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Divorati

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Il primo romanzo del regista di La mosca, Crash e Spider. Nomadi freelance ossessionati dalla tecnologia, Nathan e Naomi sono una coppia di fotogiornalisti alla costante ricerca di argomenti scabrosi che maneggiano con la disinvoltura dell’informazione nell’era dei social. Naomi, specializzata in cronaca nera, si appassiona alla vicenda di due affascinanti intellettuali francesi, Célestine e Aristide Arosteguy. Célestine è stata trovata morta e orrendamente mutilata nel suo appartamento parigino: la polizia sospetta che sia stato proprio il marito, al momento irreperibile, a ucciderla. E a divorare parti del suo corpo. Nel frattempo Nathan, che scrive di argomenti medici, si trova a Budapest per realizzare un pezzo su un controverso chirurgo. Quando scopre di aver contratto una rara malattia venerea, Nathan decide di volare a Toronto per incontrare il suo scopritore, il vecchio dottor Roiphe. Naomi, intanto, si mette alla ricerca di Aristide. Quale oscuro intreccio lega le due storie? Quale destino attende i due spregiudicati giornalisti?



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Divorati 2014-12-18 10:12:32 Donnie*Darko
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Donnie*Darko Opinione inserita da Donnie*Darko    18 Dicembre, 2014
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Il folle mondo di Cronny

Per apprezzare questo romanzo bisognerebbe conoscere almeno un pochino il cinema di David Cronenberg. Per la prima volta scrittore, il brizzolato canadese, si cimenta con la letteratura dopo aver raggiunto la status (meritatissimo) di regista di culto, essendo sicuramente tra i più illuminati e dotati filmaker contemporanei.
Il suo cinema spesso avanguardistico e sempre molto carnale (ultimi lavori esclusi) si riflette nella struttura di "Divorati", un thriller in cui il perturbante più che smaccatamente offerto è di natura sottile, oserei dire filosofica.

Naomi e Nath sono due fotoreporter, la prima in Francia per carpire segreti riguardo il celebre filosofo Aristide Arosteguy, datosi alla macchia dopo essere stato accusato dell'omicidio della moglie Célestine e di aver banchettato con parte del cadavere.
Lui invece è in Ungheria per seguire un intervento chirurgico innovativo effettuato da un eccentrico medico magiaro. La relazione intima con la paziente oggetto dell'operazione gli procura una rara malattia venerea che lo spinge in Canada, a casa del luminare che l'ha scoperta. Qui farà conoscenza con la figlia di questi, l'enigmatica ed affascinante Chase.

Innumerevoli argomenti, elementi improbabili come piovesse e parecchi personaggi magicamente collegati in un rompicapo di natura paranoica e complottista, in cui l'autore, come nelle sue pellicole più note, torna a trattare il tema della mutazione fisica, della commistione tra carne e materiali estranei, del rifiuto della stessa secondo l'apotemnofilia (ovvero il desiderio di amputazione di una parte del corpo).
C'è l'ossessione per il tecnologico, tanto che le marche e i modelli dei più disparati aggeggi elettronici invadono le pagine fornendo la versione dell'uomo 2.0, quello dotato di metaforiche protesi meccanico/elettroniche attraverso cui soddisfare ogni desiderio.
Il contesto scenico viene filtrato dalla macchina, che per quanto precisa resta incapace di restituire la realtà con impeccabile aderenza; l'immagine falsata rispecchia l'affannosa ricerca di Naomi e Nath, spiazzati di continuo da ingredienti bizzarramente miscelati in un delirante hellzapoppin caratterizzato da sfumature autobiografiche inerenti il vissuto dell'autore (il Festival di Cannes dove nel '96 ricevette il Premio della giuria tra il divampare delle polemiche per "Crash" e di cui fu presidente nel '99), o le proprie "estensioni" fisiche, ovvero l'apparecchio acustico di cui fa realmente uso.
Spuntano pure la Corea del Nord che da dittatura tirannica diventa luogo ove trovare asilo e possibilità di espressione, strani entomologi, insetti e chicchi metallici radioattivi inseriti nei seni, libertinaggio sfrenato, il tutto in un crescendo febbrile e surreale.
L'omicidio, vero o presunto, gesto di una mente tutt'altro che irrazionale, è motore di un eccentrico baillame attraverso il quale Cronenberg continua la sua ricerca dell'essenza umana, di ciò che l'uomo rappresenta nella sua accezione più fisica e quindi tangibile, tralasciando gli aspetti spirituali da sempre poco presenti nelle sue opere.
Considerato più di trent'anni fa un ottimo mercante di turbamenti epidermici -definito non a caso il re del body horror- ora alle soglie dell'anzianità il poliedrico artista raffina ulteriormente la sua arte complessa e approfondisce la ricerca attraverso un pensiero sempre più profondo e al contempo meno accessibile. Prevale il desiderio di seguire il contorto iter nonostante una certa prolissità di fondo e un incedere non sempre di facile approccio, ma l'esperienza straniante vale lo sforzo.

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