avanti, non è vero? Disse lei.
Stiamo continuando a parlare. Fin quando potremo. Finché dura.
Di cosa vuoi parlare stasera?
Addie guardò fuori dalla finestra. Vedeva il proprio riflesso nel vetro. E l’oscurità subito oltre.
Fa freddo li stasera, tesoro?»

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Le nostre anime di notte 2017-02-17 07:45:05 68
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68 Opinione inserita da 68    17 Febbraio, 2017
Ultimo aggiornamento: 17 Febbraio, 2017
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Epilogo imminente e rinascita insperata

...." Mi chiedevo se ti andrebbe qualche volta di venire a dormire da me. Cosa? In che senso? Nel senso che siamo tutte e due soli..." Così Addie Moore si presenta alla porta di casa di Louis Waters, da anni suo vicino, in una visita sorprendente, inattesa, ma bene accetta.
L' incipit di " Le nostre anime di notte ", ultimo ( prima della sua morte ) breve romanzo di Kent Haruf , ne è anche la sinossi, il titolo ne esprime il contenuto.
Una trama scarna, silenziosa, prevalentemente notturna, che fa dell' animo e delle connessioni relazionali dei due anziani protagonisti il tema principe del racconto.
Entrambi sono settantenni in pensione, ex insegnanti ( appartenenti alla middle class ), hanno vissuto tra affetti sottratti ( la morte dei rispettivi coniugi ), turbolenze ( il rapporto conflittuale con i propri figli, i tradimenti ) e rimpianti ( un lavoro non propriamente soddisfacente ).
Sullo sfondo l' immaginifica cittadina di Holt, già protagonista della " Trilogia della pianura " ed i suoi abitanti, radicati in un tradizionalismo e perbenismo che si muove tra dubbi, diffidenza e poche certezze consolidate.
Addie e Louis iniziano ed alimentano il proprio percorso di conoscenza in un letto, ( ma non a fare quello che tutta Holt pensava che facessero ), in un' intimità progressiva e crescente.
Senza legami profondi, ormai all' epilogo della propria esistenza, non hanno nulla da perdere, ne' si preoccupano di quello che la comunità potrebbe pensare, vivono di solo presente.
Quel letto, dove al buio trascorrono le proprie notti, stanchi, acciaccati, diviene luogo della memoria e di confessioni insperate, avvicinamento ( solo progressivamente fisico ) di due anime denudate, di solitudini finalmente condivise, per anni sfioratesi, incrociatesi, ma sempre a relativa distanza.
È l' inizio di un viaggio temporale, la ricostruzione di due percorsi di vita diversi ma simili professionalmente ed idealmente, con un approdo condiviso, la solitudine affettiva.
È un flusso di coscienza con una ineluttabile maturazione, l' accettazione del passato, nel bene e nel male, consapevoli che ogni giorno che resta non è che un dono.
La progressiva intimità e l' innamoramento hanno il sapore della semplice quotidianità, fatta di esperienze ed affetti condivisi ( si pensi al bellissimo rapporto instaurato con Jamie, il piccolo nipote di Addie James ).
È non solo l' unione di due cuori solitari, perché ..." la vita non era andata bene per nessuno dei due, quantomeno non come ce la aspettavamo..." ma la creazione di una famiglia dalle ceneri di un passato che non era mai stato sentimentalmente pienamente vissuto, per la propria insipienza, per una certa noiosa routine e per tragedie famigliari improvvise.
Addie è una donna passionale, genuina, piena di vita, Louis è posato, riflessivo, attendista, si lascia condurre, ma il viaggio e la scoperta di un legame profondo si lega all' imprescindibile.
La mera apparenza, l' avversione ed il sospetto della comunità, i contrasti con l' egoismo dei propri figli, il desiderio e la necessità di continuare a vedere le persone amate, porrebbe un veto alla relazione ( nel frattempo divenuta anche fisica ), ma sarebbe una coercizione ed una morte prematura.
Il potere delle parole e dei sentimenti, della propria storia, l' intimità raggiunta, contrasta con l' immaginario collettivo e con i semplici pettegolezzi ( della comunità di Holt ) o con il preservare una famiglia che non esiste ( se non negli occhi di Gene, il figlio di Addie ), il vero e solo nucleo famigliare è il loro. Nessuna separazione può essere definitiva, prevale l' urgenza e la necessità di vivere intensamente il proprio sentire.
" Le nostre anime di notte " ci consegna un Kent Haruf totalmente indirizzato all' aspetto relazionale, riducendo gli elementi esterni ed estranei.
Holt e la propria comunità, come lo scorrere delle stagioni, a differenza che nella " Trilogia della Pianura " è puro elemento decorativo, manca volutamente di forza espressiva e di presenza ( anche se vi sono due citazioni di personaggi ed elementi della Trilogia ), è l' animo umano a divenirne ancor più simbolo e manifestazione suprema.
La percezione della fine dell' esistenza è magistralmente rappresentata da atmosfere notturne, attese, silenzi, gesti rallentati, da una narrazione scarna, dialoghi semplici ed espliciti, dal sottolineare ogni singolo gesto e parola.
Una sospensione temporale aleggia sulla narrazione, e quelle mura domestiche accolgono l' interiorità e l' intimità di due cuori solitari.
Rimane la delicatezza dell' autore, e la propria forza espressiva nel pronunciare e dare significato alle parole, scandendone i contenuti.
Soprattutto vi è la certezza ( da parte di Haruf ) di essere sul viale del tramonto, allontanando rimpianti, attese, egoismo, perché ormai è passato troppo tempo e questa è..." stata semplicemente la nostra vita..."




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